Le bombe cadono sugli Houthi ma il messaggio è per l’Iran: Washington non è disposta a lasciare il Medio Oriente e certamente ancor meno disposta a rinunciare a contenere le ambizioni della Repubblica Islamica. L’uso dei bombardieri stealth B-2 Spirit per colpire i depositi d’armi sotterranei dei guerriglieri yemeniti che operano contro il traffico navi nel Mar Rosso, e sono stati spesso sostenuti dall’Iran, segna un salto di qualità nell’impegno di Washington nell’Operazione Prosperity Guardian e indica che le forze armate a stelle e strisce sono pienamente coinvolte nella regione.
Un segnale all’Iran: i B-2 contro i bunker degli Houthi
Messaggio, appunto, dirompente nei giorni in cui gli Usa negoziano con Israele possibili “linee rosse” sugli attacchi che Benjamin Netanyahu starebbe studiando contro siti militari iraniani dopo i raid su Tel Aviv dei missili di Teheran. Il B-2 Spirit, aereo dal costo di oltre un miliardo di dollari di cui gli Usa possiedono 19 esemplari, è un bombardiere invisibile ai radar, utilizzabile sia per trasportare il deterrente atomico strategico sia bombe altamente penetranti. Il New York Times ricorda che i B-2 dovrebbero essere decollati con ogni probabilità dalla base aerea di Whiteman (Missouri) e riforniti in volo per raggiungere lo Yemen.
Appare possibile che gli Houthi siano stati colpiti nelle loro roccaforti montane con armamenti come la bomba anti-bunker GBU-57 MOP (Massive Ordnance Penetrator), capace di portare una carica di quasi 2,5 tonnellate di esplosivo bucando colate di cemento profonde anche 60 metri. La MOP è trasportabile solo dal B-2, tornato in azione a oltre sette anni e mezzo dalla missione del 18 gennaio 2017, quando due bombardieri partiti dagli Usa colpirono con 108 bombe guidate da 230 kg un campo di addestramento dell’Isis a Sirte, in Libia, restando in volo complessivamente per 33 ore consecutive grazie ai rifornimenti.
La deterrenza contro l’Iran e le mosse di Netanyahu
La natura di deterrente anti-iraniano dell’offensiva in Yemen è stata ben esplicitata dal Pentagono e dal Segretario per la Difesa dell’amministrazione Biden, Lloyd Austin, che nel comunicato ufficiale hanno ricordato la ” capacità degli Stati Uniti di colpire strutture che i nostri avversari cercano di tenere fuori dalla portata, non importa quanto siano profondamente sepolte, rinforzate o fortificate”. E The War Zone indica che questo vuol dire che gli Usa sono capaci di bombardare, potenzialmente, ognuno dei complessi asset fortificati a disposizione dell’Iran. Essi, nota il portale, “includono centri di comando e controllo e strutture di lancio e stoccaggio di missili , nonché aree di stoccaggio di aeromobili , scavate nelle montagne. E, soprattutto, “siti estremamente rinforzati correlati al programma nucleare iraniano“.
Insomma, Washington attacca in Yemen, manda un avvertimento a Teheran e, implicitamente, rafforza la solerzia di Tel Aviv nel suo confronto muscolare con l’Iran. La motivazione potrebbe essere quella di spingere Israele a scegliere bersagli mirati nei suoi possibili raid, facendo capire che gli Usa sono pronti a colpire i target più preziosi in caso di estrema necessità. Ma l’uso dei B-2 potrebbe, al contempo, anche ringalluzzire Netanyahu facendogli pensare di avere gli Usa alle spalle in qualsiasi caso. Invitandolo così al colpo grosso nella sua azione anti-Teheran.

