Gli Stati Uniti non dimenticano il Golfo Persico. E nonostante l’impegno totale anche se indiretto in Ucraina, la crisi in Niger (dove sono di stanza mille soldati Usa in due basi) e il focus strategico che si sposta sempre più verso l’Indo-Pacifico, Washington punta a monitorare le rotte dello stretto di Hormuz, premendo sull’Iran.

Il 7 agosto, la flotta di Centcom, il comando strategico che si occupa della regione mediorientale, ha annunciato l’arrivo nella regione di più di tremila tra marinai e marines del Bataan Amphibious Ready Group e della 26a Marine Expeditionary Unit. La notizia è stata dopo che due navi, lo Uss Bataan e lo Uss Carter Hall hanno fatto il loro ingresso nel Mar Rosso attraverso il Canale di Suez. Le navi si uniranno alla Quinta Flotta, la cui aerea operativa comprende Golfo Persico, Golfo di Oman, Mar Rosso, e in particolare i tre principali choke-point della regione: lo Stretto di Hormuz, lo Stretto di Bab el-Mandeb e il Canale di Suez.

Non si tratta di un fulmine a ciel sereno. Già diverse settimane fa il Pentagono aveva annunciato un rafforzamento della propria presenza militare nell’area del Golfo Persico in risposta alle più recenti tensioni con la marina dei Pasdaran, accusati di avere tentato il sequestro di alcune navi cargo mentre facevano rotta al largo dello Stretto di Hormuz. Un rafforzamento che prevedeva non solo l’arrivo delle navi e dei marines, ma anche quello di F-35 e F-16 da aggiungere a quelli già presenti nell’area.

I guardiani della Rivoluzione e le autorità iraniane hanno smentito le ragioni addotte da Washington sottolineando che quelle operazioni nel Golfo Persico erano autorizzate dai tribunali regionali dopo alcuni incidenti che avevano coinvolte quelle imbarcazioni, e quindi non di un tentativo di sequestro illegale assimilabile ad attivi di pirateria. Ma la versione ovviamente contrasta con quanto affermato tanto dagli equipaggi delle navi quanto con la flotta statunitense presente nell’area.

La Repubblica islamica ha già avvertito di non gradire la presenza statunitense. Il portavoce del ministero degli Esteri, Nasser Kanani, ha sottolineato che “i Paesi del Golfo Persico sono totalmente capaci di garantire la loro stessa sicurezza e non c’è alcun bisogno della presenza di forze straniere nella regione”. Il concetto è stato ribadito anche dal generale Ramezan Sharif, portavoce dei Pasdaran, secondo cui “in qualsiasi confronto diretto tra Iran e Stati Uniti negli ultimi anni, i Paesi della regione hanno visto la debolezza dell’America e il potere della Repubblica islamica” e i governi del Golfo “sanno che la sicurezza della regione del Golfo Persico dovrebbe essere fornita dai suoi Stati litorali”.

Ma tra l’arrivo di migliaia di marines e le notizie sul possibile impiego di militari a bordo dei cargo per dissuadere le autorità iraniane da eventuali azioni di sabotaggi o sequestri, sembra probabile che la tensione sia destinata a salire. Con un punto interrogativo su tutto il traffico petrolifero della regione e mondiale.