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L’approvazione da parte degli Stati Uniti di una vendita a Israele di jet da combattimento e altri equipaggiamenti militari per un valore di 20 miliardi di dollari rappresenta un significativo sviluppo nelle dinamiche geopolitiche del Medio Oriente, con potenziali implicazioni su scala globale. Questa decisione, formalizzata dal Segretario di Stato Antony Blinken, include la vendita di jet F-15 prodotti dalla Boeing Co., munizioni per carri armati, cartucce esplosive per mortai e veicoli militari, segnando un ulteriore rafforzamento del già stretto legame militare tra Washington e Tel Aviv.

Vediamo a tale proposito di fare alcune considerazioni. In primo luogo Gli Stati Uniti sono il principale alleato e fornitore di armi di Israele, e questa nuova approvazione si inserisce in un contesto di relazioni bilaterali fortemente consolidate. Dal punto di vista della sicurezza nazionale di Israele, il supporto militare statunitense è considerato vitale per mantenere un vantaggio strategico rispetto agli avversari regionali, in particolare l’Iran e le sue alleanze. Il continuo invio di armamenti avanzati, come le bombe da 2.000 libbre e i missili Hellfire, già forniti durante il conflitto in corso a Gaza, sottolinea l’impegno di Washington nel garantire la supremazia militare israeliana.

L’approvazione della vendita arriva in un momento di alta tensione nella regione, aggravata dall’accusa mossa dall’Iran contro Israele per l’uccisione di Ismail Haniyeh a Teheran. L’Iran, attraverso la sua rete di alleanze e proxy, ha aumentato la retorica e le minacce contro Israele, e questa vendita potrebbe essere interpretata come un’escalation di sostegno militare che potrebbe innescare ulteriori reazioni da parte di Teheran e dei suoi alleati, come Hezbollah in Libano. Il rischio di una guerra più ampia nella regione è concreto, soprattutto se si considera la capacità di destabilizzazione dell’Iran e il suo potenziale per attacchi di ritorsione.

Secondo: mentre gli Stati Uniti si impegnano a rafforzare Israele, le diplomazie occidentali, inclusi gli Stati Uniti stessi, sono attivamente coinvolte in sforzi per prevenire un conflitto più ampio che potrebbe coinvolgere più attori regionali e internazionali. La vendita di armi di questa portata potrebbe complicare tali sforzi diplomatici, alimentando sentimenti anti-occidentali e rafforzando l’argomento di dei Governi e dei movimenti che accusano l’Occidente di favorire Israele a scapito della stabilità regionale.

In terzo luogo Il fatto che i jet F-15 non saranno consegnati prima del 2029, mentre altri equipaggiamenti inizieranno ad arrivare nel 2026, indica una strategia di lungo termine da parte degli Stati Uniti. Questo suggerisce che Washington prevede una necessità continuativa di potenziamento della difesa israeliana anche nei prossimi anni, probabilmente in previsione di una persistente minaccia iraniana e dell’evoluzione delle dinamiche di potere nel Medio Oriente. La produzione prolungata di questi jet offre anche un margine di tempo per eventuali cambiamenti nella situazione geopolitica che potrebbero influenzare le modalità di consegna o l’impiego di tali risorse.

Arrivati a questo punto è difficile non osservare come l’invio di armi a Israele da parte degli Stati Uniti, nonostante le dichiarazioni pubbliche della Casa Bianca a favore di un cessate il fuoco e di una soluzione diplomatica al conflitto, potrebbe sembrare contraddittorio. Tuttavia, questo apparente paradosso può essere spiegato considerando diversi fattori strategici, politici e diplomatici. In prima battuta gli Stati Uniti hanno da tempo un impegno dichiarato e concreto per la sicurezza di Israele. Questo impegno è visto come un pilastro della politica estera americana in Medio Oriente, indipendentemente dalle amministrazioni in carica. Anche durante periodi di tensione, Washington ritiene essenziale garantire che Israele mantenga una superiorità militare rispetto ai suoi avversari regionali, come l’Iran e i gruppi armati sostenuti da Teheran. Questo supporto non è necessariamente in contraddizione con gli sforzi diplomatici, ma viene percepito come una garanzia affinché Israele possa negoziare da una posizione di forza.

In secondo luogo, l’invio di armi sofisticate può anche essere visto come un messaggio di deterrenza diretto all’Iran e ai suoi alleati. Mentre gli Stati Uniti cercano una soluzione diplomatica al conflitto in corso, vogliono anche dimostrare che non tollereranno azioni aggressive contro Israele o destabilizzazioni ulteriori nella regione. Questa politica del “bastone e della carota” mira a mantenere la pressione su Iran e gruppi come Hezbollah, scoraggiandoli dal compiere ulteriori atti ostili che potrebbero peggiorare la situazione.

In terzo luogo, è importante notare che gran parte degli armamenti approvati non verrà consegnata immediatamente, ma in un periodo che va dal 2026 al 2029. Questo differimento temporale consente agli Stati Uniti di mantenere una flessibilità diplomatica nel breve termine, continuando a promuovere negoziati per il cessate il fuoco, mentre pianificano a lungo termine per eventuali evoluzioni negative della situazione. Questa strategia permette di conciliare l’impegno immediato per una soluzione pacifica con la preparazione per scenari futuri meno favorevoli.

In quarto luogo, le decisioni di politica estera, specialmente quelle relative al Medio Oriente, sono fortemente influenzate da considerazioni politiche interne. Negli Stati Uniti, il sostegno a Israele ha un ampio consenso bipartisan, e le amministrazioni, incluso quella attuale, devono bilanciare le pressioni interne con gli obiettivi diplomatici internazionali. Inoltre, mantenere un flusso costante di supporto militare a Israele serve anche a rassicurare altri alleati regionali degli Stati Uniti, come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, circa l’impegno di Washington nella regione.

In quinto luogo, l’invio di armi può essere visto anche come un elemento di leva negoziale. Gli Stati Uniti potrebbero utilizzare questo supporto come una forma di pressione su Israele affinché sia più flessibile nei negoziati, sapendo che il mantenimento di tale supporto dipenderà in parte dalla disponibilità israeliana a seguire un percorso diplomatico.

In sintesi, l’invio di armi da parte degli Stati Uniti a Israele, pur sembrando in contraddizione con gli sforzi per un cessate il fuoco, è parte di una strategia complessa che combina il sostegno alla sicurezza israeliana con la diplomazia e la deterrenza. Questo approccio riflette la volontà di Washington di mantenere una posizione forte nella regione, garantendo allo stesso tempo che eventuali negoziati avvengano da una posizione di forza e non di debolezza.

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