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	<title>geopolitica Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Mon, 13 Apr 2026 15:45:44 +0000</lastBuildDate>
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	<title>geopolitica Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il blocco USA di Hormuz mette in crisi la credibilità di Washington</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-blocco-usa-di-hormuz-mette-in-crisi-la-credibilita-di-washington.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 15:45:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Soft power]]></category>
		<category><![CDATA[US Navy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1179" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-1024x629.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-768x472.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-1536x943.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-2048x1257.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La questione di Hormuz sta mettendo in crisi la credibilità degli Stati Uniti come garanti della libertà di navigazione e aprendo a un possibile cambio verso la Cina</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-blocco-usa-di-hormuz-mette-in-crisi-la-credibilita-di-washington.html">Il blocco USA di Hormuz mette in crisi la credibilità di Washington</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1179" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-1024x629.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-768x472.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-1536x943.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220701072630987_5d208d4e10b0c3a80ae516030bdb030e-2048x1257.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><br><br><br>Nella giornata di domenica 12 aprile, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che visto il fallimento dei colloqui di tregua in Pakistan con l&#8217;Iran, <strong>gli USA imporranno un blocco navale</strong> allo Stretto di Hormuz, impedendo alle navi “che pagano” gli iraniani di passare. </p>



<p>Poche ore dopo, il CENTCOM (<em>Central Command</em>), il comando statunitense per le operazioni in Medio Oriente e Asia Centrale, <a href="https://www.navalnews.com/naval-news/2026/04/u-s-to-blockade-ships-entering-or-exiting-iranian-ports/">ha diffuso</a> un comunicato in cui si rendeva noto che le forze USA inizieranno ad attuare il blocco di tutto il traffico marittimo in entrata e in uscita dai porti iraniani il 13 aprile alle ore 10:00 (ora della costa orientale degli Stati Uniti), in conformità con la proclamazione del Presidente. Il blocco, ora in esercizio, sarà applicato in modo imparziale alle navi di tutte le nazionalità in entrata e in uscita dai porti e dalle zone costiere iraniane, inclusi tutti i porti iraniani sul Golfo Arabico e sul Golfo di Oman. Le forze del CENTCOM non ostacoleranno la libertà di navigazione delle navi che transitano nello Stretto di Hormuz da e verso porti non iraniani.</p>



<p>Si tratta quindi di un <strong>blocco selettivo</strong>, che fa da contraltare al <strong>“casello” marittimo</strong> stabilito da Teheran che prevede la libertà di passaggio senza conseguenze per chi paga 1 dollaro in bitcoin per ogni barile di greggio trasportato. Il provvedimento statunitense è teso a colpire maggiormente l&#8217;export di greggio iraniano ma non solo: l&#8217;80% del petrolio inviato via mare da Teheran finisce nella <strong>Repubblica Popolare Cinese</strong>, che dall&#8217;Iran <a href="https://www.reuters.com/business/energy/chinas-heavy-reliance-iranian-oil-imports-2026-03-21/">importa annualmente circa il 13,4%</a> del suo fabbisogno di greggio. Washington intende quindi anche mettere pressione su Pechino in modo che si adoperi per portare Teheran a più miti consigli, dopo i fallimentari colloqui e le pretese semplicemente inaccettabili espresse nei <a href="https://www.theguardian.com/world/2026/apr/08/iran-10-point-plan-ceasefire-donald-trump-us">10 punti</a> trasmessi agli Stati Uniti. Su tutti, la richiesta del ritiro statunitense dal Medio Oriente e la cessione del controllo su Hormuz all&#8217;Iran sono stati, insieme alla questione del nucleare, sicuramente rigettati da Washington per le implicazioni geopolitiche ad essi annesse. </p>



<p>Cedere il controllo di Hormuz all&#8217;Iran, ad esempio, significherebbe creare un <strong>pericoloso precedente</strong> di nazionalizzazione di un braccio di mare in aperto contrasto coi principi internazionali di libertà di navigazione stabiliti dall&#8217;ONU (UNCLOS). </p>



<p>Proprio per quanto riguarda la libertà di navigazione e le garanzie di questo principio, il blocco statunitense dello Stretto di Hormuz ha <strong>messo in crisi la credibilità degli USA</strong> in qualità di garanti internazionali di questo principio. Credibilità già intaccata con l&#8217;inizio del conflitto, quando le prime compagnie petrolifere avevano sospeso l&#8217;invio di idrocarburi via nave nel timore di attacchi iraniani, e successivamente quando gli Stati Uniti si erano rivolti ai propri alleati europei per chiedere aiuto nella scorta ai traffici navali lungo lo Stretto, ricevendo un generale netto rifiuto. </p>



<p>La prima marina militare al mondo, la <strong>U.S. Navy</strong>, non è stata in grado di tenere aperte le linee di navigazione in modo sicuro, e la posa di mine da parte iraniana nella parte meridionale dello Stretto ha definitivamente allontanato questo obiettivo, ottenibile solo con una intensa e lunga campagna di sminamento, con assetti che gli Stati Uniti non hanno in zona. </p>



<p>La decisione di interdire il traffico navale da e per l&#8217;Iran è un ulteriore segno dell&#8217;incapacità degli Stati Uniti di ottenere il controllo del mare senza il supporto degli alleati: se non è possibile scortare le navi a causa della minaccia pendente, allora non resta che bloccare quelle che operano per il mio avversario. </p>



<p>In un&#8217;<strong>ottica globale</strong> quanto sta accadendo, e quanto è già accaduto a partire dal 28 febbraio scorso, facilmente aprirà degli importanti interrogativi in quei Paesi che degli USA sono partner e alleati in uno scacchiere che proprio per Washington è primario: l&#8217;<strong>Indo-Pacifico</strong>. Gli USA sono visti – perché sono sempre stati dal secondo dopoguerra a oggi – garanti del principio di libertà di navigazione: la U.S. Navy è pensata per proiettare potenza a lunghissimo raggio e per controllare i <em>choke points</em> mondiali, in modo che le linee marittime restino sempre aperte. L&#8217;incapacità di controllare Hormuz è di per sé <strong>un colpo all&#8217;immagine statunitense</strong> in tal senso, e la richiesta di aiuto agli alleati non va letta solo come una pretesa politica di coinvolgimento, ma anche come una necessità militare date le capacità contromisure mine sviluppate dalla NATO, e il potenziale marittimo generale espresso dai partner europei dell&#8217;Alleanza. </p>



<p>La prevista – e prevedibile – ulteriore penuria di greggio e gas sul mercato, spingerà molto probabilmente alcuni Paesi asiatici (i più colpiti finora dal fermo delle petroliere) a <strong>cambiare <em>provider</em> per la propria sicurezza energetica</strong>. In questo senso, la Repubblica Popolare potrebbe da subito giocare un ruolo importante considerando l&#8217;accumulo di scorte strategiche e la possibilità di accedere a basso costo alla produzione russa (se pur intaccata dagli attacchi ucraini e dalle sanzioni internazionali che toccano tutta la filiera a cominciare dalla R&amp;D). Pechino, <a href="https://kommander61.substack.com/p/cronache-dellapocalisse-hormuz-dieci">da quanto sappiamo</a>, ha interrotto le esportazioni di carburante per non intaccare le riserve interne, e si è resa disponibile a fungere da “cuscinetto energetico” ai Paesi suoi vicini, compresi Australia, Filippine e Taiwan. Da quanto stimato, la Repubblica Popolare dispone di riserve petrolifere pari a 1,2 miliardi di barili, ovvero sufficienti per circa 108 giorni senza importazioni. La RPC ha anche il vantaggio di poter <strong>“ripulire” il greggio russo</strong> dal pericolo sanzionatorio, a differenza di altri Paesi che invece sono più direttamente dipendenti da Mosca come l&#8217;India, che ora si trova non poter più rivenderlo a terzi a causa della chiusura dello Stretto. </p>



<p>Uno scenario ancora più interessante che potrebbe aprirsi nell&#8217;immediato futuro è quello del passaggio di testimone forzato tra USA e RPC come <strong>punto di riferimento per la sicurezza delle linee di navigazione</strong>: sebbene la PLAN (<em>People&#8217;s Liberation Army Navy</em>) non abbia ancora le capacità di una marina globale – ma sta lavorando alacremente per ottenerle entro il 2035/2040 – la linea politica tenuta da Pechino, molto più accomodante e sottotraccia, potrebbe spostare il baricentro geopolitico verso di essa. Certamente rimangono alcune questioni che ostacolerebbero questo cambio di rotta: la postura aggressiva cinese verso <strong>Taiwan</strong>, ma soprattutto verso il <strong>Mar Cinese Meridionale</strong>, dove la RPC infrange costantemente il diritto internazionale marittimo procedendo a nazionalizzare uno specchio d&#8217;acqua regionale che non le appartiene, creando così instabilità e timori nei Paesi che circondano il gigante asiatico. </p>



<p>Gli Stati Uniti hanno quindi aperto una crisi diventata rapidamente internazionale senza una strategia d&#8217;uscita chiara – come quasi sempre accade nei conflitti peraltro – e il prestigio di Washington a livello internazionale ne esce duramente intaccato. Probabilmente il blocco navale USA servirà a tornare al tavolo delle trattative, ma la <strong>mancanza di visione strategica</strong> dell&#8217;amministrazione Trump rimane: l&#8217;imposizione di <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica-estera/stati-uniti-potenza-egemonica-potenza-transazionale-2602564.html">rapporti transazionali</a></strong>, il “do ut des”, offre scarsi margini di vantaggio nel lungo periodo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-blocco-usa-di-hormuz-mette-in-crisi-la-credibilita-di-washington.html">Il blocco USA di Hormuz mette in crisi la credibilità di Washington</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Dazi e minacce: Trump va in all-in contro la difesa europea della Groenlandia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dazi-e-minacce-trump-va-in-all-in-contro-la-difesa-europea-della-groenlandia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jan 2026 17:21:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260115171728466_ed9eef8c63cc4ec266bfea2f73b9a658.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran, Gaza, Russia: momentum di de-escalation" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260115171728466_ed9eef8c63cc4ec266bfea2f73b9a658.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260115171728466_ed9eef8c63cc4ec266bfea2f73b9a658-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260115171728466_ed9eef8c63cc4ec266bfea2f73b9a658-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260115171728466_ed9eef8c63cc4ec266bfea2f73b9a658-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260115171728466_ed9eef8c63cc4ec266bfea2f73b9a658-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260115171728466_ed9eef8c63cc4ec266bfea2f73b9a658-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;impero colpisce ancora. Questa volta, in Groenlandia. Il bersaglio non è un rivale, ma sono gli alleati storici degli Usa. Donald Trump ha deciso di usare il pugno di ferro per concretizzare la sua strategia di acquisizione della Groenlandia dalla Danimarca. A Copenaghen e ad altri sette Paesi europei (Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/dazi-e-minacce-trump-va-in-all-in-contro-la-difesa-europea-della-groenlandia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260115171728466_ed9eef8c63cc4ec266bfea2f73b9a658.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran, Gaza, Russia: momentum di de-escalation" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260115171728466_ed9eef8c63cc4ec266bfea2f73b9a658.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260115171728466_ed9eef8c63cc4ec266bfea2f73b9a658-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260115171728466_ed9eef8c63cc4ec266bfea2f73b9a658-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260115171728466_ed9eef8c63cc4ec266bfea2f73b9a658-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260115171728466_ed9eef8c63cc4ec266bfea2f73b9a658-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260115171728466_ed9eef8c63cc4ec266bfea2f73b9a658-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;impero colpisce ancora. Questa volta, in Groenlandia. Il bersaglio non è un rivale, ma sono gli alleati storici degli Usa. Donald Trump ha deciso di usare il pugno di ferro per concretizzare la sua strategia di acquisizione della Groenlandia dalla Danimarca. A <strong>Copenaghen e ad altri sette Paesi europei (Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia) </strong>verranno inflitt<strong>i dazi aggiuntivi al 10% sulle merci dirette negli Usa dall&#8217;1 febbraio</strong>. I dazi saliranno al 25% dal giugno 2026. Unico modo per evitarlo? Concretizzare un accordo di acquisto della Groenlandia da parte degli Stati Uniti. </p>



<p>I Paesi colpiti sono quelli che hanno riaffermato il sostegno alla Groenlandia danese inviando un contingente di truppe nel <strong>Grande Nord dell&#8217;Artico e, scrive Trump sul suo social network Truth</strong>, &#8220;si sono recati in Groenlandia, per scopi ignoti. Questa è una situazione molto pericolosa per la sicurezza, la protezione e la sopravvivenza del nostro pianeta&#8221;, ha aggiunto. </p>



<p>Per Trump &#8220;è ora che la Danimarca restituisca&#8221; quanto ricevuto sotto forma di assistenza militare Usa o, a suo avviso, tolto a Washington tramite dazi doganali: &#8220;Cina e Russia vogliono la Groenlandia, e non c&#8217;è nulla che la Danimarca possa fare al riguardo&#8221;, ha dichiarato. Trump sottolinea che a suo avviso la Groenlandia serve agli Usa per espandere lo <strong>scudo missilistico Golden Dome in via di programmazione, senza il quale Washington non riuscirebbe</strong> a blindare la sua sicurezza emisferica. </p>



<p>Il fatto che la Groenlandia sia parte della Nato in quanto soggetta all&#8217;autorità di Copenaghen non importa<a href="https://it.insideover.com/politica/la-groenlandia-e-lansia-americana-da-sicurezza-che-racconta-la-crisi-di-un-impero.html">: lo abbiamo scritto, <strong>il desiderio espansionista americano sulla Groenlandia è irrazionale</strong></a> e in larga parte a-strategico pur servendo, paradossalmente, un chiaro imperativo operativo: <strong>l&#8217;idea, cioè, che con l&#8217;isola più grande del mondo in mano americana</strong> si chiuderebbero le porte da Nord all&#8217;emisfero occidentale centrale nella sicurezza nazionale Usa.</p>



<p>Charlie Edwards, <a href="https://www.iiss.org/online-analysis/online-analysis/2026/01/the-donroe-doctrine-reaches-the-arctic/">Senior Fellow per la strategia e la sicurezza nazionale dell&#8217;International Institute for Strategic Studies,</a> nei giorni scorsi, analizzava che in virtù del maggior impegno americano per l&#8217;Artico &#8220;alcune scelte strategiche riguardanti la Groenlandia sono già state prese, con Washington che ha dato <strong>priorità  <a href="https://thewatch-journal.com/2025/03/04/pituffik-space-base-strengthening-u-s-defense-capabilities-in-the-arctic/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">alle risorse difensive di allerta precoce presso la base spaziale di Pituffik</a> </strong>rispetto a un impegno avanzato prolungato nell&#8217;Artico più ampio&#8221;. Edwards faceva notare che da tempo &#8220;si era ipotizzato che Pituffik verrà modernizzata  <a href="https://www.arctictoday.com/greenland-should-prepare-for-possible-pituffik-expansion-expert-says/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">per supportare il progetto Golden Dome</a> , una proposta di architettura di difesa missilistica con capacità spaziali&#8221;. </p>



<p>La <strong>Danimarca non si era opposta a nulla</strong> di tutto ciò, e questo mostra la natura a dir poco rapsodica e a-strategica del proclama di Trump. Il quale, peraltro, nell&#8217;assalto all&#8217;Europa compie un&#8217;inesattezza, dato che <em>ex lege</em> gli extra-dazi possono essere imposti a Norvegia e Regno Unito, Paesi esterni all&#8217;Unione Europea, ma non agli altri, membri del blocco che agisce commercialmente come un soggetto unico di fronte al resto del mondo.  <strong>Al contempo, l&#8217;aggressività espansionista americana</strong> rende meno credibile il ruolo di mediatore degli Usa su altri dossier, come l&#8217;Ucraina e <a href="https://it.insideover.com/difesa/uk-per-sicurezza-e-difesa-starmer-punta-su-healey-ex-fedelissimo-di-blair.html">Gaza</a>, e <strong>indebolisce quelle strutture collettive che rappresentano la garanzia della proiezione statunitense</strong>. Risultando controproducente per la stessa volontà di blindare l&#8217;emisfero occidentale sotto la guida Usa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dazi-e-minacce-trump-va-in-all-in-contro-la-difesa-europea-della-groenlandia.html">Dazi e minacce: Trump va in all-in contro la difesa europea della Groenlandia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Andrea di Bari: Sfide geopolitiche e rivoluzione tecnologica, come deve evolvere la finanza</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/andrea-di-bari-sfide-geopolitiche-e-rivoluzione-tecnologica-come-deve-evolvere-la-finanza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Sep 2025 12:31:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/stock-exchange-9521700_1280.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/stock-exchange-9521700_1280.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/stock-exchange-9521700_1280-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/stock-exchange-9521700_1280-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/stock-exchange-9521700_1280-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/stock-exchange-9521700_1280-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/stock-exchange-9521700_1280-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Evolvere i paradigmi per rafforzare la capacità del sistema finanziario di leggere i trend globali e affrontare i cambiamenti geopolitici e le sfide della competizione tecnologica globale: è una vera e propria svolta culturale quella che serve al mondo degli investimenti per essere capace di guidare la crescita delle economie più avanzate negli anni a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/andrea-di-bari-sfide-geopolitiche-e-rivoluzione-tecnologica-come-deve-evolvere-la-finanza.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/andrea-di-bari-sfide-geopolitiche-e-rivoluzione-tecnologica-come-deve-evolvere-la-finanza.html">Andrea di Bari: Sfide geopolitiche e rivoluzione tecnologica, come deve evolvere la finanza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/stock-exchange-9521700_1280.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/stock-exchange-9521700_1280.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/stock-exchange-9521700_1280-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/stock-exchange-9521700_1280-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/stock-exchange-9521700_1280-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/stock-exchange-9521700_1280-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/stock-exchange-9521700_1280-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Evolvere i paradigmi per rafforzare la capacità del sistema finanziario di leggere i trend globali e affrontare i cambiamenti geopolitici e le sfide della competizione tecnologica globale: è una vera e propria svolta culturale quella che serve al mondo degli investimenti per essere capace di guidare la crescita delle economie più avanzate negli anni a venire. Di questi tempi InsideOver discute con <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/una-finanza-al-servizio-delleconomia-reale-e-della-politica-per-navigare-nellepoca-delle-crisi-globali.html#google_vignette">Andrea Di Bari, </a>co-fondatore di Legalis Business Consulting,</strong> esperto in<strong> Intelligenza Competitiva applicata alla Finanza </strong> specializzato in servizi di <strong>Finanza Straordinaria </strong>sia nazionale che internazionale.</p>



<p><strong>Quali trasformazioni dello scenario economico e geopolitico globale condizionano maggiormente la finanza ultimamente?</strong><br><br>Nell’ultimo anno lo scenario geopolitico, unito alla competizione tecnologica e all’avvento di nuove economie come la <em>space economy</em> o la <em>defence economy</em>, ha imposto un’accelerazione inattesa alla guerra economica tra Stati. In questo contesto, la finanza più tradizionale e prudente ha dovuto lasciare spazio anche a incursioni rapide, alcune delle quali hanno colto opportunità, altre invece hanno alimentato bolle speculative.</p>



<p><strong>Quali sono le implicazioni di questi cambiamenti per la finanza e per gli investitori?</strong><br><br>Oggi, in virtù dei nuovi assetti e delle alleanze geopolitiche, anche le economie più piccole stanno investendo per acquisire tecnologie che consentano maggiore autonomia, soprattutto nel campo della difesa. La finanza non può esimersi dal diventare più “intelligente”, con una visione di medio-lungo termine. Boutique finanziarie, società di consulenza e operatori attenti hanno il compito di estrapolare e trasferire tecnologia velocemente, costruendo operazioni sostenibili sia per i tempi di go-to-market che per il ritorno sugli investimenti.</p>



<p><strong>Qual è il ruolo dell’intelligenza competitiva in questo scenario?</strong><br><br>Nel mio ruolo di esperto di intelligenza competitiva guardo da anni al mondo universitario, agli incubatori e alle startup, con l’obiettivo di renderle appetibili per grandi e medi operatori economici. Il mio lavoro consiste nel “vestire” queste realtà, irrobustirle e supportarle con strumenti manageriali e finanziari, permettendo loro di affrontare un mercato spesso dominato da grandi aziende.</p>



<p><strong>Quanto sarà importante la riconversione industriale?</strong><br><br>La riconversione industriale sarà centrale, in particolare quella di sistemi complessi come l’automotive verso la <em>space economy</em> o la <em>defence economy</em>. Quando parliamo di <em>defence economy</em>, non intendiamo solo sistemi bellici, ma soprattutto applicazioni <em>dual use</em>, capaci di avere ricadute positive sia in ambito militare che civile. Il tema sarà far trovare a queste tecnologie sbocchi di mercato, anche internazionali.</p>



<p><strong>Come state lavorando concretamente per sviluppare queste tecnologie?</strong><br><br>Stiamo conducendo attività di scouting e sintesi tecnologica, sia su soluzioni già mature sia su quelle con potenzialità ancora inespresse. L’obiettivo è dare loro un contenitore economico, un supporto manageriale e un “vestito” presentabile al mercato dei capitali. Collaboriamo con università, incubatori e fondazioni per estrapolare innovazioni e portarle rapidamente a una dimensione economica concreta.</p>



<p><strong>Ci sono esperienze particolarmente innovative su cui state puntando?</strong><br><br>Un processo interessante è quello legato ai <em>cluster</em> regionali. Qui, insieme a colleghi provenienti dall’università e dalla consulenza, stiamo trasmettendo agli imprenditori la consapevolezza che si può fare squadra e diventare rilevanti per il Sistema Paese, soprattutto quando istituzioni e imprese convergono verso obiettivi comuni di competitività.</p>



<p><strong>Che ruolo ha, in tutto questo, la business intelligence?</strong><br><br>La business intelligence è fondamentale per comprendere dove si muove il mercato, sempre più ibrido e internazionale. Significa mettere informazioni precise e dettagliate a disposizione dell’imprenditore, aiutarlo a organizzarsi e collegarlo al mercato dei capitali. È una sfida che mi appassiona e che considero parte integrante della mia missione.</p>



<p><strong>Quali strumenti servono per rafforzare il Sistema Paese in questo percorso?</strong><br><br>Credo nella creazione di <em>acceleratori di business</em> formati da entità diverse che, pur mantenendo una logica fluida e destrutturata, possano contribuire alla competitività del Paese. Questi acceleratori supporterebbero la ricerca e lo sviluppo di tecnologie in grado di offrire vantaggi industriali ed economici concreti.</p>



<p><strong>Guardando al futuro, quale sarà l’obiettivo strategico principale?</strong><br><br>Nell’era passata la corsa era alla creazione di tecnologie <em>disruptive</em>. Nel prossimo futuro, la vera sfida sarà renderle <strong>più accessibili economicamente</strong>, favorendo cooperazione tra imprese grandi e piccole, abbattendo i costi di ricerca e sviluppo e sostenendo un disegno politico che dia autonomia economica e tecnologica al Paese.</p>



<p></p>
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		<title>ChatGpt uccide il pensiero critico? I dubbi di uno studio clinico Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/chatgpt-uccide-il-pensiero-critico-i-dubbi-di-uno-studio-clinico-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Mihaylova]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jul 2025 17:08:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Artificial-intelligence-debate-licence-in-creative-commons.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Artificial-intelligence-debate-licence-in-creative-commons.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Artificial-intelligence-debate-licence-in-creative-commons-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Artificial-intelligence-debate-licence-in-creative-commons-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Artificial-intelligence-debate-licence-in-creative-commons-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Artificial-intelligence-debate-licence-in-creative-commons-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Artificial-intelligence-debate-licence-in-creative-commons-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Artificial-intelligence-debate-licence-in-creative-commons-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da innumerevoli decenni pensatori, critici, filosofi e studiosi di ogni provenienza ed estrazione portano avanti il dibattito sul rapporto dell’uomo con la tecnologia: in una “lotta” uomo versus macchina, chi avrebbe davvero la meglio? Che si tratti di robot androidi appartenenti – per ora – a un immaginario distopico e futuristico, oppure, più nel concreto, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/chatgpt-uccide-il-pensiero-critico-i-dubbi-di-uno-studio-clinico-usa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Artificial-intelligence-debate-licence-in-creative-commons.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Artificial-intelligence-debate-licence-in-creative-commons.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Artificial-intelligence-debate-licence-in-creative-commons-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Artificial-intelligence-debate-licence-in-creative-commons-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Artificial-intelligence-debate-licence-in-creative-commons-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Artificial-intelligence-debate-licence-in-creative-commons-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Artificial-intelligence-debate-licence-in-creative-commons-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Artificial-intelligence-debate-licence-in-creative-commons-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da innumerevoli decenni pensatori, critici, filosofi e studiosi di ogni provenienza ed estrazione portano avanti il dibattito sul rapporto dell’uomo con la tecnologia: <strong>in una “lotta” uomo versus macchina, chi avrebbe davvero la meglio?</strong> Che si tratti di robot androidi appartenenti – per ora – a un immaginario distopico e futuristico, oppure, più nel concreto, di chatbot avanzati e dotati di un’intelligenza artificiale che rassomiglia sempre di più a quella umana, l’eterna sfida tra l’intelletto umano e le capacità delle macchine, non ha ancora una vera o propria soluzione definitiva.</p>



<p>Tuttavia, <strong>il ricorso sempre più frequente all’<a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/ripensare-la-sanita-pubblica-con-lintelligenza-artificiale-lesempio-della-cina.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">intelligenza artificiale</a> nello svolgimento di decine di azioni e faccende quotidiane,</strong> è diventato ormai preoccupante, non solo rispetto al ruolo delle “macchine” – in senso ampio – di cui spesso si dice che “ci ruberanno il lavoro”, ma anche per i possibili effetti negativi sulla psiche umana, specie per quella più acerba, dei giovanissimi, abituati ormai ad avere il cellulare in mano sin dalla più tenera età, senza che gli ignari e probabilmente stanchi, distratti, ingenui genitori, si preoccupino delle pericolose conseguenze. <strong>Che effetto potrebbe fare sul genitore di un bambino o un ragazzino preadolescente</strong>, <strong>scoprire che l’uso dell’intelligenza artificiale danneggia la capacità intellettiva di sviluppare un pensiero critico?</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">I risultati dello studio sui più giovani: minor capacità creativa, linguistica e neuronale</h2>



<p>Un nuovo studio pubblicato dal <a href="https://time.com/7295195/ai-chatgpt-google-learning-school/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">MIT Media Lab (<em>Massachusetts Institute of Technology</em>), un’università di ricerca statunitense nel Massachusetts</a>, negli ultimi mesi ha dimostrato come <strong>l’uso dell’intelligenza artificiale possa concretamente limitare la possibilità di sviluppare pensiero critico, soprattutto nei soggetti più giovani.</strong> Lo studio è stato condotto nell’area di Boston, coinvolgendo 54 persone di età compresa tra i 18 e i 39 anni di età. La ricerca consisteva nel fornire ai coinvolti tre diversi tipi di input e fonti: uso di motori di ricerca tradizionali come Google, uso di IA generative come <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/cina-sviluppera-intelligenza-artificiale-socialista.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ChatGPT</a> e nessun supporto tecnologico, testando i soggetti nella produzione e stesura di testi creativi.</p>



<p>Durante la ricerca, gli studiosi del MIT Media Lab hanno effettuato un elettroencefalogramma per registrare l&#8217;attività cerebrale dei coinvolti e hanno fatto una scoperta tanto sensazionale, quanto spaventosa: tra i tre gruppi, quello il cui lavoro era sviluppato maggiormente attraverso l’uso di ChatGPT presentava i<strong>l minor coinvolgimento celebrale. Ovvero, i ragazzi “ottenevano costantemente risultati inferiori a livello neurale, linguistico e comportamentale”</strong>, diventando, nel corso di diversi mesi, sempre più pigri e passivi nella propria ricerca, ricorrendo sempre più spesso al copia incolla acritico nella produzione di ogni nuovo tema/saggio. In sintesi, mostrando una sempre minor propensione allo sviluppo del pensiero critico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’appello dell’autrice della ricerca: “I cervelli in via di sviluppo sono quelli a più alto rischio”</h2>



<p>L’esito della ricerca suggerisce infatti che l’uso dei chatbot AI possano essere dannosi per l’apprendimento, in particolar modo tra gli utenti più giovani e inesperti. “Ciò che mi ha davvero motivato a pubblicare (lo studio) ora, prima di attendere una peer review completa, è che temo che tra 6-8 mesi ci sarà qualche politico che deciderà: ‘facciamo la scuola materna GPT’. Penso che sarebbe assolutamente negativo e dannoso” ha dichiarato in proposito Nataliya Kosmyna, ricercatrice e autrice dello studio del MIT Media Lab. <strong>“I cervelli in via di sviluppo sono quelli a più alto rischio” </strong>ha inoltre aggiunto, sollevando un nuovo problema sull’uso incondizionato dell’AI.</p>



<p>A preoccupare, in futuro, non sarà solo l’occupazione in sé, nell’ipotesi che molti posti di lavoro “spariscano”, venendo gli uomini e le donne sostituiti dalle macchine, ma anche la stessa essenza dell’intelletto e della creatività umana, che potrebbe, di questo passo, essere danneggiata irrimediabilmente.<strong> “Un forte spirito critico impedisce la cieca sottomissione ad alcuna autorità mortale”</strong>, scrisse oltre settant’anni fa Albert Einstein all’interno di un suo saggio del 1950. Una riflessione valida più che mai al giorno d’oggi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/chatgpt-uccide-il-pensiero-critico-i-dubbi-di-uno-studio-clinico-usa.html">ChatGpt uccide il pensiero critico? I dubbi di uno studio clinico Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I nuovi rischi del cibo ultra-processato secondo l&#8217;American Society for Nutrition</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/i-nuovi-rischi-del-cibo-ultra-processato-secondo-lamerican-society-for-nutrition.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Mihaylova]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jun 2025 12:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Dipartimento di Stato Usa]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Trump administration]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/cibi-ultra-processari-rischi-salute-sicurezza-alimentare-supermarket.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/cibi-ultra-processari-rischi-salute-sicurezza-alimentare-supermarket.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/cibi-ultra-processari-rischi-salute-sicurezza-alimentare-supermarket-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/cibi-ultra-processari-rischi-salute-sicurezza-alimentare-supermarket-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/cibi-ultra-processari-rischi-salute-sicurezza-alimentare-supermarket-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/cibi-ultra-processari-rischi-salute-sicurezza-alimentare-supermarket-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/cibi-ultra-processari-rischi-salute-sicurezza-alimentare-supermarket-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Uno studio della American Society for Nutrition evidenzia come i cibi ultra processati portino ad alcuni nuovi rischi per la salute.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/cibi-ultra-processari-rischi-salute-sicurezza-alimentare-supermarket.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/cibi-ultra-processari-rischi-salute-sicurezza-alimentare-supermarket.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/cibi-ultra-processari-rischi-salute-sicurezza-alimentare-supermarket-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/cibi-ultra-processari-rischi-salute-sicurezza-alimentare-supermarket-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/cibi-ultra-processari-rischi-salute-sicurezza-alimentare-supermarket-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/cibi-ultra-processari-rischi-salute-sicurezza-alimentare-supermarket-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/cibi-ultra-processari-rischi-salute-sicurezza-alimentare-supermarket-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Uno dei problemi più attuali in fatto di alimentazione è la <strong>sempre maggiore presenza, sugli scaffali dei nostri supermercati, di cibi ultra-processati</strong>: cereali, barrette, merendine soffici e piene di conservanti, a cui non sappiamo rinunciare, a volte per praticità, per il loro gusto o semplicemente a causa di campagne marketing particolarmente convincenti.</p>



<p>Tuttavia, proprio i cibi ultra-processati rappresentano <strong>un problema sempre più serio per la salute e la sicurezza alimentare. </strong>Un fenomeno ben evidente nei Paesi occidentali e più sviluppati, e in particolar modo negli Stati Uniti d’America, dove l’uso di numerosi conservanti – fortunatamente – illegali in Ue, li rende l’esempio negativo perfetto, anche a causa dei record in termini di percentuali sulla popolazione di pazienti con lievi, ma anche gravi forme di obesità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;illusione della leggerezza</h2>



<p>Recentemente, <strong><a href="https://www.wsj.com/health/wellness/why-some-ultra-processed-foods-go-down-so-easily-so-fast-493d927b?mod=health_feat2_wellness_pos1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l’American Society for Nutrion ha condotto una ricerca</a>, </strong>prendendo un “campione”, ovvero un gruppo di persone che hanno accettato di seguire <strong>due diverse diete a base di cibi ultra-processati per un certo periodo</strong>. Il dato sorprendente che è venuto fuori è che le persone che seguivano una dieta a base di alimenti ultra-processati più lenti da consumare, come cereali per la colazione, barrette e panini multi cereali ricchi di carboidrati complessi, nei loro pasti, consumavano in media 369 calorie in meno al giorno, rispetto a un altro gruppo di persone che, al contrario, seguiva invece una dieta a base di cibi ultra-processati più rapidi da mangiare, come frullati industriali, pane morbido e pietanze a base di preparati in polvere.</p>



<p>Lo studio ha infatti dimostrato come <strong><a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/governare-il-peso-la-lotta-allobesita-tra-salute-pubblica-e-industria-globale.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la consistenza degli alimenti</a> non necessariamente sia legata al loro apporto calorico,</strong> ma come, allo stesso tempo questo possa giocare un ruolo molto importante nell’influenzare le persone nei propri acquisti. Così, <strong>cibi apparentemente più “leggeri”, adatti a un “innocuo” spuntino, vengono acquistati con la convinzione che siano più facili e veloci da digerire</strong>, anche se, come ha evidenziato lo studio, nei fatti questo meccanismo spinge il “compratore medio” a consumarne in maggiori quantità, in un meccanismo illusorio e controproducente.</p>



<p>A questo proposito, anche il rapporto “Make America Healthy Again” dell’<a href="https://it.insideover.com/difesa/la-spagna-di-sanchez-sfida-trump-e-la-nato-sul-5-per-la-difesa-ecco-come-e-perche.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">amministrazione Trump </a>ha inserito <strong>gli alimenti ultra-processati tra le cause principali di problemi di salute nei bambini, e in particolar all’aumento del rischio di obesità, del diabete di tipo 2, del cancro, di diverse malattie cardiovascolari e persino della depressione</strong>, a causa degli effetti a livello sociale. Uno studio che fornisce un’ulteriore ragione – qualora servisse – a ridurre il consumo quotidiano di beveroni, merendine “chimiche” e snacks, che per quanto gustosi, possono solo danneggiare la nostra salute.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/i-nuovi-rischi-del-cibo-ultra-processato-secondo-lamerican-society-for-nutrition.html">I nuovi rischi del cibo ultra-processato secondo l&#8217;American Society for Nutrition</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gaza senza medicine, cibo e acqua potabile: l’Oms e il rischio pandemia</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/gaza-senza-medicine-cibo-e-acqua-potabile-loms-e-il-rischio-pandemia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Mihaylova]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 May 2025 08:12:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Striscia-di-Gaza-crisi-umanitaria-Medio-Oriente-aiuti-alimentari-rischio-carestia-malnutrizione-pandemia-Ansa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Striscia-di-Gaza-crisi-umanitaria-Medio-Oriente-aiuti-alimentari-rischio-carestia-malnutrizione-pandemia-Ansa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Striscia-di-Gaza-crisi-umanitaria-Medio-Oriente-aiuti-alimentari-rischio-carestia-malnutrizione-pandemia-Ansa-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Striscia-di-Gaza-crisi-umanitaria-Medio-Oriente-aiuti-alimentari-rischio-carestia-malnutrizione-pandemia-Ansa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Striscia-di-Gaza-crisi-umanitaria-Medio-Oriente-aiuti-alimentari-rischio-carestia-malnutrizione-pandemia-Ansa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Striscia-di-Gaza-crisi-umanitaria-Medio-Oriente-aiuti-alimentari-rischio-carestia-malnutrizione-pandemia-Ansa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Striscia-di-Gaza-crisi-umanitaria-Medio-Oriente-aiuti-alimentari-rischio-carestia-malnutrizione-pandemia-Ansa-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'ultimo report dell'OMS su Gaza: senza cibo, medicine, acqua potabile, aumenta il rischio di carestia, infezioni, e pandemia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/gaza-senza-medicine-cibo-e-acqua-potabile-loms-e-il-rischio-pandemia.html">Gaza senza medicine, cibo e acqua potabile: l’Oms e il rischio pandemia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Striscia-di-Gaza-crisi-umanitaria-Medio-Oriente-aiuti-alimentari-rischio-carestia-malnutrizione-pandemia-Ansa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Striscia-di-Gaza-crisi-umanitaria-Medio-Oriente-aiuti-alimentari-rischio-carestia-malnutrizione-pandemia-Ansa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Striscia-di-Gaza-crisi-umanitaria-Medio-Oriente-aiuti-alimentari-rischio-carestia-malnutrizione-pandemia-Ansa-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Striscia-di-Gaza-crisi-umanitaria-Medio-Oriente-aiuti-alimentari-rischio-carestia-malnutrizione-pandemia-Ansa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Striscia-di-Gaza-crisi-umanitaria-Medio-Oriente-aiuti-alimentari-rischio-carestia-malnutrizione-pandemia-Ansa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Striscia-di-Gaza-crisi-umanitaria-Medio-Oriente-aiuti-alimentari-rischio-carestia-malnutrizione-pandemia-Ansa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Striscia-di-Gaza-crisi-umanitaria-Medio-Oriente-aiuti-alimentari-rischio-carestia-malnutrizione-pandemia-Ansa-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli ultimi tempi la <a href="https://it.insideover.com/politica/ombre-sul-piano-di-aiuti-a-gaza-il-ruolo-della-cia-e-di-tel-aviv-per-aggirare-lonu.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">drammatica situazione in corso nella Striscia di Gaza</a> da ormai oltre un anno è entrata al centro del dibattito non solo in Italia, ma a livello internazionale: <strong>l’intera popolazione di Gaza, composta da circa 2,1 milioni di persone, </strong>oltre agli attacchi da parte delle forze armate israeliane, è al <strong>centro di una crisi umanitaria senza precedenti. </strong>La deliberata sospensione degli aiuti umanitari, compresi generi alimentari e soprattutto medicine, attuata dalle autorità israeliane, sta infatti sottoponendo la popolazione palestinese di Gaza a una s<strong>empre più grave forma di denutrizione, aumentando anche il rischio di infezioni, la diffusione di malattie e persino la pandemia</strong>, considerando le sempre più carente sicurezza anche dal punto di vista igienico-sanitario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">“A Gaza le persone stanno già morendo di fame”</h2>



<p>Dopo le accese <a href="https://it.insideover.com/guerra/ununica-ong-per-gestire-tutti-gli-aiuti-a-gaza-ecco-il-piano-di-israele.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">polemiche contro il blocco delle decine di camion contenenti aiuti umanitari</a>, fermi fuori dalla Striscia, negli ultimi giorni il Governo israeliano ha permesso l’ingresso di alcuni camion, che sono però comunque insufficienti a soddisfare il bisogno di tutta la popolazione, che era stata privata di ogni forma di sostentamento dal 2 marzo 2025. <strong>A Gaza mancano cibo e medicine e scarseggia anche l’acqua potabile, tanto che c’è un sempre maggiore rischio che venga dichiarata la carestia</strong>, come sottolinea anche <a href="https://www.who.int/news/item/12-05-2025-people-in-gaza-starving--sick-and-dying-as-aid-blockade-continues" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l’ultima analisi sulla sicurezza alimentare pubblicata il 12 maggio dall’<em>Integrated Food Security Phase Clasisfication </em>(IPC) in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)</a>.</p>



<p><strong>“Non abbiamo bisogno di aspettare una dichiarazione di carestia a Gaza per sapere che le persone stanno già morendo di fame, che si ammalano e muoiono, mentre cibo e medicine sono a pochi minuti di distanza oltre confine”</strong>, ha dichiarato in proposito il <strong>direttore generale dell&#8217;OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus</strong>, aggiungendo anche come l’ultimo report di maggio mostri “che senza un accesso immediato al cibo e ai beni essenziali, la situazione continuerà a peggiorare, causando ulteriori morti e una discesa verso la carestia”. Sempre secondo quanto analizzato dal report del 12 maggio, tre quarti della popolazione di Gaza si trovano in una situazione di privazione alimentare di “emergenza” o persino “catastrofica”, ovvero i due livelli peggiori della scala da 1 a 5, riguardanti la sicurezza alimentare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I bambini di Gaza: non solo malnutrizione ma anche malattie</h2>



<p>Il report ha infatti evidenziato come il blocco degli aiuti umanitari avviato il 2 marzo 2025 abbia portato alla <strong>morte per malnutrizione di almeno 57 bambini</strong>, sottolineando però anche che il numero è ampiamente sottostimato, dato che <strong>il rischio si estende potenzialmente a oltre 70mila bambini</strong>, che potrebbero avere lo stesso destino senza un intervento immediato. La malnutrizione aumenta inoltre anche il rischio di contrarre malattie: l’indebolimento sempre maggiore dell’organismo di una persona privata del cibo per mesi, comporta infatti una <strong>più lenta e difficile guarigione dalle ferite e da infezioni comuni come diarrea, polmonite e morbillo.</strong> Inoltre, la carenza di acqua potabile aumenta ulteriormente il pericolo di contrarre queste malattie, causando una pandemia locale di grandi dimensioni, caratterizzata dalla diffusione incontrollata di microorganismi a diffusione oro-fecale, specie tra bambini.</p>



<p>Per queste ragioni, il piano per la distribuzione di aiuti alimentari recentemente annunciato dalle autorità israeliane è assolutamente inadeguato a soddisfare i bisogni immediati delle oltre due milioni di persone della Striscia di Gaza, tanto che <strong>l’OMS si è affiancata all’appello delle Nazioni Unite affinché i principi umanitari globali di umanità, imparzialità, indipendenza e neutralità siano sostenuti </strong>e soprattutto, che sia garantito un accesso a tutti gli aiuti umanitari senza ostacoli. Il grave paradosso è infatti che la gente di Gaza continui a morire, mentre le forniture mediche salvavita dell’OMS e dei suoi partner siano appena fuori dalla Striscia, pronte per essere distribuite, ma di fatto inaccessibili.</p>



<p>Infine, un dato preoccupante riguarda il futuro dei bambini di Gaza: <strong>l&#8217;impatto e i danni a lungo termine della malnutrizione causata dalla carenza di cibo, acqua potabile e aiuti alimentari, possono durare per tutta la vita</strong>, causando ritardi nella crescita e persino compromettendo lo sviluppo cognitivo, come ha evidenziato ancora il report del 12 maggio. Senza cibo, acqua e medicine, è a rischio il futuro di un’intera generazione, che potrebbe risentirne in modo permanente.</p>
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		<title>Cina-Usa, duello economico per la conquista dell&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cina-usa-duello-economico-per-la-conquista-dellafrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 May 2025 15:21:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-usa-africa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cina e Africa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-usa-africa.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-usa-africa-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-usa-africa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-usa-africa-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>L’Africa si conferma il terreno di scontro privilegiato per le due maggiori potenze economiche globali, Cina e Stati Uniti, entrambe impegnate in una corsa agli investimenti che, più che generosità, nasconde calcoli strategici di lungo termine. Dalla creazione di infrastrutture alla penetrazione nei settori energetici e agricoli, Pechino e Washington stanno ridisegnando il panorama economico &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cina-usa-duello-economico-per-la-conquista-dellafrica.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-usa-africa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cina e Africa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-usa-africa.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-usa-africa-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-usa-africa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-usa-africa-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>L’Africa si conferma il terreno di scontro privilegiato per le due maggiori potenze economiche globali, <strong>Cina e Stati Uniti,</strong> entrambe impegnate in una corsa agli investimenti che, più che generosità, nasconde calcoli strategici di lungo termine. Dalla <strong>creazione di infrastrutture alla penetrazione nei settori energetici e agricoli, Pechino e Washington </strong>stanno ridisegnando il panorama economico del continente, con modalità e priorità che rivelano due visioni opposte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il predominio cinese: infrastrutture e risorse</h2>



<p>La Cina è oggi <strong>il maggiore investitore straniero in Africa</strong>, con un modello chiaro: costruire infrastrutture strategiche e puntare sulle risorse naturali. Nei primi anni Duemila, gli investimenti cinesi si sono concentrati su settori estrattivi come petrolio, gas e minerali. Dalla Repubblica Democratica del Congo con le miniere di rame, al Sudan e all’<a href="https://it.insideover.com/societa/donne-poverta-scuole-in-angola-linfluencer-neth-nahara-ne-parla-e-va-in-galera.html">Angola</a> per il petrolio, Pechino ha garantito al proprio apparato industriale le materie prime necessarie alla sua espansione globale.</p>



<p>Negli ultimi anni, però, <strong>Pechino ha cambiato strategia, diversificando i propri investimenti.</strong> Settori come l’agricoltura, il manifatturiero leggero e i servizi stanno diventando centrali. Questo spostamento riflette un doppio obiettivo: garantire al continente africano infrastrutture moderne, come porti, ferrovie e centrali elettriche, e allo stesso tempo rafforzare l’influenza politica di Pechino.</p>



<p>Il Sudafrica si conferma il cuore degli interessi cinesi, grazie alla sua economia sviluppata e alle sue risorse naturali. Altri Paesi chiave includono l’Etiopia, dove la Cina ha investito in infrastrutture ferroviarie, e <strong>il Kenya, nodo centrale della Belt and Road Initiative</strong> (BRI).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli Stati Uniti: in ritardo ma non fuori gioco</h2>



<p>Se la Cina domina in termini di volume, <strong>gli Stati Uniti hanno adottato un approccio più mirato</strong>. Washington si è concentrata inizialmente su progetti di estrazione di petrolio e gas, in Paesi come Nigeria e Algeria, principali esportatori africani. Tuttavia, con il calo dei prezzi delle materie prime dopo il 2012, gli investimenti americani si sono ridotti drasticamente.</p>



<p>La pandemia ha rappresentato un punto di svolta per gli Stati Uniti, che hanno ripreso a investire, ma con una strategia più orientata al settore privato. Oggi, <strong>le imprese americane puntano sull’industria alimentare, sulle bevande e sui servizi tecnologici</strong>, cercando di capitalizzare sull’aumento della domanda interna nei Paesi africani.</p>



<p>Anche per gli Stati Uniti, il Sudafrica è il primo mercato di riferimento, seguito dall’Egitto, grazie alla sua posizione strategica tra Africa, Medio Oriente e Europa. Altri Paesi destinatari degli investimenti includono il Ghana e il Kenya, entrambi considerati politicamente stabili e in crescita economica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Confronto tra due modelli</h2>



<p>La vera differenza tra Cina e Stati Uniti non sta tanto nei settori, quanto nell’approccio. Gli investimenti cinesi sono spesso legati a progetti infrastrutturali realizzati da aziende statali, finanziati da prestiti che, secondo alcuni critici, alimentano la cosiddetta “trappola del debito”. I Paesi africani, infatti, si ritrovano spesso a dover <strong>cedere quote di infrastrutture strategiche a Pechino</strong> in caso di insolvenza, come accaduto in Sri Lanka con il porto di Hambantota.</p>



<p><strong>Gli Stati Uniti, invece, puntano su investimenti privati</strong> e sul rafforzamento del settore privato locale. Questo approccio, però, risulta spesso meno incisivo, perché non garantisce lo stesso livello di sviluppo infrastrutturale che i cinesi offrono.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un continente conteso</h2>



<p>L’Africa rappresenta la nuova frontiera economica, con un potenziale enorme ma ancora in gran parte inesplorato. Cina e Stati Uniti ne hanno compreso l’importanza, ma lo fanno con obiettivi diversi: Pechino mira a consolidare la sua influenza geopolitica, mentre Washington cerca di frenare l’avanzata cinese, rilanciando il proprio ruolo sul continente.</p>



<p>Rimane però una domanda aperta: <strong>quanto di questi investimenti si tradurrà in un reale beneficio per i Paesi africani?</strong> Il rischio è che il continente diventi l’arena di un nuovo scontro tra superpotenze, con pochi vantaggi per le popolazioni locali, lasciate a fare i conti con debiti crescenti e opportunità promesse ma mai realizzate. Alla fine, che vinca la Cina o che vincano gli Stati Uniti, l’Africa continua a essere vista non come un partner, ma come <strong>un terreno da conquistare.</strong> E questa, per chi nel continente ci vive, non è una vittoria.</p>



<p><strong><em>Progetti per l&#8217;Africa o, piuttosto, a spese dell&#8217;Africa? La battaglia per il predominio globale tra Cina e Usa si svolge anche nel continente africano, ove gli investimenti sono spesso un&#8217;altra forma di dominio. Non dimenticare questo fronte geopolitico, segui i nostri reportage, segui InsideOver, <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></p>
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		<title>La Cina alla conquista dei mari con la flotta fantasma dei pescherecci</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-cina-alla-conquista-dei-mari-con-la-flotta-fantasma-dei-pescherecci.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 May 2025 05:28:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Negli ultimi dieci anni la Cina ha costituito una flotta fantasma  di pescherecci che sono la sua longa manus sui mari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-cina-alla-conquista-dei-mari-con-la-flotta-fantasma-dei-pescherecci.html">La Cina alla conquista dei mari con la flotta fantasma dei pescherecci</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Non hanno cannoni, né missili. Nessun distintivo ufficiale. Eppure, questi uomini costituiscono la punta avanzata di una strategia globale, attentamente orchestrata dal Partito comunista cinese. Sono pescatori, o meglio,&nbsp;<strong>miliziani civili camuffati</strong>, agenti inconsapevoli (o addestrati) di una guerra di lunga durata:&nbsp;<strong>la </strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-cina-mostra-i-muscoli-anche-sui-mari.html"><strong>conquista silenziosa degli oceani</strong>.</a></p>



<p>Secondo il rapporto&nbsp;<em>“China’s Fishermen Spies: Intelligence Specialists in the Maritime Militia”</em>&nbsp;del&nbsp;<em>China Maritime Report</em>, la Cina ha costruito negli ultimi dieci anni un’armata parallela,&nbsp;<strong>non convenzionale e non tracciabile</strong>, per colmare ogni lacuna dei radar e dei satelliti. Non sono militari, ma agiscono come tali. Non dichiarano guerra, ma raccolgono informazioni, ostacolano, occupano spazi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il Partito comanda, i mari si piegano</h3>



<p>Ogni porto cinese, ogni villaggio costiero, ha oggi una rete di informatori civili. Pescherecci dotati di sistemi di comunicazione avanzati pattugliano le acque contese nel Mar Cinese Meridionale, nei pressi delle Spratly e delle Paracel, ma anche ben oltre. Gli uomini a bordo ricevono formazione tecnica e direttive precise: osservare, localizzare, riferire. Senza provocare, senza colpire.</p>



<p>Questa rete, capillare e resiliente, è <strong>la risposta cinese alla supremazia navale statunitense e alle alleanze indo-pacifiche</strong>. Mentre Washington investe in portaerei e sottomarini nucleari, Pechino punta sull’asimmetria: <strong>la guerra grigia</strong>, quella che si muove tra la legalità internazionale e la provocazione mirata.</p>



<p>La Cina non cerca la superiorità tecnica. Punta alla saturazione. Migliaia di imbarcazioni, decine di migliaia di occhi e orecchie distribuiti lungo le rotte marittime vitali. Ogni &#8220;innocente&#8221; peschereccio può diventare un nodo di una rete globale di sorveglianza e pressione. Una presenza tanto discreta quanto efficace. <strong>Che fare, infatti, contro un civile che segnala la posizione delle vostre navi militari? Bombardarlo? Denunciarlo? Ignorarlo?</strong> Nessuna risposta è soddisfacente, tutte sono perdenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dalla Cina alle Seychelles: la pesca come leva geopolitica</h3>



<p>Non è più solo questione asiatica. Il modello è esportato su scala mondiale. Oggi i pescherecci cinesi sono avvistati al largo del Senegal, dell’Ecuador, delle Seychelles. Dietro la facciata commerciale, si cela&nbsp;<strong>una proiezione marittima coordinata con la politica della Via della Seta</strong>, i prestiti cinesi ai porti africani, la presenza diplomatica in America Latina.</p>



<p>È <strong>la fase marittima della globalizzazione cinese</strong>: invisibile, non convenzionale, difficilmente contrastabile. Pechino non invade, non colonizza: occupa e osserva. </p>



<p>Sun Tzu scriveva: <em>“La suprema arte della guerra è sottomettere il nemico senza combattere”</em>. La milizia marittima cinese è la perfetta incarnazione di questo principio. Nessuna nave affondata, nessuna dichiarazione di guerra, nessuna foto satellitare compromettente. Solo <strong>una pressione costante, ubiqua, indefessa</strong>. Pechino ha compreso che <strong>controllare il mare non significa vincere battaglie navali</strong>, ma negare allo sfidante ogni libertà d’azione. Creare un ambiente ostile, incerto, controllato.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Oceani sotto sorveglianza: il futuro è già iniziato</h3>



<p>Mentre l’Occidente si interroga su droni e missili ipersonici, la Cina ha già occupato il futuro con mezzi antichi, ma riorganizzati. La pesca, un tempo attività marginale nella geopolitica, diventa <strong>veicolo di dominio e sorveglianza</strong>. Questi &#8220;pionieri dell’egemonia silenziosa&#8221; non cercano il trionfo immediato. Lavorano nel tempo lungo. <strong>Il loro obiettivo non è il giorno dello scontro, ma la costruzione silenziosa di un dominio irreversibile</strong>. </p>



<p>Nel nuovo grande gioco globale,&nbsp;<strong>i veri marinai di guerra non portano divise</strong>, ma reti da pesca e ricevitori radio. Dietro ogni timone cinese, potrebbe nascondersi&nbsp;<strong>un satellite umano al servizio del Partito-Stato</strong>. E nel silenzio delle onde, si scrive forse la geopolitica del XXI secolo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-cina-alla-conquista-dei-mari-con-la-flotta-fantasma-dei-pescherecci.html">La Cina alla conquista dei mari con la flotta fantasma dei pescherecci</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Dall&#8217;Ia all&#8217;automotive, cinque scenari economici da monitorare nel 2025</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/dallia-allautomotive-cinque-scenari-economici-da-monitorare-nel-2025.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jan 2025 09:51:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Auto elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Nvidia]]></category>
		<category><![CDATA[Tassi d&#039;interesse]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=451056</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="613" height="394" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/walla-street.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/walla-street.jpg 613w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/walla-street-600x386.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/walla-street-300x193.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 613px) 100vw, 613px" /></p>
<p>Il 2025 si apre in un contesto di grande complessità per l&#8217;economia globale, caratterizzato da una dicotomia tra una borsa frizzante, soprattutto negli Stati Uniti, e un sistema industriale e commerciale precario di fronte a rivalità tra Paesi, rincari energetici, conseguenze dell&#8217;alta inflazione. InsideOver prova a ipotizzare quali possano essere gli scenari caldi da tener &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/dallia-allautomotive-cinque-scenari-economici-da-monitorare-nel-2025.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/dallia-allautomotive-cinque-scenari-economici-da-monitorare-nel-2025.html">Dall&#8217;Ia all&#8217;automotive, cinque scenari economici da monitorare nel 2025</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="613" height="394" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/walla-street.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/walla-street.jpg 613w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/walla-street-600x386.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/walla-street-300x193.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 613px) 100vw, 613px" /></p>
<p>Il <strong>2025</strong> si apre in un contesto di <strong>grande complessità per l&#8217;economia globale</strong>, caratterizzato da una dicotomia tra una <strong>borsa frizzante</strong>, soprattutto negli Stati Uniti, e un sistema <strong>industriale e commerciale</strong> precario di fronte a rivalità tra Paesi, rincari energetici, conseguenze dell&#8217;alta inflazione. <em>InsideOver</em> prova a ipotizzare quali possano essere gli scenari caldi da tener d&#8217;occhio in questo anno. Ne abbiamo identificati cinque.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Intelligenza artificiale, il trend continuerà?</h2>



<p>Sarà, innanzitutto, ancora l&#8217;<strong>intelligenza artificiale</strong> la regina dei mercati nel 2025? Soprattutto, i colossali investimenti in ricerca e sviluppo, potenza di calcolo e hardware genereranno finalmente gli <strong>attesi ritorni industriali</strong>, giustificando il boom di gruppi come <strong><a href="https://it.insideover.com/tecnologia/nvidia-sotto-accusa-in-cina-la-nuova-frontiera-della-guerra-economica.html">Nvidia</a></strong>, protagonista dei mercati nell&#8217;ultimo biennio capace di diventare<a href="https://it.insideover.com/tecnologia/musk-nvidia-la-sfida-usa-cina-leuropa-assente-alessandro-aresu-legge-la-geopolitica-dellia.html"> l&#8217;unica azienda in grado di contendere a Microsoft e Apple la guida della borsa americana?</a> </p>



<p>Molto si deciderà in questo 2025, segnato peraltro dal<a href="https://it.insideover.com/tecnologia/dai-chip-ai-metalli-si-infiamma-la-guerra-tecnologica-fra-usa-cina.html"> rinfocolamento della <strong>guerra tecnologica sino-americana</strong></a> a colpi di sanzioni, controlli alle esportazioni e <strong>tentativi di ridefinizione delle filiere strategiche</strong> delle materie prime e dei semilavorati, soprattutto nel settore dei chip. Obiettivo? Fermare i progressi della controparte verso la produzione di chip, schede grafiche e hardware capaci di abilitare una potenza di calcolo sufficiente all&#8217;esplosione dell&#8217;Ia.</p>



<p><strong><a href="https://www.theguardian.com/commentisfree/2024/apr/13/from-boom-to-burst-the-ai-bubble-is-only-heading-in-one-direction">John Naughton</a></strong>, docente presso il Center for Research in the Arts, Social Sciences, and Humanities dell’Università di Cambridge, ad aprile ricordava sul <em>Guardian</em> che &#8220;nessuno sta ancora guadagnando soldi veri dall’intelligenza artificiale, tranne quelli che costruiscono l’hardware”. Rompere questo vincolo sarà decisivo per far diventare l&#8217;Ia una vera rivoluzione. Altrimenti, <a href="https://it.insideover.com/economia/lia-brucia-un-trilione-di-dollari-sta-scoppiando-una-nuova-bolla.html">il rischio bolla</a> sarà dietro l&#8217;angolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Borsa in volo, economia reale in affanno</h2>



<p>A ciò si dovrà sommare un <strong>parallelo trend che vede mercati sovraccarichi di investimenti,</strong> soprattutto negli Usa, sovraperformare i loro risultati storici, crescere in una maniera totalmente indipendente dai risultati dell&#8217;economia reale. Nvidia, ad esempio, ha trainato <strong>il volo dell&#8217;S&amp;P500 in un&#8217;America che cresce</strong>, ma anche in Europa non mancano esempi simili. In Europa la <strong>Germania</strong> vive un&#8217;acuta crisi industriale, ma al contempo aziende come <a href="https://it.insideover.com/economia/industria-in-calo-borsa-in-volo-i-due-volti-della-germania-e-il-ruolo-di-sap.html"><strong>Sap trainano la Borsa di Francoforte</strong> ai massimi storici</a>.</p>



<p>Cosa succede? C&#8217;è il rischio che la finanza prenda una via eccessivamente autonoma rispetto ai fondamentali dell&#8217;economia, alimentando trend speculativi e bolle che andranno monitorati con attenzione in un contesto in cui molte aziende, soprattutto tecnologiche, vivono<a href="https://it.insideover.com/economia/il-volo-della-finanza-nellinverno-delleconomia-prepara-una-bolla-finanziaria.html"> fasi di <strong>utili sovraccaricati rispetto al normale</strong>.</a></p>



<h2 class="wp-block-heading">Parola d&#8217;ordine: consolidamento</h2>



<p>Per far fronte alle <strong>buriane dell&#8217;economia</strong>, molte aziende stanno pensando al grande progetto del <strong>consolidamento</strong> con altri attori industriali o finanziari. Gli ultimi anni hanno visto casi d&#8217;alto profilo di fusioni di gruppi, come successo nel <strong>2021 con la nascita di Stellantis</strong> o nel 2023 con <a href="https://it.insideover.com/economia/terremoto-in-credit-suisse-perche-il-colosso-elvetico-traballa.html">l&#8217;<strong>incorporazione di Credit Suisse in Ubs</strong></a>. Ora il mercato è attivo e dinamico su questo fronte.</p>



<p>Nel 2024 abbiamo visto negli Usa grandi deal come l&#8217;<strong>acquisizione di Pioneer, azienda leader nella ricerca oil&amp;gas</strong>, da parte di <strong>ExxonMobil</strong> per 60 miliardi di dollari, o la mossa da 14 miliardi di <strong>Hewlett Packard </strong>su Juniper Networks per amplificare la presenza nel mercato del calcolo avanzato. In Europa sono in atto <strong>processi di questo tipo</strong> soprattutto nella finanza, con <strong>Unicredit che ha lanciato la scalata a </strong><a href="https://it.insideover.com/economia/nella-crisi-tedesca-vince-litalia-unicredit-al-28-in-commerzbank.html"><strong>Commerzbank</strong> </a>e <a href="https://it.insideover.com/economia/credit-agricole-sfida-unicredit-per-bpm-in-palio-il-sistema-bancario-italiano.html"><strong>Banco Bpm</strong>, </a>e nel settore della Difesa, dove gli accordi tra aziende prendono soprattutto la forma di joint venture (è il caso di <a href="https://it.insideover.com/difesa/italia-e-germania-le-fondamenta-della-difesa-europea.html">Leonardo-Rheinmetall</a>). Infine, è allo studio un&#8217;altra fusione XXL, quella <a href="https://it.insideover.com/economia/honda-nissan-la-maxi-fusione-giapponese-dellauto-per-sfidare-tesla.html"><strong>Nissan-Honda</strong> per spingere gli investimenti dei due importanti gruppi automotive giapponesi.</a></p>



<h2 class="wp-block-heading">Automotive, l&#8217;anno della verità</h2>



<p>A proposito di automotive, il <strong>2025 è destinato a esser l&#8217;anno della verità</strong> per molte dinamich. Capiremo, in prima battuta, se sarà mantenuto con le condizioni di partenza il più celebre e divisivo dei market-mover globali del settore, la svolta al 2035 per il 100% elettrico del <strong>mercato europeo</strong>, in un contesto che ha visto il Partito Popolare Europeo presentare un &#8220;Piano B&#8221; per salvare parte dell&#8217;endotermico.</p>



<p>Si vedrà, poi, quanto le auto elettriche potranno stare sul mercato senza sussidi e sostegni da parte del decisore pubblico. In Europa il loro mercato ha subito una gelata, negli Stati Uniti c&#8217;è il nodo di Tesla, mentre in Cina ormai le macchine elettriche non sono più il futuro ma il presente: le loro vendite <strong>sovraperformano</strong> quelle del <strong>mercato endotermico</strong> con un importante vantaggio di prezzo. La competitività delle auto elettriche cinesi può essere il fattore maggiormente in grado di indurre i decisori europei a un ripensamento sulla<a href="https://it.insideover.com/economia/la-grande-muraglia-ue-contro-le-auto-elettriche-cinesi.html"> scia di dazi alle vetture di Pechino</a> che, ad oggi, rallentano la presenza delle case occidentali. Ricordando che ogni mossa fatta in nome dell&#8217;ambiente è valida finché dalla geopolitica non vengono indicazioni diverse&#8230;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tassi d&#8217;interesse, inflazione, energia</h2>



<p>In Europa un <strong>dato fondamentale</strong> sarà rappresentato dal <strong>sovrapporsi tra i livelli dei tassi d&#8217;interesse</strong>, <a href="https://it.insideover.com/economia/salari-e-inflazione-la-pericolosa-ipocrisia-della-banca-centrale-europea.html">dall&#8217;evoluzione dell&#8217;<strong>inflazione</strong></a> e dal problema dei costi energetici. Fattori rivelatisi decisivi per lo sviluppo ordinato delle economie del Vecchio Continente. </p>



<p>Se sul fronte dell&#8217;inflazione <em>core</em> e del <strong>costo del denaro</strong> sono da attendersi delle sensibili decelerazioni, come auspicato anche dalla <strong><a href="https://it.insideover.com/investimenti-e-trading/bce-verso-un-taglio-dei-tassi-anticipato-inflazione-in-calo-e-segnali-di-rallentamento-economico-in-europa.html">Banca centrale europea</a></strong>, sul tema dell&#8217;<strong>energia</strong> una grande incognita resterà quella dei <strong>prezzi del gas naturale</strong>, in un contesto che vede l&#8217;Europa più dipendente di ieri da fonti esterne, priva del gas russo via tubo senza essersi resa indipendente da Mosca al 100% (il gas continua ad arrivare via mare), condizionata nella sua competitività dal fattore energia. Questo mentre gli Usa vivono una primavera della loro produzione energetica e la Cina ha fonti di rifornimento sicure può esser un fattore di condizionamento non secondario della <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/leuropa-tartaruga-insegue-lia-la-lepre-usa-e-gia-sul-calcolo-quantistico.html">competitività dell&#8217;Ue. già claudicante su molti campi.</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/dallia-allautomotive-cinque-scenari-economici-da-monitorare-nel-2025.html">Dall&#8217;Ia all&#8217;automotive, cinque scenari economici da monitorare nel 2025</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Musk, Nvidia, la sfida Usa-Cina, l&#8217;Europa assente: Alessandro Aresu legge la geopolitica dell&#8217;Ia</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/musk-nvidia-la-sfida-usa-cina-leuropa-assente-alessandro-aresu-legge-la-geopolitica-dellia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Nov 2024 09:30:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/FOTO-PER-TRUE-33.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/FOTO-PER-TRUE-33.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/FOTO-PER-TRUE-33-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/FOTO-PER-TRUE-33-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/FOTO-PER-TRUE-33-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/FOTO-PER-TRUE-33-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/FOTO-PER-TRUE-33-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>L&#8217;intelligenza artificiale e la corsa alla frontiera tecnologica sono centrali nella rivalità tra le grandi potenze. E al contempo anche nel sistema di potere del capitalismo internazionale una nuova schiera di protagonisti sta emergendo, plasmando nuove relazioni col potere politico. Lo si è visto di recente nelle elezioni americane, dove Donald Trump ha vinto anche &#8230; <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/musk-nvidia-la-sfida-usa-cina-leuropa-assente-alessandro-aresu-legge-la-geopolitica-dellia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/musk-nvidia-la-sfida-usa-cina-leuropa-assente-alessandro-aresu-legge-la-geopolitica-dellia.html">Musk, Nvidia, la sfida Usa-Cina, l&#8217;Europa assente: Alessandro Aresu legge la geopolitica dell&#8217;Ia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/FOTO-PER-TRUE-33.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/FOTO-PER-TRUE-33.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/FOTO-PER-TRUE-33-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/FOTO-PER-TRUE-33-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/FOTO-PER-TRUE-33-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/FOTO-PER-TRUE-33-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/FOTO-PER-TRUE-33-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>L&#8217;<strong>intelligenza artificiale</strong> e la corsa alla frontiera tecnologica sono centrali nella rivalità tra le grandi potenze. E al contempo anche nel sistema di potere del capitalismo internazionale una nuova schiera di protagonisti sta emergendo, plasmando nuove relazioni col potere politico. Lo si è visto di recente nelle elezioni americane, dove <strong>Donald Trump</strong> ha vinto anche grazie al sostegno di molti magnati del tech, come <a href="https://it.insideover.com/economia/limpero-di-elon-musk.html">Elon Musk e Peter Thiel, </a>interpreti di una nuova visione dell&#8217;innovazione, estremamente libertaria. Politica, potere, finanza e rivalità tra grandi sistemi-Paese condizionano l&#8217;innovazione: <strong><a href="https://it.insideover.com/tecnologia/il-secolo-della-guerra-dei-chip-e-della-sfida-tecnologica-usa-cina.html">Alessandro Aresu</a>, studioso specializzato in scenari geopolitici legati all&#8217;industria tecnologica e consigliere scientifico di <em>Limes</em></strong>, ne parla nel suo ultimo saggio, <em>Geopolitica dell&#8217;intelligenza artificiale</em>, dei cui contenuti discute con <em>InsideOver</em>.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Partiamo dalla fine. Al fianco di Donald Trump, rieletto alla Casa Bianca, emergono tre figure collegate da un filo rosso&#8230;repubblicano: il vicepresidente J.D. Vance, Elon Musk, Peter Thiel. Cosa ci raccontano queste figure del nuovo matrimonio tra Partito Repubblicano e mondo tecnologico-securitario?</strong></h4>



<p>Sono figure che compaiono nei miei articoli e nei miei libri degli ultimi dieci anni, a partire da Thiel. Tutti e tre sono apparsi da Joe Rogan in lunghe conversazioni che invito ad ascoltare. Del resto, non si può certo parlare dell’America di oggi senza ascoltare Joe Rogan e gli altri podcast e informandosi magari sulla CNN, non si capisce nulla. Tra l’altro la CNN è proprio peggiore come qualità e solidità degli argomenti e come livello culturale, l’ho seguita apposta per un paio di settimane negli Stati Uniti e vi assicuro che è così. In sostanza, sono tutti e tre espressioni e gemmazioni della cosiddetta “PayPal Mafia”, il gruppo di persone che emerge circa 25 anni fa e che non è limitato ai fondatori dell’azienda, ma a una rete più ampia di figure che caratterizzano le altre imprese su cui Musk, Thiel e altri protagonisti investono i loro soldi.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="654" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/Copertina-AA-654x1024.jpg" alt="" class="wp-image-444918" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/Copertina-AA-654x1024.jpg 654w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/Copertina-AA-600x939.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/Copertina-AA-192x300.jpg 192w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/Copertina-AA.jpg 732w" sizes="auto, (max-width: 654px) 100vw, 654px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em><a href="https://www.amazon.it/Geopolitica-dellintelligenza-artificiale-Alessandro-Aresu/dp/8807174731/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;crid=3VP1R0APRL8HG&amp;dib=eyJ2IjoiMSJ9.yzw1P7tbE_Ati8kgerZO4nn9i9jtaRkzIVhqOYxKtqE.2IHn77FU_6PH5LQK20gS_cu7MCBlpKqy1LwfzzQPNzI&amp;dib_tag=se&amp;keywords=geopolitica+aresu&amp;nsdOptOutParam=true&amp;qid=1731487589&amp;s=books&amp;sprefix=geopolitica+aresu%2Cstripbooks%2C153&amp;sr=1-1&amp;ufe=INHOUSE_INSTALLMENTS%3AIT_IHI_3M_AUTOMATED">Geopolitica dell&#8217;intelligenza artificiale (Feltrinelli, 2024)</a></em></figcaption></figure>
</div>


<h4 class="wp-block-heading">Un asse che viene da lontano, dunque&#8230;</h4>



<p>Si. Thiel è co-fondatore di PayPal e Palantir, primo investitore esterno in Facebook, mentore di Mark Zuckerberg, primo grande attore della Silicon Valley a scommettere su Trump nel 2016.&nbsp; J.D. Vance, a livello professionale, è stato un dipendente di Peter Thiel nelle sue società di venture capital, e Thiel è ringraziato nel libro di memorie che l’ha reso celebre, oltre ad aver finanziato la sua campagna al Senato. Vance ha quindi già avviato un’esperienza politica, avendo prima conosciuto il mondo delle difficoltà della sua infanzia nell’America interna, poi il mondo militare (e l’opposizione alle “guerre sbagliate” da militare), poi il venture capital.&nbsp; Musk, infine, è senz’altro un soverchiante protagonista di quest’elezione e rappresenta per me anzitutto la capacità statunitense nello spazio, di cui è il principale esponente della storia (ed è tutt’altro che un’espressione eccessiva, vista la capacità di SpaceX) nonché simbolo della rinascita manifatturiera. Musk è anche una figura centrale dell’intelligenza artificiale contemporanea, in quanto ideatore di OpenAI. Sia per garantire il successo delle sue aziende rispetto all’evoluzione della regolamentazione degli Stati Uniti sia per alcune convinzioni megalomani, Musk ha investito moltissimo nella campagna di Trump ed è chiaramente un grande protagonista di questa fase.&nbsp;&nbsp;</p>



<h4 class="wp-block-heading">L&#8217;asse di cui abbiamo parlato mostra la trasversalità e l&#8217;attenzione del sistema americano, in cui si plasmano nuove alleanze attorno al potere politico. In che misura questo ha a che vedere con la corsa tecnologica in atto?</h4>



<p>Come ho spiegato nei miei libri sul capitalismo politico, viviamo nell’epoca in cui la politica viene sempre più definita dalla sicurezza nazionale. Non è vero che lo spazio politico venga totalmente eroso dall’economia, perché la sicurezza nazionale costituisce in alcuni sistemi un vincolo sempre più rilevante per i processi economici, per controllare alcune tecnologie, la cui definizione (il cui “cortile”, per dirla con Sullivan) si allarga. Quindi una certa parte della politica (una politica importante, per esempio quella sociale) è senz’altro erosa dall’ambito economico, mentre la politica della sicurezza nazionale mostra la sua forza, più o meno fragile.&nbsp;&nbsp;Allo stesso tempo, la tecnologia vuole cambiare alcuni sistemi di distribuzione di risorse che dipendono da scelte politiche-burocratiche. Un esempio fondamentale in questo senso è proprio la tesi di Peter Thiel con Palantir, a cui seguono anche aziende come Anduril, di cui parlo nel libro: in questo caso, attori privati divengono in sostanza un nuovo Deep State, soppiantando e/o convertendo quello tradizionale. È un tema che continuerò ad approfondire lavorando di più sul concetto di Deep State in futuro.&nbsp;&nbsp;</p>



<h4 class="wp-block-heading">Il suo libro parla di storie imprenditoriali importanti, e soprattutto di storie umane, innovatori. Il 2024 ha dato fortuna ai suoi protagonisti: parlano chiaro i risultati di Nvidia, ma anche quelli dei Premi Nobel. Cosa ha prodotto l&#8217;esplosione della &#8220;geopolitica dell&#8217;Ia&#8221; partendo dal sommarsi di queste storie?</h4>



<p>Certo, ricordo che l’azienda su cui è incentrato il mio libro, NVIDIA, è l’attore più importante dell’ecosistema dell’intelligenza artificiale, e questo dipende da fattori precisi e importanti, che vanno studiati, al di là dei valori di borsa che riflettono più o meno, con le oscillazioni che fanno parte della finanza, la posizione competitiva di NVIDIA.&nbsp; Poi, tra i protagonisti della mia storia sull’intelligenza artificiale, Demis Hassabis ha vinto il Premio Nobel per la Chimica e Geoffrey Hinton il Premio Nobel per la Fisica nel 2024. E in questo percorso c&#8217;entra, in parte, anche l&#8217;Italia.</p>



<h4 class="wp-block-heading">In che misura?</h4>



<p>Una cosa divertente è che l’esplosione di tutto questo avviene a Firenze nel 2012. Se pensiamo a Firenze nel 2012, una delle cose che ci vengono in mente è la campagna di Matteo Renzi delle primarie del Partito Democratico. Vi ricordate la stazione Leopolda? Lì si tiene una cena della conferenza europea sulla computer vision, e a Firenze viene presentato, sotto gli auspici di Fei-Fei Li, il fondamentale paper di AlexNet che è considerato il “Big Bang” dell’intelligenza artificiale, perché poi attira i grandi investimenti privati. Quel momento è molto importante perché mostra l’importanza della tesi di NVIDIA, fa cambiare gli obiettivi e la struttura dell’azienda, mentre si muovono i giganti come Google e Facebook. &nbsp;</p>



<h4 class="wp-block-heading">La filiera che emerge per la spinta dell&#8217;Ia a farsi strada è quella tradizionale: accademia e sapere, finanza, industria. L&#8217;abilitatore, negli Usa, è la ricerca della nuova frontiera. Che dinamiche emergono da questo nuovo capitalismo?</h4>



<p>Anzitutto, l’intelligenza artificiale è sempre il capitalismo, chiaro? Non c’è nessun meccanismo magico per cui il sistema capitalistico viene superato dall’uso di parole d’ordine come “intelligenza artificiale”. Questa filiera è fatta di aziende che vogliono arricchirsi, che hanno clienti e fornitori, che partecipano a supply chain interconnesse, che chiedono finanziamenti e presentano i loro risultati finanziari agli azionisti. Avere questa immagine capitalistica di un tema come quello dell’intelligenza artificiale secondo me è fondamentale, se ci illudiamo che ci siano solo gli importanti discorsi teorici e filosofici di Alan Turing, per esempio, davvero non capiamo a che punto siamo.&nbsp; Anche lavori che affrontano questo tema in modo sistematico, come per esempio “Potere e progresso” dei premi Nobel per l’Economia, non considerano a mio avviso in modo adeguato questo tema: siamo davanti a una filiera che dobbiamo considerare e conoscere, non possiamo scrivere cento pagine sul luddismo e poi zero su TSMC, su Foxconn, sui sistemi di raffreddamento, altrimenti non possiamo capire questo capitalismo.&nbsp;</p>



<h4 class="wp-block-heading">Una storia che viene scritta giorno dopo giorno e da osservare attentamente&#8230;</h4>



<p>Ora, questo capitalismo ha anche sicuramente una struttura oligopolistica e di intensità di capitale: il cerchio con enormi barriere di ingresso di grandi aziende tecnologiche e gli enormi investimenti in conto capitale che sono necessari per le infrastrutture di calcolo, quindi per NVIDIA e gli altri attori, e questo crea chiaramente rapporti di potere da considerare e anche in diversi casi questioni antitrust.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Si può dire che la corsa dell&#8217;Ia sia la riproposizione moderna di quella tendenza alla frontiera verso cui punta il capitalismo Usa?</h4>



<ol class="wp-block-list">
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<p>Ci sono alcuni aspetti di ricerca della “frontiera ultima”, la cosiddetta “intelligenza artificiale generale”, di cui parlo nel libro, che però non deve essere al centro della nostra analisi, altrimenti rischiamo di credere troppo ad alcune baggianate che queste aziende ci rifilano per i loro interessi, le cose sul “bene dell’umanità”, eccetera.&nbsp; Direi che c’è la frontiera della conquista di mercati, della digitalizzazione di mercati, di cui le tesi di NVIDIA sono un esempio.&nbsp; E poi c’è una fondamentale frontiera fisica, che è fatta di fabbriche, di infrastrutture, di energia, di acqua, rame, acciaio. Una frontiera materiale. Vedo molto questa tipologia dello spirito della frontiera.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Capitolo Cina: abbiamo visto in questi mesi un boom del mercato mondiale degli asset che abilitano l&#8217;Ia ma anche della rivalità in materia tra Pechino e gli Stati Uniti. Come si muoverà, in prospettiva, Pechino?</h4>



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<p>È un tema che sviluppo nella terza parte del mio libro e nelle conclusioni, introducendo il concetto di “nuovo vantaggio dell’arretratezza”. Il fatto che la Cina sia la superpotenza manifatturiera del mondo incide sempre su queste dinamiche, anche in un contesto in cui senz’altro, per le difficoltà economiche interne, le aziende cinesi hanno difficoltà a mobilitare capitali pari a quelli degli Stati Uniti. Nel libro ritorno molto a lungo sulla storia di Huawei e del suo ritorno, dopo che ho dedicato al caso Huawei una parte importante de “Le potenze del capitalismo politico”.&nbsp;</p>



<h4 class="wp-block-heading">Come si sostanzia l&#8217;approccio cinese?</h4>



<p>Come dico nelle conclusioni di “Geopolitica dell’intelligenza artificiale” (all’interno di un più ampio ragionamento per cui devo rimandare al volume), la prospettiva cinese si può riassumere in tre punti: uno, l’intelligenza artificiale intesa come supporto per i processi delle fabbriche e come riduzione dei difetti di produzione continuerà ad ampliare la forza della “superpotenza manifatturiera”, col coinvolgimento crescente dei vari capi filiera, delle storie di successo cinesi di cui BYD è l’ultimo straordinario esempio; secondo, gli attori cinesi avranno una presa consistente in mercati fuori dall’Occidente, sostanzialmente con un’estensione di ciò che è già accaduto con gli smartphone cinesi; terzo, non ci sarà veramente – nella prospettiva cinese – una piena scelta atlantica dell’Europa e gli europei, che rappresentano un mercato non irrilevante ancorché privo di soggettività politica, continueranno a essere sensibili, più o meno, rispetto all’attrattività del mercato cinese, e la Cina continuerà a esportare alcune merci – non tutte – in Europa.&nbsp;</p>



<h4 class="wp-block-heading">A livello regionale, è l&#8217;Asia uno dei perni del mercato mondiale delle nuove tecnologie. Resterà così a lungo?</h4>



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<p>Senz’altro l’Asia resterà il centro manifatturiero del mondo, l’hub fondamentale per la manifattura di nuove tecnologie che hanno bisogno comunque anche delle “vecchie”, l’area in cui c’è in modo più forte una grande corsa al capitale umano, alla formazione.&nbsp; Questo fatto non si può cambiare perché dipende dalla demografia e dalle capacità industriali e formative degli ecosistemi dell’Asia orientale. Oltre alla cultura, visto che gli articoli di “Nikkei Asia” sulla tecnologia sono i più interessanti al mondo. Pertanto, il tema è la distribuzione e conflittualità interna di queste capacità all’interno delle agglomerazioni regionali dell’Asia, dei vari ecosistemi asiatici che competono.&nbsp;</p>



<h4 class="wp-block-heading">Che scenari vedi, alla luce di quanto scrivi nel libro,sui nuovi equilibrio per le supply chain? Come cambiano le filiere di interi settori industriali-manifatturieri?</h4>



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<p>Il mio più grande desiderio attualmente è andare a Guadalajara a vedere la fabbrica di Foxconn che si sta sviluppando lì per i server dell’intelligenza artificiale di NVIDIA. Per me è incomprensibile che si parli anche solo per mezzo secondo di cose come il caso Boccia-Sangiuliano quando in queste settimane il più grande assemblatore di elettronica, la taiwanese Foxconn, costruisce in Messico gigantesche fabbriche, e quindi dobbiamo immaginare gli ingegneri taiwanesi che interagiscono con gli operai messicani, le spie americane e cinesi, i cartelli della droga e molti altri attori lì, a Guadalajara, a costruire qualcosa senza cui l’intelligenza artificiale non esiste. È pazzesco. Per capire il nostro tempo, bisogna vedere i giganteschi luoghi industriali in dismissione, come Wolfsburg in Germania o il triste destino del Lingotto, bisogna proprio immaginarli e vederli, e nel mentre immaginare il movimento terra di Guadalajara e i lavoratori che si muovono.&nbsp;Ed è un esempio di questi equilibri delle supply chain, dove Paesi come Messico, Malaysia, Vietnam hanno assunto nel giro di 3-4 anni, per via della guerra tecnologica tra Washington e Pechino, un ruolo di primissimo piano.&nbsp;</p>



<h4 class="wp-block-heading">L&#8217;Europa sembra restare una volta di più, un passo indietro. In che misura abbiamo perso il treno anche di questa rivoluzione tecnologica? </h4>



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<p>Sì.&nbsp; Tutto quello che ho scritto sul ritardo europeo negli ultimi 5 anni, a partire da “Le potenze del capitalismo politico”, si è sempre realizzato. Quando ho presentato nel 2020 quel libro, mi dicevano “ah ma sei troppo duro con l’Europa perché ora arriva il grande rilancio europeo con Next Generation EU”: bene, quattro anni dopo, bisogna riconoscere che quell’argomentazione era un’evidente idiozia, perché quel programma di investimenti non ha portato alcuna palingenesi. Non è che ha fatto male, figuriamoci, è importante che si realizzino investimenti e ci dovrebbero chiaramente essere programmi simili, ma per analizzare la posizione europea bisogna conoscere e interpretare a fondo la storia recente, concentrarsi su cose alle quali non si è data sufficiente importanza (come l’uscita dagli smartphone con Nokia, un episodio epocale) e non su cose alle quali si dà troppa importanza. </p>



<p>Dopo la &#8220;sfida americana&#8221; abbiamo perso anche quella cinese sull&#8217;industria manifatturiera, ora siamo definitivamente condannati a un ruolo di Serie B?</p>



<p>Per queste ragioni, e per altre, l’approccio sull’Europa che ho esposto nelle 1.300 pagine e 2.500 note dei miei tre libri sul capitalismo politico, che fornisce la versione lunga della risposta che ho dato (“Sì”), continuerà a essere quello giusto.&nbsp; Questo non significa che io sono “anti-europeo”, si tratta di termini da bancarotta intellettuale e che non spiegano i temi e i problemi, anche perché nei miei saggi ho dato grande rilievo alle grandi storie imprenditoriali europee, a partire da ASML. In “Geopolitica dell’intelligenza artificiale”, come in Le Grand Continent, ho spiegato quanto sia importante l’aspetto “europeo” nello sviluppo di DeepMind. Ma, anche se assumiamo il Regno Unito come “Europa” in questo discorso, dobbiamo poi riconoscere che la finanza britannica non ha investito né in DeepMind né in Arm, al contrario di Peter Thiel, Google, Masayoshi Son. Pertanto, loro hanno vinto e noi abbiamo perso. Ed è così e basta, non si può né confutare quest’argomento né portare indietro le lancette.&nbsp;&nbsp; In questo continente, dove è stata sviluppata la straordinaria cultura di personalità di cui parlo a lungo in “Geopolitica dell’intelligenza artificiale”, a partire da Leibniz, abbiamo passato ormai 25 anni fa a citare frasi inutili di Jean Monnet senza combinare nulla. La discussione sul mercato dei capitali da questo punto di vista è incredibile: se ne parla da 12 anni senza fare niente.&nbsp;</p>



<p>La possibilità che l’Europa sia un attore paragonabile agli Stati Uniti e alla Cina è “near zero”: la stessa possibilità che il test Trinity incendi l’atmosfera generando la fine del mondo nel film “Oppenheimer”.&nbsp;</p>



<h4 class="wp-block-heading">Sarà Trump, in quest&#8217;ottica a svegliare l&#8217;Europa? C&#8217;è chi parla di rinnovata &#8220;autonomia strategica&#8221;&#8230;</h4>



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<p>Non credo che il risveglio avvenga sulla base di fattori esterni, di un deus ex machina. È una stupida illusione che ci distrae dall’esigenza del cambiamento e ci pone in una situazione in cui si passa un anno a fare convegni su “cosa faremo se arriva Trump” per poi dedicarsi a un anno di convegni su “cosa facciamo ora che è arrivato Trump”. Ma perché invece non parliamo di cose serie?&nbsp;&nbsp;</p>



<h4 class="wp-block-heading">Quali sono i discorsi da superare, a suo avviso?</h4>



<p>Nel discorso europeo continuano a esserci fantasie assolute tipo “siamo leader nei supercomputer!” (senza spiegare come sono fatti i supercomputer e quali aziende ne controllino la filiera) o “arriveremo al 20% del valore aggiunto dei semiconduttori” (non succederà mai e questo numero peraltro è anche inutile, data la struttura del mercato). Ciò che dico è: basta con queste fantasie, basta con queste stupidaggini. Impariamo a guardare la realtà della competizione tecnologica e a puntare su quello che abbiamo, come dico anche nel finale del libro, a partire da chimica e gas industriali. Smettiamo una volta per tutte di rendere la vita difficile alle nostre imprese. Tagliamo tutte le norme e le cose inutili con cui ci siamo complicati la vita: basta compilare moduli, basta certificati, basta creare nuove agenzie, basta con questa gabbia kafkiana che non serve a niente, che non garantisce diritti, che non migliora l’ambiente, che non integra i mercati. Così forse combineremo qualcosa. Se invece parleremo di grandi destini di autonomia strategica, vivremo un declino sempre più pronunciato.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/musk-nvidia-la-sfida-usa-cina-leuropa-assente-alessandro-aresu-legge-la-geopolitica-dellia.html">Musk, Nvidia, la sfida Usa-Cina, l&#8217;Europa assente: Alessandro Aresu legge la geopolitica dell&#8217;Ia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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