A Pechino, l’intelligenza artificiale non è più un’idea futuristica ma una componente attiva e strategica della sanità pubblica. Negli ospedali, nei distretti urbani e persino nelle aree rurali, la Cina sta costruendo un ecosistema digitale che fonde big data, diagnostica predittiva e automazione clinica. Un’operazione imponente che dice molto non solo delle ambizioni tecnologiche del Dragone, ma anche del modo in cui la leadership cinese intende affrontare uno dei suoi più grandi punti deboli: un sistema sanitario sotto pressione.
Nella capitale, il programma “Beijing Municipal Action Plan to Promote ‘AI+’ (2024–2025)” promuove l’integrazione dell’AI in in un’ampia gamma di settori nel 2024 e nel 2025, dalla diagnostica per immagini alla telemedicina, con l’obiettivo di creare una rete sanitaria distribuita, predittiva e centrata sui dati. Tra i vari settori e industrie figurano anche la robotica, l’istruzione, l’assistenza sanitaria, la ricerca scientifica, l’informatica spaziale, il marketing digitale, la propaganda del Partito, la rete elettrica, la sorveglianza e la censura.
All’Aerospace Center Hospital di Pechino, algoritmi intelligenti assistono i radiologi nell’identificazione di noduli polmonari, riducendo il tempo per l’analisi delle TAC e aumentando il numero di esami effettuabili ogni giorno. L’AI ha senza alcun dubbio aiutato i medici a migliorare la precisione nella lettura delle immagini, conseguentemente anche il tempo di lavoro si è ridotto. Il primario del reparto di radiologia ha persino confermato che l’intelligenza artificiale è stata utilizzata per la prima volta per aiutare a interpretare le immagini mediche presso l’ospedale già nel 2018. Al Beijing Children’s Hospital, invece, una piattaforma AI pediatrica ha affiancato i medici in diagnosi complesse, con risultati che eguagliano l’accuratezza di intere équipe specialistiche.
I campi di applicazione sono stati tanti, dallo screening del cancro cervicale, con l’implementazione di software basati sull’intelligenza artificiale in grado aiutare i medici a individuare con maggiore precisione i punti in cui effettuare la biopsia, all’aggregazione di informazioni sulle malattie rare e dati genetici.
A tutta questa innovazione, fa però da sfondo la consapevolezza che l’intelligenza artificiale non può sostituire i medici, essenziali per una corretta valutazione caso per caso, e che è necessario affrontare sfide etiche per non incorrere in una possibile sfiducia da parte dei pazienti stessi.
DeepSeek, la svolta digitale della medicina in Cina
L’innovazione, però, non si limita alla capitale. A Changchun, presso il Jilin University Hospital, è stato implementato un sistema basato su DeepSeek capace di generare piani terapeutici personalizzati, consultando database clinici, linee guida mediche e dati sull’efficacia dei farmaci. La startup DeepSeek, sostenuta dal governo municipale di Pechino, si sta rapidamente diffondendo in ospedali e istituzioni pubbliche in tutta la Cina. Il suo modello di intelligenza artificiale viene impiegato per supportare le diagnosi, ottimizzare i processi clinici e personalizzare le terapie, in linea con la più ampia strategia nazionale che punta a integrare l’AI nei settori chiave del servizio pubblico.
Le applicazioni dell’AI nella sanità sono infinite, c’è solo bisogno di poter immaginare. Nel Sud-Ovest della Cina, il Jinxin Women and Children’s Hospital ha adottato uno strumento per aiutare le pazienti a monitorare l’ovulazione e costruire piani di fertilità personalizzati, incrociando i dati dei test con quelli clinici. In pratica si può parlare di sanità predittiva al servizio della medicina di genere.
In Hubei, un ospedale pubblico sembra aver stabilito per direttiva interna che DeepSeek venga utilizzato come “giudice imparziale” in caso di disaccordo tra medici. In pratica, l’AI entra di fatto nei processi decisionali clinici. Una prassi impensabile in contesti occidentali, ma che mostra quanto l’intelligenza artificiale sia già considerata autorità epistemica nella medicina cinese.
E ancora. In strutture di Wuhan, Chengdu e Hangzhou, l’AI è impiegata in ruoli più semplici ma essenziali, come assistenti digitali che guidano i pazienti nei reparti o spiegano esami clinici in linguaggio semplificato. Un’innovazione che si propone di migliorare l’accesso alle cure in un sistema sanitario spesso affollato e complesso.
Le basi sperimentali della rivoluzione clinica cinese
A sostenere questa rivoluzione ci sono startup, come DeepSeek appunto, recentemente sostenuta anche a livello statale, che si sta diffondendo in centinaia di ospedali pubblici. Le applicazioni vanno dalla redazione di cartelle cliniche alla consulenza per operazioni chirurgiche, fino alla formazione del personale.
Prima dell’attuale ondata di adozione clinica, l’intelligenza artificiale aveva già mostrato il suo potenziale nella medicina cinese grazie a progetti pionieristici. Nel 2017, l’azienda iFlyTek fece notizia con Xiaoyi, un sistema di AI progettato per sostenere l’esame nazionale per l’abilitazione medica. Xiaoyi fu il primo modello a superare l’esame con un punteggio superiore alla media umana, aprendo un dibattito sulla possibilità di impiegare algoritmi nel ragionamento clinico.
Parallelamente, l’Università Tsinghua, tra i principali centri di ricerca tecnologica del Paese, ha avviato progetti su AI applicata alla diagnostica, all’elaborazione del linguaggio medico e alla medicina di precisione, contribuendo a formare il terreno tecnico e teorico per le applicazioni attuali.
Tuttavia, queste innovazioni, pur fondamentali in termini sperimentali e simbolici, non hanno ancora trovato un impiego sistematico nella sanità pubblica cinese, dove oggi dominano modelli più recenti come DeepSeek, supportati direttamente da piani strategici delle autorità locali e nazionali.
La via cinese alla sanità digitale è un modello?
Questa rete di innovazioni è già pronta all’export: dai Paesi africani alle economie emergenti del Sud-Est asiatico, la Cina propone i suoi strumenti come parte integrante dell’Iniziativa Belt and Road. Un soft power medico-tecnologico che mira a posizionare Pechino come fornitore globale di soluzioni sanitarie digitali.
A differenza della Cina, l’Occidente procede con cautela, frenato da norme sulla privacy, etica medica e scarsa interoperabilità dei sistemi. La Cina invece avanza grazie a una regia centralizzata che favorisce la sperimentazione su larga scala, anche a scapito di standard etici internazionali.
Tra innovazione e rischio
Nonostante i progressi tecnologici, molte AI cliniche in Cina mostrano limiti significativi in termini di accuratezza e sicurezza. Uno studio recente che ha valutato modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) specifici per la sanità ha rilevato che senza un adeguato fine-tuning, questi sistemi raggiungono solo un 40-50% di accuratezza nelle diagnosi e nelle raccomandazioni terapeutiche. Inoltre, la ricerca sottolinea rischi elevati di bias e errori clinici dovuti a carenze nella supervisione etica e tecnica. La mancanza di protocolli di audit e di regolamentazioni solide rappresenta una sfida importante per un’adozione sicura e affidabile dell’AI in medicina. Il lavoro invita a sviluppare framework di governance sistemici che bilancino innovazione e tutela del paziente.
Tuttavia, la Cina ha scelto di non rallentare, preferendo correggere in corsa piuttosto che fermarsi. Il controllo politico compensa la mancanza di trasparenza con la velocità dell’implementazione. Con l’adozione diffusa dell’AI in medicina, la Cina non si limita a riformare il proprio sistema sanitario, ma punta a ridefinire i parametri stessi della sanità moderna.

