L’innovazione e la tecnologia sono due dei campi in cui gli Stati Uniti esercitano la leadership su scala internazionale e si garantiscono il controllo della frontiera della propria crescita economica e industriale, ma anche, se non soprattutto, il ruolo di primazia nello scenario geopolitico occidentale. E mentre l’Europa norma e parla, l’America innova e guida la corsa. Due esempi
La finlandese Henna Virkkunen, nuova Commissaria Europea per la Tecnologia, ha annunciato la volontà di fare dell’Unione Europea il “continente dell’intelligenza artificiale“ e la nuova squadra di Ursula von der Leyen ha già approvato un primo investimento da 750 milioni di dollari per permettere ai membri del blocco di costruire supercomputer capaci di essere sfruttati per allenare le startup dell’Ia generativa.
L’Ue spinge sull’IA ma gli Usa sono lontani
“Tre delle proposte di intelligenza artificiale selezionate si trovano in località in cui sono già presenti alcuni dei più potenti supercomputer europei: MareNostrum a Barcellona, in Spagna; LUMI a Kajaani, in Finlandia; e Leonardo a Bologna, in Italia”, ricorda Politico.eu. Poli d’eccellenza, anche italiani, che servono bene la necessità di far fronte all’attuale dimensione tecnologica dell’Europa ma che ora saranno orientati a tracciare un percorso su un solco già arato dalle multinazionali americane. Gli Usa nel 2023 hanno attratto da soli l’80% dei 25 miliardi di euro di investimenti in IA generativa,
Certo, come riporta Digital4Business, “l’accesso a supercomputer ad alte prestazioni è fondamentale per l’ulteriore sviluppo e la scalabilità dei modelli di IA. Questi supercomputer hanno la capacità di accelerare i processi di formazione e test dell’Ia, riducendo i tempi di formazione da mesi o anni a una questione di settimane”, ma al netto di questo peso serve porre in essere una strategia industriale a tutto campo per trasmettere le ricerche al settore privato e allo sviluppo di sistema. A tal proposito, mentre l’Europa insegue l’IA, in America si spinge già oltre sul calcolo quantistico. Il quantum computing è una formula di applicazione tecnologica di frontiera che rompe il classico dualismo del metodo computazionale classico: se nel tradizionale metodo di calcolo le informazioni passano come serie di 0 e 1, nel calcolo quantistico ogni informazione è una banda d’oscillazione tra queste due valori, abilitando potenza di calcolo e capacità d’elaborazione su una scala senza precedenti.
Abilitare un calcolo quantistico sostenibile ed efficace significherebbe potenziare esponenzialmente le capacità operative per ogni servizio digitale e creare un “prima” e un “dopo” nelle comunicazioni. Ad oggi il vero vincolo è rappresentato dalla capacità di sviluppare un hardware operativo e privo di bug di sorta che garantisca le temperature vicine allo zero assoluto per garantire ai circuiti dei qubit di funzionare e l’elaborazione dei processi di calcolo.
Google spinge sul calcolo quantistico
Julian Kelly, direttore dell’hardware quantistico di Google, ha sottolineato al Financial Times che l’azienda-madre di Alphabet ha sviluppato una capacità operativa tale da iniziare i processi di stabilizzazione necessari per rendere sostenibile il calcolo quantistico e permettere di scalarlo industrialmente.
Di recente, nota il Financial Times, “Google ha rilasciato i dettagli del nuovo e più potente chip quantistico che ha costruito per portare avanti la sua corsa al computer quantistico e che, a suo dire, l’avrebbe aiutata a espandere la sua tecnologia esistente per raggiungere un’utilità pratica”. Ci vorranno ancora molti anni, ma la mossa di Google mostra che quanto ipotizzato teoricamente è nei fatti possibile, come successo nel 1942 con la prima reazione a catena controllata seguita alla frammentazione di un nucleo atomico.
Gli Usa, che su questo campo si sfidano con la Cina, si posizionano dunque già su un altro campionato. E i capitali seguono: l’annuncio di Google ha spinto ieri il Nasdaq oltre i 20mila punti per la prima volta nella sua storia. L’Europa deve ancora saper far sistema su questi campi di innovazione. E dalle università ai venture capital, passando per le aziende e il governo, a Washington la corsa all’innovazione contribuisce allo sviluppo facendo remare il sistema in forma coesa.

