Evolvere i paradigmi per rafforzare la capacità del sistema finanziario di leggere i trend globali e affrontare i cambiamenti geopolitici e le sfide della competizione tecnologica globale: è una vera e propria svolta culturale quella che serve al mondo degli investimenti per essere capace di guidare la crescita delle economie più avanzate negli anni a venire. Di questi tempi InsideOver discute con Andrea Di Bari, co-fondatore di Legalis Business Consulting, esperto in Intelligenza Competitiva applicata alla Finanza specializzato in servizi di Finanza Straordinaria sia nazionale che internazionale.
Quali trasformazioni dello scenario economico e geopolitico globale condizionano maggiormente la finanza ultimamente?
Nell’ultimo anno lo scenario geopolitico, unito alla competizione tecnologica e all’avvento di nuove economie come la space economy o la defence economy, ha imposto un’accelerazione inattesa alla guerra economica tra Stati. In questo contesto, la finanza più tradizionale e prudente ha dovuto lasciare spazio anche a incursioni rapide, alcune delle quali hanno colto opportunità, altre invece hanno alimentato bolle speculative.
Quali sono le implicazioni di questi cambiamenti per la finanza e per gli investitori?
Oggi, in virtù dei nuovi assetti e delle alleanze geopolitiche, anche le economie più piccole stanno investendo per acquisire tecnologie che consentano maggiore autonomia, soprattutto nel campo della difesa. La finanza non può esimersi dal diventare più “intelligente”, con una visione di medio-lungo termine. Boutique finanziarie, società di consulenza e operatori attenti hanno il compito di estrapolare e trasferire tecnologia velocemente, costruendo operazioni sostenibili sia per i tempi di go-to-market che per il ritorno sugli investimenti.
Qual è il ruolo dell’intelligenza competitiva in questo scenario?
Nel mio ruolo di esperto di intelligenza competitiva guardo da anni al mondo universitario, agli incubatori e alle startup, con l’obiettivo di renderle appetibili per grandi e medi operatori economici. Il mio lavoro consiste nel “vestire” queste realtà, irrobustirle e supportarle con strumenti manageriali e finanziari, permettendo loro di affrontare un mercato spesso dominato da grandi aziende.
Quanto sarà importante la riconversione industriale?
La riconversione industriale sarà centrale, in particolare quella di sistemi complessi come l’automotive verso la space economy o la defence economy. Quando parliamo di defence economy, non intendiamo solo sistemi bellici, ma soprattutto applicazioni dual use, capaci di avere ricadute positive sia in ambito militare che civile. Il tema sarà far trovare a queste tecnologie sbocchi di mercato, anche internazionali.
Come state lavorando concretamente per sviluppare queste tecnologie?
Stiamo conducendo attività di scouting e sintesi tecnologica, sia su soluzioni già mature sia su quelle con potenzialità ancora inespresse. L’obiettivo è dare loro un contenitore economico, un supporto manageriale e un “vestito” presentabile al mercato dei capitali. Collaboriamo con università, incubatori e fondazioni per estrapolare innovazioni e portarle rapidamente a una dimensione economica concreta.
Ci sono esperienze particolarmente innovative su cui state puntando?
Un processo interessante è quello legato ai cluster regionali. Qui, insieme a colleghi provenienti dall’università e dalla consulenza, stiamo trasmettendo agli imprenditori la consapevolezza che si può fare squadra e diventare rilevanti per il Sistema Paese, soprattutto quando istituzioni e imprese convergono verso obiettivi comuni di competitività.
Che ruolo ha, in tutto questo, la business intelligence?
La business intelligence è fondamentale per comprendere dove si muove il mercato, sempre più ibrido e internazionale. Significa mettere informazioni precise e dettagliate a disposizione dell’imprenditore, aiutarlo a organizzarsi e collegarlo al mercato dei capitali. È una sfida che mi appassiona e che considero parte integrante della mia missione.
Quali strumenti servono per rafforzare il Sistema Paese in questo percorso?
Credo nella creazione di acceleratori di business formati da entità diverse che, pur mantenendo una logica fluida e destrutturata, possano contribuire alla competitività del Paese. Questi acceleratori supporterebbero la ricerca e lo sviluppo di tecnologie in grado di offrire vantaggi industriali ed economici concreti.
Guardando al futuro, quale sarà l’obiettivo strategico principale?
Nell’era passata la corsa era alla creazione di tecnologie disruptive. Nel prossimo futuro, la vera sfida sarà renderle più accessibili economicamente, favorendo cooperazione tra imprese grandi e piccole, abbattendo i costi di ricerca e sviluppo e sostenendo un disegno politico che dia autonomia economica e tecnologica al Paese.
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