A partire dal primo di agosto, la Cina imporrà restrizioni all’esportazione di due metalli cruciali per la produzione mondiale di alcuni tipi di semiconduttori e veicoli elettrici: il gallio e il germanio. Il ministero del Commercio di Pechino ha fatto sapere che il loro export, compreso quello dei rispettivi composti chimici, sarà soggetto ad un attento controllo per proteggere la sicurezza nazionale del Paese. Per ottenere l’eventuale semaforo verde, chi vorrà continuare ad esportare i prodotti in questione oltre la Muraglia dovrà richiedere apposite licenze al suddetto ministero e sarà inoltre tenuto a segnalare i dettagli degli acquirenti esteri con tanto delle richieste ricevute.

È questa la nuova escalation della guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina, con la risposta cinese arrivata in un momento non certo casuale: alla vigilia del Giorno dell’Indipendenza statunitense; poco prima che il segretario al Tesoro Usa, Janet Yallen, visitasse Pechino; e, soprattutto, in seguito alla scelta dell’Olanda – sede di Asml, il produttore di stampi per chip più prezioso del pianeta – di imporre misure di controllo sulle esportazioni dei dispositivi avanzati per la produzione di microchip verso la Repubblica Popolare Cinese.

Lo scorso gennaio, infatti, L’Aia aveva aderito ad un accordo con Tokyo e Washington; un accordo pensato proprio per limitare l’export di apparecchiature avanzate e componenti high-tech verso la Cina e concretizzato qualche giorno fa. In più, pare inoltre che l’amministrazione Biden stesse pianificando di bloccare le vendite di altri chip utilizzati per eseguire programmi di intelligenza artificiale, in un altro step per colpire il cuore tecnologico del Dragone. Tutto questo ha scatenato l’ultima controffensiva della Cina, al momento incentrata su gallio e germanio.

La controffensiva cinese

Anche se la mossa cinese non è stata presentata come misura contro soggetti specifici, sembra palesemente rivolta contro gli Stati Uniti e i loro partner. In ogni caso, se gli Usa possono ancora conservare un relativo vantaggio in alcune tecnologie avanzate, Pechino può vantare una sorta di monopolio – o posizione dominante – nell’estrazione ed esportazione di materie prime e componenti fondamentali per produrre quelle stesse tecnologie.

Il quotidiano cinese Global Times ha fatto presente che l’attuazione di controlli sull’export dei due metalli non significa che il Paese bloccherà le loro esportazioni, ma che le autorità “avranno il diritto di respingere le domande di esportazione se i prodotti implicano un uso militare o sono utilizzati in scenari che potrebbero minare la sicurezza e gli interessi nazionali della Cina”.

“È un avvertimento che la Cina non sarà passivamente esclusa dalla catena di fornitura globale di chip”, ha ribadito il giornale in un editoriale, spiegando che questa mossa è un “modo pratico” per dire agli Stati Uniti e ai suoi alleati che i loro sforzi per frenare la Cina dall’approvvigionamento di tecnologia più avanzata è andato incontro ad un “errore di calcolo“.

Gallio e germanio nel mirino

Cosa sono e dove vengono impiegati gallio e germanio? Secondo lo United States Geological Survey, le attuali riserve globali dei due metalli ammontano a circa 279.300 tonnellate. Nello specifico, la Cina possiede la maggior parte di queste riserve, una quota quasi pari al 68%, mentre, nel 2022, il gigante asiatico ha rappresentato il 98% della produzione mondiale di gallio primario a bassa purezza.

I minerali di germanio sono rari e la maggior parte di questo metallo è un sottoprodotto della produzione di zinco e delle ceneri volanti di carbone. La Cina produce circa il 60% del germanio mondiale, secondo l’associazione industriale europea Critical Raw Materials Alliance (Crma), mentre il resto proviene da Canada, Finlandia, Russia e Stati Uniti. Nel 2022, il Dragone ha esportato 43,7 tonnellate tra germanio grezzo e lavorato. Il gallio si trova invece in tracce nei minerali di zinco e nella bauxite, mentre il gallio metallico viene prodotto durante la lavorazione della bauxite per produrre alluminio. Circa l’80% di questo metallo viene prodotto in Cina.

Per quanto riguarda il loro utilizzo, sono impiegati nei chip per computer ad alta velocità e nei settori della difesa e delle energie rinnovabili. Il germanio è fondamentale per i cavi in fibra ottica e viene usato anche nei chip e nelle materie plastiche per pc ad elevate prestazioni, nonché nelle radiazioni infrarosse. Può inoltre essere impiegato in applicazioni militari, come gli occhiali per la visione notturna, mentre i pannelli solari che contengono germanio hanno applicazioni nello spazio. Il gallio viene utilizzato per la produzione del composto chimico arseniuro di gallio, un materiale chiave nei semiconduttori, e che può a sua volta essere usato per produrre chip a radiofrequenza per telefoni cellulari e comunicazioni satellitari.

Le possibili conseguenze

La misura adottata dalla Cina è “un colpo di avvertimento ma non un colpo mortale”, si legge in una nota dell’Eurasia Group. Il motivo è presto detto: intanto Stati Uniti ed Europa non importano enormi quantità di questi materiali. Gli Usa hanno ricevuto 5 milioni di dollari di gallio metallico e 220 milioni di dollari di arseniuro di gallio nel 2022, secondo i dati del governo. Nello stesso anno, l’assunzione di germanio è stata più elevata: le importazioni di Washington hanno toccato i 60 milioni, quelle dell’Ue 130 milioni.

Dopo di che, anche altri Paesi, oltre alla Cina, sono in grado di produrre i due metalli limitati da Pechino: Belgio, Canada, Germania, Giappone e Ucraina possono produrre germanio, mentre Giappone, Corea del Sud, Ucraina, Russia e Germania producono gallio.

Certo, le dimensioni della Cina avevano fin qui permesso di produrli ad un costo stracciato, ma Eurasia Group osserva che le mosse di Pechino avranno “un impatto limitato sull’offerta globale data la portata mirata”. Quella della Cina, insomma, sarebbe una mossa volta a ricordare a Paesi come Stati Uniti, Giappone e Olanda “che la Cina ha opzioni di ritorsione”, e quindi a dissuaderli dall’imporre ulteriori restrizioni all’accesso cinese a chip e strumenti di fascia alta.

Più pessimista il report pubblicato da Sinolink Securities, secondo cui i controlli sull’export cinese di gallio e germanio potrebbero far aumentare i prezzi globali, non solo dei due metalli, ma anche dei prodotti ad essi correlati. I fornitori stranieri potrebbero inoltre avere difficoltà a garantire quantità sufficienti dei materiali, date le limitate alternative al di fuori della Cina.

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