Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

Lontani dai riflettori, i titoli legati all’intelligenza artificiale a Wall Street hanno conosciuto nella calda settimana del 15-19 aprile, surriscaldata su scala globale dalle tensioni geopolitiche tra Israele e Iran, una serie di sedute da incubo che hanno azzerato quasi interamente i guadagni consolidati da inizio anno. Lo sottolinea con merito sul suo profilo X Mauro Bottarelli, preparato analista di questioni economico-finanziarie, che in un grafico ha ricordato, tranchant, come il settore dell’Ia abbia subito un vero e proprio capitombolo.

Un tema caldo, quello di cui parla Bottarelli, che meriterebbe grande approfondimento sulle principali testate. E invece, lo notiamo, tutta la grande stampa internazionale non sta presentando sulle prime pagine questo tema. Che varrebbe la pena approfondire tanto quanto le grandi questioni internazionali. Anche il Financial Times, che tre settimane ricordava come il boom dell’Ia avesse trainato la corsa dei listini a uno dei migliori trimestri della storia della finanza nel periodo gennaio-marzo, si è limitato a dar conto del calo del 10% di Nvidia, il colosso americano dei processori divenuto l’industria del momento per il suo ruolo decisivo nei chip che permettono di abilitare la potenza di calcolo dell’intelligenza artificiale, aggiungendo come per molti investitori l’investimento massiccio in Ia sia stato una “scommessa”. Bottarelli, en passant, ricorda la cifra-monstre delle perdite, segnala come solo nella giornata del 19 aprile l’Ia abbia bruciato a Wall Street 400 miliardi di dollari e segnala, su Il Sussidiario, come anche l’indice Nikkei di Tokyo, trainato dai titoli tech, abbia perso il 10% dai picchi di inizio marzo senza che questo faccia notizia: in quest’ottica, con un’economia problematica negli Usa e non solo, l’analista nota che “un po’ di caos bellicista, un po’ di paura da WW3 potrebbe giovare. Anche perché, la narrativa sta cominciando ad andare in briciole. E Madama Realtà sta per entrare a palazzo”.

L’Ia è indubbiamente una rivoluzione simbolo dei nostri tempi. Ma la rivoluzione non può essere permanente. Ha successo se diventa creatrice di istituzioni. Napoleone, Lenin e Mao Zedong insegnano. La rivoluzione permanente genera entropia. E quella dell’Ia appariva, nell’ultimo anno, una grande corsa entropica ove aspettative e realtà si sovrapponevano. E nelle aspettative entrava, centrale, un dato fondamentale, perlomeno negli Usa: l’intelligenza artificiale avrebbe segnato il punto decisivo a favore di Washington nella competizione geopolitica ed economica con la Cina e garantito una nuova fase di prosperità tutta a stelle e strisce, dalla finanza ai servizi, dall’industria alle forze armate. In nome di questa scommessa le aziende, trainate da Nvidia, si sono viste ricoperte d’oro: dagli investitori privati, da quelli istituzionali e anche dal governo federale, con piani come il Chips and Science Act. Gli States, indubbiamente, primeggiano in questo mondo. Ma, come abbiamo visto, è difficile dominarlo in autonomia: paradossalmente, la dipendenza di Washington da investimenti di ditte come Tsmc e Samsung valorizza nel settore il ruolo di attori stranieri, amici ma non vassalli, come Taiwan e Corea del Sud. Mostrando come la forza possa tradursi in certi casi in debolezza.

E come ogni crisi finanziaria, anche il crollo-lampo della bolla Ia è nata da un sottostante reale. “Tutto è iniziato quando Super Micro Computer ha dichiarato  che non avrebbe annunciato in anticipo gli utili e che avrebbe riportato i risultati fiscali del terzo trimestre il 30 aprile. Ciò ha spaventato gli investitori che temevano che gli utili della società potessero non soddisfare le aspettative”, nota Quartz. “Le azioni di Super Micro Computer sono scese del 23% venerdì, diventando il più grande perdente della giornata nell’indice S&P 500”. L’azienda, protagonista di recente di un rally, è un utente finale che mostra come le soluzioni server stiano effettivamente implementando le soluzioni di Ia. Dunque, stiano generando nel breve periodo ritorni sugli investimenti. La reticenza di Super Micro ha alimentato il caos in una fase in cui gli annunci di massicci investimenti di Tsmc negli Usa e di future mosse di attori come Samsung avevano mostrato come l’unico modo per gli Usa per non dipendere dall’Asia fosse…portarsi l’Asia in casa. La combo tra reticenze nelle comunicazioni finanziarie e dinamiche geopolitiche e tecnologiche ha creato un contesto di forte entropia.

Il 13 aprile, prima che il caos si consumasse, John Naughton, docente presso il Center for Research in the Arts, Social Sciences, and Humanities dell’Università di Cambridge, scriveva, solo sulle grandi testate, sul Guardian, di come l’euforia da Ia stesse diventando rischiosa: “La cautela è stata gettata al vento e aziende apparentemente razionali stanno scommettendo somme colossali di denaro sull’intelligenza artificiale. Sam Altman, il capo di OpenAI, ha iniziato a parlare di raccogliere 7 trilioni di dollari dai petrostati del Medio Oriente per una grande spinta che creerebbe l’AGI (intelligenza artificiale generale). Sta anche proteggendo le sue scommesse collaborando con Microsoft per spendere 100 miliardi di dollari per costruire il supercomputer Stargate . Tutto ciò sembra basarsi su un articolo di fede; vale a dire che tutto ciò che serve per creare macchine superintelligenti è (a) infinitamente più dati e (b) infinitamente più potenza di calcolo”. Naughton cita la teoria delle bolle finanziarie dello storico dell’economia Charles Kindleberger, di cui abbiamo più volte parlato, evidenziando il fatto come a mostrare l’esistenza di una bolla, spesso, è l’assenza di parallelismi tra investimenti e profitti. Cosa che il caso Super Micro sembra aver evidenziato. Notava Naughton che “nessuno sta ancora guadagnando soldi veri dall’intelligenza artificiale, tranne quelli che costruiscono l’hardware”. Porsi la domanda se quella dell’Ia sia una bolla o meno, nota il sempre ironico Naughton, equivarrebbe a chiedersi se il Papa sia cattolico o meno. E tutto questo veniva scritto prima dei dati evidenziati, in Italia, da Bottarelli. Stiamo parlando dell’inizio di un crash finanziario per l’Ia? Non è detto. Ma è certo, invece, che ora il settore dovrà essere guardato con l’attenzione che è dovuta a ogni campo, con le sue forze e debolezze. E soprattutto con una dose maggiore di pragmatismo.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto