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Donne

Donne, povertà, scuole. In Angola l’influencer Neth Nahara ne parla e va in galera

L'influencer Silvia Miguel, nota sui social come Neth Nahara, è stata arrestata per aver denunciato i problemi del suo Paese, l'Angola.
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Silvia Miguel, nota sui social come Neth Nahara, è una cantante e influencer angolana di 32 anni diventata simbolo di resistenza civile. Con un seguito numeroso, ha denunciato su TikTok le gravi problematiche sociali ed economiche del suo Paese, l’Angola. Le sue dichiarazioni, audaci e a volte provocatorie, sono riuscite a mettere in luce situazioni di disagio che rimangono spesso nell’ombra. Tuttavia, la sua esposizione l’ha portata a uno scontro diretto con le autorità del Paese nell’agosto 2023, culminato in un arresto e in una condanna prima di sei mesi di reclusione, poi divenuti due anni per aver “insultato il presidente” João Lourenço nell’ottobre 2023.

La situazione dell’Angola

L’Angola è un Paese dell’Africa subsahariana ricco di risorse naturali, soprattutto petrolio e diamanti. Nonostante queste risorse, però, una gran parte della popolazione vive in condizioni di povertà. L’instabilità politica, le ineguaglianze economiche e la forte corruzione frenano lo sviluppo e limitano drasticamente le opportunità per i giovani e le donne. La carenza di scuole, strutture sanitarie e posti di lavoro impedisce infatti alle nuove generazioni di costruirsi un futuro.

João Lourenço, l’attuale presidente, è salito al potere nel 2017, ed è stato rieletto per il secondo mandato nell’agosto dell’anno scorso, con la promessa di combattere la corruzione e rilanciare l’economia. Molti angolani, tra cui appunto Silva Miguel, non riescono a percepire questi cambiamenti. Anzi, il Governo viene spesso percepito come oppressivo e poco attento ai bisogni della popolazione.

La denuncia di Neth Nahara

Sfruttando la sua visibilità con 230.000 follower, Silvia Miguel, ha iniziato a pubblicare video e post in cui denunciava apertamente le mancanze strutturali del suo Paese, accusando il Governo di negligenza verso i problemi che affliggono il popolo angolano. Ha portato quindi alla luce questioni che includono la scarsità di istituti scolastici adeguati, l’assenza di lavoro e opportunità, soprattutto per i giovani e per le donne. L’influencer non si limitava solo a una descrivere le difficoltà, ma lanciava anche un messaggio di speranza, esortando le donne angolane a cercare istruzione e indipendenza economica.

In una diretta su TikTok, l’influencer ha mosso accuse dirette al presidente, definendolo incapace di guidare il Paese e migliorare le condizioni di vita della popolazione e accusandolo di “anarchia e disorganizzazione”. In Angola, le accuse dirette al capo dello Stato vengono prese molto seriamente e spesso sono considerate una minaccia alla stabilità nazionale. Le autorità hanno quindi deciso di intervenire, arrestando Silvia Miguel per il reato di “oltraggio allo Stato, ai suoi simboli e ai suoi organismi”, condannandola inizialmente a sei mesi di reclusione. Ritenuta una pena “troppo clemente” dalla corte d’appello, la sua condanna è stata aumentata a due anni di carcere. Il giudice ha aggiunto che, grazie al suo seguito considerevole, avrebbe potuto influenzare l’opinione pubblica, rendendola quindi un pericolo per il Governo.

Silva aveva chiesto clemenza sostenendo che era la prima volta che trasgrediva il divieto, era madre di bambini piccoli e si era pentita delle sue affermazioni. La sua richiesta non è stata accolta e le è stato persino ordinato di pagare una multa di 1.200 dollari al presidente per il “danno” arrecato alla sua reputazione. L’influencer aveva reso pubblico il suo stato di sieropositività all’HIV sui social nel 2020 e secondo Amnesty International, nei primi mesi di detenzione Miguel è stata privata dei suoi farmaci per il virus. Le sue condizioni di salute sono infatti peggiorate fino al ricovero nel dicembre 2023.

Nello specifico Silva è stata condannata ai sensi dell’articolo 333 del Codice penale angolano, promulgato nel 2021, che prevede una pena detentiva da sei mesi a tre anni per chiunque esprima “indignazione contro lo Stato” attraverso “parole, immagini, scritti o suoni”. La legge è stata già ampiamente criticata poiché vaga e violerebbe il diritto dei cittadini alla libertà di espressione.

Il suo caso, come affermato dal suo avvocato, è il primo in cui una persona viene condannata in Angola per qualcosa che ha pubblicato sui social. L’arresto ha infatti generato una forte reazione sia all’interno dell’Angola sia a livello internazionale. Molti influencer, attivisti e organizzazioni hanno espresso il loro sostegno, sia sui social media che attraverso petizioni e campagne per la sua liberazione. Molti hanno visto in questa mossa una conferma del fatto che il Governo angolano non tollera critiche e che il diritto alla libertà di espressione è fortemente limitato.

Se c’è un lato positivo è che l’episodio ha portato all’attenzione internazionale la situazione dell’Angola, accendendo un dibattito su temi come la libertà d’espressione, i diritti civili e la necessità di riforme sociali ed economiche. In particolare la vicenda ha reso ancora più evidente la discrepanza tra le promesse di modernizzazione e trasparenza fatte da Lourenço e la realtà delle pratiche politiche repressive messe in atto. L’arresto di Neth Nahara ha inviato un messaggio molto chiaro a tutti coloro che osano denunciare pubblicamente le mancanze del Governo. 

 

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