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	<title>Andres Manuel Lopez Obrador Archives - InsideOver</title>
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	<title>Andres Manuel Lopez Obrador Archives - InsideOver</title>
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		<title>Perché il Messico è la nuova variabile nei rapporti tra Usa e Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/perche-il-messico-e-la-nuova-variabile-nei-rapporti-tra-usa-e-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Mar 2024 14:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra dei dazi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="936" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Inquinamento-in-Messico-La-Presse-e1585561651595.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Messico smog ozono" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Inquinamento-in-Messico-La-Presse-e1585561651595.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Inquinamento-in-Messico-La-Presse-e1585561651595-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Inquinamento-in-Messico-La-Presse-e1585561651595-768x374.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Inquinamento-in-Messico-La-Presse-e1585561651595-1024x499.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'"intermediario" Messico ha il potenziale per riscrivere, in un senso o nell'altro, i rapporti tra le due superpotenze del pianeta. Tutto o quasi dipenderà da chi, tra Usa e Cina, chi riuscirà ad attrarre prima il Paese latinoamericano alla propria sfera di influenza. Con investimenti, progetti e accordi milionari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/perche-il-messico-e-la-nuova-variabile-nei-rapporti-tra-usa-e-cina.html">Perché il Messico è la nuova variabile nei rapporti tra Usa e Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="936" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Inquinamento-in-Messico-La-Presse-e1585561651595.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Messico smog ozono" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Inquinamento-in-Messico-La-Presse-e1585561651595.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Inquinamento-in-Messico-La-Presse-e1585561651595-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Inquinamento-in-Messico-La-Presse-e1585561651595-768x374.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Inquinamento-in-Messico-La-Presse-e1585561651595-1024x499.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I dati pubblicati lo scorso 8 febbraio dal dipartimento del Commercio Usa hanno generato curiosità e stupore. Per la prima volta in più di due decenni, nel 2023 la principale fonte di beni importati dagli <strong>Stati Uniti</strong> non coincideva con la <strong>Cina</strong>. A rubare la corona al gigante asiatico è stato il <strong>Messico</strong>, specchio delle crescenti tensioni economiche tra Washington e Pechino, nonché degli sforzi attuati dall&#8217;amministrazione Biden per importare mercanzia da Paesi geograficamente più vicini rispetto alla Repubblica Popolare Cinese ma, soprattutto più amichevoli del Dragone. </p>



<p>Attenzione però, perché se è vero che gli Usa stanno scommettendo sul Messico per delocalizzare al suo interno le loro aziende – una volta ben felici di essere ancorate al ricco mercato cinese, realtà dorata ormai compromessa dalle tensioni geopolitiche – allo stesso tempo il gigante asiatico sta a sua volta guardando al vicino di casa Usa per far confluire in loco le proprie società. A che pro? Semplice: per farle esportare negli Stati Uniti eludendo <a href="https://it.insideover.com/economia/tappe-principali-guerra-dazi-cina-usa.html">dazi e tariffe</a>, e giocando sul fatto che i loro prodotti non sono made in China bensì in Messico. </p>



<p>Ci troviamo così di fronte ad una situazione tanto bizzarra quanto complessa: mentre Washington spera di smarcarsi il più in fretta possibile da Pechino, importando prodotti da altri Paesi in via di sviluppo, le <strong>aziende cinesi</strong> incrementano le loro attività in quelle stesse nazioni, per produrre beni da inviare nel mercato statunitense come se niente fosse. Il Messico, ancor più del Vietnam, è dunque una variabile emblematica del <strong>nuovo equilibrio economico</strong> che regola i rapporti tra le due superpotenze del XXI secolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La variabile Messico</h2>



<p>Nel 2023, dicevamo, gli acquisti statunitensi di prodotti cinesi hanno raggiunto i <strong>427,2 miliardi di dollari</strong>, in calo del 20% rispetto al 2022. Al contrario, il Messico ha esportato prodotti in Usa per un valore di <strong>475,6 miliardi di dollari</strong>, in un aumento del 4,6% rispetto all’anno precedente. Risultato: Città del Messico è diventata la principale esportatrice verso Washington soppiantando per la prima volta Pechino in 21 anni. </p>



<p>Le ragioni, come detto, hanno tuttavia meno a che fare con il Messico in sé e più con le attuali tensioni internazionali. Detto altrimenti, come spiegato da <em>El Paìs</em>, gli Stati Uniti vogliono smettere di acquistare prodotti a basso costo dalla Cina, e il governo messicano sta lottando per ottenere almeno una parte di quella fetta di torta. Una fetta, si badi bene, potenzialmente destinata a crescere ancora, visto che <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html">Joe Biden</a> sta valutando nuovi aumenti delle <strong>tariffe </strong>su beni cinesi come <strong>veicoli elettrici</strong>, apparecchiature legate all&#8217;ambito dell&#8217;energia solare e <strong>semiconduttori </strong>meno avanzati. </p>



<p>La decisione finale dovrebbe essere presa nella prima metà di quest’anno, ma Pechino ha iniziato a prendere adeguate contromisure. Già, perché come ha evidenziato il <em>Financial Times</em> la Cina sta semplicemente spedendo più merci negli Stati Uniti attraverso il Messico (e altri Paesi), eludendo ogni <strong>dazio </strong>possibile e immaginabile. La controprova arriverebbe dall&#8217;aumento del numero di <strong>container </strong>da 20 piedi spediti da Pechino a Città del Messico: 881.000 nei primi tre trimestri del 2023, in crescita rispetto ai 689.000 rilevati nello stesso periodo del 2022.</p>



<p> Altro dato rilevante: l&#8217;ente commerciale messicano per i fornitori di ricambi per auto, l&#8217;INA, ha evidenziato come 33 aziende di proprietà cinese, ma operanti in Messico, abbiano inviato negli Stati Uniti componenti per un valore di 1,1 miliardi di dollari nel 2023, in aumento rispetto ai 711 milioni di dollari del 2021. Che cosa significa tutto questo? Tanto, tantissimo, considerando che le <strong>automobili </strong>importate negli Stati Uniti dal Messico sono soggette ad un prelievo statunitense pari al 2,5%, mentre le parti assemblate in Messico sono soggette a una tariffa compresa tra lo 0% e il 6%. Al contrario, le automobili e i ricambi importati direttamente dalla Cina pagano un’ulteriore tassa del 25%, secondo il regime fiscale introdotto da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html">Donald Trump</a> e mantenuto da Biden.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;intermediario tra Usa e Cina</h2>



<p>Dal canto suo il Messico è consapevole di essere sotto i riflettori, e l’anno scorso ha annunciato tariffe che vanno dal 5% al 25% su merci provenienti da Paesi come la Cina (anche se non è chiaro quanto e come il nuovo regime verrà applicato o influenzerà le importazioni). A dicembre, inoltre, il governo messicano ha firmato un memorandum d&#8217;intesa con gli Stati Uniti sul controllo degli <strong>investimenti esteri</strong> – compresi i nuovi impianti cinesi di veicoli elettrici – in relazione ai rischi per la sicurezza nazionale. </p>



<p>Come se non bastasse, a giugno sono in programma le elezioni presidenziali messicane che decreteranno chi sarà il successore di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/andres-manuel-lopez-obrador-presidente-del-messico.html">Andres Manuel Lopez Obrador</a>. In lizza troviamo due donne: <strong>Claudia Sheinbaum</strong>, portabandiera del partito MORENA al potere, appoggiata dall&#8217;attuale presidente e in rampa di lancio, e <strong>Xochitl Galvez</strong>, volto della coalizione di opposizione, composta da PAN, PRI e PRD. Le intenzioni di voto per Sheinbaum si aggirerebbero intorno al 64% a fronte del 31% della rivale. Molto distaccato, intorno al 5%, <strong>Jorge Alvarez Maynez</strong>, del partito Movimento Cittadino (di centrosinistra). Qualora dovesse vincere Sheinbaum, è lecito supporre che il nuovo leader del Paese riproponga l&#8217;agenda di Obrador, cercando dunque di ampliare le opzioni economiche a disposizione di Città del Messico, compresa la pista cinese. </p>



<p>Nel frattempo le aziende del Dragone hanno cambiato modo di fare affari con Washington. Alcune, come <strong>Hisense </strong>– che dal 2022 produce elettrodomestici e frigoriferi per il mercato nordamericano – ha piazzato uno stabilimento dal valore di 260 milioni di dollari in Messico, mentre le società automobilistiche<strong> SAIC Motors</strong> e <strong>JAC Motors</strong> hanno annunciato piani per costruire in loco impianti di assemblaggio. Va da sé, sempre in ottica mercato Usa. </p>



<p>In tutto questo troviamo chi vede l’integrazione tra Messico e Stati Uniti come la prova più evidente del successo nel <strong>disaccoppiamento </strong>Usa dalla Cina, e chi, al contrario, crede che il gigante asiatico stia cercando di migliorare le sue relazioni con il vicino statunitense per evitare sanzioni e tariffe. Insomma, l&#8217; &#8220;intermediario&#8221; Messico ha il potenziale per riscrivere, in un senso o nell&#8217;altro, i rapporti tra le due superpotenze del pianeta. Tutto o quasi dipenderà da chi, tra Usa e Cina, chi riuscirà ad attrarre prima il Paese latinoamericano alla propria <strong>sfera di influenza</strong>. Con investimenti, progetti e accordi milionari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/perche-il-messico-e-la-nuova-variabile-nei-rapporti-tra-usa-e-cina.html">Perché il Messico è la nuova variabile nei rapporti tra Usa e Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La presa dei narcos sul Messico</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/narcotraffico-messicano-riorganizza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jun 2022 01:44:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Narcotraffico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220610160709856_bbedc8ec42895375541802f777015ff5-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220610160709856_bbedc8ec42895375541802f777015ff5-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220610160709856_bbedc8ec42895375541802f777015ff5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220610160709856_bbedc8ec42895375541802f777015ff5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220610160709856_bbedc8ec42895375541802f777015ff5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220610160709856_bbedc8ec42895375541802f777015ff5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220610160709856_bbedc8ec42895375541802f777015ff5-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In poco meno di un decennio i gruppi armati del Messico sono letteralmente esplosi. Ora la geografia malavitosa del Paese conta 543 gruppi armati, di dimensioni e proiezione differenti. Per il Crisis Group, questi includono anche pattuglie di autodifesa e compagini con orientamento politico. Questo sviluppo è frutto di una ricomposizione che vede gli Stati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/criminalita/narcotraffico-messicano-riorganizza.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220610160709856_bbedc8ec42895375541802f777015ff5-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220610160709856_bbedc8ec42895375541802f777015ff5-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220610160709856_bbedc8ec42895375541802f777015ff5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220610160709856_bbedc8ec42895375541802f777015ff5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220610160709856_bbedc8ec42895375541802f777015ff5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220610160709856_bbedc8ec42895375541802f777015ff5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220610160709856_bbedc8ec42895375541802f777015ff5-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>In poco meno di un decennio i gruppi armati del Messico sono letteralmente esplosi. Ora la geografia malavitosa del Paese conta 543 gruppi armati, di dimensioni e proiezione differenti. Per il <strong>Crisis Group</strong>, questi includono anche pattuglie di autodifesa e compagini con orientamento politico. Questo sviluppo è frutto di una ricomposizione che vede gli Stati di Sonora, Chihuahua, Michoacán, Guerrero e Tamaulipas, fra quelli che registrano il numero più alto, in comparazione con la situazione in Baja California Sur, Yucatán, Campeche, Tabasco, Tlaxcala e Nayarit, dove ne sono state rilevati da uno a tre. La proliferazione di nuclei delittuosi accentua l’aggressività tra fazioni e l’allarme nella cittadinanza.</p>
<p>Almeno 212 agiscono nella galassia dei cartelli della droga, fra cui spicca quello di <strong>Sinaloa</strong>, la cui articolazione gli ha guadagnato la denominazione di <strong>La Federación</strong>. Circa 107 hanno avuto origine da divisioni di cartelli come Los Zetas, che nel 2010 governavano il contrabbando da Tamaulipas al Guatemala, e dopo gli attacchi del <strong>Cártel Jalisco Nueva Generación</strong> (Cjng), soprannominato Mata Zetas, oggi si sono separati nel <strong>Cártel del Noreste</strong> e gli <strong>Zetas Vieja Escuela</strong>. Intorno a 87 si sono alleati a organizzazioni delinquenziali di diversa natura, su base territoriale o di contingenza. Lo studio rivela che 10 sono frutto di concentrazioni sotto una nomenclatura unica, come i <strong>Carteles Unidos</strong>, in lotta contro il Cjng a Michoacán.</p>
<p>Secondo il centro di ricerca <strong>Cide</strong>, è il Cjng di Nemesio Oseguera Cervantes, detto<em> El Mencho</em> &#8211; sul quale è stata posta una taglia di 10 milioni di dollari -, ad avere maggiore incidenza in Messico, essendo radicato in ventitré stati, seguito dal cartello di Sinaloa in quattordici, e la <strong>Nueva Familia Michoacana</strong> in otto. Città del Messico è il luogo in cui si accentra la criminalità. L’indagine indica che vi si trovino 51 formazioni, coinvolte in furti, estorsioni, sequestri, vendita di stupefacenti e omicidi. Di queste, 17 si disputano la supremazia nella capitale e sono oggetto di attenzione da parte delle autorità per il loro incremento esponenziale e pericolosità.</p>
<p>Gli interventi di contrasto, tuttavia, producono risvolti inaspettati e rischiosi. La cattura di figure di spicco del Cjng, proprio a partire dal conseguente dissesto interno, ha scatenato un’ondata di violenza a Città del Messico, per la conquista dei municipi sotto il dominio della <strong>Unión Tepito</strong>. L’abbattimento del <em>leader</em> di <strong>Tláhuac</strong>, Felipe de Jesús Pérez Luna, detto <em>El Ojos</em>, invece, ha indotto l’accorpamento della banda colombiana alleata, <strong>Gota a Gota</strong>, dedita al taglieggiamento di persone comuni, al cartello di Sinaloa. Proprio quest’ultimo sta tentando una scalata nella capitale, grazie a nuove cellule come quella di Ángela Quintero Muñoz, detta <em>La Güera</em>.</p>
<p><figure id="attachment_358649" aria-describedby="caption-attachment-358649" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-358649" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524171711930_5e49900546a1ce84f06e0b575d92d7a4-1024x683.jpg" alt="Il Messico sequestra grandi quantità di dollari in droga" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524171711930_5e49900546a1ce84f06e0b575d92d7a4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524171711930_5e49900546a1ce84f06e0b575d92d7a4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524171711930_5e49900546a1ce84f06e0b575d92d7a4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524171711930_5e49900546a1ce84f06e0b575d92d7a4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524171711930_5e49900546a1ce84f06e0b575d92d7a4-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220524171711930_5e49900546a1ce84f06e0b575d92d7a4-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-358649" class="wp-caption-text">Il Segretario alla Difesa messicano, Luis Cresencio Sandoval, parla durante una conferenza stampa al Palazzo Nazionale di Città del Messico</figcaption></figure></p>
<p>Malgrado a Città del Messico, su segnalazione della segreteria per la sicurezza, siano state sgominate 156 unità in due anni, molte delle quali vincolate al Cjng e la Unión Tepito, ne sono sorte altre legate al cartello di Sinaloa e ad Agustín Robles López, proprietario di svariati domicili, utilizzati per immagazzinare droga e armi e difesi da <strong>Los Maceros</strong> e <strong>Don Agus</strong>, autori di molteplici esecuzioni di rivali.</p>
<p>In aggiunta, si sono installati <strong>Los Malcriados 3AD</strong>, specializzati nell’accertamento dei movimenti della polizia grazie a una flotta di taxi che perlustra le zone calde, <strong>Los Tanzanios</strong>, fondati da un ex militare e con un autentico <em>bunker</em> per sede centrale, <strong>Los Rodolfos</strong>, presenti anche nello sfruttamento illegale di legnami pregiati, <strong>Los Baltas</strong>, con potenti gangli di infiltrazione nello stato, e la <em>gang</em> di <em>El Güero Fresa</em>, nota per la confisca di proprietà private, inclusi appartamenti.</p>
<h2>I limiti della guerra ai narcos</h2>
<p>La prima guerra ai <em>narcos</em> venne sferrata in Messico nel 2006, dall’allora presidente, Felipe Calderón, attraverso un’intensa tattica militare, con l’obiettivo di combattere le attività illecite e proteggere la cittadinanza. Questa modalità venne protratta da Enrique Peña Nieto, succeduto alla presidenza nel 2012, ed è stata intensificata da Andrés Manuel López Obrador, entrato in carica nel 2018. Sedici anni dopo, le cose non sono cambiate, e se possibile, sono peggiorate. Da marzo del 2021 a dicembre dello stesso anno, la percezione di insicurezza della popolazione è, infatti, aumentata dal 66 al 68%, suffragata da cospicue violazioni dei diritti umani.</p>
<p>La militarizzazione ha condotto ad avere fino a 45 mila soldati sorvegliando le strade, e 6.500 federali impegnati nel campo di investigazioni e operativi, oltre alla gestione di porti e dogane in mano all’esercito, tutti accompagnati, se non coordinati, dai <a href="https://it.insideover.com/politica/alta-tensione-fra-messico-e-stati-uniti.html">reparti speciali</a> della <strong>Drug Enforcement Administration</strong> (<strong>Dea</strong>) degli Stati Uniti. Fino al momento, però, lo scopo privilegiato è stato quello di perseguire e incarcerare i trafficanti, in particolare i signori della droga, senza alcun piano di contingenza. L’idea, o l’illusione, è stata quella che, tagliata la testa delle organizzazioni, le stesse avrebbero perduto forza o si sarebbero smantellate. Pur avendo subito dei duri colpi, queste si sono ricostituite e, in alcuni casi, rafforzate, mediante inedite agglomerazioni e coalizioni.</p>
<p>Si tratta del cosiddetto effetto <em>cucaracha</em>, o scarafaggio, ovvero della reazione che si scatena all’eliminare la cupola. Già all’epoca di Calderón si era osservato che la strategia provocava più danni che benefici, in quanto la frammentazione dei cartelli suscitava una moltiplicazione di gruppi minori nel Paese, con uguale impatto violento nella società, o l’irrobustimento dei concorrenti. Per esempio, nel 2009, 33 dei 37 <em>boss</em> della lista ufficiale erano stati rimossi dal gioco, ma entro il 2015 la cifra si era innalzata a 122. Alla stessa maniera, nel 2021, sono stati identificati 16 grandi cartelli, mentre nel 2015 erano solo 9 a controllare le rotte. Inoltre, l’approccio non ha contemplato un trattamento sistemico del problema della creazione di un’economia interdipendente con il narcotraffico e la sua relazione con gli indici di povertà.</p>
<p>L’immissione di sostanze allucinogene su un mercato, dipende in larga misura dalla domanda e la sua ampiezza. Gli Stati Uniti sono fra i principali consumatori di cocaina al mondo. Nel 2021, le morti per lesioni intenzionali, o overdose, hanno superato del 30% il rilevamento precedente e gli esperti parlano in termini di un’epidemia. Risulta evidente che Washington e il Messico hanno fallito nei procedimenti. Soprattutto, non hanno saputo analizzare e rimuovere le cause strutturali dell’emarginazione e l’esclusione dai benefici della crescita economica, da un lato, e il disagio sociale e psicologico, nonché le ripercussioni estreme di consumismo ed edonismo, dall’altro.</p>
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		<title>Una nuova grande carovana di migranti punta agli Stati Uniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/grande-carovana-migranti-messico-stati-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jun 2022 06:10:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[carovana migranti]]></category>
		<category><![CDATA[confine USA-Messico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1264" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220606143305558_cd4568b64e7842ec8d840f1e078e9580-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Carovana di migranti chiede protezione alla Commissione per i diritti umani in Messico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220606143305558_cd4568b64e7842ec8d840f1e078e9580-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220606143305558_cd4568b64e7842ec8d840f1e078e9580-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220606143305558_cd4568b64e7842ec8d840f1e078e9580-1024x674.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220606143305558_cd4568b64e7842ec8d840f1e078e9580-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220606143305558_cd4568b64e7842ec8d840f1e078e9580-1536x1011.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220606143305558_cd4568b64e7842ec8d840f1e078e9580-2048x1348.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono quasi 15mila le persone che vogliono attraversare il Messico fino agli Stati Uniti. Non è la prima carovana di migranti che lascia Tapachula, una soffocante città al confine tra Messico e Guatemala, ma questa potrebbe essere la più grande mai registrata. 11mila persone sono pronte a partire, ma si stima che potrebbero diventare presto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/grande-carovana-migranti-messico-stati-uniti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1264" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220606143305558_cd4568b64e7842ec8d840f1e078e9580-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Carovana di migranti chiede protezione alla Commissione per i diritti umani in Messico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220606143305558_cd4568b64e7842ec8d840f1e078e9580-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220606143305558_cd4568b64e7842ec8d840f1e078e9580-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220606143305558_cd4568b64e7842ec8d840f1e078e9580-1024x674.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220606143305558_cd4568b64e7842ec8d840f1e078e9580-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220606143305558_cd4568b64e7842ec8d840f1e078e9580-1536x1011.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220606143305558_cd4568b64e7842ec8d840f1e078e9580-2048x1348.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sono quasi<strong> 15mila</strong> le persone che vogliono attraversare il <strong>Messico</strong> fino agli <strong>Stati Uniti</strong>. Non è la prima carovana di migranti che lascia <strong>Tapachula</strong>, una soffocante città al confine tra Messico e Guatemala, ma questa potrebbe essere la più grande mai registrata. 11mila persone sono pronte a partire, ma si stima che potrebbero diventare presto 15mila.</p>
<p><strong>Luís Villagrán</strong>, organizzatore della carovana e direttore del <strong>Centro per la Dignità Umana</strong> senza scopo di lucro, ha affermato che “questa è la più grande migrazione umana di massa che abbia visto negli ultimi dieci anni”. La maggior parte sono donne e bambini di tutte le fasce di età. Rannicchiati vicinissimi l’uno all’altro per proteggersi, il loro obiettivo è attraversare il Messico attraverso la rotta costiera, una strada di non facile percorrenza a causa delle colate di fango dovute all’uragano <strong>Agatha</strong>, che in questi giorni ha devastato le terre messicane, oltre alle difficoltà dovute al sole.</p>
<p>Molti arrivano da Venezuela, Cuba e Nicaragua, i tre paesi in cui <a href="https://time.com/6184340/summit-of-the-americas/">Joe Biden si è rifiutato</a> di inviare governanti autoritari alla vigilia del <strong>Summit delle Americhe</strong>, che si svolgerà la prossima settimana a Los Angeles. Ci sono inoltre haitiani, salvadoregni, honduregni, guatemaltechi e anche cittadini dell’India, del Bangladesh e di diversi paesi africani.</p>
<p>L’<strong>Istituto Nazionale Messicano per la Migrazione</strong> (Inm) ha scritto a Villagrán di sostenere i membri della carovana e che si sarebbe impegnato ad aiutare i più bisognosi. Nella lettera si legge anche che la carovana è il risultato del grande flusso di migrazione da quasi tutti i paesi delle Americhe verso gli Stati Uniti negli ultimi anni e la causa è l’alto tasso di violenza e instabilità economica nel continente.</p>
<p>È la prima volta che il governo messicano risponde a una carovana prima che parta e questo potrebbe essere un segnale di cambiamento nel modo in cui le autorità rispondono ai grandi gruppi di migranti. Infatti, “l’immigrazione è usata come strumento politico. Queste donne e questi bambini sono come monete da scambiare. È molto probabile che (Il presidente messicano Andres Manuel Lopez) Obrador voglia usare questa roulotte per sembrare un umanitario prima del Vertice delle Americhe”, sostiene Villagrán.</p>
<p>I cittadini intenti a migrare sono ben consapevoli dei rischi che dovranno affrontare. Negli ultimi tempi, la Guardia Nazionale del Messico ha risposto sempre più violentemente ai migranti. Lo stesso Villagrán, che ad aprile aveva organizzato una carovana più contenuta, fu aggredito dalle truppe della Guardia Nazionale. Quest’ultima a Tapachula viene utilizzata per radunare i gruppi di migranti indisciplinati davanti all’ufficio dell’Inm della città, dove molta gente attende settimane o mesi per ottenere il <strong>visto umanitario</strong> per poter lasciare la città.</p>
<p>Prima di poter partire, Villagrán ha richiesto che vengano rilasciati i visti umanitari, affinché il gruppo possa passare i controlli senza essere arrestato o attaccato dalla Guardia Nazionale messicana. Infatti, chiunque tenti di passare senza essere in possesso del visto, viene rimandato a Tapachula e obbligato ad attendere mesi per documenti che potrebbero non arrivare.</p>
<p>A Tapachula i migranti sono aumentati a dismisura negli ultimi tre mesi, arrivando a riempire i centri di accoglienza che un tempo ospitavano un massimo di 400 persone con oltre 2mila. Le condizioni di vita a cui sono costretti sono insostenibili: bagni putridi, cibo che scarseggia, e alcuni di loro dormono nei corridoi.</p>
<p><figure id="attachment_359884" aria-describedby="caption-attachment-359884" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-359884" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220606143414862_207bd85c9c78517d7b98b5e9e8ab93cb-1024x683.jpg" alt="I migranti protestano in Messico" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220606143414862_207bd85c9c78517d7b98b5e9e8ab93cb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220606143414862_207bd85c9c78517d7b98b5e9e8ab93cb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220606143414862_207bd85c9c78517d7b98b5e9e8ab93cb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220606143414862_207bd85c9c78517d7b98b5e9e8ab93cb-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220606143414862_207bd85c9c78517d7b98b5e9e8ab93cb-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220606143414862_207bd85c9c78517d7b98b5e9e8ab93cb-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-359884" class="wp-caption-text">Migranti partecipano a una manifestazione per chiedere i documenti, nella città di Tapachula, stato del Chiapas, Messico, 10 febbraio 2022</figcaption></figure></p>
<p>Diverse sono state le manifestazioni e le marce di protesta organizzate in questi mesi per richiedere di poter partire legalmente e questa domenica centinaia di migranti hanno manifestato a Tapachula per chiedere alle autorità di consentire loro di partire questo lunedì e fermare i raid contro gli immigrati privi di documenti. Villagrán ha denunciato che agenti dell&#8217;Inm, nonostante il sostegno millantato nella lettere di cui si è precedentemente parlato, hanno fatto irruzione in alberghi e case in cerca di migranti.</p>
<h2>Biden e la politica al confine</h2>
<p>Da quando è entrato in carica, il presidente Joe Biden ha dovuto fronteggiare diverse pressioni sulla gestione del confine tra Stati Uniti e Messico, creando divisioni tra i membri del suo stesso partito, dovute alla decisione dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie di revocare il <strong>titolo 42</strong>. Si tratta di un’ordinanza che mirava a fermare la diffusione del Covid-19 e che ha consentito alle autorità di espellere celermente i migranti ai confini con gli States. Il primo aprile era stata annunciata la revoca dell’ordine, poiché ritenuto non più necessario, e la scadenza era prevista per il 23 maggio. L’annuncio della revoca ha scatenato un dibattito in cui l’interrogativo principale è stato se sarebbero stati in grado di gestire un aumento di migranti al confine, conseguenza altamente probabile.</p>
<p>Le restrizioni imposte alle frontiere sono state controverse sin da quando sono state annunciate durante l’amministrazione Trump. I difensori dei diritti degli immigrati sostengono già da tempo che la salute pubblica fosse solo un pretesto per tenere gli immigrati fuori dal paese e anche<a href="https://edition.cnn.com/2020/05/18/politics/border-closure-public-health/index.html"> gli esperti di salute pubblica</a> avevano criticato la politica, ritenendola ingiustificata dalle circostanze.</p>
<p>Da quando è stata approvata, le autorità hanno espulso i migranti al confine più di 1,8 milioni di volte in due anni, secondo i dati della <a href="https://www.cbp.gov/newsroom/stats/nationwide-encounters">Us Custioms and Border Protection</a>. Il sistema di asilo degli Stati Uniti si è quindi bloccato, limitando anche i migranti intenti a fuggire dalla persecuzione. Secondo quanto affermato da <a href="https://www.humanrightsfirst.org/press-release/marking-two-years-illegal-inhumane-title-42-expulsions-nearly-10000-violent-attacks">Human Rights First</a>, da quando Biden è in carica, si sono verificati quasi 10mila casi di rapimento, tortura, stupro e altri attacchi violenti a persone bloccate o rimandate in Messico a causa del titolo 42. I migranti, però, non hanno mai smesso di tentare l’attraversamento del confine.</p>
<p>Non era difficile prevedere un aumento consistente delle migrazioni, che sono in una certa misura stagionali. Il numero di persone che tentano di attraversare il confine tende ad aumentare in primavera. A questo bisogna aggiungere che le difficoltà economiche della pandemia hanno intensificato ulteriormente le tendenze migratorie.</p>
<p>Ciò che sta accadendo è perfettamente in linea con le numerose previsioni di funzionari, politici ed esperti sull’aumento di migrazioni in seguito alla caduta del titolo 42. L’interrogativo che permane è se si siano realmente preparati per evitare strutture sovraffollate e un sistema sopraffatto.</p>
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		<title>Alta tensione fra Messico e Stati Uniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/alta-tensione-fra-messico-e-stati-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 May 2022 10:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[messico]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Stati Uniti-America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220502120021864_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_769574.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220502120021864_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_769574.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220502120021864_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_769574-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220502120021864_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_769574-1024x679.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220502120021864_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_769574-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220502120021864_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_769574-1536x1018.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le autorità messicane hanno dissolto il nucleo d’élite dell’agenzia antidroga americana (Dea per la sigla in inglese), composto da agenti di entrambi i Paesi che, in un quarto di secolo, aveva condotto operazioni importanti, come la cattura di Joaquín &#8220;El Chapo&#8221; Guzmán, capo del cartello di Sinaloa, avvenuta nel 2016. Era parte del gruppo di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/alta-tensione-fra-messico-e-stati-uniti.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220502120021864_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_769574.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220502120021864_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_769574.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220502120021864_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_769574-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220502120021864_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_769574-1024x679.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220502120021864_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_769574-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220502120021864_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_769574-1536x1018.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Le autorità messicane hanno dissolto il nucleo d’élite dell’agenzia antidroga americana (Dea per la sigla in inglese), composto da agenti di entrambi i Paesi che, in un quarto di secolo, aveva condotto operazioni importanti, come la cattura di <strong>Joaquín &#8220;El Chapo&#8221;</strong> <strong>Guzmán</strong>, capo del cartello di Sinaloa, avvenuta nel 2016. Era parte del gruppo di unità investigative speciali (Siu), presenti in quindici stati, e considerate imprescindibili da Washington per la lotta alle reti criminali del narcotraffico.</p>
<p>La Dea sta cercando di ridurre i decessi per <em>overdose</em> che lo scorso anno negli Stati Uniti hanno superato i 100 mila, nella maggioranza dei casi legati all’uso di sostanze stupefacenti sintetiche. La Siu messicana era ubicata in quello che è considerato uno degli epicentri della produzione di fentanil. La guerra scatenata contro i cartelli, tuttavia, se da un lato riduce il contrabbando verso gli Stati Uniti, dall’altro genera un incremento di violenza nelle strade del Messico, dove nel 2021 si sono registrati oltre 33 mila omicidi.</p>
<h2>La stretta del Messico sulle forze Usa</h2>
<p>Il presidente, <strong>Andrés Manuel López Obrador</strong>, preoccupato per lo spargimento di sangue provocato dalle misure di mano dura, si è proposto di applicare tattiche meno belligeranti, impegnandosi ad affrontare le cause strutturali di povertà ed emarginazione. Inoltre, nel momento della sua investitura, nel 2018, aveva annunciato una riforma integrale della politica di sicurezza e i suoi apparati. López Obrador ha messo in discussione la Siu, affermando che svolgeva funzioni di <em>intelligence</em> e interferenza nella sovranità nazionale.</p>
<p>Queste unità, addestrate in Virginia, spesso finiscono per funzionare in maniera indipendente dai governi ospite, mentre conservano un filo diretto con l’amministrazione statunitense che le finanzia. López Obrador, nel 2019, sospese le attività della polizia federale, nella quale si era incapsulata la Siu, per creare la guardia nazionale, e la base venne trasferita nella giurisdizione dell’amministrazione aeroportuaria. Alla fine del 2020, abrogò l’immunità diplomatica degli agenti stranieri e obbligò per legge i funzionari locali a redigere rapporti sulle interazioni con questi.</p>
<p>Il fatto che il provvedimento, preso l’anno passato, sia stato reso noto solo ad aprile, con commenti lapidari del presidente, si somma agli elementi che rivelano che le relazioni fra il Messico e gli Stati Uniti, dopo un progressivo deterioramento, segnato da decisioni forti, sono arrivate a un punto di crisi. Parla altresì della difficoltà sperimentata da una potenza media latinoamericana per salvaguardare la propria indipendenza negli affari interni, rispetto all’ingombrante vicino.</p>
<h2>La guerra dell&#8217;informazione degli Usa</h2>
<p>Washington è impegnata in una campagna, sullo stile di quelle già usate per diffondere false notizie o innescare provocazioni, attraverso la quale il Messico viene dipinto, senza mezzi termini, una nazione allo sbando, con istituzioni al collasso, corrotta, e inadeguata nel governo della cosa pubblica e il mantenimento dell’ordine. Non sono mancati attacchi personali alla famiglia del presidente. I cittadini statunitensi vengono dissuasi dal viaggiare in Messico, colpendo l’industria turistica, ed è stato posto un veto all’importazione di avocado. In aggiunta, si accusa il governo di ospitare un numero senza eguali di <a href="https://it.insideover.com/politica/spie-russe-in-messico-laccusa-degli-stati-uniti.html">spie russe</a>, che minaccerebbero la stabilità degli Stati Uniti. Di conseguenza, il comando nord è stato allertato e la frontiera militarizzata.</p>
<p>Il Messico ha ribattuto con l’assertività che gli viene dalla facoltà di aprire il rubinetto del flusso di <a href="https://it.insideover.com/politica/migrazioni-moneta-di-scambio-nel-primo-anno-dellera-biden.html">immigrati irregolari</a> che si ammassano sul confine fra i due paesi. I danni della macchina mediatica statunitense, però, non sono mai del tutto prevedibili. La recrudescenza dei toni non è una coincidenza, dato che ha preso forma nel contesto del progetto di legge per la riforma elettrica, per il fallimento del quale si sono messi in gioco pezzi da novanta come John Kerry, ex segretario di Stato e inviato speciale per la gestione del clima e le emergenze climatiche, e lo stesso <strong>Joe Biden</strong>, oltre alla segretaria per il commercio, Katherine Tai, e quella per l’energia Jennifer Granholm.</p>
<p>Il progetto prevedeva che l’energia fosse gestita al 54% dalla commissione federale di elettricità, contro il 38% attuale, e al 62% da privati e stranieri, fra cui si annovera un alto numero di imprese americane, per 10 mila milioni di dollari di investimenti. Gli Stati Uniti lo considerano una violazione agli accordi commerciali di libero scambio. La sua bocciatura, da parte dei quattro partiti dell’opposizione, è stata definita da López Obrador un tradimento alla patria. Lo stesso giorno della votazione, quindi, ha risposto alla <em>lobby</em> sostenuta da Washington, con un’iniziativa presidenziale per garantire che il litio, e le sue catene di valore, siano di uso e beneficio esclusivo dello stato.</p>
<h2>La guerra del litio</h2>
<p>Il Messico è il decimo dei 23 paesi con riserve di questo materiale e possiede la miniera più grande del mondo a Sonora, con 243 milioni di tonnellate, valutate 70 mila dollari la tonnellata. Il Paese si trova ancora nella fase di esplorazione e non sono disponibili numeri definitivi, ma il servizio geologico ha identificato giacimenti a Chihuahua, Coahuila, Zacatecas e San Luis Potosí. L’importanza nell’economia nazionale gira intorno al dato che, con un valore complessivo stimato in 49.5 mila miliardi di pesos, il ricavato dello sfruttamento del litio potrebbe coprire 4.5 volte il debito estero.</p>
<p>L’iniziativa approvata, a maggioranza semplice, il 19 aprile, è paragonabile all’espropriazione dell’estrazione del petrolio e riguarda una risorsa strategica per la transizione energetica, grazie all’alta capacità del metallo di immagazzinare energia elettrica. Negli ultimi giorni, López Obrador ha, poi, annunciato una riunione con i governi del “triangolo del litio” &#8211; Argentina, Bolivia e Cile -, per apprendere dall’esperienza di nazionalizzazione della Bolivia e realizzare un lavoro comune. Questi paesi integrano un’alleanza progressista che non è vista di buon occhio da Washington e che, con probabilità, si estenderà nel <a href="https://it.insideover.com/politica/colombia-libera-stati-uniti.html">prossimo futuro</a>. Si attendono reazioni.</p>
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		<title>Spie russe in Messico: l’accusa degli Stati Uniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/spie-russe-in-messico-laccusa-degli-stati-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Apr 2022 05:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[messico]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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<p>Il capo del comando nord, generale Glen VanHerck, ha informato il senato degli Stati Uniti che la Russia avrebbe dispiegato in Messico il numero maggiore di spie che in qualsiasi altro paese nel mondo. L’informazione viene diffusa in parallelo ai reclami dell’ambasciatore americano, Ken Salazar, per una funzione che, nel congresso, ha inaugurato il gruppo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/spie-russe-in-messico-laccusa-degli-stati-uniti.html">[...]</a></p>
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<p>Nella sessione della commissione parlamentare sulla difesa, VanHerck ha comunicato che il servizio di spionaggio militare Glávnoye Razvédyvatelnoye Upravlenie (Gru), il più potente dei tre di cui è dotata la Russia e addestrato per missioni di alto rischio, sarebbe posizionato in Messico, attraverso un’importante base operativa, con il mandato di incursionare negli Stati Uniti e influire nelle decisioni interne e la sicurezza nazionale. Secondo il generale, l’instabilità creata dai cartelli del narcotraffico, con una fitta rete di corruzione nello stato e l’incessante violenza sociale, genera opportunità per azioni mirate ai danni degli interessi statunitensi. Inoltre, Cina e Russia avrebbero intensificato le campagne di disinformazione contro l’amministrazione Biden nell’area geostrategica di responsabilità del comando. VanHerck è parte di una corrente di pensiero che identifica nella Russia il vero pericolo per gli Stati Uniti, per via della sua capacità bellica, e non la Cina, considerata una minaccia di lungo termine. Le affermazioni, non suffragate da prove, sono state dismesse dal Cremlino come propaganda priva di fondamento con il solo scopo di isolarlo.</p>
<p>Per tale clima di accusa, ha giocato a favore la notizia che uno scienziato messicano, Héctor Alejandro Cabrera Fuentes, arrestato all’aeroporto di Miami, lo scorso febbraio, si sia dichiarato colpevole, in una corte degli Stati Uniti, di essere un agente di Mosca. Cabrera Fuentes aveva stabilito contatti con funzionari russi, durante un dottorato in medicina in Europa e, in seguito, avrebbe ricevuto istruzioni di localizzare il veicolo di un agente del Fbi. La tempistica delle dichiarazioni di VanHerck, e di quelle dell’ex procuratore generale William Barr, il quale, solo pochi giorni prima, aveva annunciato che López Obrador, a fronte della <em>escalation</em> criminale, avrebbe perso il controllo del paese, preparano il terreno alla militarizzazione della frontiera con il Messico, cominciata con il dispiegamento di 2.050 truppe della guardia nazionale, con la copertura dell’aviazione, per il rilevamento e l’analisi di <em>intelligence</em>. Barr, nel 1989, consigliere legale della presidenza, giustificò l’invasione del Panama. All’audizione ha assistito anche, Laura Richardson, generale del comando sud, che si estende dal Centroamerica alla Patagonia, confermando la versione esposta dal collega, circostanza che incute preoccupazione nell’intera regione.</p>
<p>La Gru venne creata nel 1918 dal consiglio militare rivoluzionario dell’Armata Rossa, sotto la guida di Leon Trotsky. Il suo obiettivo iniziale fu quello di coordinare le agenzie dell’esercito, per questa ragione rimase a lungo sconosciuta ai servizi stranieri. Sopravvissuta alla dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, le si attribuisce la diffusione dei messaggi di posta elettronica di Hillary Clinton che influirono sulla sua corsa alla Casa Bianca, un tentativo di colpo di stato in Montenegro, e l’avvelenamento della ex spia russa, Sergei Skripal, in Gran Bretagna. López Obrador ha assicurato di non avere informazioni sulla supposta presenza massicia di personale della Gru, aggiungendo che pur rispettando la libera espressione delle idee, il Messico è indipendente e sovrano e, soprattutto, non è colonia di nessuno. Non va dimenticato che, nel 1848, venne costretto a cedere il 55 per cento del proprio territorio, a causa dell’aggressione degli Stati Uniti e la sua prolongata occupazione; e, negli ultimi mesi, sta affrontando una crisi di governo per l’<a href="https://it.insideover.com/economia/buoni-e-cattivi-in-america-latina-la-strategia-gli-usa-per-controllare-il-cortile-di-casa.html">intromissione di Washington</a> nella strategia energetica nazionale.</p>
<p>Nel mezzo della confrontazione tra Russia, Stati Uniti, e i membri dell’alleanza atlantica, sull’allargamento a est della Nato, e l’equilibrio dei poteri nel nuovo ordine mondiale, sebbene il governo messicano abbia votato a favore di una risoluzione delle Nazioni Unite a condanna della guerra in Ucraina, si è rifiutato di aderire alle sanzioni economiche contro la Russia, rivendicando indipendenza nella propria politica estera. Non solo non ha esaudito la richiesta di Kiev di aiuti militari, ma ha espresso il proprio dissenso rispetto all’armamento dell’Ucraina ad opera di attori esterni. Per Washington, questa risolutezza costituisce una preoccupante crepa nella posizione di un paese chiave in America Latina, regione dove la Russia conta con un seguito non comparabile altrove. In tre anni, il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, ha visitato il Messico in due occasioni, il suo omologo è stato ricevuto a Mosca, e l’anno scorso Putin ha sostenuto colloqui diretti con il <em>premier</em> messicano.</p>
<p>Ció di cui non si è parlato a sufficienza è il fatto che uno degli acquartieramenti di punta della Central Intelligence Agency (Cia), dall’inizio della guerra fredda, si trova in Messico. Servita per pianificare e portare a termine colpi di stato, supportare regimi dittatoriali, coordinare l&#8217;addestramento di squadroni della morte, e favorire repressioni violente fino al genocidio, continua a funzionare da centro strategico per lo spionaggio in tutta l’America Latina. Alla Cia, si sommano le operazioni dell’<em>intelligence</em> militare (Dia), dell’agenzia di sicurezza nazionale (Nsa), e dell’iniziativa nazionale per l’investigazione di attività sospette (Nsi). Non a caso, l’ambasciata degli Stati Uniti a Città del Messico conta con oltre mille funzionari.</p>
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		<title>La &#8220;bomba a orologeria&#8221; alle porte degli Stati Uniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/colombia-libera-stati-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Apr 2022 15:26:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti d'America]]></category>
		<category><![CDATA[Wikileaks]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022041117254193_2f34c7fac026fecdaf7b583cb153320c-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022041117254193_2f34c7fac026fecdaf7b583cb153320c-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022041117254193_2f34c7fac026fecdaf7b583cb153320c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022041117254193_2f34c7fac026fecdaf7b583cb153320c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022041117254193_2f34c7fac026fecdaf7b583cb153320c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022041117254193_2f34c7fac026fecdaf7b583cb153320c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022041117254193_2f34c7fac026fecdaf7b583cb153320c-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con l’affermazione di Gustavo Petro, facente parte dell&#8217;alleanza delle forze progressiste colombiane Pacto Histórico, si sono conclusi nel paese il rinnovo delle camere del parlamento e le primarie delle coalizioni che parteciperanno al primo turno delle presidenziali, previsto per il 29 maggio. Petro ha dominato la scena, assicurando il numero maggiore di senatori (16) e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/colombia-libera-stati-uniti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022041117254193_2f34c7fac026fecdaf7b583cb153320c-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022041117254193_2f34c7fac026fecdaf7b583cb153320c-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022041117254193_2f34c7fac026fecdaf7b583cb153320c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022041117254193_2f34c7fac026fecdaf7b583cb153320c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022041117254193_2f34c7fac026fecdaf7b583cb153320c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022041117254193_2f34c7fac026fecdaf7b583cb153320c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_2022041117254193_2f34c7fac026fecdaf7b583cb153320c-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Con l’affermazione di <strong>Gustavo Petro</strong>, facente parte dell&#8217;alleanza delle forze progressiste colombiane <strong><em>Pacto Histórico</em></strong>, si sono conclusi nel paese il rinnovo delle camere del parlamento e le primarie delle coalizioni che parteciperanno al primo turno delle presidenziali, previsto per il <strong>29 maggio</strong>. Petro ha dominato la scena, assicurando il numero maggiore di senatori (16) e deputati (25) di sinistra nella storia della Colombia. Il dato riflette l’affondamento delle aree di centro e centro-destra, allineate con la politica estera di <strong>Washington</strong> in America Latina, caratterizzata dall’antagonismo nei confronti di Bolivia, Cuba, Nicaragua e Venezuela, e attraversata da divergenze con Argentina, Brasile e Messico. Una possibile vittoria di Petro e del <em>Pacto Histórico</em> costituisce, di fatto, una <strong>bomba a orologeria</strong> per gli Stati Uniti, in relazione ai delicati equilibri politici, economici e commerciali della regione, e alla pressione esercitata su <strong>Nicolás Maduro</strong>, in diverse fasi e metodi, a partire da interventi sul confine territoriale fra Venezuela e Colombia, e al peso esercitato nell’<strong>Organizzazione degli Stati Americani</strong> (Oea).</p>
<p>Sul fronte opposto, in un contesto di marcata polarizzazione, si trova il candidato di destra, <strong>Federico Gutiérrez</strong>, <em>alias</em> <strong>Fico</strong>, già sindaco di Medellín. Quest&#8217;ultimo deve risolvere l’incognita dell’appoggio del <em>Centro Esperanza</em>, di gran lunga depotenziato alle urne, e del <em>Centro </em><i>Democratico</i>, partito dell’ex presidente Álvaro Uribe, passato a quinta formazione nel senato dopo il ritiro del suo uomo di punta dalla competizione. Fico rappresenta un’alternativa solida per i conservatori, ma si attende di sapere se riuscirà ad orchestrare una manovra, complessa nel linguaggio e nella pratica, per guadagnare i voti dell’<em>uribismo</em> e, al contempo, evitare di esservi associato. Uribe ha infatti determinato l’elezione di tutti i <em>premier </em>dalla sua uscita, tranne il secondo mandato di Juan Manuel Santos, considerando che, per la prima volta in vent’anni, sarebbe un deterrente. Tra l’altro, il trionfo della sinistra denota capacità di aggregazione, grazie alla simpatia espressa nei confronti di Petro dal <em>Partido Liberal</em> dell’ex presidente César Gaviria e alla presenza della popolare <em>leader</em> ambientalista afro-colombiana <strong>Francia Márquez</strong>, vincitrice del Goldman Environmental Prize, il Nobel per l&#8217;ambiente, e fra le 100 donne fonti di ispirazione nel mondo secondo la Bbc.</p>
<h2>Le difficoltà per Fico</h2>
<p>I temi classici della destra, che fanno perno su sicurezza, ordine, opportunità e amore per la patria, potrebbero non essere sufficienti per lo sceriffo di Medellín così come lo si conosce. Per prevalere, vanno conciliate le variegate anime del conservatorismo e riorientate a suo favore quelle di un centro alla deriva. L’operazione contiene alcuni livelli di contraddizione che potrebbero giocare contro la sua credibilità. Al contrario di quanto accadde nel 2018, l’eventualità di un governo di sinistra non è percepita come un pericolo da guerra fredda e gran parte dell’elettorato non vede nemici nel Venezuela, Russia o Cina, al pari dell’amministrazione Biden. Il lavoro di tessitura dei <a href="https://it.insideover.com/politica/lasse-tra-messico-e-argentina-modifica-gli-equilibri-in-america-latina.html">progressisti latinoamerican</a>i &#8211; <a href="https://it.insideover.com/politica/argentina-avanguardia-progressista.html">Alberto Fernández</a> per l’Argentina, e Andrés Manuel López Obrador per il Messico -, la recente installazione di Gabriel Boric in Cile e il previsto ritorno di Luiz Inácio Lula da Silva in Brasile, fanno da sfondo propizio. Petro darebbe una spinta al ridisegno che si viene auspicando all’interno dell’infrastruttura politico-istituzionale e della cooperazione regionale, Oea in testa, attraverso la quale gli Stati Uniti hanno promosso i propri interessi nazionali, per esempio pilotando la fuoriuscita di <a href="https://it.insideover.com/politica/dubbi-sulla-frode-elettorale-in-bolivia.html">Evo Morales</a> durante la crisi politica del 2019 e sostenendo l’esecutivo, da molti definito golpista, di Jeanine Añez.</p>
<h2>Chi è Gustavo Petro</h2>
<p>Petro, senatore ed ex-sindaco di <strong>Bogotá</strong>, è un politico di lunga data: critico dello <em>status quo</em> in un paese dove per tradizione comandano i conservatori. Ha forgiato la propria reputazione in coraggiose campagne contro la corruzione e la <i>parapolitica</i>, ovvero il fitto sistema di relazioni di scambio tra i paramilitari e la classe dirigente. Nel passato appartenne alla <strong>M-19</strong>, una guerriglia urbana dei circoli intellettuali progressisti, poi convertita in partito, senza essere stato parte dell’insurrezione armata. Ha vincolato il suo contributo all’azione sociale, accompagnando centinaia di famiglie emarginate che hanno creato insediamenti informali e proponendo l’esproprio dei latifondi incolti per distribuirli ai contadini poveri senza terra. La destra lo associa al <em>castrochavismo</em>; la sinistra vede in lui un’inversione di rotta a fronte dell’inerzia di <em>uribismo</em> e derivati, sostenuta da Washington. Le sue cifre sono da <em>record</em>: 5.7 milioni di voti per la coalizione, 4.5 milioni di preferenze individuali, il totale più alto in una primaria, corrispondente al 90 per cento del totale degli schieramenti. In aggiunta, ha migliorato la <em>performance</em> personale, aggiungendo 1.2 milioni di voti all’esito della corsa che perse contro il presidente uscente, <strong>Iván Duque</strong>, il quale non ha saputo dar voce e risposta alle esigenze degli esclusi dalla <a href="https://it.insideover.com/economia/buoni-e-cattivi-in-america-latina-la-strategia-gli-usa-per-controllare-il-cortile-di-casa.html">crescita economica</a>. Soprattutto, il ciclone Petro spazza i tentativi per la produzione di consenso, vincolate da mezzi di comunicazione di massa, oliate reti clientelari e feudi elettorali, che in questa tornata non hanno prodotto l’effetto previsto.</p>
<h2>Le prospettive future</h2>
<p>Con il doppio dei voti di Fico e sei volte più del centro, nessun candidato di sinistra si è mai trovato in una posizione di tale vantaggio nella Colombia moderna. Malgrado ciò, la migliore <em>chance</em> per Petro di arrivare al <em>Palacio de Nariño</em>, per il mandato 2022-26, è quella di scommettere sul primo turno. Il secondo, previsto per il 19 giugno, è un cammino pieno di insidie. La maggioranza assoluta, ottenuta solo da Uribe nel 2002 e nel 2006, richiede un patto allargato che metterà a dura prova il suo lavoro di statista. L’aritmetica per raggiungere questa meta è difficile, si tratta di sommare altri 5 milioni che l’avvicinamento al<em> Partido Liberal</em> e il <em>Partido Verde</em> non assicurano. Petro, come spesso avviene per le figure carismatiche, attrae con la stessa veemenza seguitori e detrattori. Il rischio è quello di arrivare a un secondo turno in cui la destra si compatti intorno a un plebiscito antipetrista. Queste transazioni potrebbero contemplare la cooptazione della vice presidenza guadagnata sul campo nei termini degli accordi della sinistra previsti da Márquez, terza dopo Petro e Fico, con un risultato miliare di 785 mila voti per una donna nera, militante comunitaria, anti-capitalista e femminista, simbolo della cultura popolare ed espressione delle minoranze, proveniente dal mondo rurale, teatro del narcotraffico, il <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-farc-e-la-pace-inconclusa.html">conflitto armato</a>, e lo sfruttamento fossile delle multinazionali, causa di disboscamento e inquinamento delle falde acquifere.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/economia/buoni-e-cattivi-in-america-latina-la-strategia-gli-usa-per-controllare-il-cortile-di-casa.html" target="_blank" rel="noopener">Gli <strong>Stati Uniti</strong> sono il primo socio commerciale e finanziario della Colombia con importanti investimenti nell’industria estrattiva e il settore manifatturiero</a>; la Colombia è il terzo socio di questi in America Latina, con transazioni reciproche di beni che, nella fase pre-pandemia, avevano un valore di 29 mila milioni di dollari. Negli ultimi decenni, il paese ha vissuto in condizioni di tutela politica ed economica, con Washington in una posizione dominante negli affari interni. Documenti resi pubblici da <strong>WikiLeaks</strong>, mostrano che il <em>bunker</em> dell’ambasciata degli Stati Uniti a Bogotá ha funzionato come una sede alterna e parallela del governo, con potere decisionale su questioni centrali, incluse le candidature politiche, amministrative e militari. Tuttavia, la Colombia di oggi non è comparabile con il passato e l’ingerenza, la sottomissione consenziente delle <em>élite</em> e quella che è stata la progressiva naturalizzazione dell’intervenzionismo statunitense, potrebbero non essere compatibili con il nuovo ordine che si profila all’orizzonte. Il paese affronta due mesi di campagna fondamentali per il suo destino, che avrà un impatto anche sul futuro dell’America Latina, con la prospettiva di relazioni internazionali simmetriche e plurali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/colombia-libera-stati-uniti.html">La &#8220;bomba a orologeria&#8221; alle porte degli Stati Uniti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Migrazioni, moneta di scambio nel primo anno dell’era Biden</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/migrazioni-moneta-di-scambio-nel-primo-anno-dellera-biden.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jan 2022 18:15:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il primo anno di incarico di Joe Biden si conclude con un segno di continuità in materia migratoria. Nonostante la promessa di una riforma integrale sia stata il cavallo di battaglia della campagna presidenziale che, con la deplorazione delle misure restrittive di Donald Trump, gli ha procurato simpatie e preferenze, non si è rivelato coerente, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/migrazioni-moneta-di-scambio-nel-primo-anno-dellera-biden.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/migrazioni-moneta-di-scambio-nel-primo-anno-dellera-biden.html">Migrazioni, moneta di scambio nel primo anno dell’era Biden</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il primo anno di incarico di <strong>Joe Biden</strong> si conclude con un segno di continuità in materia migratoria. Nonostante la promessa di una riforma integrale sia stata il cavallo di battaglia della campagna presidenziale che, con la deplorazione delle misure restrittive di <strong>Donald Trump</strong>, gli ha procurato simpatie e preferenze, non si è rivelato coerente, efficace o, persino, trasparente. Gran parte dell’architettura della gestione precedente persiste in vigore e gli stessi attivisti affermano che il contributo dei democratici si limita alla narrativa, con qualche ritocco isolato.</p>
<p>Soprattutto, si conservano i capisaldi dell’<strong>espulsione rapida</strong> (provvedimento d’urgenza, decretato da Trump a marzo del 2020, e noto come Titolo 42) e della permanenza delle persone sul lato messicano, in attesa dei pronunciamenti giudiziari dei fascicoli aperti (Protocollo di protezione dei migranti, Mpp per la sigla in inglese). Le organizzazioni di diritti umani hanno postulato la cessazione del Titolo 42 e del Mpp, così come la elaborazione di una strategia proattiva per ricostruire il processo di asilo, senza poter vedere alcuna correzione sostantiva.</p>
<p>Malgrado l’eliminazione del Mpp, altrimenti conosciuto come “<strong>Restare in Messico</strong>”, poco dopo l’investitura, il tribunale supremo giudicò l’azione come indebita e ordinò il suo ripristino. Biden non aveva fatto i conti con le preoccupazioni degli stati del sud, Texas in testa, pensando di affrontare e risolvere una questione dai risvolti politici, sociali ed economici, nonché identitari, interculturali e psicologici, con una decisione esecutiva, il cui esito negativo ha tagliato le gambe a una eventuale negoziazione con i repubblicani. Biden ha introdotto alcune esenzioni per minori non accompagnati, famiglie con bambini, e donne in stato interessante, essendo i casi che avevano occupato i <em>media</em> internazionali. Tuttavia, centinaia di migliaia di aspiranti all’asilo negli Stati Uniti vengono rimpatriati, ed è il Titolo 42 a tenere l’impatto maggiore sulla crisi, complicato dalle conseguenze di “Restare in Messico”.</p>
<p>La principale differenza introdotta da Biden, che ha fatto largo uso del Titolo 42, si trova nella diversa applicazione della legge all’interno del paese, per la presenza di nessi di vicinanza sociale fra l’elettore statunitense e i migranti, e sulla frontiera, dove l’attenzione del cittadino medio è inferiore. Le retate nei posti di lavoro di Trump, per esempio, avevano scosso l’opinione pubblica americana. In quel frangente, ogni individuo privo di documentazione, per effetto dell’infrazione della normativa nazionale sull’immigrazione, poteva essere sottoposto ad arresto e deportazione. Con Biden, invece, nei contesti urbani, si priorizzano soggetti che rappresentano una <strong>minaccia per la sicurezza</strong>, e si estende l’attuazione a tutti gli illegali, sulla demarcazione con il Messico e il Canada.</p>
<p>Questa dicotomia ha generato uno scenario in cui sono diminuiti gli arresti della polizia all’interno &#8211; 72mila nel 2021, quando con Trump la media era di 148 mila l’anno -,  e sono aumentate le <strong>espulsioni al confine</strong> &#8211; 1.7 milioni, un totale non registrato prima, complice il fatto che, dal momento dell’installazione di Biden, l’esodo dal sud ha toccato una cifra record. Il 61 per cento è stato allontanato con il Titolo 42, uno strumento che ha permesso di decongestionare il confine con il Messico. I repubblicani hanno, infatti, messo in chiaro che non agevoleranno nessun riordino fino a quando la frontiera non sarà sotto controllo.</p>
<p>Il quadro non è molto diverso sul versante delle quote per i <strong>rifugiati</strong>. Trump le ridusse da 85 mila a 15 mila, il limite più basso nella storia moderna degli Stati Uniti. All’inizio, Biden avvallò questo tetto, ma le energiche proteste di alleati a Capitol Hill, e il timore di perdere il consenso, lo indussero a elevarlo a 62.500. Per il 2022, è stato fissato un massimo di 125 mila. Comunque, nell’anno fiscale 2021 sono stati approvati solo 11.411 richiedenti e la situazione, per stessa ammissione del governo, non lascia intravedere che la meta possa essere raggiunta.</p>
<p>L’ambiziosa agenda, che prevedeva una <em>roadmap</em> di otto anni, per concedere la cittadinanza ai circa 11 milioni che risiedono in forma clandestina negli Stati Uniti, non è stata votata né al parlamento né al senato, e si considera ormai un testo morto. I senatori democratici hanno, anche, cercato di far passare elementi di revisione migratoria in una proposta sulla previdenza sociale, ma ne è stata deliberata l’incongruenza con l’ambito della spesa pubblica. L’incapacità del mandatario di dialogare con l’opposizione e concretare i propri annunci è stata oggetto di feroci critiche. A ciò, si aggiunge il reclamo del <strong>Partito Repubblicano</strong>, per il quale il messaggio propagandistico di Biden avrebbe espanso i flussi dal Centroamerica.</p>
<p>Non solo la virata verso una politica umanista in contrasto alla dottrina della mano dura non è pervenuta, ma alcune contraddizioni si sono presentate sul campo. Il gruppo di lavoro sulla riunificazione delle famiglie, che venivano separate per disincentivare i movimenti irregolari, avanza con un ritmo troppo lento per un’emergenza, e Biden aveva, dunque, dichiarato di volerle compensare. Il<em> Wall Street Journal</em> ha rivelato che il dipartimento di giustizia avrebbe discusso a livello extragiudiziale quasi un migliaio di cause, per detenzioni avvenute nel 2017 e nel 2018, ognuna delle quali avrebbe potuto conciliarsi fino a 450 mila dollari, in riparazione di danni morali. Biden ha negato che esistesse tale patteggiamento. É poi trapelato dalla <em>CNN</em> che il governo ha abbandonato il tavolo ed è ricorso alla magistratura, adottando lo argomento dell’amministrazione Trump, in base al quale gli interessati non si trovano nella posizione di fare causa allo stato e, pertanto, non sono indennizzabili.</p>
<p>Biden aveva anche assicurato che ci sarebbe stato un aggiornamento dello statuto di protezione temporale che non ha avuto luogo, anche se il criterio è stato messo in pratica a favore di venezuelani, birmani, siriani e liberiani. Nondimeno, per frenare il dislocamento massivo verso gli Stati Uniti, a partire dal 21 gennaio, i cittadini del Venezuela dovranno sollecitare un visto per entrare in Messico. Il ministero degli interni calcola che, fra gennaio e settembre del 2021, il transito procedente dal Venezuela, con l’obiettivo di attraversare a nord, è accresciuto del 1.000 per cento, in comparazione con il medesimo periodo nei cinque anni anteriori, con fenomeni delittivi associati alla tratta di esseri umani e il traffico di migranti. Per le stesse ragioni, dall’11 dicembre, gli accordi di esenzione del visto vengono sospesi, in ugual modo, a Brasile e Ecuador.</p>
<p>“Restare in Messico”, che dalla sua introduzione ha diminuito del 75 per cento  il trapasso frontaliero, è stato rinegoziato il passato dicembre, posticipando senza ulteriore avviso la trasformazione del sistema. <strong>Andrés Manuel López Obrador</strong> ha trasmesso a Washington varie condizioni per procedere che passano per l’accelerazione di iniziative di cooperazione per lo sviluppo del sud del paese e il Centroamerica. Il riflesso della contenzione dell’immigrazione sulla popolarità di Biden, e le opportunità economiche e di capitale politico regionale, che scaturiscono dalla responsabilità delegata dagli Stati Uniti, compongono il prisma delle relazioni fra Messico e Stati Uniti. Intanto, espressioni della società civile hanno denunciato le circostanze precarie nelle quali le persone sono costrette a vivere, e la loro vulnerabilità a crimini e violenza che comprendono aggressioni sessuali, sequestri e torture.</p>
<p>Nella lista dei fallimenti si annoverano, inoltre, il riesame delle procedure d’asilo, per la quale è stata firmata un’istruzione esecutiva, e che non è stata prodotta nei tempi previsti; il congelamento delle deportazioni per 100 giorni, bloccato dall’apparato  giudiziario; il progetto di porre termine alla  detenzione prolungata, statuendo un limite di 72 ore, che non è stato messo in essere, nemmeno per i  minori; la realizzazione di una riunione con i <em>premier</em> di El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico e Canada, per affrontare le cause della mobilità forzata dalle sue radici, mai convocata da Kamala Harris; il programma di protezione speciale dei <em>dreamers</em>, giovani illegali giunti negli Stati Uniti con i genitori, che non ha preso il volo. I democratici, del resto, non hanno incassato nessuna vittoria contundente per i migranti negli ultimi decenni. L’ultima grande amnistia di non documentati venne approvata da un repubblicano, <strong>Ronald Reagan</strong>.</p>
<p>In vista del suffragio di medio termine del 2022, Biden dovrà stabilire se optare fra le aspettative delle reti che lo hanno aiutato a guadagnare la Casa Bianca e quelle del gruppo di pontieri repubblicani che gli permette di stringere alleanze congiunturali su altre faccende algide nella camera alta, dove conta con 50 senatori del <em>caucus</em> democratico contro i 60 repubblicani. Il disincanto dei <em>latinos</em>, peró, in merito agli impegni non mantenuti potrebbe costargli caro. Il loro voto rappresentò il 10.6 per cento, un incremento del 1.4, rispetto al censo. Due terzi sostennero  la formula Biden-Harris: la vicepresidente, da senatrice, fu una delle principali detrattrici del Titolo 42. L’appoggio risultò determinante in stati  incerti, come Arizona, Georgia e Nevada. Il gradimento di Biden, in questa comunità, è ceduto di 20 punti e, per un sondaggio di <em>Economist/YouGov</em>, solo 2 su 10 ispanici si dichiarano soddisfatti con ciò che ha ottenuto sul piano delle migrazioni.</p>
<p>La contingenza umanitaria sui 3mila chilometri tra Stati Uniti e Messico, dove l’ondata ha assunto dimensioni storiche, e si manifestano fatti inediti come l’arrivo nel solo mese di marzo di 18 mila minori non accompagnati, non ha una soluzione definitiva, ma puó essere favorita o acuita da una gerenza migliore o peggiore. I respingimenti, mediante diversi strumenti, sono al 70 per cento e la frontiera resta chiusa come all’epoca di Trump, di cui si ottemperano le disposizioni. Secondo l’<em>American Immigration Council</em>, si sta dispensando la facoltà di permanere a meno famiglie negli Stati Uniti di Biden nel 2021 che in quelli di Trump nel 2019.</p>
<p>Biden e i democratici del congresso, nell’impossibilità di impiantare un pacchetto di grandi proporzioni, hanno dovuto ridimensionare le proprie ambizioni, e si sono concentrati su cambiamenti puntuali, ma inadeguati, con la speranza di marcare una direzione futura. Invece di proiettare un discorso energico sui pericoli dell’estremismo e la xenofobia, hanno adottato un atteggiamento moderato che, pur avendo l’intenzione di tranquillizzare i repubblicani, non ne ha smorzato la bellicosità, nemmeno con l’impiego estensivo di un modello di risposta a loro affine. Minimizzare i rischi e permettere migrazioni regolari, sicure e ordinate, rimangono, quindi, un’intenzione.</p>
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		<title>Amici e nemici di Joe Biden in America Latina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/amici-e-nemici-di-joe-biden-in-america-latina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jun 2021 16:58:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Stati Uniti-America Latina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;America Latina è considerata, da sempre, il cortile di casa degli Stati Uniti. Washington ha bisogno che quest&#8217;area strategica (o almeno la maggior parte delle nazioni che ne fanno parte) non gli volti le spalle e non assuma atteggiamenti ostili nei suoi confronti. Questo obiettivo, raggiunto per buona parte del ventesimo secolo anche grazie ad &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/amici-e-nemici-di-joe-biden-in-america-latina.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;<strong>America Latina</strong> è considerata, da sempre, il cortile di casa degli Stati Uniti. Washington ha bisogno che quest&#8217;area strategica (o almeno la maggior parte delle nazioni che ne fanno parte) non gli volti le spalle e non assuma atteggiamenti ostili nei suoi confronti. Questo obiettivo, raggiunto per buona parte del ventesimo secolo anche grazie ad alcuni interventi a gamba tesa nelle questioni politiche interne degli Stati della regione, si è allontanato negli ultimi due decenni.</p>
<p><strong>La rivoluzione bolivariana</strong> in Venezuela ha dato nuova linfa alle forze progressiste dell&#8217;America Latina che, a tratti, hanno dominato la scena politica più o meno recente della regione. Gli Stati Uniti continuano ad esercitare una notevole influenza su buona parte delle nazioni ma non mancano gli elementi ostili. <strong>L&#8217;Amministrazione Biden</strong>, insediatasi da poco meno di sei mesi, dovrà dunque districarsi in un ginepraio fatto di alleati più o meno fedeli e di acerrimi nemici.</p>
<h2>I nemici</h2>
<p>Gli Stati Uniti hanno rotto le relazioni diplomatiche con il <strong>Venezuela</strong> nel gennaio del 2019 quando l&#8217;amministrazione Trump ha riconosciuto <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/juan-guaido-lingegnere-deposto-maduro.html">Juan Guaido</a> come presidente ad interim del Venezuela ed ha imposto sanzioni contro il governo Maduro per facilitare un cambio di esecutivo. Una scelta, quest&#8217;ultima, che non dovrebbe essere modificata da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html">Joe Biden</a> che, tutt&#8217;al più, potrebbe dimostrarsi più flessibile nell&#8217;ambito della comunicazione con Caracas. Biden si è dimostrato disposto a dar vita ad un dialogo per porre fine alle sanzioni in cambio di elezioni ma non dovrebbero esserci novità sostanziali in arrivo. I rapporti continueranno ad essere complessi.</p>
<p>L&#8217;approccio mostrato da Biden nei confronti di<strong> Cuba</strong> non sembra essere molto diverso da quello scelto da Donald Trump. Dopo cinque mesi nell&#8217;Ufficio Ovale, infatti, non è stata rimossa nemmeno una delle 240 misure imposte da Trump per rafforzare l&#8217;embargo de l&#8217;Avana. Non mancano le critiche nei confronti del (mancato) rispetto dei diritti umani sull&#8217;isola e la Casa Bianca ha inoltre deciso che Cuba rimarrà sulla lista degli Stati che sponsorizzano il terrorismo perché poco cooperativa in questo ambito. Non tutti, negli Stati Uniti, sembrano essere d&#8217;accordo ed alcuni think thank vorrebbero un ritorno al riavvicinamento voluto da <strong>Barack Obama</strong>. Biden, però, potrebbe non ascoltarli e scegliere la via della pressione invece che della normalizzazione.</p>
<p>Il Dipartimento di Stato ha accusato il presidente del <strong>Nicaragua</strong> Daniel Ortega, <a href="https://www.atlanteguerre.it/bozza-articoli-entra-e-crea-nuova-bozza/">come ricordato</a> da Atlanteguerre, di &#8220;“asfissiare la società civile e di portare il paese verso la dittatura” ed ha esortato il presidente nicaraguense a cambiare strada con un&#8217;esortazione che può anche essere interpretata come un ultimo avvertimento. Ortega ha fatto approvare dal parlamento una serie di leggi preoccupanti tra cui ci sono quella che punisce con la reclusione chiunque, a giudizio del governo, diffonde notizie false, quella che reintroduce l&#8217;ergastolo per non ben meglio specificati &#8220;motivi d&#8217;odio&#8221; e quella che blocca i finanziamenti internazionali a qualunque organizzazione della società civile. Sembra comunque improbabile che Ortega possa accettare il consiglio proveniente dagli Stati Uniti.</p>
<h2>Gli alleati</h2>
<p>La <strong>Colombia</strong> è uno degli alleati più fidati degli Stati Uniti nell&#8217;Emisfero Occidentale. Le due nazioni hanno consolidato, nel corso dei decenni, una relazione di amicizia che ha consentito di preservare i rispettivi interessi nazionali. Bogotà ha evitato che la crisi umanitaria in Venezuela minacciasse <strong>la stabilità regionale</strong> ed ha accolto oltre un milione e mezzo di profughi e migranti provenienti dalla nazione latinoamericana. La Colombia è stata oggetto di massicci investimenti americani, circa 10 miliardi di dollari sino al 2015, destinati a migliorare la stabilità e la sicurezza interna del paese. Gli sforzi di Washington, destinati in un primo momento ad eradicare la coltivazione della coca, si sono poi concentrati nell&#8217;assistere il governo colombiano contro <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/le-macerie-della-guerriglia-comunista-in-america-latina.html">FARC, ELN</a> ed AUC, tre organizzazioni di stampo marxista, nei primi due casi e conservatore nel caso delle AUC. Il presidente <strong>Ivan Duque</strong> è un vero e proprio falco schierato a fianco di Washington.</p>
<p>L&#8217;<strong>America Centrale</strong> ha rappresentato, sin dalla fondazione degli Stati Uniti, un luogo deputato all&#8217;estensione dell&#8217;influenza geopolitica americana. I legami, talvolta, sono talmente stretti da essere soffocanti e Washington è, da sempre, il principale partner commerciale della regione. Il <strong>Central American Free Trade Agreement</strong>, un accordo che non è limitato all&#8217;eliminazione dei dazi ma anche alla tutela degli investimenti e dei servizi finanziari, contribuisce a rinsaldare il legame tra le parti e gli Stati Uniti sono anche la principale fonte di aiuto per lo sviluppo. L&#8217;unica minaccia all&#8217;egemonia americana, in questa parte dell&#8217;America Latina, sembra giungere dalla Cina che, negli ultimi anni, si è dimostrata interessata ad intessere legami commerciali sempre più strette con gli esecutivi locali. Il discorso è valido, in particolare modo, per <strong>Guatemala ed Honduras </strong>ma anche per <strong>Panama</strong>.</p>
<h2>Gli ex amici</h2>
<p><strong>Jair Bolsonar</strong><strong>o</strong> è stato, insieme a Vladimir Putin, uno degli ultimi Capi di Stato a congratularsi con il presidente eletto Joe Biden. Il legame ideologico tra Bolsonaro e Donald Trump è venuto a mancare con la sconfitta dello stesso Trump alle elezioni presidenziali e non sembrano esserci molti punti d&#8217;incontro con Biden. Il rispetto dei diritti umani, <strong>la protezione dell&#8217;ambiente</strong> e quella degli indigeni brasiliani non sembrano interessare Bolsonaro mentre sembrano cruciali per la Casa Bianca. Washington potrebbe chiudere un occhio sulle mancanze più gravi per sfruttare il rapporto con il<strong> Brasile</strong>, tradizionalmente forte, in funzione anti cinese ma i punti di frizioni non mancano e l&#8217;appartenenza politica di Bolsonaro, legato alla destra radicale, non potrà che provocare malumori negli Stati Uniti.</p>
<p>Il <strong>presidente messicano</strong> <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/andres-manuel-lopez-obrador-presidente-del-messico.html">Andrés Manuel López Obrador</a> (conosciuto come AMLO), che aveva stretto un&#8217;amicizia improbabile con Donald Trump, non sembra interessato a forgiare legami molto stretti con Joe Biden. AMLO si è recentemente schierato con i Repubblicani in merito alle questioni migratorie, ha chiarito che non vuole interferenze da parte di Biden negli affari interni del Messico ed è stato uno degli ultimi a congratularsi con l&#8217;ex vice di Obama per la sua vittoria.<strong> Il rapporto transazionale</strong> stipulato tra Trump ed AMLO non sembra replicabile. Il primo, infatti, chiudeva un occhio sugli affari interni del Messico in cambio dell&#8217;aiuto fornito dal secondo nell&#8217;ospitare i migranti centroamericani diretti verso gli Stati Uniti. AMLO, un populista di sinistra, condivideva con Trump anche una certa avversione nei confronti dei media ed uno stile comunicativo ruvido e talvolta aggressivo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/amici-e-nemici-di-joe-biden-in-america-latina.html">Amici e nemici di Joe Biden in America Latina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L’asse tra Messico e Argentina modifica gli equilibri in America Latina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lasse-tra-messico-e-argentina-modifica-gli-equilibri-in-america-latina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Mar 2021 07:45:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Alberto-Fernandez-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Alberto-Fernandez-scaled.jpg 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Alberto-Fernandez-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Alberto-Fernandez-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Alberto-Fernandez-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Alberto-Fernandez-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Alberto-Fernandez-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Dopo più di un anno di esplorazioni dal lato dell’argentino Alberto Fernández, e titubanza, se non circospezione, da quello del messicano Andrés Manuel López Obrador, i capi di stato si sono avvicinati, gettando le basi di un sodalizio che potrebbe spostare gli attuali pesi nella geopolitica latinoamericana. Nonostante la sintonia di intenti, volti a una rottura con &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lasse-tra-messico-e-argentina-modifica-gli-equilibri-in-america-latina.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Alberto-Fernandez-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Alberto-Fernandez-scaled.jpg 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Alberto-Fernandez-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Alberto-Fernandez-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Alberto-Fernandez-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Alberto-Fernandez-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Alberto-Fernandez-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><p>Dopo più di un anno di esplorazioni dal lato dell’argentino Alberto Fernández, e titubanza, se non circospezione, da quello del messicano Andrés Manuel López Obrador, i capi di stato si sono avvicinati, gettando le basi di un sodalizio che potrebbe spostare gli attuali pesi nella <strong>geopolitica latinoamericana</strong>. Nonostante la sintonia di intenti, volti a una rottura con l’eredità del passato neoliberalista dei rispettivi paesi, López Obrador aveva preferito salvaguardare la relazione con gli Stati Uniti, invece di accogliere la proposta di un’<a href="https://it.insideover.com/politica/argentina-avanguardia-progressista.html">alleanza progressista</a> offerta da Fernández. Complici la sconfitta di Donald Trump, e la congiuntura determinata dalla pandemia, ma soprattutto grazie all’abilità di tessitore di Fernández, si sta consolidando una <strong>spinta riformatrice</strong> nell’orientamento generale della regione.</p>
<p>López Obrador si è affermato due anni e mezzo fa con un progetto ancorato a problematiche dell’ambito nazionale e un presupposto fondato sulla convinzione che la migliore politica estera sia quella interna, facendo eco all’<em>America first</em> della <strong>dottrina trumpiana</strong>. Dalla sua investitura, aveva evitato di pronunciarsi o interferire in quelle questioni che preoccupano, accendono e dividono il continente. Nelle scorse settimane, però, la strategia è mutata e Fernández ha risposto all’appello. Si viene, quindi, costruendo un <strong>asse, che si auspica trasversale </strong>all’America Latina, retto dai capisaldi messicano, all’estremo nord, e argentino, all’estremo sud.</p>
<p>Il ministro degli affari esteri del Messico ha denunciato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu l’<strong>accaparramento dei vaccini</strong>, da parte di dieci suoi membri, che stanno concentrando quasi l’80 per cento della disponibilità mondiale, ergendosi a paladino dei poveri – il paese, malgrado un’emergenza che ha mietuto 300 mila vite, ha potuto somministrare 1.7 milioni di dosi su una popolazione di 130 milioni di abitanti. La posizione ha trovato l’immediato sostegno pubblico dell’Argentina, il cui esecutivo, in egual modo, reclama un approccio equitativo agli approvigionamenti. Tuttavia, questo è solo uno dei passi concreti, pur di grande portata simbolica, di un’<strong>agenda comune</strong> destinata ad accrescere con celerità.</p>
<p>Le cronache della recente visita di Fernández in Messico &#8211; arrivato a bordo di un aereo di proprietà di Lionel Messi -, parlano di una chimica naturale fra i <em>premier</em>, oltre di un <strong>allineamento politico</strong>. Si sono anche moltiplicati gli elogi al Messico per la protezione garantita agli esiliati della lunga dittatura argentina e l’asilo concesso a Evo Morales, alla sua obbligata fuoriuscita dalla Bolivia, poi esteso dall’Argentina. Il battesimo di Fernández in quanto “amico del Messico”, e l’apprezzamento del coraggio e la capacità negoziale dell’Argentina con gli organismi finanziari internazionali,  sono forieri di una nuova era. Con la vittoria di Luis Alberto Arce in Bolivia, e i prossimi risultati delle elezioni previste in Ecuador e Perù nel mese di aprile, la regione si potrebbe riaggruppare intorno a diverse sfumature della <strong>socialdemocrazia</strong>.</p>
<p>Il Messico e l’Argentina incarnano le aspirazioni di cambio di molte nazioni. Questo è il messaggio principale, nonostante l’essenza commerciale degli obiettivi ufficiali del viaggio, il primo di un presidente argentino in carica nell’ultimo decennio. Approvato un piano di collaborazione per gestire la produzione, il confezionamento e la distribuzione del vaccino di varie case farmaceutiche &#8211; il principio attivo viene fabbricato in Argentina e infialato in Messico, con il contributo di capitali privati -, il proposito complessivo è stato quello di condurre un’<strong>iniziativa diplomatica</strong> che aprirà un dialogo su molteplici livelli. Nel corso di un incontro riservato, sono stati trattati i temi centrali dell’<strong>agenda bilaterale, regionale e multilaterale</strong>, fra cui la spinosa faccenda venezuelana e i rapporti con l’amministrazione statunitense entrante.</p>
<p>Il governo di López Obrador è destinato a diventare un <strong>pezzo nodale del Gruppo di Puebla</strong>, costituito nell’omonima città nel 2019, e guidato da Fernández, come un foro politico e accademico, per articolare idee e promuovere modelli produttivi e programmi di sviluppo di carattere progressista, socialista e socialdemocratico. In combinazione con il seggio rotativo al Consiglio di Sicurezza occupato dal Messico, e la sua leadership temporanea alla Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi, che poi passerà all’Argentina, si lavora a un <strong>riequilibrio delle forze </strong>in America Latina, posteriore all’ondata che aveva visto l’installazione di poteri conservatori.</p>
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		<title>La Cina punta sul Messico per insidiare Washington</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-cina-punta-sul-messico-per-insidiare-washington.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2020 13:46:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="985" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Andres-Manuel-Lopez-Obrador-La-Presse-e1580821162384.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Messico presidente" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Andres-Manuel-Lopez-Obrador-La-Presse-e1580821162384.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Andres-Manuel-Lopez-Obrador-La-Presse-e1580821162384-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Andres-Manuel-Lopez-Obrador-La-Presse-e1580821162384-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Andres-Manuel-Lopez-Obrador-La-Presse-e1580821162384-1024x525.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un ponte aereo con il Messico per aiutare il Paese centroamericano a superare la pandemia di Covid. La Cina rispolvera in America Centrale lo stesso modello applicato qualche mese fa in Europa. In quel periodo, a cavallo tra marzo e aprile, quando il Vecchio Continente era in ginocchio, a corto di mascherine, ventilatori polmonari, tute, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-cina-punta-sul-messico-per-insidiare-washington.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-cina-punta-sul-messico-per-insidiare-washington.html">La Cina punta sul Messico per insidiare Washington</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="985" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Andres-Manuel-Lopez-Obrador-La-Presse-e1580821162384.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Messico presidente" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Andres-Manuel-Lopez-Obrador-La-Presse-e1580821162384.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Andres-Manuel-Lopez-Obrador-La-Presse-e1580821162384-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Andres-Manuel-Lopez-Obrador-La-Presse-e1580821162384-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Andres-Manuel-Lopez-Obrador-La-Presse-e1580821162384-1024x525.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><a href="http://www.xinhuanet.com/english/2020-06/28/c_139173434.htm">Un ponte aereo</a> con il <strong>Messico</strong> per aiutare il Paese centroamericano a superare<a href="https://it.insideover.com/societa/le-quattro-grandi-conseguenze-del-coronavirus-in-messico.html"> la pandemia di Covid</a>. La Cina rispolvera in America Centrale lo stesso modello applicato qualche mese fa in Europa. In quel periodo, a cavallo tra marzo e aprile, quando il Vecchio Continente era in ginocchio, a corto di mascherine, ventilatori polmonari, tute, guanti e nozioni scientifiche su come trattare i pazienti infettati, Pechino ha ideato quella che sarebbe stata ridefinita <strong>via della Seta medica</strong>.</p>
<p>In quei terribili giorni, il gigante asiatico ha inviato ai Paesi in difficoltà, in parte gratis e in parte &#8220;a prezzo di favore&#8221;, tutto il supporto materiale necessario per far fronte al disastro sanitario. E così milioni di dispositivi di protezione individuale sono partiti dall’Asia e sbarcati nel cuore dell’Europa, contribuendo a ripulire l’immagine della <strong>Cina</strong>, uscita a pezzi per dalle accuse riguardanti la pessima gestione iniziale della pandemia.</p>
<p>La mossa del Partito Comunista cinese è riuscita sia a fare breccia nell’opinione pubblica europea che a conquistare le praterie lasciate incredibilmente libere dagli <strong>Stati Uniti</strong>. Già, perché, a differenza di oggi, qualche decennio fa, di fronte a un evento del genere, Washington avrebbe subito aperto il suo ombrello in difesa degli alleati europei. Così non è stato, e la Cina ha usufruito al meglio di questo assist inaspettato. Ecco: il governo cinese ha rimesso in moto lo stesso identico meccanismo, con i medesimi fini e lo stesso modus operandi, puntando dritto sul Messico.</p>
<h2>Il piano di Pechino</h2>
<p>La <strong>diplomazia</strong> cinese è già al lavoro per conquistare il cuore del popolo messicano. Non un popolo qualsiasi, visto che il Messico si trova al centro del &#8220;cortile di casa&#8221; statunitense, e che le tensioni tra il Paese centroamericano e gli Stati Uniti sono esplose dopo l’elezione di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html">Donald Trump</a>. Se è vero che il nemico del tuo nemico è tuo amico, la Cina sta esattamente applicando alla lettera questo famoso detto.</p>
<p>Instaurare un forte rapporto con Città del Messico, consentirebbe al Dragone in un colpo solo di avere un alleato a due passi da Washington e mettere apprensione sull’amministrazione Usa, non abituata ad avere potenziali <strong>minacce straniere</strong> così vicine. L’ambasciatore cinese in Messico, Zhu Qingqiao, <a href="https://www.forbes.com.mx/noticias-china-apoyara-a-mexico-a-salir-de-la-crisis-tras-la-pandemia-embajador/?fbclid=IwAR3FZnB9Y6wwYStXoinOxGv-QmOWGWr6DW174eVDpFp0rLOejVF-rwhrHdQ">ha spiegato</a> che è stato creato un ponte aereo tra i due Paesi per l’arrivo nella nazione centroamericana di dieci voli stracolmi di materiali provenienti dall’ex Impero di Mezzo.</p>
<p>Accanto alle mascherine e ai vari aiuti, il signor Zhu ha parlato anche dello sviluppo di una &#8220;amicizia fraterna&#8221; che andrà ben oltre il semplice, quanto fondamentale, aiuto sanitario. D’altronde da quando <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/andres-manuel-lopez-obrador-presidente-del-messico.html">Andrés Manuel López Obrador</a> è diventato presidente del Messico, &#8220;la relazione tra le parti ha mostrato un trend di sviluppo positivo&#8221;.</p>
<p>Il leitmotiv usato dal diplomatico cinese è lo stesso usato da suoi colleghi in <strong>Europa</strong>: &#8220;Cina e Messico sono buoni amici e partner. Nei giorni più difficili per la Cina, il governo e la società messicani ci hanno dato il loro prezioso sostegno e solidarietà, che non dimenticheremo mai&#8221;.</p>
<h2>Guadagno reciproco</h2>
<p>Ma perché la Cina dovrebbe aiutare il Messico? Se ci pensiamo bene, questo Paese, a differenza di tante altre nazioni latinoamericane, non ha materie prime da offrire al Dragone. Non ha, ad esempio, grandi giacimenti di petrolio o il litio del Cile. Eppure Pechino è molto interessato a instaurare ottimi rapporti con Città del Messico, e non solo per i motivi geopolitici sopra elencati.</p>
<p>Il Messico ha (o meglio: <a href="https://it.insideover.com/societa/morti-nascosti-e-tracollo-economico-lincubo-del-messico.html">aveva, prima della pandemia</a>) un’economia basata fortemente sul settore secondario. Un’economia che, almeno sulla carta, potrebbe integrarsi alla perfezione con il sistema cinese, ormai diretto verso il terziario avanzato. La presenza di Obrador potrebbe quindi avvicinare la nazione messicana alla Cina.</p>
<p>A quel punto Città del Messico, va da sé, potrebbe guadagnare un <strong>alleato</strong> di primo piano con cui far pressione sugli Stati Uniti, oltre a vari benefici economici. Siamo di fronte al classico rapporto win-win che tanto piace al gigante asiatico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-cina-punta-sul-messico-per-insidiare-washington.html">La Cina punta sul Messico per insidiare Washington</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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