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Le autoritĂ  messicane hanno dissolto il nucleo d’élite dell’agenzia antidroga americana (Dea per la sigla in inglese), composto da agenti di entrambi i Paesi che, in un quarto di secolo, aveva condotto operazioni importanti, come la cattura di JoaquĂ­n “El Chapo” Guzmán, capo del cartello di Sinaloa, avvenuta nel 2016. Era parte del gruppo di unitĂ  investigative speciali (Siu), presenti in quindici stati, e considerate imprescindibili da Washington per la lotta alle reti criminali del narcotraffico.

La Dea sta cercando di ridurre i decessi per overdose che lo scorso anno negli Stati Uniti hanno superato i 100 mila, nella maggioranza dei casi legati all’uso di sostanze stupefacenti sintetiche. La Siu messicana era ubicata in quello che è considerato uno degli epicentri della produzione di fentanil. La guerra scatenata contro i cartelli, tuttavia, se da un lato riduce il contrabbando verso gli Stati Uniti, dall’altro genera un incremento di violenza nelle strade del Messico, dove nel 2021 si sono registrati oltre 33 mila omicidi.

La stretta del Messico sulle forze Usa

Il presidente, Andrés Manuel López Obrador, preoccupato per lo spargimento di sangue provocato dalle misure di mano dura, si è proposto di applicare tattiche meno belligeranti, impegnandosi ad affrontare le cause strutturali di povertà ed emarginazione. Inoltre, nel momento della sua investitura, nel 2018, aveva annunciato una riforma integrale della politica di sicurezza e i suoi apparati. López Obrador ha messo in discussione la Siu, affermando che svolgeva funzioni di intelligence e interferenza nella sovranità nazionale.

Queste unità, addestrate in Virginia, spesso finiscono per funzionare in maniera indipendente dai governi ospite, mentre conservano un filo diretto con l’amministrazione statunitense che le finanzia. López Obrador, nel 2019, sospese le attività della polizia federale, nella quale si era incapsulata la Siu, per creare la guardia nazionale, e la base venne trasferita nella giurisdizione dell’amministrazione aeroportuaria. Alla fine del 2020, abrogò l’immunità diplomatica degli agenti stranieri e obbligò per legge i funzionari locali a redigere rapporti sulle interazioni con questi.

Il fatto che il provvedimento, preso l’anno passato, sia stato reso noto solo ad aprile, con commenti lapidari del presidente, si somma agli elementi che rivelano che le relazioni fra il Messico e gli Stati Uniti, dopo un progressivo deterioramento, segnato da decisioni forti, sono arrivate a un punto di crisi. Parla altresì della difficoltà sperimentata da una potenza media latinoamericana per salvaguardare la propria indipendenza negli affari interni, rispetto all’ingombrante vicino.

La guerra dell’informazione degli Usa

Washington è impegnata in una campagna, sullo stile di quelle già usate per diffondere false notizie o innescare provocazioni, attraverso la quale il Messico viene dipinto, senza mezzi termini, una nazione allo sbando, con istituzioni al collasso, corrotta, e inadeguata nel governo della cosa pubblica e il mantenimento dell’ordine. Non sono mancati attacchi personali alla famiglia del presidente. I cittadini statunitensi vengono dissuasi dal viaggiare in Messico, colpendo l’industria turistica, ed è stato posto un veto all’importazione di avocado. In aggiunta, si accusa il governo di ospitare un numero senza eguali di spie russe, che minaccerebbero la stabilità degli Stati Uniti. Di conseguenza, il comando nord è stato allertato e la frontiera militarizzata.

Il Messico ha ribattuto con l’assertività che gli viene dalla facoltà di aprire il rubinetto del flusso di immigrati irregolari che si ammassano sul confine fra i due paesi. I danni della macchina mediatica statunitense, però, non sono mai del tutto prevedibili. La recrudescenza dei toni non è una coincidenza, dato che ha preso forma nel contesto del progetto di legge per la riforma elettrica, per il fallimento del quale si sono messi in gioco pezzi da novanta come John Kerry, ex segretario di Stato e inviato speciale per la gestione del clima e le emergenze climatiche, e lo stesso Joe Biden, oltre alla segretaria per il commercio, Katherine Tai, e quella per l’energia Jennifer Granholm.

Il progetto prevedeva che l’energia fosse gestita al 54% dalla commissione federale di elettricità, contro il 38% attuale, e al 62% da privati e stranieri, fra cui si annovera un alto numero di imprese americane, per 10 mila milioni di dollari di investimenti. Gli Stati Uniti lo considerano una violazione agli accordi commerciali di libero scambio. La sua bocciatura, da parte dei quattro partiti dell’opposizione, è stata definita da López Obrador un tradimento alla patria. Lo stesso giorno della votazione, quindi, ha risposto alla lobby sostenuta da Washington, con un’iniziativa presidenziale per garantire che il litio, e le sue catene di valore, siano di uso e beneficio esclusivo dello stato.

La guerra del litio

Il Messico è il decimo dei 23 paesi con riserve di questo materiale e possiede la miniera più grande del mondo a Sonora, con 243 milioni di tonnellate, valutate 70 mila dollari la tonnellata. Il Paese si trova ancora nella fase di esplorazione e non sono disponibili numeri definitivi, ma il servizio geologico ha identificato giacimenti a Chihuahua, Coahuila, Zacatecas e San Luis Potosí. L’importanza nell’economia nazionale gira intorno al dato che, con un valore complessivo stimato in 49.5 mila miliardi di pesos, il ricavato dello sfruttamento del litio potrebbe coprire 4.5 volte il debito estero.

L’iniziativa approvata, a maggioranza semplice, il 19 aprile, è paragonabile all’espropriazione dell’estrazione del petrolio e riguarda una risorsa strategica per la transizione energetica, grazie all’alta capacitĂ  del metallo di immagazzinare energia elettrica. Negli ultimi giorni, LĂłpez Obrador ha, poi, annunciato una riunione con i governi del “triangolo del litio” – Argentina, Bolivia e Cile -, per apprendere dall’esperienza di nazionalizzazione della Bolivia e realizzare un lavoro comune. Questi paesi integrano un’alleanza progressista che non è vista di buon occhio da Washington e che, con probabilitĂ , si estenderĂ  nel prossimo futuro. Si attendono reazioni.

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