Dopo più di un anno di esplorazioni dal lato dell’argentino Alberto Fernández, e titubanza, se non circospezione, da quello del messicano Andrés Manuel López Obrador, i capi di stato si sono avvicinati, gettando le basi di un sodalizio che potrebbe spostare gli attuali pesi nella geopolitica latinoamericana. Nonostante la sintonia di intenti, volti a una rottura con l’eredità del passato neoliberalista dei rispettivi paesi, López Obrador aveva preferito salvaguardare la relazione con gli Stati Uniti, invece di accogliere la proposta di un’alleanza progressista offerta da Fernández. Complici la sconfitta di Donald Trump, e la congiuntura determinata dalla pandemia, ma soprattutto grazie all’abilità di tessitore di Fernández, si sta consolidando una spinta riformatrice nell’orientamento generale della regione.

López Obrador si è affermato due anni e mezzo fa con un progetto ancorato a problematiche dell’ambito nazionale e un presupposto fondato sulla convinzione che la migliore politica estera sia quella interna, facendo eco all’America first della dottrina trumpiana. Dalla sua investitura, aveva evitato di pronunciarsi o interferire in quelle questioni che preoccupano, accendono e dividono il continente. Nelle scorse settimane, però, la strategia è mutata e Fernández ha risposto all’appello. Si viene, quindi, costruendo un asse, che si auspica trasversale all’America Latina, retto dai capisaldi messicano, all’estremo nord, e argentino, all’estremo sud.

Il ministro degli affari esteri del Messico ha denunciato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu l’accaparramento dei vaccini, da parte di dieci suoi membri, che stanno concentrando quasi l’80 per cento della disponibilità mondiale, ergendosi a paladino dei poveri – il paese, malgrado un’emergenza che ha mietuto 300 mila vite, ha potuto somministrare 1.7 milioni di dosi su una popolazione di 130 milioni di abitanti. La posizione ha trovato l’immediato sostegno pubblico dell’Argentina, il cui esecutivo, in egual modo, reclama un approccio equitativo agli approvigionamenti. Tuttavia, questo è solo uno dei passi concreti, pur di grande portata simbolica, di un’agenda comune destinata ad accrescere con celerità.

Le cronache della recente visita di Fernández in Messico – arrivato a bordo di un aereo di proprietà di Lionel Messi -, parlano di una chimica naturale fra i premier, oltre di un allineamento politico. Si sono anche moltiplicati gli elogi al Messico per la protezione garantita agli esiliati della lunga dittatura argentina e l’asilo concesso a Evo Morales, alla sua obbligata fuoriuscita dalla Bolivia, poi esteso dall’Argentina. Il battesimo di Fernández in quanto “amico del Messico”, e l’apprezzamento del coraggio e la capacità negoziale dell’Argentina con gli organismi finanziari internazionali,  sono forieri di una nuova era. Con la vittoria di Luis Alberto Arce in Bolivia, e i prossimi risultati delle elezioni previste in Ecuador e Perù nel mese di aprile, la regione si potrebbe riaggruppare intorno a diverse sfumature della socialdemocrazia.

Il Messico e l’Argentina incarnano le aspirazioni di cambio di molte nazioni. Questo è il messaggio principale, nonostante l’essenza commerciale degli obiettivi ufficiali del viaggio, il primo di un presidente argentino in carica nell’ultimo decennio. Approvato un piano di collaborazione per gestire la produzione, il confezionamento e la distribuzione del vaccino di varie case farmaceutiche – il principio attivo viene fabbricato in Argentina e infialato in Messico, con il contributo di capitali privati -, il proposito complessivo è stato quello di condurre un’iniziativa diplomatica che aprirà un dialogo su molteplici livelli. Nel corso di un incontro riservato, sono stati trattati i temi centrali dell’agenda bilaterale, regionale e multilaterale, fra cui la spinosa faccenda venezuelana e i rapporti con l’amministrazione statunitense entrante.

Il governo di López Obrador è destinato a diventare un pezzo nodale del Gruppo di Puebla, costituito nell’omonima città nel 2019, e guidato da Fernández, come un foro politico e accademico, per articolare idee e promuovere modelli produttivi e programmi di sviluppo di carattere progressista, socialista e socialdemocratico. In combinazione con il seggio rotativo al Consiglio di Sicurezza occupato dal Messico, e la sua leadership temporanea alla Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi, che poi passerà all’Argentina, si lavora a un riequilibrio delle forze in America Latina, posteriore all’ondata che aveva visto l’installazione di poteri conservatori.