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In Colombia, dalla firma degli accordi di pace nel 2016, sono stati assassinati 253 ex guerriglieri. Il consiglio nazionale di reintegrazione riporta che fra l’1 e il 24 gennaio è stato accertato un decesso per morte violenta ogni cinque giorni. Boris Guevara, membro dello staff della comunicazione durante i negoziati, e autore di Memorias Guerrilleras, in un’intervista alla stampa locale, ricorda che molti, alla consegna delle armi, avevano dichiarato di temere per la propria sicurezza, e che alcuni di quelli ritratti nel documentario sono stati eliminati con brutalità.

Un certo numero era in attesa di ricevere misure di protezione per essere stato oggetto di intimidazioni e oltre mille petizioni di questo tipo sono in fase di revisione. Per i combattenti smobilitati, che si sono impegnati nell’attivismo per i diritti umani nelle comunità povere del paese, il rischio di ricevere una pallottola a un angolo di strada, essere sequestrati in un autobus o nella propria casa, e poi giustiziati, è grande. Secondo la giurisdizione speciale per la pace, dall’inizio dell’anno si sono verificati sei massacri in aree agricole, quattordici omicidi e tredici minacce di morte a leader sociali.

I 13mila uomini e donne delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc) hanno cercato di inserirsi nel tessuto civile, impegnandosi in diverse attività produttive, da microimprese a cooperative, inclusa la riconversione delle coltivazioni di cocaina in piantagioni di caffè, che li rende bersaglio delle rappresaglie del narcotraffico. Le Farc si sono trasformate in un partito politico, che ha adottato il nome di Comunes, e suoi membri sono stati eletti nelle Camere. La società colombiana, tuttavia, non è mai stata pronta alla riconciliazione.

E’ importante ricordare la bocciatura del piano di attuazione degli accordi da parte del 50,21% del totale di 13 milioni di partecipanti a un referendum nazionale. Lo scarto fra il “sì” e il “no” era stato di circa 54.000 preferenze, rivelando un paese diviso in due. Il “sì” aveva prevalso nelle zone rurali – Choco, Cauca, Putumayo e Vaupein -, e in 67 degli 81 municipi piĂą colpiti, con una dichiarazione di voto che esplicitava il rifiuto dell’economia della guerra – in 16 anni la Colombia aveva ricevuto 10 miliardi di dollari da Washington per fermare gli insorti.

Le Farc hanno l’obbligo di liquidare il proprio patrimonio e compensare le vittime. Non sono stati previsti, tuttavia, fondi sufficienti per la formazione e l’inserimento lavorativo degli ex-combattenti, sebbene la pace sia stata la porta d’entrata per investimenti esteri e finanziamenti milionari dagli Stati Uniti e l’Unione Europea. Si sono sottoposte al giudizio degli organi preposti per stabilire le responsabilità del conflitto, pure se il governo non ha mai assicurato l’incolumità dei testimoni. Con la riduzione dell’amnistia, e senza una rete economica, c’è chi si sente garantito solo da un fucile.

Ripudiata la violenza, le Farc hanno incontrato un cammino disseminato di difficoltĂ . Questo è un momento cruciale per la tenuta degli accordi, a causa del travaso nell’Esercito di Liberazione Nazionale (Eln), ancora attivo. In un paese dove esiste una fra le piĂą alte concentrazioni di proprietĂ  terriere – il 4% controlla oltre la metĂ  della proprietĂ  -, la questione dell’accesso alla terra, elemento strutturale di disuguaglianza, è un potente motore per la lotta armata, nonostante 52 anni di contrasto e un bilancio di un quarto di milione di vite umane perdute e, secondo le stime, dai 5 agli 8 milioni di sfollati.

I deputati di Comunes hanno chiesto a Ivan Duque di rivedere la posizione su Cuba, reintrodotta dagli Stati Uniti nella lista dei patrocinatori del terrorismo, su richiesta del presidente. In rispetto dei protocolli internazionali, e in compimento del proprio ruolo di garante, questa si è negata a estradare i comandanti dell’Eln, designati a partecipare nei colloqui, previsti con questa formazione, per completare il processo di pacificazione della Colombia. Malgrado il governo si sia ritirato, in risposta a un attacco terroristico, i negoziatori devono essere sempre salvaguardati per la stessa credibilità del processo.

Le ex Farc, in sintonia con i massimi rappresentanti dell’esecutivo dell’allora premier Juan Manuel Santos, nella lunga trattativa che aveva portato agli accordi del 2016, hanno sottolineato il contributo storico di Cuba, ed esortato a continuare nella direzione del dialogo con l’Eln, aldilà di interessi particolari. Anche da questa partita si determina la realizzazione delle ambizioni geopolitiche della Colombia e, se possibile, le Farc appaiono, oggi, un attore più lungimirante del governo.

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