La geopolitica della corsa allo spazio
LEGGI IL MAGAZINE IN INGLESE

In poco meno di un decennio i gruppi armati del Messico sono letteralmente esplosi. Ora la geografia malavitosa del Paese conta 543 gruppi armati, di dimensioni e proiezione differenti. Per il Crisis Group, questi includono anche pattuglie di autodifesa e compagini con orientamento politico. Questo sviluppo è frutto di una ricomposizione che vede gli Stati di Sonora, Chihuahua, Michoacán, Guerrero e Tamaulipas, fra quelli che registrano il numero più alto, in comparazione con la situazione in Baja California Sur, Yucatán, Campeche, Tabasco, Tlaxcala e Nayarit, dove ne sono state rilevati da uno a tre. La proliferazione di nuclei delittuosi accentua l’aggressività tra fazioni e l’allarme nella cittadinanza.

Almeno 212 agiscono nella galassia dei cartelli della droga, fra cui spicca quello di Sinaloa, la cui articolazione gli ha guadagnato la denominazione di La Federación. Circa 107 hanno avuto origine da divisioni di cartelli come Los Zetas, che nel 2010 governavano il contrabbando da Tamaulipas al Guatemala, e dopo gli attacchi del Cártel Jalisco Nueva Generación (Cjng), soprannominato Mata Zetas, oggi si sono separati nel Cártel del Noreste e gli Zetas Vieja Escuela. Intorno a 87 si sono alleati a organizzazioni delinquenziali di diversa natura, su base territoriale o di contingenza. Lo studio rivela che 10 sono frutto di concentrazioni sotto una nomenclatura unica, come i Carteles Unidos, in lotta contro il Cjng a Michoacán.

Secondo il centro di ricerca Cide, è il Cjng di Nemesio Oseguera Cervantes, detto El Mencho – sul quale è stata posta una taglia di 10 milioni di dollari -, ad avere maggiore incidenza in Messico, essendo radicato in ventitré stati, seguito dal cartello di Sinaloa in quattordici, e la Nueva Familia Michoacana in otto. Città del Messico è il luogo in cui si accentra la criminalità. L’indagine indica che vi si trovino 51 formazioni, coinvolte in furti, estorsioni, sequestri, vendita di stupefacenti e omicidi. Di queste, 17 si disputano la supremazia nella capitale e sono oggetto di attenzione da parte delle autorità per il loro incremento esponenziale e pericolosità.

Gli interventi di contrasto, tuttavia, producono risvolti inaspettati e rischiosi. La cattura di figure di spicco del Cjng, proprio a partire dal conseguente dissesto interno, ha scatenato un’ondata di violenza a Città del Messico, per la conquista dei municipi sotto il dominio della Unión Tepito. L’abbattimento del leader di Tláhuac, Felipe de Jesús Pérez Luna, detto El Ojos, invece, ha indotto l’accorpamento della banda colombiana alleata, Gota a Gota, dedita al taglieggiamento di persone comuni, al cartello di Sinaloa. Proprio quest’ultimo sta tentando una scalata nella capitale, grazie a nuove cellule come quella di Ángela Quintero Muñoz, detta La Güera.

Il Messico sequestra grandi quantità di dollari in droga
Il Segretario alla Difesa messicano, Luis Cresencio Sandoval, parla durante una conferenza stampa al Palazzo Nazionale di Città del Messico

Malgrado a Città del Messico, su segnalazione della segreteria per la sicurezza, siano state sgominate 156 unità in due anni, molte delle quali vincolate al Cjng e la Unión Tepito, ne sono sorte altre legate al cartello di Sinaloa e ad Agustín Robles López, proprietario di svariati domicili, utilizzati per immagazzinare droga e armi e difesi da Los Maceros e Don Agus, autori di molteplici esecuzioni di rivali.

In aggiunta, si sono installati Los Malcriados 3AD, specializzati nell’accertamento dei movimenti della polizia grazie a una flotta di taxi che perlustra le zone calde, Los Tanzanios, fondati da un ex militare e con un autentico bunker per sede centrale, Los Rodolfos, presenti anche nello sfruttamento illegale di legnami pregiati, Los Baltas, con potenti gangli di infiltrazione nello stato, e la gang di El Güero Fresa, nota per la confisca di proprietà private, inclusi appartamenti.

I limiti della guerra ai narcos

La prima guerra ai narcos venne sferrata in Messico nel 2006, dall’allora presidente, Felipe Calderón, attraverso un’intensa tattica militare, con l’obiettivo di combattere le attività illecite e proteggere la cittadinanza. Questa modalità venne protratta da Enrique Peña Nieto, succeduto alla presidenza nel 2012, ed è stata intensificata da Andrés Manuel López Obrador, entrato in carica nel 2018. Sedici anni dopo, le cose non sono cambiate, e se possibile, sono peggiorate. Da marzo del 2021 a dicembre dello stesso anno, la percezione di insicurezza della popolazione è, infatti, aumentata dal 66 al 68%, suffragata da cospicue violazioni dei diritti umani.

La militarizzazione ha condotto ad avere fino a 45 mila soldati sorvegliando le strade, e 6.500 federali impegnati nel campo di investigazioni e operativi, oltre alla gestione di porti e dogane in mano all’esercito, tutti accompagnati, se non coordinati, dai reparti speciali della Drug Enforcement Administration (Dea) degli Stati Uniti. Fino al momento, però, lo scopo privilegiato è stato quello di perseguire e incarcerare i trafficanti, in particolare i signori della droga, senza alcun piano di contingenza. L’idea, o l’illusione, è stata quella che, tagliata la testa delle organizzazioni, le stesse avrebbero perduto forza o si sarebbero smantellate. Pur avendo subito dei duri colpi, queste si sono ricostituite e, in alcuni casi, rafforzate, mediante inedite agglomerazioni e coalizioni.

Si tratta del cosiddetto effetto cucaracha, o scarafaggio, ovvero della reazione che si scatena all’eliminare la cupola. Già all’epoca di Calderón si era osservato che la strategia provocava più danni che benefici, in quanto la frammentazione dei cartelli suscitava una moltiplicazione di gruppi minori nel Paese, con uguale impatto violento nella società, o l’irrobustimento dei concorrenti. Per esempio, nel 2009, 33 dei 37 boss della lista ufficiale erano stati rimossi dal gioco, ma entro il 2015 la cifra si era innalzata a 122. Alla stessa maniera, nel 2021, sono stati identificati 16 grandi cartelli, mentre nel 2015 erano solo 9 a controllare le rotte. Inoltre, l’approccio non ha contemplato un trattamento sistemico del problema della creazione di un’economia interdipendente con il narcotraffico e la sua relazione con gli indici di povertà.

L’immissione di sostanze allucinogene su un mercato, dipende in larga misura dalla domanda e la sua ampiezza. Gli Stati Uniti sono fra i principali consumatori di cocaina al mondo. Nel 2021, le morti per lesioni intenzionali, o overdose, hanno superato del 30% il rilevamento precedente e gli esperti parlano in termini di un’epidemia. Risulta evidente che Washington e il Messico hanno fallito nei procedimenti. Soprattutto, non hanno saputo analizzare e rimuovere le cause strutturali dell’emarginazione e l’esclusione dai benefici della crescita economica, da un lato, e il disagio sociale e psicologico, nonché le ripercussioni estreme di consumismo ed edonismo, dall’altro.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.