I guerriglieri marxisti-leninisti, seppur depotenziati e talvolta allo sbando, continuano ad essere operativi in alcune nazioni dell’America Latina. Una regione, quest’ultima, che ha già pagato un pesante tributo in termini di vite umane per le tante guerre civili tra radicali di destra e di sinistra che l’hanno insanguinata negli ultimi decenni. La maggior parte dei gruppi ribelli ha deposto le armi tra gli anni Novanta ed i primi anni Duemila grazie ad accordi di pace che hanno portato alla legalizzazione dei movimenti guerriglieri ed alla loro inclusione nel panorama politico nazionale. Questo, almeno, è accaduto in Guatemala, El Salvador e più di recente in Colombia, dove buona parte delle Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane (FARC) ha scelto di formare un partito politico. Le iniziative si sono, però, talvolta rivelate fallimentari oppure non sono state attuate e ciò ha spinto alcuni ribelli a non abbandonare la lotta. Ecco dove continuano ad operare.

Perù

Il Partito Comunista del Perù-Sendero Luminoso (PCP-SL) è un’organizzazione nata nel 1980, di ispirazione marxista e maoista, che intende instaurare un regime rivoluzionario e contadino di stampo comunista in Perù. Il gruppo, dopo aver condotto una guerriglia molto violenta che ha portato alla morte di migliaia di persone, si è indebolito in seguito all’arresto, avvenuto nel 1992, del leader Abimael Guzmán, professore di Filosofia all’Università di Ayacucho. Sendero Luminoso è stato considerato responsabile della maggior parte delle 31mila uccisioni avvenute durante la guerra combattuta tra il 1980 ed il 2000 ed era conosciuto per i suoi metodi brutali, come la lapidazione ed i massacri delle comunità contadine considerate un ostacolo alla lotta. Presente, alla fine degli anni ’80, in vaste aree del Perù ha poi conosciuto una serie di scissioni all’inizio degli anni ’90 e poi una sostanziale decadenza sino alla metà degli anni 2000. A partire da questo periodo si è registrata una ripresa, con una serie di attacchi alle multinazionali. L’organizzazione non costituisce una seria minaccia alla stabilità dello Stato e preferisce farsi chiamare Partito Comunista Militarizzato del Perù. L’indebolimento del supporto pubblico, a causa dei massacri, lo ha trasformato in un gruppo dedito al narcotraffico. Nella Valle dei fiumi Apurímac, Ene e Mantaro, detta Vraem, il gruppo collabora con i trafficanti di droga che hanno istituito laboratori clandestini nella foresta amazzonica. La valle, che ha una lunga storia di violenza ed abbandono, è una delle zone più povere del paese ma qui viene anche prodotto il 70% della coca peruviana.

Colombia

L’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) è stato fondato tra il 1963 ed il 1965 da intellettuali marxisti ispirati dal successo ottenuto da Fidel Castro a Cuba. Il gruppo, che intende difendere i più poveri e vuole porre fine ad ogni influenza straniera in Colombia, si basa su un’ideologia costituita da un miscuglio di marxismo e vuole rovesciare il governo nazionale pre creare un esecutivo di sinistra che dia più potere al popolo. I proventi necessari per raggiungere questo obiettivo vengono ottenuti con i rapimenti, le conseguenti richieste di riscatto, le estorsioni ma non mancano gli attacchi alle infrastrutture e quelli dinamitardi. L’ELN non è in grado, ad oggi, di espandere il proprio territorio oppure di ottenere il controllo dello Stato e sembra più orientato a consolidare la propria presenza in alcune regioni specifiche. Secondo quanto riferito dalla Fondazione Idee della Colombia per la Pace l’ELN aveva, nel 2018, 4mila membri mentre la Fondazione per la Pace e la Riconciliazione ha documentato la presenza dell’ELN in 136 contee su 1100 ed una concentrazione significativa in sei regioni: Arauca, Catatumbo, Magdalena Medio, Chocó, Cauca, and Nariño. La maggior parte dei suoi membri vive a stretto contatto con la popolazione, non è identificabile come appartenente al gruppo e per questo motivo, se fotografati, gli aderenti all’ELN preferiscono indossare delle maschere per nascondere le proprie identità.

Paraguay

L’Esercito del Popolo Paraguayano (EPP) è un piccolo gruppo criminale, creato nel 2008 ed attivo perlopiù nel nord del Paraguay. Alcuni dei suoi membri hanno condotto attività clandestine sin dagli anni ’90 quando erano il braccio armato del partito di estrema sinistra Patria Libre. L’EPP è stato accusato di avere legami con le FARC colombiane ed esattamente come loro ha diffuso video nei quali vengono mostrati soldati, con i volti parzialmente coperti, che imbracciano armi. In uno di questi video, risalente al settembre del 2020, compaiono diversi minori che imbracciano armi pesanti. L’EPP utilizza i rapimenti, che ad oggi sono stati dozzine, come forma di pressione e tra questi spicca il sequestro, avvenuto nel 2020, del vicepresidente paraguaiano Óscar Denis e di un suo impiegato avvenuto nell’area di Concepción. Il gruppo marxista ha ucciso, nel corso degli anni, diverse dozzine di soldati, poliziotti e civili ed è principalmente noto per le estorsioni commesse nei confronti dei contadini e degli imprenditori più abbienti.

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