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	<title>Alessandro Scipione Archives - InsideOver</title>
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	<title>Alessandro Scipione Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La minaccia di Haftar sul petrolio. Cosa rischia davvero l&#8217;Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-minaccia-di-haftar-sul-petrolio-cosa-rischia-davvero-litalia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jul 2023 15:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[National Oil Corporation]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1485" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127163030474_1435393695844d26e4275c96f70b673c-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="eastmed" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127163030474_1435393695844d26e4275c96f70b673c-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127163030474_1435393695844d26e4275c96f70b673c-300x232.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127163030474_1435393695844d26e4275c96f70b673c-1024x792.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127163030474_1435393695844d26e4275c96f70b673c-768x594.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127163030474_1435393695844d26e4275c96f70b673c-1536x1188.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127163030474_1435393695844d26e4275c96f70b673c-2048x1584.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il generale Haftar ha lanciato un ultimatum: senza un nuovo sistema per la distribuzione dei proventi petroliferi, fermerà i pozzi. Cosa cambia per noi?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-minaccia-di-haftar-sul-petrolio-cosa-rischia-davvero-litalia.html">La minaccia di Haftar sul petrolio. Cosa rischia davvero l&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1485" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127163030474_1435393695844d26e4275c96f70b673c-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="eastmed" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127163030474_1435393695844d26e4275c96f70b673c-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127163030474_1435393695844d26e4275c96f70b673c-300x232.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127163030474_1435393695844d26e4275c96f70b673c-1024x792.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127163030474_1435393695844d26e4275c96f70b673c-768x594.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127163030474_1435393695844d26e4275c96f70b673c-1536x1188.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127163030474_1435393695844d26e4275c96f70b673c-2048x1584.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È di nuovo braccio di ferro in <strong>Libia</strong> per il controllo del <strong>petrolio</strong>, la principale fonte di sostentamento nell’ex Jamahiriya di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html">Mu&#8217;ammar Gheddafi</a>. Il generale <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">Khalifa Haftar</a>, l’uomo forte della Cirenaica noto in Italia per aver sequestrato per ben 108 giorni i <a href="https://it.insideover.com/politica/i-pescatori-italiani-picchiati-e-fatti-dormire-per-terra-in-libia.html">18 pescatori di Mazara del Vallo</a>, ha lanciato un <strong>ultimatum</strong>: senza un nuovo (e più equo) sistema per la distribuzione dei proventi petroliferi entro il primo agosto, l’Esercito nazionale libico (Lna) fermerà i pozzi. Un blocco dalle conseguenze disastrose per la popolazione perché lo Stato sussidia tutto, dal pane al carburante, ma anche un problema per l’<strong>Italia</strong>. Secondo l’ultimo <a href="https://dgsaie.mise.gov.it/pub/bollettino/2023/import_greggio_2023_04_m.xls">bollettino</a> petrolifero del ministero dell&#8217;Ambiente e della sicurezza energetica, la Libia copre circa il <strong>15 per cento</strong> delle importazioni di greggio: ad aprile sono stati acquistati 6,067 milioni di barili di prezioso petrolio “dolce” libico a basso contenuto di zolfo (quindi più facile da raffinare) a quasi il doppio del prezzo di mercato (fino a 120 dollari al barile).</p>



<h2 class="wp-block-heading">La storia infinita</h2>



<p>Secondo <strong>Leonardo Bellodi</strong>, professore aggiunto presso la&nbsp;Luiss&nbsp;Business School, la distribuzione dei proventi del petrolio in Libia è una storia infinita. “La Cirenaica si è sempre lamentata di ricevere meno di quanto meriterebbe. Gheddafi teneva a bada queste istanze, a volte con metodi poco ortodossi, che poi sono esplose quando è finito il regime. Già pochi mesi dopo la rivoluzione del febbraio 2011, il governo di transizione di Bengasi aveva presentato una proposta per un nuovo sistema di misurazione del petrolio. Ora abbiamo di nuovo questo problema con Haftar, ma non è la prima volta che minaccia il <strong>blocco</strong> della produzione”, spiega a <em>InsideOver</em> Bellodi, già vicepresidente esecutivo di Eni e consigliere senior della Libyan Investment Authority (Lia), il fondo sovrano libico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il bluff di Haftar</h2>



<p>Le minacce del generale della Cirenaica potrebbero essere un <strong>bluff </strong>o, meglio ancora, un tentativo di avere più leva negoziale per il controllo della <strong>National Oil Corporation </strong>(Noc), l’ente petrolifero statale conteso da due potenti famiglie: gli Haftar a est e i <strong>Dabaiba </strong>a ovest. “Non mi aspetto che un eventuale blocco duri molto. Potrebbe trattarsi di una provocazione. Haftar si trova tra l’incudine e il martello: da un lato deve mostrare il pugno di ferro, dall’altro deve stare attento a non inimicarsi tutte le regioni della Libia, perché uno stop alle esportazioni avrebbe conseguenze in tutto il Paese”, afferma Bellodi. Prima del colpo di Stato del 1969, la Libia produceva fino a 2,8 milioni di barili di petrolio al giorno. Poi con Gheddafi l’output libico era sceso a 1,8 milioni di barili. Nei periodi più bui post-rivoluzione del 2011, la Libia era scesa sotto la soglia dei 200 mila barili al giorno. Ora il Paese membro del cartello petroliero <strong>Opec</strong> produce circa 1,2 milioni di barili al giorno, meno dell’1 per cento della produzione globale e circa il 7-8 per cento delle importazioni in Europa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il gioco della Russia</h2>



<p>Secondo l’ex manager dell’Eni, un nuovo, possibile blocco del petrolio in Libia avrebbe uno scarso impatto al livello globale: “Sia perché il greggio libico è poco, sia perché il mercato del petrolio, al contrario di quello del gas, è liquido e particolarmente fluido”. Caso mai, aggiunge Bellodi, l’improvvisa mancanza del petrolio libico potrebbe spingere l’Europa a fare il gioco di <strong>Mosca</strong>. Pur essendo sotto sanzioni, infatti, il greggio della <strong>Russia</strong> finisce comunque nei mercati europei tramite triangolazioni con Paesi come Cina, India, Turchia, Emirati Arabi Uniti e Singapore. “L’altro problema è domestico. Il 100 per cento del bilancio statale è costituito dai proventi della vendita di petrolio e gas. Siccome tutta la popolazione libica è sussidiata dallo Stato, un blocco potrebbe alimentare il disagio sociale e i moti all’interno del Paese”, spiega ancora il professore aggiunto della&nbsp;Luiss&nbsp;ed esperto di Libia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E l’Italia?</h2>



<p>Il petrolio libico, come detto, è particolarmente pregiato perché povero di zolfo. È considerato dagli addetti ai lavori un greggio “dolce” e particolarmente facile (e meno costoso) da raffinare. L’improvvisa mancanza di sei milioni di barili di petrolio spingerebbe l’Italia ad acquistare da altri mercati, ma allo stato attuale è difficile prevedere cosa accadrà. “Non vedo per l’Italia un problema di approvvigionamento, ma caso mai di <strong>prezzi</strong>. Se dovesse esserci questo blocco, bisogna vedere quanto durerà e quale sarà la reazione dei mercati finanziati e dei grandi trader. Non vedo un grande rischio di aumento dei prezzi alla pompa di benzina. Almeno per ora”, conclude Bellodi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-minaccia-di-haftar-sul-petrolio-cosa-rischia-davvero-litalia.html">La minaccia di Haftar sul petrolio. Cosa rischia davvero l&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Scatta l&#8217;operazione militare anti scafisti: bombe sulle coste della Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/libia-il-governo-di-tripoli-adesso-bombarda-i-trafficanti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jun 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230401185813122_3ed389a3838937e5b061b8ebf7dea2ea-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230401185813122_3ed389a3838937e5b061b8ebf7dea2ea-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230401185813122_3ed389a3838937e5b061b8ebf7dea2ea-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230401185813122_3ed389a3838937e5b061b8ebf7dea2ea-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230401185813122_3ed389a3838937e5b061b8ebf7dea2ea-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230401185813122_3ed389a3838937e5b061b8ebf7dea2ea-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230401185813122_3ed389a3838937e5b061b8ebf7dea2ea-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Svolta in Libia: per la prima volta il governo di Tripoli ha bombardato le basi dei trafficanti di esseri umani </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-il-governo-di-tripoli-adesso-bombarda-i-trafficanti.html">Scatta l&#8217;operazione militare anti scafisti: bombe sulle coste della Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230401185813122_3ed389a3838937e5b061b8ebf7dea2ea-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230401185813122_3ed389a3838937e5b061b8ebf7dea2ea-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230401185813122_3ed389a3838937e5b061b8ebf7dea2ea-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230401185813122_3ed389a3838937e5b061b8ebf7dea2ea-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230401185813122_3ed389a3838937e5b061b8ebf7dea2ea-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230401185813122_3ed389a3838937e5b061b8ebf7dea2ea-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230401185813122_3ed389a3838937e5b061b8ebf7dea2ea-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Piovono bombe contro i trafficanti di esseri umani davanti alle coste dell’Italia. A sganciarle sono i&nbsp;<strong>droni&nbsp;</strong>da combattimento lanciati su ordine di&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abdul-hamid-dbeibah.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Abdulhamid&nbsp;Dbeibah</a>, che è insieme premier e ministro della Difesa del Governo di unità nazionale (Gun) della&nbsp;<strong>Libia</strong>, l’organo esecutivo riconosciuto dalle Nazioni Unite con sede a Tripoli e sostenuto in primis dalla&nbsp;<strong>Turchia&nbsp;</strong>e dall&#8217;Italia. La Cirenaica dominata da&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Khalifa Haftar</a>, il “feldmaresciallo” ricevuto a palazzo Chigi il 4 maggio da<strong> Giorgia Meloni</strong>, comincia a riprendersi i barconi carichi di migranti: almeno 500 persone sono state respinte a Bengasi il 26 maggio.</p>



<p> Secondo i dati del Viminale pubblicati da “<a href="https://www.agenzianova.com/news/maltempo-e-retate-della-polizia-perche-sono-rallentati-i-flussi-di-migranti-dalla-tunisia-allitalia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Agenzia Nova</a>”, da inizio anno fino al 19 maggio scorso dalla Tripolitania di Dbeibah sono arrivati in&nbsp;<strong>Italia</strong>&nbsp;almeno 8.220&nbsp;<strong>migranti</strong>; dalla Cirenaica di Haftar sono sbarcate almeno 10.787 persone. Tante, troppe, anche se meno rispetto alle 25.134 partite della&nbsp;<strong>Tunisia</strong>. Ora, forse, qualcosa sta cambiando nell’ex Jamahiriya del defunto&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Muammar Gheddafi</a>, anche grazie al rinnovato attivismo dell’Italia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’operazione militare a Zawiya</h2>



<p>Il ministero della Difesa di Tripoli ha dichiarato&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/photo/?fbid=599121025664330&amp;set=a.283795843863518" target="_blank" rel="noreferrer noopener">conclusa</a>&nbsp;la “prima fase” di una&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/photo/?fbid=596577879251978&amp;set=a.283795843863518" target="_blank" rel="noreferrer noopener">operazione militare</a>&nbsp;lanciata nell’area di&nbsp;<strong>Zawiya&nbsp;</strong>(50 chilometri a ovest della capitale) contro &#8220;i nascondigli dei contrabbandieri di carburante, dei trafficanti di droga e dell&#8217;immigrazione clandestina&#8221;. Il bilancio per ora è di&nbsp;<strong>sette</strong>&nbsp;imbarcazioni distrutte; sei magazzini di&nbsp;<strong>droga</strong>, armi e attrezzature utilizzate da bande criminali colpiti; nove cisterne usate per contrabbandare&nbsp;<strong>carburante</strong>&nbsp;all&#8217;estero messe fuori uso. Una “seconda fase” della stessa operazione militare è in corso.&nbsp;</p>



<p>Gli oppositori del governo di Tripoli accusano Dbeibah di usare i letali droni turchi <strong>Bayraktar TB2</strong> contro i suoi rivali politici. In effetti, i bombardamenti hanno colpito soprattutto il clan&nbsp;<strong>Buzriba</strong>, che annovera tra le sue fila un deputato (Ali Buzriba), un capo milizia (Hassan Buzriba) e un ministro (Issam&nbsp;Issam) collegati al cosiddetto Governo di stabilità nazionale (Gsn), l’esecutivo parallelo non riconosciuto della Cirenaica, provando almeno&nbsp;<a href="https://www.africanews.com/2023/05/29/libya-at-least-two-dead-in-drone-strikes/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">due morti</a>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.insideover.com/raccontare-la-guerra-oggi?utm_source=strip&amp;utm_medium=ilgiornale&amp;utm_campaign=evento_140623&amp;_gl=1*1xpe12j*_ga*OTMyOTI0MDA0LjE2NDg0NjIxNzA.*_ga_N875FNGMRC*MTY4NTYwNTE0Mi45NjguMS4xNjg1NjA1MTYxLjAuMC4w&amp;_ga=2.187133608.1268711595.1685139648-932924004.1648462170" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="810" height="185" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/strip_io_evento_14_giugno_relatori.png" alt="" class="wp-image-398022" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/strip_io_evento_14_giugno_relatori.png 810w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/strip_io_evento_14_giugno_relatori-600x137.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/strip_io_evento_14_giugno_relatori-300x69.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/strip_io_evento_14_giugno_relatori-768x175.png 768w" sizes="auto, (max-width: 810px) 100vw, 810px" /></a></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Una guerra tra bande rivali</h2>



<p>Da tempo&nbsp;<strong>Zawiya</strong>, quarta città della Libia con oltre 200 mila abitanti, era al centro di una feroce disputa tra bande armate rivali, con morti e feriti anche tra la popolazione civile, per le ghiotte entrate della raffineria petrolifera locale e del sempre redditizio traffico di esseri umani. Basta citare un nome su tutti: Abd al Rahman Milad, ufficiale della Guardia costiera libica meglio noto come “<strong>Bija</strong>”, accusato di traffico di esseri umani, carburante e di aver commesso crimini contro i migranti. Lo strapotere delle milizie e dei gruppi criminali, che sfruttano i migranti subsahariani come schiavi, aveva portato la popolazione a scendere in piazza per&nbsp;<a href="https://libyaobserver.ly/news/al-zawiya-declares-civil-disobedience-after-public-protests" target="_blank" rel="noreferrer noopener">manifestare&nbsp;</a>la propria indignazione.</p>



<p> Il governo di Tripoli ha prima inviato il suo militare migliore, il&nbsp;<a href="https://lana.gov.ly/post.php?lang=en&amp;id=238260" target="_blank" rel="noreferrer noopener">generale</a>&nbsp;Mohamed Haddad, peraltro&nbsp;<a href="https://www.agenzianova.com/news/il-capo-di-stato-maggiore-di-tripoli-visita-litalia-colloqui-con-cavo-dragone-e-crosetto/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ricevuto</a>&nbsp;a Roma dal ministro della Difesa,&nbsp;<strong>Guido Crosetto</strong>, lo scorso 22 maggio. Ora, l’utilizzo dei droni da combattimento segna un cambio di passo radicale in questa disputa e, in generale, nella lotta contro i trafficanti di esseri umani, mentre&nbsp;il premier&nbsp;Dbeibah&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/watch/live/?extid=NS-UNK-UNK-UNK-AN_GK0T-GK1C&amp;mibextid=2Rb1fB&amp;ref=watch_permalink&amp;v=515085314028083" target="_blank" rel="noreferrer noopener">atteso</a>&nbsp;in visita in Italia il mese di giugno &#8211; mostra i muscoli e invia un forte segnale di leadership all’interno del Paese (e non solo).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Svolta anche nell&#8217;est della Libia</h2>



<p>Le novità dalla Libia in questi giorni non sono arrivate soltanto dalla Tripolitania. Sul fronte migratorio infatti qualcosa ha iniziato a muoversi anche nell&#8217;est del Paese. In particolare, un peschereccio con almeno 500 migranti a bordo è stato bloccato a largo della <strong>Cirenaica</strong> e ha fatto ritorno a <strong>Bengasi</strong>. È la prima volta che accade da quando, da almeno un anno a questa parte, anche le coste controllate da Haftar sono diventate punto di partenza per i flussi migratori diretti in Italia. Lo ha sottolineato su <em>Twitter</em> anche l&#8217;analista <strong>Claudia Gazzini</strong>, la quale ha attribuito l&#8217;operazione di rientro del barcone alle forze dell&#8217;Lna, l&#8217;esercito guidato da Haftar.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">First time we see LNA security forces (or affiliates) reportedly returning a boat full of migrants to eastern Libya, where they had embarked from days earlier. Context: after a spike of migrant arrivals from east 🇱🇾 to Italy, in early May 🇮🇹PM Meloni told Haftar to stop the flow. <a href="https://t.co/Trx78r6XH3">https://t.co/Trx78r6XH3</a></p>&mdash; Claudia Gazzini (@ClaudiaGazzini) <a href="https://twitter.com/ClaudiaGazzini/status/1662212221546672129?ref_src=twsrc%5Etfw">May 26, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>A confermare il dietrofront dell&#8217;imbarcazione è stato anche <strong>Flavio Di Giacomo</strong> dell&#8217;Oim, l&#8217;Organizzazione Internazionale per i Migranti. Quest&#8217;ultimo ha rimarcato la pericolosità dell&#8217;operazione, visto che la Libia non è considerata un porto sicuro. Sotto il profilo prettamente politico, se le motovedette di Haftar sono uscite dal porto di Bengasi il fatto è estremamente rilevante. Dalla Cirenaica negli ultimi mesi sono partiti migliaia di migranti a bordo di ex pescherecci. Ogni viaggio ha portato lungo le nostre coste almeno 500 persone, un flusso che fino a pochi giorni fa sembrava inarrestabile. <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/quel-confine-da-cui-passano-i-migranti-diretti-in-italia.html">Come ha sottolineato su InsideOver l&#8217;analista Jalel Harchaoui</a>, i trafficanti che hanno operato nell&#8217;est della Libia lo hanno fatto con l&#8217;appoggio, diretto o indiretto, di Haftar. Il generale quindi adesso sembra aver cambiato la propria posizione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché Haftar ha invertito la rotta</h2>



<p>La svolta in Cirenaica è avvenuta a pochi giorni dalla visita tenuta dallo stesso generale a Roma. Qui Haftar <a href="https://it.insideover.com/politica/le-svolte-nel-dossier-libico-dopo-la-visita-di-haftar-a-roma.html">ha incontrato il presidente del consiglio Giorgia Meloni</a>. Dal vertice sono uscite poche indiscrezioni, anche perché l&#8217;Italia non riconosce le autorità attorno cui gravita il generale e il bilaterale non poteva avere quindi l&#8217;aurea dell&#8217;ufficialità. Ma è chiaro che il tema immigrazione è stato affrontato e discusso.</p>



<p>Non è detto però che quel colloquio possa essere bastato per indirizzare Haftar contro i trafficanti. Nei corridoi diplomatici a nessuno è sfuggito il fatto che, proprio nelle ultime settimane, l&#8217;Italia ha avuto un ulteriore avvicinamento all&#8217;<strong>Egitto</strong>. I due governi hanno avviato confronti ancora più serrati, specialmente sul fronte economico ed energetico. </p>



<p>Lo dimostra, tra le altre cose, anche la nomina a marzo del nuovo ambasciatore egiziano a Roma: si tratta di <strong>Bassam Rady</strong>, ex portavoce del <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abdel-fattah-al-sisi.html">presidente Al Sisi</a> e fedelissimo quindi del capo dello Stato egiziano. Al Sisi è uno dei principali alleati di Haftar ed esercita molta influenza sulla Cirenaica. È lecito pensare quindi che proprio l&#8217;interlocuzione tra Italia ed Egitto abbia contribuito alla svolta attuata dal generale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-il-governo-di-tripoli-adesso-bombarda-i-trafficanti.html">Scatta l&#8217;operazione militare anti scafisti: bombe sulle coste della Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La visita in Italia di Haftar e la svolta nel dossier libico: cosa può cambiare ora</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-svolte-nel-dossier-libico-dopo-la-visita-di-haftar-a-roma.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 May 2023 10:13:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1234" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Khalifa-Haftar-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Khalifa-Haftar-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Khalifa-Haftar-scaled-600x386.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Khalifa-Haftar-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Khalifa-Haftar-1024x658.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Khalifa-Haftar-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Khalifa-Haftar-1536x987.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Khalifa-Haftar-2048x1316.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Libia è un mosaico molto delicato e dagli equilibri piuttosto precari. Ogni tessera cambiata rischia di ribaltare completamente il quadro. Per cui non è passata inosservata la rimozione, da parte del parlamento libico stanziato nell’est, di Fathi Bashagha. Quest&#8217;ultimo era a capo del governo sostenuto proprio&#160;dal parlamento in questione. Una scatola vuota in realtà, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-svolte-nel-dossier-libico-dopo-la-visita-di-haftar-a-roma.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/le-svolte-nel-dossier-libico-dopo-la-visita-di-haftar-a-roma.html">La visita in Italia di Haftar e la svolta nel dossier libico: cosa può cambiare ora</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1234" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Khalifa-Haftar-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Khalifa-Haftar-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Khalifa-Haftar-scaled-600x386.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Khalifa-Haftar-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Khalifa-Haftar-1024x658.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Khalifa-Haftar-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Khalifa-Haftar-1536x987.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Khalifa-Haftar-2048x1316.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>Libia</strong> è un mosaico molto delicato e dagli equilibri piuttosto precari. Ogni tessera cambiata rischia di ribaltare completamente il quadro. Per cui non è passata inosservata la rimozione, da parte del parlamento libico stanziato nell’est, di<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-fathi-bashagha.html"> Fathi Bashagha</a>. Quest&#8217;ultimo era a capo del governo sostenuto proprio&nbsp;dal parlamento in questione. Una <strong>scatola vuota</strong> in realtà, perché l&#8217;esecutivo non ha alcun riconoscimento internazionale. Eppure questa svolta potrebbe portare a non poche conseguenze. Ed è da valutare in tal senso anche il ruolo dell&#8217;<strong>Italia</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La scelta del parlamento dell’est</h2>



<p>Il Paese nordafricano oramai da anni ha più governi e più parlamenti. Istituzioni figlie del caos e della frammentazione occorsa e mai risanata dopo l&#8217;uccisione di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html">Muammar Gheddafi</a>, avvenuta nel 2011. Con le elezioni del 2012 ha preso corpo un parlamento dominato dalle fazioni vicine all&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html">Islam politico</a>, con quelle del 2014 invece l&#8217;assise ha assunto una connotazione più laica. Nessuno dei due parlamenti, da allora, ha mai voluto cedere il passo. Tanto che a <strong>Skhirat</strong>, la città del Marocco dove nel 2015 si è trovato <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cosa-sono-gli-accordi-di-skhirat.html">l’accordo che ha dato vita a una prima forma di governo unitario</a>, entrambe le camere sono state riconosciute. Quella eletta nel 2012 è stata ridenominata “Alto Consiglio di Stato”, quella eletta nel 2014 invece è stata chiamata “Camera dei Rappresentanti”.</p>



<p>Il Consiglio di Stato è rimasto stanziato a Tripoli, la Camera invece doveva insediarsi a <strong>Bengasi</strong> ma la città in quel momento era ancora sotto occupazione islamista. Per questo i deputati si sono riuniti a <strong>Tobruk</strong>, la città più orientale della Libia. Non a caso la Camera è stata vista da sempre come un&#8217;emanazione del potere della <strong>Cirenaica</strong>, la regione dell&#8217;est della Libia. E, negli anni dell&#8217;avanzata nell&#8217;area da parte del generale <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">Khalifa Haftar</a>, è diventata il braccio politico di quest&#8217;ultimo. Nel febbraio 2022, in aperto contrasto con il governo guidato da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abdul-hamid-dbeibah.html">Ddeibah</a> a Tripoli, la Camera di Tobruk ha nominato un nuovo esecutivo. Lo scettro è andato a Fathi Bashagha, politico di Misurata a capo del ministero dell&#8217;Interno durante l&#8217;era di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-fayez-al-sarraj.html">Fayez Al Sarraj</a>.</p>



<p>Oggi quello scettro è stato tolto. Nei giorni scorsi, è stato lo stesso parlamento a decretare la fine della breve era di Bashagha. Ufficialmente, come sottolineato su<em> Agenzia Nova</em>, la decisione è stata presa per delle<strong> accuse molto gravi</strong> rivolte allo stesso ex premier. La principale riguarda un presunto sperpero di denaro pubblico. La maggioranza dei deputati ha votato a favore della sospensione di Bashagha, al suo posto è stato nominato il ministro delle Finanze, <strong>Osama Hammad</strong>. E adesso nel mosaico libico potrebbero aprirsi molti scenari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi è Fathi Bashaga</h2>



<p>C&#8217;è un <strong>paradosso</strong> in questa vicenda. Bashagha già da tempo era ai margini della vita politica libica, ma la sua definitiva defenestrazione potrebbe fare rumore. E questo perché il suo nome non è certo di poco conto. Sale alla ribalta nel 2018, quando l&#8217;allora premier di Tripoli Fayez Al Sarraj lo ha nominato ministro dell&#8217;Interno. A lui è stato affidato il difficile compito di riorganizzare il sistema della <strong>sicurezza</strong> tripolino, frazionato e diviso tra milizie e bande di ogni tipo. È rimasto al fianco di Al Sarraj quando il suo governo ha subito<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-battaglia-di-tripoli.html"> l&#8217;attacco del generale Haftar nell&#8217;aprile 2019</a>. Poi un passo di lato nel 2021, quando Al Sarraj ha salutato la compagnia e ha lasciato spazio ad Abdulhamid Ddeibah, l&#8217;attuale premier. Ma Bashagha non intendeva già allora abbandonare la politica. In realtà aspirava a candidarsi alle elezioni prospettate per la fine di quell&#8217;anno (e mai svolte).</p>



<p>Poi un&#8217;altra svolta. All&#8217;inizio del 2022 il parlamento di Tobruk ha ritenuto terminato il mandato di Ddeibah per via delle mancate elezioni. Ha proceduto così alla nomina, seppur tra non poche perplessità, di un nuovo premier. Ed è in questa occasione che Bashagha ha preso il testimone di capo del governo. Ma a Tripoli, Ddeibah è rimasto in sella con la Libia nuovamente caduta nella spirale di due governi che si contendono il potere.</p>



<p>Bashagha sperava forse in un riconoscimento internazionale, mai arrivato. Questo lo ha indebolito fortemente e il suo esecutivo è apparso da subito una scatola vuota. Ha provato così a sollevare Ddeibah con un golpe nell&#8217;agosto 2022: Bashagha, con dalla sua molte milizie da lui organizzate a Tripoli quando era ministro, era certo di poter entrare trionfante nella capitale libica. Il tentativo è però ben presto fallito. E così l&#8217;ex ministro dell&#8217;Interno, oltre a ritrovarsi senza riconoscimento internazionale, si è ritrovato anche ai <strong>margini</strong> della vita politica libica. Nell&#8217;est del Paese, controllato da Haftar e gestito politicamente dal parlamento di Tobruk, il suo esecutivo è apparso sempre più isolato. Fino alla definitiva capitolazione dei giorni scorsi.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://it.insideover.com/iscriviti-alla-newsletter" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="810" height="150" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/unnamed-war-1.jpg" alt="" class="wp-image-396245" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/unnamed-war-1.jpg 810w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/unnamed-war-1-600x111.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/unnamed-war-1-300x56.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/unnamed-war-1-768x142.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 810px) 100vw, 810px" /></a></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa cambia adesso per la Libia</h2>



<p>L’uscita dall’agone politico libico di un “big” come Bashagha potrebbe avere delle conseguenze positive in Libia e, chissà, portare alla nascita di un nuovo governo unitario in grado di portare stabilità. Secondo&nbsp;<strong>Jalel Harchaoui</strong>, associate fellow presso il<em> Royal United Services Institute</em>, l’ex “premier ombra” della Libia orientale era da tempo in rotta di collisione con il generale Khalifa Haftar, comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (<strong>Lna</strong>) noto in Italia per aver sequestrato per 108 giorni i pescatori di Mazara del Vallo. “Il campo di Haftar è determinato a raccogliere fondi con ogni mezzo, anche irregolare e in modo sempre più aggressivo. Bashagha era contrario a tutto questo e questo è, in parte, il motivo per cui è stato rimosso”, afferma Harchaoui a&nbsp;<em>InsideOver</em>. Ora, secondo l’esperto, l&#8217;entourage di Haftar cercherà di estendere la sua influenza “anche a Tripoli attraverso diversi canali, compresi il dialogo diretto con i leader dei gruppi armati”.</p>



<p>Secondo quanto riportato da <a href="https://www.agenzianova.com/news/libia-luscita-di-scena-di-bashagha-apre-spazi-di-manovra-per-un-nuovo-governo-unitario/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Agenzia Nova</a>, sarebbero in corso “dei colloqui tra il clan Haftar e importanti funzionari di sicurezza della Tripolitania in Giordania, con la sponsorizzazione degli Emirati Arabi Uniti prima e ora anche dell’Egitto, appoggiati dagli Stati Uniti”. L’obiettivo è quello di varare un&nbsp;<strong>mega-rimpasto</strong>&nbsp;per unire il cosiddetto Governo di stabilità nazionale (Gsn) dell’est e il Governo di unità nazionale (Gun) dell’ovest. “Non sarà facile arrivare a un nuovo governo, ma certamente questi sviluppi semplificano il quadro: a ovest comanda Dabaiba, a est l’autorità de facto è Haftar, con i verdi (cioè gli ex gheddafiani) ormai parte dell’equazione e sempre più presenti nelle forze profonde del Paese. Un rimpasto nel breve termine è improbabile, ma non impossibile”, aggiungono le fonti dell&#8217;agenzia italiana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E l’Italia?</h2>



<p>Sarà un caso, ma è un fatto che questi sviluppi avvengano a pochi giorni dall’<a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica-internazionale/meloni-vede-haftar-focus-sui-migranti-2145423.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">incontro</a>&nbsp;di Haftar con la presidente del Consiglio dell’Italia,&nbsp;<strong>Giorgia Meloni</strong>. Nel faccia a faccia di due ore a palazzo Chigi, il generale libico è caduto più volte in contraddizione, soprattutto quando gli è stato fatto presente che la maggior parte dei migranti sbarcati in Italia dalla Libia sono partiti dalla Cirenaica. Nel colloquio, inoltre, Meloni ha spinto affinché nel Paese possano avvenire “elezioni presidenziali e parlamentari entro la fine del 2023”, come peraltro richiesto dalle Nazioni Unite.&nbsp;</p>



<p>Un colloquio, quello tra Haftar e Meloni, che è anche un pugno nello stomaco per la&nbsp;<a href="https://www.ilgiornale.it/news/interni/l9ira-delleliseo-contropiede-italiano-sulla-libia-2146166.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Francia</a>, che per anni ha sostenuto con finanziamenti, armi e perfino forze speciali i tentativi (tutti falliti) di Haftar di prendere il potere “manu militari”. Gli attacchi francesi contro Meloni tradiscono un crescente nervosismo di Parigi per una politica estera sempre più deludente. Diversi Paesi africani come l’Algeria, Burkina Faso, Mali, Mauritania, Repubblica Centrafricana rifiutano ormai le inferenze francesi. Perfino in Ciad, che insieme al Niger è fondamentale per l&#8217;industria nucleare francese, la presenza di Parigi è in bilico. Al contrario, l’Italia sembra assumere una sempre maggiore influenza nel Nord Africa, nel Sahel, in Africa orientale e dunque nel Mediterraneo allargato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/le-svolte-nel-dossier-libico-dopo-la-visita-di-haftar-a-roma.html">La visita in Italia di Haftar e la svolta nel dossier libico: cosa può cambiare ora</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Migranti, energia e commercio: il piano del governo per il dossier tunisino</title>
		<link>https://it.insideover.com/senza-categoria/migranti-energia-e-commercio-i-piano-del-governo-per-il-dossier-tunisino.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jan 2023 16:10:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Flussi migratori]]></category>
		<category><![CDATA[gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1121" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-300x175.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-1024x598.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-768x449.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-1536x897.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-2048x1196.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, si recherà “presto” in Tunisia, il secondo Paese di provenienza dei migranti sbarcati illegalmente in Italia nel 2022. Da culla della primavera araba e perla rara del Mediterraneo, il Paese arabo più vicino alle coste dell’Italia è oggi una nazione sull’orlo del collasso economico. Il potere è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/senza-categoria/migranti-energia-e-commercio-i-piano-del-governo-per-il-dossier-tunisino.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/senza-categoria/migranti-energia-e-commercio-i-piano-del-governo-per-il-dossier-tunisino.html">Migranti, energia e commercio: il piano del governo per il dossier tunisino</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1121" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-300x175.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-1024x598.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-768x449.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-1536x897.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-2048x1196.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il vicepremier e ministro degli Esteri, <strong>Antonio Tajani</strong>, si recherà “presto” in Tunisia, il secondo Paese di provenienza dei <strong>migranti</strong> sbarcati illegalmente in Italia nel 2022. Da culla della primavera araba e perla rara del Mediterraneo, il Paese arabo più vicino alle coste dell’Italia è oggi una nazione sull’orlo del <strong>collasso</strong> economico. Il potere è sempre più in mano al capo dello Stato, <strong>Kaies Saied</strong>, soprannominato “<a href="https://it.insideover.com/politica/in-tunisia-governa-il-presidente-robocop.html">Robocop</a>” per i suoi movimenti spesso ingessati e impacciati, che ha estromesso i <strong>Fratelli musulmani</strong> e avviato una road map politica dai risultati ancora incerti. </p>



<p>Per ottenere un prestito del Fondo monetario internazionale ed evitare il default catastrofico, l’amministrazione di Cartagine deve varare nuove <strong>riforme </strong>lacrime e sangue come la riduzione dei <strong>sussidi </strong>alimentari, il congelamento dei salari pubblici e la <strong>privatizzazione </strong>delle aziende statali indebitate. Con il rischio di impoverire ulteriormente la popolazione e innescare nuove tensioni sociali. Perché tutto questo è importante per l’Italia? Per almeno <strong>tre </strong>motivi: primi, ovviamente, i flussi migratori illegali; secondo, meno scontato, l’arrivo del <strong>gas </strong>algerino; e terzo, fatto poco noto, gli scambi commerciali in forte crescita che hanno portato l’Italia al <a href="storico%20sorpasso">sorpasso</a> storico sulla Francia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I numeri dei migranti</h2>



<p>Secondo i dati del <a href="http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/cruscotto_statistico_giornaliero_31-12-2022.pdf">Viminale</a>, lo scorso anno in Italia sono sbarcati illegalmente almeno <strong>18.148</strong> tunisini, pari al <strong>17%</strong> dei 105.140 arrivi nel nostro Paese. A questi si aggiungono i circa <strong>10 mila subshariani</strong> (ivoriani, guineani, maliani, camerunensi) salpati dalle coste tunisine. La rotta tunisina ha inciso per circa il <strong>30%</strong> sul totale degli arrivi in Italia via mare nel <strong>2022</strong>, a fronte di un 50% circa della <strong>Libia</strong>, mentre la percentuale rimanente è arrivata dalla <strong>Turchia</strong> (15%) in misura minore da <strong>Libano</strong> e dell’<strong>Algeria</strong>. </p>



<p>Fra Italia e Tunisia è in vigore un accordo per il rimpatrio di <strong>80 migranti</strong> a settimana attraverso due voli charter: con questi ritmi ci vorrebbero <strong>2 anni e tre mesi </strong>per rimpatriare i migranti sbarcati solo nel 2022. Ecco perché “Tajani ha chiesto un forte impegno al governo tunisino nel contrasto all&#8217;immigrazione illegale e nel <strong>velocizzare </strong>le operazioni di rimpatrio &#8211; forte deterrente a nuove partenze irregolari”, spiega la <strong><a href="https://www.esteri.it/it/sala_stampa/archivionotizie/comunicati/2023/01/colloquio-telefonico-del-ministro-degli-affari-esteri-on-antonio-tajani-con-il-ministro-degli-affari-esteri-e-delle-migrazioni-tunisino-othman-jerandi/">Farnesina </a></strong>in una nota diffusa dopo un colloquio del ministro italiano con il collega tunisino, <strong>Othman Jerandi</strong>. </p>



<p>“Al contempo ha ribadito al suo interlocutore il sostegno dell’Italia nelle attività di controllo delle frontiere, nella lotta contro la tratta di esseri umani e per la creazione di opportunità di migrazione legale verso l’Italia per i lavoratori tunisini”, aggiunge la Farnesina. Parlando a <em>Radio anch’io</em>, Tajani ha parlato di una “quota premiale” per i Paesi che hanno fatto accordi per i rimpatri. Il meccanismo è semplice: più migranti illegali tornano casa, più canali per la migrazione regolare potranno essere aperti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I flussi di gas</h2>



<p>In Italia, complice la crisi <strong>Ucraina</strong>, interessa poco quel che succede dall&#8217;altra parte del Mediterraneo. Eppure basta aprire Google Maps per vedere che Tunisi è più a nord di Pozzallo, il porto siciliano dove sbarcano i migranti, e che Biserta, la città più settentrionale d’Africa, si trova sulla stessa longitudine di Agrigento. Per andare da Roma a Tunisi basta un’ora e mezza di volo. I tunisini sono da secoli i nostri vicini di casa: quando la casa del nostro vicino va a fuoco, forse è il caso di preoccuparsi.</p>



<p>A maggior ragione se nel giardino del vicino passano i tubi del <strong>gas</strong>. Il territorio tunisino ospita infatti il gasdotto <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/transmed-algeria-gas-italia.html">Transmed</a>, conosciuto anche come gasdotto Enrico Mattei, che porta in Italia il gas algerino. E con la crisi ucraina oggi l’Algeria è il <strong>primo fornitore</strong> di gas del nostro Paese. In altre parole: se la Tunisia cade, l’Italia rischia di perdere la sua prima fonte di approvvigionamento energetico. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;hub energetico</h2>



<p>Ma c’è dell’altro. L’Unione Europea ha recentemente approvato un finanziamento di 300 milioni di euro per realizzare <strong>l’interconnessione elettrica</strong> tra l’Italia e la Tunisia: un progetto vecchio di 20 anni, ma che potrebbe fare da volano per gli investimenti tricolore nelle rinnovabili in Nord Africa, trasformando l’Italia in un hub energetico per l’intera Europa. “L’approvazione da parte dell’Unione europea del progetto di interconnessione elettrica Elmed è un risultato straordinario. </p>



<p>Per rendersi conto dell’importanza di questo sviluppo, basta guardare l’attuale disposizione degli elettrodotti sottomarini: manca un collegamento con l’Africa, che diventa fondamentale se si vuole beneficiare dell’offerta energetica del continente africano in termini di energie rinnovabili”, ha detto ad <em><a href="https://www.agenzianova.com/news/tunisia-risultato-storico-dellitalia-che-si-conferma-primo-partner-commerciale-davanti-a-francia-e-germania/">Agenzia Nova</a></em> l’ambasciatore d’Italia a Tunisi,<strong>&nbsp;Fabrizio Saggio</strong>, spiegando che “il finanziamento Ue da oltre 300 milioni è il primo passo fondamentale per l’avvio dell’opera che prevede la posa in opera di un cavo energetico sottomarino da 600 megawatt lungo oltre 240 chilometri, dal valore complessivo di 840 milioni di euro”. E’ in occasione d’oro per l’Italia: con la costruzione di impianti per la generazione di energia da fonti rinnovabili, la Tunisia potrebbe fornire all’Italia una “batteria” di emergenza in caso di turbolenze internazionali, oltre ad esportare elettricità in Sicilia e dall’Italia verso l’Europa. Un progetto strategico, quasi visionario, ma che potrebbe concretizzarsi solo con una vera <strong>stabilizzazione</strong> della Tunisia.</p>
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		<title>Minacce e accuse contro l’Eni in Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/minacce-e-accuse-contro-leni-in-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Dec 2022 15:28:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[nazionalizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1485" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-300x232.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-1024x792.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-768x594.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-1536x1188.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-2048x1584.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gravi minacce e accuse contro Eni in Libia, il Paese nordafricano ex alleato numero uno dell’Italia oggi diviso tra due amministrazioni rivali. Il premier “ombra” Fathi Bashagha, ex pilota d’aerei a capo del governo parallelo dell’est, accusa l’azienda di San Donato Milanese “di voler modificare le quote delle partecipazioni nelle aree offshore libiche, a grave &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/minacce-e-accuse-contro-leni-in-libia.html">[...]</a></p>
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<p>Gravi minacce e accuse contro <strong>Eni</strong> in <strong>Libia</strong>, il Paese nordafricano ex alleato numero uno dell’Italia oggi diviso tra due amministrazioni rivali. Il premier “ombra” <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-fathi-bashagha.html">Fathi Bashagha</a>, ex pilota d’aerei a capo del governo parallelo dell’est, <a href="https://twitter.com/fathi_bashagha/status/1604933955853099017">accusa</a> l’azienda di San Donato Milanese “di voler modificare le quote delle partecipazioni nelle aree offshore libiche, a grave danno degli interessi sovrani della Libia e del suo popolo”, intimando “di cessare immediatamente queste pratiche che rischiano di danneggiare gli storici rapporti tra Italia e Libia”. </p>



<p>Insinuazioni che ricalcano il contenuto di una lettera indirizzata al premier di Tripoli, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abdul-hamid-dbeibah.html">Abdulhamid Dbeibah</a>, dal ministro del Petrolio dell’esecutivo riconosciuto dalle Nazioni Unite, Mohamed Aoun. Quest’ultimo, da tempo ai margini del governo e relegato all’irrilevanza, fa trapelare una <a href="https://sada.ly/%D8%AE%D8%A7%D8%B5-%D8%B9%D9%88%D9%86-%D9%8A%D8%B9%D9%84%D9%82-%D8%B9%D9%84%D9%89-%D9%85%D8%B0%D9%83%D8%B1%D8%A9-%D8%A7%D9%84%D9%88%D8%B7%D9%86%D9%8A%D8%A9-%D9%84%D9%84%D9%86%D9%81%D8%B7-%D8%A8/">missiva</a> in cui accusa Eni di “comportamento estorsivo” e consiglia al suo capo “di riprendersi le scoperte offshore”, in una sorta di appello alla <strong>nazionalizzazione </strong>in stile Jamahiriya. Ma perché tanto astio nei confronti dell’azienda italiana? Ci sono almeno due motivi: le recenti, grandi <strong>scoperte </strong>di idrocarburi nel Mediterraneo centrale; le eterne <strong>faide </strong>dei politici libici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La maxi-scoperta dell&#8217;oro blu</h2>



<p>L’azienda italiana ha effettivamente scoperto grandi quantità di <strong>petrolio </strong>e <strong>gas </strong>che fanno gola a molti in Libia. “Abbiamo scoperto molto petrolio e gas, soprattutto gas”, ha <a href="https://www.agenzianova.com/a/638a08d45dfca0.06650307/4164356/2022-12-02/libia-descalzi-eni-scoperte-grandi-quantita-di-petrolio-e-gas">detto</a> l’amministratore delegato di Eni, <strong>Claudio Descalzi</strong>, a margine della conferenza Med Dialogues tenuta a Roma a inizio dicembre. Già a novembre, il nuovo direttore della National Oil Corporation, <strong>Farhat Omar Bengadara</strong>, aveva <a href="https://www.spglobal.com/commodityinsights/en/market-insights/latest-news/natural-gas/110122-libya-to-finalize-gas-deal-with-eni-for-offshore-gas-development-noc">dichiarato</a> che Eni e la britannica <strong>Bp </strong>cominceranno presto a produrre &#8220;oro blu&#8221; da un nuovo maxi-giacimento che è ancora più grande di <strong>Zohr</strong>, il giacimento “gigante” egiziano considerato il più grande del Mediterraneo. Secondo Bengdara, Eni è pronta a investire fino a <strong>8 miliardi</strong> di dollari in Libia per sviluppare la produzione di gas nell’ovest del Paese. Ma il progetto non è ancora partito. Il Paese è instabile e diviso fra due governi rivali: pianificare un business plan a nove zeri in queste condizioni è decisamente complicato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;eterna lotta per il potere</h2>



<p>A ben vedere, le accuse contro Eni sono infondate e rappresentano un maldestro tentativo di trascinare l’azienda italiana nella faida tra le coalizioni rivali che si contendono il potere. Da una parte c’è il governo di Tripoli che occupa il seggio all’Assemblea generale dell’Onu, detto di “unità nazionale” ma molto meno unito di quanto sembri: basti vedere le azioni di Aoun, un ministro ormai esautorato e disposto a far deragliare le trattative per ripicca. </p>



<p>Dall’altra parte, a est, c’è il governo Bashagha designato dalla Camera dei rappresentanti, detto “di stabilità nazionale” ma senza una stabile dimora e privo potere: in realtà è il generale <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">Khalifa Haftar</a> a governare questi territori con la forza delle armi. E il feldmaresciallo ha saputo riposizionarsi lontano dai riflettori dopo le sconfitte e gli errori di Bashagha, accordandosi sottobanco con Dbeibah per nominare Bengadara, un suo uomo, a capo dell&#8217;azienda più importante del Paese: la National Oil Corporatio, il partner di Eni in Libia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il paradosso della Libia</h2>



<p>A smentire le illazioni di Bashagha e Aoun, passate sotto traccia in Italia, ci ha pensato proprio la Noc. In un comunicato ripreso e tradotto in italiano dall’<a href="https://www.agenzianova.com/a/63ae15dd34f492.88460028/4187173/2022-12-21/libia-compagnia-petrolifera-noc-chiarisce-i-dettagli-delle-trattative-con-eni/linked">Agenzia Nova</a>, l’ente petrolifero statale libico precisa che le trattative con il partner italiano riguardano la percentuale di <strong>recupero </strong>dei costi di capitale e non le quote delle partecipazioni nelle aree offshore al largo della Tripolitania. Non è tutto. La National Oil Corporation avverte che la produzione dai giacimenti di <strong>gas </strong>attualmente in funzione inizierà a <strong>diminuire </strong>a partire dal 2025: “Se questa perdita non sarà compensata con investimenti e aumentando la produzione, lo Stato libico sarà costretto a <strong>importare </strong>gas per alimentare le centrali elettriche a gas”. E&#8217; il grande paradosso della Libia, un Paese membro del cartello <strong>Opec </strong>che rischia di dover acquistare idrocarburi dall’estero nonostante la fortuna di “galleggiare” sopra le più grandi riserve petrolifere dell’intera Africa. E senza i partner internazionali del calibro di Eni e Bp, la Libia non ha le competenze né i fondi (che sono tuttora congelati all&#8217;estero per effetti delle sanzioni Onu) per sviluppare nuovi giacimenti. </p>
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		<title>Migranti, la sfida è controllare le frontiere del deserto</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/migranti-la-sfida-e-controllare-le-frontiere-del-deserto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Dec 2022 05:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre il 2022 si chiuderà con oltre centomila sbarchi via mare, il nuovo governo dell’Italia guidato da Giorgia Meloni sta studiando una nuova strategia a medio-lungo per contrastare il traffico di esseri umani. Archiviata l’ipotesi di un blocco navale nel Mediterraneo centrale, misura che corrisponderebbe a un atto di guerra contro Tunisia e Libia, l’idea &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/migranti-la-sfida-e-controllare-le-frontiere-del-deserto.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221219102151864_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre il 2022 si chiuderà con oltre <strong>centomila sbarchi</strong> via mare, il nuovo governo dell’Italia guidato da <strong>Giorgia Meloni</strong> sta studiando una nuova strategia a medio-lungo per contrastare il traffico di esseri umani. Archiviata l’ipotesi di un <a href="blocco%20navale">blocco navale</a> nel Mediterraneo centrale, misura che corrisponderebbe a un atto di guerra contro Tunisia e Libia, l’idea è quella di sigillare i confini di sabbia del <strong>Sahel</strong> e di intervenire a monte del problema, mettendo in campo tecnologia, investimenti e know-how insieme all’<strong>Europa</strong>. Un percorso ambizioso ma irto di ostacoli, come la prosecuzione della crisi libica; l’incognita dell’economia tunisina; il boom demografico dell’Egitto; i possibili sabotaggi di Paesi terzi come Russia e Cina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;instabilità Libia</h2>



<p>L’ex Jamahiriya di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html">Mu&#8217;ammar Gheddafi</a>, primo<strong> </strong>Paese di partenza dei migranti che sbarcano in Italia, è sempre sull’orlo della divisione tra Cirenaica e Tripolitania. Le regioni rispettivamente dell’ovest e dell’est della Libia sono in balia di potenze straniere quali <strong>Turchia</strong> da una parte e <strong>Russia</strong> ed <strong>Egitto</strong> dall’altra. Nel Paese ci sono oggi due governi paralleli: uno riconosciuto dalle Nazioni Unite, basato a Tripoli, il cui mandato è scaduto da mesi; un altro sostenuto dal vecchio Parlamento dell’est, privo di legittimità internazionale e di entrate petroliere. </p>



<p>La favoletta delle “elezioni credibili, trasparenti e inclusive” è oggi, appunto, una fiaba a cui non crede più nessuno. Intanto due figure si ergono sopra i “dinosauri politici libici” (la definizione è dell’ex inviata Onu, Stehpanie Williams) che da oltre un decennio lottano contro l’estinzione: il premier del Governo di unità nazionale, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abdul-hamid-dbeibah.html">Abuldhamid Dbeibah</a>; il comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">Khalifa Haftar</a>. Ad oggi, ogni tentativo di controllare gli oltre 2.000 chilometri di confini meridionali libici con <strong>Algeria</strong>, <strong>Niger</strong>, <strong>Ciad</strong> ed <strong>Egitto</strong> passare necessariamente da questi due uomini di potere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le incognite in Tunisia</h2>



<p>Da culla della primavera araba lodata per anni come “modello di democrazia musulmana”, la <strong>Tunisia</strong> è governata oggi da un uomo solo al comando. Il presidente della Repubblica, il giurista <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-kais-saied-il-nuovo-uomo-forte-della-tunisia.html">Kais Saied</a>, ha sciolto il Parlamento, nominato un governo di “tecnici” a lui fedeli e sponsorizzato una nuova Costituzione che si dice sia stata scritta da lui stesso. Ma il vero problema è la tempesta <strong>economica</strong> e <strong>sociale</strong> che sta colpendo il <strong>secondo </strong>Paese di partenza dei migranti (tra i quali molti tunisini, ma anche tanti subshariani) che arrivano in Italia. </p>



<p>La guerra in Ucraina ha causato una scarsità di materie prime quali zucchero e farina, innescando una pericolosa spirale di <strong>inflazione</strong>, speculazione e repressone. Una bocca di ossigeno per lo Stato tunisino arriverà a fine anno con la prima rata del <a href="https://www.agenzianova.com/news/fmi-annuncia-laccordo-con-la-tunisia-per-un-prestito-da-19-miliardi-di-dollari/">maxi-prestito</a> internazionale, ma in cambio l’<strong>Fmi</strong> chiede riforme strutturali lacrime e sangue. L’Italia, da parte sua, non può &#8220;tifare&#8221; per questo Paese fondamentale per la stabilità del Nord Africa, per il transito del gas algerino verso la Sicilia, per il controllo dei flussi migratori illegali e per gli investimenti italiani in loco (il nostro Paese è il <a href="https://www.agenzianova.com/news/tunisia-risultato-storico-dellitalia-sorpassa-la-francia-ed-e-il-primo-partner-commerciale/">primo partener</a> commerciale della Tunisia davanti alla Francia).</p>



<h2 class="wp-block-heading">La situazione in Egitto</h2>



<p>L’<strong>Egitto </strong>del presidente-generale di ferro <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abdel-fattah-al-sisi.html">Abdel Fattah al-Sisi</a> è molto meno solido di quel che sembra. Non è un caso che dei quasi centomila migranti sbarcati in Italia, oltre il 20% provenga dal Paese delle piramidi. Gli egiziani sono effettivamente in cima alla classifica delle nazionalità dichiarate allo sbarco: 20.069 secondo i dati del <a href="http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/cruscotto_statistico_giornaliero_09-12-2022.pdf">Viminale</a> aggiornati al 9 dicembre. Per anni, Al Sisi si è <a href="https://thearabweekly.com/sisi-criticises-europes-migration-policies-while-egypt-hosts-millions">vantato</a> con l’Europa di riuscire a contenere i flussi verso il Vecchio Continente. Oggi non è più così per una serie di motivi. </p>



<p>In primis perché il <strong>boom demografico</strong> del Paese arabo più popoloso del mondo (l’Egitto è un colosso di oltre 100 milioni di abitanti) è molto difficile, se non impossibile, da controllare. I militari egiziani stanno smantellando gli slum e costruendo una serie di nuove città (Nuova El Al Alamein, la Nuova Capitale amministrativa, Nuova Mansoura e così via) ancora mezze vuote, con il rischio concreto di creare una <strong>bolla </strong>immobiliare. Inoltre, il Covid prima e la guerra in Ucraina hanno inevitabilmente rallentato lo sviluppo delle infrastrutture, oltre ad aver alimentato l’inflazione a causato il <a href="https://www.reuters.com/business/finance/egypts-pound-sinks-further-against-dollar-refinitiv-2022-10-30/">crollo</a> della sterlina egiziana. E l’instabilità in Libia alimenta una rotta migratoria che è sempre esista, ma che oggi è sempre più gettonata (e sempre più pericolosa).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un centro di controllo a Roma</h2>



<p>Di fronte a tutto questo, agire nel medio-lungo periodo per non inseguire i flussi, ma governarli, è fondamentale. Secondo un’indiscrezione dell’<a href="https://www.agenzianova.com/news/migranti-litalia-potrebbe-ospitare-una-struttura-permanente-per-il-controllo-dei-confini-tra-libia-e-sahel/">Agenzia Nova</a>, <strong>Roma </strong>potrebbe ospitare una “struttura internazionale permanente” per il controllo dei <strong>confini </strong>del cosiddetto <strong>Mediterraneo profondo</strong>, ovvero gli i confine che la Libia condivide con Algeria, Niger, Ciad, Sudan ed Egitto. L’idea è quella di creare “un coordinamento Libia-Sahel”, con sede in Italia e “il coinvolgimento diretto dell’Unione Europea”. Il centro non si limiterebbe a combattere il traffico di esseri umani, ma anche il terrorismo e la criminalità organizzata “in sinergia tra le due sponde del Mediterraneo”, con “l’obietto di spostare il baricentro più a sud”. Un primo incontro su questo tema dovrebbe tenersi all’inizio del <strong>2023 </strong>proprio a Roma.</p>
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		<title>Libia, la partita nascosta dietro al caso Lockerbie</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/libia-la-partita-nascosta-dietro-al-caso-lockerbie.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2022 15:09:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220302165056126_ebe48e1758234f9669d6d11027e0de8f-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220302165056126_ebe48e1758234f9669d6d11027e0de8f-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220302165056126_ebe48e1758234f9669d6d11027e0de8f-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220302165056126_ebe48e1758234f9669d6d11027e0de8f-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220302165056126_ebe48e1758234f9669d6d11027e0de8f-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220302165056126_ebe48e1758234f9669d6d11027e0de8f-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220302165056126_ebe48e1758234f9669d6d11027e0de8f-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo scorso 27 novembre su InsideOver avevamo anticipato che qualcuno il&#160;Libia&#160;voleva riaprire il caso&#160;Lockerbie, l’attentato del 1988 al volo Pan Am 103 che uccise in Scozia 270 persone, per lo più cittadini statunitensi. Quel qualcuno oggi ha un nome e un cognome: si chiama Abdulhamid Dbeibah e di lavoro fa il primo ministro del Governo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/libia-la-partita-nascosta-dietro-al-caso-lockerbie.html">[...]</a></p>
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<p>Lo scorso 27 novembre su <em>InsideOver</em> avevamo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/libia-chi-vuole-riaprire-il-caso-lockerbie.html">anticipato</a> che qualcuno il&nbsp;<strong>Libia&nbsp;</strong>voleva riaprire il caso&nbsp;<strong>Lockerbie</strong>, l’attentato del 1988 al volo Pan Am 103 che uccise in Scozia 270 persone, per lo più cittadini statunitensi. Quel qualcuno oggi ha un nome e un cognome: si chiama <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abdul-hamid-dbeibah.html">Abdulhamid Dbeibah</a> e di lavoro fa il primo ministro del Governo libico di unità nazionale (Gun), l’esecutivo “ad interim” basato a Tripoli, sostenuto dalla Turchia, boicottato dall’Egitto e dalla Grecia, riconosciuto con imbarazzo dalle Nazioni Unite; eppure, ancora oggi al potere. E’ stato lui a ordinare al signore della guerra <strong>Abdulghani Kikili</strong> di arrestare a Tripoli <strong>Abu Agila Mohammad Masud</strong>, 71 anni, ex agente dell’intelligence ricercato dall’Interpol perché sospettato di aver costruito la&nbsp;<strong>bomba&nbsp;</strong>usata nell’attacco terroristico, e di consegnarlo alle autorità degli Stati Uniti. Ma perché riaprire un caso chiuso ormai da 20 anni con il maxi-risarcimento da 2,7 miliardi di dollari sborsato da Muhammar Gheddafi alle famiglie delle vittime?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lotta per il potere</h2>



<p>Semplice: Dbeibah vuole rimanere al potere il più a lungo possibile. Il suo governo è sfiduciato dalla Camera dei rappresentanti dell’est e resiste ai tentativi di golpe grazie al decisivo sostegno della <strong>Turchia</strong>. Circostanza, quest’ultima, che spinge Tripoli a rafforzare la cooperazione militare ed energetica con Ankara, scatenando le vibranti proteste di <strong>Grecia</strong> ed <strong>Egitto</strong>. Più il tempo passa, più la legittimità del governo nato per traghettare il Paese alle elezioni viene meno. Ecco, quindi, che Dbeibah tira fuori il cilindro dal cappello: fa rapire <strong>Masud </strong>dimostrando ai rivali di controllare il territorio e lo consegna agli Stati Uniti, che ne avevano richiesto l’estradizione. Peraltro, negli ultimi mesi la diplomazia libica ha sempre votato a favore delle risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite contro la <strong>Russia</strong>: una scelta che rinsalda la posizione Tripoli dalla parte dello schieramento atlantico contro Mosca.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un caso politico</h2>



<p>Dopo settimane di silenzio, il premier parla in televisione spiegando che Masud “è un criminale e un terrorista che non può essere difeso”. Ma la mossa di Dbeibah è rischiosa e, come riferisce l’<em><a href="https://www.agenzianova.com/news/libia-lestradizione-negli-usa-del-sospettato-dellattentato-di-lockerbie-diventa-un-caso-politico/">Agenzia Nova</a></em>, apre un caso politico e giudiziario. I politici dell’est della Libia si sbracciano, gridano allo scandalo, parlando di tradimento, di estrazione illegale, di violazione della sovranità e si offrono perfino di pagare le spese legali all’ex agente dell’intelligence libico. Scordandosi però un illustre precedente: <strong>Abu Anas al Libi</strong>, leader di al Qaeda e uno degli organizzatori delle stragi in Kenya e nel Tanzania ’98, venne catturato nel 2013 e consegnato agli Usa. Più protestano, più i rivali di Dbeibah si allontanano dall’orbita di Washington che già non vede di buon occhio la presenza dei mercenari russi del gruppo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-dei-mercenari-in-libia.html">Wagner</a> in Cirenaica e nel Fezzan. &nbsp;E mentre l’ufficio del procuratore generale libico,&nbsp;<strong>Al Siddiq al Sour</strong>, avvia un’indagine sull’estradizione di Masud, su <a href="https://twitter.com/malek0106o3/status/1602060933903400968">Twitter</a> gira voce che il veri motivo per cui Dbeibah avrebbe consegnato l’ex agente libico è mettere le mani sulle partecipazioni azionarie e i conti bancari congelati negli Stati Uniti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il tesoro di Gheddafi</h2>



<p>E&#8217; molto difficile che ciò avvenga, almeno nel breve termine. Il premier ha già tentato <a href="https://libyaupdate.com/malta-rejected-dbeibehs-request-to-unfreeze-funds-maltese-press-reveals/">senza successo</a> di sbloccare gli asset congelati a <strong>Malta </strong>lo scorso settembre. La Libia è ancora sottoposta alle <strong>sanzioni </strong>delle Nazioni Unite e per riappropriarsi del maxi-fondo sovrano da decine di miliardi di euro, il vero tesoro lasciato da Gheddafi, bisogna passare dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Più probabile che Dbeibah punti realisticamente a migliorare i rapporti diplomatici e commerciali con gli Usa, cominciando ad esempio dalla nomina di un nuovo ambasciatore a sbloccare l&#8217;apertura di un consolato a Houston, in Texas. Tutti dossier finora bloccati dal dipartimento di Stato ma che ora, dopo la consegna di Masud, potrebbero vedere nuovi sviluppi.</p>
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		<title>Libia, chi vuole riaprire il caso Lockerbie?</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/libia-chi-vuole-riaprire-il-caso-lockerbie.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Nov 2022 10:58:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1256" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221127115738405_ee135753e36fdc3b3a928371db1dcdf3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221127115738405_ee135753e36fdc3b3a928371db1dcdf3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221127115738405_ee135753e36fdc3b3a928371db1dcdf3-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221127115738405_ee135753e36fdc3b3a928371db1dcdf3-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221127115738405_ee135753e36fdc3b3a928371db1dcdf3-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221127115738405_ee135753e36fdc3b3a928371db1dcdf3-1536x1005.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Qualcuno il Libia vuole riaprire il caso Lockerbie, l&#8217;attentato del 1988 al volo Pan Am 103 che uccise in Scozia 270 persone, per lo più cittadini statunitensi. Ignoti hanno rapito a Tripoli Abu Agila Mohammad Masud, ex agente dell’intelligence sospettato di aver costruito la bomba usata nell’attacco terroristico. Ad annunciarlo è stata la famiglia dell&#8217;ex &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/libia-chi-vuole-riaprire-il-caso-lockerbie.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1256" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221127115738405_ee135753e36fdc3b3a928371db1dcdf3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221127115738405_ee135753e36fdc3b3a928371db1dcdf3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221127115738405_ee135753e36fdc3b3a928371db1dcdf3-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221127115738405_ee135753e36fdc3b3a928371db1dcdf3-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221127115738405_ee135753e36fdc3b3a928371db1dcdf3-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221127115738405_ee135753e36fdc3b3a928371db1dcdf3-1536x1005.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Qualcuno il <strong>Libia </strong>vuole riaprire il caso <strong>Lockerbie</strong>, l&#8217;attentato del 1988 al volo Pan Am 103 che uccise in Scozia 270 persone, per lo più cittadini statunitensi. Ignoti hanno rapito a Tripoli <strong>Abu Agila Mohammad Masud</strong>, ex agente dell’intelligence sospettato di aver costruito la <strong>bomba </strong>usata nell’attacco terroristico. Ad annunciarlo è stata la famiglia dell&#8217;ex ufficiale libico, denunciando il “silenzio” delle autorità che, in effetti, non hanno rivelato alcun dettaglio. Chi e perché ha rapito Masud, che oltretutto risultava essere in custodia non più di un anno fa?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un dossier chiuso, anzi no</h2>



<p>Il caso risale al <strong>1988</strong> quando una bomba esplose a bordo dell’aereo di linea statunitense, che si schiantò sul villaggio scozzese di Lockerbie uccidendo tutti i 259 passeggeri e 11 residenti locale. Il dossier venne chiuso nel 2008, quanto l’allora <strong>Jamahiriyya </strong>del colonello <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html">M&#8217;uammar Gheddafi</a> ammise la responsabilità e pagò un maxi-risarcimento alle famiglie delle vittime. Ma dodici anni più tardi, il dipartimento di Giustizia Usa ha sporto una <a href="https://www.justice.gov/opa/speech/attorney-general-william-p-barr-delivers-remarks-pan-am-103-press-conference">denuncia penale</a> contro Masud, sospettato di aver assemblato il dispositivo che ha fatto saltare in aria il volo Pan Am 103. Non solo. Secondo la giustizia Usa, Masud sarebbe anche coinvolto nell&#8217;attentato del 1986 alla discoteca <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Attentato_alla_discoteca_di_Berlino_del_1986">LaBelle</a> di Berlino, nella Germania occidentale, che ha ucciso due militari americani e una cittadina turca. Nel novembre 2021, la ministra degli Esteri del Governo di unità nazionale (Gun), <strong>Najla el Mangoush</strong>, ha ammesso in un’intervista all’emittente televisiva britannica <em><a href="https://www.bbc.com/news/world-africa-59153059">Bbc</a></em> che la Libia potrebbe <strong>estradare </strong>Masud negli Stati Uniti. In concomitanza con l&#8217;intervista di Mangoush, il primo ministro libico Abdulhamid Dbeibah ha chiesto che il fascicolo fosse riaperto e che le persone coinvolte nel &#8220;caso che ha causato tante sofferenze&#8221; fossero ritenute responsabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rapimento e i sospetti sulle milizie</h2>



<p>Secondo una dichiarazione attribuita ai familiari di Masud, persone armate non identificate hanno fatto irruzione nella casa della famiglia nella zona di Abu Salim in piena notte, portando l’ex agente dell’intelligence ricercato dagli Stati Uniti verso una destinazione sconosciuta a bordo di due veicoli fuoristrada. L’area in questione è territorio della milizia Ghaniwa, che fa capo a&nbsp;<strong>Abdelghani al Kikli</strong>, tra i miliziani più potenti e noti in circolazione, già capo della Forza di sicurezza centrale di Abu Salim, ex milizia formata dopo il 2011 in uno dei più popolosi quartieri della capitale. Oggi la milizia Ghaniwa è inquadrata nell’Autorità di supporto alla stabilità (Ass), apparato di sicurezza creato nel gennaio 2021 e che è considerato la “longa manus” del premier Dabaiba.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cui prodest?</h2>



<p>Il ministero della Giustizia del Governo di unità nazionale della Libia ha affermato in un comunicato stampa che il caso dell’attentato di Lockerbie del 1988 è “completamente chiuso dal punto di vista politico e giuridico, in conformità con l&#8217;accordo concluso tra Libia e Stati Uniti nel 2008”. E la Camera dei rappresentanti nell&#8217;est della Libia dominata dal generale <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">Khalifa Haftar</a> ha annunciato il &#8220;rifiuto categorico&#8221; dei tentativi di riaprire il dossier e di consegnare Masoud agli Stati Uniti. Tutti smentiscono, ma allora chi è responsabile di questo ennesimo arresto extra-giudiziale in Libia? Abdel Moneim al&nbsp;Arfi, membro della Camera dei rappresentanti libica della città di&nbsp;Al&nbsp;Marj (Libia orientale), ha dichiarato all’<em><a href="https://www.agenzianova.com/a/6381354bd6d888.40782959/4150474/2022-11-23/libia-parlamento-dell-est-no-alla-riapertura-del-caso-lockerbie">Agenzia Nova</a> </em>che “chi sta cercando di riaprire il caso Lockerbie, che sia parti libiche o straniere, vuole ricattare lo Stato libico”. A ben vedere, l’ipotesi più accredita resta quella che &nbsp;<strong>Masud </strong>sia stato rapito qualcuno che vuole acquistare benemerenze con l’occidente, e in particolare con gli Stati Uniti.</p>
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		<title>Perché l&#8217;attentato di Istanbul rafforza Erdogan</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-lattentato-di-istanbul-rafforza-erdogan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2022 18:25:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Attentato]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[curdi siriani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121191625415_991957d64028016ff7057532c987fa02-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121191625415_991957d64028016ff7057532c987fa02-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121191625415_991957d64028016ff7057532c987fa02-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121191625415_991957d64028016ff7057532c987fa02-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121191625415_991957d64028016ff7057532c987fa02-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121191625415_991957d64028016ff7057532c987fa02-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121191625415_991957d64028016ff7057532c987fa02-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’attentato avvenuto il 13 novembre nel centralissimo viale Istiklal, a due passi dalla celebre piazza Taksim a Istanbul, rafforza il presidente-sultano Recep Tayyip Erdogan in vista delle elezioni presidenziali di giugno. Per due motivi. Il primo è che accusando i curdi, il leader del Partito Giustizia e Sviluppo (Akp) mette un cuneo tra il Partito &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-lattentato-di-istanbul-rafforza-erdogan.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121191625415_991957d64028016ff7057532c987fa02-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121191625415_991957d64028016ff7057532c987fa02-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121191625415_991957d64028016ff7057532c987fa02-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121191625415_991957d64028016ff7057532c987fa02-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121191625415_991957d64028016ff7057532c987fa02-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121191625415_991957d64028016ff7057532c987fa02-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_20221121191625415_991957d64028016ff7057532c987fa02-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’attentato avvenuto il 13 novembre nel centralissimo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/istanbul-a-chi-giova-un-attentato-proprio-adesso.html">viale Istiklal</a>, a due passi dalla celebre piazza Taksim a <strong>Istanbul</strong>, rafforza il presidente-sultano <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html">Recep Tayyip Erdogan</a> in vista delle elezioni presidenziali di giugno. Per <strong>due </strong>motivi. Il primo è che accusando i curdi, il leader del Partito Giustizia e Sviluppo (Akp) mette un cuneo tra il Partito democratico dei popoli (Hdp, principale partito curdo in Turchia) e le formazioni politiche di opposizione riunite nell’Alleanza nazionale. Il secondo è che le Forze armate di Ankara hanno ora un pretesto per compiere <strong>operazioni militari</strong> contro i gruppi curdi in Siria e in Iraq, distogliendo l’attenzione dell’opinione pubblica dal <a href="https://www.euronews.com/2022/11/03/annual-inflation-in-turkey-reaches-record-25-year-high-of-855">tasso di inflazione record</a> dell’85 per cento, il più alto da 25 anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fronte esterno: fari su Siria e Iraq</h2>



<p>Sul fronte <strong>esterno</strong>, nonostante le indagini siano ancora allo stato embrionale, le autorità turche puntano subito il dito contro i gruppi curdi oltreconfine e in particolare contro il solito <strong>Partito dei lavoratori del Kurdistan iracheno (Pkk)</strong>, che però <a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/kurdish-armed-group-pkk-denies-involvement-istanbul-attack-website-2022-11-14/">smentisce</a> e prende le distanze. Pochi giorni dopo l’attacco, secondo quanto riferisce l’<em><a href="https://www.agenzianova.com/a/637b3b89014ad7.17588157/4146741/2022-11-21/siria-32-combattenti-curdi-e-15-militari-governativi-uccisi-in-bombardamenti-turchia">Agenzia Nova</a></em>, gli F-16 dell’aeronautica militare turca bombardano le postazioni curde nel <strong>Rojava</strong> siriano ma anche in <strong>Iraq</strong>, forse il preludio a una nuova <strong>operazione militare</strong> terrestre contro le Forze democratiche siriane (Sdf), coalizione militare curdo-araba sostenuta dagli Usa. </p>



<p>Non è un caso che il ministro dell’Interno turco, <strong>Suleyman Soylu</strong>, abbia <a href="https://www.axios.com/2022/11/14/turkey-claims-us-complicit-istanbul-attack">respinto</a> a caldo le condoglianze degli <strong>Stati Uniti, </strong>paragonando Washington a un “assassino che si presenta per primo sulla scena del crimine”. La donna che avrebbe collocato l&#8217;ordigno, un’araba siriana di nome <a href="https://english.alarabiya.net/News/middle-east/2022/11/14/Istanbul-police-Syrian-woman-planted-bomb-in-Turkey-Istiklal-Street-attack">Ahlam al Bashir</a>, è apparsa in una fotografia pubblicata dalle autorità turche con indosso una maglietta della Maratona di New York, quasi a voler indicare un presunto legame tra la presunta attentatrice e gli Usa.</p>



<p>Non solo. Secondo Soylu, la donna e i suoi complici “sarebbero fuggiti in <strong>Grecia </strong>se non li avessimo arrestati”. Un’accusa indiretta quindi anche alle autorità elleniche, con cui i rapporti sono ormai ai minimi termini da mesi. Inoltre, l’attentato di Istanbul potrebbe aumentare la pressione sui Paesi scandinavi, in particolare <strong>Svezia</strong> e <strong>Finlandia</strong>, per consegnare gli esponenti del Pkk in cambio del via libera di Ankara all’adesione alla <strong>Nato</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fronte interno: la battaglia per il voto</h2>



<p>Sul fronte interno, il governo di Ankara cerca mettere in difficoltà il partito curdo <strong>Hdp</strong>, che pure godrebbe di non pochi consessi, circa l’<strong>11,5%</strong> secondo gli ultimi sondaggi disponibili. Come riferisce <strong>Lorenzo Fruganti</strong> dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), l’indice di gradimento di Erdogan “è in leggera risalita rispetto agli scorsi mesi (<a href="https://twitter.com/metropoll/status/1334408618305785856">46,6</a> per cento a inizio novembre contro <a href="https://twitter.com/metropoll/status/1552580790424408064">41,5</a> per cento di luglio)”, ma “il complicato andamento dell’economia, caratterizzato da un’inflazione galoppante e da un significativo deprezzamento della lira (che ha raggiunto i <a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/turkish-lira-flat-after-shock-rate-cut-weakening-2022-08-19/">minimi storici</a>), continua a gravare sulla popolarità del capo dello Stato”.  Non è tutto. “L’attentato di Istanbul potrebbe indebolire il settore del turismo, che rappresenta una voce importante del Pil turco e ha trainato la crescita economica dei mesi estivi”, aggiunge Fruganti.</p>



<p>Oggi come oggi, quindi, la leadership dell’Akp di Erdogan non è più così scontata. Il partito del presidente è si in testa alle intenzioni di voto con il 28,7%, ma è in netto calo rispetto alle elezioni del 2018. Seguono il Partito repubblicano del popolo (Chp) del sindaco di Ekrem Imamoglu con il 20 per cento, il Partito buono (Ip, di orientamento kemalista e alleato del Chp) con l’11,9 per cento e il partito curdo con l’11,5 per cento. In vista delle elezioni presidenziali di giugno, dunque, Erdogan potrebbe non riuscire a passare al primo turno, incappando in un pericoloso ballottaggio. A meno che nei prossimi non vi siano <strong>significativi avvenimenti </strong>che facciano alzare l’asticella del suo gradimento, come &#8211; appunto &#8211; un&#8217;operazione militare o anti-terroristica di successo.</p>
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		<title>Libia, Haftar flette i muscoli con i MiG-29 russi</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/libia-haftar-flette-i-muscoli-con-i-mig-29-russi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Nov 2022 18:28:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo Wagner]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[mercenari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1182" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111419241456_c66db15714042fe0032ccd784cf7a2f8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111419241456_c66db15714042fe0032ccd784cf7a2f8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111419241456_c66db15714042fe0032ccd784cf7a2f8-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111419241456_c66db15714042fe0032ccd784cf7a2f8-1024x630.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111419241456_c66db15714042fe0032ccd784cf7a2f8-768x473.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111419241456_c66db15714042fe0032ccd784cf7a2f8-1536x946.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111419241456_c66db15714042fe0032ccd784cf7a2f8-2048x1261.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A più di dieci anni fa dall’intervento militare della Francia contro l’ex Jamahiriya del defunto colonello Muammar Gheddafi, allora il principale alleato dell’Italia nel Mediterraneo, la Libia rischia nuovamente di sprofondare nel caos e nella violenza. Le fazioni rivali continuano ad essere rifornite di armi da partner stranieri come Turchia, Russia, Egitto ed Emirati Arabi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-haftar-flette-i-muscoli-con-i-mig-29-russi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1182" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111419241456_c66db15714042fe0032ccd784cf7a2f8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111419241456_c66db15714042fe0032ccd784cf7a2f8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111419241456_c66db15714042fe0032ccd784cf7a2f8-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111419241456_c66db15714042fe0032ccd784cf7a2f8-1024x630.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111419241456_c66db15714042fe0032ccd784cf7a2f8-768x473.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111419241456_c66db15714042fe0032ccd784cf7a2f8-1536x946.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111419241456_c66db15714042fe0032ccd784cf7a2f8-2048x1261.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A più di dieci anni fa dall’intervento militare della Francia contro l’ex Jamahiriya del defunto colonello <a href="https://insideover.ilgiornale.it/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html">Muammar Gheddafi</a>, allora il principale alleato dell’<strong>Italia</strong> nel Mediterraneo, la <strong>Libia</strong> rischia nuovamente di sprofondare nel caos e nella violenza. Le fazioni rivali continuano ad essere rifornite di armi da partner stranieri come Turchia, Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti, in una pericolosa escalation dall’esito ancora incerto. Buona parte del territorio del Paese nordafricano è in mano al generale libico <a href="https://insideover.ilgiornale.it/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">Khalifa Haftar</a>, l’uomo forte della Cirenaica noto in&nbsp;Italia&nbsp;per aver sequestrato per 108 giorni i&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/politica/i-pescatori-italiani-picchiati-e-fatti-dormire-per-terra-in-libia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">18 pescatori di Mazara del Vallo</a>. E le forze dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) hanno pubblicato, per la prima volta, le immagini dei caccia russi&nbsp;<strong>MiG-29</strong>&nbsp;di stanza presso la base aerea di&nbsp;<strong>Al Jufra</strong>, nella Libia centrale. Una dimostrazione di forza per fini interni, ma anche un segnale che l’Occidente non dovrebbe sottovalutare: la <strong>Russia</strong> ha radicato la sua presenza nel fianco sud della <strong>Nato</strong> e non intente andarsene, nonostante la guerra in <strong>Ucraina</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mig-29 e mercenari</h2>



<p>Come riferisce l’<a href="https://www.agenzianova.com/news/libia-le-forze-di-haftar-pubblicano-foto-di-caccia-russi-mig-29-nella-base-aerea-di-al-jufra/">Agenzia Nova</a>, nelle foto pubblicate online appaiono anche&nbsp;Saddam e Khaled, i figli di Haftar ed eredi politici del “feldmaresciallo”. Le foto mostrano anche vecchi caccia MiG-21 e Mig-22, elicotteri da trasporto e velivoli da addestramento di stanza presso Al Jufra, la base aerea protetta dai Pantsir manovrati dai <a href="https://insideover.ilgiornale.it/guerra/la-guerra-dei-mercenari-in-libia.html">mercenari</a> del gruppo <strong>Wagner</strong>. Proprio ad Al Jufra inizia una linea fortificata che risale il deserto libico fino ad arrivare nella città di <strong>Sirte</strong>, ex roccaforte dello Stato islamico divenuta oggi la “Berlino” libica che divide l’est e l’ovest del Paese. Già nella primavera del 2020, il Comando Usa per l’Africa (Africom) aveva avvertito che la Russia aveva inviato in Libia dei MiG-29&nbsp;e dei cacciabombardieri Sukhoi&nbsp;24, ridipinti in Siria nel tentativo di mascherarne l’origine. Oggi i mercenari russi continuano ad avere i loro stivali ben piantati sulle sabbie del deserto della Libia, nonostante le&nbsp;<a href="https://insideover.ilgiornale.it/guerra/la-libia-invia-combattenti-in-ucraina.html"><strong>voci su una riduzione degli effettivi</strong></a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una risposta alla Turchia?</h2>



<p>La pubblicazione delle immagini dei velivoli russi è una risposta all&#8217;esercitazione tattica &#8220;<strong>Tornado 1&#8243;</strong> svolta dalle forze del Governo di unità nazionale (Gun) vicino a Bani Walid, in Tripolitania. Alle manovre ha partecipato anche la <strong>Brigata 444</strong>, gruppo armato sempre più potente e addestrato dalle Forze armate turche. In prima fila, ad assistere alle manovre con proiettili veri, c’era anche il comandante della missione militare turca in Libia, generale Osman Aytac, fotografato mentre indicava ad un interessato premier <strong>Abdulhamid Dbeibah</strong> alcuni punti su una mappa. L’influenza della Turchia sul governo libico riconosciuto dalle Nazioni Unite è ormai evidente. Solo pochi giorni fa, peraltro, lo stesso <strong>Dbeibah</strong> aveva “<a href="https://www.agenzianova.com/news/droni-al-governo-di-tripoli-la-turchia-puntella-lalleanza-militare-con-la-libia/">puntellato</a>” l’alleanza militare con Ankara stringendo un accordo confidenziale per fornire addestramento, armi e droni d’attacco, in barba all’embargo delle Nazioni Unite sulle armi. La sfacciataggine con cui il presidente turco&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html">Recep Tayyip Erdogan</a>&nbsp;agisce in Libia sembra essere tollerata dagli alleati Nato in funzione anti-russa, anche se la <strong>Francia </strong>continua a sostenere dietro le quinte una vittoria dell’est e vorrebbe trasformare Haftar in un attore politico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E l’Italia?</h2>



<p>Fonti libiche di <em>InsideOver</em> riferiscono che all’esercitazione “Tornado 1” ha assistito un alto ufficiale militare italiano, in incognito. L’Italia c’è, ma ha una presenza molto più discreta della Turchia. Del resto, l’<a href="https://twitter.com/hashtag/Italia?src=hashtag_click"><strong>Italia</strong></a> sembra avere ancora un asso nella manica. Siamo infatti il <strong>primo partner</strong> commerciale della Libia, con un valore dell’interscambio di oltre<strong> 6,37 miliardi di euro</strong> nei primi setti mesi del 2022. Il peso economico complessivo dell’Italia in Libia è tre<strong> volte quello</strong> della Turchia. Di fatto, senza l’Italia e senza l’<strong>Eni</strong> la Libia resterebbe al buio e perderebbe il suo miglior cliente. Il nuovo governo di <strong>Giorgia Meloni</strong> può quindi partire da una solida posizione economica e una diplomazia che funziona (l’ambasciata d’Italia a Tripoli non ha mai chiuso, neanche quando piovevano razzi nel centro della capitale) per riallacciare i rapporti politici. E la prima occasione per farlo possono essere i Med Dialgoues del 2-3 dicembre a cui dovrebbe partecipare per la prima volta dal vivo la ministra degli Esteri libica, <a href="https://www.agenzianova.com/a/636fe5da432d05.86797978/4135587/2022-11-11/libia-ministra-esteri-mangoush-discute-con-procuratore-corte-penale-questione-fosse-comuni">Najla el Magoush</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-haftar-flette-i-muscoli-con-i-mig-29-russi.html">Libia, Haftar flette i muscoli con i MiG-29 russi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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