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	<title>Wahabismo Archives - InsideOver</title>
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	<title>Wahabismo Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il futuro saudita, così Riad sogna da potenza</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-futuro-saudita-cosi-riad-sogna-da-potenza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Sep 2022 05:18:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Wahabismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1260" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_2022091013032899_a4f82c9a5440116eaea24157f578ea12-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_2022091013032899_a4f82c9a5440116eaea24157f578ea12-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_2022091013032899_a4f82c9a5440116eaea24157f578ea12-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_2022091013032899_a4f82c9a5440116eaea24157f578ea12-1024x672.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_2022091013032899_a4f82c9a5440116eaea24157f578ea12-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_2022091013032899_a4f82c9a5440116eaea24157f578ea12-1536x1008.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_2022091013032899_a4f82c9a5440116eaea24157f578ea12-2048x1344.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'Arabia Saudita tra le velleità di una politica autonoma in grado di ergerla a potenza regionale e la storica alleanza con gli Usa</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-futuro-saudita-cosi-riad-sogna-da-potenza.html">Il futuro saudita, così Riad sogna da potenza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1260" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_2022091013032899_a4f82c9a5440116eaea24157f578ea12-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_2022091013032899_a4f82c9a5440116eaea24157f578ea12-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_2022091013032899_a4f82c9a5440116eaea24157f578ea12-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_2022091013032899_a4f82c9a5440116eaea24157f578ea12-1024x672.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_2022091013032899_a4f82c9a5440116eaea24157f578ea12-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_2022091013032899_a4f82c9a5440116eaea24157f578ea12-1536x1008.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_2022091013032899_a4f82c9a5440116eaea24157f578ea12-2048x1344.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong> rappresenta uno storico alleato degli<strong> Stati Uniti</strong> in Medio oriente. Il <strong>petrolio</strong> è senza dubbio l&#8217;arma politica principale con la quale Riad ha potuto iniziare a giocare, già dalla seconda metà del secolo scorso, un ruolo importante e con cui è stato possibile allacciare forti rapporti con Washington. Dal 2015 il Paese si trova impegnato in una fase interna piuttosto delicata. In quell&#8217;anno è venuto a mancare <strong>Re Abdallah</strong>, al suo posto è salito al trono il fratello <strong>Salman</strong>. Con il nuovo sovrano, a Riad si è avviata una svolta generazionale in seno alla famiglia reale che comanda il Paese dalla sua nascita. Re Salman infatti è destinato a essere l&#8217;ultimo figlio del fondatore del regno a occupare il trono.</p>
<p>L&#8217;erede designato è il principe <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/mohammad-bin-salman.html">Mohammad Bin Salman</a>, figlio dell&#8217;attuale sovrano, il quale ha già di fatto preso le redini del Paese. C&#8217;è lui dietro le ultime strategie designate da Riad sia a livello interno che in politica estera. Il suo obiettivo sembra essere quello di avviare importanti <strong>riforme</strong> in un regno dove vige l&#8217;assoluto controllo della famiglia Saud e dove è in vigore la rigida <a href="https://it.insideover.com/schede/religioni/che-cos-e-il-wahabismo.html">interpretazione wahabita</a> dell&#8217;Islam sunnita. Contestualmente, in politica estera Bin Salman vorrebbe trasformare Riad in una potenza regionale, in grado di avere un ruolo guida nella penisola arabica e nel medio oriente</p>
<h2>Da dove tutto è iniziato: il programma “Vision 2030”</h2>
<p>A circa un anno dalla nomina a principe ereditario, Mohammad Bin Salman, conosciuto internazionalmente anche con l&#8217;acronimo <strong>Mbs</strong>, ha presentato il progetto &#8220;<em>Vision 2030</em>&#8220;. Si tratta di un programma con il quale il futuro sovrano ha avviato una serie di iniziative economiche e politiche volte a differenziare l&#8217;<strong>economia</strong>, rendendola quindi meno dipendente dalle esportazioni di petrolio, e a modificare l&#8217;immagine del Paese. Sono stati finanziati programmi relativi allo sviluppo di nuove fonti energetiche, dell&#8217;agricoltura, dei servizi legati alla tecnologia e del turismo. Su quest&#8217;ultimo fronte l&#8217;Arabia Saudita, seppur con ritardo rispetto ai Paesi vicini, ha iniziato ad ospitare importanti eventi sportivi, a costruire resort e nuovi poli turistici sul Mar Rosso.</p>
<p>Mbs ha puntato anche sull&#8217;introduzione di alcune riforme in campo sociale, come quella relativa alla possibilità per le donne di ottenere la patente. Il programma negli anni ha mostrato luci e ombre. Alcuni osservatori lo hanno ritenuto e lo ritengono ancora oggi un ambizioso progetto di riforma del regno, altri invece lo considerano come una mera cartina tornasole volta a mascherare l&#8217;oscurantismo del regime wahabita, la persecuzione degli sciiti nella regione del <strong>Qatif</strong>, il caso relativo<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/jamal-khashoggi-dissidente-ucciso-istanbul.html"> all&#8217;uccisione del giornalista Jamal Kashoggi</a> e gli insuccessi nella <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/punto-la-guerra-nello-yemen.html">guerra in Yemen</a>.</p>
<p>Ad ogni modo, appare impossibile scindere il programma Vision 2030 dall&#8217;agenda estera del Paese. In particolare, Riad vuole presentarsi come una potenza in ascesa a livello politico ed economico nella regione, nonché come partner affidabile per gli alleati.</p>
<h2>Il confronto con Teheran</h2>
<p>Ma il primato regionale passa soprattutto dal <strong>confronto</strong> con il rivale storico dei Saud, ossia l&#8217;<strong>Iran</strong>. I due Paesi si contendono il primato di potenza regionale in medio oriente e sono politicamente divisi da molteplici fattori. Il primo riguarda l&#8217;ambito prettamente religioso: Riad è una monarchia assoluta sunnita wahabita, Teheran invece è una repubblica islamica teocratica sciita. Dunque mentre i sauditi aspirano a guidare il mondo sunnita, l&#8217;Iran ambisce alla creazione della cosiddetta &#8220;<strong>mezzaluna sciita</strong>&#8220;. Un progetto quest&#8217;ultimo teorizzato in primis dal generale <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/soleimani-generale-iran.html">Qassem Soleimani</a>, ucciso da un raid Usa a Baghdad il 3 gennaio 2020 e con il quale il governo iraniano coltiva l&#8217;ambizione di creare un corridoio sciita da Teheran fino a Beirut. Un progetto inevitabilmente destinato a cozzare con i piani dei Saud.</p>
<h2>La guerra nello Yemen</h2>
<p>Si inquadra anche nel contesto del confronto Iran &#8211; Arabia Saudita il conflitto esploso nel 2015 nello <strong>Yemen</strong>. Quest&#8217;ultimo è un Paese confinante con il territorio saudita, considerato spesso da Riad come sotto la propria influenza. Tuttavia dopo le rivolte della <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cos-e-la-primavera-araba.html">primavera araba</a> del 2011, si è registrata l&#8217;avanzata del gruppo sciita degli <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/chi-sono-gli-houthi.html">Houti</a>. Con il sostegno dell&#8217;Iran, le milizie sono riuscite a prendere la capitale Sana&#8217;a nel 2014. Per questo l&#8217;anno successivo i Saud hanno deciso di intervenire, formando una <strong>coalizione</strong> di Paesi sunniti composta, tra gli altri, dagli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>, dal <strong>Bahrein</strong> e dall&#8217;<strong>Egitto</strong>.</p>
<p>I piani di Riad però non si sono avverati. Né sotto il profilo della sconfitta degli Houti, i quali ancora oggi nonostante un forte divario tecnologico con la coalizione a guida saudita controllano Sana&#8217;a, né nell&#8217;ambito della consacrazione dell&#8217;Arabia Saudita quale Paese guida della penisola arabica. Nel corso degli anni successivi infatti la coalizione si è sfaldata. Più di recente anche gli alleati emiratini si sono ritirati e nello Yemen sostengono forze differenti da quelle del governo ufficiale e, in particolare, quelle ricadenti all&#8217;interno delle milizie separatiste del sud.</p>
<p>La guerra nello Yemen ha quindi rappresentato, alla lunga, una <strong>disfatta</strong> per i sauditi. Il conflitto, tra le altre cose, ha provocato migliaia di vittime civili e una<strong> crisi umanitaria</strong> senza precedenti legata anche al blocco navale imposto attorno al Paese e al mancato arrivo per diversi anni di medicine e generi di prima necessità. La guerra inoltre non ha mancato di incidere negativamente sull&#8217;immagine internazionale di Mbs e della famiglia Saud.</p>
<h2>I rapporti con Israele</h2>
<p>Una carta importante nella politica estera Riad la può spendere nel miglioramento dei rapporti con l&#8217;altro grande alleato degli Usa nella regione, ossia <strong>Israele</strong>. I due Paesi continuano a non avere ufficiali rapporti diplomatici e i Saud non fanno parte del gruppo di governi arabi che riconoscono lo Stato ebraico. Tuttavia negli ultimi anni, sotto la mediazione soprattutto di Washington, tra le parti si è avuto un importante avvicinamento &#8220;ufficioso&#8221;. Un&#8217;accelerazione in tal senso si è avuta con l&#8217;amministrazione di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html">Donald Trump</a>. L&#8217;ex presidente Usa ha compiuto nel maggio 2017 il suo primo viaggio da inquilino della Casa Bianca proprio in Arabia Saudita, intensificando i rapporti con Riad grazie anche alle importanti commesse di armi firmate con Mbs. Da allora Trump ha promosso, nell&#8217;ottica della creazione di una vasta coalizione anti Iran, un avvicinamento tra i Paesi arabi del golfo e Israele.</p>
<p>Uno sforzo in parte premiato dagli <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-prevedono-gli-accordi-di-abramo-firmati-alla-casa-bianca.html">accordi di Abramo</a>, siglati nell&#8217;estate del 2020 e che hanno portato Emirati Arabi Uniti e Bahrein a riconoscere Israele. Un duo a cui poche settimane dopo si è unito il <strong>Marocco</strong>. L&#8217;Arabia Saudita non ha aderito all&#8217;accordo, ma lo ha comunque &#8220;benedetto&#8221; nel dietro le quinte dei corridoi diplomatici. Non sono pochi, negli Usa come in Israele, a ritenere alta la possibilità di giungere a un vero accordo tra i sauditi e lo Stato ebraico. Per Riad i rapporti con gli israeliani appaiono cruciali. Non solo in funzione di <strong>contenimento</strong> dell&#8217;Iran ma anche, più in generale, per il sostegno alle ambizioni di diventare una potenza regionale.</p>
<h2>L&#8217;inquadramento geopolitico di Riad</h2>
<p>I primi tentativi di rendere l&#8217;Arabia Saudita la vera traghettatrice della penisola arabica non sono andati a buon fine. Non solo la guerra nello Yemen e lo strascico di morti e sconfitte politico-militari da essa arrivate, Riad ha dovuto fare i conti anche con il fallimento dell&#8217;<strong>embargo</strong> proclamato contro il <strong>Qatar</strong> nel 2017. Doha, sostenitrice dei <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html">Fratelli Musulmani</a> (nemici dei Saud) e fautrice di un&#8217;agenda estera autonoma, nelle intensioni di Mbs doveva essere richiamata all&#8217;ordine grazie a un forte embargo commerciale e alla minaccia di un intervento militare. Ma il piccolo emirato è riuscito ad evitare l&#8217;isolamento e negli ultimi due anni si è assistito a un riavvicinamento tra le parti.</p>
<p>Ad ogni modo, il sentiero dei Saud appare tracciato. L&#8217;Arabia Saudita, alle prese con difficili riforme interne, vuole da un lato mantenere il ruolo di alleato degli Usa ma, al contempo, avere una politica sempre più autonoma vocata all&#8217;ambizione della leadership regionale. Un&#8217;autonomia da Washington di recente ancora più marcata per via dei rapporti non sempre semplici con l&#8217;amministrazione guidata da<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html"> Joe Biden</a>. A dimostrarlo è la posizione sostanzialmente neutrale di Riad nella guerra in <strong>Ucraina</strong>, con i Saud che non hanno applicato sanzioni o restrizioni nei confronti della <strong>Russia</strong>. Anzi, con Mosca l&#8217;intesa negli ultimi anni è cresciuta soprattutto in relazione al mercato del petrolio, essendo i due Paesi i maggiori produttori di greggio. Proprio sull&#8217;oro nero si è consumato un altro importante strappo con la Casa Bianca subito dopo l&#8217;inizio delle ostilità a Kiev: Riad ha negato l&#8217;aumento di produzione del petrolio chiesto da Washington per mitigare la corsa al rialzo delle materie prime a seguito della guerra.</p>
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		<title>Che cos&#8217;è il Wahhabismo</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/religioni/che-cos-e-il-wahabismo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2020 10:16:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Wahabismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Wahabismo-islam-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Islam (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Wahabismo-islam-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Wahabismo-islam-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Wahabismo-islam-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Wahabismo-islam-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Wahabismo-islam-La-Presse-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Wahabismo-islam-La-Presse-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Wahhabismo è un movimento di riforma religiosa sviluppatosi nel secolo XVIII in Medio oriente, il quale ha preso piede soprattutto nella Penisola Arabica e nell&#8217;area del Golfo Persico. Si basa su una rigida interpretazione del Corano ed ha tra i principi quello di una riscoperta dei vari canoni originari dell&#8217;Islam. Ideologo del Wahhabismo è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/religioni/che-cos-e-il-wahabismo.html">[...]</a></p>
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		<title>La strana alleanza tra evangelici e wahhabiti</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/la-strana-alleanza-tra-evangelici-e-wahhabiti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Sep 2019 05:31:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Evangelici]]></category>
		<category><![CDATA[Wahabismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="826" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/delegaizone-araba-e-Trump-La-Presse-e1568367070391.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump bin Salman" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/delegaizone-araba-e-Trump-La-Presse-e1568367070391.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/delegaizone-araba-e-Trump-La-Presse-e1568367070391-300x129.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/delegaizone-araba-e-Trump-La-Presse-e1568367070391-768x330.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/delegaizone-araba-e-Trump-La-Presse-e1568367070391-1024x440.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Settarismo evangelico e wahhabismo apparentemente non hanno nulla in comune. Eppure i legami fra queste due forme di fondamentalismo religioso si sono intensificati negli anni recenti, raggiungendo un picco storico con l&#8217;avvento, rispettivamente, dell&#8217;era Trump e dell&#8217;ascesa del principe ereditario Mohammad bin Salman. I primi hanno fatto propria la retorica dello scontro di civiltà di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/la-strana-alleanza-tra-evangelici-e-wahhabiti.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/la-strana-alleanza-tra-evangelici-e-wahhabiti.html">La strana alleanza tra evangelici e wahhabiti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="826" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/delegaizone-araba-e-Trump-La-Presse-e1568367070391.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump bin Salman" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/delegaizone-araba-e-Trump-La-Presse-e1568367070391.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/delegaizone-araba-e-Trump-La-Presse-e1568367070391-300x129.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/delegaizone-araba-e-Trump-La-Presse-e1568367070391-768x330.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/delegaizone-araba-e-Trump-La-Presse-e1568367070391-1024x440.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Settarismo evangelico e wahhabismo apparentemente non hanno nulla in comune. Eppure i legami fra queste due forme di fondamentalismo religioso si sono intensificati negli anni recenti, raggiungendo un <strong>picco storico</strong> con l&#8217;avvento, rispettivamente, dell&#8217;era Trump e dell&#8217;ascesa del principe ereditario <strong>Mohammad bin Salman</strong>.</p>
<p>I primi hanno fatto propria la retorica dello <strong>scontro di civiltà</strong> di huntingtoniano ricordo. I secondi aderiscono ad una scuola di pensiero ritenuta eterodossa dalle principali correnti islamiche che, negli anni recenti, si è rivelata particolarmente pericolosa in quanto leitmotiv di radicalizzazione religiosa e terrorismo.</p>
<p>Ciononostante, questi due mondi tanto distanti hanno trovato il modo di comunicare poiché spinti alla collaborazione da un nemico comune, l&#8217;<strong>Iran</strong>, che dal 1979 è retto da una giunta rivoluzionaria ispirata agli insegnamenti dell&#8217;ayatollah Ruhollah Khomeini.</p>
<h2>11/09/2019</h2>
<p>A 18 anni esatti di distanza dai tragici attentati dell&#8217;11 settembre 2001, una delegazione di nove persone proveniente da Washington <a href="https://www.timesofisrael.com/us-israeli-christian-leader-discusses-peace-process-with-saudi-crown-prince/">si è recata a Gedda</a> per discutere con il principe ereditario di libertà religiosa, dell&#8217;agenda riformista saudita, della lotta all&#8217;islam radicale e di altri temi, fra cui l&#8217;Iran e il <a href="https://it.insideover.com/politica/quel-piano-di-kushner-che-non-convince-gli-arabi.html">piano del secolo</a> di Jared Kushner.</p>
<p>Il gruppo era guidato da<strong> Joel Rosenberg</strong>, un influente lobbista con doppia cittadinanza israeliana e statunitense che appartiene alla galassia del cosiddetto giudaismo messianico &#8211; una corrente dell&#8217;ebraismo che crede nella divinità di Gesù e che l&#8217;umanità stia vivendo nella <strong>fine dei tempi</strong>. Rosenberg è un esperto di questioni mediorientali e ha scritto diversi libri sulla relazione tra islam e religione. È anche noto per le sue <a href="http://www.joelrosenberg.com/videos/646/">posizioni anti-iraniane</a> e per il malumore nutrito nei confronti dell&#8217;amministrazione Obama per via dell&#8217;accordo sul nucleare, da lui fortemente osteggiato.</p>
<p>Tra i presenti c&#8217;era anche il reverendo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-potere-degli-evangelici-su-trump.html">Johnnie Moore</a>, che è ritenuto il potere dietro la corona dell&#8217;evangelicalismo politico statunitense ed è il punto di collegamento tra destra religiosa e Casa bianca.</p>
<p>La visita si è conclusa con una <a href="https://www.haaretz.com/us-news/.premium-mbs-hosts-delegation-of-u-s-evangelical-leaders-on-eve-of-9-11-anniversary-1.7831612">dichiarazione finale</a> da parte delle due delegazioni, nella quale Rosenberg ha tenuto a sottolineare sia gli sforzi del principe ereditario nell&#8217;aprire il paese alla modernità che l&#8217;importanza da esso rivestita per gli Stati Uniti in quanto &#8220;alleato strategico nella lotta al terrorismo islamista e alla minaccia iraniana&#8221;.</p>
<p>A rendere la visita ulteriormente importante è stata la co-partecipazione di rappresentanti di alto livello del mondo islamico, fra i quali il segretario generale della Lega musulmana mondiale, <a href="http://saudigazette.com.sa/article/576939">Mohammed Al-Essa</a>.</p>
<p>La tre-giorni è stata marcata da dichiarazioni roboanti e molto significative, che dicono molto sullo stato di salute dell&#8217;asse Washington-Riad ma anche, e soprattutto, di quello con Tel Aviv. Rosenberg ha, infatti, spiegato al principe ereditario che attende<a href="https://www.timesofisrael.com/us-israeli-christian-leader-discusses-peace-process-with-saudi-crown-prince/"> una sua visita</a> a Gerusalemme e la fine del tabù sul riconoscimento di Israele per poter dar vita ad un partenariato fruttuoso.</p>
<p>Nonostante i due paesi non abbiano alcuna relazione diplomatica ufficiale, è noto che collaborino <a href="http://www.opiniojuris.it/la-kippah-e-la-kefiah-convergenza-strategica-israele-ed-arabia-saudita/">da più di un decennio</a> nel campo della sicurezza con il comune obiettivo di contenere l&#8217;espansionismo iraniano nella regione.</p>
<h2 id="_forkInArticleAdContainer">I precedenti</h2>
<p>Rosenberg era stato a capo di una precedente delegazione nel novembre dello scorso anno. In quel caso si era trattato della <strong>prima visita in assoluto</strong> in Arabia saudita di emissari statunitensi chiaramente provenienti <a href="https://www.reuters.com/article/us-saudi-christians/saudi-arabia-hosts-rare-visit-of-u-s-evangelical-christian-figures-idUSKCN1N6675">dal mondo religioso</a> e legati a gruppi di pressioni israeliani, come la repubblicana Michele Bachmann e il fondatore del Jerusalem Prayer Team, Mike Evans.</p>
<p>I temi trattati durante l&#8217;evento erano pressoché gli stessi: questione palestinese, Iran, riforme domestiche, consolidamento dell&#8217;alleanza con gli Stati Uniti e del partenariato con Israele. Anche in quell&#8217;occasione la delegazione era stata accolta dai più importanti membri del governo saudita e del segretario generale della Lega musulmana mondiale.</p>
<p>Ancora prima della storica visita, fra il 27 e il 28 marzo, MbS aveva partecipato ad un congresso a New York con esponenti di punta del fondamentalismo evangelico e dell&#8217;ebraismo statunitense, fra cui i rabbini Rick Jacobs, presidente dell&#8217;Unione per il giudaismo riformato,  Steven Wernick, capo della Sinagoga unita del giudaismo conservatore, e Allen Fagin, vice-presidente esecutivo dell&#8217;Unione ortodossa. Praticamente, in un solo incontro, il principe ereditario saudita ha conosciuto i <strong>rappresentanti delle principali correnti</strong> dell&#8217;ebraismo contemporaneo nordamericano.</p>
<p>La visita di MbS era stata contraddistinta da alcune sue dichiarazioni <a href="https://www.theatlantic.com/international/archive/2018/04/mohammed-bin-salman-iran-israel/557036/">molto forti</a> sulla questione palestinese, che sono leggibili come un posizionamento definitivo della casa regnante sul tema. Il principe aveva infatti dichiarato che non solo Israele aveva il diritto ad avere la propria terra, ma anche che la responsabilità per la situazione attuale della Palestina era dei palestinesi e che un&#8217;apertura ufficiale delle relazioni sarebbe stata un guadagno per entrambi i paesi, poiché legati da diversi interessi. Inoltre, MbS aveva accusato l&#8217;attuale guida suprema iraniana, Hassan Rouhani, di essere l&#8217;Adolf Hitler di quest&#8217;epoca poiché desideroso di conquistare il mondo intero.</p>
<h2>I risultati</h2>
<p>Evangelici e wahhabiti stanno perseguendo delle agende molto precise, in cui la religione è un semplice mezzo per un fine. I primi stanno tentando di utilizzare l&#8217;elevato potere di pressione attualmente detenuto per convincere la famiglia reale saudita a legarsi ulteriormente agli Stati Uniti e al loro alleato più prezioso, Israele. Se i due paesi mettessero da parte le ostilità rimanenti, gli Stati Uniti potrebbero finalmente uscire dal Medio oriente e dedicarsi a fronti più importanti, come la Cina, in quanto i loro interessi nazionali sarebbero difesi da una<strong> nuova politica dei due pilastri</strong>.</p>
<p>Il principe ereditario sta invece tentando di ripulire la propria immagine e quella del proprio paese agli occhi degli Stati Uniti. Un&#8217;immagine che è stata macchiata dal<a href="https://it.insideover.com/politica/il-commando-che-uccise-kashoggi-e-stato-addestrato-negli-usa.html"> caso Khashoggi </a>e dalle accuse di complicità nel finanziamento al terrorismo islamista internazionale, arrivando fino al presunto coinvolgimento negli attacchi dell&#8217;11 settembre 2001 &#8211; per via della nazionalità degli attentatori.</p>
<p>Entrambe le parti stanno ottenendo risultati eccelsi: il principe sta lentamente aprendo il paese alla modernità e le indiscrezioni che la libertà religiosa possa essere il futuro tema toccato dall&#8217;agenda riformista <strong>sono sempre più forti</strong>, mentre l&#8217;apertura ad Israele ha prodotto un effetto domino sulle altre petromonarchie della penisola e altri paesi a maggioranza islamica, come l&#8217;Egitto, che stanno adottando una postura sempre più anti-iraniana e pro-israeliana.</p>
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		<title>Arabia Saudita, l&#8217;abuso sessuale  adesso è diventato un reato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 May 2018 16:59:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Abusi sessuali]]></category>
		<category><![CDATA[Wahabismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1005" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20171110122847_24934684-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20171110122847_24934684-3.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20171110122847_24934684-3-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20171110122847_24934684-3-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20171110122847_24934684-3-1024x686.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Pochi passi avanti, molta pubblicità: si può sintetizzare in questa maniera l’ultima legge in fase di approvazione in Arabia Saudita, la quale per la prima volta introduce all’interno del regno wahabita il reato di abuso sessuale. Prima di questa nuova norma, una donna abusata rischiava anzi di subire ulteriori danni sia d’immagine che a livello &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/l-abuso-sessuale-arabia-saudita-reato.html">[...]</a></p>
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<p>La nuova norma in vigore in Arabia Saudita</p>
<p>A Riad le decisioni vengono prese dal re, approvate dal gabinetto del re ma, essendo l’elemento wahabita molto forte, anche il <strong>consiglio della Shura</strong> formato da religiosi ha diritto ad esprimere il proprio parere, seppur avente solo forma consultiva.<strong> Il wahabismo, l’ideologia su cui si fonda l’Arabia Saudita</strong>, è la più rigida interpretazione delle regole dell’Islam. Per tal motivo, il regno dei Saud è tra quelli dove le leggi ed i precetti religiosi hanno maggior valore ed incidono profondamente nella vita dei cittadini. Tra i paesi arabi, l’Arabia Saudita è indubbiamente quello più conservatore sotto un profilo meramente religioso.</p>
<p>La norma che dovrebbe entrare in vigore già nei prossimi mesi, viene per questa ragione considerata una vittoria per chi preme per un cambiamento in Arabia Saudita. In particolare, <strong>con la nuova legge l’abuso sessuale è punibile con cinque anni di galera ed una multa da ottantamila Dollari</strong>. Prima di oggi, non vi era in Arabia Saudita alcuna norma che potesse in qualche modo tutelare le donne vittime di abusi. La legge ha avuto l’ok da parte del Gabinetto, ma anche dallo stesso consiglio della Shura: dunque non ci dovrebbero essere ulteriori ostacoli per la sua definitiva applicazione. Per capire e comprendere però se per davvero, in questa materia, l’Arabia Saudita ha svoltato è necessario aspettare la norma nei suoi dettagli. In particolare, bisognerà attendere cosa si intende per violenza sessuale ed in quali casi potrà scattare la sanzione.</p>
<p>Non tutti si fidano di Mohamed bin Salman</p>
<p>La norma sopra descritta, rientra all’interno di un novero di leggi volte ad eliminare alcuni divieti ed alcuni tabù interni alla società saudita. Ad esempio, in primis, la norma che ha tolto il divieto alle donne di guidare un’auto, al pari delle altre leggi che hanno invece consentito nuovamente la riapertura dei cinema e dei teatri in Arabia Saudita. Dietro a queste norme, vi è la mano del principe ereditario<strong> Mohamed bin Salman</strong>, il quale tra i suoi obiettivi vi è quello di migliorare l’immagine all’estero del proprio paese. Ma non tutti si fidano di queste aperture, considerate solo piccole concessioni a fronte di una realtà che vede ancora e sempre di più l’Arabia Saudita essere tra i paesi con il maggior numero di violazioni dei diritti umani. Solo dunque mera propaganda, secondo i detrattori di bin Salman, oramai uomo più forte del paese considerando la salute dell’anziano padre Re Salman.</p>

<p>A confermare questa teoria, alcuni episodi recenti: proprio mentre venivano riaperti i cinema e le donne potevano tornare, in compagnia di un uomo, allo stadio, <a href="https://www.corriere.it/esteri/18_maggio_19/arabia-saudita-arrestate-cinque-attiviste-il-diritto-guida-143d9f4a-5b39-11e8-b51d-4ba44732f234.shtml">ecco che si è avuta notizia dell’arresto di undici attiviste. </a>Ufficialmente incriminate per aver collaborato con non meglio specificati nemici esterni e per aver attentato alla stabilità del regno, le undici donne arrestate sono note in Arabia Saudita per portare avanti sul web numerose battaglie per la condizione femminile nel paese. <strong>Alcune di loro si sarebbero messe alla guida di un’auto prima del 24 giugno</strong>, data in cui cesserà ufficialmente il divieto per le donne, altre invece avrebbero denunciato il fatto che le recenti riforme sono in realtà solo pura propaganda.</p>
<p>Ma non solo: mentre in occidente si esulta per queste timide aperture, l’Arabia Saudita è protagonista di alcuni eventi che segnano una netta violazione dei diritti umani. A partire, ad esempio, dalla persecuzione degli sciiti nella regione del <strong>Qatif</strong>, dove molti abitanti sono stati costretti a lasciare le case ufficialmente per far spazio ad opere di ammodernamento delle città. Diversi gli sciiti arrestati soltanto per essersi opposti alla demolizione delle proprie dimore, tante famiglie sono state prelevate da uomini della sicurezza e spostate altrove. Riyadh inoltre, è protagonista e di certo tra le <strong>principali responsabili della crisi umanitaria nello Yemen</strong>: nel paese, i sauditi hanno messo piede con una coalizione anti Houti, la quale però oltre ad avere avuto scarsi risultati militari sta contribuendo ad una delle peggiori crisi umanitarie dell’ultimo decennio.</p>
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		<title>Il grande bluff del Bangladesh:  moschee saudite contro il terrorismo</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/grande-bluff-del-bangladesh-moschee-saudite-terrorismo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Apr 2018 20:42:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[Wahabismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171003163503_24500162.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171003163503_24500162.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171003163503_24500162-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171003163503_24500162-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171003163503_24500162-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Cinquecentosessanta &#8220;moschee-modello&#8221;  per contrastare l’estremismo ed educare al “vero islam”. È questo il piano previsto dalla premier bengalese,  Sheikh Asina. I nuovi luoghi di culto andranno ad aggiungersi alle circa 3mila moschee già presenti nel Paese.  Il progetto sarà finanziato quasi interamente da fondi sauditi. Gli accordi erano stati siglati già un anno fa, ma &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/grande-bluff-del-bangladesh-moschee-saudite-terrorismo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171003163503_24500162.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171003163503_24500162.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171003163503_24500162-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171003163503_24500162-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171003163503_24500162-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Cinquecentosessanta &#8220;moschee-modello&#8221;  per contrastare l’estremismo ed educare al “vero islam”. È questo il piano previsto dalla premier bengalese,  Sheikh Asina. I nuovi luoghi di culto andranno ad aggiungersi alle circa 3mila moschee già presenti nel Paese.  Il progetto sarà finanziato quasi interamente da fondi sauditi. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.asianews.it/news-en/Riyadh-donates-10.8-billion-euros-to-560-mosques-in-Bangladesh:-Muslims-split-40554.html">Gli accordi erano stati siglati già un anno fa</a>, ma soltanto ieri è stato ufficializzata la costruzione delle prime nove moschee “made in Riyadh”.</p>
<p>“Vogliamo che la gente impari i veri insegnamenti islamici” <a href="http://www.dhakatribune.com/bangladesh/nation/2018/04/05/pm-hasina-real-teaching-islam-bangladesh/">ha detto Asina</a> concludendo la conferenza stampa in cui presentava il piano di costruzione. “Vogliamo che l’immagine della nostra religione sacra venga risollevata. L’islam è una religione di pace. Vogliamo che prevalga la pace”.</p>

<p>Affermazioni innocue dunque, ma che stonano se rapportate alla situazione estremamente complicata che il Bangladesh sta vivendo. Ondate di profughi Rohingya continuano ad arrivare dalla vicina Birmania; la povertà endemica e strutturale del Bangladesh getta moltissimi disperati tra le braccia mortifere dei movimenti islamisti più violenti e radicali; scandali legati alla corruzione hanno drasticamente ridotto gli indici di gradimento del governo e all’orizzonte si profilano delle elezioni dal risultato mai così incerto.</p>
<p>È indubbio che la decisione di costruire un così consistente numero di nuove moschee sia legata più ad un mero calcolo politico che ad un improvviso fervore religioso. Diversi analisti sostengono che la scelta di Asina mirerebbe a portare dalla propria parte la maggioranza delle organizzazioni religiose islamiche del Paese in vista delle elezioni. L’inscindibilità tra fede e politica è senz’altro una specificità del mondo islamico. Avere dalla propria parte la maggioranza dei mullah e delle organizzazioni religiose istituzionali significa, almeno in linea teorica, conquistare i cuori degli elettori.  Agli ulema verranno affidati incarichi (e presumibilmente stipendi) importanti nella speranza che riescano coi loro sermoni a convincere i fedeli a votare per la leader della Lega Popolare Bengalese. Il tutto andrà a discapito del principale partito di opposizione, il Jamaat-e-Islami. Si tratta di un movimento ideologicamente vicino alla Fratellanza Musulmana, non esattamente il miglior amico di casa Saud.  </p>

<p>Nel frattempo la Polizia bengalese <a href="http://www.analisidifesa.it/2018/03/bangladesh-online-il-manuale-del-perfetto-terrorista/">ha reso pubblico un documento </a>riguardante la proliferazione di organizzazioni islamiste nel Paese. Le indagini sono iniziate due anni fa, all’indomani del sanguinoso attacco al ristorante di Dakha in cui perirono venti persone compresi 9 nostri connazionali. Nel corso di questi due anni sono stati rintracciati più di quattromila militanti, settanta sono stati uccisi nel corso di svariati conflitti a fuoco. Molti di essi sono stati arrestati, ma 216 sono riuscite a darsi alla fuga. Il timore è che, sentendosi braccati, possano reagire in maniera violenta e imprevedibile.</p>
<p>Nel rapporto si legge anche che il 90% dei giovani che si uniscono ai gruppi terroristici si radicalizza sul web. Sono centinaia le pagine online chiuse e subito riaperte nell’etere bengalese. Alcuni di questi siti sono facilmente consultabili; tra questi c’è il blog “<em>Allahorpatheahoban</em>” (chiamata alla via di Allah) in cui si inneggia al martirio e si fanno apprezzamenti su Osama Bin Laden. In altri siti sono addirittura reperibili dei manuali di addestramento per il “perfetto terrorista”. La polizia tenta di fare il possibile ma si susseguono casi i casi di omicidi a sfondo religioso contro accademici o giornalisti che tentano di criticare l’Islam violento e settario.</p>

<p>Ma c’è dell’altro. Dietro agli accordi con i sauditi non c’è soltanto lo sforzo per arginare il fenomeno dell’islamismo radicale. È evidente che il tentativo di Bin Salman è quello di accaparrarsi anche ideologicamente i paesi bagnati dall’Oceano Indiano. Bangladesh, Filippine, Myanmar, Sri Lanka, Thailandia, Malesia, Indonesia. In ognuno di questi paesi negli ultimi anni si sono moltiplicate donazioni provenienti da Riyadh con l’obiettivo non dichiarato di propagandare il wahhabismo anche in nazioni storicamente estranee all’ideologia sunnita. A farne le spese sono, come sempre, le minoranze religiose: non solo cristiane, induiste o buddiste, ma anche sufi e sciite.</p>
<p>È questo il prezzo da pagare alla finanza islamica: aiuti economici e militari in cambio di un sempre maggiore <em>laissez-faire </em>in campo religioso e dottrinale.</p>
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		<title>La rivelazione di bin Salman: &#8220;C&#8217;erano gli Usa dietro il wahabismo&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/bin-salman-wahabismo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Mar 2018 15:46:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Wahabismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180307174654_25900925.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180307174654_25900925.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180307174654_25900925-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180307174654_25900925-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180307174654_25900925-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La visita dell&#8217;erede al trono dell&#8217;Arabia Saudita, Mohammed bin Salman, a Washington non è solo foriera di commesse militari e di accordi sulla strategia da seguire in Medio Oriente, in particolare per lo Yemen. C&#8217;è dell&#8217;altro in questo viaggio, e cioè la presentazione di un debuttante nella diplomazia mondiale e nella politica americana. E alcune &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/bin-salman-wahabismo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180307174654_25900925.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180307174654_25900925.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180307174654_25900925-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180307174654_25900925-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180307174654_25900925-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La visita dell&#8217;erede al trono dell&#8217;Arabia Saudita, <strong>Mohammed bin Salman</strong>, a Washington non è solo foriera di commesse militari e di accordi sulla strategia da seguire in Medio Oriente, in particolare per lo <strong>Yemen</strong>. C&#8217;è dell&#8217;altro in questo viaggio, e cioè la presentazione di un debuttante nella diplomazia mondiale e nella politica americana.</p>
<p>E <strong>alcune frasi</strong> di questo principe non devono essere sottovalutate. Perché forse per imprudenza, forse per arroganza, forse anche solo per estrema sicurezza in se stesso, fanno comprendere molte cose dell&#8217;attuale esplosione dell&#8217;islamismo nel mondo. </p>

<p>Alcune di esse, riferite <a style="color: #0000ff" href="https://www.washingtonpost.com/world/national-security/saudi-prince-denies-kushner-is-in-his-pocket/2018/03/22/701a9c9e-2e22-11e8-8688-e053ba58f1e4_story.html">in una lunga intervista al <em>Washington Post</em></a>, fanno riflettere. Perché sintetizzano in poche righe i disastri compiuti dall&#8217;amministrazione americana negli anni della Guerra fredda, quando per contenere un nemico, ne hanno creato un altro dai lati ancora più oscuri.</p>
<p>Il quotidiano statunitense ha infatti domandato, tra le altre cose, all&#8217;erede al trono di Riad, del problema legato allo stretto rapporto che intercorre fra il <strong>wahabismo</strong> e la corte saudita. Il finanziamento di questa visione radicale ed estremamente oscurantista dell&#8217;islam è parte della strategia araba per la creazione di una propria rete d&#8217;interessi e di alleanze. Ma il prezzo di questa rete islamista è quello che vediamo tutti i giorni con i nostri occhi: la nascita di un fenomeno jihadista complesso e molto strutturato che ormai interessa tutto il mondo.</p>

<p>Mohammed bin Salman (Mbs per sintetizzare) ha rivelato al quotidiano statunitense che gli investimenti nelle moschee e nelle madrase oltreoceano e nel mondo si sono radicati nel periodo della <strong>Guerra fredda</strong>, quando gli <strong>Stati Uniti</strong> e gli alleati occidentali chiesero all&#8217;Arabia Saudita di usare le sue risorse per prevenire l&#8217;arrivo dei movimenti comunisti nei paesi musulmani. L&#8217;Unione sovietica stava espandendo la sua rete di alleanze nel mondo arabo e in molte parti del mondo a maggioranza musulmana. Per evitarlo, era necessario un sistema culturale-religioso unito a ingenti finanziamenti, che potesse essere un ostacolo. </p>
<p>Secondo bin Salman, i successivi governi sauditi hanno perso il controllo della situazione. E ora, ha detto l&#8217;erede al trono, <strong>&#8220;dobbiamo riprenderci tutto&#8221;</strong>. I finanziamenti ora provengono in gran parte da &#8220;fondazioni&#8221; saudite, ha detto, piuttosto che dal governo. In una giustificazione che suona alquanto curiosa, soprattutto perché in una monarchia assoluta ed estremamente centralizzata come quella di Riad, è difficile credere che la corte non sapesse né potesse agire nei confronti di quelle fondazioni che finanziano le moschee radicali e l&#8217;addestramento degli imam.</p>

<p>Ma tra i detti e i non detti di questa intervista, tra gli alibi cercati dal principe per giustificare di fronte all&#8217;opinione pubblica americana l&#8217;espansione dell&#8217;islam wahabita, ci sono delle verità. La prima è una conferma: <strong>i sauditi finanziano effettivamente le moschee in giro per il mondo</strong> che istruiscono i fedeli a questa estrema visione dell&#8217;islam. Lo ha detto lo stesso principe, pur accusando le fondazioni saudite ed evitando di parlare del governo. Ma anche in questo caso è un&#8217;ammissione.</p>
<p>La seconda è che<strong> l&#8217;Occidente, per combattere un nemico ne ha creato un altro</strong> e che non ha fermato questa espansione perché utile alla causa. Prima per contrastare l&#8217;ascesa del comunismo nei Paesi a maggioranza musulmana, poi perché evidentemente incapaci e non desiderosi di ostacolare il flusso di petrolio e di interessi finanziari. Un errore visibile in Afghanistan, <a href="https://www.independent.co.uk/news/world/anti-soviet-warrior-puts-his-army-on-the-road-to-peace-the-saudi-businessman-who-recruited-mujahedin-1465715.html">ai tempi di bin Laden simbolo della resistenza ai sovietici</a>, e che il mondo di oggi continua a pagare.</p>
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		<title>Quella setta wahabita di Barcellona  che preoccupa i servizi spagnoli</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/wahabita-barcellona-servzi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Mar 2018 12:15:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[attentati-barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[Catalogna]]></category>
		<category><![CDATA[Wahabismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1112" height="739" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/mossos.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/mossos.jpg 1112w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/mossos-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/mossos-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/mossos-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px" /></p>
<p>Gli attentati di Barcellona e Cambrils hanno mostrato al mondo che la Catalogna aveva un problema, l&#8217;islamismo radicale. Negli anni, con una certa complicità delle autorità locali che hanno lasciato che il fondamentalismo islamico serpeggiasse all&#8217;interno della regione e, in particolare, di Barcellona, le moschee illegali sono sorte copiosamente. Molte volte, con imam che predicavano &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/wahabita-barcellona-servzi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1112" height="739" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/mossos.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/mossos.jpg 1112w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/mossos-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/mossos-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/mossos-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px" /></p><p>Gli attentati di <strong>Barcellona</strong> e <strong>Cambrils</strong> hanno mostrato al mondo che la Catalogna aveva un problema, l&#8217;islamismo radicale. Negli anni, con una certa complicità delle autorità locali che hanno lasciato che il <strong>fondamentalismo islamico</strong> serpeggiasse all&#8217;interno della regione e, in particolare, di Barcellona, le moschee illegali sono sorte copiosamente. Molte volte, con imam che predicavano messaggi di odio.</p>
<p>In questo sottobosco fondamentalista, il fenomeno del terrorismo può dilagare. Non nei mandanti, certamente, ma nella conquista della &#8220;manovalanza&#8221;. I reclutatori dell&#8217;Isis o di altre sigle terroristiche pescano in questo mondo. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.elconfidencialdigital.com/seguridad/secta-wahabita-amenaza-terrorista-Barcelona_0_3111888800.html">Come spiegato a <em>El Confidencial Digital</em></a> , nelle settimane e nei mesi successivi agli attentati, la polizia nazionale ha effettuato un monitoraggio dei gruppi e delle organizzazioni musulmane con sede in <strong>Catalogna</strong>, analizzando gli imam e tutti i gruppi precedentemente sospettati di reclutamento jihadista.</p>
<p>&#8220;Da tutto questo lavoro sono state tratte importanti conclusioni, evidenziando soprattutto l&#8217;alto livello di radicalismo esistente in alcuni gruppi islamisti formati in tutta la regione, specialmente a Barcellona&#8221;, spiegano le fonti della polizia al sito internet spagnolo. Alcune di queste organizzazioni, le più pericolose, hanno i loro membri istruiti nel <strong>wahabismo</strong> e difendono la violenza come strumento per &#8220;difendere la morale&#8221;.</p>

<p>Dopo le indagini, la <em>Comisaria general</em> ha individuato alcune di queste sette wahabite nella regione. Sono tutte monitorate attentamente. Tuttavia, aggiungono, c&#8217;è <strong>una cellula</strong> che, a causa della sua attività e della violenza dei suoi membri, <strong>preoccupa più degli altri</strong>. Questo gruppo, con sede a Barcellona, ​​è &#8220;molto attivo&#8221; e la sua missione principale è reclutare nuovi adepti. &#8220;Hanno idee radicali e giustificano la violenza&#8221;, avvertono le fonti citate.</p>
<p>La polizia ha già documentato <strong>diversi attacchi</strong>. La setta wahabita che vive a Barcellona e che più preoccupa la polizia ha, tra i suoi membri, islamisti violenti che, oltre a reclutare più fedeli possibili attraverso messaggi assolutamente contrari alla legge, hanno compiuto atti di fanatismo.</p>
<p>La polizia ha registrato numerosi attacchi contro omosessuali da parte di seguaci di questo gruppo radicale negli ultimi due anni. Assalti che hanno messo in <strong>allerta</strong> i servizi di informazione poiché, in molte occasioni, &#8220;è il passo precedente verso azioni più serie&#8221;. </p>

<p>Le stesse fonti spiegano che &#8220;c&#8217;è anche qualche procedimento aperto&#8221; relativo a questo tipo di attacchi: &#8220;La settimana scorsa, due marocchini sono stati processati nella Corte provinciale per <a href="https://www.elperiodico.com/es/sociedad/20170330/lapidacion-homofoba-sitges-5938679">lapidazione di un omosessuale a Sitges</a>. Ora stiamo controllando se entrambi, come molti altri, seguono la branca wahabita dell&#8217;Islam&#8221;.</p>
<p>Non è una novità che questi gruppi pratichino questo tipo di atti all&#8217;interno delle città dove vivono. In <strong>Germania</strong> e in <strong>Svezia</strong> sono già noti casi che testimoniano la nascita di vere e proprie polizie della morale che colpiscono chiunque ritengano viva al di sopra delle norme imposte dall&#8217;interpretazione più integralista dell&#8217;islam. Ma preoccupa pensare che, nonostante quello che sia successo a Barcellona, queste sette si conoscano, si monitorino ma continuino a proliferare.</p>
<p>Il problema è anche politico. Molte moschee sono illegali, ma molte altre sono nate anche grazie al finanziamento di potenze straniere, specialmente del <strong>Golfo Persico</strong>, che utilizzano queste forme di inserimento nel tessuto sociale dei Paesi stranieri per costruire una loro rete di interessi e collegamento con le realtà locali. </p>

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		<title>Quella guerra in seno all&#8217;islam  che sta uccidendo anche noi</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/quella-guerra-nellislam-sta-uccidendo-anche.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Nov 2017 11:31:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Wahabismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20171003163529_24500171.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20171003163529_24500171.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20171003163529_24500171-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20171003163529_24500171-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20171003163529_24500171-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>“Allah akbar”. Dio è grande. Due parole che nel mondo occidentale si sono legate a stragi, bombe, decapitazioni e a tutto il campionario di barbarie a cui ci ha abituati il terrorismo di stampo islamico nelle ultime due decadi. Abbiamo sentito gridare “Allah akbar” a Grozny, la capitale della Cecenia martirizzata da due guerre, ed &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/quella-guerra-nellislam-sta-uccidendo-anche.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/quella-guerra-nellislam-sta-uccidendo-anche.html">Quella guerra in seno all&#8217;islam  che sta uccidendo anche noi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20171003163529_24500171.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20171003163529_24500171.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20171003163529_24500171-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20171003163529_24500171-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/GETTY_20171003163529_24500171-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>“Allah akbar”. Dio è grande. Due parole che nel mondo occidentale si sono legate a stragi, bombe, decapitazioni e a tutto il campionario di barbarie a cui ci ha abituati il terrorismo di stampo islamico nelle ultime due decadi. Abbiamo sentito gridare “Allah akbar” a Grozny, la capitale della <strong>Cecenia</strong> martirizzata da due guerre, ed in <strong>Bosnia</strong>, prima ancora lo abbiamo sentito in <strong>Afghanistan</strong> quando i “talebani” – che allora non si chiamavano così &#8211; combattevano i sovietici, poi in occasione dell’11 settembre, a <strong>Beslan</strong>, in<strong> Iraq</strong>, <strong>Siria</strong> e <strong>Libia</strong> in bocca prima ai miliziani di al-Qaeda e poi dell’Isis.</p>
<p>“Allah akbar”. Due parole che sono diventate sinonimo di terrore e che nell’immaginario collettivo dell’uomo occidentale evocano immagini sanguinose e generano un sentimento di “rabbia e orgoglio”.</p>
<p>“Allah akbar” però sono parole di pace e felicità. “Dio è grande” viene usato dai musulmani non solo durante la preghiera ma anche per esprimere la propria gioia, ma una gioia che non deriva dall’uccisione di un essere umano come siamo abituati a vedere nei filmati dell’Isis o in quelli di al-Qaeda. Per gli stessi musulmani l’utilizzo di queste parole in quelle occasioni è considerato aberrante: si sentono defraudati e offesi da una minoranza che uccide in nome della loro religione. “Allah è pace”, questo pensano i musulmani, ed uccidere nel suo nome è sbagliato.</p>

<p>Allora <strong>cosa sta succedendo nell’Islam?</strong> Perché, come si è soliti dire, non tutti i musulmani sono terroristi ma tutti (o quasi) i terroristi oggi sono musulmani?</p>
<p>Per capirlo occorre uscire da facili schemi e pensare che <strong>l’Islam non è un blocco monolitico ed unitario</strong> e che al suo interno esistono diverse confessioni anche oltre la divisione tra sciiti e sunniti che, nella storia, ha causato più morti che in tutti gli attentati in occidente. Occorre uscire dal meccanismo mentale della “reductio ad unum” e pensare che siamo davanti – ed in mezzo &#8211; ad una guerra di religione tra una parte del mondo musulmano ed il resto dell’Islam. Perché all’interno dell’Islam, così come esistono divisioni all’interno del mondo cristiano, ci sono diverse dottrine (e correnti): salafismo, hanbalismo, wahabismo, sufismo, alawismo, ismailismo sono solo alcuni dei nomi più noti. Quando si parla di Islam, quindi, è necessario specificare di quale dottrina si stia parlando, se sciismo o sunnismo, e a sua volta di quale corrente.</p>
<p>Cosa sta succedendo quindi nel mondo musulmano?</p>
<p>Stiamo vivendo una nuova era del (quasi) eterno <strong>conflitto tra sciiti e sunniti</strong> con degli Stati nazionali che sovvenzionano questa o quella corrente. Secondo chi scrive il problema nasce dal desiderio di espansione del wahabismo e del salafismo di origine saudita che è matrice ideologica di al-Qaeda e dell’Isis nonché del terrorismo ceceno e balcanico. Ormai è assodato che questi gruppi terroristici siano stati sovvenzionati tramite denaro privato raccolto attraverso le “decime” della religione islamica ed incanalato nelle tasche dei miliziani attraverso finte organizzazioni caritatevoli e per mezzo di banche islamiche, tutte organizzazioni che hanno la propria sede logistica in Arabia Saudita ma non solo. Oltre a Riad, che si calcola abbia stanziato sino ad oggi 100 miliardi di euro per diffondere il wahabismo nel mondo, anche altre petromonarchie del Golfo sono sede di flussi di denaro che finiscono nelle casse dei terroristi. La destabilizzazione della Siria, ad esempio, è partita da agitatori che avevano sede nel “pacifico” Kuwait, col quale moltissimi Paesi occidentali fanno affari anche di tipo militare; anche l’Italia, ad esempio, ha recentemente ricevuto una commessa per la vendita di 28 caccia Typhoon al piccolo emirato del Golfo.</p>
<p>Non solo. <strong>Anche all’interno del mondo sunnita esistono profonde fratture</strong> che portano ad attentati e a veri e propri scontri diplomatici tra le cancellerie del Medio Oriente: esiste una divisione netta, infatti, tra i <strong>Fratelli Musulmani</strong>, quelli che hanno fomentato le rivolte il nord Africa tra Egitto e Tunisia, ed il wahabismo integralista che, come abbiamo visto, è matrice ideologica (e finanziaria) di Isis e al-Qaeda.</p>
<p>Pertanto le stesse petromonarchie del Golfo si sono trovate divise nel supporto al terrorismo, con l’Arabia Saudita a sostenere l’Isis e le sue diramazioni ed il <strong>Qatar</strong>, ad esempio, a sostenere i Fratelli Musulmani. Doha infatti, durante le Primavere Arabe, ha sostenuto la Fratellanza in Egitto con circa 400 milioni di dollari e ne ha promessi 10 miliardi una volta che la situazione si fosse normalizzata, ma sappiamo tutti com’è andata a finire: al-Sisi, laico, è al potere e per tutta risposta Il Cairo ha immediatamente condannato Doha per il suo supporto al terrorismo fiancheggiando, altra strana alleanza, Riad e Abu Dhabi. Meno strano è vedere l’<strong>Egitto</strong> insieme agli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>, in considerazione del fatto che le due nazioni stanno aiutando il generale Haftar in Libia ad avere ragione delle milizie islamiche (e di quelle del Governo di Unità Nazionale). Questa è anche la chiave di lettura per la condanna del Qatar quale “stato terrorista” da parte di Riad in occasione della visita del Presidente Trump e dell’inaugurazione del <strong>Global Center for Combating Extremist Ideology</strong>. In quel particolare frangente la Casa Bianca aveva espressamente indicato &#8211;  per la prima volta – quali fossero le nazioni finanziatrici del terrorismo internazionale (Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Oman, Bahrein, EAU) ed immediatamente Riad, di comune accordo col Kuwait, si è affrettata ad indicare nel Qatar l’agnello sacrificale, con poco successo peraltro, visto l’ingresso a piè pari dell’Iran e della Turchia a sostegno di Doha.</p>

<p>Quello che stiamo vivendo in occidente è solo il riflesso, peraltro pallido se paragonato al numero di morti causati dal terrorismo negli stessi Paesi islamici, di un <strong>conflitto interno all’Islam</strong> che sta coinvolgendo non solo gli adepti delle diverse confessioni ma anche gli stessi Governi che sono attori di primo piano in questa contesa.</p>
<p>Pertanto ridurre e trattare la questione del terrorismo islamico come se fosse un unico problema legato all’Islam in sé risulta fuorviante e non risolverà mai il problema: per sconfiggere il terrorismo l’unica mossa vincente è quella di slegarsi dalle petromonarchie del Golfo e costringerle così, con l’isolamento, a far cessare quell’enorme flusso di denaro che finisce nelle casse dei salafiti e wahabiti che combattono nelle fila dell’Isis o di al-Qaeda, ma finché non ci sarà un progetto unitario e organico che vada in questo senso in Europa e nel mondo, coinvolgendo quindi la Russia, gli Usa e la Cina che fanno affari (anche lauti) con questi Paesi, il problema rimbalzerà come una palla impazzita da un Paese del Medio Oriente ad un altro, da una regione dell’Africa ad un’altra.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/quella-guerra-nellislam-sta-uccidendo-anche.html">Quella guerra in seno all&#8217;islam  che sta uccidendo anche noi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il &#8220;nuovo look&#8221; di casa Saud</title>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Sep 2017 13:04:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Wahabismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170927112808_24422334.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170927112808_24422334.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170927112808_24422334-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170927112808_24422334-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170927112808_24422334-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Basta un’immagine, uno scatto od anche la narrazione di un singolo episodio ed ecco che, nell’era in cui i media sono di massa, si riesce nell&#8217;intento di cucire addosso ad un determinato personaggio oppure, a volte, ad un’intera classe dirigente un nuovo abito mediatico: nel 1990, è bastato il pianto (rivelatosi poi finto e commissionato dal &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/look-casa-saud.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170927112808_24422334.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170927112808_24422334.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170927112808_24422334-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170927112808_24422334-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170927112808_24422334-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Basta un’immagine, uno scatto od anche la narrazione di un singolo episodio ed ecco che, nell’era in cui i media sono di massa, si riesce nell&#8217;intento di cucire addosso ad un determinato personaggio oppure, a volte, ad un’intera classe dirigente un nuovo abito mediatico: nel 1990, è bastato il pianto (rivelatosi poi finto e commissionato dal governo kuwaitiano in esilio alla Hill &amp; Knowlton Strategy) di una bambina davanti al Congresso USA per far diventare Saddam Hussein, di colpo, da modernizzatore a nuovo Hitler da contrastare con ogni mezzo, compreso quello militare utilizzato poi contro di lui per ben cinque volte dal 1991 alla definitiva caduta del 2003; a volte le operazioni avvengono al contrario e si cerca, tramite la narrazione ufficiale,<strong> di ridipingere in chiave positiva il volto di un regime la cui immagine appare compromessa</strong>. E’ il caso dell’Arabia Saudita: regno wahabita, retto da una monarchia custode della più radicale delle interpretazioni del Corano, lo stato saudita raramente ha dato prova di tenere al rispetto anche dei più basilari dei diritti cui spettano all’uomo, pur tuttavia esso rappresenta un ferreo alleato di un Occidente dove l’opinione pubblica, sempre più al corrente della levatura morale dei Saud, ha iniziato ad indispettirsi circa i rapporti molto stretti con Riyadh.</p>
<p>Dalle persecuzioni agli sciiti, alla devastante guerra contro lo Yemen: alcuni dei crimini perpetuati dai Saud</p>
<p>In questi giorni sono due le notizie uscite dal regno saudita e che hanno destato scalpore od almeno che, di fatto, hanno trovato spazio ed appoggio in buona parte dei media: in primo luogo, la circostanza secondo cui per la prima volta dal 1932<strong> le donne sono state autorizzate ad entrare in uno stadio</strong> per assistere alle cerimonie della festa nazionale; in secondo luogo, il decreto firmato da Re Salman che<strong> ha concesso la possibilità di avere la patente</strong> e quindi di guidare un’auto anche ai soggetti del gentil sesso. E’ pur vero che si tratta di un leggero passo avanti ma, al netto delle nefandezze e dei crimini commessi anche negli ultimi mesi dai Saud, l’ottimismo perpetuato in alcuni editoriali in occidente come in medio oriente è apparso, nella migliore delle ipotesi, fuori luogo; mentre alcune donne hanno iniziato a chiedere permesso ai mariti od ai maschi tutori di poter prendere la patente, ad  <strong>Awamiyah</strong> tante madri non hanno potuto fare altro che vedere le ruspe in azione mentre le proprie case <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/saud-cancellano-la-storia-awamiyah/">venivano demolite su ordine del governo centrale</a> il quale, con il pretesto di una ‘riqualificazione urbanistica’, ha cancellato in pochi mesi quattrocento anni di storia di una delle più antiche città sciite.</p>

<p>Nel <strong>Qatif</strong> infatti, lì dove vengono estratti i più significativi quantitativi di petrolio ma dove, al tempo stesso, la maggioranza della popolazione è sciita e di conseguenza mal tollerata dalla dinastia wahabita al potere a Riyadh, <strong>è in atto da diversi mesi una feroce persecuzione</strong> contro molti dei residenti mascherata sia dalla necessità di far spazio a nuove strutture edilizie e sia da fantomatiche ‘azioni antiterrorismo’. Nel silenzio più totale, <strong>centinaia di sciiti sono stati arrestati</strong> senza prove certe del loro coinvolgimento in azioni di sabotaggio contro i Saud; a volte possono bastare pochi pretesti per rinchiudere nelle carceri saudite semplici cittadini e questo va avanti soprattutto dalla fine del 2015 quando, a seguito dell’intensificarsi degli scontri diplomatici con l’Iran, Riyadh ha portato avanti numerosi blitz ed ha anche eseguito la condanna a morte di<strong> Nimr al Nimr</strong>, principale figura religiosa e politica dello sciismo saudita.</p>
<p>Ma non solo: sempre dal 2015, <strong>i Saud sono impantanati in una guerra senza sbocchi e senza alcuna gloria nello Yemen</strong>; bombardamenti, aggressioni via terra ed operazioni militari su vasta scala che, non solo non hanno portato alla sconfitta degli sciiti Houti al potere a San’a dal 2013, ma stanno comportando enormi costi finanziari ed umani all’esercito saudita. Anche in questo caso, in un silenzio che contrasta sia con l’attuale amplificazione della patente concessa alle donne e sia con la situazione umanitaria in atto, a causa delle azioni pianificate da Riyadh sono migliaia i civili che convivono in un degrado senza precedenti anche in un paese povero come lo Yemen;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/se-i-bimbi-dello-yemen-non-valgono-come-quelli-di-aleppo/"> in un articolo di Matteo Carnieletto dello scorso ottobre</a>, è emerso come nel più meridionale dei paesi arabici migliaia di bambini muoiano di fame mentre lo spauracchio del colera è tornato a colpire città sventrate e campi profughi sparsi nei territori in guerra.  </p>
<p>A questi atroci crimini, bisogna poi aggiungere quanto viene perpetuato all’interno dell’Arabia Saudita, paese dove la pena di morte è applicata in molti ambiti e<strong> dove diversi reati sono puniti con mutilazioni</strong>, frustate ed altri generi di tortura; su tutto questo, in Occidente, spesso cala la censura oppure il semplice complice silenzio.</p>
<p>La strategia saudita: rifare l’immagine della famiglia reale</p>
<p>Ed ecco quindi che si torna al concetto espresso ad inizio articolo: a volte per tenere ben salde le alleanze, altre volte invece per mero calcolo politico, arrivano dei momenti in cui tanto per i diretti interessati quanto per i propri partner è necessario ricucire un nuovo abito mediatico ad un intero regime. Del resto, che i sauditi avessero tutta l’intenzione di riciclare la loro stessa case reale non è elemento emerso nelle ultime ore: con Re Salman formalmente al timone ma fortemente condizionato dai problemi di salute, <strong>è emersa prepotentemente la figura del figlio trentunenne Mohamed bin Salman</strong>, amico personale di Jared Kushner e quindi del genero del presidente USA Donald Trump. E’ stato proprio il nuovo rampollo di casa Saud <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/adesso-guerra-allinterno-casa-saud/">ad aver spodestato</a>, lo scorso giugno, il cugino Mohamed bin Nayef dal ruolo di erede al trono e l’orientamento politico e mediatico impresso da quel momento dalla famiglia Saud è apparso abbastanza chiaro: presentarsi agli occhi di un mondo stizzito con una nuova veste e con l’immagine di un nuovo corso ‘moderato’ e ‘riformatore’ intrapreso dalla governance più giovane.</p>
<p>Prima ancora delle ‘concessioni’ alle donne, in tal senso sono da annoverare anche alcune mosse politiche effettuate nei mesi scorsi che mirano a dare a Riyadh un nuovo ruolo in medio oriente: dalla normalizzazione (dopo più di trent’anni) dei rapporti con l’Iraq, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/iraq-prove-dialogo-sauditi-sciiti/">all’incontro tra Mohamed Bin Salman ed il leader sciita Al Sadr,</a> per passare poi all’imposizione dell’embargo al Qatar che, presentato come azione di forza, ha l’obiettivo di far accreditare i Saud come gli unici in grado di bloccare il finanziamento alla falange salafita del mondo jihadista. Tutte azioni queste aventi il comune scopo di ‘salvare la faccia’ ad un governo che, dopo aver perso politicamente e militarmente su tutti i fronti (dalla Siria allo Yemen), vuole adesso ripartire riciclando formalmente la sua stessa leadership. E’ per questo che i presunti passi in avanti sul tema dei diritti alle donne sono da annoverare all’interno di questa più ampia strategia: Riyadh sa bene come l’unico modo per uscire indenne dall’attuale crisi di credibilità è quello di indossare, per l’appunto, una nuova veste.</p>

<p>Mentre Mohamed bin Salman si prepara a prendere ufficialmente le redini, la casa reale da lui già <em>de facto</em> guidata prova a mostrare il suo volto moderato e riformatore; sotto questa nuova maschera però, si nascondono vizi e difetti di un regime retto da tradizioni lunghe diversi secoli e da<strong> consuetudini che appaiono come parte integrante  del sistema di potere dei Saud</strong>. Dare credito alle notizie che narrano di concessioni accordate alle donne, è opera di mera disonestà intellettuale frutto di una lampante convenienza tanto politica, quanto economica, da parte di un occidente che, quando vi sono i sauditi in ballo, appare sempre pronto a donare ampie proroghe alla retorica sui diritti e sul rispetto della democrazia.</p>
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		<title>L&#8217;Arabia Saudita avrà una moschea  nella Spagna colpita dal terrorismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Sep 2017 13:15:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[attentati-barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Socialista]]></category>
		<category><![CDATA[Wahabismo]]></category>
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<p>La lezione degli attentati di Barcellona e Cambrils sembra non sia stato molto utile per una parte della politica spagnola. Il radicalismo in Spagna esiste, c’è un problema di cellule jihadiste estremamente radicate, e c’è soprattutto un tema oscuro e fondamentale legato a chi finanzia i centri culturali islamici da cui si irradia l’estremismo islamico &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/larabia-saudita-avra-unaltra-moschea-nella-spagna-colpita-dal-terrorismo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1421" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170902174605_24167693-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170902174605_24167693-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170902174605_24167693-1-300x222.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170902174605_24167693-1-768x568.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170902174605_24167693-1-1024x758.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La lezione degli attentati di <strong>Barcellona</strong> e <strong>Cambrils</strong> sembra non sia stato molto utile per una parte della politica spagnola. Il radicalismo in Spagna esiste, c’è un problema di cellule jihadiste estremamente radicate, e c’è soprattutto un tema oscuro e fondamentale legato a <strong>chi finanzia i centri culturali islamici</strong> da cui si irradia l’<strong>estremismo islamico</strong> che conduce molti ragazzi a imbracciare le armi &#8211; qualsiasi arma &#8211; per convertirsi in jihadisti. In molti, in Spagna e non solo, hanno puntato il dito contro le monarchie del Golfo Persico, in particolare quella araba e qatariota. È noto che Riad e Doha utilizzino da sempre il binomio dei petroldollari e dell’islamismo per sviluppare la propria politica estera, ed è altrettanto noto che investano miliardi di dollari nell’esportazione del <strong>wahabismo</strong> e nel finanziamento di centri islamici in Europa, sia costruendo moschee, sia inviando imam allevati e indottrinati in Arabia e in Qatar. Un gioco pericoloso che, in Europa, comincia a mietere vittime. Vittime che non sono solo gli innocenti uccisi dagli attentati, ma anche chi cade nella trappola di questi fanatici che lucrano su un disagio sociale.</p>

<p>Purtroppo, c’è chi le lezioni non le impara mai. L’ultimo caso di scuola è quello che arriva proprio dalla Spagna appena ferita dalla mattanza del Las Ramblas, e lo rivela il quotidiano <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.elconfidencial.com/espana/2017-09-06/arabia-saudi-ultima-plan-construir-mezquita-suelo-cedido-podemos_1438985/">El Confidencial</a></em>. L’Arabia Saudita sta, infatti, ultimando i dettagli per la costruzione di un’altra gigantesca moschea in territorio spagnolo dopo quella di Madrid, questa volta a <strong>Las Palmas de Gran Canaria</strong>. Il Centro Culturale Islamico di Madrid, ente che fa capo a Riad e che gestisce l’enorme moschea M-30 della capitale spagnola, ha completato la stesura del progetto per la moschea di Las Palmas de Gran Canaria su un terreno ceduto dall’amministrazione comunale guidata da <strong>Partito Socialista</strong> in giunta con <strong>Podemos</strong>. Adesso manca soltanto qualche documento da dare all’amministrazione comunale e soprattutto che la Lega del Mondo Islamico, il braccio di Riad per espandere la sua visione dell&#8217;Islam al di fuori dell’Arabia, liberi i fondi necessari per avviare i lavori.</p>

<p>Il tempio sarà costruito su un terreno municipale di circa 2.300 metri quadrati alla periferia di Las Palmas, e avrà anche un ristorante, sale sportive e culturali e persino un obitorio. Le associazioni civiche della zona avevano presentato delle <strong>proteste ufficiali al comune</strong> per sollecitare l’attenzione del sindaco sui rischi per la sicurezza e per l’eccessiva grandezza della struttura, ma l’amministrazione ha messo a tacere ogni dubbio. L&#8217;unica condizione da rispettare è che il progetto architettonico della nuova moschea si adatti alle <strong>normative urbanistiche</strong>. Il consigliere di Podemos Javier Doreste non ha posto alcun problema al fatto che un ente dall&#8217;Arabia Saudita abbia assunto il costo della costruzione del tempio e della sua futura direzione spirituale, tanto che lo stesso consigliere ha consegnato di fronte ai giornalisti i documenti del terreno al direttore della moschea di Madrid nonché rappresentante della Lega, Abdullah bin Saud in Arabia el Gudaian.</p>

<p>Il problema però è che mentre l’amministrazione di sinistra consegna le chiavi dell’islam delle Canarie all’Arabia Saudita, allo stesso tempo evita di ascoltare la voce dell’antiterrorismo spagnolo, che da tempo esprime preoccupazione per l’avanzamento dell’islamismo radicale in Spagna soprattutto grazie a questi progetti sauditi. Da un punto vista formale, e anche pubblicamente, la moschea M-30 di Madrid e tutti gli  altri centri islamici controllati dalla Lega islamica mondiale, come quelli di Malaga e Fuengirola (Andalusia), hanno adottato un approccio più “moderato”, per scrollarsi di dosso la pressione da parte delle autorità spagnole e dei media e cercare di raggiungere i musulmani che abbracciano correnti meno conservatrici, e che rappresentano la maggioranza dei musulmani nel territorio nazionale. Ma il fatto è che, dietro la forma, c’è poi la sostanza. E questa sostanza è composta di imam direttamente finanziati dall’Arabia Saudita e che promuovono il wahabismo, che è una dottrina totalmente contraria ai valori della società spagnola e la cui messa in atto si pone spesso in aperto contrasto con le leggi nazionali. E in ogni parte del mondo, Europa compresa, si è palesato in maniera cristallina il collegamento fra un certo tipo di islam reazionario e la crescita del radicalismo islamico come minaccia per la sicurezza dei cittadini.</p>
<p>Sarebbe poi interessante comprendere come questa scelta di Podemos di appoggiare la cessione di terreni ai sauditi si possa sposare con la linea politica di un partito che ha addirittura protestato con la monarchia spagnola dopo gli attentati di Barcellona perché la riteneva complice di Casa Saud con accordi economici ed energetici. Il segretario del partito, Pablo Iglesias, ha spesso denunciato con manifestazioni di piazza e virulenti discorsi in parlamento il fatto che grandi aziende spagnole e la stessa Casa Real intrattenessero rapporti con cui avevano venduto la Spagna e “offeso buona parte della cittadinanza”. Curioso che adesso siano proprio i consiglieri di Podemos a diventare maggiori alleati di Riad nella costruzione del secondo centro islamico più grande della Spagna.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/larabia-saudita-avra-unaltra-moschea-nella-spagna-colpita-dal-terrorismo.html">L&#8217;Arabia Saudita avrà una moschea  nella Spagna colpita dal terrorismo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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