Pochi passi avanti, molta pubblicità: si può sintetizzare in questa maniera l’ultima legge in fase di approvazione in Arabia Saudita, la quale per la prima volta introduce all’interno del regno wahabita il reato di abuso sessuale. Prima di questa nuova norma, una donna abusata rischiava anzi di subire ulteriori danni sia d’immagine che a livello giudiziario. Adesso arriva questo timido passo avanti, ma c’è chi già denuncia il fatto che, tale norma, sia soltanto parte di un piano volto a promuovere un’immagine più moderata di un regime che si regge sulla dottrina wahabita.

La nuova norma in vigore in Arabia Saudita

A Riad le decisioni vengono prese dal re, approvate dal gabinetto del re ma, essendo l’elemento wahabita molto forte, anche il consiglio della Shura formato da religiosi ha diritto ad esprimere il proprio parere, seppur avente solo forma consultiva. Il wahabismo, l’ideologia su cui si fonda l’Arabia Saudita, è la più rigida interpretazione delle regole dell’Islam. Per tal motivo, il regno dei Saud è tra quelli dove le leggi ed i precetti religiosi hanno maggior valore ed incidono profondamente nella vita dei cittadini. Tra i paesi arabi, l’Arabia Saudita è indubbiamente quello più conservatore sotto un profilo meramente religioso.

La norma che dovrebbe entrare in vigore già nei prossimi mesi, viene per questa ragione considerata una vittoria per chi preme per un cambiamento in Arabia Saudita. In particolare, con la nuova legge l’abuso sessuale è punibile con cinque anni di galera ed una multa da ottantamila Dollari. Prima di oggi, non vi era in Arabia Saudita alcuna norma che potesse in qualche modo tutelare le donne vittime di abusi. La legge ha avuto l’ok da parte del Gabinetto, ma anche dallo stesso consiglio della Shura: dunque non ci dovrebbero essere ulteriori ostacoli per la sua definitiva applicazione. Per capire e comprendere però se per davvero, in questa materia, l’Arabia Saudita ha svoltato è necessario aspettare la norma nei suoi dettagli. In particolare, bisognerà attendere cosa si intende per violenza sessuale ed in quali casi potrà scattare la sanzione.

Non tutti si fidano di Mohamed bin Salman

La norma sopra descritta, rientra all’interno di un novero di leggi volte ad eliminare alcuni divieti ed alcuni tabù interni alla società saudita. Ad esempio, in primis, la norma che ha tolto il divieto alle donne di guidare un’auto, al pari delle altre leggi che hanno invece consentito nuovamente la riapertura dei cinema e dei teatri in Arabia Saudita. Dietro a queste norme, vi è la mano del principe ereditario Mohamed bin Salman, il quale tra i suoi obiettivi vi è quello di migliorare l’immagine all’estero del proprio paese. Ma non tutti si fidano di queste aperture, considerate solo piccole concessioni a fronte di una realtà che vede ancora e sempre di più l’Arabia Saudita essere tra i paesi con il maggior numero di violazioni dei diritti umani. Solo dunque mera propaganda, secondo i detrattori di bin Salman, oramai uomo più forte del paese considerando la salute dell’anziano padre Re Salman.

A confermare questa teoria, alcuni episodi recenti: proprio mentre venivano riaperti i cinema e le donne potevano tornare, in compagnia di un uomo, allo stadio, ecco che si è avuta notizia dell’arresto di undici attiviste. Ufficialmente incriminate per aver collaborato con non meglio specificati nemici esterni e per aver attentato alla stabilità del regno, le undici donne arrestate sono note in Arabia Saudita per portare avanti sul web numerose battaglie per la condizione femminile nel paese. Alcune di loro si sarebbero messe alla guida di un’auto prima del 24 giugno, data in cui cesserà ufficialmente il divieto per le donne, altre invece avrebbero denunciato il fatto che le recenti riforme sono in realtà solo pura propaganda.

Ma non solo: mentre in occidente si esulta per queste timide aperture, l’Arabia Saudita è protagonista di alcuni eventi che segnano una netta violazione dei diritti umani. A partire, ad esempio, dalla persecuzione degli sciiti nella regione del Qatif, dove molti abitanti sono stati costretti a lasciare le case ufficialmente per far spazio ad opere di ammodernamento delle città. Diversi gli sciiti arrestati soltanto per essersi opposti alla demolizione delle proprie dimore, tante famiglie sono state prelevate da uomini della sicurezza e spostate altrove. Riyadh inoltre, è protagonista e di certo tra le principali responsabili della crisi umanitaria nello Yemen: nel paese, i sauditi hanno messo piede con una coalizione anti Houti, la quale però oltre ad avere avuto scarsi risultati militari sta contribuendo ad una delle peggiori crisi umanitarie dell’ultimo decennio.