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La lezione degli attentati di Barcellona e Cambrils sembra non sia stato molto utile per una parte della politica spagnola. Il radicalismo in Spagna esiste, c’è un problema di cellule jihadiste estremamente radicate, e c’è soprattutto un tema oscuro e fondamentale legato a chi finanzia i centri culturali islamici da cui si irradia l’estremismo islamico che conduce molti ragazzi a imbracciare le armi – qualsiasi arma – per convertirsi in jihadisti. In molti, in Spagna e non solo, hanno puntato il dito contro le monarchie del Golfo Persico, in particolare quella araba e qatariota. È noto che Riad e Doha utilizzino da sempre il binomio dei petroldollari e dell’islamismo per sviluppare la propria politica estera, ed è altrettanto noto che investano miliardi di dollari nell’esportazione del wahabismo e nel finanziamento di centri islamici in Europa, sia costruendo moschee, sia inviando imam allevati e indottrinati in Arabia e in Qatar. Un gioco pericoloso che, in Europa, comincia a mietere vittime. Vittime che non sono solo gli innocenti uccisi dagli attentati, ma anche chi cade nella trappola di questi fanatici che lucrano su un disagio sociale.

Purtroppo, c’è chi le lezioni non le impara mai. L’ultimo caso di scuola è quello che arriva proprio dalla Spagna appena ferita dalla mattanza del Las Ramblas, e lo rivela il quotidiano El Confidencial. L’Arabia Saudita sta, infatti, ultimando i dettagli per la costruzione di un’altra gigantesca moschea in territorio spagnolo dopo quella di Madrid, questa volta a Las Palmas de Gran Canaria. Il Centro Culturale Islamico di Madrid, ente che fa capo a Riad e che gestisce l’enorme moschea M-30 della capitale spagnola, ha completato la stesura del progetto per la moschea di Las Palmas de Gran Canaria su un terreno ceduto dall’amministrazione comunale guidata da Partito Socialista in giunta con Podemos. Adesso manca soltanto qualche documento da dare all’amministrazione comunale e soprattutto che la Lega del Mondo Islamico, il braccio di Riad per espandere la sua visione dell’Islam al di fuori dell’Arabia, liberi i fondi necessari per avviare i lavori.

Il tempio sarà costruito su un terreno municipale di circa 2.300 metri quadrati alla periferia di Las Palmas, e avrà anche un ristorante, sale sportive e culturali e persino un obitorio. Le associazioni civiche della zona avevano presentato delle proteste ufficiali al comune per sollecitare l’attenzione del sindaco sui rischi per la sicurezza e per l’eccessiva grandezza della struttura, ma l’amministrazione ha messo a tacere ogni dubbio. L’unica condizione da rispettare è che il progetto architettonico della nuova moschea si adatti alle normative urbanistiche. Il consigliere di Podemos Javier Doreste non ha posto alcun problema al fatto che un ente dall’Arabia Saudita abbia assunto il costo della costruzione del tempio e della sua futura direzione spirituale, tanto che lo stesso consigliere ha consegnato di fronte ai giornalisti i documenti del terreno al direttore della moschea di Madrid nonché rappresentante della Lega, Abdullah bin Saud in Arabia el Gudaian.

Il problema però è che mentre l’amministrazione di sinistra consegna le chiavi dell’islam delle Canarie all’Arabia Saudita, allo stesso tempo evita di ascoltare la voce dell’antiterrorismo spagnolo, che da tempo esprime preoccupazione per l’avanzamento dell’islamismo radicale in Spagna soprattutto grazie a questi progetti sauditi. Da un punto vista formale, e anche pubblicamente, la moschea M-30 di Madrid e tutti gli  altri centri islamici controllati dalla Lega islamica mondiale, come quelli di Malaga e Fuengirola (Andalusia), hanno adottato un approccio più “moderato”, per scrollarsi di dosso la pressione da parte delle autorità spagnole e dei media e cercare di raggiungere i musulmani che abbracciano correnti meno conservatrici, e che rappresentano la maggioranza dei musulmani nel territorio nazionale. Ma il fatto è che, dietro la forma, c’è poi la sostanza. E questa sostanza è composta di imam direttamente finanziati dall’Arabia Saudita e che promuovono il wahabismo, che è una dottrina totalmente contraria ai valori della società spagnola e la cui messa in atto si pone spesso in aperto contrasto con le leggi nazionali. E in ogni parte del mondo, Europa compresa, si è palesato in maniera cristallina il collegamento fra un certo tipo di islam reazionario e la crescita del radicalismo islamico come minaccia per la sicurezza dei cittadini.

Sarebbe poi interessante comprendere come questa scelta di Podemos di appoggiare la cessione di terreni ai sauditi si possa sposare con la linea politica di un partito che ha addirittura protestato con la monarchia spagnola dopo gli attentati di Barcellona perché la riteneva complice di Casa Saud con accordi economici ed energetici. Il segretario del partito, Pablo Iglesias, ha spesso denunciato con manifestazioni di piazza e virulenti discorsi in parlamento il fatto che grandi aziende spagnole e la stessa Casa Real intrattenessero rapporti con cui avevano venduto la Spagna e “offeso buona parte della cittadinanza”. Curioso che adesso siano proprio i consiglieri di Podemos a diventare maggiori alleati di Riad nella costruzione del secondo centro islamico più grande della Spagna.