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	<title>Elizabeth Warren Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 24 Feb 2020 18:57:12 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Elizabeth Warren Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il New Hampshire può cambiare i Dem</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-new-hampshire-puo-cambiare-i-dem.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Feb 2020 09:41:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni primarie negli Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1211" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Bernie-Sanders-New-Hampshire-La-Presse-e1581241272731.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sanders New Hampshire" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Bernie-Sanders-New-Hampshire-La-Presse-e1581241272731.jpg 1211w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Bernie-Sanders-New-Hampshire-La-Presse-e1581241272731-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Bernie-Sanders-New-Hampshire-La-Presse-e1581241272731-768x433.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Bernie-Sanders-New-Hampshire-La-Presse-e1581241272731-1024x577.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Bernie-Sanders-New-Hampshire-La-Presse-e1581241272731-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1211px) 100vw, 1211px" /></p>
<p>La stagione delle primarie del Partito Democratico americano è ormai entrata nel vivo: dopo una lunga fase interlocutoria segnata da dibattiti e polemiche tra le diverse anime dei progressisti americani, spaccati tra moderati e socialisti, è ormai giunto il momento della disfida elettorale, già iniziata con i caucus dell&#8217;Iowa svoltisi il 3 febbraio. I risultati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-new-hampshire-puo-cambiare-i-dem.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1211" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Bernie-Sanders-New-Hampshire-La-Presse-e1581241272731.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sanders New Hampshire" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Bernie-Sanders-New-Hampshire-La-Presse-e1581241272731.jpg 1211w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Bernie-Sanders-New-Hampshire-La-Presse-e1581241272731-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Bernie-Sanders-New-Hampshire-La-Presse-e1581241272731-768x433.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Bernie-Sanders-New-Hampshire-La-Presse-e1581241272731-1024x577.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Bernie-Sanders-New-Hampshire-La-Presse-e1581241272731-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1211px) 100vw, 1211px" /></p><p>La stagione delle primarie del <strong>Partito Democratico</strong> americano è ormai entrata nel vivo: dopo una lunga fase interlocutoria segnata da dibattiti e polemiche tra le diverse anime dei progressisti americani, spaccati tra moderati e socialisti, è ormai giunto il momento della disfida elettorale, già iniziata con i caucus dell&#8217;Iowa svoltisi il 3 febbraio. I risultati dell&#8217;Iowa hanno però generato polemiche per la lentezza con cui sono stati diffusi ed in ogni caso hanno visto un sostanziale pareggio tra Pete Buttigieg, trentotto anni ed astro nascente dei Democratici moderati, giunto al primo posto con il 26,2 per cento dei voti ed il senatore <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-bernie-sanders.html">Bernie Sanders</a>, settantotto anni e coriaceo esponente della sinistra radicale, piazzatosi, con il 26,1 per cento dei consensi, subito dietro a Buttigieg. Più distanziati la senatrice Elizabeth Warren, anche lei schierata su posizioni ultraprogressiste, con il 18 per cento dei voti e l&#8217;ex vicepresidente moderato Joe Biden, fermo al quarto posto con il 15 per cento dei consensi.</p>
<h2>Prossima tappa: New Hampshire</h2>
<p>Il quarto posto di Joe Biden ha suscitato un certo sconcerto tra gli osservatori ed ha portato ad ipotizzare come l&#8217;uomo politico possa non essere più il favorito per la vittoria finale e come il suo ruolo di<strong> leader dei moderati</strong> potrebbe essere assunto da Buttigieg. Questo trend, però, dovrà essere confermato anche nelle prossime tappe della competizione a partire dal New Hampshire, dove si voterà l&#8217;11 febbraio. Bernie Sanders, stando a quanto riferito da alcuni aggregatori di sondaggi, dovrebbe riuscire a prevalere in questo Stato del Nord-Est, che vota per i Democratici dal 1992 e che è popolato per il 94 per cento da bianchi. L&#8217;anziano leader della sinistra radicale dovrebbe riscuotere una percentuale di voti compresa tra il 24,8 ed il 26,8 per cento di voti mentre il suo rivale più immediato, Buttigieg, lo inseguirebbe partendo da un range compreso tra il 18 ed il 22 per cento delle preferenze elettorali. Subito dietro ci sarebbero, invece, Joe Biden ed Elizabeth Warren. La sfida del New Hampshire, come è facile immaginare, non avrà particolari ricadute numeriche sull&#8217;attribuzione dei delegati per la Convention finale: in ballo, infatti, ci sono appena 33 delegati su un totale di 3979.</p>
<h2>Le prospettive</h2>
<p>Una vittoria oppure una sconfitta in New Hampshire, a causa della grande attenzione mediatica data a questo appuntamento, può comunque avere<strong> ricadute importanti</strong> sulle prospettive future dei diversi aspiranti presidenti. Gli elettori, inoltre, non voteranno secondo la formula del caucus, secondo alcuni poco rappresentativa, ma con il classico scrutinio segreto nell&#8217;urna e ciò rende ancora più importante questa sfida politica, La vittoria di Sanders non è in discussione, ma un&#8217;ulteriore rafforzamento di Buttigieg a discapito di Biden potrebbe segnare un pesante tracollo per la candidatura dell&#8217;ex vicepresidente, che ha disperatamente bisogno di una prestazione convincente per evitare un pericoloso effetto domino sul suo nome che, in realtà, ha goduto di consensi significativi a livello nazionale. Il passato è d&#8217;obbligo perché, secondo l&#8217;istituto FiveThirtyEight, Bernie Sanders avrebbe ora <a href="https://www.nytimes.com/2020/02/07/opinion/democratic-primary-2020-election.html">maggiori chance</a> di giungere ad una vittoria finale rispetto all&#8217;ex vicepresidente. Poche speranze, invece, per la Warren e Buttigieg. Il New Hampshire, in ogni caso, costituirà un succulento banco di prova per gli aspiranti rivali del presidente Donald Trump che, di certo, li attende al varco.</p>
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		<title>Cosa sanno i candidati democratici del nucleare Usa?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosa-sanno-i-candidati-democratici-del-nucleare-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2020 08:08:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Armi nucleari]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico americano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="735" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Partito-democratico-Usa-dibattito-La-Presse-e1579185223167.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Democratici americani Stati Uniti (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Partito-democratico-Usa-dibattito-La-Presse-e1579185223167.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Partito-democratico-Usa-dibattito-La-Presse-e1579185223167-300x147.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Partito-democratico-Usa-dibattito-La-Presse-e1579185223167-768x376.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Partito-democratico-Usa-dibattito-La-Presse-e1579185223167-1024x502.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Donald Trump è sempre stato accusato di non aver la testa per premere il &#8220;bottone&#8221;. Ma i suoi avversari non saprebbero nemmeno dove cercarlo. È questo ciò che appare chiaro dopo le ultime settimane di confronto tra i candidati ancora in lotta per rappresentare i democratici alle prossime elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Ad ogni occasione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-sanno-i-candidati-democratici-del-nucleare-usa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="735" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Partito-democratico-Usa-dibattito-La-Presse-e1579185223167.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Democratici americani Stati Uniti (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Partito-democratico-Usa-dibattito-La-Presse-e1579185223167.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Partito-democratico-Usa-dibattito-La-Presse-e1579185223167-300x147.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Partito-democratico-Usa-dibattito-La-Presse-e1579185223167-768x376.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Partito-democratico-Usa-dibattito-La-Presse-e1579185223167-1024x502.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Donald Trump</strong> è sempre stato accusato di non aver la testa per premere il &#8220;bottone&#8221;. Ma i suoi avversari non saprebbero nemmeno dove cercarlo. È questo ciò che appare chiaro dopo le ultime settimane di confronto tra i candidati ancora in lotta per rappresentare i democratici alle prossime <strong>elezioni presidenziali</strong> degli Stati Uniti. Ad ogni occasione documentata, ad ogni domanda precisa per saggiare la loro conoscenza in tema di sicurezza nazionale e capacità nucleare della loro nazione, i candidati sono scivolati in malintesi o hanno completamente glissato le domande per non essere oggetto d&#8217;imbarazzo. Ma chi ambisce a guidare una potenza globale come l&#8217;America &#8211; detentrice della più letale triade nucleare del pianeta &#8211; non dovrebbe pensare di sedersi nella sala ovale senza avere idea di cosa si stia parlando; tanto più dopo aver impostato la scorsa campagna elettorale sull&#8217;inadeguatezza dell&#8217;attuale inquilino della <strong>Casa Bianca</strong>, dipinto fin dal primo momento come ambasciatore perfetto per una Terza guerra mondiale che, nonostante tutto, non sembra ancora essere scoppiata.</p>
<p>Come hanno riportato gli analisti di <em>Defenseone:</em> &#8220;Sia nel dibattito democratico in Iowa che nella serie di interviste del comitato editoriale del <a href="https://www.nytimes.com/interactive/2020/01/13/opinion/election-nytimes-the-choice.html"><em>New York Times</em></a>, ai candidati è stato chiesto di spiegare le loro opinioni sugli aspetti chiave della politica sulle <strong>armi nucleari</strong>&#8221; &#8211; &#8220;Sfortunatamente i candidati hanno dimostrato lacune evidenti&#8221;, esprimendo risposte insufficienti, imprecise o inadeguate, e portando alla conclusione che &#8220;per il bene esistenziale del paese&#8221; forse dovrebbero non solo documentarsi sulle armi nucleari, ma mettersi al passo con i tempi sui molteplici fronti della politica estera, e anche &#8220;velocemente&#8221;, se ambiscono a diventare il 46esimo presidente degli Stati Uniti.</p>
<p>Iniziando dalle signore, la senatrice del Massachusetts <strong>Elizabeth Warren</strong>, principale antagonista del favorito Joe Biden, si sarebbe rivelata completamente inconsapevole di fronte all&#8217;esistenza di controversa situazione che coinvolge lo schieramento di armi nucleari americane nella turbolenta e <a href="https://it.insideover.com/politica/la-minaccia-di-ankara-via-le-truppe-usa-dalle-basi-in-turchia.html">intransigente Turchia</a>, che è arrivata addirittura a minacciare l&#8217;estromissione degli americani dalla <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-base-di-aviano-potrebbe-ricevere-le-atomiche-americane-in-turchia.html">base strategica</a> di <strong>Incirlik</strong>, dove sono schierate <strong>50 bombe nucleari tipo B-61</strong>. La crisi con il partner della Nato, sull&#8217;<em>affaire</em> <a href="https://it.insideover.com/politica/la-turchia-testa-gli-s-400-russi-ira-degli-stati-uniti.html">F-35/S-400</a> prima e sull&#8217;invasione della regione del nord della Siria è stata a lungo al centro delle cronache. Il secondo  favorito, il sempre verde <strong>Bernie Sanders</strong>, sembrerebbe non essere al corrente di <a href="https://www.nytimes.com/interactive/2020/01/13/opinion/bernie-sanders-nytimes-interview.html">quante Potenze mondiali</a> sono dotate di armi nucleari &#8211; oltre la sua &#8211; e difficilmente possiamo ipotizzare che sia al corrente del loro reale impiego e dell&#8217;entità dell&#8217;arsenale americano. Secondo Sanders, senatore del Vermont, gli Stati che al mondo possiedono armi nucleari sarebbero una &#8220;dozzina&#8221;, ma in verità sono 9, se si conta anche <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-mistero-vela-israele-testo-davvero-unarma-nucleare-nelloceano.html">Israele</a> sul quale non è stata concessa alcuna certezza. L&#8217;ex vicepresidente dell&#8217;amministrazione Obama <strong>Joe Biden</strong>, principale antagonista del presidente e vittima dell&#8217;intrigo internazionale che rischia di portare Donald Trump davanti alla corte per <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/impeachment-bufera-su-trump-ha-usato-suo-potere-su-kiev-1793879.html">impeachment</a>, non sarebbe invece al corrente della reale entità delle <a href="https://edition.cnn.com/2020/01/14/politics/january-democratic-debate-fact-check/index.html">sanzioni</a> applicate alla<strong> Corea del Nord</strong> che, nonostante i passi avanti nel campo della diplomazia, sembra non accennare allo smantellamento del proprio <a href="https://it.insideover.com/politica/riprendono-i-colloqui-sul-nucleare-tra-washington-e-pyongyang.html">programma nucleare</a>.</p>
<p>Essendo le tematiche inerenti alle armi nucleari sempre &#8220;care&#8221; all&#8217;elettorato democratico, perfino un osservatore esterno si aspetterebbe una conoscenza quanto meno basilare delle dottrine d&#8217;impiego, dell&#8217;arsenale nucleare e delle crisi internazionali che vi sono strettamente collegate. L&#8217;elettorato invece dovrebbe pretendere un aggiornamento repentino dei candidati alla presidenziali in materia di politica estera e armi nucleari, quale arma di distruzione di massa che potrebbe essere impiegata in qualsiasi teatro bellico del futuro ove un&#8217;escalation potrebbe portare il conflitto a livello termonucleare.</p>
<p>Dall&#8217;<strong>Iran</strong> in Medio Oriente alla Corea del Nord nella regione del Pacifico, senza dimenticare un confronto con la Federazione Russia o la Repubblica popolare Cinese: tutti teatri &#8220;possibili&#8221; dove le armi nucleari potrebbero essere chiamate in ballo; e non sono state poche le frizioni e le crisi che si sono registrare durante la presidenza Trump: dal massimo livello di tensione raggiunto durante i test dei missili balistici di Pyongyang, alle due escalation sventate per poco con l&#8217;Iran, prima nel Golfo di Hormuz e poi dopo la vendetta di Teheran del generale delle forze Quds iraniane; passando per le tensioni nelle &#8220;acque contese&#8221; del Mar Cinese Meridionale con <strong>Pechino</strong> e la nuova crisi ucraina del Mar d&#8217;Azov o dei <a href="https://it.insideover.com/politica/punti-pronto-uscire-trattato-inf.html">nuovi euromissili</a> dopo la cancellazione del trattato sulle forze nucleari a medio raggio (Inf) con <strong>Mosca</strong>.</p>
<p>&#8220;I tre front-runner (Biden, Warren, Sanders, <em>ndr</em>) hanno contribuito in maniera significativa alla prevenzione dell&#8217;uso e della diffusione di armi nucleari&#8221;, tengono a precisare su Defenseone, prendendosi la responsabilità di rispondere a domande &#8220;pressanti&#8221; sulle armi nucleari, a differenza di altri contendenti &#8211; come <strong>Pete Buttigieg</strong> , sindaco di South Bend nell&#8217;Indiana- che non hanno avuto il &#8220;coraggio&#8221; di <a href="https://livableworld.org/presidential-candidates-pete-buttigieg/">rispondere</a> a domande delle quali non avevano la risposta pronta. Ma prendersi la responsabilità di sbagliare non basta quando si rischia di dover gestire una triade nucleare come quella detenuta dalla Forze armate statunitensi, che conta almeno 500 missili balistici intercontinentali &#8220;Minuteman&#8221;, il doppio di missili balistici &#8220;Trident&#8221; lanciati da sottomarini lanciamissili classe Ohio, e il triplo di testate convenzionali cui può essere armata una generosa flotta di bombardieri strategici B-1, B-2, e B-52.</p>
<p>È indubbio che il tycoon di New York &#8211; che secondo la <a href="https://eu.usatoday.com/story/life/entertainthis/2018/09/06/michael-moore-claims-trump-ran-president-because-gwen-stefani/1210403002/">versione</a> di Michael Moore sarebbe finito col diventare presidente degli Stati Uniti d&#8217;America per colpa di un<em> bluff</em> mirato a far alzare il cache del suo programma tv, che era stato superato in ascolti da quello della cantante pop Gwen Stefani &#8211; non fosse assolutamente più <a href="https://www.rollingstone.com/politics/politics-news/trumps-terrifying-nuke-answer-at-the-debate-should-end-his-campaign-but-it-wont-34436/">ferrato sull&#8217;argomento</a>, anzi alcune domande istantanee lo bruciarono in parecchie occasioni, ma dai democratici, che hanno scandito l&#8217;intera durata del confronto elettorale alle elezioni del 2016 paventando Trump come <a href="https://www.bbc.com/news/av/world-us-canada-37022435/is-donald-trump-is-a-danger-to-national-security">una minaccia per la sicurezza nazionale</a>, e asserendo che attraverso le sue negligenze e la sua condotta da bambino prepotente ci avrebbe trascinati tutti nella <strong>Terza guerra mondiale</strong> spingendo il &#8220;bottone&#8221; sbagliato. A quanto pare però, alla prossime elezioni i nuovi papabili <strong>commander-in-chief</strong> non sembrano di essere più adeguati. Dalla sua invece, Trump ha un mandato di quattro anni portato a termine, con due obiettivi militari di rilievo eliminati: <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/gli-ultimi-giorni-di-al-baghdadi.html">Al-Bagdadi</a> e <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/soleimani-generale-iran.html">Qassem Soleimani</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La guerra in Iraq domina l&#8217;ultimo dibattito democratico</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-guerra-in-iraq-domina-lultimo-dibattito-democratico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Michela D'Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jan 2020 09:15:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni americane 2020]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Iraq]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="483" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Lultimo-dibattito-dem-e1579341949952.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="L&#039;ultimo dibattito dem (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Lultimo-dibattito-dem-e1579341949952.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Lultimo-dibattito-dem-e1579341949952-300x97.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Lultimo-dibattito-dem-e1579341949952-768x247.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Lultimo-dibattito-dem-e1579341949952-1024x330.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Per due ore, sei candidati presidenziali democratici si sono sfidati sul palco della Drake University di Des Moines in Iowa, per l&#8217;ultimo dibattito che li porterà alla presidenza democratica prima dei caucus del 3 febbraio &#8211; l’evento con cui si apre la corsa delle primarie del Partito democratico e che prevede che gli elettori si &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-guerra-in-iraq-domina-lultimo-dibattito-democratico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="483" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Lultimo-dibattito-dem-e1579341949952.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="L&#039;ultimo dibattito dem (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Lultimo-dibattito-dem-e1579341949952.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Lultimo-dibattito-dem-e1579341949952-300x97.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Lultimo-dibattito-dem-e1579341949952-768x247.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Lultimo-dibattito-dem-e1579341949952-1024x330.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p class="p1" style="text-align: left;"><span class="s1">Per due ore, sei candidati presidenziali democratici si sono sfidati sul palco della Drake University di Des Moines in Iowa, per l&#8217;ultimo dibattito che li porterà alla presidenza democratica prima dei caucus del 3 febbraio &#8211; l’evento con cui si apre la corsa delle primarie del <strong>Partito democratico</strong> e che prevede che gli elettori si riuniscano in assemblea e votino. Ciò significa che i sei democratici &#8211; <strong>Joe Biden</strong>, <strong>Bernie Sanders</strong>, <strong>Elizabeth Warren</strong>, <strong>Pete Buttigieg</strong>,<strong> Amy Klobuchar</strong> e <strong>Tom Steyer</strong> &#8211; hanno avuto la loro ultima possibilità di partecipare ai classici botta e risposta, per fortificare le loro campagne o consolidare il momentaneo primato.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Tra gli argomenti discussi nella capitale e città più popolosa dello stato dell’Iowa, l&#8217;assistenza sanitaria, la questione dell’eleggibilità di una donna &#8211; se potrebbe o meno essere in grado di battere <strong>Donald Trump</strong> &#8211; e la politica estera.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Dopo l’uccisione del generale iraniano <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/soleimani-generale-iran.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Qassem Soleimani</strong></a> in un raid con un drone statunitense lo scorso ​​3 gennaio a Baghdad, e le crescenti tensioni tra gli Stati Uniti e l&#8217;Iran, era proprio la politica estera il tema con cui ci si aspettava iniziasse il dibattito. E così è stato: per più di mezz&#8217;ora, i candidati hanno risposto ad una serie di domande sul perché fossero meglio preparati ad essere un &#8220;commander-in-chief&#8221;, se ritirerebbero le truppe statunitensi in Iraq, come potrebbero impedire la diffusione del terrorismo islamico, e come tratterebbero gli accordi commerciali internazionali.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L’inizio della discussione è stato tutto per Biden e Sanders, quest’ultimo come previsto, tornato all&#8217;attacco di Biden e del suo voto a favore della <strong>guerra in Iraq</strong> nel 2002.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Solo pochi giorni fa, sui canali della campagna di Bernie Sander, si è scatenato un attacco a Joe Biden sull&#8217;invasione americana in Iraq del 2003: il senatore del Vermont ha accusato l&#8217;ex vice presidente di &#8220;riscrivere la storia&#8221; per il suo voto.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">&#8220;La guerra in Iraq si è rivelata il peggior errore di politica estera nella storia moderna di questo paese&#8221;, ha affermato Sanders durante il dibattito a Des Moines. </span></p>
<blockquote>
<p class="p1"><span class="s1">Joe ed io abbiamo ascoltato ciò che l&#8217;ex vicepresidente Dick Cheney e George Bush e (il segretario alla difesa Donald) Rumsfeld avevano da dire. Pensavo stessero mentendo. Non ci credevo per un momento. Mi sono messo a terra. Ho fatto tutto il possibile per prevenire quella guerra. Joe l&#8217;ha vista in modo diverso</span></p>
</blockquote>
<p class="p1"><span class="s1">Durante la sua campagna, Biden non è però riuscito a dare una spiegazione valida sul suo voto a favore della guerra in Iraq, non solo sui palcoscenici dei dibattiti. &#8220;Ho detto 13 anni fa che era un errore dare al presidente l&#8217;autorità di andare in guerra se, in realtà, non fosse riuscito a convincere gli ispettori in Iraq a fermare quello che si pensava fosse il tentativo di realizzare un&#8217;arma nucleare. È stato un errore”, ha detto Biden martedì sera. Ma una volta eletto Obama, ha aggiunto, &#8220;si è rivolto a me e mi ha chiesto di porre fine a quella guerra&#8221;.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">A luglio, Biden ha ammesso di aver fatto una valutazione errata confidando nel presidente, affermaando di averlo fatto solo per convincere le Nazioni Unite a concordare di mandare ispettori nel paese. Lo stesso è successo a settembre 2019 quando l&#8217;ex senatore del Delaware, favorito per la vittoria al caucus dell&#8217;Iowa, ha spiegato di essere stato contrario all&#8217;invasione di Bush fin dall&#8217;inizio.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">&#8220;Joe Biden ha votato e contribuito a prendere l’iniziativa per la guerra in Iraq, il più pericoloso errore di politica estera nella storia moderna di questo paese&#8221;, ha aggiunto Sanders durante un&#8217;intervista con la <em>Cnn</em> all&#8217;inizio del mese; anche il consulente della campagna elettorale di Bernie, Jeff Weaver, ha espresso il suo giudizio su Biden, &#8220;ha cercato di distorcere la sua testimonianza sulla guerra in Iraq&#8221;.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Nel frattempo, la portavoce <strong>Nancy Pelosi</strong> ha annunciato all&#8217;Assemblea che mercoledì voterà l’invio degli articoli di impeachment al Senato. A Des Moines, la città dell&#8217;Iowa che ha ospitato il dibattito, gli elettori sono divisi sulla decisione della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti di accusare il presidente <strong>Donald Trump</strong>, seppure quasi la metà abbia affermato che il presidente non dovrebbe essere rimosso dalla sua carica. Secondo l&#8217;ultimo Des Moines Register insieme a<em> Cnn</em> e a Mediacom Iowa Poll, il 45% degli elettori iscritti in Iowa, non sono d’accordo con la decisione della Camera di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-limpeachment-e-come-funziona.html" target="_blank" rel="noopener">mettere sotto accusa il presidente</a>; il 43% sarebbe invece favorevole, mentre solo il 12% non ne è sicuro.</span></p>
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		<title>Il Partito Democratico americano continua ad essere diviso</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-partito-democratico-americano-continua-ad-essere-diviso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jan 2020 07:46:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico americano]]></category>
		<category><![CDATA[primarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1443" height="701" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Doemocratici-Usa-Sanders-Biden-La-Presse-e1579247177112.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Dem Usa Stati Uniti" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Doemocratici-Usa-Sanders-Biden-La-Presse-e1579247177112.jpg 1443w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Doemocratici-Usa-Sanders-Biden-La-Presse-e1579247177112-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Doemocratici-Usa-Sanders-Biden-La-Presse-e1579247177112-768x373.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Doemocratici-Usa-Sanders-Biden-La-Presse-e1579247177112-1024x497.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1443px) 100vw, 1443px" /></p>
<p>Le primarie del Partito Democratico americano stanno per avere inizio ed il dibattito pre-elettorale tra i candidati, svoltosi il 14 gennaio, ha fornito spunti sulle posizioni e sulle capacità dialettiche dei diversi esponenti politici. I sei aspiranti inquilini della Casa Bianca (altri sei non sono riusciti a soddisfare i criteri minimi per essere ammessi sul &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-partito-democratico-americano-continua-ad-essere-diviso.html">[...]</a></p>
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<h2>Politica estera e commercio</h2>
<p><strong>L&#8217;invasione dell&#8217;Iraq</strong>, autorizzata dal Congresso nel 2002, è servita da spunto al senatore Bernie Sanders per criticare il rivale Joe Biden che, ai tempi, aveva votato in favore dell&#8217;azione militare e per rivendicare le sue credenziali di candidato anti-militarista. La senatrice Elizabeth Warren ha invocato il ritiro delle truppe dal <strong>Medio Oriente</strong> mentre Amy Klobluchar, al contrario, ha affermato che gli Stati Uniti debbano mantenere una presenza militare nella regione ed anche Joe Biden si è schierato sulla stessa posizione.</p>
<p>Il tema del <strong>commercio</strong> ha provocato ulteriori<a href="https://www.cnbc.com/2020/01/14/top-moments-and-highlights-from-januarys-democratic-debate-in-iowa.html"> divisioni</a> tra i candidati che, per la maggior parte, hanno criticato le politiche protezioniste del presidente Trump e la guerra commerciale con la Cina. Sanders e la Warren hanno però affermato di non essere contrari, in alcuni casi, all&#8217;imposizione di dazi ed hanno espresso le proprie riserve sull&#8217;accordo commerciale raggiunto tra Stati Uniti, Canada e Messico e visto da diversi esponenti repubblicani e democratici come una positiva evoluzione della precedente intesa denominata Nafta. La Warren ha affermato che voterebbe in favore dell&#8217;accordo mentre Sanders lo boccerebbe spinto anche da motivazioni ambientaliste.</p>
<h2>Le prospettive</h2>
<p><strong>Joe Biden</strong> continua ad essere il candidato favorito per la vittoria finale, almeno secondo i sondaggi politici più recenti. L&#8217;ex vicepresidente, infatti, godrebbe di una percentuale di consensi di poco inferiore al 30 per cento mentre <strong>Bernie Sanders ed Elizabeth Warren</strong> sarebbero gli inseguitori con maggiori possibilità di effettuare un sorpasso. Il senatore raccoglierebbe circa il 20 per cento delle intenzioni di voto mentre la senatrice del Massachusetts oscillerebbe tra l&#8217;11 ed il 19 per cento e potrebbe dunque essere molto vicina al rivale ultra-progressista. Non sembrano esserci, almeno in questo momento, molte possibilità per gli altri candidati, da Buttigieg alla Klobuchar passando per Michael Bloomberg ed Andrew Yang ed altri ancora, tutti stimati sotto il 10 per cento dei consensi. Le dinamiche della competizione elettorale potrebbero però alterare il quadro fornito dai sondaggi e favorire la rapida ascesa di uno dei meno favoriti oppure la caduta di uno o più candidati del terzetto di testa. La maratona delle primarie dovrebbe servire da volano per la sfida finale, quella con il presidente repubblicano Donald Trump ma una competizione particolarmente agguerrita potrebbe causare fratture insanabili tra i Democratici ed ostacolare la vittoria di un candidato progressista.</p>
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		<title>I dem aspettano il Super Tuesday</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/i-dem-aspettano-il-super-tuesday.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jan 2020 17:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni negli Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1061" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Il-Super-Tuesday-negli-Stati-Uniti-La-Presse-e1579021850872.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Democratici Usa Super Tuesday" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Il-Super-Tuesday-negli-Stati-Uniti-La-Presse-e1579021850872.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Il-Super-Tuesday-negli-Stati-Uniti-La-Presse-e1579021850872-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Il-Super-Tuesday-negli-Stati-Uniti-La-Presse-e1579021850872-768x424.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Il-Super-Tuesday-negli-Stati-Uniti-La-Presse-e1579021850872-1024x566.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le primarie del Partito Democratico statunitense sono prossime all&#8217;inizio. Sotto il cielo del pianeta progressista americano la confusione è molta, ma la situazione è tutt&#8217;altro che eccellente. Le singole personalità del partito hanno annunciato, una dopo l&#8217;altra, la loro intenzione di scendere in campo contro Donald Trump, ma sino ad ora faticano ad emergere linee di tendenza, candidature predominanti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/i-dem-aspettano-il-super-tuesday.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1061" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Il-Super-Tuesday-negli-Stati-Uniti-La-Presse-e1579021850872.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Democratici Usa Super Tuesday" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Il-Super-Tuesday-negli-Stati-Uniti-La-Presse-e1579021850872.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Il-Super-Tuesday-negli-Stati-Uniti-La-Presse-e1579021850872-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Il-Super-Tuesday-negli-Stati-Uniti-La-Presse-e1579021850872-768x424.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Il-Super-Tuesday-negli-Stati-Uniti-La-Presse-e1579021850872-1024x566.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Le primarie del <strong>Partito Democratico </strong>statunitense sono prossime all&#8217;inizio. Sotto il cielo del pianeta progressista americano la confusione è molta, ma la situazione è tutt&#8217;altro che eccellente. Le singole personalità del partito hanno annunciato, una dopo l&#8217;altra, la loro intenzione di scendere in campo contro <strong>Donald Trump, </strong>ma sino ad ora faticano ad emergere linee di tendenza, candidature predominanti o possibili alleanze tattiche.</p>
<p>Il recente tentennamento di molti maggiorenti democratici sulla politica estera dopo il caso Soleimani e <a href="https://www.insideover.com/politics/the-race-of-bernie-sanders-for-the-throne-of-washington.html">l&#8217;azione a sorpresa di </a><strong>Bernie Sanders </strong>che ha attaccato duramente i principali rivali, <strong>Elizabeth Warren e Joe Biden, </strong>vanno di pari passo con il declinante interesse dei candidati per il primo Stato in cui la corsa alla nomination avrà luogo, l&#8217;Iowa<strong>.</strong></p>
<p>Il prossimo 3 febbraio, infatti, l&#8217;Hawkeye State sarà, come da tradizione, teatro del primo test elettorale. Storicamente i candidati democratici alla Casa Bianca hanno ritenuto simbolicamente importante un successo a Des Moines e dintorni, in quanto potenzialmente forirero di un vantaggio mediatico, prima ancora che politico. Nel 2016 Hillary Clinton sopravanzò Sanders di soli due delegati, 23 contro 21, facendo presagire le problematiche nell&#8217;approccio all&#8217;elettorato che avrebbero contraddistinto sia la corsa delle primarie che la deludente sfida a Trump.</p>
<p>In questo 2020, tuttavia, non si sente lo stesso tintinnar di sciabole del passato. A farlo notare è <em>Politico<strong>, </strong></em>che ricorda come l&#8217;avvicinamento al caucus dell&#8217;Iowa, in passato Stato battuto a piè sospinto dai più credibili candidati, stia avvenendo in sordina. La liquidità dei consensi e la vaghezza delle gerarchie hanno spinto i principali candidati a diversificare le proprie preferenze.</p>
<p>La Warren ha sino ad ora visitato 26 Stati, Biden 24, l&#8217;astro nascente <strong>Pete Buttigieg </strong>21, il sempreverde Sanders 20. <a href="https://www.politico.com/news/magazine/2020/01/09/iowa-caucus-democrats-2020-096337">Come fa notare </a><em>Politico,</em> &#8220;i diversi candidati hanno dato priorità a diversi Stati&#8221;. Il <strong>South Carolina, </strong>Stato caratterizzato da un&#8217;ampia diversificazione etnica e sociale, &#8220;è ritenuto sempre più pivotale, ma solo i candidati afroamericani&#8221;, tra cui il senatore da poco ritiratosi <strong>Cory Booker, </strong>&#8220;l&#8217;hanno visitata per più di 20 giorni nel 2019&#8221;. La corsa principale, prima ancora che per la costruzione di solide alleanze politiche, è quella ai fondi. Ma inevitabilmente nel campo democratico, presto o tardi, molti nodi dovranno venire al pettine.</p>
<p>La sensazione è che febbraio sarà un mese di attendismo. E che le primarie in Iowa e le successive in New Hampshire e Nevada (11 e 22 febbraio) passeranno, tutto sommato, sotto traccia. Nel frattempo i candidati cercheranno di capire i rapporti di forza per presentarsi con maggior decisione al <strong>Super Tuesday, </strong>il &#8220;martedì grasso&#8221; della corsa alla nomination, <a href="https://www.uspresidentialelectionnews.com/2020-presidential-primary-schedule-calendar/">programmato per il 3 marzo</a>. Quel giorno andranno al voto ben quattordici Stati (Alabama, Arkansas, California, Colorado, Maine, Massachusetts, Minnesota, North Carolina, Oklahoma, Tennessee, Texas, Utah, Vermont, Virginia) oltre ai democratici residenti all&#8217;estero. Uno snodo cruciale della corsa, dopo il quale sarà inevitabile per diversi candidati tirare le somme, per alcuni di quelli meno quotati gettare la spugna e per i principali, i quattro precedentemente citati e l&#8217;ex sindaco di New York <strong>Michael Bloomberg, </strong>progettare future alleanze.</p>
<p>Sotto la superficie qualcosa, probabilmente, si sta già muovendo. A sinistra è sorprendente la simmetria venutasi a creare tra <strong>Bernie Sanders e Tulsi Gabbard, </strong>la veterana e deputata delle Hawaii, che ha difeso il concorrente dalle accuse recenti di insulti sessisti portate avanti dalla senatrice Warren. Al tempo stesso, al centro è da tenere d&#8217;occhio le dinamiche che potrebbero essere inscenate dall&#8217;ingresso di Bloomberg. L&#8217;ipotesi che l&#8217;ex sindaco di New York possa operare una sorta di convergenza con Buttigieg, forte delle donazioni milionarie della Silicon Valley e di entrature nel mondo del business, è tutt&#8217;altro che peregrina. La profilazione dell&#8217;elettorato potenziale dei due rivela la loro sostanziale somiglianza (<a href="https://www.newsweek.com/black-voters-reject-mike-bloomberg-pete-buttigieg-embrace-joe-biden-bernie-sanders-poll-says-1481662">comprese le diffidenze della comunità afro-americana</a>), il che è sicuramente un indizio di una possibile convergenza in corsa.</p>
<p>Tra le prime tre sfide e il Super Tuesday, proprio la <strong>South Carolina, </strong>che voterà il 29 febbraio, potrebbe offrire utili spunti di rilfessione. La corsa alla nomination democratica inizierà presto la sua fase calda, ma i candidati si sono dati un mese di sostanziale &#8220;tregua&#8221; dandosi appuntamento a marzo. Mentre i giorni passano, tuttavia, le incertezze che dividono i democratici rendono sempre più difficile la costituzione di una piattaforma politica da opporre a quella trumpiana.</p>
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		<title>La confusione dei democratici Usa sugli esteri</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-confusione-dei-democratici-usa-sugli-esteri.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jan 2020 11:30:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni negli Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico americano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="904" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Bernie-Sanders-La-Presse-e1578655825523.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Bernie Sanders (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Bernie-Sanders-La-Presse-e1578655825523.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Bernie-Sanders-La-Presse-e1578655825523-300x141.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Bernie-Sanders-La-Presse-e1578655825523-768x362.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Bernie-Sanders-La-Presse-e1578655825523-1024x482.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le primarie democratiche statunitensi devono ancora iniziare ma sono già entrate nel vivo. Raramente si era visto un affollamento tanto confuso tra i pretendenti alla nomination presidenziale di una delle maggiori formazioni politiche a stelle e strisce. E se a cavallo tra 2015 e 2016 il “ciclone Trump” travolse un Partito Repubblicano che presentava una &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-confusione-dei-democratici-usa-sugli-esteri.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="904" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Bernie-Sanders-La-Presse-e1578655825523.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Bernie Sanders (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Bernie-Sanders-La-Presse-e1578655825523.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Bernie-Sanders-La-Presse-e1578655825523-300x141.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Bernie-Sanders-La-Presse-e1578655825523-768x362.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Bernie-Sanders-La-Presse-e1578655825523-1024x482.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Le primarie democratiche statunitensi devono ancora iniziare ma sono già entrate nel vivo. Raramente si era visto un affollamento tanto confuso tra i pretendenti alla nomination presidenziale di una delle maggiori formazioni politiche a stelle e strisce. E se a cavallo tra 2015 e 2016 il “<strong>ciclone Trump” </strong>travolse un Partito Repubblicano che presentava una situazione di complessità pressochè analoga, nell’attuale condizione l’Asinello non sembra aspettare l’ascesa di figure tanto atipiche e trasversali nella base del partito.</p>
<p>Gli aspiranti presidenti democratici sorgono e tramontano in maniera veloce: <strong>Kamala Harris </strong>ha già dovuto dire addio alla corsa, l’ex sindaco di <strong>South Bend, Pete Buttigieg, </strong>non decolla nei sondaggi nonostante <a href="https://www.businessinsider.com/pete-buttigieg-donations-silicon-valley-wealthiest-families-backing-2019-12?IR=T">il lobbysmo a suo favore dei giganti della</a> tecnologia e a guidare la corsa restano esponenti della vecchia guardia democratica.<strong> Joe Biden, </strong>77enne ex vicepresidente di Barack Obama, si difende dall’assalto di <strong>Bernie Sanders, </strong>l’inossidabile senatore 78enne del Vermont, ed <strong>Elizabeth Warren, </strong>70enne senatrice del Massachusets. Gli astri nascenti democratici scontano una mancanza di preparazione alle sfide politiche degli Usa che è sostanziale e nemmeno compensata dalla travolgente presenza scenica e mediatica di un Trump. Al contempo, anche i “senior” risultano, troppo spesso, legati a schemi e logiche di un’era già tramontata. Tale lacuna si manifesta in maniera precipua in materia di <strong>politica estera</strong>.</p>
<p>I dem sono andati in ordine sparso nella corsa inaugurata dal raid ordinato dalla Casa Bianca contro il generale <a href="https://it.insideover.com/scheda/guerra/come-si-e-arrivati-allomicidio-di-soleimani.html">iraniano <strong>Qasem Soleimani</strong></a>. A una sostanziale e comune critica delle manovre della Casa Bianca i democratici non riescono a opporre una visione strategica di lungo respiro, dividendosi nelle solite correnti interne anche nell’ora in cui la presidenza ha offerto il fianco con una manovra spregiudicata.</p>
<p>Concreta e pragmatica, la <strong>Speaker della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi </strong>ha in linea teorica offerto ai democratici l’occasione per mettere all’angolo Trump, chiedendo una discussione al Congresso applicando la <strong>War Power Resolution, </strong>legge del 1973 che consente di verificare la legittimità di un intervento ordinato dalla Casa Bianca. I dem, in controllo della Camera, avrebbero potuto aggiungere una grana ben più dura del capitolo impeachment nel contesto del braccio di ferro Casa Bianca-Congresso. Ciononostante, pur approvando in prima battuta la risoluzione, i democratici non hanno colto l&#8217;opportunità di una seria sfida politica alla Casa Bianca sul terreno della legislazione bellica.</p>
<p>Troppo grandi le divisioni, troppo ampia la focalizzazione sugli interni della sinistra Usa. <a href="https://www.politico.com/news/2020/01/05/pete-buttigieg-foreign-policy-iran-093812">Pete Buttigieg ne ha approfittato</a> per ricordare il suo background militare come potenzialmente cruciale per risolvere le sfide future degli Usa, mentre <strong>Joe Biden </strong>ha rubato alcuni minuti a un evento elettorale in Iowa per condannare Trump, attirandosi però le dure critiche di Sanders. L’avversario di Hillary Clinton alle primarie 2016 ha infatti rinfacciato <a href="https://thehill.com/homenews/campaign/477251-bernie-sanders-steps-up-attacks-on-joe-biden?fbclid=IwAR07Asq32yxhI_7OFT0od4ixD9UCQ7Zrv24x1MpfHAOhBeF6ZqySesZbzmk">in un&#8217;intervista alla Cnn</a> all’ex vice di Obama il suo <strong>sostegno alla guerra in Iraq </strong>nel corso del voto sul tema in Senato del 2002. In quell’occasione <strong>Sanders votò contro, </strong>qualificandosi come oppositore cruciale dell’amministrazione Bush.</p>
<p>Sanders attacca Biden, pur definendolo &#8220;un amico&#8221;, in quanto principale avversario per la corsa alla nomination. Il non detto nella sua accusa contro l&#8217;approvazione di Biden del &#8220;più rovinoso abbaglio di politica estera della moderna storia americana&#8221; è il fatto che essa non fu una scelta solitaria, ma una posizione condivisa da buona parte dei Democratici. Le divisioni interne al campo democratico sono principalmente legate al fatto che, eccezion fatta per pochi esponenti carismatici come lo stesso Sanders, si tenta di mascherare la condivisione coi repubblicani di buona parte delle istanze da parte della formazione progressista in materia di posizionamento internazionale degli Usa.</p>
<p>Non a caso nell&#8217;ottobre scorso il <a href="https://www.nytimes.com/2019/10/24/opinion/democrats-neocons.html"><em>New York Times </em></a>ha avvertito circa il possibile rilancio da parte dei leader democratici dell&#8217;interventismo neoconservatore in caso di ritorno alla Casa Bianca. Litigare per la politica estera è, inoltre, per i democratici un utile diversivo per stornare l&#8217;attenzione dal continuo sfruttamento dell&#8217;agenda internazionale per fini interni fatto dai loro esponenti negli ultimi anni. Dal <a href="https://it.insideover.com/politica/russiagate-papadopulos-litalia-chiarisca-il-suo-ruolo-nello-spygate.html">&#8220;Russiagate&#8221;</a> <a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/che-cose-limpeachment-e-come-funziona.html">all&#8217;i<span style="font-size: 1rem;">mpeachment</span></a><span style="font-size: 1rem;"> guidato dal presunto &#8220;Ucrainagate&#8221;, la storia è nota e problematica per l&#8217;opposizione a Trump, includendo in sottofondo le vicende di<a href="https://it.insideover.com/politica/mifsud-temeva-per-la-propria-vita.html"> faccendieri come </a></span><strong style="font-size: 1rem;">Joseph Mifsud </strong><span style="font-size: 1rem;">che toccano il nostro Paese.</span></p>
<p>Fuori dal coro e atipica la sola <a href="https://it.insideover.com/politica/tulsi-gabbard-la-candidata-sovranista-dei-democratici.html">Tulsi Gabbard</a>, decisa fin dalla sua discesa in campo a invertire la tendenza e a rinfacciare a Trump la mancata realizzazione della promessa di porre fine alle &#8220;guerre senza fine&#8221;. <a href="https://edition.cnn.com/2020/01/08/politics/tulsi-gabbard-no-justification-for-killing-soleimani-cnntv/index.html"><strong>Gabbard </strong>è stata, di recente, durissima con Trum</a>p ma anche con esponenti del suo stesso partito accusati di essersi fatti sedorre dalla &#8220;guerrafondaia&#8221; Hillary Clinton in passato. La sua critica è aspra e non risparmia nemmeno i membri del gotha democratico. Gabbard, per la sua incisività sugli esteri, ha in questo campo un indubbio asso nella manica che rende necessario osservare con attenzione la sua figura di outsider.</p>
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		<title>Così la &#8220;socialista&#8221; Warren vuole prendersi i moderati in Iowa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosi-la-socialista-warren-vuole-prendersi-i-moderati-in-iowa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Mamone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Nov 2019 18:23:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni negli Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Elizabeth-Warren.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Elizabeth Warren (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Elizabeth-Warren.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Elizabeth-Warren-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Elizabeth-Warren-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Elizabeth-Warren-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il tavolo da cui parla Rod è quello su cui si sedette Ronald Reagan. Il diner si chiama Hamburg Inn #2 e nella cittadina universitaria di Iowa City è famoso per due motivi. Il primo è il “Coffee Bean Caucus”, la competizione alla vigilia del voto di febbraio in cui i cittadini mettono il loro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-la-socialista-warren-vuole-prendersi-i-moderati-in-iowa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Elizabeth-Warren.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Elizabeth Warren (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Elizabeth-Warren.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Elizabeth-Warren-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Elizabeth-Warren-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Elizabeth-Warren-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il tavolo da cui parla Rod è quello su cui si sedette Ronald Reagan. Il diner si chiama Hamburg Inn #2 e nella cittadina universitaria di Iowa City è famoso per due motivi. Il primo è il “Coffee Bean Caucus”, la competizione alla vigilia del voto di febbraio in cui i cittadini mettono il loro chicco di caffè nel barattolo del candidato che credono possa vincere. Il secondo è più pratico: tutti coloro che vogliono entrare o sono entrati alla Casa Bianca di Washington, devono passare da questo diner dell’Iowa.</p>
<p>Reagan, a cui hanno dedicato una targa, si presentò un po&#8217; a sorpresa nel 1992. Bill Clinton copiò la strategia undici anni dopo, nel 2003.<strong> Barack Obama</strong> vi fece tappa in due occasioni diverse. E qualche settimana fa è stato il turno di una delle favorite alla corsa per le presidenziali 2020: <strong>Elizabeth Warren</strong>. È proprio da Hamburg Inn che lo scorso <a href="https://www.press-citizen.com/media/cinematic/gallery/2382526001/photos-elizabeth-warren-stops-into-hamburg-inn-no-2-in-iowa-city/">21 settembre</a>, milkshake in mano, Warren ha promesso alla folla di sostenitori che introdurrà l’assicurazione sanitaria per tutti, dovesse diventare presidente. Ed è sempre qui che Rod Sullivan, volontario per la campagna elettorale di Warren e membro Dem della Johnson County, dice i perché della sua crescita come candidata: “Ha tutto per vincere: coraggio, persistenza e intelligenza”.</p>
<h2>La patrimoniale di Warren</h2>
<p>L’Iowa sarà il primo Stato da cui la corsa alla nomination prenderà inizio, con il caucus del 3 febbraio 2020. E l’atmosfera è già in fibrillazione. Gli eventi di volontariato e le iniziative organizzate dagli staff si contano a decine, in ogni parte dello Stato: dai forum agli incontri con i candidati, dalle attività di volantinaggio alle raccolte fondi, dalle conversazioni con i volontari ai dibattiti aperti. Tutti sono attivi. Ma è Warren, a detta di molti addetti ai lavori, la candidata più in voga: un <a href="https://www.nytimes.com/2019/11/01/us/politics/iowa-poll-warren-biden.html"><strong>r</strong>ecente sondaggio di Ny Times/Siena College</a> la dà in testa al 23% in Iowa, sopra Bernie Sanders (19%), Pete Buttigieg (18%) e Joe Biden (17%). Un secondo, redatto da Quinnipac la dà al 20% soprs Buttigieg (19%) e Sanders (17%). E la sua struttura in Iowa appare forte. Ha iniziato la campagna a febbraio. Ha uffici a Perry, cittadina a ovest dello Stato dove la popolazione ispanica oscilla al 30% e dove lo staff ospita eventi in doppia lingua. Si è stabilita a Waterloo, famosa per essere un’area popolata dalla comunità afroamericana, dove la sua popolarità è ancora ai minimi.</p>
<p>“Ho sempre votato per le persone che mi hanno promesso un cambiamento”, spiega Rod. La cui vita ha seguito un percorso piuttosto tipico, in questa parte del Midwest americano. Assistente sociale e padre di due figlie, la sua infanzia l’ha vissuta “in una farm proprietà della sua famiglia”, un contesto in cui vita rurale e vita politica si sono legate: “I nonni da parte di mia mamma erano repubblicani di ferro, quelli di mio papà democratici e sindacalisti”. Un po’ come l’Iowa, uno Stato diviso dove gli elettori sono molto concreti e negli ultimi vent’anni hanno cambiato spesso idea: nel 2016 fu Trump a vincere qui, nel 2012 e 2008 Obama, nel 2004 si affermò<strong> George W. Bush</strong>, nel 2000 il democratico<strong> Al Gore</strong>. Al caucus Democratico del 2016, Clinton vinse ai danni del “socialista” Sanders solo per qualche centinaio di voti. Spiega poi Rod:</p>
<blockquote><p>Non mi sono mai piaciuti i Clinton e nel 2016 ho supportato Bernie, ma ora vedo in Warren la soluzione alla situazione politica che stiamo vivendo</p></blockquote>
<p>“È una candidata anti-establishment, ma ha la grande capacità di spiegare come troverà i soldi per le sue proposte”. E la sua agenda politica, negli Usa, è considerata estrema. Promette <strong>copertura sanitaria per tutti</strong>, college gratuiti e la cancellazione del debito universitario per i giovani, oltre a una<strong> tassa sulla ricchezza del 2%</strong> per chi supera i 50 milioni all’anno, con un 1% aggiuntivo per chi supera il miliardo. In parole povere: una <strong>patrimoniale</strong>. E per fare un esempio, una famiglia con un patrimonio di 60 milioni, nella proposta di Warren, dovrebbe al governo qualcosa come 200mila dollari in tasse.</p>
<p>“Quello che proviamo a spiegare alle persone è l’enorme quantità di soldi che queste persone hanno”, dice Rod. E una delle attività della sua personale campagna elettorale è “chiarire attraverso un semplice esempio la portata della soluzione: se ti dessi un dollaro al secondo, sai quanti anni ci vorrebbero per te per diventare miliardario? 32. I margini sono enormi e con quel 2% si potrebbe fare tanto per le persone meno abbienti”.</p>
<p>Uno dei problemi per Warren sarà rendere comprensibile questo concetto, in un Paese in cui la proprietà privata è sacra, il diritto alla felicità passa per il diritto alla capacità personale di arricchirsi e l’universo delle non-profit fondate dai più benestanti è parte integrante del Pil e dell’<strong>assistenzialismo</strong>. Dovrà farlo capire ai repubblicani stanchi di Trump, dovesse vincere le primarie. Ma prima di tutto all’ala conservatrice e rurale del suo partito in Iowa, in vista del caucus.</p>
<h2>Socialista atipica</h2>
<p>La storia di Warren è particolare. Nata in Oklahoma, tra i più conservatori d’America, è figlia di una tipica famiglia americana della classe media. È stata <strong>sostenitrice dei repubblicani</strong> fino al 1995 e insegnante di una scuola pubblica. Dopo è passata ai democratici, negli anni in cui è diventata professoressa di Legge ad Harvard. La sua specializzazione è la “Bankruptcy Law”, la legge che regola gli episodi di bancarotta fraudolenta. E nel Massachusetts, dove Harvard si trova, è diventata senatrice nel 2013. Se Sanders è considerato “socialista e anticapitalista”, spiega Peter Leo, coordinatore Dem di una contea rurale, Warren è “capitalista di sinistra: vuole cambiare il mondo con cui il capitale funziona oggi”.</p>
<p>Questa sua duplice anima, lo credono molti in Iowa, la lega sia ai liberal progressisti che al mondo rurale delle imprese. Che però vanno ancora conquistate. Non è un caso che i primi passi della sua campagna elettorale li abbia percorsi nella zona a ovest dello Stato, dove le farm si moltiplicano e in cui <strong>Hillary Clinton</strong> si dimenticò di presentarsi nel 2016, perdendo intere contee con più del 20% di margine contro Trump e faticando contro Sanders. A questi elettori, Warren sta proponendo la sua posizione sulla guerra dei dazi: a cambiare non devono essere gli accordi, dice Warren, ma chi conduce i negoziati. Non più le multinazionali, ma le organizzazioni che rappresentano i lavoratori.</p>
<p>“Mi ritengo una moderata ma sostengo Warren perché per ottenere un compromesso devi stressare i concetti all’estremo opposto” dice Rachel Wall, una ragazza di 34 anni mamma di due bimbe. Un passato in Europa, vive in Iowa da 25 anni dove è nata. Lavora a Dubuque, lungo il fiume Mississippi, al confine con Wisconsin e Illinois ed è molto sensibile al tema dell’assicurazione sanitaria. Ha creduto in Obama nel 2008 e in Clinton nel 2016, quando “ebbi la prima esperienza nel caucus come volontaria”. Ma ora di Warren apprezza “il calore dei suoi messaggi, il fatto che sia una di noi e la chiarezza delle idee: non dice ciò che la gente vuole sentire, ma ciò che farà”.</p>
<p>Come Rachel, anche Lauren Whitehead, consigliera comunale di una piccola cittadina di nome Solon, a nord di Iowa City, lavora come volontaria per la campagna di Warren: “Ha vissuto una vita simile a quella che ho fatto io: insegnante, mamma giovane alle prese con le spese, sostenitrice della scuola pubblica”. E come Warren, anche Lauren è nata in Oklahoma con un passato da Repubblicana. “Votai Bush nel 2000”, ricorda. “Ora però credo che certe proposte, come gli asili nido convenzionati per cui la mia famiglia oggi spende fino a 10mila dollari all’anno e una legge fiscale contro le grandi corporation, siano alla base del nostro futuro”.</p>
<h2>Un vasto spettro da conquistare</h2>
<p>Anche se le difficoltà non mancano. E lo “spettro” di elettori da conquistare è vasto. Se a sinistra l’unica competizione di Warren è Sanders, in calo per l’attacco cardiaco che lo ha costretto a rallentare la campagna, tra i moderati c’è tanta scelta: da Pete Buttigieg a Kamala Harris, da Amy Klobuchar (figlia del confinante Minnesota) a Steve Bullock, sono diversi i candidati appetibili per i conservatori di zona. E la posizione di chi crede in Warren, su questo, è divisa.</p>
<p>Se Rod pensa che “ci sia molto spazio alla sua sinistra, persone che non sanno a chi affidarsi e non votano”, per Mike O’Loughlin e Pieter Breitner il target è il centro. Il primo, volontario di 61 anni ed ex sostenitore di Bernie Sanders, dalla sua casa di Independence a 80 chilometri a nord di Iowa City dice: “C’è più spazio tra i moderati, è a queste persone che dobbiamo parlare”. Il secondo, 74 anni nativo di Iowa City ed ex supporter di Clinton spiega: “Warren sta facendo capire a certi repubblicani di questa zona che le sue proposte hanno senso anche se non si è del suo partito”.</p>
<p>A una manciata di mesi dall’inizio del caucus, con i volontari sempre più impegnati nell’attività di porta-a-porta e di volantinaggio, la struttura di Warren è in crescita. Almeno per il momento, almeno in Iowa. “Franklin Delano Roosevelt, che per me è tutto, disse che l’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa”, spiega Rod mentre finisce la sua colazione da Hamburg Inn #2. “Lo dicevo agli indecisi quando supportavo Obama, che vinse qui a sorpresa. Lo ripeto a chi mi dice di avere timore che le politiche di Warren siano troppo radicali”.</p>
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		<title>Le quattro correnti interne che penalizzano i dem</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/stati-uniti-le-quattro-correnti-interne-che-penalizzano-il-partito-democratico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Oct 2019 05:19:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1166" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/I-candidati-dem-alla-Casa-bianca.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="I candidati dem alla Casa bianca (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/I-candidati-dem-alla-Casa-bianca.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/I-candidati-dem-alla-Casa-bianca-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/I-candidati-dem-alla-Casa-bianca-768x467.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/I-candidati-dem-alla-Casa-bianca-1024x622.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il conto alla rovescia per le prossime elezioni presidenziali degli Stati Uniti è iniziato. Al giorno fatidico, il 3 novembre 2020, manca poco più di anno ed esperti, sondaggisti e guru della politica hanno già iniziato a ipotizzare scenari e contro scenari. Ma prima di arrivare al testa a testa decisivo tra Donald Trump e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/stati-uniti-le-quattro-correnti-interne-che-penalizzano-il-partito-democratico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1166" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/I-candidati-dem-alla-Casa-bianca.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="I candidati dem alla Casa bianca (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/I-candidati-dem-alla-Casa-bianca.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/I-candidati-dem-alla-Casa-bianca-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/I-candidati-dem-alla-Casa-bianca-768x467.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/I-candidati-dem-alla-Casa-bianca-1024x622.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il conto alla rovescia per le prossime elezioni presidenziali degli <strong>Stati Uniti</strong> è iniziato. Al giorno fatidico, il 3 novembre 2020, manca poco più di anno ed esperti, sondaggisti e guru della politica hanno già iniziato a ipotizzare scenari e contro scenari. Ma prima di arrivare al testa a testa decisivo tra <strong>Donald Trump</strong> e il candidato democratico bisogna prima delineare quest&#8217;ultimo profilo. Se nel Partito repubblicano non vi è alcun dubbio che l&#8217;uomo da battere sarà l&#8217;attuale presidente in carica, tra i dem tira aria di tempesta. Interessante sarà capire chi emergerà dai 23 nomi che si fronteggeranno alle primarie democratiche che inizieranno il prossimo febbraio. Al momento, e presumibilmente anche per il futuro a meno di scossoni clamorosi, sono quattro i candidati di spessore che hanno buone probabilità di presentarsi sul ring dove ad attenderli ci sarà Trump: Bernie Sanders, Joe Biden, Kamala Harris ed Elizabeth Warren.</p>
<h2>Le quattro correnti del Partito democratico</h2>
<p>Questa analisi introduttiva ci consente di fare una riflessione più approfondita su cosa sta accadendo all&#8217;interno del <strong>Partito democratico</strong>, dilaniato da quattro correnti contrapposte l&#8217;una con l&#8217;altra, che guarda caso sono proprio quelle dei candidati citati poc&#8217;anzi. Se in passato i dem erano soliti incarnare due anime, ovvero moderati centristi e liberal, oggi ospitano almeno quattro visioni differenti, accompagnate da correnti minoritarie e non influenti. Cerchiamo di fare ordine. Il nucleo maggioritario è quello moderato, i cui esponenti, per certi versi, potrebbero anche correre sotto le fila dei Re=)pubblicani; sono feroci sostenitori del liberalismo economico e il loro attuale esponente di punta è <strong>Joe Biden</strong>. A seguire è rimasta in piedi, anche se un po&#8217; scolorita, l&#8217;altra storica corrente tradizionale: il centrismo puro incarnato da <strong>Hillary Clinton</strong>, la stessa corrente sconfitta alle elezioni del 2016.</p>
<h2>Socialisti e liberal-progressisti</h2>
<p>Le novità sono due. Da una parte si sono moltiplicati come funghi <a href="https://it.insideover.com/politica/bernie-sanders-democratici.html">i socialisti gaudenti di Bernie Sanders</a>, l&#8217;esperto senatore del Vermont che ha sdoganato dall&#8217;armadio statunitense lo scheletro del &#8220;socialismo&#8221;. Basti pensare che negli Stati Uniti fino a pochi decenni fa solo nominare l&#8217;ideologia socialista era impensabile, mentre oggi sempre più millenials sembrano attratti, almeno a parole, da questa rispolverata visione del mondo adattata forzatamente al contesto americano. L&#8217;ultima corrente Dem risponde a quel particolare ibrido tra liberal e progressisti, centristi per quanto riguarda i temi economici, di sinistra per le tematiche sociali. Queste sono le quattro correnti ma chi sono i nomi più caldi? Sempre loro: Bernie Sanders, Joe Biden, Kamala Harris ed <a href="https://it.insideover.com/politica/lamerica-secondo-elizabeth-warren-prima-sfidante-di-trump.html">Elizabeth Warren</a>. La sensazione è che la sfida possa essere una questione riservata a Biden, capace di attingere allo stesso elettorato di Trump, e Warren, che lentamente sta convincendo un po&#8217; tutti grazie alle sue conoscenze nozionistiche. Sanders e Harris rischiano di riscuotere applausi e consensi, risvegliare i giovani e regalare speranze per il futuro; ma alla prova dei fatti rischiano anche di finire surclassati dalla meglio attrezzata coppia Biden-Warren.</p>
<h2>Un&#8217;occasione sprecata</h2>
<p>E Trump? Il tycoon aspetta di conoscere il suo avversario, dribblando uno scandalo dietro l&#8217;altro. Un notevole numero di sondaggi ha fotografato il bassissimo rating di popolarità del tycoon, addirittura uno dei peggiori di sempre mai avuti da un presidente americano. Dunque i Democratici avrebbero l&#8217;enorme chance di calciare una sorta di rigore a porta vuota? Non proprio, a causa delle suddette suddivisioni in correnti interne. Già, perché mentre l&#8217;elettorato di Trump è rimasto inalterato, salvo qualche nuovo simpatizzante repubblicano, i supporter Dem non sanno ancora dove sbattere la testa. E non sono affatto agevolati dalle correnti interne al loro partito di riferimento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/stati-uniti-le-quattro-correnti-interne-che-penalizzano-il-partito-democratico.html">Le quattro correnti interne che penalizzano i dem</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Così la sinistra può prendere il sopravvento alle primarie democratiche</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosi-la-sinistra-puo-prendere-il-sopravvento-alle-primarie-democratiche.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Boezi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jul 2019 09:48:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Democratici]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni Usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="937" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10069516-e1564048115978.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10069516-e1564048115978.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10069516-e1564048115978-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10069516-e1564048115978-768x375.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10069516-e1564048115978-1024x500.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Se tre anni fa avessimo scritto che i liberal-democratici statunitensi sarebbero finiti con il rappresentare la minoranza interna degli asinelli, nessuno avrebbe creduto a questo scenario. Alcuni fatti, però, comprovano come il fronte moderato interno ai Dem sia entrato in crisi: Hillary Clinton ha prima perso e poi rinunciato a ripresentarsi, Barack Obama non è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-la-sinistra-puo-prendere-il-sopravvento-alle-primarie-democratiche.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="937" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10069516-e1564048115978.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10069516-e1564048115978.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10069516-e1564048115978-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10069516-e1564048115978-768x375.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10069516-e1564048115978-1024x500.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Se tre anni fa avessimo scritto che i <strong>liberal-democratici</strong> statunitensi sarebbero finiti con il rappresentare la minoranza interna degli asinelli, nessuno avrebbe creduto a questo scenario. Alcuni fatti, però, comprovano come il fronte moderato interno ai Dem sia entrato in crisi: <strong>Hillary Clinton</strong> ha prima perso e poi rinunciato a ripresentarsi,<strong> Barack Obama</strong> non è più considerato, neppure nel suo partito, il &#8220;migliore dei presidenti possibili&#8221;, la vittoria di <strong>Joe Biden</strong> è tutto fuorché indubbia e un &#8220;vecchio leone&#8221; del Vermont, partecipando alla tornata interna del 2016, ha aperto la strada all&#8217;invasione delle istanze socialiste in una formazione politica che, pur collocandosi a sinistra, con i massimalisti aveva sempre avuto poco, se non nulla, a che spartire.</p>
<p><strong>Alexandria Ocasio Cortez</strong>, che nel frattempo Donald Trump ha ribattezzato &#8220;Evita&#8221;, come la Peron, è divenuta<a href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/ocasio-choc-basta-figli-lambiente-1654327.html"> l&#8217;icona del progressismo occidentale</a>. Senza Bernie Sanders, forse, sarebbe rimasta una bartender di Brooklyn. Sono gli elettori a decidere chi premiare, ma se il settantasettenne non avesse tentato la scalata alle primarie del 2016 nessuno, negli Stati Uniti, avrebbe avuto la possibilità di votare per un contenitore maggioritario che predica in favore della messa al bando degli aerei, pur di sostenere la causa ambientalista.</p>
<p>Le primarie statunitensi non conoscono pause estive: i candidati, quelli ancora in lizza per ricevere la nomination alla Convention, si stanno preparando al confronto con gli elettori. Si parte, come da tradizione, dall&#8217;Iowa e dal New Hampshire, ma ci vorrà gennaio per affermare qualcosa di concreto. Per ora dobbiamo basarci sui sondaggi e su come gli elettori reagiscono ai dibattiti televisivi. Una rilevazione di <a href="http://www.rasmussenreports.com/public_content/politics/elections/election_2020/white_house_watch_jul05"><em>Rasmussen</em> <em>Reports</em> </a>dimostra come Joe Biden parta oggettivamente davanti a tutti, Donald Trump compreso, per le presidenziali del 2020. Ma è presto. Di sondaggi ne girano molti. Una di <a href="http://emersonpolling.com/2019/07/08/july-national-poll-biden-extends-lead-in-democratic-primary-trump-closes-the-gap-in-the-general-election/?fbclid=IwAR0Cm9FDFNC_JbDPlV3u89uHJAWekwzzmQk3gU4bMU_fWCf0_aUNZ1qLNZ4"><em>EmersonPolling.com</em> </a>stabilisce, in maniera significativa, come la somma dei voti attribuiti a <strong>Elizabeth Warren</strong>, <strong>Bernie Sanders</strong> e <strong>Kamala Harris</strong> costituisca il <strong>45%</strong> del totale contro il <strong>30%</strong> ascritto all&#8217;ex vice di Barack Obama. Non è un dato di secondo piano: avvalora almeno due ipotesi di studio.</p>
<p>La prima è la seguente: quando Joe Biden dovrà vedersela, uno contro uno, con l&#8217;ultimo degli sfidanti, quest&#8217;ultimo potrà contare su un numero di voti potenziali molto superiore rispetto a quello intercettato durante le precedenti battaglie nei singoli Stati. È difficile che un elettore che avrebbe votato Bernie Sanders, che stiamo dando per ritiratosi in questa congettura, per esempio, si tappi il naso, preferendo Biden alla Harris o alla Warren, a prescindere dal territorio di residenza. La seconda eventualità è che la polarizzazione del quadro, a lungo andare, possa addirittura favorire due candidati socialisti. E questo perché, mentre l&#8217;ex numero due di Barack Obama tende a scendere, gli altri competitor hanno iniziato a risalire la china. Non è più una suggestione: la campagna del 2020 può mutare per sempre il Partito Democratico.</p>
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		<title>Migranti, Elizabeth Warren vuole distruggere la &#8220;linea del rigore&#8221; di Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/migranti-elizabeth-warren-vuole-distruggere-la-linea-del-rigore-di-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Boezi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jul 2019 06:49:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1388" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9939456.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9939456.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9939456-300x217.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9939456-768x555.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9939456-1024x740.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Elizabeth Warren, alias &#8220;Pocahontas&#8221;, desidera che i confini degli Stati Uniti divengano più malleabili per migranti e rifugiati. Basta il titolo del documento che il suo team elettorale ha diffuso qualche ora fa: &#8220;Un sistema equo ed accogliente per l&#8217;immigrazione&#8221;. Il che non corrisponde proprio al mantra trumpiano: &#8220;Build a wall&#8221;. La gestione dei fenomeni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/migranti-elizabeth-warren-vuole-distruggere-la-linea-del-rigore-di-trump.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/migranti-elizabeth-warren-vuole-distruggere-la-linea-del-rigore-di-trump.html">Migranti, Elizabeth Warren vuole distruggere la &#8220;linea del rigore&#8221; di Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1388" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9939456.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9939456.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9939456-300x217.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9939456-768x555.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9939456-1024x740.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Elizabeth Warren</strong>, alias &#8220;Pocahontas&#8221;, desidera che i confini degli Stati Uniti divengano più malleabili per <strong>migranti</strong> e rifugiati. Basta il titolo del <a href="https://medium.com/@teamwarren/a-fair-and-welcoming-immigration-system-8fff69cd674e">documento</a> che il suo team elettorale ha diffuso qualche ora fa: &#8220;Un sistema equo ed accogliente per l&#8217;immigrazione&#8221;. Il che non corrisponde proprio al mantra trumpiano: &#8220;Build a wall&#8221;.</p>
<p>La gestione dei fenomeni migratori non sarà il focus principale delle prossime presidenziali, anche perché non interessa in egual misura tutti gli Stati, ma rappresenterà uno degli argomenti principe su cui i candidati si divideranno con più facilità. La senatrice democratica sta per svestirsi dei panni di quello che negli States chiamano <em>underdog</em>, ossia il candidato costretto ad inseguire, perché i sondaggi hanno iniziato a far capire come possa ascendere in termini di consensi. Si veda, per esempio, come <a href="https://www.politico.com/story/2019/07/11/2020-elections-democrats-poll-1409416"><em>Politico</em></a> ha segnalato il raggiungimento del secondo posto temporaneo nelle rilevazioni. A farne le spese, per ora, è stato <strong>Bernie Sanders</strong>.</p>
<p>Comunque vadano a finire le primarie, l&#8217;esponente del Massachusetts ha impostato la sua campagna sulla bontà dell&#8217;accoglienza: &#8220;Gli immigrati sono sempre stati una fonte vitale di forza americana&#8221;, si legge nelle prime righe del suo programma tematico. E ancora: &#8220;Contribuiscono alla crescita della nostra economia e rendono le nostre comunità più ricche e diversificate&#8221;. Alla base di questo testo c&#8217;è anche un po&#8217; di opportunità politica: i Dem sperano che <strong>le minoranze</strong> siano il fattore decisivo delle prossime presidenziali. <strong>Donald Trump</strong> viene descritto come l&#8217;artefice di una demonizzazione.</p>
<p>La sinistra occidentale non ha troppa fantasia di questi tempi: usa ripetere argomentazioni sempre uguali a se stesse, prescindendo dal continente in cui opera. Tra &#8220;depenalizzazioni&#8221; e &#8220;decriminalizzazioni&#8221; varie, spicca il progetto di creazione di un &#8220;ufficio per i nuovi americani&#8221;. Mentre il presidente degli <strong>Stati Uniti</strong>, avvicinandosi le elezioni, conta di chiudere il cerchio sull&#8217;immigrazione, <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/trump-trascina-tribunale-ong-che-favoriscono-limmigrazione-1720985.html">contrastando sul campo giudiziario alcune Ong</a> e procedendo con un corposo numero di espulsioni, i liberal-democratici a stelle e strisce si fanno portavoce del<strong> multiculturalismo</strong> più estremo. Quello che, insieme alla bioetica, è il campo di battaglia più frequentato della contemporaneità politica.</p>
<p>Di muri al confine con il Messico non se ne parla. Anzi, Warren, tramite il suo programma pro migranti, identifica la fattispecie propria dei casi d&#8217;irregolarità, sostenendo che &#8220;fare il proprio ingresso senza autorizzazione all&#8217;interno di una nazione costituisce sempre una violazione civile&#8221;. E il penale? Verrebbe meno. Non si chiamano <em>liberal</em> a caso. Quanto fatto dal Commander in Chief in questi quattro anni di presidenza, dunque, verrebbe compromesso.. A mutare sarebbe il paradigma giuridico. Ma la palla, tra qualche mese, ce l&#8217;avranno gli elettori americani: saranno loro a decidere sulla pieghevolezze dei confini, votando.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/migranti-elizabeth-warren-vuole-distruggere-la-linea-del-rigore-di-trump.html">Migranti, Elizabeth Warren vuole distruggere la &#8220;linea del rigore&#8221; di Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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