Le primarie del Partito Democratico statunitense sono prossime all’inizio. Sotto il cielo del pianeta progressista americano la confusione è molta, ma la situazione è tutt’altro che eccellente. Le singole personalità del partito hanno annunciato, una dopo l’altra, la loro intenzione di scendere in campo contro Donald Trump, ma sino ad ora faticano ad emergere linee di tendenza, candidature predominanti o possibili alleanze tattiche.

Il recente tentennamento di molti maggiorenti democratici sulla politica estera dopo il caso Soleimani e l’azione a sorpresa di Bernie Sanders che ha attaccato duramente i principali rivali, Elizabeth Warren e Joe Biden, vanno di pari passo con il declinante interesse dei candidati per il primo Stato in cui la corsa alla nomination avrà luogo, l’Iowa.

Il prossimo 3 febbraio, infatti, l’Hawkeye State sarà, come da tradizione, teatro del primo test elettorale. Storicamente i candidati democratici alla Casa Bianca hanno ritenuto simbolicamente importante un successo a Des Moines e dintorni, in quanto potenzialmente forirero di un vantaggio mediatico, prima ancora che politico. Nel 2016 Hillary Clinton sopravanzò Sanders di soli due delegati, 23 contro 21, facendo presagire le problematiche nell’approccio all’elettorato che avrebbero contraddistinto sia la corsa delle primarie che la deludente sfida a Trump.

In questo 2020, tuttavia, non si sente lo stesso tintinnar di sciabole del passato. A farlo notare è Politicoche ricorda come l’avvicinamento al caucus dell’Iowa, in passato Stato battuto a piè sospinto dai più credibili candidati, stia avvenendo in sordina. La liquidità dei consensi e la vaghezza delle gerarchie hanno spinto i principali candidati a diversificare le proprie preferenze.

La Warren ha sino ad ora visitato 26 Stati, Biden 24, l’astro nascente Pete Buttigieg 21, il sempreverde Sanders 20. Come fa notare Politico, “i diversi candidati hanno dato priorità a diversi Stati”. Il South Carolina, Stato caratterizzato da un’ampia diversificazione etnica e sociale, “è ritenuto sempre più pivotale, ma solo i candidati afroamericani”, tra cui il senatore da poco ritiratosi Cory Booker, “l’hanno visitata per più di 20 giorni nel 2019”. La corsa principale, prima ancora che per la costruzione di solide alleanze politiche, è quella ai fondi. Ma inevitabilmente nel campo democratico, presto o tardi, molti nodi dovranno venire al pettine.

La sensazione è che febbraio sarà un mese di attendismo. E che le primarie in Iowa e le successive in New Hampshire e Nevada (11 e 22 febbraio) passeranno, tutto sommato, sotto traccia. Nel frattempo i candidati cercheranno di capire i rapporti di forza per presentarsi con maggior decisione al Super Tuesday, il “martedì grasso” della corsa alla nomination, programmato per il 3 marzo. Quel giorno andranno al voto ben quattordici Stati (Alabama, Arkansas, California, Colorado, Maine, Massachusetts, Minnesota, North Carolina, Oklahoma, Tennessee, Texas, Utah, Vermont, Virginia) oltre ai democratici residenti all’estero. Uno snodo cruciale della corsa, dopo il quale sarà inevitabile per diversi candidati tirare le somme, per alcuni di quelli meno quotati gettare la spugna e per i principali, i quattro precedentemente citati e l’ex sindaco di New York Michael Bloomberg, progettare future alleanze.

Sotto la superficie qualcosa, probabilmente, si sta già muovendo. A sinistra è sorprendente la simmetria venutasi a creare tra Bernie Sanders e Tulsi Gabbard, la veterana e deputata delle Hawaii, che ha difeso il concorrente dalle accuse recenti di insulti sessisti portate avanti dalla senatrice Warren. Al tempo stesso, al centro è da tenere d’occhio le dinamiche che potrebbero essere inscenate dall’ingresso di Bloomberg. L’ipotesi che l’ex sindaco di New York possa operare una sorta di convergenza con Buttigieg, forte delle donazioni milionarie della Silicon Valley e di entrature nel mondo del business, è tutt’altro che peregrina. La profilazione dell’elettorato potenziale dei due rivela la loro sostanziale somiglianza (comprese le diffidenze della comunità afro-americana), il che è sicuramente un indizio di una possibile convergenza in corsa.

Tra le prime tre sfide e il Super Tuesday, proprio la South Carolina, che voterà il 29 febbraio, potrebbe offrire utili spunti di rilfessione. La corsa alla nomination democratica inizierà presto la sua fase calda, ma i candidati si sono dati un mese di sostanziale “tregua” dandosi appuntamento a marzo. Mentre i giorni passano, tuttavia, le incertezze che dividono i democratici rendono sempre più difficile la costituzione di una piattaforma politica da opporre a quella trumpiana.

GILET GIALLI: UN ANNO DOPO
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