Un nuovo round di negoziati tra Corea del Nord e Stati Uniti ha avuto inizio, a Stoccolma, per provare a risolvere la controversa questione del programma nucleare nordcoreano. L’incontro è stato preceduto, negli ultimi giorni, da un nuovo test missilistico di Pyongyang che, in quest’occasione, ha effettuato il lancio di un ordigno sottomarino. L’importanza del test, che ha inevitabilmente portato ad un innalzamento della tensione nella penisola coreana, è stata sminuita dal presidente Trump, che ha ribadito la necessità di tornare a parlare con il regime di Kim Jong-un. Alcuni osservatori non concordano, però, con le posizioni espresse dalla Casa Bianca: l’arsenale nordcoreano, secondo loro, è sempre più avanzato e potente e la possibilità di lanciare missili sottomarini lo conferma.

Una minaccia crescente

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, le cui risoluzioni vietano a Pyongyang di condurre questo tipo di attività belliche, si riunirà a breve su richiesta di Francia, Germania e Regno Unito. Le nazioni europee vogliono mantenere viva la pressione sulla Corea del Nord che, in ogni caso, continua ad ignorare quanto richiesto dal Palazzo di Vetro. Secondo alcuni osservatori ci sono buone possibilità che i colloqui di Stoccolma portino ad un miglioramento della situazione complessiva. La dipartita del falco John Bolton, Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Trump, dovrebbe contribuire a rendere l’atmosfera più distesa. Il regime nordcoreano ha intenzione di trarre qualche vantaggio dai colloqui con Washington e non potrà protrarli all’infinito. Donald Trump, invece, potrebbe presentare un accordo, anche limitato, raggiunto con Pyongyang come un grande successo in vista delle consultazioni presidenziali del prossimo anno. Il summit potrebbe così portare ad un’intesa di minore entità tra le parti: per esempio un alleggerimento delle sanzioni americane in cambio di una riduzione delle capacità nucleari di Pyongyang. Uno scambio, insomma, che potrebbe poi servire da base per la conclusione di accordi più profondi.

Esito incerto

Il successo dei colloqui di Stoccolma non e però garantito. Donald Trump si è rivelato, in molte occasioni, un ottimo negoziatore nell’ambito delle relazioni internazionali ma è noto l’imprevedibile atteggiamento che il governo nordcoreano può assumere, anche senza alcun preavviso. Le diplomazie di Washington e Pyongyang sono mosse, in fondo, da due personalità molto forti come quelle di Trump e Kim Jong-un che dichiarano, ormai, di avere un ottimo feeling personale. L’incontro tra i due, avvenuto lungo la zona smilitarizzata che separa le due Coree, ha reso ancora più evidente l’intesa, ma di certo questo non basterà a risolvere una situazione così complessa come quella del programma nordcoreano. Tutti gli attori della crisi, Seoul inclusa, hanno interesse a porre fine ad essa ma, in un certo senso, non possono arrivare fino in fondo. La Corea del Nord non può privarsi del suo arsenale nucleare se non vuole rischiare, prima o poi, di essere attaccata dai suoi rivali. Le armi, in un certo senso, ne rafforzano la posizione sullo scenario internazionale e puntellano il regime. Gli Stati Uniti hanno bisogno di poter contare, anche in futuro, sulla Corea del Sud come alleato e una distensione tra le due Coree potrebbe portare anche ad una neutralizzazione di Seoul. Washington dovrebbe poi fidarsi, in fondo, di Kim Jong-un anche qualora fosse raggiunto un accordo di denuclearizzazione e ciò non sembra semplice, viste le grandi differenze tra i due Stati. Serviranno molti passi in avanti per porre fine, definitivamente, alla crisi ed al momento questo scenario sembra ancora prematuro.

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