“Tutto quello che posso dire è che a mio avviso, il rapporto dell’Italia [con gli Stati Uniti] non progredirà a meno che tutte le informazioni sulle attività di Joseph Mifsud e la Link Campus riguardanti lo spionaggio e il lavoro con le agenzie di intelligence americane contro di me e Trump nel 2016-2017 venga rivelato”. A rilasciare questa dichiarazione a InsideOver è George Papadopoulos, ex membro del comitato consultivo per la politica estera nella campagna elettorale di Donald Trump durante le elezioni presidenziali del 2016. Condannato nel settembre 2018 a 14 giorni di carcere per aver mentito all’Fbi durante le indagini sulle presunte ingerenze russe, Papadopoulos ha pubblicato il libro Deep State Target, un “resoconto di prima mano che dimostra il tentato sabotaggio della campagna presidenziale di Donald Trump da parte di servizi di intelligence americani e internazionali”. Un “complotto” in piena regola, secondo Papadopoulos, che prenderebbe il nome di “Spygate”.

Come ha sempre sostenuto Papadopoulos, il nostro Paese è “l’epicentro della cospirazione”. Una tesi che negli Stati Uniti non è affatto solitaria e sta prendendo sempre più piede. Tant’è che, come vi abbiamo raccontato, poche settimane fa, il ministro della giustizia William Barr ha nominato il procuratore John Durham al fine di esaminare le origini dell’indagine sul Russiagate e determinare se la raccolta di informazioni sulla campagna di Trump fosse “lecita e appropriata”. Anche Rudy Giuliani, ex sindaco di New York e ora avvocato del presidente Donald Trump, ha confermato a Fox News che le indagini del procuratore Durham sulla condotta opaca dell’agenzia si stanno concentrando anche sull’Italia e sul ruolo del nostro Paese nel 2016. “Sembra che il Procuratore John Durham stia spendendo molto del suo tempo in Europa”, ha annotato Sean Hannity. “So perché sta trascorrendo molto tempo in Europa – ha replicato l’avvocato di Trump – Passa molto tempo a indagare su Ucraina, Italia, Regno Unito e Australia”.

Papadopoulos: ecco perché sono stato un bersaglio

L’ex consigliere di Donald Trump ci racconta perché è stato, a suo dire, vittima di questa grande cospirazione che coinvolge l’intelligence americana e i servizi segreti occidentali: “Il mio lavoro nel settore dell’energia nel fornire consulenza ai governi e alle compagnie energetiche americane e israeliane è la ragione per cui questa tremenda vicenda di spionaggio mi ha investito” spiega. Ed è qui che il consulente politico statunitense tira in ballo l’Italia nel periodo in cui al governo c’erano Matteo Renzi e Paolo Gentiloni: “Ora tutto ciò si è rivoltato contro le agenzie di intelligence americane e italiane nel 2016 e molte altre”. Infine, aggiunge l’ex consigliere di Trump, “sono lieto di vedere che Matteo Salvini sta accogliendo il presidente. Sarà benefico per lui essere trasparente”.

Ma qual qual è la connessione fra l’inchiesta sul Russiagate e i presunti contatti della campagna di Donald Trump con i russi, la Link University di Roma e il docente maltese Joseph Mifsud citato da George Papadopolous? Figura chiave di questa storia è proprio il professor Mifsud della Link University, l’università privata fondata dall’ex ministro degli esteri Vincenzo Scotti. Secondo la ricostruzione ufficiale, il docente affermò in un incontro dell’aprile 2016 a George Papadopoulos, consigliere della campagna di Trump, di aver appreso che il governo russo possedeva “materiale compromettente” (dirt) su Hillary Clinton “in forma di e-mail”. A quel punto l’ex consulente del presidente avrebbe ripetuto tali informazioni all’alto Commissario australiano a Londra, Alexander Downer, che a sua volte riferì tutto alle autorità americane. Da qui, il 31 luglio 2016, partirono le indagini dell’Fbi sui presunti collegamenti fra Trump e la Russia, accuse che in seguito si sono dimostrate false. Ma, allora, chi ha architettato e confezionato tutto con l’obiettivo di “incastrare” Trump? La giustizia americana sta facendo il suo corso.

Su twitter l’ex consigliere di Donald Trump, poco dopo aver parlato con noi, pubblica una dichiarazione sibillina: “Non mollare mai. Se potessi gestire l’intero peso di cinque governi che si concentrano su di me, una caccia alle streghe e tutto lo stress che ne deriva, tutto ciò che dovrei fare è guardarmi allo specchio e dire a me stesso che tutto è possibile. Il momento in cui ti arrendi è finito. Il destino ci chiama”. E ancora: “Alexander Downer (l’ambasciatore australiano che riferì dei contatti russi alle autorità americane, ndr), è finito. Sa di essere il prossimo”.

La deposizione di Mifsud

Secondo quanto riferito dal giornalista investigativo John Solomon nelle scorse settimane e pubblicato su The Hill, “Mifsud era un collaboratore di vecchia data dei servizi di intelligence occidentali cui venne richiesto specificatamente dai suoi contatti alla Link University di Roma e London Center of International Law Practice (Lcilp) – due gruppi accademici legati alle diplomazie e servizi di intelligence occidentali – di incontrare Papadopoulos a pranzo a Roma a metà marzo 2016”. Solomon ha ottenuto queste informazioni direttamente dall’avvocato del professor Mifsud, Stephan Roh. In seguito, lo stesso docente avrebbe fornito una deposizione audio al procuratore Durham.

Lo stesso Solomon a Fox News racconta: “Posso assolutamente confermare che gli investigatori di Durham hanno ottenuto una deposizione audio di Joseph Mifsud dove egli descrive il suo lavoro, perché ha preso di mira George Papadopoulos, chi lo ha indirizzato a fare questo, quali istruzioni gli furono date, e perché ha messo in moto l’intero processo di introduzione dell’ex consigliere di Trump alla Russia nel marzo 2016, che è davvero il punto focale e di partenza di tutta la vicenda della narrative sulla collusione”. Se l’ex consulente del presidente americano ha ragione e racconta la verità, lo scopriremo presto.