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Le primarie del Partito Democratico americano stanno per avere inizio ed il dibattito pre-elettorale tra i candidati, svoltosi il 14 gennaio, ha fornito spunti sulle posizioni e sulle capacità dialettiche dei diversi esponenti politici. I sei aspiranti inquilini della Casa Bianca (altri sei non sono riusciti a soddisfare i criteri minimi per essere ammessi sul palco)  si sono scontrati, tra gli altri, sui temi della politica estera e del commercio. Il fronte progressista, in ogni caso, continua ad essere diviso tra esponenti moderati, il cui esponente più rappresentativo è l’ex vicepresidente Joe Biden e radicali, dove spiccano Bernie Sanders ed Elizabeth Warren.

Politica estera e commercio

L’invasione dell’Iraq, autorizzata dal Congresso nel 2002, è servita da spunto al senatore Bernie Sanders per criticare il rivale Joe Biden che, ai tempi, aveva votato in favore dell’azione militare e per rivendicare le sue credenziali di candidato anti-militarista. La senatrice Elizabeth Warren ha invocato il ritiro delle truppe dal Medio Oriente mentre Amy Klobluchar, al contrario, ha affermato che gli Stati Uniti debbano mantenere una presenza militare nella regione ed anche Joe Biden si è schierato sulla stessa posizione.

Il tema del commercio ha provocato ulteriori divisioni tra i candidati che, per la maggior parte, hanno criticato le politiche protezioniste del presidente Trump e la guerra commerciale con la Cina. Sanders e la Warren hanno però affermato di non essere contrari, in alcuni casi, all’imposizione di dazi ed hanno espresso le proprie riserve sull’accordo commerciale raggiunto tra Stati Uniti, Canada e Messico e visto da diversi esponenti repubblicani e democratici come una positiva evoluzione della precedente intesa denominata Nafta. La Warren ha affermato che voterebbe in favore dell’accordo mentre Sanders lo boccerebbe spinto anche da motivazioni ambientaliste.

Le prospettive

Joe Biden continua ad essere il candidato favorito per la vittoria finale, almeno secondo i sondaggi politici più recenti. L’ex vicepresidente, infatti, godrebbe di una percentuale di consensi di poco inferiore al 30 per cento mentre Bernie Sanders ed Elizabeth Warren sarebbero gli inseguitori con maggiori possibilità di effettuare un sorpasso. Il senatore raccoglierebbe circa il 20 per cento delle intenzioni di voto mentre la senatrice del Massachusetts oscillerebbe tra l’11 ed il 19 per cento e potrebbe dunque essere molto vicina al rivale ultra-progressista. Non sembrano esserci, almeno in questo momento, molte possibilità per gli altri candidati, da Buttigieg alla Klobuchar passando per Michael Bloomberg ed Andrew Yang ed altri ancora, tutti stimati sotto il 10 per cento dei consensi. Le dinamiche della competizione elettorale potrebbero però alterare il quadro fornito dai sondaggi e favorire la rapida ascesa di uno dei meno favoriti oppure la caduta di uno o più candidati del terzetto di testa. La maratona delle primarie dovrebbe servire da volano per la sfida finale, quella con il presidente repubblicano Donald Trump ma una competizione particolarmente agguerrita potrebbe causare fratture insanabili tra i Democratici ed ostacolare la vittoria di un candidato progressista.