Vladimir Putin è pronto ad uscire dal Trattato sulle Forze Nucleari a medio raggio dopo l’annuncio del ritiro avanzato da Washington negli scorsi mesi. Il presidente russo ha presentato ieri alla Duma un disegno di legge per la sospensione del trattato sul disarmo nucleare siglato nel 1987. Dopo oltre trent’anni potrebbero tornare gli euromissili, innalzando la tensione tra le due superpotenze che non vogliono ammettere di aver violato, forse reciprocamente, i termini di un trattato ponderato proprio per cancellare la minaccia di quella “risposta flessibile” che i missili a medio raggio rappresentavano e potrebbero tornare a rappresentare.

Il portavoce della camera bassa, Vyacheslav Volodin, ha riportato ai media la notizia che “Il presidente russo Vladimir Putin ha presentato alla Duma di Stato una bozza di legge federale sulla sospensione da parte della Russia del trattato sovietico-statunitense sull’eliminazione dei missili a raggio intermedio e più corto”. A riportarlo è stata anche l’agenzia Tass.

Il destino dell’Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty siglato tra Mosca e Stati Uniti sembra essere giunto a un punto di non ritorno. Dopo l’annuncio di Washington, che a febbraio aveva dichiarato la decisione di un ritiro unilaterale dal trattato dopo esser venuta a conoscenza dei test missilistici che i russi hanno condotto con i missili da crociera 9M729 Novator – in violazione del trattato che vieta vettori con gittata compresa tra 500 e 5.500 chilometri – anche Mosca – preoccupata dall’installazione delle batterie di lanciatori modulari Mk-41 ristabilite in Polonia – ha dichiarato di essere pronta a rompere definitivamente il trattato. I lanciatori Mk-41 sarebbero infatti capaci di lanciare dalle loro celle multiple anche missili da crociera Tomahawk  nella configurazione Tlam-N, armati dunque con testata una testata termonucleare da 15 kilotoni.

Secondo gli Stati Uniti i missili ristabiliti in Polonia nell’assetto “Aegis Shore” vanno considerati come una piattaforma prettamente difensiva e non offensiva, e si attendevano il ritiro delle batteri di missili russi “Novator” che con la loro portata potrebbero tranquillamente colpire basi Nato in tutta Europa. Secondo la versione del Cremlino però questi test missilistici non rappresenterebbero realmente una minaccia per l’Alleanza Atlantica. Altresì Mosca ha definito i missili americani una minaccia per la Russia, accusando gli Stati Uniti di essere loro i veri responsabili dalla cessazione del trattato entrato in vigore il 1° giugno del 1988, con il fine di “mettere al bando i missili raggio intermedio (1.000-5.500 chilometri) e il raggio più corto (500-1.000 chilometri)” schierati da Stati Uniti e Unione Sovietica (allora). Gli obblighi previsti dal trattato vennero soddisfatti entro il giugno del 1991, quando l’Unione Sovietica disimpegnò 1.846 missili e gli Stati Uniti 846.

Dopo la dichiarazione della scelta di Putin di presentare questo disegno di legge – che una volta approvato rappresenterebbe la definitiva rottura dell’accordo bilaterale – il portavoce della Duma ha concluso aggiungendo che “il presidente ha il potere di prendere una decisione per riattivare l’operazione del trattato”. Questo dovrebbe prevedere però un passo indietro del Pentagono e della Casa Bianca sui loro lanciatori modulari schierati in Polonia, affinché già da questa estate lo spettro del ritorno degli euromissili non ricominci ad “aggirarsi” per l’Europa.