Dal Massachusetts arriva la prima sfidante di Donald Trump. Si tratta della senatrice liberal Elizabeth Warren, che ha da poco annunciato la creazione del comitato esplorativo. “La classe media americana è sotto attacco. Come ci siamo arrivati? Miliardari e grandi corporation hanno deciso di volere una maggiore parte di torta. E hanno arruolato politici per tagliargli una fetta più grande”, ha dichiarato l’esponente democratico, lanciando di fatto la sua candidatura in vista delle elezioni presidenziali del 2020.

Naturalmente, la professoressa della Harvard Law School dovrà prima vedersela con altri papabili pretendenti che scioglieranno le riserve nelle prossime settimane, come l’ex vicepresidente Joe Biden, Beto O’Rourke o l’intramontabile senatore del Vermont, Bernie Sanders: lei comunque vada ci sarà, e potrebbe essere una delle figure più accreditate per la vittoria in casa democratica. Poche settimane fa, la senatrice, in un articolo pubblicato su Foreign Affairs, ha esposto la sua visione del mondo e quella che potrebbe essere l’America se proprio lei dovesse diventare la prossima presidente degli Stati Uniti. E, sorprendentemente, i punti in comune con l’attuale inquilino della Casa Bianca non mancano tanto che Noah Rothman ha definito il “populismo di Elizabeth Warren” come “una versione progressista del trumpismo”. 

La politica estera degli Usa secondo Elizabeth Warren

“In tutto il mondo, la democrazia è sotto assedio. I governi autoritari stanno prendendo il potere e i demagoghi di destra stanno guadagnando forza” scrive la senatrice, analizzando la fine dell’ordine internazionale liberale. “C’è una storia che gli americani amano raccontare, di come abbiamo costruito un ordine internazionale liberale basato su principi democratici, impegnati nei diritti civili e umani, responsabili nei confronti dei cittadini, legati allo stato di diritto e concentrati sulla prosperità economica per tutti. È una bella storia, con radici profonde. Ma negli ultimi decenni, l’attenzione di Washington si è spostata dalle politiche a beneficio di tutti a politiche a vantaggio di una manciata di élite”.

Dopo la Guerra fredda, afferma Elizabeth Warren, “i politici statunitensi hanno iniziato a credere che, poiché la democrazia era sopravvissuta al comunismo, sarebbe stato semplice costruire la democrazia ovunque e in qualsiasi luogo. Cominciarono ad esportare una particolare forma di capitalismo, che comprendeva regolamenti deboli, basse tasse sui ricchi e politiche che favorivano le multinazionali. E gli Stati Uniti hanno intrapreso una serie di guerre apparentemente senza fine, impegnandosi in conflitti con obiettivi errati o incerti“.

Una strategia, quella perseguita dagli Stati Uniti negli ultimi 30 anni, che secondo la senatrice ha avuto effetti devastanti: “Mentre le politiche economiche internazionali e gli accordi commerciali hanno funzionato magnificamente bene per le élite di tutto il mondo, hanno lasciato i lavoratori scoraggiati e insoddisfatti. Gli sforzi per promuovere la sicurezza degli Stati Uniti hanno assorbito enormi risorse e destabilizzato intere regioni e, nel frattempo, il predominio tecnologico del nostro Paese si è indebolito”.

Critiche alla globalizzazione

La critica alla globalizzazione espressa dalla senatrice appare per certi versi analoga a quella formulata dal presidente Donald Trump, soprattutto in campagna elettorale: “Per decenni – osserva – sia i leader democratici che quelli repubblicani hanno affermato che il libero commercio era un’ondata di crescita che avrebbe sollevato tutti. Grande retorica, a parte il fatto che gli accordi commerciali che hanno negoziato hanno aiutato solo i ricchi mentre lasciavano annegare milioni di lavoratori americani”.

I politici, spiega, “erano disposti a sacrificare i posti di lavoro americani nella speranza di abbassare i prezzi dei beni di consumo a casa e di diffondere mercati aperti all’estero. Hanno spinto gli ex Stati sovietici a privatizzare il più rapidamente possibile, nonostante il rischio di corruzione, e hanno sostenuto l’adesione della Cina all’Organizzazione mondiale del commercio, nonostante le pratiche commerciali sleali”.

Disimpegno dai conflitti del Medio Oriente

Proprio come Trump, la senatrice liberal è contraria alle esportazioni di democrazia e a una visione neoconservatrice degli Stati Uniti come “sceriffi del mondo”: “Negli ultimi due decenni – afferma – gli Stati Uniti sono rimasti impantanati in una serie di guerre che hanno indebolito la sua forza. Il costo umano di queste guerre è stato sbalorditivo: oltre 6.900 morti in Afghanistan e Iraq, altri 52mila feriti e molti altri che vivono ogni giorno con le cicatrici invisibili della guerra”.

Dopo anni di guerra costante, osserva, “l’Afghanistan difficilmente assomiglia a uno stato funzionante, e sia la produzione di papaveri che i talebani sono di nuovo in auge. L’invasione dell’Iraq ha destabilizzato e frammentato il Medio Oriente, creando enormi sofferenze e provocando la morte di centinaia di migliaia di persone. Come candidato, Trump ha promesso di portare a casa le truppe americane. Come presidente, ha inviato più truppe in Afghanistan. In campagna elettorale, Trump ha affermato di non voler controllare il mondo. Come presidente, ha esteso l’impronta militare degli Stati Uniti in tutto il mondo”.

Siria, Afghanistan, ma anche Russia e Cina: le idee della senatrice

Warren sostiene di opporsi al proseguimento della guerra in Afghanistan e di appoggiare il ritiro dei soldati Usa “il più rapidamente possibile, coerentemente con la sicurezza delle nostre truppe”. In passato ha affermato che l’Iran è una “minaccia significativa” per gli Stati Uniti e i loro alleati ed è una sostenitrice della sicurezza di Israele. Nel settembre 2014, l’esponente democratico ha votato contro la legislazione che autorizzava Obama ad armare e addestrare i ribelli siriani, sostenendo in una dichiarazione che non voleva che gli americani “venissero trascinati in un’altra guerra di terra in Medio Oriente”.

Nel marzo 2018, durante una visita di tre giorni a Pechino, la senatrice ha osservato che la politica americana che incoraggia l’apertura dei mercati in Cina attraverso il libero commercio non ha avuto successo. Contraria a qualsiasi azione di guerra preventiva contro la Corea del Nord, nel marzo 2018 Warren ha confermato di essere a favore della strategia promossa dall’amministrazione Trump con Pyongyang. A differenza di molti altri suoi colleghi democratici, Elizabeth Warren propone una politica estera più moderata e a favore di un graduale disimpegno degli Stati Uniti dal Medio Oriente e dagli altri teatri di guerra pur riconoscendo che “gli Stati Uniti stanno entrando in un nuovo periodo di competizione” con Cina e Russia, che lei definisce “aspiranti rivali” che “sperano di plasmare sfere di influenza a propria immagine”.