Tentar non nuoce, recita un famoso proverbio. “Yes, we can”, direbbe invece Barack Obama. Questa volta il senatore dello stato del Vermont Bernie Sanders ci riprova e basta: dopo la sconfitta alle primarie nel 2016 contro Hillary Clinton, nel febbraio scorso il settantottenne Sanders ha annunciato la candidatura alle prossime elezioni presidenziali americane del 2020. 

Per arrivare a sfidare l’attuale presidente in carica Donald Trump, bisogna prima fare i conti con le primarie del Partito Democratico, in programma dal 3 febbraio al 16 giugno 2020. Mai avuti così tanti candidati, ventisette, il maggior numero di partecipanti di sempre con dieci aspiranti leader in più rispetto alle primarie repubblicane del 2016.

Stando ai dati pubblicati dal New York Times ad inizio agosto, tra i candidati democratici, Sanders è stato quello che ha guadagnato di più durante la campagna con donazioni libere: 36 milioni di dollari, staccando di quattro milioni il giovane sindaco di South Bend, in Indiana, Pete Buttigieg, e addirittura di quattordici l’ex vice presidente sotto l’amministrazione Obama dal 2009 al 2017 Joe Biden. 

“Ci sono due scelte: abbiamo bisogno di più donazioni o di persone che diano qualcosa in più rispetto a quello che avevano in passato”, si legge in una delle innumerevoli email rivolte ai sostenitori di Bernie. 

Ma chi è il senatore sconfitto nel 2016 dalla ex First Lady Hillary Clinton? Per tutti solo Bernie, l’esponente indipendente affiliato al Partito Democratico statunitense è  stato l’unico membro del Congresso ad autodefinirsi socialista. Da attivista del movimento per i diritti civili negli anni dell’università, la sua carriera politica lo ha visto ricoprire il ruolo di primo cittadino del comune di Burlington nella contea di Chittenden nello Stato del Vermont, e cofondatore del più grande caucus democratico degli Stati Uniti, il CPC. Oppositore alla guerra in Iraq, contrario alla pena di morte e sostenitore dei diritti degli omosessuali, delle minoranze etniche e dei disoccupati, il programma attuale di Bernie spaventa molti americani radicati a quella idea di socialismo di Vladimir Lenin e ferma alla Guerra Fredda.

Assicurazione sanitaria, istruzione e lavoro per tutti, senza più debiti a vita per gli studenti universitari e corsia preferenziale per le cure mediche solo a pagamento. 

“Negli Stati Uniti, siamo spaventati da un nuovo richiamo di adottare il socialismo nel nostro paese. L’America è stata fondata sulla libertà, l’indipendenza, non su un governo di coercizione, dominazione e controllo. Siamo nati liberi, e rimarremo liberi. Questa notte, rinnoviamo la determinazione che l’America non sarà mai un paese socialista”. E’ così che Donald Trump ha tuonato durante l’ultimo discorso sullo stato dell’Unione, parlando del possibile insorgere del socialismo come un problema. 

Un sondaggio del servizio pubblico americano Nbc News e del Wall Street Journal condotto dopo l’annuncio dei candidati alle primarie democratiche, ha evidenziato come solo quattro su dieci elettori voterebbero di nuovo per Donald Trump – il 58% non pensa che il presidente in carica sia onesto e affidabile riguardo l’indagine sulla Russia, e il 60% non approva la decisione di costruire il muro al confine con il Messico. Eppure riguardo il socialismo, solo il 18% degli americani intervistati ha espresso una reazione positiva rispetto al termine, contro un 50% a sfavore. 

Mentre Donald Trump evoca lo spettro del socialismo del politico venezuelano Nicolas Maduro per esorcizzare i suoi nemici democratici, Sanders si prepara al terzo dibattito del prossimo 12 settembre in programma a Houston in Texas.

Per la prima volta si sfideranno tutti i dieci candidati democratici che hanno raggiunto sia la soglia minima del 2% in almeno quattro sondaggi tra il 28 giugno e il 28 agosto, che quella delle donazioni da parte di 130.000 persone. 

Possibile che Bernie faccia leva non solo sulle sue idee socialiste, ma anche e soprattutto sulla minaccia dei cambiamenti climatici e la recente proposta del Green New Deal, dove viene prevista la spesa maggiore che un candidato democratico alle presidenziali Usa abbia mai prefigurato, 16.3 trilioni di dollari. Poco più di 1.50 trilioni sarebbero da dedicare direttamente alla generazione da fonti rinnovabili e 852 miliardi di dollari alla costruzione di capacità di accumulo dell’energia elettrica verde. Ma anche, 14.7 miliardi di investimenti in modelli di alimentari gestiti in cooperazione e 160 miliardi per risolvere il problema della fame, con un programma di sviluppo di ripresa degli approvvigionamenti alimentari e compostaggio. 

Socialismo o no, in attesa del terzo dibattito, secondo gli ultimi sondaggi, la strada per convincere  gli americani a scegliere Sanders come quarantaseiesimo presidente degli Stati Uniti, è ancora tutta in salita, per ora di poco dietro alla senatrice del Massachussetts Elizabeth Warren e a Joe Biden, in testa ad un partito ancora in cerca di leadership.