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	<title>Beppe Grillo Archives - InsideOver</title>
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	<title>Beppe Grillo Archives - InsideOver</title>
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		<title>Io lo conoscevo bene: L&#8217;ascesa di Roberto Fico come autobiografia del nazional-populismo meridionale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/io-lo-conoscevo-bene-lascesa-di-roberto-fico-come-autobiografia-del-nazional-populismo-meridionale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2025 13:47:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/roberto-fico.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="roberto fico" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/roberto-fico.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/roberto-fico-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/roberto-fico-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/roberto-fico-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Nella parabola del neo-governatore della Campania si ritrova anche l'autobiografia della rivolta collettiva anti-sistema meridionale. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/io-lo-conoscevo-bene-lascesa-di-roberto-fico-come-autobiografia-del-nazional-populismo-meridionale.html">Io lo conoscevo bene: L&#8217;ascesa di Roberto Fico come autobiografia del nazional-populismo meridionale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/roberto-fico.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="roberto fico" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/roberto-fico.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/roberto-fico-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/roberto-fico-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/roberto-fico-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>È allo Shekinà, un modesto centro pastorale per giovani nel cuore trafficato del Vomero, che ha inizio l&#8217;ascesa politica di <a href="https://it.insideover.com/persone/roberto-fico">Roberto Fico</a>. È&nbsp;lì che l&#8217;ho incontrato per la prima volta quasi vent&#8217;anni fa, in una comunione di disagi che riguardava lui &#8211; trentenne un po&#8217; asceta, in sandali francescani, barba da filosofo greco, t-shirt anonima &#8211; e noi di un gruppo di street art anticamorra che pendeva dalle labbra di <strong>Roberto Saviano</strong>. Nessuno immaginava che in quel sottoscala napoletano, con pavimenti in graniglia, frequentato dalla piccola borghesia smarrita nel bipolarismo, si sarebbe formato <strong>uno dei volti nazionali del Movimento 5 Stelle, fino a presiedere la Camera dei deputati e poi governare la Campania.<br></strong><br>A vederlo allora – sorridente, ottimista, eloquio fluido, sguardo sempre attento – sembrava piuttosto uno dei tanti militanti che popolavano la città fra il 2005 e il 2007, nel periodo in cui la politica italiana provava a reinventarsi soprattutto fuori dai partiti. E il capoluogo campano, orfana di un Pci lì fortissimo e di Bagnoli, con un bassolinismo già in crisi da parecchio, era il laboratorio perfetto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I meetup prima che esistesse &#8220;il Movimento&#8221;</h2>



<p>La storia personale e politica di Fico comincia lì, ed è impossibile distinguerla dalla vicenda dei <em>meetup</em>: la piattaforma nata per la campagna di <strong>Howard Dean</strong> nelle primarie democratiche del 2003, poi importata in Italia e fatta conoscere dal blog di Beppe Grillo.</p>



<p>A Napoli il gruppo prese forma nel 2005, e Fico ne diventa subito il volto più riconoscibile. Nei primi anni raccontava di sé come organizzatore della piattaforma, e attorno alla coppia Grillo–Casaleggio il meetup partenopeo diventò uno dei più grandi del Paese. <strong>La città viveva già allora la lunga crisi dei rifiuti e del servizio idrico</strong>, e la retorica della “politica dal basso” trovava terreno fertilissimo, e in piazza Dante gli attivisti simulavano Consigli comunali improvvisati per coinvolgere i passanti.</p>



<p>In quell’ambiente, per molti versi pionieristico, ci muovevamo anche noi: piccoli gruppi di studenti, artisti, aspiranti militanti che passavano le notti ad attaccare poster con slogan pro-legalità, piuttosto velleitari, con colle fatte in casa, convincendoci di costruire qualcosa di nuovo e non riconducibile alla politica tradizionale. Fu così che un’amica &#8211; credo studentessa di Medicina, genitori anche piuttosto importanti &#8211; ci mise in contatto con Fico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un incontro sul terrazzo</h2>



<p>Ricordo con precisione il terrazzo del mio amico d&#8217;infanzia Fabrizio, nel centro storico, la luce delle undici di sera e un secchio di colla ancora caldo. Fico arrivò in jeans e camicia, con la calma di chi sa adattarsi a qualunque contesto. Gli offrimmo del succo alla pesca e <strong>lui ci parlò soprattutto di rifiuti, del sistema di potere del centrosinistra</strong> e delle nuove forme di partecipazione possibili con il Blog. Era un classico grillino ortodosso e anticasta, un bel po&#8217; lontano dall&#8217;alleanza con Mastella, Renzi, e Cesaro.</p>



<p>Non avevamo ancora capito che quella naturale determinazione, che a noi sembrava quasi fuori posto, era la cifra del suo carattere politico. Per un po’ cercammo di incrociare i nostri percorsi: noi con il nostro attivismo occasionale e un po’ improvvisato, lui già focalizzato su Roma. <strong>Alla fine fu lui a proseguire, mentre noi, semplicemente, smettemmo.</strong> La differenza tra volontarismo performativo e carriera politica &#8211; lo avremmo compreso dopo &#8211; stava tutta i.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La crescita di un leader locale</h3>



<p>Nel frattempo il meetup di Napoli cresceva rapidamente. Fico e i suoi si opponevano a qualunque forma di lista civica: un tabù che sarebbe durato fino alla grande rottura del 2011, quando l’assemblea del gruppo voleva appoggiare <strong>Luigi de Magistris</strong>, ma Grillo e Casaleggio imposero il veto. Quella decisione aprì una frattura: molti attivisti se ne andarono convinti che la “democrazia diretta” fosse un’illusione, mentre <strong>Fico si candidò comunque a sindaco con i 5 Stelle</strong>. Un cambio di linea improvviso, che già allora mostrava il peso della struttura nazionale sul gruppo napoletano.</p>



<p>A Pomigliano intanto emersero altri attori, soprattutto <strong>Luigi Di Maio</strong>: i due diventarono presto i poli opposti del movimento campano. Fico incarnava la sensibilità più “di sinistra”, attenta ai beni comuni e agli attivismi sociali; Di Maio quella più centrista e negoziatrice. Ma alle politiche del 2013 fu l’intero Movimento a cavalcare un’onda nazionale: in Campania superò il 23 per cento e inaugurò una lunga stagione di candidature e ricambi interni che allontaneranno molti dei fondatori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le contraddizioni del successo</h2>



<p>Il 2016, l’anno delle amministrative, fu un punto di svolta: la sindaca di Quarto, <strong>Rosa Capuozzo</strong>, eletta in un territorio difficile, venne espulsa dal direttorio. Era l’epoca di “onestà, onestà”, ma l’episodio provocò tensioni interne e molte uscite, fra cui quella di Paola Nugnes, storica attivista vicina a Fico.</p>



<p>Il successo del 2018 fu però il vero terremoto politico: in Campania il Movimento superò il 50 per cento. <strong>Roberto Fico divenne presidente della Camera</strong>, promettendo di calendarizzare la legge sull’acqua pubblica, simbolo delle battaglie dei comitati. La legge si arenò, ed è lì che si spezzò il legame più identitario della sua carriera politica: quello con il mondo dei beni comuni.</p>



<p>Negli stessi anni il rapporto con <strong>Vincenzo De Luca</strong> &#8211; da nemico pubblico &#8211; cambiò radicalmente. Dopo anni di opposizione durissima, nel 2020 la strategia nazionale del Conte II impose tregua e collaborazione. Nel 2021 alle comunali i 5 Stelle appoggiarono Gaetano Manfredi, con una coalizione di centrosinistra che incluse liste vicine a De Luca. Per Napoli, dove tutto era iniziato come antagonismo ai partiti, fu l’ennesima trasformazione. Prendeva forma la neutralità tattica.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una parabola meridionale</h3>



<p>La storia politica di Roberto Fico si sovrappone quasi perfettamente a quella del Movimento 5 Stelle nel Mezzogiorno, dunque: una miscela di rabbia civica, pulsioni populiste, richiami alla legalità e al moralismo e improvvisi adattamenti alle convenienze nazionali. È, in un certo senso, <strong>l’autobiografia collettiva della rivolta anti-sistema meridionale</strong>, la rivolta del concreto contro l’astratto, della quotidianità contro un’idea di politica astratta. È una storia che per molto tempo è sfuggita a buona parte degli osservatori dello spazio pubblico &#8211; incluso chi scrive &#8211; perché si collocava fuori dai codici tradizionali della &#8220;competenza&#8221;.</p>



<p>Quella stagione è stata molto caotica e ha avuto costi politici e amministrativi piuttosto evidenti, ma ha svolto una funzione importante nella democrazia italiana: ha provato a ricucire lo strappo tra mondo concreto e astratto ridando speranza, per qualche tempo, a cittadini rimasti inascoltati, contribuendo in parte alla loro legittimazione nello spazio pubblico. Anche per questo, dal tramonto del “primo” M5S &#8211; quello più movimentista, identitario e anti-istituzionale dei <em>meetup</em> &#8211; è arrivata un’astensione mai così alta, superiore al 50 per cento: <strong>un segnale di disillusione,</strong> ma anche del fatto che quel canale di sfogo, a un certo punto, si era esaurito.</p>
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		<title>Tra Usa e Cina: che linea seguirà Conte da leader dei Cinque Stelle?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/tra-usa-e-cina-che-linea-seguira-conte-da-leader-dei-cinque-stelle.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Apr 2021 07:25:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="690" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Giuseppe-Conte-bandiere-presidenza-consiglio-La-Presse-e1608100432810.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Giuseppe Conte bandiere presidenza consiglio (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Giuseppe-Conte-bandiere-presidenza-consiglio-La-Presse-e1608100432810.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Giuseppe-Conte-bandiere-presidenza-consiglio-La-Presse-e1608100432810-300x138.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Giuseppe-Conte-bandiere-presidenza-consiglio-La-Presse-e1608100432810-1024x471.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Giuseppe-Conte-bandiere-presidenza-consiglio-La-Presse-e1608100432810-768x353.jpg 768w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Giuseppe Conte nei suoi due anni e mezzo di governo è stato un leader difficilmente inquadrabile in schemi fissi e che, complice la sua natura di totale outsider nel gioco politico romano prima dell&#8217;esperienza del governo gialloverde, ha plasticamente adattato la sua posizione a seconda delle esigenze e delle opportunità tattiche. Il &#8220;vicepremier di due vicepremier&#8221;, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/tra-usa-e-cina-che-linea-seguira-conte-da-leader-dei-cinque-stelle.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/tra-usa-e-cina-che-linea-seguira-conte-da-leader-dei-cinque-stelle.html">Tra Usa e Cina: che linea seguirà Conte da leader dei Cinque Stelle?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="690" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Giuseppe-Conte-bandiere-presidenza-consiglio-La-Presse-e1608100432810.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Giuseppe Conte bandiere presidenza consiglio (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Giuseppe-Conte-bandiere-presidenza-consiglio-La-Presse-e1608100432810.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Giuseppe-Conte-bandiere-presidenza-consiglio-La-Presse-e1608100432810-300x138.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Giuseppe-Conte-bandiere-presidenza-consiglio-La-Presse-e1608100432810-1024x471.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Giuseppe-Conte-bandiere-presidenza-consiglio-La-Presse-e1608100432810-768x353.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Giuseppe Conte </strong>nei suoi due anni e mezzo di governo è stato un leader difficilmente inquadrabile in schemi fissi e che, complice la sua natura di totale outsider nel gioco politico romano prima dell&#8217;esperienza del governo gialloverde, ha plasticamente adattato la sua posizione a seconda delle esigenze e delle opportunità tattiche. Il &#8220;vicepremier di due vicepremier&#8221;, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, è diventato il leader decisionista e spesso autoreferenziale della gestione della pandemia. Il capo di governo che parlava di &#8220;populismo&#8221; e &#8220;sovranismo&#8221; sanciti dalla Costituzione si è trasformato nel &#8220;punto di riferimento&#8221; dei progressisti (parola di <strong>Nicola Zingaretti</strong>). Critico dell&#8217;austerità e dei dettami rigoristi nel suo primo governo, Conte ha inaugurato l&#8217;esperienza giallorossa da garante dell&#8217;europeismo ortodosso. Questo dualismo si è posto anche in relazione al rapporto tenuto da Roma durante il suo governo nei confronti della grande questione geopolitica della nostra era: la sfida tra Cina e Stati Uniti.</p>
<p><strong>Conte </strong>è il leader politico che ha siglato il memorandum di adesione dell&#8217;Italia alla Nuova via della seta, fortemente criticata da Washington, ma anche l&#8217;uomo ritenuto a lungo più vicino a <strong>Donald Trump </strong>nelle prime fasi del suo governo. La sua postura è oscillata molto spesso, complice l&#8217;inesperienza sostanziale sulla gestione delle grandi dinamiche globali, tra picchi di ingenuità su un fronte e rigorosi richiami all&#8217;ordine e alla fedeltà alla scelta di campo atlantica prontamente accolti sul secondo. Postura contraddittoria che ha reso Conte ininfluente a Pechino e via via inviso a diversi apparati strategici a Washington e che non mancherà di giocare un ruolo fondamentale quando &#8220;Giuseppi&#8221; prenderà definitivamente la guida del <strong>Movimento Cinque Stelle, </strong>inaugurando la carriera da leader partitico.</p>
<p>Il Movimento è oggigiorno dominato da due correnti. Da un lato, il graduale adeguamento di <strong>Luigi Di Maio </strong>ai canoni tradizionali dell&#8217;atlantismo, accentuato nel corso del suo mandato da <strong>ministro degli Esteri</strong>, in cui l&#8217;ex leader M5S è parso più intento a prese di posizione plateali che ad azioni sostanziali. Dall&#8217;altro, l&#8217;importante peso esercitato sul Movimento dal fondatore <strong>Beppe Grillo, </strong>che settimana dopo settimana non manca di parlare di aperture alla Cina e nell&#8217;estate scorsa ha proposto a Conte, allora premier, <a href="https://it.insideover.com/economia/il-piano-di-grillo-per-il-digitale-italiano.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un piano sul digitale fortmente autarchico che pareva fatto apposta per tagliare fuori i colossi tecnologici statunitensi.</a> La fuoriuscita di diversi esponenti dell&#8217;ala ortodossa del grillismo, la permanenza nel Movimento di una quota di onorevoli attenti alle logiche istituzionali romane e il sostanziale adeguamento di buona parte di essi hanno spostato certamente in direzione della prima linea l&#8217;anima pentastellata, ma Conte si trova nella difficile posizione di far coesistere pulsioni differenti senza apparire, all&#8217;estero, il garante ideale.</p>
<p><a href="https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/quale-alleanza-internazionale-giuseppe-conte-fara-sventolare-265693.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Dagospia </em>ricorda come Conte fu definito da <em>Politico</em> &#8220;la</a> &#8220;cheerleader di Trump&#8221;, prima di provare &#8220;ad intestarsi una tardiva amicizia con Joe Biden (&#8220;La sua agenda è la nostra agenda&#8221;) ma finì malissimo, con il neopresidente americano che, nel primo giro di telefonate dalla Casa Bianca, chiamò tutti (Regno Unito, Francia, Germania, Giappone, Israele)&#8221; ma non il premier italiano. Sulla cui caduta potrebbe aver influito la delegittimazione con cui la nuova amministrazione Usa lo aveva di fatto accolto. La percezione è che &#8220;nelle stanze dei bottoni di Washington non si fidano di &#8220;Giuseppi&#8221;, che non ha mai dato prove univoche di atlantismo. La sua ubiquità internazionale ora gli si ritorce contro&#8221; e se forse è esagerato vedere negli storici legami con il figlio del cofondatore del Movimento, <strong>Davide Casaleggio, </strong>un fattore di avvicinamento di Conte alla Cina sicuramente la volontà di barcamenarsi tra campi differenti ha giocato un ruolo nel non fargli prendere una decisione netta. Col risultato di essere sottovalutato a Washington senza esser realmente calcolato in Cina alla stregua degli altri big europei.</p>
<p>In quest&#8217;ottica, un Movimento indeciso sul suo collocamento internazionale lascerebbe spazio, in campo progressista, al proseguimento della ricerca da parte degli Usa dei loro referenti internazionali nel campo del <strong>Partito Democratico, </strong>in cui il neosegretario <strong>Enrico Letta </strong>garantisce, da questo punto di vista, più di Nicola Zingaretti e al cui interno vi sono figure fortemente ascoltate a Washington come il <a href="https://it.insideover.com/politica/la-linea-guerini-niente-difesa-europea-senza-asse-con-gli-usa.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ministro della Difesa <strong>Lorenzo Guerini. </strong></a></p>
<p>La realtà dei fatti è che anche sul campo della politica estera Conte non ha una vera linea: privo di profonda cultura politica ma dotato di fiuto tattico, nei suoi anni di governo ha voluto prendere volta dopo volta la scelta di campo più funzionale all&#8217;ampliamento della sua visibilità agli occhi delle coalizioni da lui guidate, presentandosi come punto di sintesi prima ancora che decisore. Questa capacità ha portato però, in politica estera, a scelte contraddittorie che si sono ripercosse sulla tenuta della linea da parte del governo. Un dilettantismo che, soprattutto nell&#8217;era giallorossa, ha prodotto una graduale marginalizzazione del Paese nei principali tavoli globali. A <strong>Conte </strong>piace narrarsi grande statista: ma la realtà dei fatti è che la sua visione del mondo coincide, in larga parte, con la visione delle sue opportunità personali nel mondo. Che in un Movimento in crisi politica e di consenso dopo l&#8217;exploit elettorale del 2018 e tre anni di governo appaiono ad ora decisamente incerte da definire.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/tra-usa-e-cina-che-linea-seguira-conte-da-leader-dei-cinque-stelle.html">Tra Usa e Cina: che linea seguirà Conte da leader dei Cinque Stelle?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Italia tagliata fuori dalle rotte della sovranità digitale?</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/litalia-tagliata-fuori-dalle-rotte-della-sovranita-digitale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2020 06:57:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Cloud]]></category>
		<category><![CDATA[Gaia-X]]></category>
		<category><![CDATA[Tim]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1417" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Tastiera-computer-cyber-La-PressE.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cyber virus hacker La Presse" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Tastiera-computer-cyber-La-PressE.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Tastiera-computer-cyber-La-PressE-300x221.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Tastiera-computer-cyber-La-PressE-768x567.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Tastiera-computer-cyber-La-PressE-1024x756.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella gara per la sovranità digitale globale l&#8217;Italia rischia di essere tagliata fuori. Schiacciata, da un lato, dalla rendita di posizione dei giganti del web statunitensi e subordinata, dall&#8217;altro, alle priorità franco-tedesche nei nuovi e interessanti progetti per la costruzione di un comparto tecnologico europeo autonomo. Gaia-X, il progetto di una piattaforma europea di cloud computing, non riuscirà, nell&#8217;immediato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/litalia-tagliata-fuori-dalle-rotte-della-sovranita-digitale.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/litalia-tagliata-fuori-dalle-rotte-della-sovranita-digitale.html">L&#8217;Italia tagliata fuori dalle rotte della sovranità digitale?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1417" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Tastiera-computer-cyber-La-PressE.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cyber virus hacker La Presse" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Tastiera-computer-cyber-La-PressE.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Tastiera-computer-cyber-La-PressE-300x221.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Tastiera-computer-cyber-La-PressE-768x567.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Tastiera-computer-cyber-La-PressE-1024x756.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nella gara per la <strong>sovranità digitale </strong>globale l&#8217;Italia rischia di essere tagliata fuori. Schiacciata, da un lato, dalla rendita di posizione dei <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/i-favori-fiscali-ai-giganti-del-web.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">giganti del web</a> </strong>statunitensi e subordinata, dall&#8217;altro, alle priorità franco-tedesche nei nuovi e interessanti progetti per la costruzione di un<a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/prove-tecniche-di-sovranita-tecnologica-europea/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> comparto tecnologico europeo autonomo.</a></p>
<p><strong>Gaia-X, </strong>il progetto di una piattaforma europea di cloud computing, <a href="https://it.insideover.com/economia/il-big-tech-statunitense-sul-cloud-sovrano-europeo.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">non riuscirà, nell&#8217;immediato a essere completamente indipendente da Google, Amazon, Microsoft e gli altri oligopolisti statunitensi</a>, ma pone sul piatto una questione fondamentale, da cui derivano e deriveranno alleanze industriale, prospettive di investimenti miliardari e il futuro strategico del comparto tecnologico europeo. Gaia-X, lanciato nel giugno 2019 e descritto dal ministero dell’Economia tedesco come “<strong>un abilitatore per piattaforme</strong> Made in Europe”, prevede la costituzione di una crescente <strong>potenza di calcolo e sviluppo </strong>da parte di operatori del Vecchio Continente capaci di mantenere al suo interno i data center e la potenza di calcolo necessaria all&#8217;elaborazione e allo sfruttamento delle informazioni in essi conservata. Aumentando l&#8217;autonomia digitale dell&#8217;Europa in una fase in cui essa è una posta in palio decisiva nella battaglia tra le superpotenze del settore, S<strong>tati Uniti e Cina, </strong>e un <a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/interviste/dati-innovazionesicurezza-nazionale-le-nuove-frontiere-dellimpero-tecnologico-statunitense/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">terreno di scontro per i rispettivi &#8220;capitalismi politici&#8221;.</a></p>
<p>Con lungimiranza, <strong>Francia e Germania </strong>hanno deciso di giocare apertamente questa partita. Dando applicazione concreta alle prescrizioni politiche e geoeconomiche della grande alleanza di inizio 2019, quel <strong>Trattato di Aquisgrana </strong>che in un certo senso va oltre l&#8217;Unione Europea per pervasività degli obiettivi e certifica il duopolio di Parigi e Berlino. L&#8217;obiettivo di <strong>Angela Merkel e Emmanuel Macron </strong>è consolidare campioni tecnologici franco-tedeschi in grado di rivaleggiare con il big tech statunitense.</p>
<p>&#8220;La partnership franco-tedesca è il primo vero tentativo di offrire un’alternativa europea ad Amazon, Microsoft e Google nel cloud computing (<a href="https://www.startmag.it/innovazione/gaia-x-cloud-europeo-microsoft-amazon/" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.startmag.it/innovazione/gaia-x-cloud-europeo-microsoft-amazon/&amp;source=gmail&amp;ust=1600247193186000&amp;usg=AFQjCNEfpU3qkeKBs8i4Frrz5g_du7HWqA">seppure anche i colossi americani potranno partecipare al progetto</a>)&#8221;, <a href="https://www.startmag.it/innovazione/cloud-ecco-fini-e-rischi-delle-mosse-anti-amazon-microsoft-e-google-in-italia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">come spiega <em>StartMag</em>.</a> &#8220;Secondo la società di ricerca Gartner, si tratta di un business previsto in crescita del 6,3% nel 2020 a 257,9 miliardi di dollari. La spinta fornita dalla pandemia Covid dal momento che molte persone lavorano da casa a causa delle <a href="https://it.insideover.com/economia/gli-impatti-socio-economia-coronavirus.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">misure per il contenimento del contagio&#8221;.</a> Orange, OVHcloud, Edf, Atos, Safram, Outscale, Deutsche Telekom, Siemens, Bosch e BMW sono alcune delle imprese attive nel progetto e proprio due di queste, Dt e la francese OVHcloud, studiano una partnership per creare un nuovo attore del <strong>mercato del cloud</strong>.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/angela-merkel-la-cancelliera-della-germania.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Angela Merkel</a> ha portato alla guida della Commissione Europea una donna, <strong><a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/chi-e-ursula-von-der-leyen.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ursula von der Leyen,</a> </strong>che sulla <a href="https://it.insideover.com/economia/i-piani-per-la-sovranita-tecnologica-europea.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sovranità tecnologica europea parla la sua stessa lingua</a>; Macron ha nel supermanager divenuto Commissario europeo all&#8217;Industria, <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/macron-sceglie-il-supermanager-gollista-per-la-commissione.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Thierry Breton</a>, </strong>un alleato strategico per vidimare a livello continentale le strategie in atto. L&#8217;Italia, invece, è più di un passo indietro. Non possiamo non riconoscere al ministro dell&#8217;Innovazione <strong>Paola Pisano </strong>di aver compreso che quella in atto è una sfida a tutto campo che cambierà il volto del potere economico su scala internazionale, ma il governo Conte II fatica a pensare l&#8217;innovazione e la battaglia tecnologica come una partita dai grandi risvolti politici.</p>
<p>La Pisano ha proposto recentemente l&#8217;idea di un <strong>cloud nazionale</strong> da unire a Gaia-X, ma nell&#8217;area di maggioranza le tendenze sembrano essere divergenti. Spronando il Movimento Cinque Stelle a seguirlo, <a href="https://it.insideover.com/economia/il-piano-di-grillo-per-il-digitale-italiano.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Beppe Grillo </strong></a>ha proposto un vasto progetto che dalla rete unica Tim-Open Fiber dovrebbe arrivare a coprire in senso protezionista l&#8217;intero spettro del cloud; <strong>Giuseppe Conte </strong>invece non chiude al contempo al mantenimento delle alleanze internazionali di Tim ma si barcamena tra <strong>Cina </strong>e <strong>Stati Uniti</strong>. Un Dpcm di agosto ha permesso all&#8217;asse Tim-Huawei, per quanto indebolito, di restare attivo, e in seguito l&#8217;esecutivo sul futuro della rete unica ha dato semaforo verde, pur con numerosi dubbi, all&#8217;asse tra Tim e<a href="https://www.startmag.it/economia/come-sara-fibercop-di-tim-kkr-e-fastweb/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> il fondo Usa Kkr.</a> La domanda è se il governo potrà imbarcarsi con serenità sulla via europea e imbastire una concreta politica tecnologica senza prima aver chiarito il suo posizionamento nella sfida Usa-Cina. Attualmente, proseguiamo beandoci delle nostre eccellenze (basti pensare all&#8217;enorme <strong>data center </strong>a basso impatto di Eni, un esempio unico al mondo) ma senza metterle a sistema, senza pensare a politiche di prospettiva. In ultima istanza, senza dire la nostra nel grande gioco europeo del cloud: partecipare attivamente darebbe un nuovo grattacapo con gli Usa e metterebbe in imbarazzo anche Roma per la non chiara posizione sulla Cina, che Francia e Germania vedono senza ipocrisie come un rivale: un rivale con cui fare lauti affari, sia ben chiaro, ma in prospettiva uno sfidante strategico. L&#8217;inazione crea irrilevanza, l&#8217;economia immateriale va governata con scelte concrete: quelle che a Roma, purtroppo, non si riesce tuttora a intravedere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/litalia-tagliata-fuori-dalle-rotte-della-sovranita-digitale.html">L&#8217;Italia tagliata fuori dalle rotte della sovranità digitale?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il piano di Grillo per il digitale italiano</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-piano-di-grillo-per-il-digitale-italiano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2020 11:29:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia 5G]]></category>
		<category><![CDATA[Telecom]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1026" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Beppe-Grillo-La-Presse-e1597404539160.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Beppe Grillo (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Beppe-Grillo-La-Presse-e1597404539160.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Beppe-Grillo-La-Presse-e1597404539160-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Beppe-Grillo-La-Presse-e1597404539160-1024x547.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Beppe-Grillo-La-Presse-e1597404539160-768x411.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Beppe-Grillo-La-Presse-e1597404539160-1536x821.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Beppe-Grillo-La-Presse-e1597404539160-2048x1095.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Beppe Grillo è tornato ad occuparsi di una delle questioni politiche che più lo hanno interessato negli ultimi mesi, le reti e la digitalizzazione, riformulando la sua proposta sulla gestione degli equilibri nazionali tra Tim e Open Fiber, società più importanti nel Paesi in campi come la banda larga e lo sviluppo della fibra ottica. Il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/il-piano-di-grillo-per-il-digitale-italiano.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-piano-di-grillo-per-il-digitale-italiano.html">Il piano di Grillo per il digitale italiano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1026" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Beppe-Grillo-La-Presse-e1597404539160.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Beppe Grillo (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Beppe-Grillo-La-Presse-e1597404539160.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Beppe-Grillo-La-Presse-e1597404539160-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Beppe-Grillo-La-Presse-e1597404539160-1024x547.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Beppe-Grillo-La-Presse-e1597404539160-768x411.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Beppe-Grillo-La-Presse-e1597404539160-1536x821.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Beppe-Grillo-La-Presse-e1597404539160-2048x1095.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Beppe Grillo </strong>è tornato ad occuparsi di una delle questioni politiche che più lo hanno interessato negli ultimi mesi, le reti e la digitalizzazione, riformulando la sua proposta sulla gestione degli equilibri nazionali tra Tim e Open Fiber, società più importanti nel Paesi in campi come la banda larga e lo sviluppo della fibra ottica.</p>
<h2>Il piano di Grillo (in sintonia col governo)</h2>
<p><a href="http://www.beppegrillo.it/dite-al-treno-che-io-passo-solo-una-volta/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">In un articolato intervento sul suo blog</a> il fondatore del Movimento Cinque Stelle va oltre la proposta formulata a giugno di una rete unica tra Tim e Open Fiber e immagina la creazione di due società a partire dall&#8217;attuale format di Telecom, che Grillo propone di scindere in due: da un lato, una società dedicata alle attività commerciali e nel servizio ai clienti; dall&#8217;altro, una realtà fusa con Open Fiber e partecipata da <strong>Cassa Depositi e Prestiti </strong>in grado di competere a tutto campo sull&#8217;innovazione di frontiera.</p>
<p>Per Grillo, attraverso questo nuovo attore l&#8217;Italia potrebbe tornare a investire &#8220;pesantemente e in maniera integrata nelle tecnologie di comunicazione, sia attuali (come ad esempio la fibra ottica) che prospettiche (come ad esempio il 5G), anche congiuntamente con gli altri operatori del settore in chiave finalmente sistemica&#8221;. A questo obiettivo, il leader pentastellato aggiunge l&#8217;obiettivo di vedere sotto l&#8217;ala protettiva di questa nuova società strategica anche il fondamentale settore del cloud e dei<strong> data center, </strong>da costruire in una prospettiva sovrana e attraverso la chiusura a potenziali acquirenti stranieri degli asset tecnologici nazionali.</p>
<p>Grillo ha in particolar modo chiuso all&#8217;investimento in Tim del<strong> fondo americano di private equity Kkr</strong>, che ha presentato a marzo un&#8217;offerta non vincolante per l&#8217;acquisto di circa il 40% della rete secondaria fibra/rame di Tim (dai cabinet fino alle abitazioni), valutata complessivamente tra i 7 e i 7,5 miliardi di euro. In questo contesto, il comico genovese ha una visione estremamente simile a quella del <strong>governo giallorosso, </strong>dato che a inizio mese Giuseppe Conte e i ministri Roberto Gualtieri (Economia) e Stefano Patuanelli (Sviluppo economico) hanno chiesto all&#8217;ad di Telecom Luigi Gubitosi di congelare la trattativa con <a href="https://www.repubblica.it/economia/finanza/2020/08/04/news/il_governo_stoppa_l_offerta_vincolante_di_kkr_sulal_rete_tim-263744217/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">gli investitori di oltre Atlantico.</a></p>
<h2>La necessità di una strategia realista</h2>
<p>La visione di Grillo e l&#8217;azione del governo Conte II si presentano come estremamente caotiche e confusionarie: in primo luogo, il comico genovese e fondatore di M5S sembra aver fatto il passo più lungo della gamba. Estendere dalla rete unica (prospettiva interessante e strategicamente sensata) al ben più complesso <strong>campo del cloud </strong>il perimetro di gestione strategica complica notevolmente la trasformazione del piano su Tim in una strategia fattibile. Rompere con un partner statunitense sulle reti mentre si mantiene la dipendenza dagli operatori a stelle e strisce sulla gestione del cloud dati (<strong>Amazon Web Service, Microsoft Azure, Google Cloud Platform e Ibm Cloud </strong>dominano il mercato) non appare strategicamente funzionale, e sotto il profilo tecnologico il Paese non ha ancora una linea chiara sulle alleanze preferenziali. A livello di reti e 5G appare interessante la <a href="https://it.insideover.com/economia/la-nuova-battaglia-per-il-5g-europeo-dopo-gli-stop-a-huawei.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">prospettiva europea sull&#8217;asse Nokia-Ericsson, </a>mentre sulla strategica partita del cloud dati all&#8217;Italia manca una strategia onnicomprensiva come quella <a href="https://it.insideover.com/politica/la-via-sovranista-della-merkel-contro-i-giganti-del-web.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">messa in campo dalla Germania di Angela Merkel.</a></p>
<p>In secondo luogo, sia Grillo che i ministri giallorossi si concentrano sulla partita economica dimenticando il versante geopolitico. La scelta delle alleanze tecnologiche, in questo frangente storico, impone di considerare necessariamente<a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/cina-usa-battaglia-giganti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> la forte rivalità tra <strong>Stati Uniti e Cina</strong>. E</a> se è vero, come a inizio mandato ha fatto notare <strong><a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/chi-e-ursula-von-der-leyen.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ursula von der Leyen</a>, </strong>che per l&#8217;Europa la debolezza nel settore tecnologico è fattore di irrilevanza geopolitica e per i Paesi del Vecchio Continente la ricerca di un&#8217;autonomia nel settore è estremamente strategica, d&#8217;altro canto oggigiorno con Washington e Pechino bisogna necessariamente mediare. L&#8217;Italia e i suoi leader passano da un eccesso all&#8217;altro: abbracci ingenui alle tecnologie cinesi, non filtrati da scelte razionalmente strategiche, alternati ad allineamenti improvvisi ai <em>desiderata </em>di Washington, come in occasione del recente stop a Huawei. Una strategia che finisce per scontentare e irritare entrambi i giganti, mentre su partite che possono risultare decisive per il sistema-Paese, come il <a href="https://it.insideover.com/societa/la-sfida-per-il-cloud-degli-ospedali-italiani.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">cloud dati negli ospedali,</a> l&#8217;Italia decide di non decidere.</p>
<p>In terzo luogo, è carente il disegno di <strong>politica industriale </strong>collegato alla strategia tecnologica. Grillo non ha torto laddove afferma sia assurdo il fatto che Telecom-Tim, oggigiorno egemonizzata da due soci stranieri (Vivendi ed Elliott) ma partecipata anche da Cdp, debba concorrere con Open Fiber, a sua volta controllata da Cdp assieme ad Enel, e che &#8220;l’operazione di vendita di un pezzo della rete secondaria in logica puramente finanziaria e non industriale, complica soltanto il progetto di possibile creazione di una società unica delle reti e delle tecnologie&#8221;. Ma da ciò bisogna trarre insegnamenti per una <strong>strategia realista</strong>. Le reti e le infrastrutture digitali impongono scelte produttive e gestionali non neutrali, dalle logiche di lungo periodo su forniture, appalti, centri produttivi alla decisione sulle aree del Paese da sviluppare prioritariamente. Ma il loro sviluppo, è bene ricordarlo, deve essere funzionale ad altri incrementi produttivi. I dati, in altre parole, vanno elaborati, digeriti, inseriti in logica di sistema. Nei piani del governo e nelle proposte di Grillo tutto questo non si coglie, sembra che sia tutta una questione di semplici cavi in rame o in fibra.</p>
<p>Il periodo post-pandemico ha segnato il ritorno in campo delle logiche dell&#8217;intervento politico nell&#8217;economia, specie nei settori ad alta rilevanza strategica. Ma il semplice controllo di quote segnaletiche in società dall&#8217;elevata rilevanza non basta più: lo Stato deve farsi, appunto, stratega e immaginare sul lungo periodo scenari, trend, sviluppi. Nei settori a più alto tasso di innovazione ciò si impone come necessità prioritaria. Ma anche una sana dose di realismo è necessaria: pensare che Roma possa gestire una rete integrata è un conto, ritenere che da ciò si possa arrivare a uno sviluppo autonomo del 5G o addirittura dei costosissimi programmi di <strong>cloud dati </strong>è, per ora, tutta un&#8217;altra storia. E questo il governo Conte e, soprattutto, il guru del partito che ne è azionista di maggioranza sembrano ancora doverlo capire appieno.</p>
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		<title>La storia del rapporto tra Cinque Stelle e Venezuela</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-storia-del-rapporto-tra-cinque-stelle-e-venezuela.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2020 18:08:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="984" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Venezuela-murale-per-Maduro-e-Chavez-La-Presse-e1592244532907.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Venezuela, Caracas sistema" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Venezuela-murale-per-Maduro-e-Chavez-La-Presse-e1592244532907.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Venezuela-murale-per-Maduro-e-Chavez-La-Presse-e1592244532907-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Venezuela-murale-per-Maduro-e-Chavez-La-Presse-e1592244532907-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Venezuela-murale-per-Maduro-e-Chavez-La-Presse-e1592244532907-1024x525.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il quotidiano spagnolo Abc ha recentemente accusato il Movimento Cinque Stelle di aver ricevuto finanziamenti da parte del governo venezuelano di Hugo Chavez nel 2010, quando i pentastellati, allora nella fase iniziale della loro costituzione politica, un finanziamento di 3,5 milioni di euro funzionale alla costituzione di un movimento &#8220;di sinistra rivoluzionario e anticapitalista&#8221; in Italia. Il Venezuela di Chavez, socialista bolivariano &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-storia-del-rapporto-tra-cinque-stelle-e-venezuela.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-storia-del-rapporto-tra-cinque-stelle-e-venezuela.html">La storia del rapporto tra Cinque Stelle e Venezuela</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="984" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Venezuela-murale-per-Maduro-e-Chavez-La-Presse-e1592244532907.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Venezuela, Caracas sistema" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Venezuela-murale-per-Maduro-e-Chavez-La-Presse-e1592244532907.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Venezuela-murale-per-Maduro-e-Chavez-La-Presse-e1592244532907-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Venezuela-murale-per-Maduro-e-Chavez-La-Presse-e1592244532907-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Venezuela-murale-per-Maduro-e-Chavez-La-Presse-e1592244532907-1024x525.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><a href="https://www.abc.es/internacional/abci-chavismo-financio-movimiento-5-estrellas-gobierna-italia-202006142244_noticia.html?ref=https:%2F%2Fwww.google.it%2F#&amp;ref=https:%2F%2Ft.co%2FuJTIn8eS4A%3Famp=1&amp;ref=https:%2F%2Fformiche.net%2F2020%2F06%2Fm5s-venezuela-abc%2F">Il quotidiano spagnolo <em>Abc </em>ha recentemente accusato</a> il <strong>Movimento Cinque Stelle </strong>di aver ricevuto finanziamenti da parte del governo venezuelano di <strong>Hugo Chavez </strong>nel 2010, quando i pentastellati, allora nella fase iniziale della loro costituzione politica, un finanziamento di 3,5 milioni di euro funzionale alla costituzione di un movimento &#8220;di sinistra rivoluzionario e anticapitalista&#8221; in Italia.</p>
<p>Il Venezuela di Chavez, socialista bolivariano sul fronte interno, non ha mai avuto problemi a commerciare e muoversi secondo le logiche del capitalismo internazionale, e viene da chiedersi dove un Paese che già allora subiva i primi scossoni di una crisi economica e sociale che sarebbe divenuta palese dopo la morte di Chavez avrebbe potuto trovare i fondi per finanziare <strong>Beppe Grillo</strong> e<strong> Gianroberto Casaleggio </strong>disponendo di solidi e attivi interlocutori nella Sinistra italiana.</p>
<p>Al di là delle accuse, il tema offre l&#8217;occasione di discutere dei lunghi rapporti tra la formazione pentastellata e Caracas. Risulta interessante constatare come dalla sinistra italiana il Movimento Cinque Stelle abbia in diverse sue frange, ereditato l&#8217;interesse verso l&#8217;esperimento socialista bolivariano, concentrandosi su di esso dopo la transizione tra Chavez e Nicolas Maduro, quando cioè prendevano forma l&#8217;indebolimento politico e lo sfascio economico seguiti al <a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/chi-era-hugo-chavez.html">decesso di Chavez.</a></p>
<p>Cosa, nel movimento chavista, attraeva i pentastellati? Frange radicali come quella di <strong>Alessandro Di Battista </strong>ne elogiavano le battaglie politiche ed economiche contro le disuguaglianze e la contrapposizione agli Stati Uniti. L&#8217;ala di <strong>Manlio Di Stefano </strong>riteneva l&#8217;Alba, l&#8217;alleanza bolivariana delle Americhe centrata su Caracas, un importante tassello del multipolarismo ritenuto centrale nella strategia grillina di politica estera. Chavez era il &#8220;ribelle mondiale&#8221;, il contestatore permanente che nello stile più ricordava la <em>forma mentis </em>di Grillo e Casaleggio padre: posizioni forti, toni radicali, forte <em>vis polemica</em>. Lo stesso non si può dire di Maduro, burocrate di partito asceso alla presidenza per meriti di fedeltà e arroccatosi attorno a una <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-esercito-venezuelano-non-molla-maduro.html">cerchia di militari</a> e fedelissimi della prima ora.</p>
<p>Il 13 marzo 2015 il Movimento Cinque Stelle organizzò alla Camera dei Deputati un convegno sull&#8217;Alba e il Venezuela, in cui l&#8217;allora onorevole <strong>Alessandro Di Battista </strong>tenne gli onori di casa di fronte a ospiti del calibro di Gianni Minà, giornalista e grande esperto di America Latina,  Bernardo Álvarez, segretario dell’Alba (uomo fidato di Chávez e confermato da Nicolas Maduro), Veronica Rojas Berrios, viceministro degli Esteri del Nicaragua, e Luciano Vasapollo, economista e sostenitore del governo Venezuelano che nell&#8217;occasione mostrò apertamente le sue posizioni dichiarando: &#8220;L&#8217;Alba subisce attacchi violentissimi dal capitalismo e dell’impero. Voglio fare un grande applauso al governo Maduro, al popolo bolivariano, ai compagni venezuelani che stanno subendo un attacco senza precedenti di guerra militare, terroristica. Siamo tutti Chávez, dobbiamo esserlo tutti i giorni&#8221;.</p>
<p>Nel marzo 2017 una <strong>delegazione pentastellata</strong> formata da Manlio Di Stefano, capogruppo alla commissione Affari esteri della Camera, Ornella Bertorotta, capogruppo alla commissione Affari esteri del Senato, e Vito Petrocelli, vicepresidente del Comitato italiani all&#8217;estero, si recò a <strong>Caracas </strong>per incontrare autorità del Paese, esponenti del mondo economico e rappresentanti della comunità italiana. <a href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2017/03/08/news/dietro-le-quinte-della-surreale-visita-dei-parlamentari-grillini-a-caracas-124161/"><em>Il Foglio </em>diede allora una lettura molto critica della visita</a>, sottolineando come i pentastellati avrebbero compreso scarsamente le problematiche legate all&#8217;inflazione galoppante, alla criminalità in aumento e alla crisi sistemica galoppante nel Paese. Ma al contempo, risulta difficile pensare che i chavisti abbiano influenzato direttamente i programmi politici dei Cinque Stelle.</p>
<p>Il regime venezuelano è socialista, ma anche radicato enormemente nello <strong>sfruttamento della rendita petrolifera</strong>. Ciò mal si concilia con l&#8217;anti-industrialismo e l&#8217;ostilità al settore energetico dei Cinque Stelle, la cui fascinazione verso il Venezuela appare più che altro una continuazione del mito terzomondista di parte della Sinistra italiana. Non a caso, una volta entrato nel <strong>governo </strong>al fianco della Lega prima e del Pd poi il Movimento Cinque Stelle ha difeso il Venezuela di Maduro solo indirettamente, senza mai cercare di approfondire realmente le relazioni bilaterali.</p>
<p>Allo scoppio della crisi tra Maduro e <strong>Juan Guaidò</strong> i pentastellati, nel gennaio 2019, presero una posizione pilatesca: né con l&#8217;uno né con l&#8217;altro. <strong>Di Battista, </strong>allora, ritrattò perfino il suo sostegno a Caracas <a href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2017/03/08/news/dietro-le-quinte-della-surreale-visita-dei-parlamentari-grillini-a-caracas-124161/">in un&#8217;intervista a Lucia Annunziata</a>: &#8220;Avere una posizione neutrale è una posizione di buon senso, che non significa stare con Maduro, non l’ho mai detto in vita mia, sono fake news raccontate dai giornali&#8221;. Indirettamente questo, bisogna ammetterlo, preservò l&#8217;Italia dal sostenere incondizionatamente Guaidò, la cui autoproclamazione alla presidenza si è presto rivelata come un bluff.</p>
<p>Anche sul Venezuela, come in altri scenari di politica estera (Cina-Usa, Tap, F-35 e così via) i pentastellati hanno più che altro dimostrato ingenuità e eccessivo <strong>zelo ideologico</strong>. I rapporti sono stati sentimentali, mai fondati su reali interessi: se Caracas ha investito 3,5 milioni di euro nella creatura di Grillo e Casaleggio dieci anni fa possiamo ragionevolmente ammettere che si sia trattato di un investimento infruttuoso. Spicca, anche sul Venezuela, l&#8217;incoerenza del movimento grillino. Pronto a ritrattare in nome del quieto vivere le stesse posizioni della prima ora.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-storia-del-rapporto-tra-cinque-stelle-e-venezuela.html">La storia del rapporto tra Cinque Stelle e Venezuela</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il piano dei grillini con la Cina e i rischi per l&#8217;agroalimentare</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-piano-dei-grillini-con-la-cina-e-i-rischi-per-lagroalimentare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Nov 2019 07:34:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1053" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_4668760-e1574320734614.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cina partito" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_4668760-e1574320734614.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_4668760-e1574320734614-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_4668760-e1574320734614-768x421.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_4668760-e1574320734614-1024x561.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nello scorso fine settimana, tra venerdì e sabato, Beppe Grillo ha incontrato per ben due volte in 24 ore l&#8217;ambasciatore cinese in Italia, Li Junhua. Il fondatore del Movimento 5 Stelle ha immortalato il momento postando su Facebook una foto corredata da un messaggio ironico, ma che in realtà potrebbe spiegare le prossime mosse grilline &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-piano-dei-grillini-con-la-cina-e-i-rischi-per-lagroalimentare.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1053" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_4668760-e1574320734614.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cina partito" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_4668760-e1574320734614.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_4668760-e1574320734614-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_4668760-e1574320734614-768x421.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_4668760-e1574320734614-1024x561.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nello scorso fine settimana, tra venerdì e sabato, <strong>Beppe Grillo</strong> ha incontrato per ben due volte in 24 ore l&#8217;ambasciatore cinese in Italia, Li Junhua. Il fondatore del <strong>Movimento 5 Stelle</strong> ha immortalato il momento postando su Facebook una foto corredata da un messaggio ironico, ma che in realtà potrebbe spiegare le prossime mosse grilline in campo internazionale. &#8220;Gli ho portato del pesto e gli ho detto che se gli piacerà dovrà avvisarmi in tempo perché sarei in grado di spedirne una tonnellata alla settimana, sia con aglio che senza, per incoraggiare gli scambi economici!&#8221;, ha scritto Grillo sotto l&#8217;immagine che lo ritraeva assieme al signor Li. Memori di quanto accaduto a marzo, captando una possibile minaccia per il futuro dell&#8217;Italia, alcuni osservatori hanno subito alzato le antenne. Basta collegare i punti andando a ritroso nel tempo: la visita di <strong>Xi Jinping</strong> in Italia,<a href="https://it.insideover.com/politica/il-bluff-di-di-maio-via-della-seta.html"> il Memorandum d’intesa sulla Belt and Road Initiative firmato da Luigi Di Maio</a> e la promessa del governo Conte di incrementare le relazioni con Pechino. Apriti cielo: gli Stati Uniti mostrarono subito evidenti segni di insofferenza per l&#8217;eccessiva vicinanza dell&#8217;alleato italiano al &#8220;nemico&#8221; cinese, e Roma dovette farsi in quattro per evitare di essere silurata da un <a href="https://it.insideover.com/politica/asse-grillo-cina-trump-conte.html">Donald Trump furioso</a>.</p>
<h2>I grillini guardano alla Cina</h2>
<p>Nel frattempo la politica italiana è andata avanti, il governo gialloverde è solo un lontano ricordo e ora, all&#8217;interno dell&#8217;esecutivo, non c&#8217;è più nessuno in grado di ostacolare l&#8217;apertura grillina alla <strong>Cina</strong>. Mentre nei mesi scorsi c&#8217;era la Lega di <strong>Matteo Salvini</strong> a rimarcare i rischi dell&#8217;endorsement dei pentastellati al gigante asiatico, adesso i soci del Conte bis non sembrano minimamente interessati all&#8217;argomento. Anzi, secondo alcune indiscrezioni il Movimento 5 Stelle potrebbe lavorare, in sponda con il Pd, <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-il-movimento-5-stelle-sta-puntando-tutto-sulla-cina.html">per piazzare Romano Prodi al Quirinale</a>. Lo stesso Prodi ha più volte speso parole al miele per elogiare il piano commerciale di Xi Jinping, e una sua ipotetica presenza al vertice delle istituzioni italiane garantirebbe alla Cina la fedeltà di Roma sulle questioni più spinose. E l&#8217;Italia cosa ci guadagnerebbe? Ben poco, perché a incassare il bottino pieno sarebbero i grillini, che in questo modo cementificherebbero l&#8217;alleanza con il Pd per restare più tempo incollati alla poltrona. Certo, la Cina è un soggetto con il quale è necessario dialogare. Ma forse sarebbe meglio farlo in modo che a guadagnarci sia l&#8217;intero popolo italiano, e non solo una fazione politica.</p>
<h2>Il ruolo dell&#8217;Italia nel piano cinese in Africa</h2>
<p>In ogni caso, vale la pena tornare sul pesto regalato da Grillo all&#8217;ambasciatore cinese. Considerando che l&#8217;Italia ha prestato il fianco alla <strong>Nuova Via della Seta</strong> e che il pesto è uno dei prodotti simboli dell&#8217;agroalimentare italiano, non è da escludere che dietro le quinte possa esserci un tentativo di portare il cibo made in Italy nella pancia del Dragone cinese. Attenzione però, perché non si tratterebbe di un normale scambio commerciale. Mesi fa l&#8217;ex sottosegretario Michele Geraci parlò all&#8217;<em>Agi</em> dell&#8217;idea di trasferire l&#8217;agroalimentare italiano in Africa grazie ai soldi cinesi. In altre parole, era venuta a galla l&#8217;idea di stabilizzare la situazione africana – e limare così i flussi migratori – chiedendo aiuto alla Cina, che, ricordiamolo, nel Continente Nero ha investito oltre 300 miliardi di dollari. Visto e considerando che i porti nostrani non fanno più tanta gola ai cinesi, questi ultimi potrebbero adesso scegliere davvero di virare sull&#8217;<strong>agroalimentare</strong>. C&#8217;è però un rischio enorme, cioè che l&#8217;Italia possa diventare un satellite della Cina in Africa. In altre parole, Pechino potrebbe trasferire il know how agroalimentare dell&#8217;Italia nei territori africani, arrecando non pochi danni economici all&#8217;intero settore italiano. Il motivo è semplice: il governo cinese ha costruito in Africa di tutto, dai porti alle strade, ma pecca ancora nella produzione alimentare. E per completare il mosaico, la Cina potrebbe davvero affidarsi al pesto made in Italy.</p>
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		<title>Ora Trump può staccare la spina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/asse-grillo-cina-trump-conte.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2019 13:17:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="734" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_10176828-e1567805395593.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_10176828-e1567805395593.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_10176828-e1567805395593-300x115.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_10176828-e1567805395593-768x294.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_10176828-e1567805395593-1024x392.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il fuoco amico, si sa, è quanto di più pericoloso possa esserci. Di solito è un colpo alle spalle, sicuramente inaspettato, e nella maggior parte dei casi, i sospetti che si annidano nella mente di chi lo subisce o di chi osserva non terminano mai. &#8220;È stato davvero un incidente?&#8221; è la domanda che ricorre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/asse-grillo-cina-trump-conte.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="734" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_10176828-e1567805395593.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_10176828-e1567805395593.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_10176828-e1567805395593-300x115.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_10176828-e1567805395593-768x294.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_10176828-e1567805395593-1024x392.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il fuoco amico, si sa, è quanto di più pericoloso possa esserci. Di solito è un colpo alle spalle, sicuramente inaspettato, e nella maggior parte dei casi, i sospetti che si annidano nella mente di chi lo subisce o di chi osserva non terminano mai. &#8220;È stato davvero un incidente?&#8221; è la domanda che ricorre più spesso. E ci si domanda se si sia fatto il possibile per evitare la tragedia.</p>
<p>Probabilmente è proprio questo sospetto che aleggia in larga parte di Palazzo Chigi, visto che un governo che già si regge su delicatissimi equilibri nazionali e internazionali ha ricevuto l&#8217;ennesimo colpo da parte di uno dei suoi maggiori sponsor: Beppe Grillo, fondatore e guru del M5S che ha pensato bene di incontrare Li Junhua, ambasciatore cinese a Roma. Un vertice che è più di un semplice incontro, visto che in un clima ormai di nuova Guerra fredda, è impossibile considerare questi incontri come semplici scambi di cortesia. Lo sa Grillo, che da leader di un partito di governo  non può non essere consapevole del valore di questi meeting. E lo sanno certamente anche all&#8217;ambasciata cinese, dal momento che le fonti parlano di un incontro voluto fortemente proprio dagli uffici di via Bruxelles, sede della rappresentanza asiatica a Roma. Grillo l&#8217;ha buttata sulla risata: &#8220;Gli ho portato il pesto&#8221;. Ma è cristallino che questo incontro abbia un altro tipo di caratura. Specialmente dopo il viaggio di Luigi di Maio a Pechino ha voluto ricompattare il fronte filo-cinese nel Movimento e all&#8217;interno del governo. In questo senso, sono state chiarissime le parole dure di Matteo Salvini ma soprattutto molto interessanti quelle di Adolfo Urso, vice presidente del Copasir, <a href="https://www.corriere.it/politica/19_novembre_25/grillo-visite-top-secret-all-ambasciatore-cinese-polemica-74c99c62-0f5e-11ea-bd6b-b9b6fa42a1a4.shtml">che si è domandato</a>: &#8220;Chissà perché Beppe Grillo abbia ritenuto di rassicurare la Cina sulla tenuta del governo Conte, dopo l’incontro con Di Maio&#8221;. Una critica politica che arriva però dall&#8217;intelligence.</p>
<p>Ed è proprio sul filone dell&#8217;intelligence e della posizione internazionale dell&#8217;Italia che questo incontro può assumere un valore ben diverso. E torniamo, per l&#8217;appunto, a quel &#8220;fuoco amico&#8221; di cui si parlava al&#8217;inizio. Perché se è vero che Giuseppe Conte è il premier &#8220;incaricato&#8221; dal Movimento di Grillo per guidare prima l&#8217;alleanza gialloverde poi quella giallorossa, è anche vero che il presidente del Consiglio ha saputo reggere agli urti della fine della prima maggioranza grazie al sostengo di un&#8217;altra superpotenza: gli Stati Uniti. E senza quel tweet sibillino di Donald Trump verso &#8220;Giuseppi&#8221; forse non si sarebbero mosse alcune pedine che hanno permesso la nascita del Conte bis. Tanto è vero che lo stesso premier per prima cosa ha dovuto subito sdebitarsi con l&#8217;amministrazione americana e con la Nato approvando <a href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/conte-gi-si-sdebita-trump-approvato-decreto-anticinese-1748920.html">il decreto sul golden power</a> che limita, nei fatti, l&#8217;ingresso dei colossi asiatici nella rete 5g. Una prova di fedeltà imprescindibile, ma che serviva soprattutto a disperdere i dubbi di un governo (quello di Washington) che ha sempre visto con sospetto <strong>le mosse estere dei pentastellati</strong>, che dal Venezuela all&#8217;Iran passando per impegni Nato, Cina e Russia, non hanno mai disdegnato un approccio eclettico nel mondo che sfidasse proprio le richieste della Casa Bianca.</p>
<p>Scelte coraggiose, si dirà. Vero. Il problema è che mentre gli alleati di Conte sfidano gli Stati Uniti, dall&#8217;altra parte lo stesso premier flirta con gli Usa sia sul fronte dello Spygate che su quello personale con the Donald, chiede esenzioni sulle sanzioni all&#8217;Iran, spera nel sostegno in Libia e soprattutto confida che la Lockheed Martin sconti e resti in attesa che l&#8217;Italia paghi gli F-35 evitando anche l&#8217;impegno all&#8217;aumento del budget per la Nato. Di fronte a questo complesso meccanismo di richieste, è chiaro che gli Stati Uniti chiedano in cambio un governo allineato. Cosa che l&#8217;M5S non è mai riuscito a garantire né con Di Maio ministro dello Sviluppo economico né con Di Maio ministro degli Esteri. E adesso, la scudisciata di Grillo all&#8217;ambasciata cinese &#8211; contemporanea all&#8217;allineamento di Conte con l&#8217;asse franco-tedesco in Europa -potrebbe essere l&#8217;ultimo campanello d&#8217;allarme per gli Stati Uniti. Che per <strong>&#8220;Giuseppi&#8221;</strong> potrebbe trasformarsi nell&#8217;ultimo avvertimento.</p>
<p>L&#8217;impressione è che il vertice tra Grillo e Li Jinhua possa essere quindi molto più foriero di conseguenze di quanto si voglia pensare. E soprattutto di quanto voglia far credere lo stesso ex comico. Il ponte tra Pechino e Cinque Stelle passa non solo per Di Maio, ma anche per i piani di Grillo che, da sponsor del nuovo governo con il <strong>Partito democratico</strong> ora diventa anche un fiero sostenitore dell&#8217;apertura alla Cina. E non è un caso che questa nuova alleanza parlamentare tra Pd e M5s passi anche per la possibile elezione di un presidente della Repubblica che potrebbe essere proprio quel Romano Prodi che ha da sempre ottimi rapporti con l&#8217;Ue e con la Cina. Un filo rosso, giallorosso, che lega Pechino e Roma via Genova. Ma il governo deve stare attento: gli Stati Uniti hanno il potere di decidere come e quando staccare la spina. E questa corrispondenza d&#8217;amorosi sensi potrebbe avere effetti molto gravi.</p>
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		<title>Perché il Movimento 5 Stelle sta puntando tutto sulla Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-il-movimento-5-stelle-sta-puntando-tutto-sulla-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2019 08:55:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="854" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/He-Lifeng-incontra-Luigi-Di-Maio-La-Presse-e1567780426399.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/He-Lifeng-incontra-Luigi-Di-Maio-La-Presse-e1567780426399.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/He-Lifeng-incontra-Luigi-Di-Maio-La-Presse-e1567780426399-300x134.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/He-Lifeng-incontra-Luigi-Di-Maio-La-Presse-e1567780426399-768x342.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/He-Lifeng-incontra-Luigi-Di-Maio-La-Presse-e1567780426399-1024x456.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Movimento 5 Stelle continua a guardare alla Cina con un misto di fiducia e speranza. Già, proprio speranza, perché i pentastellati pensano che il Dragone sia una gallina dalle uova d&#8217;oro da spennare a proprio piacimento per rimettere in ordine i conti italiani. I grillini sognano accordi commerciali da urlo con il governo cinese, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-il-movimento-5-stelle-sta-puntando-tutto-sulla-cina.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="854" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/He-Lifeng-incontra-Luigi-Di-Maio-La-Presse-e1567780426399.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/He-Lifeng-incontra-Luigi-Di-Maio-La-Presse-e1567780426399.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/He-Lifeng-incontra-Luigi-Di-Maio-La-Presse-e1567780426399-300x134.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/He-Lifeng-incontra-Luigi-Di-Maio-La-Presse-e1567780426399-768x342.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/He-Lifeng-incontra-Luigi-Di-Maio-La-Presse-e1567780426399-1024x456.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il <strong>Movimento 5 Stelle</strong> continua a guardare alla Cina con un misto di fiducia e speranza. Già, proprio speranza, perché i pentastellati pensano che il Dragone sia una gallina dalle uova d&#8217;oro da spennare a proprio piacimento per rimettere in ordine i conti italiani. I grillini sognano accordi commerciali da urlo con il governo cinese, ma non si rendono conto che fin qui non sono riusciti a stringere neppure i lacci di un nodo delle scarpe. In politica estera Pechino spingerà pure per un &#8220;mondo multipolare&#8221; ma non intende certo fare beneficenza in giro per il mondo, che invece è più o meno il pensiero di una buona parte del MoVimento. Furono proprio i grillini, lo scorso marzo, ad attirare in Italia il presidente <strong>Xi Jinping</strong>, il quale firmò a Roma il cosiddetto <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-la-nuova-via-della-seta.html" target="_blank" rel="noopener">memorandum d&#8217;intesa sulla Nuova Via della Seta</a>, una specie di contratto mediaticamente spendibile per l&#8217;Italia come un successo senza precedenti in campo economico internazionale ma nei fatti una bolla di sapone che per il momento non ha portato alcun beneficio al nostro Paese. Anzi, ha provocato <a href="https://it.insideover.com/politica/macron-fa-affari-con-la-cina-a-scapito-dellitalia.html">la controreazione della Francia</a>, dove Macron, a pochi giorni dalla firma italiana, riuscì a ottenere dallo stesso Xi l&#8217;ok per una maxi commessa dal valore di 30 miliardi di euro: altro che arancine siciliane in Cina e più turisti con gli occhi a mandorla nel Belpaese.</p>
<h2>Il piano di Beppe Grillo</h2>
<p>Adesso che il governo giallorosso è in panne, <strong>Beppe Grillo</strong> è tornato a giocare dal suo mazzo la carta Cina. Venerdì il fondatore del Movimento 5 Stelle era a Roma, dove ha avuto modo di cenare con l&#8217;ambasciatore cinese in Italia, Li Junhua; sabato la replica, con un altro incontro nel pomeriggio. In mezzo il faccia a faccia con<strong> Luigi Di Maio</strong>. Facciamo un passo indietro: Grillo ha sudato quattro camice, ma alla fine è riuscito a salvare il figliol prodigo Di Maio da una morte politica certa. Il deus ex machina del Movimento 5 Stelle ha benedetto una nuova alleanza Pd-M5s e rimesso Di Maio in carreggiata, proprio quando quest&#8217;ultimo sembrava ormai spacciato. Torniamo all&#8217;ambasciata cinese: qui Grillo e il signor Li hanno parlato per ore. Che cosa si saranno mai detti? Le cronache parlano di &#8220;svendita italiana&#8221; alla Cina. Fuori di metafora, Grillo cercava una garanzia sul piano internazionale, e l&#8217;unico che potesse gettargli un&#8217;ancora di salvezza era il gigante cinese.</p>
<h2>Dall&#8217;ex Ilva a  Prodi al Quirinale: i messaggi dei grillini alla Cina</h2>
<p>Il nuovo binomio M5s-Pd è una scatola cinese che racchiude quattro messaggi a Pechino. Il primo: vi ricordate il memorandum sulla Nuova Via della Seta? Procediamo con la fase due, ovvero con una maggiore cooperazione in barba agli alleati europei e agli Stati Uniti di <strong>Donald Trump</strong>. Il secondo: per quanto riguarda l&#8217;ex Ilva di Taranto i grillini sondano il terreno <a href="https://it.insideover.com/economia/lombra-della-cina-sul-mercato-dellacciaio-europeo.html">per capire se qualche gruppo cinese possa sostituirsi ad ArcelorMittal</a>. Il terzo: <a href="https://it.insideover.com/economia/decade-il-decreto-sul-golden-power-sul-5g-litalia-torna-stretta-tra-cina-e-usa.html">apertura sul 5G</a>. Il quarto e più importante: <strong>Romano Prodi</strong> è pronto a tornare in campo, ma non nella bagarre tra partiti bensì nella corsa al Quirinale. Prodi ha più volte speso parole al miele per il piano commerciale varato da Xi Jinping, e una sua ipotetica presenza al vertice delle istituzioni italiane garantirebbe alla Cina la fedeltà italiana su questioni spinose. Tra l&#8217;altro, lo stesso Prodi è stato recentemente nominato dal governo cinese &#8220;Advisor Council&#8221; del Belt and Road Forum. In altre parole, Grillo sta utilizzando la Cina per cementare l&#8217;alleanza di governa tra Movimento 5 Stelle e Partito democratico, un&#8217;operazione agevolata dalla piattezza dei democratici in ambito internazionale, molto più impegnati a mettere in ordine i cocci del proprio partito. La Cina è una superpotenza ed è necessario dialogare con il suo governo. Ma per farlo serve una maggiore esperienza, quella che i grillini hanno più volte mostrato di non possedere.</p>
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		<title>Ukip, Grillo difende l&#8217;alleanza: &#8220;Farage non è razzista&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/politica/europa-ribelle-2/ukip-grillo-difende-lalleanza-farage-non-e-razzista.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jun 2014 14:37:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="568" height="320" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2014/06/grillo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2014/06/grillo.jpg 568w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2014/06/grillo-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2014/06/grillo-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 568px) 100vw, 568px" /></p>
<p>Il &#8220;sondaggio&#8221; di Beppe Grillo col blitz di mercoledì scorso a Bruxelles e il pranzo con Nigel Farage per portare i Cinque Stelle nel gruppo euroscettico Efd guidato dal leader Ukip ha scatenato la sollevazione degli attivisti stellati. Il comico, però, non è disposto a fare marcia indietro. E, dalle colonne del Daily Telegraph, ha difeso &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/europa-ribelle-2/ukip-grillo-difende-lalleanza-farage-non-e-razzista.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="568" height="320" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2014/06/grillo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2014/06/grillo.jpg 568w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2014/06/grillo-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2014/06/grillo-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 568px) 100vw, 568px" /></p><p>Il &#8220;sondaggio&#8221; di Beppe Grillo col blitz di mercoledì scorso a Bruxelles e il pranzo con Nigel Farage per portare i Cinque Stelle nel gruppo euroscettico Efd guidato dal leader Ukip ha scatenato la sollevazione degli attivisti stellati. Il comico, però, non è disposto a fare marcia indietro. E, dalle colonne del Daily Telegraph, ha difeso Farage assicurando che non è razzista: &#8220;Ha senso dello humour e dell’ironia&#8221;. Secondo il leader del M5S sono diversi i punti in comune fra i due partiti, a partire dall’immigrazione. Cinque Stelle e Ukip hanno già nominato due negoziatori per continuare il confronto in tempi rapidi ed &#8220;entro poche settimane&#8221; potrebbe essere trovato &#8220;un pragmatico accordo&#8221; per quello che fonti dell’Efd definiscono &#8220;un semplice matrimonio di convenienza&#8221;.</p>
<p>&#8220;In questo momento stiamo discutendo e negoziando con Grillo un possibile accordo &#8211; puntualizza Farage &#8211; ma nessuna conclusione è stata raggiunta&#8221;. Per tranquillizzare gli inquieti del M5S, ambienti vicini all&#8217;euroscettico inglese si sono affrettati a spiegare che l&#8217;alleanza si dovrebbe basare &#8220;sulla assoluta libertà&#8221; e &#8220;non su una proposta politica comune&#8221;. Insomma, sarebbe solo uno strumento da utilizzare per &#8220;fare guai&#8221; a Bruxelles, per poter avere peso all&#8217;europarlamento dove, a differenza dei parlamenti nazionali, solo i deputati iscritti a un gruppo, che può essere formato solo aggregando partiti di almeno sette diversi Paesi, partecipano alla spartizione delle presidenze delle commissioni e dei dossier legislativi. &#8220;È una mossa tattica &#8211; ha spiegato il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio &#8211; serve per calendarizzare provvedimenti e eleggere vicepresidenti del parlamento e presidenti di commissione che poi incidano nelle scelte&#8221;. L&#8217;accordo tra Farage e Grillo porterebbe alla nascita di una formazione da oltre cinquanta parlamentari. Il tutto mentre i Verdi europei che, per voce di un esponente tedesco avevano escluso ogni possibilità di accogliere gli euroscettici di Grillo, sembrano ora più possibilisti (quanto meno a portare avanti i primi &#8220;contatti&#8221;).</p>
<p>Nelle prossime settimane andranno avanti anche le grandi manovre della guerra tra Farage e Marine Le Pen. Convervatore liberale lui, nazionalista lei. Entrambi anti europeisti convinti. Due anime incompatibili di una stessa destra euroscettica. Il leader dell&#8217;Ukip riconosce alla francese di aver &#8220;cambiato l&#8217;immagine fascista&#8221; del Front National, ma ancora non abbastanza perché sia accettabile nel Regno Unito. Inevitabile, dunque, la creazione di due gruppi euroscettici a Strasburgo. Dopo il divorzio della Lega Nord, che ha optato per l&#8217;alleanza con la Le Pen, l&#8217;olandese Geert Wilders, l’austriaco Heinz-Christian Strache ed i fiamminghi del Vlaams Belang, fedeli allo Efd (Europe of Freedom and Democracy) sarebbero rimasti i danesi del Partito del popolo, i Veri finlandesi, i lituani di &#8220;Ordine e Giustizia&#8221;. A completare la squadra potrebbero, poi, arrivare i calvinisti olandesi di Sgp ed il ceco Petr Mach di Svobodni.</p>
<p>Negli incontri tra Ukip e M5S si parlerà anche di programma. È vero che l&#8217;alleanza sarà libera, ma i grillini vogliono dal proprio leader qualche certezza in più. E il comico prova a dargliela pubblicando sul blog il programma politico dell&#8217;Ukip. &#8220;Farage vuole controllare i flussi migratori in Europa come noi &#8211; assicura &#8211; non è vero che è razzista, come io non sono il fascista e nazista che descrivono i giornali italiani&#8221;. E è per questo, a suo dire, che Farage non ha voluto allearsi con la Lega Nord che sull’immigrazione propone &#8220;politiche molto più drastiche&#8221;. Ad ogni modo l&#8217;ultima parola spetterà agli iscritti del forum online. Nel Codice di comportamento per gli eletti M5S a Strasburgo c&#8217;è infatti scritto che per le alleanze proposte da Grillo &#8220;dovrà esserci la ratifica tramite il voto della Rete&#8221;. Un passaggio che potrebbe giocare brutti scherzi al comico.</p>
<p></p>
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		<title>Un matrimonio di convenienza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jun 2014 14:19:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento 5 Stelle]]></category>
		<category><![CDATA[Ukip]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2014/06/nigel-farage-beppe-grillo-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2014/06/nigel-farage-beppe-grillo-2.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2014/06/nigel-farage-beppe-grillo-2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2014/06/nigel-farage-beppe-grillo-2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2014/06/nigel-farage-beppe-grillo-2-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Lo UK Independence Party e il Movimento 5 Stelle faranno un&#8217;alleanza in Europa. Nigel Farage, il leader euroscettico che ha scosso il Regno Unito, offre &#8220;un matrimonio di convenienza&#8221; a Beppe Grillo nel gruppo Efd all&#8217;europarlamento. Il conservatore 50enne con un passato da broker nella City e da elettore ambientalista smentisce che l&#8217;Ukip sia un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/europa-ribelle-2/solo-un-matrimonio-di-convenienza-letti-divisi-per-grillo-e-farage.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2014/06/nigel-farage-beppe-grillo-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2014/06/nigel-farage-beppe-grillo-2.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2014/06/nigel-farage-beppe-grillo-2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2014/06/nigel-farage-beppe-grillo-2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2014/06/nigel-farage-beppe-grillo-2-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Lo UK Independence Party e il Movimento 5 Stelle faranno un&#8217;alleanza in Europa.</p>
<p>Nigel Farage, il leader euroscettico che ha scosso il Regno Unito, offre &#8220;un matrimonio di convenienza&#8221; a Beppe Grillo nel gruppo Efd all&#8217;europarlamento. Il conservatore 50enne con un passato da broker nella City e da elettore ambientalista smentisce che l&#8217;Ukip sia un partito omofobo e razzista, attacca Matteo Renzi ma, soprattutto, getta un&#8217;ancora di salvezza al comico genovese in balia dei mal di pancia stellati.</p>
<p>Difficile dire a chi giova di più l&#8217;alleanza. Da una parte Farage ha bisogno del nutrito esercito di eurodeputati grillini per controbilanciare il gruppo European Alliance for Freedom che Marine Le Pen, Matteo Salvini e Geert Wilders stanno mettendo in piedi, dall&#8217;altra parte Grillo tenta di garantire ai suoi un alleato per non finire ai margini come è già successo a Roma. Con buona pace di Dario Fo che nelle ultime ore ha preso a dimenarsi per convincere Grillo a desistere dal scendere a patti con la &#8220;destra profonda&#8221;. I due tirano dritto. &#8220;È fondamentale sapere che all’interno del gruppo ogni partito manterrà la sua identità e la totale libertà di voto&#8221;, spiega Grillo sul blog assicurando che si tratta di &#8220;un accordo tattico per contare qualcosa in Europa&#8221;. Rassicurazioni che non rassicurano. Perché, all&#8217;interno del M5S, non tutti sono d&#8217;accordo con l strategia del capo. Nemmeno il fedelissimo Roberto Fico se la sente di sbilanciarsi. &#8220;Siamo solo all’inizio delle prime consultazioni &#8211; spiega alla Stampa &#8211; al Parlamento europeo non esistono alleanze ma accordi per la formazione di gruppi. Farage a differenza dei Verdi ci garantirebbe libertà di voto&#8221;. L&#8217;alleanza, ad ogni modo, sarà votata in rete. E chi non è d&#8217;accordo è già stato redarguito da Roberta Lombardi. Le espulsioni, d&#8217;altra parte sono sempre all&#8217;ordine del giorno.</p>
<p>A Strasburgo Farage potrebbe realmente sottrarre i Cinque Stelle dal cono d&#8217;ombra. &#8220;Da tempo mi affascina il lavoro politico di Grillo e sono rimasto colpito quando l&#8217;ho incontrato &#8211; spiega il leader dell&#8217;Ukip al Corriere della Sera &#8211; ha una mente politica acuta. Quello che mi ha impressionato di più è stata la sua passione nitida per la democrazia diretta&#8221;. Aldilà delle chiacchiere, l&#8217;alternativa è rimanere tra i non-iscritti con meno tempo di parola, nessuna presidenza nelle commissioni, meno fondi e senza una segreteria preparata e professionale. Proprio per questo ai grillini contrari all&#8217;alleanza Farage dice di non stare ad ascoltare i &#8220;nemici politici&#8221;. &#8220;Ai grandi banchieri e ai burocrati a Bruxelles piacerebbe vederci divisi perché in un gruppo insieme possiamo creare molti problemi&#8221;, incalza facendo notare che se i Cinque Stelle andassero coi Verdi si troverebbero &#8220;agli ordini di una linea di voto che non vogliono&#8221;. Insomma, quello a cui convoleranno i leader dei due partiti è, appunto, un matrimonio di convenienza. Non dovranno sporcarsi le mani. Grillo e Farage, dunque, dormiranno in letti divisi.</p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/europa-ribelle-2/solo-un-matrimonio-di-convenienza-letti-divisi-per-grillo-e-farage.html">Un matrimonio di convenienza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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