Nel 1968 il giornalista francese Jean-Jacques Servan-Schreiber pubblicò un libro che fece molto scalpore, intitolato La sfida americana, nel quale si sottolineava come l’Europa stesse perdendo terreno e rilevanza negli scenari internazionali rispetto a Washington per la sua incapacità di restare al passo della trasformazione tecnologicai cui centri propulsori erano pienamente trasferiti oltre Atlantico. Profezia veritiera, se si guarda alla storia dei decenni successivi. E sfida ancor più pressante ora che i centri nevralgici della trasformazione tecnologica sono diventati due, Stati Uniti e Cina.

In una fase che vede l’informatica di frontiera evolvere, tecnologie come il 5G e la blockchiain divenire sempre più importanti nuovi paradigmi come l’intelligenza artificiale entrare in scena, sfide futuristiche come il calcolo quantistico apparire sempre più attuali, Pechino e Washington competono, si lanciano in un duro braccio di ferro. Ognuno dei due Paesi ha i suoi “campioni nazionali”. Washington foraggia con appalti miliardari i giganti della Silicon Valley, li coccola con sconti fiscali senza paragoni, li difende politicamente all’estero di fronte alla prospettiva di una maggiore imposizione fiscale. Pechino applica un dirigismo notevole sui motori di ricerca e sulle società tecnologiche, ma amplia al tempo stesso la loro prospettiva economica con investimenti e il sostegno politico fuori dai confini nazionali.

L’Europa, fino ad ora, è stata sempre in secondo piano. Pochi attori capaci di incidere e di acquisire rango globale (Nokia, Ericsson, Sap e poco altro), poca progettualità politica, nulla di paragonabile a un Alibaba o a un Google, scarso o nullo controllo politico ed economico sui servizi di cloud e sui flussi dati. Francia e Germania hanno tentato l’iniziativa congiunta del motore di ricerca “autarchico” Qwant, senza però dargli grande proiezione sistemica.

Per questo,sono di estrema importanza le recenti dichiarazioni del presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen sul tema della “sovranità” tecnologica europea, indicata come obiettivo del suo mandato quinquennale alla guida delle istituzioni di Bruxelles. La von der Leyen, insieme ai commissari Margrethe Vestager e Thierry Breton, ha infatti presentato le linee guida per aumentare il grado di autonomia dell’Europa nel mondo digitale e nel settore dell’Ia.

Nel campo dell’intelligenza artificiale, l’Unione si prefigge l’obbiettivo di governare la crescita del settore mobilitando risorse pubbliche e private, incentivando la sua diffusione presso le piccole e medie imprese, stimolando un dibattito politico e mediatico sul tema e regolamentando i potenziali fattori di rischio sistemico connessi all’innovazione (perdita di posti di lavoro, sostituzione di competenze umane e così via). Come sottolinea StartMag, “Bruxelles punta ad un approccio “umano-centrico”, che faccia in modo che i sistemi di intelligenza artificiale vengono utilizzati in modo da rispettare le leggi Ue e i diritti fondamentali. L’Ue si considera già un leader globale nell’Ai ed è determinata a mantenere ed estendere tale vantaggio supportando i ricercatori e attirando più talenti. Rispetto a Stati Uniti e Cina infatti, il Vecchio Continente resta indietro in termini di finanziamento e adozione dell’intelligenza artificiale”.

Sul tema dei dati, l’Unione europea punta a creare un vero spazio europeo dei dati, un mercato unico per i dati, nel contesto di un quadro normativo altamente favorevole alla gestione della privacy dei cittadini dopo l’avanzamento della regolamentazione Gdpr. In tal senso, risulta importante sottolineare come uno sviluppo fondamentale dovrebbe essere l’avanzamento degli investimenti per i centri dati per il cloud che attualmente alimentano, principalmente, il big tech statunitense e il suo business. Angela Merkel e il suo governo hanno proposto di recente una regolamentazione ad hoc per un controllo più stretto su eventuali pratiche abusivi dei colossi digitali sui dati dei cittadini tedeschi, e in tal senso la manovra anticipa la svolta europea.

Basterà la nuova politica dell’Europa a competere con Stati Uniti e Cina nello scacchiere globale? Difficile dirlo. Troppe volte siamo stati abituati agli annunci di piani di portata rivoluzionaria in Europa, per poi vedere la montagna partorire il topolino. Le architetture comunitarie, le regole di bilancio e la difficoltà nell’allocazione dei fondi potrebbero ostacolare il progetto, mentre i Paesi meno centrali nella politica continentale, come l’Italia, dovrebbero vigilare che il piano non finisca per premiare eccessivamente i front-runner, Francia e Germania. Un’utile opzione potrebbe essere spingere affinché sia la Banca europea degli investimenti (Bei), a tutti gli effetti la più strategica delle istituzioni europee, a prendere in mano il progetto di finanziamento dei piani tecnologici. In modo da permettere che sia l’Europa intera, e non solo i suoi Paesi guida, a beneficiare da una strategia ambiziosa.