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Non c’è possibilità che la Difesa europea veda la luce senza una necessaria complementarietà con gli Usa, parola di Lorenzo Guerini. Il ministro della Difesa e esponente del Partito Democratico ha puntualizzato in un editoriale pubblicato su Defense News la visione personale che ne ispira le iniziative politiche e la posizione del governo italiano.

Per Guerini è difficile pensare che filiere europee della Difesa, sia sul fronte operativo e logistico che su quello industriale, possano nascere in contrapposizione a quelle di matrice atlantica e a guida anglo-statunitense: l’Italia vede la Difesa europea come “un pilastro nella struttura di sicurezza collettiva basata sul Patto Atlantico” e Guerini sottolinea che è impossibile separare i destini dell’autonomia strategica europea dal posizionamento dei Paesi dell’Ue in orbita Nato. Una visione antitetica rispetto a quella del presidente francese Emanuel Macron, per il quale l’autonomia strategica europea rappresenta il viatico per un graduale decoupling tra gli assetti dell’Alleanza Atlantica e quelli nazionali di Parigi.

Sono molte le motivazioni che spingono Guerini a questa considerazione.

In primo luogo, la spiccata preferenza atlantista dell’ex sindaco di Lodi ed ex presidente del Copasir. Che non a caso, come ha avuto modo di rilevare anche L’Espresso, è assieme a Enzo Amendola il ministro preferito dagli Usa nel contesto del governo Conte II. Felpato, studioso, pragmatico, Guerini lavora sui dossier in silenzio e con approfondita capacità di analisi. “L’ex numero due di Matteo Renzi piace per la sua capacità di mediazione, per la sua poca ricerca di visibilità e per la sua concretezza”, fa notare Italia Oggi. “Insomma, una garanzia per chi ha come stella polare l’atlantismo e la fedeltà atlantica”.

In secondo luogo, come fa notare Guerini nell’articolo, la scelta verso cui Roma si sta orientando va nella direzione della tutela degli interessi industriali del sistema militare italiano, che nel 2020 ha beneficiato di investimenti per 22,5 miliardi di euro nel bilancio pubblico (1,43% del Pil) e nel biennio 2021-2022 avrà oltre 2 miliardi di euro di risorse aggiuntive. Guerini parla di “relazione privilegiata” con gli Usa nel quadro di politiche per la fornitura di sistemi d’arma e componentistica, e intende sfruttare i dividendi tecnologici, produttivi e occupazionali dell’asse transatlantico. Non é un mistero che nel corso della sua gestione del ministero della Difesa siano state privilegiate le alleanze strategiche sul versante dell’asse Usa-Regno Unito: Fincantieri sta avviando affari importanti negli Usa, l’Italia ha aderito al programma Tempest, confermato la partecipazione della strategica industria dell’aerospazio agli Accordi di Artemide, visto aziende come Beretta, Iveco, Leonardo vincere importanti commesse.

Da questi temi segue, terzo punto, la comprensione di Guerini dell’evoluzione delle catene del valore del settore militare-industriale: il ministro esplicita di voler seguire una strategia mirante alla tutela della competitività della Difesa italiana nei settori ove può garantire il massimo valore aggiunto. Pensiamo alle armi leggere, agli elicotteri, alle componenti abitative e satellitari richieste nel programma spaziale, alla sistemistica di aziende come Orizzonte Sistemi Navali che, nel quadro di alcuni programmi europei per la Difesa, sarebbero invece invisi alla nazione maggiormente interessata alle commesse che ne deriverebbero, la Francia. La filiera industriale su cui si sta avviando l’Italia é dunque sempre più divergente da quella su cui stanno muovendosi gli apparati della Difesa di Parigi e della Germania. Specie considerato il fatto che molte aziende dei Paesi europei appaiono più come reciproci competitor che come possibili collaboratori.

Infine, é chiaro che determinate evoluzioni politiche e economiche nel settore della Difesa europea scoraggino chi, come l’Italia, teme un ruolo minoritario: pensiamo ai tentativi francesi di sabotare le operazioni di Fincantieri, azienda considerata tra le maggiormente favorevoli alla Difesa comune europea, nei cantieri di Saint Nazaire. Con che fiducia un Paese può affidare il suo gioiello della cantieristica a progetti per la Difesa comune europea se anche nell’ambito della costruzione ordinaria e a fini civili rischia di venire sabotata? Guerinida ex capo del Copasir che ha toccato con mano i dossier più bollenti sulle mire francesi nell’economia italiana, conosce con ogni probabilità i doppi giochi di Parigi nel settore. Ed è possibile che questo influisca sulla sua presa di posizione.

La posizione di Guerini sulla Difesa è in un certo senso complementare a quella espressa da Amendola, ministro degli Affari Europei, sui progetti di autonomia digitale europea in un recente convegno organizzato da Formiche. Per Amendola, così come per Guerini, le politiche per la conquista di un maggior spazio d’autonomia per il Vecchio Continente devono essere funzionali a costruire forme di rafforzamento della solidarietà occidentale. Una visione articolata che segnala come i due ministri maggiormente in grado di cogliere l’evoluzione dei trend globali in seno al governo giallorosso siano estremamente attenti a capire la manovre di chi, come Parigi, vede secondi fini dietro i grandi progetti comunitari.

Sia ben chiaro: l’autonomia strategica e la conquista di un maggior spazio di manovra nei confronti dei patroni di oltre Atlantico sarebbero, per l’Europa, un risultato fondamentale, e tecnologia e difesa appaiono i settori in cui tali sforzi vanno compiuti con maggiore tenacia. Ma a patto che a beneficiarne siano, congiuntamente, tutte le nazioni principali e non chi, come la Francia, mira unicamente a moltiplicare la sua esclusiva forza. Se nell’ambito tecnologico questo sembra essere perlomeno chiaro, e si aspetta il futuro sviluppo di Gaia-X per ulteriori conferme, nella difesa siamo ancora lontani dall’avere una risposta esaustiva. Tanto che Gualtieri ha promosso nei fatti un rallentamento della partecipazione effettiva di Roma all’elaborazione effettiva della difesa comune europea, i cui programmi hanno ricevuto finanziamenti per soli 62 milioni di euro. E le motivazioni delle sue dichiarazioni espresse su Defense News, guardando allo stato dell’arte dell’Europa odierna, appaiono ben difficilmente confutabili, indipendentemente dall’opinione che si può avere dei legami transatlantici.