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	<title>Guinea Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Wed, 26 Oct 2022 17:08:36 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Guinea Archives - InsideOver</title>
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		<title>L&#8217;era dei golpe e delle proteste: come cambia l&#8217;ordine mondiale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lera-dei-golpe-e-delle-proteste-come-cambia-lordine-mondiale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jan 2022 06:08:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1163" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220111201732540_4c42197fe9a54fbebb78a6d5ba62b62b-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220111201732540_4c42197fe9a54fbebb78a6d5ba62b62b-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220111201732540_4c42197fe9a54fbebb78a6d5ba62b62b-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220111201732540_4c42197fe9a54fbebb78a6d5ba62b62b-1024x620.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220111201732540_4c42197fe9a54fbebb78a6d5ba62b62b-768x465.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220111201732540_4c42197fe9a54fbebb78a6d5ba62b62b-1536x931.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220111201732540_4c42197fe9a54fbebb78a6d5ba62b62b-2048x1241.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 2021 è stato l&#8217;anno dei colpi di Stato, delle proteste, delle grandi incertezze. Tra governi rovesciati, tentativi eversivi, jacquerie di vario tipo si è confermato un trend di crescente instabilità della democrazia e della stabilità amministrativa di diversi Paesi che il 2022, aperto del caos kazako, sembra destinato a confermare. 2021, l&#8217;anno dei golpe Poco più di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lera-dei-golpe-e-delle-proteste-come-cambia-lordine-mondiale.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lera-dei-golpe-e-delle-proteste-come-cambia-lordine-mondiale.html">L&#8217;era dei golpe e delle proteste: come cambia l&#8217;ordine mondiale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1163" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220111201732540_4c42197fe9a54fbebb78a6d5ba62b62b-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220111201732540_4c42197fe9a54fbebb78a6d5ba62b62b-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220111201732540_4c42197fe9a54fbebb78a6d5ba62b62b-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220111201732540_4c42197fe9a54fbebb78a6d5ba62b62b-1024x620.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220111201732540_4c42197fe9a54fbebb78a6d5ba62b62b-768x465.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220111201732540_4c42197fe9a54fbebb78a6d5ba62b62b-1536x931.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220111201732540_4c42197fe9a54fbebb78a6d5ba62b62b-2048x1241.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il 2021 è stato l&#8217;anno dei <strong>colpi di Stato</strong>, delle proteste, delle grandi incertezze. Tra governi rovesciati, tentativi eversivi, jacquerie di vario tipo si è confermato un trend di crescente instabilità della democrazia e della stabilità amministrativa di diversi Paesi che <a href="https://it.insideover.com/politica/kazakistan-l-ombra-di-un-golpe-dai-mille-padri.html" target="_blank" rel="noopener">il 2022, aperto del <strong>caos kazako, </strong>sembra destinato a confermare.</a></p>
<h2>2021, l&#8217;anno dei golpe</h2>
<p>Poco più di un anno fa le prime immagini a fare il giro del mondo nel 2021 <a href="https://it.insideover.com/politica/i-pericolosi-dolori-di-una-fragile-superpotenza.html">sono state quelle di <strong>Capitol Hill, </strong>dell&#8217;assalto dei manifestanti</a> che protestavano per i presunti e mai provati brogli a cui imputavano la sconfitta di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html">Donald Trump</a> contro <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html">Joe Biden</a> al cuore del potere demoratico statunitense. Il caos della giornata dell&#8217;Epifania è stato uno shock senza precedenti per gli Usa e l&#8217;Occidente, ma ha anche reso palese ovunque che il mondo era attraversato da tensioni latenti destinate a scaricarsi a terra.</p>
<p>E così è stato: il mondo ha conosciuto nel 2021 cinque colpi di Stato di successo. Quattro di questi hanno avuto luogo in Africa: in <strong>Ciad </strong>la morte in battaglia contro i ribelli provenienti dalla Libia dell&#8217;anziano<a href="https://theconversation.com/chads-covert-coup-and-the-implications-for-democratic-governance-in-africa-159725"> presidente <strong>Idriss Deby </strong>ha portato, all&#8217;inizio del maggio scorso, le forze armate a prendere il potere installando un Consiglio Militare di Transizione che</a> ha posto il figlio del defunto presidente, il 37enne Mahamat Deby, a capo per diciotto mesi, esautorando totalmente l&#8217;Assemblea Nazionale. <a href="https://it.insideover.com/politica/francia-mali-sahel-onu.html" target="_blank" rel="noopener">In <strong>Mali, </strong>invece, alla fine dello stesso mese</a> un regolamento di conti interno alla giunta che aveva preso il potere solo nove mesi prima, dall&#8217;altisonante nome di <strong>Comitato nazionale per la salvezza del popolo, </strong>ha condotto all&#8217;arresto del presidente Bah Ndaw e del primo ministro Moctar Ouane, seguiti dalle loro dimissioni e successivo rilascio, e all&#8217;esautorazione dai rispettivi ruoli. Il vicepresidente <strong>Assimi Goïta</strong> è stato proclamato presidente e <strong>Choguel Kokalla Maïga</strong> nominato primo ministro.</p>
<p>A settembre, in <strong>Guinea,</strong> l&#8217;83enne presidente <strong> Alpha Conde, in carica dal 2010</strong> e al terzo mandato nonostante la Costituzione ne prevedesse un massimo di due, è stato rovesciato. Il capo delle forze speciali Doumbouya, circondato dai suoi, ha annunciato alla tv di Stato di aver catturato il presidente e preso il controllo, e la sostituzione dei governatori con i militari. Infine, a ottobre è stata la volta <a href="https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2021-11/sudan-colpo-di-stato-golpe-news-manifestazioni-morti-africa-onu.html">del <strong>golpe in Sudan, </strong>a due anni di distanza dalla mossa che ha sovvertito Omar al-Bashir per mano degli ex alleati militari.</a></p>
<p>In Asia, invece, a febbraio il generale Min Aung Hlaing, con il supporto dell’ex vicepresidente Myint Swe (ora presidente), <a href="https://it.insideover.com/economia/il-ruolo-del-myanmar-nella-nuova-via-della-seta-cinese.html">ha rovesciato il governo di </a><strong>Aung San Suu Kyi, </strong>controversa ma legittimata dai primi voti democratici nel Paese. Il golpe sanguinoso ha prodotto violenze e centinaia, se non migliaia di morti civili: &#8220;I militari hanno occupato e trasformato in loro basi gli ospedali statali, le pagode e le scuole chiuse per il coronavirus&#8221;, ha scritto l&#8217;Ispi. E da mesi &#8220;sparano in modo indiscriminato, ad altezza-uomo contro chiunque: manifestanti, passanti, bambini che giocano all’aperto. Entrano nelle case degli oppositori politici o di famiglie scelte a caso per diffondere il terrore&#8221;.</p>
<p>Aggiungiamo a questo il &#8220;golpe bianco&#8221; della Tunisia e il caos politico in Libia e il quadro è quasi completo. Va aggiunto l&#8217;ultimo, drammatico tassello: <a href="https://it.insideover.com/guerra/perche-lesercito-afghano-ha-perso-contro-i-talebani.html">il rovesciamento della <strong>Repubblica Islamica dell&#8217;Afghanistan </strong>da parte delle milizie dell&#8217;Emirato Talebano</a> che ad agosto in poche settimane hanno occupato il Paese. Portando al raro caso di un controllo assoluto di un Paese da parte di un&#8217;entità statuale strutturata ma sorta completamente fuori dall&#8217;ordine mondiale westfalico o multilateralista.</p>
<p>Per quanto riguarda le proteste, la Bielorussia a fine 2021 e il Kazakistan a inizio 2022 insegnano che diversi poteri hanno dichiarato un sostanziale &#8220;liberi tutti&#8221; nel concedere agli apparati repressivi mano libera.</p>
<h2>Democrazia in ritirata</h2>
<p>Insomma, la corsa globale alla democrazia si è, da tempo, fermata e ora si assiste a un riflusso graduale. L&#8217;ordine politico costituito nei Paesi più avanzati è in larga misura sfidato, per ora, solo da proteste marginali e legate alla lotta alla pandemia, ma il caso statunitense insegna che i semi di un <strong>conflitto civile latente e a bassa intensità </strong>possono germogliare quando meno un Paese se lo aspetta.</p>
<p>L&#8217;idea di puntare sulla democrazia come vettore geopolitico promossa <a href="https://formiche.net/2022/01/2021-golpe-mali-ciad-sudan-myanmar-guinea/">da Joe Biden, nota </a><em>Formiche, </em>non poteva conoscere tempismo peggiore per essere attuata: &#8220;questa scelta politica che si sintetizza nell’idea del <strong>Summit delle Democrazie</strong> è messa in difficoltà da crepe interne a certi Paesi — crepe che la pandemia ha approfondito, allargato — e da uno scontro tra modelli su cui si confrontano dall’altro lato gli autoritarismi come la Cina, la Russia, l’Iran. Sponda questa allettante per le monarchie del Golfo, per i presidenzialismi estremizzati dell’Asia Centrale, per alcune più traballanti pseudo-democrazie africane i asiatiche e perfino per qualche membro dell’Ue come l’Ungheria&#8221; di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/da-piazza-degli-eroi-alla-scena-europea-chi-e-viktor-orban.html"><strong>Viktor Orban</strong>.</a></p>
<h2>Il mondo è anarchico</h2>
<p>Parimenti, tensioni, golpe, fibrillazioni politiche vanno accumulandosi aggiungendo caos a caos in un contesto già segnato da diverse crisi strategiche la cui risoluzione definitiva è come cristallizzata dalle grandi potenze: dall&#8217;annosa questione del <strong>Kashmir </strong>al dualismo politico in Venezuela, dalla Siria al Donbass. E non bisogna sottovalutare che tutto questo contribuisce al processo di <strong>centralizzazione delle periferie </strong>in cui si può leggere un riflesso della rivalità tra le grandi potenze. Il golpe maliano e quello sudanese, ad esempio, possono apparire come decisamente favorevoli alla posizione geopolitica della Russia; la morte di Deby ha eliminato un grande alleato della Francia e della Cina nel Sahel; Pechino, invece, guarda con attenzione la partecipazione del Myanmar alla sua Nuova via della Seta e teme un riavvicinamento dei militari agli Stati Uniti in caso di distensione.</p>
<p>Alle periferie estreme del pianeta, in Oceania, nelle <strong>Isole Salomone è in corso un lapalissiano tentativo di desatellizzazione da parte delle potenze occidentali</strong> portando alla nascita di uno Stato a sé nell&#8217;isola di Bougainville con proteste scoppiate al termine del biennio del governo Sogavare, al quale si deve il <a href="https://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/martinica-guadalupa-barbados-salomone-perche-le-periferie-del-mondo-ribollono/">disconoscimento di Taiwan a favore della Repubblica Popolare Cinese.</a> Mentre Pechino può avvantaggiarsi del caos scoppiato nei residui imperiali della Francia, tanto in Oceania (Nuova Caledonia) quanto nelle isole caraibiche, <strong>Guadalupa e Martinica </strong>e nella <strong>Guyana Francese</strong>. Povertà e anti-vaccinismo sono il pretesto, ma il caos scoppia perché le potenze soffiano sul fuoco del conflitto e le periferie si infiammano mentre Paesi e dipendenze diventano territorio conteso. Questa tendenza sarà sempre più incentivata in futuro se l&#8217;ordine globale si farà sempre più anarchico. E casi come quello kazako o le tensioni in Donbass, ove è pure aleggiata la voce di un nuovo tentativo di golpe contro il presidente ucraino Voldymir Zelenski, segnalano che quando l&#8217;incendio dalla periferia si avvicina sempre di più al centro spegnere le fiamme è, giorno dopo giorno, un processo sempre più complicato. Nel caos del mondo &#8220;virato&#8221;, anche questa anarchia internazionale testimonia l&#8217;assenza di riferimenti certi. E un mondo competitivo e senza regole, un vero e proprio Far West geopolitico, non è una buona notizia per nessuna grande potenza.</p>
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		<title>Le trame russe tra Mali e Guinea</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-trame-russe-tra-mali-e-guinea.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Sep 2021 06:55:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="763" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Mali-proteste-contro-la-Francia-in-favore-della-Russia-La-Presse-e1631657527891.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mali, proteste contro la Francia in favore della Russia (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Mali-proteste-contro-la-Francia-in-favore-della-Russia-La-Presse-e1631657527891.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Mali-proteste-contro-la-Francia-in-favore-della-Russia-La-Presse-e1631657527891-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Mali-proteste-contro-la-Francia-in-favore-della-Russia-La-Presse-e1631657527891-1024x558.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Mali-proteste-contro-la-Francia-in-favore-della-Russia-La-Presse-e1631657527891-768x419.jpg 768w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>La Russia non dimentica l&#8217;Africa. E l&#8217;agenda di Vladimir Putin è da tempo orientata verso un rafforzamento dei rapporti tra Mosca e il continente africano. Una storia di legami che nasce almeno dai tempi dell&#8217;Unione Sovietica, e che il Cremlino ha ricostruito attraverso accordi per l&#8217;addestramento delle truppe locali, l&#8217;invio dei contractor della Wagner, contratti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-trame-russe-tra-mali-e-guinea.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="763" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Mali-proteste-contro-la-Francia-in-favore-della-Russia-La-Presse-e1631657527891.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mali, proteste contro la Francia in favore della Russia (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Mali-proteste-contro-la-Francia-in-favore-della-Russia-La-Presse-e1631657527891.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Mali-proteste-contro-la-Francia-in-favore-della-Russia-La-Presse-e1631657527891-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Mali-proteste-contro-la-Francia-in-favore-della-Russia-La-Presse-e1631657527891-1024x558.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Mali-proteste-contro-la-Francia-in-favore-della-Russia-La-Presse-e1631657527891-768x419.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>La <strong>Russia</strong> non dimentica l&#8217;Africa. E l&#8217;agenda di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-vladimir-putin.html">Vladimir Putin</a> è da tempo orientata verso un rafforzamento dei rapporti tra Mosca e il continente africano. Una storia di legami che nasce almeno dai tempi dell&#8217;Unione Sovietica, e che il Cremlino ha ricostruito attraverso accordi per l&#8217;addestramento delle truppe locali, l&#8217;invio dei contractor della <strong>Wagner</strong>, contratti per la vendita di armi e per l&#8217;acquisto di materie prime di cui gli Stati africani sono ricchissimi, fino ad arrivare al campo nucleare.</p>
<p>Questo filo rosso fatto di armi, mercenari, denaro e risorse fa da sfondo a diverse mosse della Russia di questi ultimi anni. E vi sono due notizie che possono far comprendere il ruolo di Mosca in un&#8217;area solo apparentemente distante dalle logiche che dominano nel Cremlino.</p>
<p>Le strade della Federazione russa con l&#8217;Africa si sono incrociate in diversi Paesi, ma sono due quelli che hanno avuto recentemente degli episodi che hanno dimostrato un collegamento con Mosca: la <strong>Guinea</strong> e il <strong>Mali</strong>.</p>
<p>In Guinea, il golpe avvenuto nelle scorse settimane sembra avere più di un legame con il Cremlino. Gli esperti però si dividono. Una parte ritiene che il colpo di Stato dei militari contro <strong>Alpha Condé</strong> sia in realtà un tentativo di frenare l&#8217;espansione russa, dal momento che il leader deposto era accusato di essere &#8220;telecomandato&#8221; da Mosca. A pesare sono soprattutto <a href="https://it.insideover.com/politica/lafrica-occidentale-lultimo-obiettivo-della-russia.html">gli accordi tra il Paese africano e la <strong>Rusal</strong></a>, il colosso russo dell&#8217;alluminio, che detiene una larga fetta dei diritti minerari guineani. Il prezzo dell&#8217;alluminio è sicuramente un indicatore importante per comprendere il danno inferto al colosso russo. E a questo si deve aggiungere che il colonnello <strong>Mahamady Doumbouya</strong>, alla guida del golpe, è un uomo che ha prestato servizio nella Legione straniera francese. Quindi legato a quella Parigi che prova a frenare l&#8217;avanzata di altre potenze nel suo &#8220;cortile di casa&#8221;.</p>
<p>Se una parte degli analisti ritiene che questo golpe sia stato un avvertimento anti-russo, dall&#8217;altro lato molti fanno il ragionamento opposto. <a href="https://www.nova.news/il-golpe-in-guinea-accresce-la-penetrazione-russa-nel-continente-africano/">In una approfondita analisi di <em>Nova</em></a>, ad esempio, si legge che la compagnia di sicurezza privata Wagner &#8211; vera e propria forza armata occulta di Mosca &#8211; opera da tempo in Guinea. C&#8217;è anche chi dice che un video che circola sui social mostri proprio un membro della compagnia russa insieme ai golpisti. E, sempre su <em>Nova</em>, si ricorda come il colonnello Doumbouya abbia incontrato pochi giorni fa l&#8217;ambasciatore russo a Conakry, <strong>Vadim Razumovskij</strong>. Elementi che potrebbero confermare il monitoraggio russo su quanto avvenuto in Guinea. C&#8217;è chi sospetta che il colpo di mano possa essere stato in qualche modo &#8220;autorizzato&#8221; dal Cremlino una volta appurata l&#8217;assenza di prospettive future per Condé.</p>
<p>Il golpe in Guinea, in ogni caso, può essere letto anche alla luce di quanto già avvenuto in Mali. Il colonnello <strong>Assimi Goita</strong>, uomo forte del Paese, ha ottimi legami con Mosca, e il premier ad interim, Choguel Maiga, è stato per molti anni in Russia. Nel Paese esiste una larga parte dell&#8217;opinione pubblica che si è dimostrata favorevole all&#8217;intervento russo come soluzione agli scontri tra le diverse fazioni. E infine, il 13 settembre, <a href="https://www.reuters.com/world/africa/exclusive-deal-allowing-russian-mercenaries-into-mali-is-close-sources-2021-09-13/">un&#8217;inchiesta esclusiva di <em>Reuters</em></a> ha rivelato che sarebbe tutto pronto per un accordo che consentirebbe ai mercenari russi di entrare in Mali. Accordo che è stato fortemente ostacolato dalla Francia, preoccupata dall&#8217;interventismo del Cremlino in quell&#8217;area che ha sempre considerato la &#8220;Françafrique&#8221;, l&#8217;Africa francese. Preoccupazione che <strong>Emmanuel Macron</strong> ha voluto mettere al centro anche dei colloqui con Putin.</p>
<p>Parigi ha provato a sostituire il suo impegno nell&#8217;area con quello europeo, ma è chiaro che non può abbandonare l&#8217;influenza e le risorse che rendono quella regione fondamentale per la proiezione di Parigi nel mondo. Gli <strong>Stati Uniti</strong>, da tempo interessati alle mosse russe e cinesi in Africa, stanno cercando di riallacciare i legami con i governi locali. Ma Washington appare molto distante, politicamente e culturalmente, dal complesso mondo africano. Lontananza che Putin ha compreso &#8211; al pari di altri leader &#8211; e che ora sta cercando di colmare in attesa che l&#8217;Occidente decida se ritirarsi o mantenere una presenza militare ed economica nella regione</p>
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		<title>Elezioni, nuovi conflitti e guerriglie jihadiste: l&#8217;Africa è a un bivio cruciale della sua storia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/elezioni-nuovi-conflitti-e-guerriglie-jihadiste-lafrica-e-a-un-bivio-cruciale-della-sua-storia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Bellocchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Dec 2020 07:34:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[crisi umanitaria]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[guerre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1037" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Africa-persone-coronavirus-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="virus pandemia africa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Africa-persone-coronavirus-La-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Africa-persone-coronavirus-La-Presse-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Africa-persone-coronavirus-La-Presse-768x531.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Africa-persone-coronavirus-La-Presse-1024x708.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il 2020 sarà ricordato come l&#8217;anno della pandemia di covid-19 e in Africa, sebbene il virus non abbia fatto registrare contagi e decessi come in Europa e in altre zone del pianeta, l&#8217;infezione ha comunque creato delle enormi problematiche soprattutto dal punto di vista economico. Secondo l&#8217;Unione Africana l&#8217;epidemia nel prossimo anno farà perdere oltre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/elezioni-nuovi-conflitti-e-guerriglie-jihadiste-lafrica-e-a-un-bivio-cruciale-della-sua-storia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/elezioni-nuovi-conflitti-e-guerriglie-jihadiste-lafrica-e-a-un-bivio-cruciale-della-sua-storia.html">Elezioni, nuovi conflitti e guerriglie jihadiste: l&#8217;Africa è a un bivio cruciale della sua storia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1037" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Africa-persone-coronavirus-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="virus pandemia africa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Africa-persone-coronavirus-La-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Africa-persone-coronavirus-La-Presse-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Africa-persone-coronavirus-La-Presse-768x531.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Africa-persone-coronavirus-La-Presse-1024x708.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il 2020 sarà ricordato come l&#8217;anno della pandemia di covid-19 e in Africa, <a href="https://it.insideover.com/societa/lafrica-e-un-mistero-qui-il-covid-19-non-ha-attecchito.html">sebbene il virus non abbia fatto registrare contagi e decessi come in Europa e in altre zone del pianeta</a>, l&#8217;infezione ha comunque creato delle enormi problematiche soprattutto dal punto di vista economico. Secondo l&#8217;Unione Africana l&#8217;epidemia nel prossimo anno farà perdere oltre 20 milioni di posti di lavoro in tutto il continente e inoltre si registrerà, stando <a href="https://news.un.org/en/tags/remittances">un report delle Nazioni Unite</a>, una drastica riduzione delle rimesse, le stime parlano di un calo del 21%: un dato allarmante dal momento che per l&#8217;economia africana i fondi che provengono dalla diaspora ( nel 2019 furono quantificati in 85 miliardi di dollari ) sono linfa vitale, molto più degli aiuti allo sviluppo. All&#8217;interno di questo contesto di estrema fragilità il continente africano sta affrontando anche un&#8217;altra crisi: quella politica. Molti sono i Paesi, dalle coste del Mediterraneo al Capo di Buona Speranza, che stanno affrontando empasse governative e drammi umanitari. Dalle insorgenze jihadiste sempre più capillari a elezioni che rischiano di minare le fragili democrazie del continente, dall&#8217;esplosione di nuovi conflitti ai colpi di stato. L&#8217;Africa intera è chiamata in un futuro prossimo a importanti sfide; un banco di prova cruciale per la pace e lo sviluppo del continente, ed è importante quindi prendere in esame le situazioni più calde e delicate perchè le conseguenze di quello che si sta registrando ora a sud del Sahara possono abbattersi nel breve termine anche sull&#8217;Europa e il resto del mondo.</p>
<p><strong>Etiopia: dal Nobel per la pace alla guerra intestina</strong></p>
<p>Nel 2019 il premier etiope Abiy Ahmed venne premiato con il Nobel per la Pace per aver messo fine alle ostilità con la vicina Eritrea. A distanza di dieci mesi, il leader etiope però ha dato inizio <a href="https://it.insideover.com/guerra/letiopia-sullorlo-di-una-guerra-civile.html">a una guerra civile</a> tra i confini del secondo paese più popoloso d&#8217;Africa, l&#8217;Etiopia vanta una popolazione di 110milioni di abitanti, innescando un dramma umanitario di proporzioni immani. La notte tra il 3 e il 4 novembre Abiy Ahmed ha annunciato alla nazione l&#8217;inizio delle operazioni militari nella regione settentrionale del Tigrai dipingendo l&#8217;offensiva militare come reazione a un attacco condotto dalle forze armate del partito del Fronte Popolare di Liberazione del Tigrai. Le cause all&#8217;origine del conflitto non sono soltanto etniche ma anche politiche. Dalla sua elezione nel 2018 ad oggi Ahmed ha estromesso importanti leader politici tigrini dal governo e ha attuato politiche repressive nei confronti della minoranza del Paese.</p>
<p><iframe id="datawrapper-chart-e2f4c" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" title="La guerra civile che insanguina l'Etiopia" src="https://datawrapper.dwcdn.net/e2f4c/3/" height="975" frameborder="0" scrolling="no" aria-label="chart"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"])for(var e in a.data["datawrapper-height"]){var t=document.getElementById("datawrapper-chart-"+e)||document.querySelector("iframe[src*='"+e+"']");t&&(t.style.height=a.data["datawrapper-height"][e]+"px")}}))}();<br />
</script></p>
<p>La rottura definitiva con la regione autonomista, popolata da 5 milioni di persone e che può vantare un esercito di 250mila effettivi, é avvenuta a settembre quando nel Tigrai, nonostante il veto imposto da Addis Abeba, sono andate in scena le elezioni che hanno confermato il potere del Tplf che alle urne ha vinto con il 98% delle preferenze. Da quel momento le provocazioni sono state continue e hanno portato all&#8217;escalation militare dei primi di novembre. I toni, sia del governo centrale che di quello di Maccalé, presideuto da Debretsion Gebremichael, sono stati da subito pugnaci e belligeranti, tutti gli interventi di mediazione internazionale sono stati respinti dal governo di Addis Abeba e si sono già registrate stragi di civili come quella compiuta, <a href="https://www.amnesty.org/en/latest/news/2020/11/ethiopia-investigation-reveals-evidence-that-scores-of-civilians-were-killed-in-massacre-in-tigray-state/">secondo Amnesty International</a>, dai ribelli tigrini a Mai Kadra e che ha causato la morte di 600 persone. E mentre i combattimenti proseguono incessanti intanto si è registrato un esodo di 25mila persone nel vicino Sudan e nelle ultime ore <a href="https://it.insideover.com/guerra/abiy-ahmed-e-pronto-per-lultima-fase-del-conflitto-in-etiopia.html">il primo ministro Abiy Ahmed ha lanciato un ultimatum al Tplf</a> dichiarandosi pronto all&#8217;offensiva finale. La preoccupazione per le conseguenze del conflitto è enorme: un attacco alla città di Maccallé metterebbe a rischio mezzo milione di civili e una balcanizzazione dell&#8217;Etiopia rischierebbe di minare i fragili equilibri del Corno d&#8217;Africa e avere ripercussioni sociopolitiche drammatiche in tutto il continente.</p>
<p><strong>La guerra scongelata nel Sahara Occidentale</strong></p>
<p>Un altro fronte che si è riaperto in Africa è quello del Sahara Occidentale. Dal 13 novembre, nella regione del Guarguaret, zona di confine tra Marocco e Tunisia, è riesplosa la guerra tra Rabat e il Fronte Polisario. <a href="https://it.insideover.com/politica/abbandonati-nel-deserto-da-40-anni.html">Il Sahara Occidentale</a>, colonia spagnola dalla fine dell&#8217;800, dopo la morte di Franco è divenuto territorio di conquista da parte della monarchia marocchina che ha cercato di occupare e annettere la regione a spese della popolazione Saharawi che dagli anni &#8217;70 ad oggi ha reagito organizzando una strenua resistenza riunendosi intorno al Fronte Polisario che ha liberato alcune aree per lo più desertiche e nel 1976 ha proclamato la nascita della Rasd-Repubblica Araba Saharawi Democratica, oggi riconosciuta da 51 stati dell’Unione Africana e da una trentina di altri paesi. Nel 1984 la costruzione di un muro di oltre 2700 chilometri da parte del governo marocchino ha diviso il territorio dei Saharawi e gran parte degli abitanti della regione tutt&#8217;oggi vive o in tendopoli nel deserto o nella terra contesa senza alcuna libertà di movimento. A nulla, finora, sono valsi gli sforzi dell’Onu che nel 1991 ha inviato una missione internazionale, la Minurso, con l’obiettivo di risolvere il contenzioso e indire un referendum sull’autodeterminazione che però ancora non è stato fatto. E ora come non mai sembra allontanarsi la possibilità di arrivare a un risoluzione del problema vista l&#8217;escalation militare degli ultimi giorni.</p>
<p><iframe id="datawrapper-chart-jbbIH" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" title="Si riaccendono le tensioni nel Sahara Occidentale " src="https://datawrapper.dwcdn.net/jbbIH/1/" height="784" frameborder="0" scrolling="no" aria-label="chart"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"])for(var e in a.data["datawrapper-height"]){var t=document.getElementById("datawrapper-chart-"+e)||document.querySelector("iframe[src*='"+e+"']");t&&(t.style.height=a.data["datawrapper-height"][e]+"px")}}))}();<br />
</script></p>
<p>Il motivo dell&#8217;acuirsi delle tensioni è da ricercare nella penetrazione nel valico di frontiera di Guerguerat, che collega il Sahara Occidentale meridionale con la Mauritania, da parte dell&#8217;esercito di Mohamed VI. Nella zona cuscinetto tra Marocco e Sahara Occidentale è presente l&#8217;unica strada che collega il Paese del Maghreb con la Mauritania e quindi con l&#8217;Africa Occidentale. Da quattro anni Rabat vuole terminare l&#8217;ultimo tratto della via di comunicazione ma in base all&#8217;articolo numero 1 degli accordi di pace firmati da entrambe le parti non è consentito a uomini armati, né dell&#8217;esercito regolare né del Fronte Polisario, entrare nel valico di Guerguerat. Alla penetrazione delle truppe regie hanno fatto seguito giorni di proteste da parte della popolazione Saharawi e in breve tempo la situazione è degenerata portando a una dichiarazione di guerra.<a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-infinita-nel-sahara-occidentale.html"> Dopo trent&#8217;anni le sabbie del Sahara meridionale sono di nuovo incandescenti</a> e una delle prime conseguenze che questo conflitto ha provocato è stata l&#8217;aumento degli sfollati. In queste ore si sta registrando <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/picco-di-sbarchi-alle-canarie-500-in-piu-rispetto-al-2019.html">un picco di sbarchi alle Isole Canarie</a> dove, da gennaio ad oggi, si contano 17mila arrivi di cittadini africani, rispetto ai 2&#8217;700 di tutto il 2019.<br />
<strong><br />
Urne, brogli e scontri: le elezioni esplosive del continente</strong></p>
<p>Un anno anche di elezioni importanti questo 2020 per il continente africano. Ad ottobre sono andate in scena le votazioni in Guinea, dove Alpha Condé ha ottenuto, con il 59,5 per cento dei voti, un terzo mandato da presidente dopo aver messo mano alla costituzione per poter presentarsi di nuovo alle urne. Le strade di Conakry hanno visto barricate, scontri, feriti e morti e, nonostante il ricorso e l&#8217;accusa di brogli da parte dei leader dell&#8217;opposizione, il potere è rimasto ben saldo nelle mani di Condé. Una situazione analoga si è presentata anche in <a href="https://www.theafricareport.com/48615/cote-divoire-election-2020-opposition-struggles-to-find-common-ground/">Costa d&#8217;Avorio</a>. Il gigante dell&#8217;Africa occidentale, cruciale per gli sviluppi economici della regione, ha vissuto e continua a vivere momenti di massima tensione dopo l&#8217;ultima tornata elettorale. Le elezioni in Costa d’Avorio si sono tenute il 31 ottobre e hanno visto la vittoria del presidente Alassane Ouattara, eletto nel 2015 e, prima ancora, nel 2010. Il presidente in carica ha vinto con il 94% dei voti in virtù anche del fatto che i candidati dell’opposizione hanno chiesto ai propri elettori di non votare e di boicottare le urne e le accuse di incostituzionalità, per la terza elezione di Ouattara, hanno dato origine a proteste che ad oggi hanno causato la fuga di oltre 8000 persone dal Paese africano. Il timore è che la violenza possa di nuovo travolgere uno stato diviso politicamente e geograficamente e che vent&#8217;anni fa è stato il teatro di una guerra civile durata oltre cinque lustri, costata la vita a migliaia di persone e che ha lasciato ferite mai del tutto sanate.</p>
<p><iframe id="datawrapper-chart-ZNSEI" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" title="Le elezioni del 2020 che hanno riacceso rabbia e sconri" src="https://datawrapper.dwcdn.net/ZNSEI/1/" height="602" frameborder="0" scrolling="no" aria-label="chart"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"])for(var e in a.data["datawrapper-height"]){var t=document.getElementById("datawrapper-chart-"+e)||document.querySelector("iframe[src*='"+e+"']");t&&(t.style.height=a.data["datawrapper-height"][e]+"px")}}))}();<br />
</script></p>
<p>L&#8217;esito delle urne lo sta attendendo anche il Burkina Faso, il Paese saheliano divenuto negli ultimi anni il proscenio dell&#8217;avanzata jihadista e di una crisi umanitaria che stando ai dati del<a href="https://www.medicisenzafrontiere.it/news-e-storie/news/burkina-faso-violenze-sfollati/"> report di Medici Senza Frontiere</a> ha condannato oltre 850&#8217;000 persone ad abbandonare le proprie abitazioni. Ma molto interesse e apprensione hanno suscitato gli esiti delle votazioni in Tanzania dove, tra accuse di brogli e repressione delle opposizioni, è uscito vincitore dalle urne il presidente uscente John Magufuli. La Tanzania, un tempo simbolo di democrazia e progresso per l&#8217;intero continente africano, ora sta sempre più precipitando in una spirale autoritaria. L&#8217;esecutivo di Magufuli si è contraddistinto per intimidazioni e arresti ai danni di politici dell&#8217;opposizione, limitazioni per l&#8217;utilizzo di social network, discriminazioni nei confronti di omosessuali e negazionismo anche nell&#8217;affrontare la pandemia di coronavirus. Il solco della deriva totalitaria è stato tracciato ma la Tanzania non è il solo Paese africano a volerlo percorrere come mostrano i risultati usciti dalle urne africane in questo 2020.</p>
<p><strong>L&#8217;espansionismo jihadista in Africa</strong></p>
<p>Il continente africano sta catalizzando sempre più i sogni espansionistici delle innumerevoli formazioni che popolano la galassia dell&#8217;internazionalismo jihadista. Il gruppo che al momento controlla intere porrzioni di territorio è che è riuscito a istituire un proprio fortilizio del terrore è la <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/cosa-al-shabaab-somalia.html">sigla qaedista somala Al Shabaab</a>. Gli jihadisti somali, negli anni, hanno affinato le proprie tecniche insurrezionali non limitandosi, nella loro opera di diffusione del jihad, soltanto a praticare la guerra di guerriglia ma creando anche un sistema di intelligence, di imprenditoria e di tassazione che ha permesso loro di ottenere enormi profitti e istituire un sistema statuale nelle zone dove governano. La Somalia, che negli anni ha combattuto militarmente e culturalmente contro i terroristi somali, non è uscita vincitrice dallo scontro con gli islamisti e ora sta affrontando anche un empasse politica dal momento che l&#8217;esecutivo, orfano di un primo ministro dimissionario, non è ancora riuscito a stabilire quale sarà il sistema elettorale che verrà applicato durante le elezioni del 2021.</p>
<p><iframe id="datawrapper-chart-JsyRF" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" title="L'Africa ancora in preda alla furia jihadista" src="https://datawrapper.dwcdn.net/JsyRF/1/" height="738" frameborder="0" scrolling="no" aria-label="Map"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"])for(var e in a.data["datawrapper-height"]){var t=document.getElementById("datawrapper-chart-"+e)||document.querySelector("iframe[src*='"+e+"']");t&&(t.style.height=a.data["datawrapper-height"][e]+"px")}}))}();<br />
</script></p>
<p>La fragilità del governo di Mogadiscio, il ritiro delle truppe americane annunciato da Trump e l&#8217;affermarsi del radicalismo islamico rischiano di far precipitare in una crisi sociale, culturale, politica e umanitaria l&#8217;ex colonia italiana vanificando così tutti gli sforzi e tentativi messi in atto dalla popolazione somala e dalla comunità internazionale per traghettare il Paese fuori dal dramma che il Paese ha vissuto negli ultimi 30 anni. Il Sahel e il Corno d&#8217;Africa rimangono le due roccaforti principali dell&#8217;espansionismo salafita, <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/somalia.html">Somalia</a>,<a href="/luoghi/ciad"> Ciad</a>, <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/dadaab-il-piu-grande-campo-profughi-al-mondo.html">Nigeria</a>, Mali sono oggi i principali terreni di conquista da parte dei gruppi terroristici ma negli ultimi mesi si sta assistendo a un&#8217;avanzata della ribellione islamica anche a sud dell&#8217;Equatore. Nella Repubblica Democratica del Congo è stata proclamata la nascita dell&#8217; ISCAP (Islam State Central African Province) ma a destare maggior preoccupazione è quanto sta accadendo in Mozambico. Nel Paese dell&#8217;Africa australe gruppi jihadisti stanno compiendo stragi e conducendo attacchi continui nelle province settentrionali e la loro espansione, unita alla delicata situazione economica e politica della nazione e alla presenza di ricchi giacimenti di minerali e idrocarburi, fa presupporre che la guerra islamista si incrudelirà nei prossimi mesi ed è ormai evidente che anche il sud del continente africano è stato infettato dalla violenza dell&#8217;islamismo.</p>
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		<title>La Cina adesso si &#8220;compra&#8221; pure la Guinea</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-cina-investe-nelle-miniere-della-guinea-conakry.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Nov 2019 19:49:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Ferro]]></category>
		<category><![CDATA[Miniere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Miniere-in-Australia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Una miniera in Australia (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Miniere-in-Australia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Miniere-in-Australia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Miniere-in-Australia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Miniere-in-Australia-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Cina in Guinea riesce ad accaparrarsi una fonte di ricchezza per i decenni a venire, nvestendo le più grande giacimento di ferro del Mondo. L'affare...</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-cina-investe-nelle-miniere-della-guinea-conakry.html">La Cina adesso si &#8220;compra&#8221; pure la Guinea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Miniere-in-Australia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Una miniera in Australia (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Miniere-in-Australia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Miniere-in-Australia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Miniere-in-Australia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Miniere-in-Australia-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;agenzia di stampa <em>Reuters </em>nei giorni scorsi ha comunicato la chiusura di <a href="https://af.reuters.com/article/guineaNews/idAFL8N27T3X2">un affare da 14 miliardi di dollari</a>, conclusosi a favore di una cordata d&#8217;investimento sostenuta dalla <strong>Cina</strong>, che prevede lo sfruttamento della più grande miniera al mondo di <strong>ferro</strong> nello Nzerekore. Per anni lo Stato della <strong>Guinea</strong> ha cercato di sviluppare il giacimento, bloccandosi su questioni legali e non riuscendo a trovare i fondi per costruire la ferrovia necessaria al trasporto del minerale verso l&#8217;oceano. L&#8217;offerta ha battuto quella da nove miliardi portata avanti dalla società australiana Fortescue, che si sarebbe rifiutata di costruire la strada ferrata per raggiungere il giacimento di <strong>Simandou</strong> e il porto in prossimità del capolinea, considerando l&#8217;opera di esclusiva competenza guineana.</p>
<h3>Un metodo già collaudato</h3>
<p>La sconfitta della società quotata alla borsa di Sidney evidenzia molto bene la <strong>deficienza organizzativa</strong> che investe le principali società del mondo occidentale: una scarsa predisposizione agli investimenti strutturali.</p>
<p>In un Paese come la Guinea, dove la maggioranza delle aree è raggiunta nemmeno da un sentiero sterrato, il proporsi per la costruzione dei collegamenti è un surplus in grado di aumentare la qualità dell&#8217;investimento e garantire così la chiusura di un acquisto. Una tecnica già usata in passato dai Paesi occidentali, e che ora stanno applicando la Cina in Guinea e l&#8217;<a href="https://it.insideover.com/economia/lacqua-del-kenya-e-il-nuovo-petrolio-dellarabia-saudita.html">Arabia Saudita in Kenya</a>.</p>
<h3>Perché l&#8217;Europa ha smesso di investire in Africa?</h3>
<p>Con il processo della decolonizzazione, l&#8217;<strong>Europa</strong> ha limitato ampiamente i propri investimenti esteri, soprattutto nel Continente nero. Sebbene siano rimasti attivi alcuni colonialismi soprattutto di matrice monetaria (come nel caso del Franco Cfa, che proprio la Guinea abbandonò nel 1960), gli investimenti nell&#8217;area sono stati limitati, favorendo l&#8217;ingresso nel mercato delle grosse cordate arabe, russe e cinesi.</p>
<p>Con la <strong>crisi migratoria</strong> degli ultimi anni ci si sarebbe dovuti rendere conto del paradosso del continente, dotato delle più grandi ricchezze mondiali benché la popolazione muoia di fame, con picchi di povertà che raggiungono l&#8217;80% (<a href="https://it.insideover.com/politica/lo-zimbabwe-e-ancora-senza-banconote.html" target="_blank" rel="noopener">come nel caso dello Zimbabwe</a>). Questa semplice considerazione avrebbe dovuto spingere (anche nell&#8217;interesse di limitare il flusso di migranti verso l&#8217;Europa) i Paesi europei ad aumentare gli investimenti nell&#8217;area: sia per ottenere valore di lungo periodo, sia per fermare il processo migratorio e dare possibilità di lavoro. Ma questo non è stato fatto.</p>
<h3>Bisogna battere i venti Alisei</h3>
<p>Se l&#8217;Europa e l&#8217;Italia continueranno ad ignorare le grandi possibilità di investimento nel continente nero, la situazione sarà destinata a peggiorare. Il metodo classico di investimento orientale infatti prevede lo <strong>sfruttamento intensivo</strong> che spesso aggrava le condizioni di vita della popolazione locale. In questo circolo vizioso aumenta la povertà e, di conseguenza, crescono le partenze verso l&#8217;Europa. Per difenderci da questa prospettiva l&#8217;unica possibilità è quella di sviluppare dei piani coordinati di investimento, eventualmente anche plurinazionali, per poter competere con i grandi colossi mondiali ed impegnarsi nella stabilizzazione economica dei Paesi africani. Una qualsiasi soluzione che escluda anche solo uno di questi particolari è destinata ad essere un mero fallimento e ciò sarà dovuto solamente alle nostre mancanze: con tutta la gioia di Pechino, Mosca e Riad.</p>
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		<item>
		<title>Golfo di Guinea: l&#8217;epicentro mondiale della pirateria</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/golfo-di-guinea-lepicentro-mondiale-della-pirateria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Bellocchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Aug 2019 05:15:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Golfo di Guinea]]></category>
		<category><![CDATA[Pirateria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="667" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Missione-anti-pirateria-in-Africa-La-Presse-e1566663661631.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Missione-anti-pirateria-in-Africa-La-Presse-e1566663661631.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Missione-anti-pirateria-in-Africa-La-Presse-e1566663661631-300x104.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Missione-anti-pirateria-in-Africa-La-Presse-e1566663661631-768x267.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Missione-anti-pirateria-in-Africa-La-Presse-e1566663661631-1024x356.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Fino a pochi anni fa erano i pirati somali a incutere terrore assaltando le navi che attraversavano il Golfo di Aden e viaggiavano al largo delle coste dell&#8217;ex colonia italiana. Sconfitta e rientrata l&#8217;emergenza della guerra di corsa somala il problema della pirateria però non ha lasciato il continente africano. Dalle acque dell&#8217;Oceano Indiano la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/golfo-di-guinea-lepicentro-mondiale-della-pirateria.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="667" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Missione-anti-pirateria-in-Africa-La-Presse-e1566663661631.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Missione-anti-pirateria-in-Africa-La-Presse-e1566663661631.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Missione-anti-pirateria-in-Africa-La-Presse-e1566663661631-300x104.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Missione-anti-pirateria-in-Africa-La-Presse-e1566663661631-768x267.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Missione-anti-pirateria-in-Africa-La-Presse-e1566663661631-1024x356.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Fino a pochi anni fa erano i pirati somali a incutere terrore assaltando le navi che attraversavano il<strong> Golfo di Aden</strong> e viaggiavano al largo delle coste dell&#8217;ex colonia italiana. Sconfitta e rientrata l&#8217;emergenza della guerra di corsa somala il problema della pirateria però non ha lasciato il continente africano. Dalle acque dell&#8217;Oceano Indiano la piaga del banditismo compiuto attraverso piccole imbarcazioni veloci si è spostata nell&#8217;Oceano Atlantico, per l&#8217;esattezza nel Golfo di Guinea: il luogo divenuto oggi la Mecca dei pirati moderni.</p>
<p>A lanciare l&#8217;allarme e mettere in guardia sulla criticità della situazione al largo delle coste della Nigeria, del Camerun, del Togo, del Benin e della Guinea sono stati due fattori: un report dell&#8217;International Maritime Bureau che ha evidenziato come sempre più navi vengano attaccate nelle acque del <strong>Golfo</strong>. E poi, ad aver impressionato l&#8217;opinione pubblica internazionale è stato l&#8217;ultimo episodio di pirateria avvenuto il 15 agosto quando imbarcazioni di pirati nigeriani hanno assaltato due navi cargo e hanno sequestrato 17 persone: nove marinai cinesi e otto ucraini.</p>
<p>Il report dell&#8217;Imb, <a href="https://iccwbo.org/media-wall/news-speeches/seas-off-west-africa-worlds-worst-pirate-attacks-imb-reports/">attraverso dati e statistiche</a>, mette a nudo la problematica della pirateria nel Golfo di Guinea in maniera immediata e lapidaria. Leggendo il testo quello che emerge è che dei 75 marinai che quest&#8217;anno sono stati presi in ostaggio 62 si trovavano nelle acque del <strong>Golfo di Guinea</strong>. Il 73% di tutti i rapimenti in mare e il 92% dei sequestri è avvenuto a 65 miglia nautiche al largo delle coste dell&#8217;Africa occidentale e delle 9 navi colpite in tutto il mondo 8 erano al largo della costa nigeriana. Se i dati permettono di comprendere lo stato attuale delle cose e danno una visione immediata della portata del problema, occorre però, a questo punto, analizzare gli episodi più paradigmatici avvenuti negli ultimi anni per riuscire a capire chi sono i pirati nigeriani, quale tipo di strategia adottano, cosa li differenzia dai loro omologhi somali e quali interventi e quali politiche risultati essere vincenti nel Corno d&#8217;Africa dovrebbero essere riproposte lungo le coste atlantiche per mettere così fine al fenomeno.</p>
<p>La pirateria nel Golfo di Guinea ha iniziato a intensificarsi a partire dal 2013 arrivando a registrare un&#8217;impennata di attacchi contro le navi mercantile nel 2016, 2017. E parallelamente all&#8217;incremento delle azioni si è assistito anche a un cambio di strategia da parte dei pirati. Se prima l&#8217;obiettivo erano soprattutto le petroliere, dalle quali veniva rubato il greggio per poi essere rivenduto alle raffinerie illegali, con gli anni l&#8217;obiettivo dei banditi del mare sono divenuti i membri degli equipaggi. La presa in ostaggio dei marinai e la richiesta di riscatto si è rivelata meno impegnativa e più redditizia e questa strategia era la stessa praticata anche dai pirati somali che spesso lavoravano per conto dell&#8217;organizzazione jihadista <strong>Al Shabaab</strong> che in questo modo otteneva parte dei proventi con cui finanziare la guerriglia islamista nel Paese.</p>
<p>I pirati nigeriani non hanno nessun legame con le formazioni della galassia dell&#8217;estremismo islamico ma in passato sono stati resi noti alcuni collegamenti tra quella che veniva chiamata <strong>&#8220;petro-pirateria&#8221;</strong> e il gruppo ribelle MEND (Movimento per l&#8217;Emancipazione del Delta del Niger).</p>
<p>Negli ultimi anni i banditi nigeriani si sono fatti conoscere per alcuni sequestri spettacolari: nel 2017 sono stati catturati sei membri di un equipaggio tedesco, nel 2018 12 marinai svizzeri e poi a luglio 2019 10 lavoratori turchi, sino ad arrivare all&#8217;azione di Ferragosto che è è stata così commentata da Dominic Nitiwul, ministro della Difesa ghanese, sulle pagine de <a href="https://www.lemonde.fr/afrique/article/2019/07/25/la-piraterie-en-afrique-de-l-ouest-une-menace-pour-tous-les-pays_5493228_3212.html"><em>Le Monde</em></a>, &#8221;le minacce alla sicurezza marittima trascendono le frontiere e influenzano il commercio internazionale. Una minaccia per un paese costiero è una minaccia sia per tutti i paesi costieri ma anche per quelli dell&#8217;entroterra. Il mare è l&#8217;autostrada del commercio mondiale e la volontà dell&#8217;Africa di creare una zona di libero scambio continentale non può avere successo senza un dominio marittimo sicuro&#8221;.</p>
<p>I danni, in termini economici, che provoca la pirateria non è possibile quantificarli con precisione anche se un analisi dettagliata di questo aspetto l&#8217;hanno fatto i due ricercatori Eric Pichon e Marian Pietsch nel loro studio sottoposto all&#8217;Europarlamento. <a href="http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/IDAN/2019/635590/EPRS_IDA(2019)635590_EN.pdf">Leggendo il testo</a> si evince che la pirateria è un problema non solo regionale ma di <strong>portata globale</strong> e a sostengo di questa tesi il report ricorda che l&#8217;80% del commercio globale avviene via mare e che secondo alcune stime la guerra corsara causa perdita annue che si aggirano intorno ai 25 miliardi di dollari a causa del pagamento dei riscatti, dei costi delle assicurazioni, delle rotte alternative che impongo costi più alti di navigazione e dei danni che il fenomeno provoca anche alla pesca e al turismo.</p>
<p>Da una prospettiva Europa, considerando la dipendenza del vecchio continente dagli idrocarburi russi, il Golfo di Guinea risulta essere un&#8217;alternativa di vitale importanza per quel che riguarda l&#8217;approvvigionamento di risorse energetiche. l&#8217;Unione Europea importa infatti il 4% del suo gas e il 10% del suo petrolio dai paesi del Golfo e in virtù di questo è facile capire come la pirateria non sia soltanto un problema africano ma interessi in modo diretto anche l&#8217;occidente.</p>
<p>Quali quindi le soluzioni? Da un lato adottare la strategia di cooperazione militare attuata nel Corno d&#8217;Africa dove Paesi europei hanno inviato le proprie navi da guerra per far da scorta ai mercantili e dove, unico caso dopo la fine della seconda guerra mondiale, le cinque potenze planetarie (Cina, Usa, Gran Bretagna, Russia e Francia), hanno schierato i propri uomini per un <strong>obiettivo comune</strong>. E poi è necessario andare alle radici delle cause della pirateria, come l&#8217;emarginazione sociale di alcuni gruppi etnici, l&#8217;altissima corruzione e anche l&#8217;alto tasso di disoccupazione che affligge alcune regioni costiere; come dimostra la situazione del delta del Niger dove oltre il 40% della popolazione è senza lavoro e l&#8217;80% delle famiglie vive al di sotto della soglia di povertà. Un problema che si manifesta nel mare, quello della pirateria, ma che si risolve partendo dalla terra ferma.</p>
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		<title>I pericoli che provengono dalle epidemie in corso in Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/pericoli-epidemie-africa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Feb 2019 12:10:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190214172305_28462355.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190214172305_28462355.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190214172305_28462355-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190214172305_28462355-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190214172305_28462355-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Sono diverse le emergenze sanitarie in Africa. Il continente nero finisce spesso alla ribalta per simili problematiche, che riguardano soprattutto infezioni ed epidemie. Dal 2014 al 2016 molti paesi della parte occidentale combattono contro l&#8217;epidemia di ebola, attualmente è il Congo ad avere in casa questa emergenza. Ma oltre alle epidemie più &#8220;note&#8221;, sono diverse &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/pericoli-epidemie-africa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190214172305_28462355.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190214172305_28462355.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190214172305_28462355-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190214172305_28462355-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LAPRESSE_20190214172305_28462355-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Sono diverse le emergenze sanitarie in <strong>Africa</strong>. Il continente nero finisce spesso alla ribalta per simili problematiche, che riguardano soprattutto infezioni ed epidemie. Dal 2014 al 2016 molti paesi della parte occidentale combattono contro l&#8217;epidemia di <strong>ebola</strong>, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/l-epidemia-di-ebola-nel-congo-inizia-ad-avere-serie-conseguenze/">attualmente è il Congo ad avere in casa questa emergenza</a>. Ma oltre alle epidemie più &#8220;note&#8221;, sono diverse quelle segnalate dall&#8217;Oms e che riguardano infezioni e malattie che causano ogni anno centinaia di vittime. </p>
<p>Dalla febbre gialla al colera</p>
<p>In <strong>Nigeria</strong> il bollettino dell&#8217;organizzazione mondiale della sanità riporta dati piuttosto preoccupanti. Il paese, che domenica va al voto, ha al suo interno problemi legati alle epidemie di febbre gialla e colera. Le zone rurali sono quelle maggiormente colpite e dove si riscontrano anche maggiori difficoltà nel contrastare le malattie e nel prestare più immediati soccorsi. Il sistema sanitario locale non riesce con le sole proprie forze ad intervenire in maniera decisiva, spesso occorre l&#8217;aiuto delle organizzazioni internazionali.</p>
<p>In Nigeria è anche presente la cosiddetta &#8220;<strong>monkeypox</strong>&#8220;, ossia il vaiolo delle scimmie. Si tratta di una delle &#8220;malattie importanti emergenti&#8221;, come si legge su<em> News Medical</em>. &#8220;È una malattia emorragica acuta &#8211; si legge sul portale del nostro ministero della salute &#8211; causata da un virus trasmesso all&#8217;uomo dal contatto con cibo o oggetti contaminati da escrementi di roditori&#8221;. Proprio perchè emergente, non si hanno ancora tutti gli strumenti per combattere questa malattia e sono diversi in tal senso gli allarmi lanciati dall&#8217;Oms.</p>

<p>Ma non è ovviamente solo la Nigeria a fare i conti con epidemie del genere. Dal <strong>Mali</strong> alla <strong>Guinea</strong>, dal <strong>Camerun</strong> alla <strong>Sierra Leone</strong>, sono diversi i paesi africani in cui malattie ed epidemie in Europa poco diffuse sono purtroppo ben presenti nella popolazione. Complessivamente, il continente nero ha fatto passi da gigante in ambito sanitario negli ultimi 20 anni, ma le condizioni igieniche precarie in molte zone unito a sistemi sanitari ancora non diffusi capillarmente nei vari Stati, rallentano la definitiva scomparsa dei virus. Anzi, a volte ne compaiono di nuovi come nel sopra citato caso nigeriano. </p>
<p>La diffusione di febbre Lassa in Guinea</p>
<p>C&#8217;è poi un&#8217;epidemia che preoccupa parecchio i medici, in quanto la malattia presenta pochi sintomi riscontrabili e rintracciabili. Il pericolo questa volta viene dalla Guinea: qui è in corso un&#8217;epidemia di<strong> febbre Lassa</strong>, dal nome della città nigeriana in cui viene per la prima volta riscontrato un decesso legato al virus. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.epicentro.iss.it/lassa/">Si tratta di un&#8217;infezione molto grave</a>, che colpisce molti organi vitali. Nel paese africano si contano diversi casi anche in questo 2019. Andare ad individuare l&#8217;insorgenza del virus nel soggetto colpito da febbre Lassa, come detto non è affatto semplice. Ecco perchè si cerca di prestare maggiore attenzione ed ecco come mai è lo stesso Oms a lanciare l&#8217;allarme. </p>
<p><strong>Un&#8217;allerta che certamente riguarda anche l&#8217;Europa.</strong> Da questi paesi sopra citati, ogni anno in tanti arrivano nel vecchio continente tramite i flussi migratori. Ed in alcuni casi, alcuni soggetti che presentano queste infezioni contagiose e pericolose sono stati individuati durante i controlli post sbarco. Ma in altri casi, a questi controlli alcuni sono sfuggiti: a Londra ad esempio, <a href="https://www.bbc.com/news/uk-england-cornwall-45459913">nello scorso mese di settembre vengono rintracciati alcuni casi di monkeypox</a>, i primi fuori dall&#8217;Africa. L&#8217;attenzione dunque deve essere massima: sia con riferimento alla necessità di aiutare i paesi africani ad uscire dall&#8217;inferno di queste malattie, sia nei riguardi di chi sbarca in Europa dalle nazioni maggiormente a rischio.</p>
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		<title>La Guinea luci e ombre di Condé: meno corrotta, ma i problemi restano</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-guinea-alpha-conde-un-paese-luci-ombre.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 May 2018 07:19:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="632" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1024px-Alpha_Cond%C3%A9_2017-09-28.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1024px-Alpha_Cond%C3%A9_2017-09-28.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1024px-Alpha_Cond%C3%A9_2017-09-28-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1024px-Alpha_Cond%C3%A9_2017-09-28-768x474.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Con Alpha Condé, presidente della Guinea dal 2010, il paese è diventato meno corrotto. Nell’anno della sua elezione il paese si era classificato al 164esimo posto su 178 paesi secondo un indice di corruzione realizzato dal this tank Transperancy International. Nel 2017 la Guinea ha conquistato il 148° posto. Quindi è evidente che la corruzione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-guinea-alpha-conde-un-paese-luci-ombre.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="632" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1024px-Alpha_Cond%C3%A9_2017-09-28.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1024px-Alpha_Cond%C3%A9_2017-09-28.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1024px-Alpha_Cond%C3%A9_2017-09-28-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1024px-Alpha_Cond%C3%A9_2017-09-28-768x474.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>Con Alpha Condé, presidente della Guinea dal 2010, il paese è diventato meno corrotto. Nell’anno della sua elezione il paese si era classificato al 164esimo posto su 178 paesi secondo un indice di corruzione realizzato dal this tank Transperancy International. Nel 2017 la Guinea ha conquistato il 148° posto. Quindi è evidente che la corruzione in parte è diminuita.</p>
<p>Ma Frédéric Loua, fondatore di Same Rigths for All, un gruppo per la difesa dei diritti umani racconta che “in Guinea le uniche persone nelle carceri sono i ladri di pollo”. Condé, ex dissidente e prigioniero politico, invece afferma che ora la Guinea &#8220;è un paese migliore&#8221;. I precedenti leader dello stato africano erano brutali. A cominciare da Ahmed Sékou Touré, un despota che ha regnato per 26 anni, fino ad una serie di giunte militari corrotte fino agli occhi, i cui soldati hanno massacrato duramente gli oppositori del regime.</p>
<p>Condé ha trascorso decenni come oppositore di una serie di regimi, ma senza successo. Si è presentato contro il presidente Lansana Conté nelle elezioni del 1993 e 1998 come leader del Rally of the Guinean People (RPG), un partito allora di opposizione. Alle elezioni presidenziali del 2010, Condé è stato eletto presidente della Guinea al secondo turno. Quando si è insediato è diventato il primo presidente liberamente eletto nella storia del paese. E&#8217; stato poi rieletto nel 2015 con quasi il 58% dei voti.</p>

<p>Alla sua elezione nel 2010, Condé ha affermato che avrebbe rafforzato la democrazia e combattuto la corruzione nel suo paese, ma lui e suo figlio sono stati implicati in vari scandali  legati all&#8217;industria mineraria ed è stato sospettato anche di brogli elettorali.</p>
<p>Ma la storia della Guinea parte da lontano e da un passato per niente facile. Dominato da vari regni africani,  è diventato uno dei punti nevralgici della tratta degli schiavi, che ai tempi lo ha spopolato. E’ diventata colonia francese nel 1890, ma ha raggiunto l&#8217;indipendenza nel 1958.</p>
<p>Nonostante ciò il dipinto del paese non è solo a tinte fosche. L’economia sta migliorando. L’anno scorso è cresciuta del 6,7%, il settore minerario è stato rilanciato e il governo si è impegnato per attirare investimenti esteri. Ma la Guinea rimane un paese povero con un Pil di poco più di 800 dollari a persona, circa la metà della media della regione.</p>

<p>Per la difficile situazione economica non sono tardate le dimostrazioni in piazza, in cui negli ultimi due mesi sono morte almeno 15 persone. Migliaia hanno manifestato per lamentarsi degli scarsi stipendi, della mancanza di elettricità, della violenza esercitata dalla polizia, delle accuse di brogli elettorali nelle ultime elezioni locali.</p>
<p>Sono forti le tensioni etniche nel paese. Il partito al governo, il Rally of the Guinean People, è dominato dal gruppo Malinké, che rappresenta circa il 35% della popolazione. Del più importante partito di opposizione, l’Unione delle forze democratiche della Guinea (UFDG), ne fanno parte principalmente il gruppo dei Peul, circa il 40% della popolazione. Molti Peul ritengono di essere stati messi ai margini dal governo di Condé e che dozzine di loro siano stati uccisi dalle forze di sicurezza.</p>
<p>Ma ora un’altra preoccupazione affligge il popolo della Guinea, ovvero la probabilità che Condé modifichi la costituzione in modo che si possa candidare per un terzo mandato nel 2020. Secondo gli analisti se questa ipotesi diventasse realtà si scatenerebbero delle durissime proteste di piazza. Condé a suo favore sostiene invece che le cariche dei presidenti africani non dovrebbero avere limiti di durata, perché ciò ostacola il raggiungimento di progetti ambiziosi e a lungo termine.</p>

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		<title>La storia dell&#8217;italiano incarcerato in Guinea</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/la-storia-dellitaliano-incarcerato-in-guinea.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 May 2016 10:47:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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La vera storia di un uomo contro una dittatura africana</em></strong> (Slow News 18,00 euro), scritto a quattro mani dal giornalista <strong>Andrea Spinelli Barrile</strong> e da <strong>Roberto Berardi, un italiano detenuto ingiustamente per due anni e mezzo in una cella angusta di un carcere in Guinea Equatoriale.</strong>Il volume racconta la storia di Roberto Berardi, il prigioniero personale di Teodorin Nguema, vicepresidente e figlio del dittatore del Paese africano. Ma non solo. Come ci spiega Spinelli Barrile, &#8220;è anche la storia della battaglia di un uomo e della sua famiglia per la verità&#8221;. Berardi è stato &#8220;lasciato solo dalle autorità italiane, ma ha trovato nell&#8217;amore e nella dignità la forza per combattere la sua battaglia più dura, quella per la sopravvivenza&#8221;.<strong>Ci racconta la drammatica storia di Berardi?</strong>La storia di Berardi è una storia africana: un imprenditore di successo che per 20 anni svolge la sua attività in Africa occidentale che si trova avviluppato in una truffa orchestrata dal suo potente socio ai suoi danni. E&#8217; stato accusato di riciclaggio di denaro dalla magistratura americana, operazioni che a sua insaputa venivano effettuate dal suo socio. Ha dimostrato la propria innocenza e, per questo, è stato messo in prigione. Volevano ammazzarlo, metterlo a tacere per sempre, ma la tenacia di quell&#8217;uomo ha rovinato completamente i piani della dittatura nguemista della Guinea Equatoriale.<strong>Quali erano le accuse e come si è svolto il processo?</strong>Le accuse erano di appropriazione indebita di beni della società che avevano creato Berardi e Teodorin Nguema, vicepresidente in Guinea Equatoriale e figlio del Presidente più longevo del continente. Il processo si è svolto a porte chiuse, Berardi non ha potuto nemmeno scegliersi liberamente l&#8217;avvocato, con un&#8217;udienza sbrigativa e farsesca: il giudice parlava al telefono con gli uffici della presidenza che ordinavano i provvedimenti da prendere, non è stata portata nessuna prova a carico dell&#8217;accusa e la stessa sentenza è contraddittoria e miope, giudicata &#8220;illegittima&#8221; dalle organizzazioni non governative, Nazioni Unite, Unione Africana ed altre istituzioni internazionali.<strong>Chi ha cercato di aiutare Berardi per uscire da questo incubo?</strong>La prima persona cui Berardi si è rivolto è se stesso e devo dire che ha fatto molto bene ad affidarsi alla sua capacità di resilienza. La sua tenacia ha smosso quella che egli stesso definisce &#8220;una montagna di granelli si sabbia&#8221; che lentamente ma inesorabilmente si è mossa per aiutarlo: la sua famiglia ha fatto un lavoro doloroso ma necessario, nell&#8217;impossibilità di andare a trovarlo e temendo per la sua vita ogni giorno di più. C&#8217;è stata un&#8217;unione incredibile tra la sua famiglia e i suoi amici in Italia, a Latina, coordinata dal fratello in Germania, che ha gestito anche molti contatti con le associazioni. Si sono mobilitate le più importanti ong internazionali per i diritti umani e contro la corruzione. Io stesso, scrivendo della sua storia, ho contribuito ad aiutarlo. Ma l&#8217;aiuto più grande è stato quello di Esperanza, una giovane guineana lucidamente folle che ha messo la sua stessa vita a rischio per assistere Berardi durante due anni e mezzo di inferno: Esperanza ha permesso che Roberto avesse sempre un telefono a disposizione, gli portava cibo e quei pochi medicinali che riusciva a far entrare, coordinava molti detenuti per l&#8217;assistenza interna. Con Esperanza Berardi ha persino pianificato due tentativi di evasione&#8230;<strong>I momenti più difficili?</strong>Sono stati molti. Proviamo a immaginare questo: come ci sentiremmo noi, uomini bianchi e borghesi, a essere presi di notte da casa nostra, caricati da uomini armati su un pickup e sbattuti in una cella di un carcere in Africa centrale?<strong>Oggi Berardi è rientrato in Italia, ma non potrà mai dimenticare questa esperienza&#8230;</strong>Dice di &#8220;avere sofferto ed avere compreso&#8221;. Berardi l&#8217;Africa ce l&#8217;ha nel sangue e sono certo che quest&#8217;esperienza, che gli ha cambiato alcune percezioni del mondo, resterà indelebile nella sua memoria. Ha un carattere molto forte, non si tratta di &#8220;superare&#8221; o &#8220;accettare&#8221; questa esperienza: lui stesso dice che, in fondo, ciò che ha tratto da questa brutta esperienza è stato tanto di positivo. Ha imparato molto, di se stesso e degli uomini, e sono certo che valorizzerà quanto di &#8220;positivo&#8221; ha imparato.<strong>Nel libro definite la Guinea Equatoriale un Paese sotto dittatura. Perchè?</strong>La Guinea Equatoriale è tanto sconosciuta quanto terribile. La corruzione ai più alti livelli del potere, un potere tribalistico-familistico detenuto da quasi 40 anni dalla stessa persona, impone un sistema di repressione spietato: si finisce in galera perchè si denuncia uno stupro o perché non si hanno i soldi per pagare la tangente, si finisce torturati e spesso ammazzati se trovati senza documenti o per una parola di troppo. La maggior parte della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà ma il reddito pro-capite è di circa 30.000 euro l&#8217;anno: il terrore diffuso con cui la famiglia Obiang governa quel paese, l&#8217;ignoranza profonda nella quale viene mantenuta la popolazione e la corruzione sono i tre elementi cardine che contribuiscono al mantenimento, ben saldo, del potere del clan. Alle ultime elezioni gli unici partiti di opposizione reale sono stati banditi e nei giorni successivi si è assistito alla deportazione di massa di migliaia di cittadini stranieri africani, lavoratori regolari anche di alto profilo professionale, arrestati, derubati e cacciati dal Paese.<strong>Che ruolo ha Teodorin Nguema e quali sono gli sporchi giri d&#8217;affari a cui è collegato?</strong>Teodorin Nguema, secondo l&#8217;ultima classifica di Trasparency International, è tra i &#8220;15 casi di corruzione più clamorosi del mondo&#8221;. Il suo ruolo è chiave per capire come funziona la corruzione in Africa, come funziona il riciclaggio all&#8217;estero e come può essere gestito con arroganza e spietatezza un potere praticamente infinito. In Guinea tutti hanno paura del &#8220;fratello maggiore&#8221; ma allo stesso tempo egli non è amato dal popolo, un sentimento ricambiato. Nguema è un viziato assetato di denaro, un ego smisurato che nasconde profonde fragilità.<strong>Ci sono altri italiani nelle prigioni del Paese africano?</strong>Sì. Ci sono attualmente due cittadini italiani, padre e figlio, detenuti nello stesso carcere in cui era detenuto Berardi, a Bata. Per fortuna le denunce fatte da Berardi, sia in carcere che fuori, hanno aumentato l&#8217;attenzione sul Paese, sia mediatica che da parte delle autorità italiane, e persuaso il regime a garantire loro un regime di detenzione più umano. La condanna però è pesantissima, uno 33 anni e l&#8217;altro 21 anni, e secondo quanto mi è stato detto dal loro avvocato guineano il processo è stato anche in questo caso piuttosto farsesco.<strong>Perchè definite il libro un romanzo?</strong>Lo definiamo un romanzo-verità. La forma del romanzo è stata scelta per tutelare molti dei personaggi che sono presenti nel libro, a partire proprio da Esperanza il cui nome dà il titolo all&#8217;opera. Molti di loro vivono e lavorano ancora in Guinea, altri restano detenuti, e descrivere accuratamente nomi e situazioni avrebbe messo seriamente a rischio la loro incolumità.<strong>Come mai si è avvicinato alla storia di Berardi?</strong>E&#8217; stato un caso che mi ha cambiato la vita. Un amico un giorno mi accennò alla vicenda, che mi pareva assurda. Così assurda da essere irreale. Mi misi in contatto con un cugino di Berardi il quale mi aprì i contatti con tutta la famiglia, soprattutto con il fratello che si trova in Germania. Più ne leggevo, più ne studiavo e più mi pareva irreale: come era possibile che nessuno se ne occupasse? Come era possibile che la Farnesina titubasse con quell&#8217;imbarazzo? Ho letto cose, documenti ufficiali e comunicazioni non ufficiali, raccolto dichiarazioni e testimonianze da far accapponare la pelle: come era possibile lasciare che quella storia non avesse eco?</p>
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