Mentre nelle ultime ore, in Italia, arrivano continue le notizie da Lampedusa relative agli sbarchi e il sovraffollamento dell’hotspot dell’isola siciliana, in contemporanea da Madrid arriva la denuncia dell’apertura di una nuova rotta da parte dei trafficanti di uomini. Quella atlantica, estremamente pericolosa, che mette in comunicazione le coste dell’Africa occidentale con le isole spagnole dell’arcipelago delle Canarie.

Sulle spiagge delle isole Canarie, negli ultimi anni, assistere a sbarchi di uomini e all’arrivo di carrette del mare è stato uno fenomeno piuttosto occasionale, presente ma non frequente. In questo 2020 invece l’ arrivo di immigrati e profughi africani sulle coste delle sette isole è continuo. Dal 2019 infatti i trafficanti hanno cambiato rotta, spostando il loro traffico di esseri umani lungo la pericolosa via marittima tra l’Africa occidentale e l’arcipelago della Spagna, la Ruta Canaria, e abbandonando in gran parte quella che è stata nell’ultimo decennio una delle vie più battute, ovvero dal Marocco alle coste dell’Andalusia.

Sono impressionanti i dati diffusi dal Minstero degli Interni spagnolo, finora, quest’anno, c’è stato un aumento del 520% degli arrivi di migranti sulle Isole Canarie rispetto allo stesso periodo del 2019: sono 3933 i migranti arrivati sulle coste canarine o salvati nelle acque intorno alle isole, 3349 in più rispetto all’anno scorso. Numeri che, sebbene siano ancora lontani da quanto avvenuto nel 2006, quattordici anni fa, quando furono 31.678 le persone che arrivarono a bordo di gommoni o piccole imbarcazioni sulle coste delle isole spagnole, sono comunque impressionanti rispetto a quanto registrato nell’ultima decade. E il fenomeno dimostra che c’è stata una flessione dei viaggi della speranza attraverso il Mediterraneo. Quest’anno, stando agli ultimi dati forniti dal Madrid sono 10’716 i cittadini africani arrivati in Spagna attraverso il braccio di mare che separa il Marocco alla Penisola iberica, il 26,6% in meno rispetto l’anno scorso quando furono 14.597.

Il fenomeno rivela un’altra realtà, ovvero che oltre alla Libia e al Marocco ora anche il Senegal, il Gambia e la Mauritania stanno divenendo nuovi porti di partenza da cui salpano i migranti e in cui, di conseguenza, si sta sviluppando una rete di trafficanti. Una rotta estremamente pericolosa, visto che Senegal e Gambia si trovano a mille chilometri più a sud rispetto le isole Canarie e i dati forniti dall’Oim, Organizzazione internazionale per le migrazioni, parlano di 239 migranti morti cercando di raggiungere le Canarie tra il 1 gennaio e il 19 agosto, 30 in più rispetto all’anno scorso e 200 in più in rapporto al 2018.

”È il terribile pedaggio che il mare richiede. Questa è una strada molto pericolosa ”, ha detto a Voa in un’intervista Maria Greco, del gruppo per i diritti dei migranti Entre Mares che ha proseguito dicendo: ”La rotta più lunga è tra l’Africa e l’isola di Fuerteventura che può comportare un viaggio fino a cinque giorni in mare.”

Il cambio di rotta è dovuto agli investimenti in termini di sicurezza fatti da Spagna e Paesi UE, in sinergia con il Marocco, per cercare di limitare gli accessi a Ceuta e Melilla e le coste spagnole, e le politiche di rafforzamento dei controlli delle frontiere, dati alla mano, hanno conseguito il loro obiettivo. Ma se da una parte hanno creato uno sbarramento, da un’altra hanno aperto però una breccia.

La Ruta canaria sta arricchendo in primis i trafficanti che, visto l’alto numero di migranti disposti ad affrontare le onde dell’Atlantico, hanno addirittura abbassato i prezzi del viaggio portandolo da 2.400 euro a 900 euro, dando vita così a una situazione estremamente drammatica che rischia di vedere sempre più persone nella condizione di poter affrontare il viaggio e, consequenzialmente, essere disposte a perdere la vita tra le correnti dell’Oceano.

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