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Incastonato tra le sabbie del deserto e le acque dell’Oceano Atlantico, in un’area di confine fra il Nordafrica e l’Africa subsahariana, il Sahara occidentale ha per decenni costituito un vero e proprio unicum nella geografia politica del Continente Nero.Con la fine della colonizzazione spagnola, a metà degli anni Settanta, quel territorio ribelle divenne immediatamente oggetto delle mire espansionistiche di Marocco e Mauritania, Stati cui la stessa Spagna aveva concesso da subito la spartizione, e sin da subito fu chiaro a tutto il mondo come quella striscia di terra rocciosa avrebbe rappresentato un problema ancora per molto tempo.Non appena infatti le truppe mauritane e marocchine presero possesso del territorio a loro concesso, il Fronte Polisario, guida della lotta di liberazione del popolo sahrawi, iniziò un’intensa lotta armata, sostenuto da Algeria e Libia, per respingere quella che a tutti gli effetti era un’invasione autorizzata del loro territorio.La Mauritania decise l’immediato ritiro delle sue truppe, lasciando così il Marocco unica potenza militare a competere con la lotta del Fronte per annettere definitivamente il Sahara occidentale al Regno. Da quel momento, l’intero territorio divenne un fronte di guerra tra i più complessi degli ultimi decenni, e creò una divisione netta della regione fra la costa e buona parte dell’entroterra in mano al Marocco, e un lembo di terra interno controllato dai miliziani del Fronte Polisario.Fu solo nel 1991 che venne trovata una prima idea di pacificazione, con la firma dello storico “cessate il fuoco” con il quale venne deciso che, in futuro, si sarebbe tenuto un referendum del popolo sahrawi per decidere delle sorti di quel territorio che, a tutt’oggi, è considerato ufficialmente un territorio contestato in tutte le carte internazionali: una condizione tale per cui molti appartenenti a quell’etnia vivono in campi profughi in territorio algerino.Passati tanti anni da questi avvenimenti, e passati ormai venticinque anni dal primo accordo di pace, il  Sahara occidentale è tornato negli ultimi mesi a surriscaldarsi, complice una situazione internazionale tutt’altro che stabile, specialmente in Nordafrica, ma soprattutto complice le ultime gravi tensioni diplomatiche sorte tra Marocco e ONU sul caso Sahara occidentale. Prima con l’espulsione di funzionari Onu che avevano il compito di organizzare il referendum, poi con la visita di Ban-Ki-Moon nel campo profughi sahrawi, in cui aveva parlato esplicitamente di occupazione militare marocchina e di gravi violazioni nei confronti del popolo sahariano, il Marocco ha negli ultimi anni intrapreso un vero e proprio scontro le Nazioni Unite sul tema, ed ha deciso di riconsiderare la sua posizione.Negli ultimi tempi, anche il Fronte Polisario si è risvegliato ed ha intensificato le azioni contro l’occupazione di Rabat, tanto da rischiarsi un vero e proprio scontro tra le truppe regolari marocchine e l’esercito del Fronte, evitato solo all’ultimo per la mediazione della diplomazia africana. Nonostante ciò, le azioni del Polisario hanno continuato, chiudendo definitivamente molte rotte commerciali tra il Marocco e la Mauritania. Così il Marocco ha deciso di cambiare strategia. La scorsa settimana, il Re Mohamed VI si è attivato personalmente telefonando al Segretario Onu Antonio Guterres, per comunicare l’immediato ritiro delle truppe marocchine di stanza nella provincia di Guerguerat.Il Segretario Onu ha subito comunicato alle parti in causa la richiesta di disarmo nelle zone di conflitto, ma Rabat è stata inamovibile e così il Fonte. Da una parte, Rabat ha deciso di ritirarsi militarmente lasciando in sostanza senza amministrazione il territorio conteso, cosa che l’Onu non desidera affatto; dall’altro lato, il Fronte Polisario in un primo momento ha accettato la nota del Segretario Onu, ma in un secondo momento, ha comunicato ufficialmente che le incursioni di Guerguerat dovevano considerarsi non un caso isolato, ma il frutto della mancata attuazione della promessa del referendum sulla sua autodeterminazione e soprattutto come reazione al traffico commerciale fra Mauritania e Marocco che, in quel territorio, rappresenta una violazione degli accordi di pace siglati nel 1991.Ora bisognerà attendere le mosse del Marocco a seguito del ritiro: il suo rientro nell’Unione Africana, dopo un periodo di autoesilio proprio dovuto al mancato riconoscimento dell’autonomia del popolo sahrawi, sembra incanalarsi in un terreno di dialogo, anche se il Ministero degli Esteri ha da subito affermato che non riconoscerà mai alcuna  autonomia all’autoproclamata Repubblica. Purtroppo, quando si parla di Nordafrica e di un territorio ricco di risorse minerarie non sfruttate, perché proibito da accordi di pace ormai minati nel profondo, la parola fine ai possibili conflitti, non può mai ritenersi scritta definitivamente.

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