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	<title>Lenin Moreno Archives - InsideOver</title>
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	<title>Lenin Moreno Archives - InsideOver</title>
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		<title>Disincanto e incertezza per le presidenziali in Ecuador</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/disincanto-e-incertezza-per-le-presidenziali-in-ecuador.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Feb 2021 16:27:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p>Il prossimo 7 febbraio in Ecuador si andrà alle urne per eleggere il presidente e i 137 membri dell’assemblea nazionale, per il periodo 2021-25, in un contesto dove l’amministrazione uscente di Lenin Moreno ha raggiunto un indice di disapprovazione del 90% da parte dei cittadini. I sondaggi mostrano che fra il 40 e il 50 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/disincanto-e-incertezza-per-le-presidenziali-in-ecuador.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/disincanto-e-incertezza-per-le-presidenziali-in-ecuador.html">Disincanto e incertezza per le presidenziali in Ecuador</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2400" height="1356" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Elezioni-in-Ecuador-La-Presse-e1612196841597.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Elezioni in Ecuador (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Elezioni-in-Ecuador-La-Presse-e1612196841597.jpg 2400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Elezioni-in-Ecuador-La-Presse-e1612196841597-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Elezioni-in-Ecuador-La-Presse-e1612196841597-1024x579.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Elezioni-in-Ecuador-La-Presse-e1612196841597-768x434.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Elezioni-in-Ecuador-La-Presse-e1612196841597-1536x868.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Elezioni-in-Ecuador-La-Presse-e1612196841597-2048x1157.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Elezioni-in-Ecuador-La-Presse-e1612196841597-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /></p><p>Il prossimo 7 febbraio in Ecuador si andrà alle urne per eleggere il presidente e i 137 membri dell’assemblea nazionale, per il periodo 2021-25, in un contesto dove l’amministrazione uscente di <strong>Lenin Moreno</strong> ha raggiunto un indice di disapprovazione del 90% da parte dei cittadini. I sondaggi mostrano che fra il 40 e il 50 per cento degli aventi diritto non ha ancora stabilito a chi darà il proprio voto e il 37 per cento pensa annullarlo o consegnare una scheda bianca. A questa valanga di indecisi e disillusi, risponde un <strong>numero eccezionale di aspiranti</strong>, sedici in totale, tra i quali una sola donna. La rosa annovera accoliti dell’Opus Dei e della Chiesa evangelica contrari all’aborto e la diversità delle orientazioni sessuali, eccentrici che hanno fatto comizi in uniforme militare e con mezzi blindati, portavoce di interessi petroliferi e minerari, imprenditori di vecchia e nuova generazione, e una pletora di ex ministri e prefetti. Intanto, il Consiglio nazionale elettorale (Cne) ha dovuto licenziare 570 dipendenti per mancanza di risorse.</p>
<p>La campagna è stata una delle più convulse dal ritorno alla democrazia nel 1979, dovuto a tre questioni principali, che per quanto superate, hanno lasciato agitate le acque nelle quali dovrà navigare l’esecutivo: la partecipazione dell’ex presidente <strong>Rafael Correa</strong>, in esilio in Belgio, il quale è stato inabilitato per otto anni, a causa di una sentenza per corruzione; il tentativo di frenare per vie legali il binomio <strong>Andrés Arauz</strong> e Carlos Rabascall, della <em>Unión por la Esperanza </em>(Unes), appoggiato da Correa; e la polemica cancellazione dalle liste di Álvaro Noboa, multimilionario alla sua ottava prova, per gli analisti ecuadoriani l’unica opzione capace di fermare l’Unes &#8211; si era collocato in testa al solo annuncio della sua corsa -, e che ha provocato un <strong>clima di</strong> <strong>sfiducia </strong>nel Cne.</p>
<p>L’<strong>ingerenza degli Stati Uniti </strong>rimane un nodo non risolto. Un’alleanza di muto beneficio ha permesso l’estradizione dell’ideatore di Wikileaks Julian Assange, dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra, in cambio dell’affossamento dei reati imputati a Moreno, e ai suoi soci e famigliari. La stessa protezione viene garantita all’impresario di destra Guillermo Lasso, che si lancia per la terza volta. Considerato <strong>“l&#8217;uomo di Washington”</strong>, è a capo di un apparato di holding finanziarie, tra cui la Banca Guayaquil, e compagnie offshore, 49 nelle isole Cayman e in Florida, che attraverso operazioni di riciclaggio immobiliare, gli ha permesso di eludere gli obblighi fiscali ed esportare valuta all’estero.</p>
<p>Il panorama continua a essere caratterizzato da una<strong> propaganda contro il </strong><strong>correísmo</strong> che si teme eserciti la stessa influenza avuta da Evo Morales nella vittoria del <em>Movimiento Al Socialismo</em> in Bolivia sullo schieramento conservatore. La <a href="https://it.insideover.com/politica/la-persecuzione-politica-in-ecuador.html">persecuzione politica</a> e mediatica, che nella sua fase più acuta ha avuto anche un braccio giudiziale, si è concretata in un attacco comune e persistente di tutte le fazioni a Andrés Arauz, ex ministro di Correa. L’iconografia legata a Correa ha dovuto essere eliminata da tutte le immagini pubblicitarie della Unes e la politica ecuadoriana continua a essere incasellata nella disputa fra il correísmo e la sua antitesi. In questo scenario, la sfida per l’Unes è una <strong>vittoria al primo turno</strong>, e con un ampio margine, per evitare accuse di frode, o l’unificazione del fronte opposto.</p>
<p>Un fattore di novità proviene dal <strong>movimento indigeno Pachakutik</strong>, protagonista delle sollevazioni sociali del 2019, che avanza la candidatura di Yaku Pérez Yacambel. Nonostante la vicinanza delle posizioni, Pachakutik, che potrebbe garantire una vittoria senza discussioni, è stato restio nel suo avvicinamento all’Unes. L’alleanza non ha avuto luogo a ragione dell’esacerbazione del modello &#8220;estrattivista&#8221;, al quale Correa ha aderito durante il boom delle materie prime, e che i popoli nativi dell’Ecuador hanno osteggiato. Inoltre, il loro progetto plurinazionale, antineoliberale e anticoloniale, è nella sostanza lontano dalla matrice nazionalpopolare che oggi esprime il correísmo. Ci sarebbero, comunque, gli indizi di un dialogo su tematiche rilevanti e la rappresentanza indigena. La <strong>mobilitazione nazionale</strong> del 28 gennaio in rifiuto a Moreno, e la sua gestione economica fallimentare, che include gli ambiti della riforma delle pensioni e la privatizzazione di settori strategici dello stato, come lo sfruttamento petrolifero e minerario, la gestione dell’energia elettrica e le telecomunicazioni, e dove entrambe le forze hanno marciato, potrebbe esserne una dimostrazione.</p>
<p>In realtà, solo tre progetti hanno reali possibilità numeriche di arrivare alla meta, o almeno al secondo turno: quello del correísta Andrés Arauz, quello indigenista di Yaku Pérez Guartambel, e quello di Guillermo Lasso. Gli altri non superano il 2 per cento e, nemmeno, dimostrano volontà di creare alleanze o ritirarsi.</p>
<p>A dispetto del consenso, tuttavia, non sono basate su piattaforme realiste e compongono un <strong>quadro disarticolato</strong>. Sebbene i dati della Banca Mondiale indichino l’Ecuador come la terza economia della regione con maggiore decrescita nel 2020, molte proposte peccano di pericoloso <strong>demagogismo</strong>, e sono prive di stanziamenti, dal reddito di cittadinanza di mille dollari per un milione di persone di Arauz, passando per la legalizzazione del porto d’armi nelle zone rurali di Lasso, fino ai sussidi per i combustibili di Pérez. Tutti hanno promesso la riduzione delle tasse, l’immunizzazione al Covid-19 universale senza costo, la modernizzazione del sistema di salute, e internet gratuito.</p>
<p>A pochi giorni dal suffragio, Arauz denuncia manovre del governo in carica per ritardare le elezioni e impedire la convocazione dei cittadini residenti all’estero, chiamando gli <strong>osservatori internazionali</strong> alla vigilanza. Arauz è il favorito con il 37.4% delle intenzioni di voto e il 49.4% delle preferenze raccolte da una inchiesta posteriore alle tribune televisive di <em>Comunicaliza</em>. Gli avversari Lasso e Pérez restano al di sotto del 13 per cento. Il seguitore meglio posizionato è bloccato sul 6.</p>
<p>L’asse del dibattito è stata la dicotomia tra uno schema neoliberale, fondato sulla riduzione dell’intervento dello stato, compresa l’educazione, e le privatizzazioni, e la sua critica, con al centro la protezione sociale dei cittadini, la riduzione della povertà e l’esclusione. Ciò che preoccupa la popolazione è la mancanza di opportunità lavorative e la <strong>disoccupazione</strong> per il 27.3 per cento degli intervistati; una cifra superiore ai timori della pandemia che si assestano al 19.9 per cento. Ma le soluzioni non appaiono efficaci o convincenti.</p>
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		<title>Ecuador, la battaglia infinita tra indigeni e big del petrolio</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/ecuador-la-battaglia-infinita-tra-indigeni-e-big-del-petrolio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Mecarozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Feb 2020 08:24:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Amazzonia]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="715" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ecuador, Proteste a Quito (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736-300x112.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736-768x286.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736-1024x381.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’Amazzonia è da tempo terra di contrasti. E non solo per quanto riguarda la sfera brasiliana. In Ecuador, da fine anni Novanta ad oggi, si consuma una guerra fisica e giuridica tra la popolazione indigena e il governo di Lenín Boltaire Moreno Garcés, sobillato da alcune big del settore petrolifero. Per capirci: è di otto anni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/ecuador-la-battaglia-infinita-tra-indigeni-e-big-del-petrolio.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/ecuador-la-battaglia-infinita-tra-indigeni-e-big-del-petrolio.html">Ecuador, la battaglia infinita tra indigeni e big del petrolio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="715" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ecuador, Proteste a Quito (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736-300x112.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736-768x286.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736-1024x381.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p class="p1"><span class="s1">L’Amazzonia è da tempo terra di contrasti. E non solo per quanto riguarda la sfera brasiliana. In <strong>Ecuador</strong>, da fine anni Novanta </span><span class="s2">ad oggi</span><span class="s1">, si consuma una guerra fisica e giuridica tra la popolazione indigena e il governo di <strong>Lenín Boltaire Moreno Garcés</strong>, sobillato da alcune big del settore petrolifero. Per capirci: è di otto anni fa la scelta dei vertici statali di aprire tre milioni di ettari di Amazzonia alle esplorazioni, in particolare a quelle per mano delle società petrolifere. L’area incontaminata di </span><span class="s2">foresta pluviale primaria</span><span class="s1">, culla<span class="Apple-converted-space"> </span>di un’incredibile diversità di specie animali e vegetali nonché delle popolazioni indigene, è stata così divisa in 16 &#8220;blocchi petroliferi&#8221; da vendere in un’asta internazionale, tra cui il blocco 22, dove vivono i Waorani.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Per capire meglio il livore e le ingiustizie subite dalle popolazioni indigene ecuadoregne, però, bisogna fare un passo indietro: il grido indigeno internazionale nasce infatti dalle prime proteste per il Dakota Access, l’oleodotto in costruzione in Nord Dakota che, come da progetto, dovrebbe coprire circa 200 chilometri, trasportando una quantità di petrolio intorno ai 550mila barili giornalieri. Anche per questo motivo, nel 2016 nasce il movimento di resistenza dei nativi americani, guidato dalla tribù dei Sioux e prontamente seguito dai villaggi di Sápara di Llanchamacocha e di Kichwa di Sarayaku, terra delle più antiche comunità indigene, nell’Amazzonia dell’Ecuador.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Originariamente in quella zona vivevano più di 200mila persone e 32 dialetti. Ora sono solo 200 con solo sei persone ancora in vita e parlanti la lingua nativa. L’Unesco ha stabilito per l’area lo status di “Patrimonio Culturale Intangibile” nel 2001, senza per questo riuscire a fermare l’avanzavate delle big petrolifere. La Texaco, società petrolifera americana, ha operato nell’Amazzonia ecuadoregna dal 1964 al 1990, prima della sua unione con Chevron Corporation nel 2001: in quel lasso di tempo, sono stati versati sul territorio 18 bilioni di litri di acque di scarico e 15 milioni di litri di petrolio grezzo. Il risultato? La fanghiglia nera sparsa ha contaminato le falde acquifere, arrivando a inquinare le foci di molti fiumi, idem per flora e fauna, quasi del tutto cancellate, e per gli abitanti delle comunità, le cui pene si sono tradotte in deformazioni e malattie gravi. &#8220;Lo scopo principale è quello di entrare ed estrarre petrolio senza rispondere dei danni&#8221;, ha spiegato <span class="s3">Luis Yanza</span>, presidente della Amazon Defense Coalition. &#8220;Di fatto, non c’è stato nessun cambiamento in 30 anni&#8221;.</span></p>
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<p>Il governo ecuadoregno, allo stato attuale, continua a svolgere manovre in grado di garantire la prosecuzione delle estrazioni, anche senza averne l’autorità, e rassicurare gli indigeni di una protezione estensiva dei diritti. E mentre per le comunità si va spengendo anche l’ultimo barlume di speranza, i sotterfugi e le alleanze con le aziende petrolifere sono pratiche ormai assodate: nel 2015 il governo ha venduto ad un consorzio cinese l’accesso a parti di terra alla <a href="http://www.ienearth.org/amazonians-at-united-nations-chinese-oil-company-will-cause-genocide/"><span class="s3">Andes Petroleum</span></a><span class="s3">,</span><span class="s1"> una big della combustione fossile, la quale, come ha affermato Manari Ushigua, Presidente di the Sapara Nation, &#8220;è prossima a commettere un genocidio contro la gente di Sapara e contro i nostri vicini isolati&#8221;.<br />
</span></p>
<p><span class="s1">La sola nota positiva nel drammatico scenario porta la data maggio 2019: gli indigeni Waorani hanno portato in tribunale il governo dell’Ecuador, che voleva vendere 200mila ettari di Amazzonia all&#8217;industria petrolifera, e con una sentenza a sorpresa hanno vinto, creando un precedente storico per i diritti di tutti i popoli indigeni. Non è la prima volta che una corte si pronuncia a favore delle comunità: nel luglio del 2012 era stata proprio la Corte Inter-Americana per i Diritti Umani ha emettere una sentenza con cui stabiliva l’Ecuador responsabile per la violazione del diritto delle popolazioni indigeni. Gli effetti della sentenza non hanno avuto l’impatto desiderato; la speranza, stavolta, è che la storia non si ripeta. </span></p>
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		<title>I Waorani protestano a Quito</title>
		<link>https://it.insideover.com/gallery/i-waorani-protestano-a-quito.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Feb 2020 08:22:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Amazzonia]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1618" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/LP_11049528.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1618" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/LP_11049528.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p><p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/gallery/i-waorani-protestano-a-quito.html">I Waorani protestano a Quito</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La persecuzione politica in Ecuador</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-persecuzione-politica-in-ecuador.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Nov 2019 06:38:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Proteste-in-Ecuador.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Proteste in Ecuador (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Proteste-in-Ecuador.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Proteste-in-Ecuador-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Proteste-in-Ecuador-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Proteste-in-Ecuador-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Carlos Eloy Viteri Gualinga è un antropologo, già direttore dell’Istituto per l’Ecosviluppo Regionale Amazzonico (Ecorae per la sigla in spagnolo), al secondo mandato parlamentare. È uno dei principali ideologi e promotori dello Stato plurinazionale. Anche noto per essere il pioniere del trasporto aeronautico amazzonico, con l’abbattimento dei costi per passaggio da 300 a 15 dollari, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-persecuzione-politica-in-ecuador.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Proteste-in-Ecuador.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Proteste in Ecuador (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Proteste-in-Ecuador.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Proteste-in-Ecuador-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Proteste-in-Ecuador-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Proteste-in-Ecuador-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Carlos Eloy Viteri Gualinga</strong> è un antropologo, già direttore dell’Istituto per l’Ecosviluppo Regionale Amazzonico (Ecorae per la sigla in spagnolo), al secondo mandato parlamentare. È uno dei principali ideologi e promotori dello Stato plurinazionale. Anche noto per essere il pioniere del trasporto aeronautico amazzonico, con l’abbattimento dei costi per passaggio da 300 a 15 dollari, e del programma di <strong>ambulanza aerea</strong>. Carlos Viteri ha promosso la costruzione di cento ponti sospesi, una rete viaria sostenibile che connette i villaggi dell’Amazzonia ecuatoriale. Oggi è chiuso nell’ambasciata del Messico a Quito in attesa di un salvacondotto.</p>
<p>In Ecuador, infatti, è in atto una strategia di annichilimento politico, attraverso forme di <strong>persecuzione diretta e indiretta</strong>, fra cui quella giudiziaria, degli avversari dell’attuale governo, denominata &#8220;descorreización&#8221;, dal nome dell’ex mandatario Rafael Correa. Il Paese si trova sotto lo scrutinio della commissione interamericana dei <strong>diritti umani</strong>, e del relatore delle Nazioni Unite, per gravi e ripetute violazioni.</p>
<p>Il 1 ottobre, il presidente in carica <strong>Lenin Moreno</strong> ha annunciato attraverso i canali nazionali di radio e televisione misure consistenti, fra altri aspetti, nell’incremento del prezzo del combustibile &#8211; in un rango variabile dal 30 al 130% per prodotto, una riforma strutturale economica, sociale e di flessibilizzazione del mercato del lavoro, la contrazione dei salari e del 20% dell’impiego statale, la <strong>privatizzazione del sistema pensionistico</strong> e la riduzione dei versamenti, il taglio di un giorno di stipendio per i dipendenti delle imprese pubbliche. L’indomani, e per oltre dieci giorni, il popolo dell&#8217;Ecuador ha condotto grandi  raduni, dove la Confederazione delle Nazionalità Indigene dell’Ecuador (Conaie) ha assunto un ruolo da protagonista, al fianco di studenti e tutti i settori sociali. Il governo ha risposto con una severa repressione, tacciando il movimento di protesta di <strong>terrorismo</strong>.</p>
<p>La richiesta dell’opposizione di una sessione straordinaria del parlamento, per una risoluzione costituzionale della crisi, non è stata accolta dal presidente della Camera dei deputati, ed è stata etichettata dall’esecutivo come un tentato colpo di Stato. Con il degenerare della situazione, mentre la piazza chiedeva il ritiro dei decreti, il governo, da un lato, provocava <strong>morti</strong>, <strong>feriti</strong> e centinaia di fermi, e dall’altro, chiamava a un <strong>dialogo tardivo</strong>. Intanto, Moreno accusava il &#8220;correísmo&#8221; di attentato alla stabilità e alterazione dell’ordine democratico.</p>
<p>“Questa campagna è stata studiata per eludere la responsabilità delle conseguenze di decisioni prese senza consultare le parti”, afferma Viteri, di Revolución Ciudadana ed esponente del popolo ancestrale Sarayaku, del ceppo Kichwa dell’Amazzonia. “Sono state create le condizioni per giustificare l’oppressione che stiamo vivendo, materializzata in detenzione preventiva, senza dovuto processo e presunzione di innocenza”, continua Viteri, parlando dal luogo del suo rifugio.</p>
<p>Il 13 ottobre, il governo, i dirigenti della Conaie, e di diverse organizzazioni, si sono riuniti con la mediazione delle Nazioni Unite e della chiesa cattolica, ed è stata accordata la deroga delle misure economiche, la elaborazione di un decreto alternativo, e il termine dello sciopero generale. Il saldo della brutale condotta poliziesca e militare è di 11 decessi, 1340 ferimenti e 1192 detenzioni, secondo il rapporto della Defensoría del Pueblo e nessuna azione è stata intrapresa per identificare i colpevoli. Nonostante ciò, il giorno seguente, sono state ordinate perquisizioni a domicili privati e l’arresto di membri del partito di Correa, incluse cariche elettive, come il prefetto della provincia di Pichincha, Paola Pabón, con l’accusa di ribellione. Di recente, è stato imprigionato, Virgilio Hernández, segretario esecutivo di Revolución Ciudadana, con la stessa imputazione.</p>
<p>Allertato di un imminente procedimento della magistratura nei suoi confronti, e in quelli di altri membri del gruppo parlamentare, e confrontato con l’assenza di alcun tipo di garanzia, il deputato Viteri ha chiesto asilo politico in Messico. “Sono due anni che siamo oggetto di questo clima di aggressione. Non solo sono stato vittima in prima persona di un linciaggio mediatico, e l’apertura di una verifica di bilancio del mio esercizio all’Ecorae fuori i tempi massimi legali, i miei figli minori hanno dovuto cambiare scuola per episodi di bullismo, mio figlio maggiore, il primo pilota Kichwa del paese, è stato licenziato senza giusta causa, così mia moglie. Le minacce di morte, e gli attacchi di odio razzista, mi hanno indotto a sollecitare una scorta”. Durante la sua permanenza nell&#8217;ambasciata del Messico, il consiglio di amministrazione legislativa della Camera, controllato dai partiti di maggioranza, ha sospeso i diritti lavorativi e parlamentari di Viteri e predisposto la sua separazione dal servizio pensionistico.</p>
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		<title>La Primavera latina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-primavera-latina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Oct 2019 09:40:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/proteste-in-Cile-La-Presse-3-e1572169233701.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cile Pinera" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/proteste-in-Cile-La-Presse-3-e1572169233701.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/proteste-in-Cile-La-Presse-3-e1572169233701-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/proteste-in-Cile-La-Presse-3-e1572169233701-768x393.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/proteste-in-Cile-La-Presse-3-e1572169233701-1024x524.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>&#8220;Formicai di miseria si vedono nei campi sparsi attorno alle città dell&#8217;America Latina&#8221;: la celebre frase scritta nel 1979 da Ryszard Kapuscinski, il grande reporter polacco, in La prima guerra del football e altre guerre di poveri è quanto di più attuale ci possa essere parlando dell&#8217;attuale contesto latinoamericano. Il 2019 da brividi dell&#8217;America Latina Le aree a sud del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-primavera-latina.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/proteste-in-Cile-La-Presse-3-e1572169233701.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cile Pinera" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/proteste-in-Cile-La-Presse-3-e1572169233701.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/proteste-in-Cile-La-Presse-3-e1572169233701-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/proteste-in-Cile-La-Presse-3-e1572169233701-768x393.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/proteste-in-Cile-La-Presse-3-e1572169233701-1024x524.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>&#8220;Formicai di miseria si vedono nei campi sparsi attorno alle città dell&#8217;America Latina&#8221;: la celebre frase scritta nel 1979 da <strong>Ryszard Kapuscinski, </strong>il grande reporter polacco, in <em>La prima guerra del football e altre guerre di poveri </em>è quanto di più attuale ci possa essere parlando dell&#8217;attuale contesto latinoamericano.</p>
<h2>Il 2019 da brividi dell&#8217;America Latina</h2>
<p><strong>Le aree a sud del Rio Grande </strong>sono sempre più calde, infiammate da proteste, rivolte, tensioni sociali. Le dilaganti disuguaglianze, la povertàe le endemiche faglie nella società contribuiscono a creare un cocktail esplosivo che si è manifestato recentemente <a href="https://it.insideover.com/politica/lamerica-latina-in-rivolta-contro-lausterita.html" target="_blank" rel="noopener">nell&#8217;ondata di proteste in </a><strong>Ecuador e Cile, </strong>ma anche in analoghe manifestazioni nella povera e depressa <strong>Haiti </strong>nei primi mesi del 2019.</p>
<p>Ma non solo: a infiammare periodicamente l&#8217;America Latina è il controverso rapporto tra i suoi popoli e la sua classe politica. Capace di produrre grandi conduttori di popolo, eccellenti tribuni, appassionati trascinatori di masse, un&#8217;idea di indipendenza nazionale e regionale che ha prodotto contesti di aggregazione come l&#8217;<strong>Alba </strong>nel &#8220;cortile di casa&#8221; degli Stati Uniti. Meno capace di costituirsi in <strong>classe dirigente continua, </strong>capace di produrre una dialettica del potere e del mondo istituzionale trasparente e efficace e di sottrarsi al potere di condizionamento, in positivo e in negativo, dei centri d&#8217;influenza tradizionali: in diversi Paesi, i finanzieri legati all&#8217;Occidente, il grande capitale fondiario e caste armate tanto disabituate a fare la guerra quanto inclini a infilarsi nei dibattiti politici interni.</p>
<p>La <strong>Bolivia </strong>ha recentemente offerto un esempio in tal senso, col controverso <a href="https://it.insideover.com/politica/morales-si-proclama-vincitore-ma-la-bolivia-rischia-il-caos.html">esito delle elezioni presidenziali</a> &#8220;addomesticato&#8221;, a quanto pare, a proprio favore dal <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-evo-morales.html" target="_blank" rel="noopener">leader uscente Evo Morales</a>. E come non parlare della <strong>lotta di potere in Venezuela </strong>tra due contendenti, uno dei quali (Nicolas Maduro) è un autocrate a capo di una cricca autoreferenziale e il cui avversario (Juan Guaidò) un usurpatore senza titoli se non il benestare di Washington? O del caso del <strong>Brasile, </strong>ove Jair Bolsonaro è giunto al potere sull&#8217;onda dell&#8217;inchiesta giudiziaria &#8220;Lava Jato&#8221; e in cui imperversano casi di proteste massicce in città come Rio de Janeiro, in cui le autorità sono accusate di un uso arbitrario della forza? O del <strong>Perù </strong>in cui la lotta di potere ha portato allo stallo istituzionale?</p>
<p>L&#8217;America Latina, continente troppo spesso lontano dall&#8217;attenzione mediatica quanto importante come laboratorio di certe evoluzioni sociali e politiche difficilmente osservabili in altri contesti, è viva e sempre più calda, ma intrinsecamente sempre più debole: quando, per citare <strong>Eduardo Galeano, </strong>le sue vene sono aperte si notano contraddizioni e criticità di una regione del mondo che risulta sempre più aperta alle ingerenze politiche esterne nei confronti di Paesi sempre più deboli.</p>
<h2>Ecuador e Cile, la piazza batte l&#8217;austerità</h2>
<p>Tra le ingerenze maggiori, sicuramente si delineano quelle dei <strong>grandi istituti finanziari sovranazionali, </strong>guidati dal Fondo Monetario Internazionale. L&#8217;Fmi ha richiesto all&#8217;Ecuador un pacchetto di riforme strutturali, taglio alla spesa pubblica e riduzione del welfare come controparte a dei prestiti, e il Paese si è rivoltato contro il Presidente <strong>Lenin Moreno. </strong>Il pacchetto di riforme 883, contenente le linee guida dell&#8217;austerità, è stato ritirato dopo durissime proteste di piazza guidate dal predecessore di Moreno, <strong>Rafael Correa</strong>.</p>
<p>Stesso discorso per il <strong>Cile, </strong>il cui presidente <strong>Sebastian Pinera </strong>ha accolto le richieste della piazza dopo giorni di rivolta contro la il carovita e l&#8217;austerità fiscale del governo. La decisione di aumentare il prezzo dei biglietti della metro di Santiago ha funto da materiale fissile per una rivolta generale, culminata nella <strong>dichiarazione dello stato di emergenza </strong>e in una repressione che ha prodotto oltre 20 morti. <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/10/26/cile-pinera-non-lascia-ma-annuncia-la-fine-dello-stato-di-emergenza-e-un-rimpasto-di-governo-revocato-il-coprifuoco-a-santiago/5534654/">Una manifestazione da oltre un milione di persone ha invaso le piazze di Santiago</a> il 25 ottobre scorso, spingendo Pinera a annunciare la fine dell&#8217;austerità. Il presidente ha dichiarato di voler ascoltare le voci dei protestanti presentando &#8220;una profonda agenda sociale che raccoglie molte delle lamentele più sentite dai nostri compatrioti, in modo da avanzare con urgenza e volontà verso un miglioramento delle <strong>pensioni</strong>, delle <strong>entrate dei lavoratori</strong>, verso la stabilizzazione del prezzo di servizi di base come l’elettricità, e presto vogliamo anche fare progressi sui <strong>prezzi dell’acqua</strong> e del Tag (<em>il sistema di pedaggio autostradale, ndr</em>)&#8221;.</p>
<h2>Venezuela, Bolivia, Perù: poteri in bilico</h2>
<p>Il braccio di ferro elettorale tra Morales e lo sfidante liberaldemocratico<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-carlos-mesa.html"> </a><strong>Carlos Mesa </strong>in Bolivia è solo l&#8217;ultimo di una serie di conflitti di potere apertisi in America Latina. Prima di Sucre, anche Caracas e Lima erano state scosse, rispettivamente, dal clamoroso conflitto di potere tra Juan Guaidò e Nicolas Maduro e dalla spaccatura tra presidenza e parlamento.</p>
<p>Molto nota è la situazione venezuelana, meno ma altrettanto delicata e bloccata quella peruviana: <strong>Martin Vizcarra, </strong>presidente di destra in carica da un anno e mezzo, deve fronteggiare la rivolta parlamentare dell&#8217;opposizione guidata dal clan dei <strong>Fujimori, </strong>guidato dalla figlia dell&#8217;ex dittatore, <strong>Keiko, </strong>che accusa il capo di Stato di voler personalizzare le alte cariche della giustizia deputate a giudicare la stessa Fujimori, coinvolta penalmente in uno scandalo di tangenti. &#8220;Nonostante crescita e stabilità economica, nel Paese le differenze di reddito tra le diverse regioni e fasce di cittadini sono clamorose, alimentando il malcontento. Vittime storiche di situazioni da medioevo sono le popolazioni originarie, sfruttate ed emarginate&#8221;, sottolinea l&#8217;Agi. Il Perù ha nel proliferare delle miniere d&#8217;oro illegali una minaccia esistenziale e simbolica alla stabilità dell&#8217;esistenza dei suoi cittadini più deboli.</p>
<h2>Gli altri focolai</h2>
<p>I restanti tremori che scuotono l&#8217;area latinoamericana afferiscono agli stessi sintomi. In Brasile Rio de Janeiro protesta contro la brutalità della polizia e dei paramilitari sdoganata dal governatore <strong>Wilson Witzel, </strong>causa di oltre 1.250 morti sospette da gennaio a agosto,  la maggior parte delle quali uomini, giovani, poveri e neri.</p>
<p><strong>Haiti,</strong> Paese alla canna del gas, è in subbuglio contro l&#8217;endemica corruzione dei suoi governanti, mentre un fronte da tenere perennemente sott&#8217;occhio è quello del <strong>Nicaragua, </strong>in cui le proteste contro il presidente socialista <strong>Daniel Ortega </strong>si accendono e rientrano in maniera improvvisa e imprevedibile. La marcia di avvicinamento all&#8217;elezione-chiave del 2020 sarà caratterizzata dal solito canovaccio: accuse incrociate tra governo e opposizione, con il primo che denuncia strumentalizzazioni straniere e la seconda che attacca la repressione del dissenso e la <a href="https://latinamericareports.com/repression-returns-to-nicaragua/3313/">corruzione del potere</a>. Mentre tutto questo accade, il grande enigma resta quello della <strong>Colombia</strong>: si può parlare davvero di pace tre anni dopo l&#8217;accordo governo-Farc? <a href="https://it.insideover.com/politica/le-tresche-di-maduro-e-guaido-in-colombia.html">Il perpetrarsi della guerriglia di sinistra nel Paese</a> e la durezza di Bogotá contro i dissidenti e i protestanti <em>campesinos </em>rischiano di accendere un nuovo focolaio. Forse il più grave, in un&#8217;America Latina incandescente.</p>
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		<title>L&#8217;America latina in rivolta contro l&#8217;austerità</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lamerica-latina-in-rivolta-contro-lausterita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2019 07:24:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Austerità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Un-soldato-nelle-vie-distrutte-del-Cile.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un soldato nelle vie distrutte del Cile (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Un-soldato-nelle-vie-distrutte-del-Cile.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Un-soldato-nelle-vie-distrutte-del-Cile-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Un-soldato-nelle-vie-distrutte-del-Cile-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Un-soldato-nelle-vie-distrutte-del-Cile-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ecuador, Cile, Argentina: da tre Paesi dell&#8217;America meridionale soffia un vento di rivolta. In un mondo sempre più caldo e inquieto il mondo latinoamericano è un epicentro di tensioni da tenere sotto osservazione. Il bersaglio, adesso come vent&#8217;anni fa e, ancora prima, negli anni conclusivi della Guerra fredda, è l&#8217;abbraccio sempre più stretto tra i &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lamerica-latina-in-rivolta-contro-lausterita.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Un-soldato-nelle-vie-distrutte-del-Cile.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un soldato nelle vie distrutte del Cile (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Un-soldato-nelle-vie-distrutte-del-Cile.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Un-soldato-nelle-vie-distrutte-del-Cile-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Un-soldato-nelle-vie-distrutte-del-Cile-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Un-soldato-nelle-vie-distrutte-del-Cile-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Ecuador, Cile, Argentina</strong>: da tre Paesi dell&#8217;America meridionale soffia un vento di rivolta. <a href="https://it.insideover.com/politica/mondo-in-crisi-caos.html" target="_blank" rel="noopener">In un mondo sempre più caldo e inquieto</a> il mondo latinoamericano è un epicentro di tensioni da tenere sotto osservazione. Il bersaglio, adesso come vent&#8217;anni fa e, ancora prima, negli anni conclusivi della Guerra fredda, è l&#8217;abbraccio sempre più stretto tra i governi della regione e le logiche economiche del <strong>neoliberismo, </strong>incarnate principalmente dalle <strong>grandi istituzioni finanziarie </strong>come il <strong>Fondo monetario Internazionale</strong>. Anima della protesta quella classe media che si era negli anni scorsi sentita abbandonata dai governi populisti di sinistra consentendo l&#8217;elezione di <strong>Mauricio Macri </strong>in Argentina, <strong>Sebastian Pinera</strong> in Cile e <strong>Jair Bolsonaro </strong>in Brasile. Oggi nuovamente in fibrillazione per l&#8217;imposizione di dure condizioni a causa delle <strong>misure di austerità </strong>introdotte dai governi o concordate con l&#8217;Fmi.</p>
<p>In due casi, <a href="https://it.insideover.com/politica/scontri-e-violenze-travolgono-lecuador.html" target="_blank" rel="noopener">Ecuador</a> e <a href="https://it.insideover.com/politica/lesercito-ha-proclamato-il-coprifuoco-a-santiago-del-cile.html" target="_blank" rel="noopener">Cile</a>, la rivolta è esplosa violenta, improvvisa e dilagante, provocando una reazione dura delle autorità, con morti negli scontri che ad esempio non si sono verificati nelle ben più mediatiche rivolte di Hong Kong. Nel terzo caso, l&#8217;Argentina, la rivolta è politica ed elettorale: <strong>le elezioni di domenica prossima</strong> potrebbero incoronare il peronista <strong>Alberto Fernandez </strong> e mandare al tappeto <a href="https://it.insideover.com/economia/14-milioni-di-poveri-la-spaventosa-eredita-di-macri.html" target="_blank" rel="noopener">Mauricio Macri e le sue politiche economiche</a> giudicate disastrose.</p>
<h2>Ecuador, Moreno contro Correa</h2>
<p><strong>Lenin Moreno </strong>è letteralmente sotto assedio e non ha potuto portare fino in fondo il <strong>decreto 883 </strong>con cui l&#8217;esecutivo di <strong>Quito </strong>imponeva a livello sociale una serie di misure di austerità fortemente penalizzanti per assecondare le richieste di riforme strutturali dell&#8217;Fmi: l&#8217;aumento dei biglietti del bus e l&#8217;abolizione dei <strong>sussidi sul carburante, </strong>vera e propria forma di welfare aggiuntivo per gli abitanti di un Paese ricco di materie prime ma non di centri di trasformazione e raffinerie, ha generato un malcontento trasformatosi in ampi moti di protesta, rinfocolati dall&#8217;ex <strong>Presidente Rafael Correa, </strong>capo dello Stato fino al 2017 entrato in piena polemica con Moreno, suo ex vicepresidente.</p>
<p>Correa ha costruito le politiche più equilibrate tra quelle messe in atto dalle &#8220;rivoluzioni&#8221; populiste sudamericane, contribuendo ad alleviare i casi di povertà estrema ed esclusione sociale, riducendo la dipendenza dall&#8217;estero di uno Stato costretto ad adottare il <strong>dollaro </strong>come valuta e evitando le gravi tensioni che hanno scosso nazioni come il Venezuela.</p>
<p>Moreno ha, poco dopo il suo insediamento, ribaltato completamente la sua linea, rinforzato i pacchetti di politiche austeritarie e liberiste e impostato una strategia ben esemplificata dall&#8217;ex consulente di Correa, <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/10/09/ecuador-le-proteste-irrompono-in-parlamento-e-il-governo-trasloca-ecco-cosa-sta-succedendo/5505995/" target="_blank" rel="noopener">l&#8217;italiano Samuele Mazzolini</a>: &#8220;Da una parte, esenzioni, deduzioni e amnistia fiscale per i grandi capitali, dall’altra una riduzione senza pari dell’apparato statale con <strong>tagli al personale</strong> che andranno a colpire i servizi essenziali, insieme a un attacco diretto ai diritti lavorativi, sia nel settore pubblico sia in quello privato&#8221;.</p>
<h2>Cile, torna il coprifuoco</h2>
<p>Sono focolai apparentemente locali a scatenare grandi incendi, in diversi casi. Anche in <strong>Cile </strong>l&#8217;origine delle recenti proteste che stanno sconvolgendo la nazione e hanno causato almeno sette morti è legata alla rivolta contro una misura che va a colpire, materialmente ma soprattutto simbolicamente, la vita quotidiana di milioni di cittadini: l&#8217;<strong>incremento</strong> dei prezzi dei <strong>biglietti</strong> della metropolitana di Santiago decisi dall’esecutivo di centro-destra di Pinera, decisione che ha generato la rabbia di parte della popolazione, già esasperata per il carovita della capitale. &#8220;Siamo in guerra contro un nemico potente&#8221;, ha detto il presidente, dimostrando sorpresa per un&#8217;esplosione di collera popolare accesasi senza preavviso.&#8221;Un nemico implacabile &#8211; ha aggiunto &#8211; che non rispetta niente e nessuno e che è pronto a fare uso della violenza e della delinquenza senza alcun limite&#8221;.</p>
<p>La stabilità sociale del Paese è messa a rischio dalle crescenti disuguaglianze economiche e l&#8217;esercito ha imposto il coprifuoco per la prima volta dall&#8217;era di <strong>Augusto Pinochet</strong>. Non si può confrontare, chiaramente, la situazione attuale con il periodo più buio della storia cilena sotto il piano politico. Ma in campo economico l&#8217;attuale governo adotta ricette assai simili a quelle messe in atto ai tempi del regime, che con i consigli del <strong>Premio Nobel Milton Friedman </strong>e dei suoi &#8220;Chicago Boys&#8221;, tra cui spiccava il padre di Pinera e il <a href="https://it.insideover.com/politica/pinochet-bolsonaro-guedes-lultimo-dei-chicago-boys.html" target="_blank" rel="noopener">cui ultimo esponente è l&#8217;attuale ministro dell&#8217;Economia brasiliano Paulo Guedes </a>, sviluppò una radicale trasformazione neoliberista dell&#8217;economia.</p>
<p><strong>Tagli fiscali, sforbiciate allo stato sociale, privatizzazioni e deregulation </strong>portarono nel 1982 al crollo dell&#8217;economia cilena, come ben spiega l&#8217;analista Naomi Klein in <em>Shock Economy</em>: &#8220;Il debito esplose, il Paese ripiombò nell’iperinflazione e la disoccupazione salì al 30 per cento, dieci volte più alta che ai tempi di Allende […] L’unica cosa che impedì il collasso economico completo del Cile nei primi anni Ottanta fu il fatto che Pinochet non privatizzò mai la Codelco, la compagnia mineraria del rame nazionalizzata da Allende&#8221;. I cileni, anche dopo la ritrovata stabilità, non hanno dimenticato l&#8217;impatto enorme di questa lezione. Il governo ha dovuto fare dietrofront.</p>
<h2>In Argentina Fernandez insidia Macri</h2>
<p>Le <a href="https://it.insideover.com/politica/macri-ko-alle-primarie-cosa-significa-per-largentina.html" target="_blank" rel="noopener">primarie argentine di agosto</a> hanno certificato che il peronista di sinistra Fernandez è in testa su Mauricio Macri nella volata verso le <strong>elezioni presidenziali</strong>. Macri porta sulle sue spalle il fardello del fallimento del tentativo di aprire Buenos Aires agli investimenti esteri con una massiccia ristrutturazione economica. Si stima che a fine anno i poveri saranno il 40% della popolazione, mentre negli ultimi dodici mesi il loro numero è aumentato di tre milioni di persone.</p>
<p>Macri ha imposto pacchetti di austerità per ottenere dall&#8217;Fmi un prestito da 57 miliardi di dollari, ma senza successo. Analogo insuccesso hanno fatto registrare politiche che hanno condotto alla sanatoria per il rientro dei capitali più grande della storia del capitalismo (110 miliardi di dollari) ed emissioni di titoli a scadenza secolare capaci di produrre cedole annue del 7%, una batosta per le finanze argentine già assediate dalle operazioni spericolate dei fondi internazionali loro creditori (guidati dall&#8217;americano Elliott). La povertà in aumento, la disoccupazione in doppia cifra, l&#8217;inflazione galoppante hanno disegnato uno &#8220;scenario greco&#8221;. E ora l&#8217;Argentina, terra che potrebbe produrre cibo per sfamare 450 milioni di persone, si trova nella condizione di dover affrontare problemi di carenza alimentare e malnutrizione.</p>
<p>Il destino di Macri appare segnato, e nelle urne argentine potrebbe concretizzarsi la più significativa delle rivolte che stanno plasmando una nuova America Latina, ponendo fine all&#8217;inerzia liberale iniziata proprio nel Paese del Cono Sud quattro anni fa. Le classi medie urbane dei Paesi latinoamericani chiedono giustizia economica e guidano la protesta in tutto il continente, alla testa di una platea ampia ed eterogenea (gruppi indigeni, chiese, movimenti ruralisti e così via) che disegna settimana dopo settimana il <strong>fronte contro l&#8217;austerità</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lamerica-latina-in-rivolta-contro-lausterita.html">L&#8217;America latina in rivolta contro l&#8217;austerità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Scontri e violenze travolgono l&#8217;Ecuador</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/scontri-e-violenze-travolgono-lecuador.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Oct 2019 08:52:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Scontri-in-Ecuador.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Scontri in Ecuador (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Scontri-in-Ecuador.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Scontri-in-Ecuador-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Scontri-in-Ecuador-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Scontri-in-Ecuador-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si alza la tensione in Ecuador dopo i violenti scontri, che hanno avuto luogo in diverse città del Paese, tra polizia e manifestanti. Questi ultimi avevano preso parte allo sciopero nazionale, indetto per protestare contro le misure di austerità decise da Quito. Diverse persone sono rimaste ferite mentre almeno diciannove sono state arrestate. La soppressione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/scontri-e-violenze-travolgono-lecuador.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Scontri-in-Ecuador.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Scontri in Ecuador (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Scontri-in-Ecuador.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Scontri-in-Ecuador-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Scontri-in-Ecuador-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Scontri-in-Ecuador-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Si alza la <a href="https://it.euronews.com/2019/10/04/ecuador-scontri-tra-polizia-e-manifestanti-moreno-dichiara-lo-stato-di-emergenza">tensione</a> in Ecuador dopo i <strong>violenti scontri</strong>, che hanno avuto luogo in diverse città del Paese, tra polizia e manifestanti. Questi ultimi avevano preso parte allo sciopero nazionale, indetto per protestare contro le misure di austerità decise da Quito. Diverse persone sono rimaste ferite mentre almeno diciannove sono state arrestate. La soppressione dei sussidi statali al carburante, che ha provocato un&#8217;impennata dei prezzi di benzina e diesel alle pompe, è stata di certo la misura che ha suscitato la maggiore disapprovazione. La violenza nelle strade ha spinto il presidente Lenin Moreno a proclamare lo stato d&#8217;emergenza per tutelare la sicurezza dei cittadini. Il capo di Stato si è dimostrato aperto ad ascoltare le rimostranze dei cittadini infuriati ma, al tempo stesso, fermo nel difendere i provvedimenti adottati.</p>
<h2>Una scelta difficile</h2>
<p>Le misure di <strong>austerità</strong> fanno parte di un <a href="https://www.google.com/amp/s/www.ilpost.it/2019/10/04/ecuador-stato-emergenza/amp/">pacchetto</a> di riforme che Quito dovrà approvare su richiesta del Fondo Monetario Internazionale, che ha deciso di concedere al Paese un prestito di 4,2 miliardi di dollari per risollevare l&#8217;economia nazionale. I soli sussidi sul prezzo del carburante costavano circa 1,3 miliardi di dollari alle casse dello Stato. L&#8217;aumento del 120 per cento dei prezzi ai distributori ha però scatenato, in un Paese in cui il tasso di povertà era, nel 2017, del 21.5 per cento, le ire di tanti cittadini ed in particolare di chi lavora nel settore dei trasporti. Lo <a href="https://www.google.com/amp/s/www.nst.com.my/node/526882/amp">stato di emergenza</a>, che avrà una durata di 60 giorni e potrà poi essere rinnovato per altri 30, consentirà all&#8217;esecutivo di censurare la stampa, impiegare l&#8217;esercito nelle strade e di limitare la libertà di movimento dei cittadini. La relativa stabilità dell&#8217;Ecuador sembra essere ora a rischio e la storia recente della nazione sembra fornire indicazioni preoccupanti. Tre presidenti, nella decade compresa tra il 1996 ed il 2006, sono stati rimossi dal potere a causa del caos derivante da proteste popolari. Sotto la presidenza di Rafael Correa, iniziata nel 2007 e terminata nel 2017, il Paese ha conosciuto un periodo meno instabile e si è avvicinato politicamente al Venezuela, aderendo all&#8217;Alleanza Bolivariana per le Americhe (Alba), un&#8217;organizzazione politica regionale controllata da Caracas.</p>
<h2>Un futuro incerto</h2>
<p>Lenin Moreno ha progressivamente distanziato le politiche della sua amministrazione da quelle del suo predecessore. I rapporti con gli Stati Uniti sono migliorati, l&#8217;Ecuador ha lasciato l&#8217;Alba e raffreddato le relazioni con Caracas e sono state adottate politiche più fiscalmente responsabili. La necessità di migliorare le proprie <strong>prospettive economiche</strong> ha spinto Quito ad annunciare che, dal primo gennaio del 2020, l&#8217;Ecuador abbandonerà l&#8217;Opec. Il Paese ha necessità di aumentare la propria produzione per ottenere maggiori entrate e dovrà pertanto sforare la quota di produzione imposta dall&#8217;organizzazione. La decisione è meramente politica e non dovrebbe causare alcun tipo di problema in seno all&#8217;Opec.</p>
<p>L&#8217;<strong>instabilità</strong> che sta colpendo diversi Stati dell&#8217;America Latina potrebbe influire negativamente sulle dinamiche ecuadoregne. Il collasso economico del Venezuela, le crisi politica in <a href="https://it.insideover.com/politica/la-crisi-costituzionale-in-peru-e-sempre-piu-grave.html">Perù</a>, i problemi dell&#8217;amministrazione Macri a Buenos Aires e le tensioni  in Colombia non aiutano a rasserenare il quadro politico complessivo della regione e potrebbero contagiare anche Quito. Lenin Moreno dovrà barcamenarsi tra la necessità di conformarsi alle richieste del Fondo Monetario Internazionale e di non subire un crollo del consenso popolare. Qualora ciò non gli riuscisse c&#8217;è il rischio concreto che il caos possa tornare ad impadronirsi dell&#8217;Ecuador e travolgere il Paese.</p>
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		<title>Julian Assange, eroe o spia? Chi è davvero</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/julian-assange-eroe-o-spia-chi-e-davvero.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Apr 2019 11:04:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Londra]]></category>
		<category><![CDATA[Wikileaks]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190411120850_29021646.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190411120850_29021646.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190411120850_29021646-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190411120850_29021646-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190411120850_29021646-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, è stato arrestato questa mattina dalla polizia britannica e portato fuori dall&#8217;ambasciata dell&#8217;Ecuador a Londra, dove aveva ricevuto asilo politico per quasi sette anni. È accaduto un giorno dopo che Kristinn Hrafnsson, redattore capo di Wikileaks, ha dichiarato che è stata condotta una vasta operazione di spionaggio contro Assange nell&#8217;ambasciata ecuadoriana. Durante una conferenza &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/julian-assange-eroe-o-spia-chi-e-davvero.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190411120850_29021646.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190411120850_29021646.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190411120850_29021646-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190411120850_29021646-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20190411120850_29021646-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Julian Assange</strong>, il fondatore di <em>Wikileaks</em>, è stato arrestato questa mattina dalla polizia britannica e portato fuori dall&#8217;ambasciata dell&#8217;<strong>Ecuador</strong> a Londra, dove aveva ricevuto asilo politico per quasi sette anni. È accaduto un giorno dopo che Kristinn Hrafnsson, redattore capo di <em>Wikileaks</em>, ha dichiarato che è stata condotta una vasta operazione di spionaggio contro Assange nell&#8217;ambasciata ecuadoriana. Durante una conferenza stampa a dir poco esplosiva, Hrafnsson ha affermato che l&#8217;operazione è stata progettata al fine estradare Assange.</p>
<p>Un rapporto, quello tra Assange e l&#8217;Ecuador, che si è incrinato da quando, nel maggio 2017, è salito al potere <strong>Lenin Moreno</strong>, successore di Rafael Correa. Ma chi è davvero l&#8217;attivista-giornalista nato in Australia? Un eroe, un simbolo di libertà oppure una spia?</p>
<h2>I guai giudiziari di Assange e l&#8217;asilo politico</h2>
<p>I suoi guai con la giustizia si manifestano proprio quando, nel novembre 2010, <em>Wikileaks </em>pubblica circa 250mila documenti riservati statunitensi: il 18 novembre 2010, infatti, il tribunale di Stoccolma emette un mandato d&#8217;arresto contro Assange con l&#8217;accusa di <strong>stupro</strong>, <strong>molestie</strong> e <strong>coercizione illegale</strong>. Il 7 dicembre 2010 Assange si presenta spontaneamente negli uffici di Scotland Yard e viene arrestato in seguito al mandato di cattura europeo.</p>
<p>La Svezia ne chiede l&#8217;estradizione ma, come riporta all&#8217;epoca <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><em><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.independent.co.uk/news/uk/crime/assange-could-face-espionage-trial-in-us-2154107.html">The Independent</a></em></span></span>, che cita fonti americane, si manifesta immediatamente la concreta possibilità che Assange venga in realtà consegnato alle autorità americane e processato per spionaggio. Reato che negli Stati Uniti è punito anche con la <strong>pena di morte</strong>. Il suo arresto, nel 2010, viene definito dall&#8217;allora segretario alla Difesa americano Robert Gates come &#8220;una buona notizia&#8221;.</p>
<p>Nel 2012, Assange si rifugia nell&#8217;ambasciata dell&#8217;Ecuador a Londra, dove ottiene l&#8217;asilo politico. Lì trascorre gli anni seguenti bloccato nel complesso diplomatico, facendo solo sporadiche apparizioni alla finestra dell&#8217;ambasciata e nelle interviste condotte all&#8217;interno. Nel 2016, un gruppo di esperti delle Nazioni Unite stabilisce che ciò che stava accadendo ad Assange equivaleva alla detenzione arbitraria da parte delle autorità britanniche. Londra, tuttavia, si rifiuta di revocare il mandato di arresto.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.occhidellaguerra.it/ecuador-arresto-assange-usa-londra/"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">La pressione degli Stati Uniti</span> </a></span>sale con l&#8217;elezione di <strong>Lenin Moreno</strong>. L&#8217;allora direttore della Cia <strong>Mike Pompeo</strong>, oggi Segretario di Stato, accusa <em>Wikileaks</em> di essere un &#8220;servizio di intelligence ostile&#8221;. Una settimana dopo, l&#8217;allora procuratore generale <strong>Jeff Sessions</strong> annuncia che arrestare Assange è una &#8220;priorità&#8221;. Secondo quanto riferito dal <em>New York Times</em>, il Dipartimento di Giustizia stava lavorando a un memorandum che conteneva possibili accuse contro Wikileaks e Assange. Il 20 ottobre 2017, Mike Pompeo paragona <em>Wikileaks</em> ad <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/al-qaeda/" target="_blank" rel="noopener">Al Qaeda</a></span></span> e allo Stato islamico (<span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore/" target="_blank" rel="noopener">Isis</a></span></span>).</p>
<h2>La condanna di Edward Snowden e dell&#8217;ex presidente Rafael Correa</h2>
<p>L&#8217;arresto di Assange è stato condannato da <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://theintercept.com/2019/04/11/julian-assange-arrested-london-ecuador-withdraws-asylum/">molti sostenitori</a></span></span>, tra cui <strong>Edward Snowden</strong>, che ha ricordato ai giornalisti che le Nazioni Unite &#8220;hanno formalmente stabilito che la sua detenzione è arbitraria, una violazione dei diritti umani&#8221; . L&#8217;ex presidente dell&#8217;Ecuador, <strong>Rafael Correa</strong>, colui che ha concesso asilo Assange, ha fortemente criticato la decisione del suo successore.</p>
<p>Durissimo il suo commento nei confronti di Lenin Moreno: &#8220;Il più grande traditore della storia ecuadoriana e latinoamericana, Lenin Moreno, ha permesso alla polizia britannica di entrare nella nostra ambasciata a Londra per arrestare Assange. Moreno è un uomo corrotto, ma quello che ha fatto è un crimine che l&#8217;umanità non dimenticherà mai&#8221;.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.foxnews.com/world/judge-andrew-napolitano-julian-assange-hero" target="_blank" rel="noopener">Per il noto cronista televisivo Andrew Napolitano</a></span></span>, il fondatore di <em>Wikileaks </em>è un vero eroe: &#8220;Ciò che ha pubblicato è stata un&#8217;informazione veritiera che il pubblico americano e il mondo avevano il diritto di sapere&#8221;.</p>
<h2>La rivoluzione di Wikileaks</h2>
<p>Nel 2010, Wikileaks diffonde <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.lastampa.it/2010/11/28/esteri/wikileaks-ecco-il-riassunto-dei-documenti-sul-new-york-times-FALoLnvwcmiN2WiBMB0RWJ/pagina.html">251.287 documenti contenenti informazioni confidenziali</a></span></span> inviate da 274 ambasciate americane in tutto il mondo al dipartimento di Stato degli Stati Uniti a Washington. Il 7 marzo 2017, Wikileaks rende noto <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://wikileaks.org/ciav7p1/"><em>Vault 7</em></a></span></span>, che racconta le attività e le capacità della United Central Intelligence Agency (Cia) nella sorveglianza di massa e nella guerra informatica.</p>
<p>Comunque vada a finire ora che Assange è stato arrestato, la pubblicazione dei &#8220;cable&#8221; riservati da parte di <em>Wikileaks</em> ha rappresentato una vera rivoluzione, non solo per le straordinarie informazioni in essi contenuti ma per il dirompente impatto politico che ha inciso, e non poco, sulle vite dei governi.</p>
<p>Eroe per la gente comune, &#8220;spia&#8221; per tanti governi &#8211; in primo luogo quello americano &#8211; Assange ha dimostrato di essere un personaggio fondamentale della nostra epoca. Comunque vada a finire per lui, il mondo non è più lo stesso da quando <em>Wikileaks</em> è apparsa sulla scena.</p>
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		<title>Il volto nuovo dell&#8217;America Latina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lenin-moreno-volto-dellamerica-latina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Apr 2017 07:13:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="960" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170403230428_22700757.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170403230428_22700757.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170403230428_22700757-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170403230428_22700757-768x492.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170403230428_22700757-1024x655.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L&#8217;Ecuador ha scelto la continuità: nel decisivo ballottaggio delle elezioni presidenziali, infatti, il candidato della formazione governativa Alianza PAISLenin Moreno ha prevalso di stretta misura sull&#8217;esponente dell&#8217;opposizione conservatrice Creando Oportunidades Guillermo Lasso, succedendo così al suo compagno di partito Rafael Correa, di cui era stato in precedenza vicepresidente dal 2007 al 2013.Se già il primo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lenin-moreno-volto-dellamerica-latina.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="960" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170403230428_22700757.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170403230428_22700757.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170403230428_22700757-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170403230428_22700757-768x492.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/LAPRESSE_20170403230428_22700757-1024x655.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L&#8217;Ecuador ha scelto la continuità: nel decisivo ballottaggio delle elezioni presidenziali, infatti, il candidato della formazione <em></em>governativa <em>Alianza PAIS</em>Lenin Moreno ha prevalso di stretta misura sull&#8217;esponente dell&#8217;opposizione conservatrice <em>Creando Oportunidades </em>Guillermo Lasso, succedendo così al suo compagno di partito Rafael Correa, di cui era stato in precedenza vicepresidente dal 2007 al 2013.Se già il primo turno aveva visto lo svolgimento di una grande manifestazione di partecipazione da parte dei cittadini ecuadoregni, oltre l&#8217;80% dei quali si era recato alle urne, nel secondo turno il trend è stato ampiamente confermato: oltre 100.000 elettori in più si sono recati alle urne per decidere il futuro Presidente della Repubblica, portando il numero totale di votanti sopra i 10,5 milioni e l&#8217;affluenza all&#8217;82,98%. Moreno ha prevalso con il 51,15% delle preferenze, sopravanzando di poco Lasso che si è fermato al 48,85%. L&#8217;Ecuador, dunque, vedrà una successione al governo tra due esponenti del &#8220;socialismo del XXI secolo&#8221; e conoscerà la successione di Moreno a Correa, leader della <em>Revolucion Ciudadana </em>che è dunque riuscito a tirare la volata al suo delfino nonostante le numerose ombre gettate sul futuro dell&#8217;esperienza governativa di <em>Alianza PAIS</em>dalle conseguenze della recente recessione economica, <a href="https://www.ft.com/content/e714ff42-f8f4-11e6-9516-2d969e0d3b65">che secondo alcuni commentatori come Andres Schipani del </a><a href="https://www.ft.com/content/e714ff42-f8f4-11e6-9516-2d969e0d3b65"><em>Financial Times</em></a> avrebbero potuto consegnare il successo finale a Lasso.&nbsp;Moreno, 64 anni, si troverà dunque a guidare l&#8217;Ecuador in una delicatissima fase di transizione e avrà il compito di rilanciare l&#8217;azione del governo di Quito, dando continuità a un processo che ha visto il Paese conoscere, nell&#8217;ultimo decennio, una diminuzione dei tassi di povertà dal 36,5% al 22,5%, una crescita media annua dei redditi pro capite dell&#8217;1,5%, un <a href="http://cepr.net/images/stories/reports/ecuador-2017-02.pdf" target="_blank">calo dell&#8217;Indice di Gini sulla disuguaglianza salariale da 0,55 a 0,47 </a>e, caso raro e significativo per uno Stato latinoamericano, un relativo, per quanto sicuramente non definitivo, arretramento della corruzione sistemica. Oltre a questo la sua elezione alla presidenza dell&#8217;Ecuador porta con sé diversi motivi di rilevanza legati alla personalità del vincitore del ballottaggio e al contesto delicato che si trova oggi a vivere l&#8217;America Latina.L&#8217;ascesa di Moreno, infatti, ha suscitato molto scalpore a causa dell&#8217;apparente contrasto che poteva apparire, a prima vista, tra la grande forza trasportatrice del nuovo Presidente ecuadoregno e la sua, apparente, debolezza fisica. Moreno, infatti, è tetraplegico e costretto a vivere su una sedia a rotelle dal gennaio 1989, quando rimase vittima di una sparatoria al termine di un tentativo di rapina, ma ha sempre saputo far fronte con coraggio alla sua malattia, spendendosi in prima persona per garantire che nel sistema sociale e sanitario del suo Paese venissero introdotti adeguati istituti previdenziali per i disabili. Il Presidente-eletto è stato nominato per il Premio Nobel per la Pace nel 2012 a causa della sua attività, proseguita anche dopo l&#8217;addio alla vicepresidenza nel 2013 come inviato speciale delle Nazioni Unite. &#8220;La solidarietà&#8221;, diceva Moreno nel 2012 &#8221; intesa non come elemosina ma come riconoscimento degli altri come uguali, è un pilastro fondamentale per avviare l&#8217;inclusione sociale&#8221;: inclusione che ora sembra più che mai rappresentata dalla vittoria alle elezioni di Moreno, <a href="http://www.telesurtv.net/english/news/Moreno-Makes-History-1st-Head-of-State-Elected-With-Paraplegia-20170403-0007.html" target="_blank">come scritto dal <em>corporate media </em>latinoamericano <em>TeleSur</em>.</a>Oltre al forte impatto emotivo della vittoria di Moreno, è importante sottolineare la valenza internazionale del voto in Ecuador, che ha rappresentato la prima occasione di riscatto per i movimenti populisti progressisti latinoamericani dopo i rovesci elettorali in Venezuela e Argentina e la defenestrazione a tinte fosche di Dilma Rousseff in Brasile. In precedenza si era scritto su <em>Gli Occhi della Guerra </em>della rilevanza che l&#8217;esito delle elezioni nel Paese avrebbe avuto per il resto del continente: la concomitanza tra l&#8217;ascesa di Moreno e la parallela manifestazione di una nuova, preoccupante crisi in Venezuela e di forti tensioni in Paraguay rende bene l&#8217;idea della delicatezza del periodo presente per tutta l&#8217;America Latina.Al Venezuela, e al suo Presidente Nicolas Maduro in particolare, Lenin Moreno dovrà guardare con attenzione, prendendo esempio per i suoi primi mesi di governo dalla travagliata storia recente della Repubblica Bolivariana: <a href="http://www.lintellettualedissidente.it/esteri-3/giu-le-mani-dal-venezuela/" target="_blank">nonostante la narrazione della crisi venezuelana sia tendenzialmente a senso unico </a>e siano state ignorate alcune, timide mosse dell&#8217;esecutivo che hanno mostrato l&#8217;esistenza di una volontà politica interna al governo, le responsabilità personali del successore di Hugo Chavez nell&#8217;aggravamento della crisi del suo Paese nel corso dell&#8217;ultimo triennio sono palesi e innegabili. Moreno, succedendo a Correa, dovrà evitare di ripetere il &#8220;peccato originale&#8221; di Maduro, eletto nel 2013 sulla scia del cordoglio per la morte di Chavez con una maggioranza ancora più risicata della sua: la manifestazione continua di una volontà politica &#8220;divisiva&#8221; mirante solo al mantenimento del proprio consenso personale, a scapito dei tentativi di unificazione di intenti con la metà del Paese animata da ideali o istanze diverse. L&#8217;incapacità di Maduro di presentarsi come un vero e proprio leader nazionale fa sentire ancora i suoi effetti nell&#8217;attuale crisi venezuelana, e in Brasile Dilma Rousseff, sul lungo termine, ha pagato a caro prezzo le difficoltà incontrate nella conciliazione delle varie anime del Paese. Moreno, terzo &#8220;delfino&#8221; a salire al potere in America Latina, si trova nelle stesse condizioni di partenza: vincitore di stretta misura in un contesto politico fortemente polarizzato e necessitato all&#8217;imposizione di un cambiamento notevole nell&#8217;azione governativa. &#8220;Uomo nuovo&#8221; dell&#8217;America Latina, egli potrebbe nei prossimi tempi rappresentare l&#8217;ago della bilancia degli equilibri politici del continente: un suo successo potrebbe dimostrare la capacità delle forze politiche del &#8220;socialismo del XXI secolo&#8221; di &#8220;farsi sistema&#8221; e garantire continuità al governo; un appiattimento eccessivo sulla figura di Correa, invece, potrebbe rappresentare pregiudizievole per il futuro proseguimento della <em>Revolucion Ciudadana.</em>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;Ecuador a un bivio</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/moreno-lasso-lecuador-un-bivio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Mar 2017 07:12:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1128" height="750" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/lenin-moreno.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/lenin-moreno.jpg 1128w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/lenin-moreno-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/lenin-moreno-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/lenin-moreno-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1128px) 100vw, 1128px" /></p>
<p>Nella giornata del 2 aprile, l’Ecuador torna alle urne per il decisivo ballottaggio delle elezioni presidenziali che sceglieranno chi, tra Lenin Moreno e Guillermo Lasso, succederà a Rafael Correa alla guida del Paese. Il primo turno, tenutosi lo scorso 19 febbraio, ha visto Moreno, candidato della formazione di governo Aliancia PAIS e delfino designato del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/moreno-lasso-lecuador-un-bivio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1128" height="750" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/lenin-moreno.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/lenin-moreno.jpg 1128w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/lenin-moreno-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/lenin-moreno-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/lenin-moreno-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1128px) 100vw, 1128px" /></p><p>Nella giornata del 2 aprile, l’Ecuador torna alle urne per il decisivo ballottaggio delle elezioni presidenziali che sceglieranno chi, tra<strong> Lenin Moreno</strong> e <strong>Guillermo Lasso</strong>, succederà a Rafael Correa alla guida del Paese. Il primo turno, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/ecuador-un-voto-chiave-per-lamerica-latina/">tenutosi lo scorso 19 febbraio</a>, ha visto Moreno, candidato della formazione di governo <em>Aliancia PAIS </em>e delfino designato del leader della <em>Revolucion Ciudadana</em>, andare molto vicino ad una vittoria immediata: l’ex vicepresidente, infatti, ha sfiorato la soglia del 40%, conquistando il 39,36% dei suffragi, pari a oltre 3,7 milioni di voti. Dal canto suo Lasso, con 2,6 milioni di voti e il suo 28,09%, ha notevolmente migliorato la performance fatta registrare nel voto del 2013, quando il candidato conservatore di<em> Creando Oportunidades</em> si fermò poco sopra il 22%, nettamente distanziato dal trionfante Correa. Il ridimensionamento dei consensi dei governativi, in un’elezione che ha visto per la seconda volta di fila un’affluenza elevatissima, con quattro ecuadoregni su cinque che si sono recati alle urne, ha offerto a Lasso l’opportunità di potersi giocare le sue carte nel ballottaggio finale. Al drenaggio di consensi subito da <em>Aliancia PAIS </em>hanno concorso l’ascesa della candidata del <em>Partido Social Crstiano </em>Cynthia Viteri e il rallentamento della crescita economica dell’Ecuador nel corso degli ultimi anni, dovuta principalmente al ridimensionamento dei prezzi del petrolio sui mercati internazionali. La dipendenza del Paese dalla sua piattaforma economica “estrattivista” ha fatto segnare alcune difficoltà a un processo riformista che, nel corso degli anni, <a href="http://www.telesurtv.net/pages/Especiales/Elecciones_Ecuador_2017/english.jsp#revolution">è tuttavia proceduto in maniera impetuosa</a>, portando a una crescita del PIL del 3,9% medio annuo nell’ultimo decennio e a una consistente riduzione della povertà.È opportuno ricordare come lo stesso Moreno, in partenza, fosse ben cosciente delle scarse possibilità di una vittoria al primo turno: il risultato conseguito dall’ex vicepresidente va valutato nel contesto generale della politica ecuadoregna che, in primo luogo, ha visto nel recente voto presentarsi, per la prima volta, due forze di opposizione determinate e favorite dal recente trend elettorale dell’America Latina, che dal Venezuela all’Argentina ha visto l’insorgenza di numerose difficoltà per i movimenti politici del “socialismo del XXI secolo”. Visto in quest’ottica, il 39,36% conquistato al primo turno rappresenta una piattaforma di partenza abbastanza solida in vista della più che probabile confluenza dei suffragi della Viteri su Lasso, che a sua volta punta a fermare l’esperimento del “socialismo del XXI secolo” ecuadoregno e propugna un diverso modello politico-economico. Lasso è decisamente critico delle politiche della <em>Rivolucion Ciudadana </em>e si dichiara favorevole a una riduzione delle elevate imposte doganali che colpiscono il commercio proveniente dall’estero, a una revisione della stringente relazione che lega Quito alla Repubblica Popolare Cinese, suo primo partner d’affari, e al Venezuela e alla negazione del diritto d’asilo a Julian Assange, attualmente ospitato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra.Il punto di forza della formazione di Moreno è rappresentata dalla sua solidità: essa è stata ampiamente testata in occasione dei due ulteriori appuntamenti elettorali che hanno caratterizzato la politica ecuadoregna lo scorso 19 febbraio. <em>Alianza PAIS </em>ha infatti conservato la sua maggioranza assoluta all’<em>Asemblea Nacional</em>, conquistando 73 seggi su 137 contro i 40 di <em>Creando Oportunidades</em>, e al tempo stesso ha ottenuto un importante successo nel referendum sull’imposizione del divieto di possedere conti e capitali in paradisi fiscali a tutti gli eletti e a tutti i funzionari pubblici, nel quale il “Sì” ha vinto con il 55,12% delle preferenze. Elezioni che, come segnalato dall’ultimo numero dell’<em>Almanacco Latinoamericano</em>, a detta del Presidente del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) Juan Pablo Pozo si sono svolte in maniera assolutamente chiara, pulita e trasparente.Alle urne, il 2 aprile, assieme al popolo ecuadoregno andrà un’intera concezione del futuro dell’America Latina; le forze politiche del “socialismo del XXI secolo” cercano un’affermazione elettorale e vedono in Moreno l’uomo del riscatto, il primo “delfino” potenzialmente in grado di portare avanti l’opera del predecessore. I loro avversari, invece, puntano a segnare un nuovo colpo a loro favore e ad aggravare la loro fase di crisi, che però al giorno d’oggi coincide con la fase interlocutoria in cui un continente intero si trova di fronte a numerose indecisioni circa il suo cammino futuro. L’Ecuador di Correa, tra i più attivi protagonisti dell’integrazione regionale dei Paesi dell’Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA), giunge a sua volta di fronte a un bivio: a decidere il percorso del futuro governo di Quito sarà la volontà di un popolo che si appresta a partecipare al più cruciale voto della storia recente dell’Ecuador.</p>
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