Evo Morales si è proclamato vincitore delle consultazioni presidenziali boliviane svoltesi il 20 ottobre: il Capo di Stato uscente, con lo scrutinio ormai completato, avrebbe ottenuto il 47,07 per cento dei voti contro il 36,51 per cento di Carlos Mesa, esponente del centrodestra e suo rivale più immediato. La percentuale di consensi ottenuta da Morales gli consentirà di evitare il temuto ballottaggio dato che, secondo la legge elettorale boliviana, un vantaggio superiore ai 10 punti (avendo però superato il 40 per cento dei suffragi) previene lo svolgimento di un eventuale secondo turno. Il ballottaggio avrebbe messo a rischio la sopravvivenza politica del presidente progressista, ormai al potere dal 2006 e primo Capo di Stato Indios della nazione, dato che l’opposizione politica, presentatasi frammentata al primo turno, avrebbe potuto convergere su Mesa e sbaragliare così la concorrenza.

Rischio ingovernabilità

Le autorità elettorali del Paese hanno annunciato che il voto andrà ripetuto, nella giornata del 3 novembre ed a causa di presunte irregolarità, in cinque località della regione Amazzonica. Questo sviluppo non dovrebbe comunque influire sul risultato finale e pertanto non è destinato a placare la rabbia popolare dei sostenitori dell’opposizione, che contestano la vittoria di Morales e si sono scontrati in più occasioni con la polizia. I sospetti di brogli sono nati in seguito ad alcuni strani eventi legati al conteggio dei voti: i primi dati rilasciati dalle autorità elettorali, infatti, certificavano la necessità di un secondo turno. In seguito, però, non sono stati diffusi ulteriori aggiornamenti per 24 ore e quando la conta è ripresa Morales aveva quasi 10 punti di vantaggio su Mesa ed era molto vicino alla vittoria poi concretizzatasi. La rabbia di una parte della popolazione è così esplosa e tanto l’Organizzazione degli Stati Americani quanto l’Unione Europea hanno invitato il governo boliviano ad indire il secondo turno al fine di riguadagnare la fiducia del popolo. Richieste che sono state respinte al mittente e che, però, rischiano di provocare una diffusa ingovernabilità nel Paese andino. Uffici elettorali sono stati dati alle fiamme nelle località di Sucre e Potosì mentre uno sciopero generale ha avuto inizio mercoledì e dovrebbe, nelle intenzioni dei dimostranti, influire sulla tenuta del governo.

Il contesto regionale

Le contestate elezioni boliviane sono destinate a riaccendere la rivalità tra i due blocchi politici attivi nel continente americano: l’alleanza radicale e marxista, capeggiata da Cuba,Venezuela  e supportata da esecutivi progressisti come quello del Messico e lo schieramento conservatore, guidato dagli Stati Uniti ed appoggiato da Brasile, Colombia ed Argentina. Se dai governi radicali di sinistra, infatti, sono già giunte le congratulazioni ad Evo Morales per la vittoria, i conservatori chiedono lo svolgimento del secondo turno e Bogotà ha dichiarato che riconoscerà solamente il risultato elettorale voluto dalla popolazione del Paese andino. Il vento del cambiamento che già da alcuni anni soffia sull’America Latina pone, in questo momento, le forze progressiste sulla difensiva e potrebbe quindi spingere il movimento conservatore ad iniziative più aggressive in merito alle consultazioni boliviane. La probabile sconfitta di Mauricio Macri nelle elezioni presidenziali argentine di domenica 27 ottobre potrebbe, però, rimescolare parzialmente le carte e riportare al potere la sinistra peronista a Buenos Aires.

Le tensioni boliviane non sembrano destinate a concludersi rapidamente: le regioni orientali della nazione, capisaldi dell’opposizione, dovrebbero dare del filo da torcere al governo centrale mentre gli Indios, che costituiscono la maggioranza della popolazione del Paese, potrebbero schierarsi in buona parte con Morales. Quest’ultimo, infatti, ha offerto sempre maggiori tutele ad una comunità che per lungo tempo è stata ingiustamente emarginata e marginalizzata negli equilibri politici dello Stato. Il rischio che le contestazioni possano degenerare in una guerra civile è, purtroppo, concreto.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME