Il Perù è attraversato da gravi tensioni politiche che rischiano di minare la stabilità del Paese. Il presidente Martin Vizcarra ha sciolto il Parlamento e convocato elezioni legislative anticipate ma i deputati si sono opposti e ne hanno dichiarato la decadenza dall’incarico. I membri dell’organo legislativo hanno proclamato la vicepresidente Mercedes Araoz come nuovo capo di Stato, l’esecutivo ritiene che questa nomina sia da considerarsi nulla, dato che il Parlamento era già stato sciolto. I problemi nel Paese sono però molto radicati e risalgono alle consultazioni del 2016. In quest’occasione i peruviani elessero Presidente, dopo una battaglia all’ultimo voto con la candidata di destra Keiko Fujimori, Pedro Pablo Kuczynski, di tendenze politiche centriste. Le simultanee elezioni legislative produssero un risultato molto diverso e sancirono la vittoria del partito di destra Forza Popolare, guidato proprio dalla Fujimori, che ottenne la maggioranza assoluta dei seggi.

Paralisi politica

Kuczynski si era poi dimesso nel marzo del 2018 per evitare un voto di impeachment che ne avrebbe, molto probabilmente, segnato la rimozione dall’incarico. L’ex presidente era stato accusato di corruzione nel caso Odebrecht ed a succedergli era stato il suo vice, Martin Vizcarra. Le vicende di Kuczynski hanno provocato un profondo shock nel Paese e non hanno contribuito a risolvere la contrapposizione tra un capo di Stato ed un Parlamento divisi da orientamenti politici diversi. Il Presidente Vizcarra ha accusato il Congresso di ostacolare il suo piano di lotta alla corruzione e la scelta dell’organo legislativo di voler nominare nuovi giudici al Tribunale Costituzionale è stata vista con altrettanto sospetto. C’è il rischio che la contrapposizione tra i deputati ed il Presidente possa divenire sempre più infuocata e provocare scontri tra i sostenitori delle opposte fazioni, anche se la popolazione, dopo numerosi scandali, ha ormai poca fiducia nelle istituzioni politiche ed in particolar modo nell’organo legislativo. Le forze armate e la polizia hanno ribadito il proprio appoggio a Vizcarra, rafforzandone la posizione e prevenendo il rischio di colpi di stato o sovvertimenti che, in passato, hanno infiammato più volte le dinamiche politiche dell’America Latina. La stabilità del Perù riveste un’importanza rilevante per le dinamiche e gli equilibri della regione. Tra l’inizio degli anni degli anni Ottanta e gli anni Novanta il Paese è stato un vero e proprio campo di battaglia tra il governo di Lima ed i miliziani maoisti di Sendero Luminoso, particolarmente attivi nelle aree rurali. I livelli di scontro raggiunsero picchi molto alti e provocarono, secondo diverse stime, tra i trentacinquemila ed i settantamila morti in tutto il Paese. La cattura di Abimael Guzman, il leader del gruppo terroristico, avvenuta nel 1992 ha portato ad una graduale diminuzione dell’intensità della guerriglia. Fazioni legate a Sendero Luminoso continuano, però, ad essere attive ancora oggi ed hanno intrecciato legami con i gruppi dediti al narcotraffico.

Un Paese strategico

Uno degli artefici della sconfitta del gruppo maoista fu l’allora presidente Alberto Fujimori, padre di Keiko, al potere tra il 1990 ed il 2000. Fujimori, criticato per condotta autoritaria di governo, è stato in seguito accusato e condannato per i gravi abusi dei diritti umani compiuti nel corso della sua presidenza. Graziato da Kuczynski nel 2017, e’ stato arrestato poi nuovamente. L’economia peruviana ha tratto vantaggio della pacificazione del Paese e dalla sua parziale democraticizzazione ,a partire dai primi anni 2000, crescendo, tra il 2002 ed il 2013, ad un media del 6.1 per cento l’anno. L’aumento dei livelli di occupazione e lo sviluppo impetuoso contribuirono anche a ridurre il tasso di povertà, passato dal 52 per cento del 2005 al 26 per cento del 2013. Dal 2014 al 2017  la crescita è rallentata, a causa della riduzione dei prezzi del rame, tra le principali esportazioni del Paese, sul mercato mondiale ed attestandosi comunque ad un livello del 3 per cento annuo. L’accentuata instabilità politica e lo scontro tra poteri costituzionali  potrebbero però causare, oltre a problemi di convivenza civile, seri danni all’economia nazionale ed influenzare negativamente le prospettive della regione. Il caos potrebbe inoltre facilitare un rinnovato radicamento territoriale di ciò che resta di Sendero Luminoso, sempre pronto a sfruttare la debolezza dell’esecutivo per elaborare nuovi e destabilizzanti piani.