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	<title>Laura Cianciarelli Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 23 Apr 2020 12:15:56 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Laura Cianciarelli Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il Covid-19 mette a rischio gli Usa in Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-covid-19-mette-a-rischio-gli-usa-in-medio-oriente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Cianciarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2020 05:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Truppe Usa in Iraq (LaPresse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’emergenza Covid-19 non è ancora stata superata in numerosi Paesi del mondo e già iniziano a farsi strada alcune valutazioni sul futuro impatto della pandemia a livello geopolitico. A balzare agli occhi è soprattutto la modalità di gestione del coronavirus da parte degli Stati Uniti. In qualità di &#8220;leader internazionale&#8221;, infatti, ci si sarebbe potuti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-covid-19-mette-a-rischio-gli-usa-in-medio-oriente.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Truppe Usa in Iraq (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L’emergenza Covid-19 non è ancora stata superata in numerosi Paesi del mondo e già iniziano a farsi strada alcune valutazioni sul futuro impatto della pandemia a livello geopolitico.</p>
<p>A balzare agli occhi è soprattutto la modalità di gestione del coronavirus da parte degli Stati Uniti. In qualità di &#8220;<a href="https://www.foreignaffairs.com/articles/china/2020-03-18/coronavirus-could-reshape-global-order">leader internazionale&#8221;</a>, infatti, ci si sarebbe potuti attendere che Washington guidasse una risposta globale all&#8217;epidemia.</p>
<p>Un simile coordinamento, che in altri tempi sarebbe stato promosso in prima persona dagli Stati Uniti, è di fatto mancato; al punto che, per molti analisti, la Casa Bianca si sarebbe dimostrata &#8220;impreparata a svolgere il ruolo di leader internazionale&#8221;.</p>
<h2>In Medio Oriente</h2>
<p>Le aspettative disattese, nel caso specifico di quanti guardavano a Washington, hanno un loro peso. E potrebbero contribuire all&#8217;erosione dell&#8217;influenza americana in alcuni scenari internazionali, in primis la regione mediorientale.</p>
<p>Tradizionalmente, in Medio Oriente le crisi non introducono trasformazioni totali, ma portano alla catalizzazione delle tendenze preesistenti. Già nei mesi precedenti alla diffusione della pandemia, gli Stati Uniti avevano iniziato un processo di disimpegno dalla regione, avviando il graduale ritiro delle proprie truppe da teatri di guerra quali Siria e <a href="https://it.insideover.com/politica/iraq-gli-stati-uniti-verranno-rimpiazzati-dalla-nato.html">Iraq</a>.</p>
<p>L’epidemia da Covid-19 potrebbe approfondire il disinteresse di Washington per l&#8217;intero quadrante, <a href="https://www.middleeasteye.net/opinion/coronavirus-could-further-weaken-us-power-middle-east">indebolendo</a> ancora il potere e l&#8217;influenza statunitense nel mosaico mediorientale. Per la Casa Bianca, è il momento di concentrarsi maggiormente sugli affari interni &#8211; in particolare sanità ed economia -, a scapito delle questioni internazionali.</p>
<h2>Russia e Cina</h2>
<p>Come già chiaro nel periodo pre-crisi, a beneficiare maggiormente del ritiro degli Stati Uniti dalla regione, sono la Russia e la Cina; ma la loro presenza contribuirà ad alterare ulteriormente i già fragili equilibri di potere nella regione.</p>
<p>Negli ultimi anni, Mosca ha rafforzato la sua presenza in Medio Oriente in molti modi: partecipando attivamente alla guerra civile siriana, sostenendo il generale Khalifa Haftar in Libia e rafforzando i legami con Iran, Egitto, Israele e Paesi del Golfo.</p>
<p>Diverso invece l&#8217;approccio della Cina, che ha puntato sull&#8217;impegno diplomatico ed economico nella regione, includendola nella Belt and Road Initiative. Nella politica di Pechino, il Medio Oriente costituirebbe un importante tassello per realizzare un progetto più ampio: guidare la riforma della &#8220;<a href="https://thediplomat.com/2020/03/how-china-is-expanding-beyond-western-institutions/">governance globale&#8221;.</a></p>
<p>L&#8217;emergere del Covid-19 avrebbe reso di colpo quest&#8217;obiettivo più prossimo. I &#8220;passi falsi&#8221; di Washington nella gestione della pandemia, infatti, avrebbero spinto Pechino ad agire più velocemente. Sfruttando la cosiddetta &#8220;diplomazia delle mascherine&#8221; – diffondendo cioè il proprio sistema di gestione delle crisi, in quanto unico Paese che avrebbe sconfitto il virus, e fornendo assistenza e materiale sanitario ai Paesi colpiti -, la Cina starebbe esercitando il proprio soft power a livello globale, Medio Oriente incluso.</p>
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		<title>&#8220;Un segno di Dio&#8221;, così i terroristi sfruttano il Covid-19</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/un-segno-di-dio-cosi-i-terroristi-sfruttano-il-covid-19.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Cianciarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2020 17:04:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1256" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Al-Qaeda-ribelle-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Terrorismo islamico" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Al-Qaeda-ribelle-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Al-Qaeda-ribelle-La-Presse-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Al-Qaeda-ribelle-La-Presse-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Al-Qaeda-ribelle-La-Presse-1024x670.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Un atto di Dio contro i nemici dell&#8217;Islam&#8221;. Così i gruppi terroristici – in particolare Al Qaeda, l&#8217;Is e i talebani – descrivono la pandemia di Covid-19 che sta mettendo in ginocchio la maggior parte dei Paesi del mondo. Sempre vigili su quanto accade intorno a loro, fin dai primi segni di diffusione del virus &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/un-segno-di-dio-cosi-i-terroristi-sfruttano-il-covid-19.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/un-segno-di-dio-cosi-i-terroristi-sfruttano-il-covid-19.html">&#8220;Un segno di Dio&#8221;, così i terroristi sfruttano il Covid-19</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1256" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Al-Qaeda-ribelle-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Terrorismo islamico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Al-Qaeda-ribelle-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Al-Qaeda-ribelle-La-Presse-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Al-Qaeda-ribelle-La-Presse-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Al-Qaeda-ribelle-La-Presse-1024x670.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>&#8220;Un atto di Dio contro i nemici dell&#8217;Islam&#8221;. Così i gruppi terroristici – in particolare Al Qaeda, l&#8217;Is e i talebani – descrivono la pandemia di Covid-19 che sta mettendo in ginocchio la maggior parte dei Paesi del mondo.</p>
<p>Sempre vigili su quanto accade intorno a loro, fin dai primi segni di diffusione del virus queste organizzazioni estremiste hanno messo in guardia i loro seguaci dal pericolo di contrarre la malattia. Già lo scorso gennaio, lo Stato Islamico elargiva ai propri seguaci consigli e indicazioni in merito alle misure igieniche da adottare per evitare il contagio.</p>
<h2>Il Covid-19 nella retorica islamista</h2>
<p>Dopo un iniziale periodo di smarrimento e preoccupazione, i gruppi terroristici sono riusciti a inserire il Covid-19 all&#8217;interno della loro narrazione religiosa, trasformando la pandemia in un importante strumento per rafforzare i loro dogmi.</p>
<p>In poco tempo, il coronavirus è diventato – nella retorica radicale &#8211; una <a href="https://www.rudaw.net/english/middleeast/syria/090420202">punizione</a> divina contro i nemici dell&#8217;Islam. Tra questi, non solo coloro che non professano tale religione, ma anche i musulmani &#8220;contaminatori della fede&#8221;, inclusi i leader dei Paesi a maggioranza musulmana che, avvicinatisi troppo all&#8217;Occidente, ne avrebbero compromesso i veri principi.</p>
<p>La diffusione del virus anche nel mondo arabo, infatti, è stata recentemente definita da Al Qaeda come una &#8220;conseguenza dei peccati, dell&#8217;allontanamento dai principi dell&#8217;Islam, della corruzione morale&#8221;, ma anche &#8220;dell&#8217;incarcerazione dei jihadisti&#8221;, avvenuta prima della pandemia.</p>
<p>Una visione condivisa anche dai talebani, secondo i quali il virus sarebbe &#8220;un decreto di Allah&#8221;, cui far fronte seguendo gli insegnamenti del Profeta Maometto, ovvero &#8220;pregando, recitando brani del Corano ed elargendo l&#8217;elemosina in segno di pentimento&#8221;.</p>
<p>A differenza dei seguaci delle organizzazioni terroristiche, che ritengono di essere immuni al contagio, i loro vertici sono consapevoli dell&#8217;impossibilità di controllare la diffusione del virus. Ecco quindi riaffacciarsi la narrativa del &#8220;martirio&#8221;: se un terrorista morirà in carcere di Covid-19, la colpa ricadrà sui suoi carnefici, incoraggiandone la &#8220;punizione&#8221;. Al contrario, la sopravvivenza sarà una prova inconfutabile della volontà di Dio.</p>
<p>A completare il quadro punitivo nei confronti degli &#8220;infedeli&#8221;, la crisi economica e finanziaria conseguente alla pandemia. Come testimoniato dall&#8217;attentato al World Trade Center dell’11 settembre 2001, la guerra di Al Qaeda contro gli Stati Uniti non trascura le infrastrutture economiche.</p>
<p>Già pochi mesi prima dell&#8217;emergenza Covid-19 (settembre 2019), l&#8217;organizzazione terroristica incoraggiava i musulmani specializzati in economia e finanza a trovare criticità nel sistema americano. Un colpo programmato da Al Qaeda, ma – nella sua propaganda &#8211; assestato dal coronavirus.</p>
<h2>Rinascita e reclutamento</h2>
<p>Per Al Qaeda, dunque, sarebbe giunto il momento di agire, &#8220;di diffondere il vero credo dell&#8217;Islam e di invitare i fedeli al jihad sulla Via di Allah&#8221;, sfruttando il caos e l&#8217;instabilità causati dalla pandemia.</p>
<p>Negli ex territori del Califfato, in particolare, lo Stato Islamico avrebbe già iniziato la sua <a href="https://www.jpost.com/International/Iran-regime-ISIS-and-other-extremists-exploit-coronavirus-to-wreak-havoc-624761">rinascita</a>. Sfruttando il temporaneo ritiro delle truppe canadesi, francesi, spagnole e britanniche in precedenza impegnate nella lotta contro l&#8217;organizzazione terroristica, l&#8217;Is ha già incrementato il numero di attacchi in Iraq – in particolare a nord di Baghdad, vicino a Kirkuk – e sta approfittando del caos siriano per riaccendere la scintilla nei suoi seguaci imprigionati nel campo di Al Hol e nelle cellule dormienti nascoste nei pressi di Deir Ezzor.</p>
<p>In Occidente, invece, i gruppi terroristici starebbero puntando sulla presunta distrazione delle autorità e delle forze dell&#8217;ordine dalla minaccia jihadista, intensificando l&#8217;<a href="https://www.washingtonpost.com/national-security/far-right-wing-and-radical-islamist-groups-are-exploiting-coronavirus-turmoil/2020/04/10/0ae0494e-79c7-11ea-9bee-c5bf9d2e3288_story.html">attività di reclutamento</a> – soprattutto tra le persone più fragili e spaventate &#8211; e incoraggiando i seguaci a compiere attacchi convenzionali e biologici.</p>
<p>Sfruttando il distanziamento sociale, lo Stato Islamico punta sulla radicalizzazione online e sull&#8217;attività dei lupi solitari. L&#8217;ordine impartito dall&#8217;Is è &#8220;continuare ad attaccare&#8221;, aumentando così la pressione sui Paesi già indeboliti dalla pandemia.</p>
<h2>Quale pericolo per l&#8217;Occidente?</h2>
<p>Un messaggio che starebbe facendo breccia su un&#8217;audience sempre più ampia e ricettiva. A dare l&#8217;allarme, i funzionari dell&#8217;Intelligence europea, i quali, pur scongiurando il pericolo di una minaccia imminente, ritengono che i fattori di stress causati dalla pandemia potrebbero costituire terreno fertile per le idee estremiste.</p>
<p>La massima attenzione prestata dai governi Covid-19, infatti, potrebbe essere vista dai terroristi come un &#8220;ventaglio di opportunità per colpire&#8221; – secondo il segretario generale delle Nazioni Unite, <a href="https://news.un.org/en/story/2020/04/1061502">Antonio Guterres</a>.</p>
<p>Ma c&#8217;è di più: il virus avrebbe mostrato una falla nella difesa del sistema Paese in numerosi Stati occidentali; una debolezza e una mancanza di preparazione che i gruppi estremisti, così come altri attori non statali, potrebbero facilmente sfruttare attraverso un attacco bioterroristico. Il timore è che un simile attacco possa venire perpetrato contestualmente alla fine della pandemia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/un-segno-di-dio-cosi-i-terroristi-sfruttano-il-covid-19.html">&#8220;Un segno di Dio&#8221;, così i terroristi sfruttano il Covid-19</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Libano, il piano di emergenza di Hezbollah contro il Covid-19</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/libano-il-piano-di-emergenza-di-hezbollah-contro-il-covid-19.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Cianciarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2020 08:33:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Hezbollah (Partito di Dio)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10855471.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>Da settimane ormai, il Covid-19 sta mettendo sotto scacco, uno dopo l&#8217;altro, tutti i Paesi del mondo. Lento ma inesorabile, questo nemico invisibile e letale si sta diffondendo anche nella sponda sud del Mediterraneo, in Libano. Un&#8217; &#8220;emergenza nell&#8217;emergenza&#8221; per il Paese dei Cedri, che da mesi vive una crisi economica e finanziaria senza precedenti. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/libano-il-piano-di-emergenza-di-hezbollah-contro-il-covid-19.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/libano-il-piano-di-emergenza-di-hezbollah-contro-il-covid-19.html">Libano, il piano di emergenza di Hezbollah contro il Covid-19</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10855471.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p><p>Da settimane ormai, il Covid-19 sta mettendo sotto scacco, uno dopo l&#8217;altro, tutti i Paesi del mondo. Lento ma inesorabile, questo nemico invisibile e letale si sta diffondendo anche nella sponda sud del Mediterraneo, in Libano.</p>
<p>Un&#8217; &#8220;emergenza nell&#8217;emergenza&#8221; per il Paese dei Cedri, che da mesi vive una crisi economica e finanziaria senza precedenti. A un passo dal fallimento, il 7 marzo scorso, il Libano, per bocca del primo ministro, Hassan Diab, ha dichiarato di non essere più in grado di onorare il proprio <a href="https://www.reuters.com/article/us-lebanon-crisis/declaring-it-cannot-pay-debts-lebanon-sets-stage-for-default-idUSKBN20U0DH">debito pubblico</a>.</p>
<p>Soltanto pochi giorni dopo, la situazione è precipitata ulteriormente: il 15 marzo è stato dichiarato lo stato di <a href="https://www.nytimes.com/reuters/2020/03/15/world/middleeast/15reuters-health-coronavirus-lebanon.html">emergenza sanitaria</a>, una misura che sta mettendo a dura prova il sistema sanitario libanese, già al collasso a causa dell&#8217;alto numero di rifugiati siriani presenti nel Paese (circa <a href="https://www.aljazeera.com/ajimpact/syrian-refugees-lebanon-suffer-economic-uncertainty-200222120627419.html">1,5 milioni</a>).</p>
<p>Il provvedimento, già adottato in molti altri Paesi &#8211; tra i quali l&#8217;Italia -, teso ad arginare l&#8217;inesorabile avanzata del Covid-19 è particolarmente necessario in Libano, dove il virus avrebbe già contagiato <a href="https://en.annahar.com/article/1152169-29-new-covid19-cases-identified-in-lebanon">333 persone</a> e mietuto sei vittime.</p>
<h2>Il piano di Hezbollah</h2>
<p>Anche Hezbollah ha deciso di scendere in campo per contrastare i contagi. Il 25 marzo, in diretta televisiva sul canale <a href="https://program.almanar.com.lb/episode/102144">Al-Manar</a>, il capo del Consiglio esecutivo di Hezbollah, Sayyed Hashem Safieddine, ha annunciato l&#8217;adozione di un piano di emergenza &#8220;complementare a quello previsto dal Ministero della Salute pubblica libanese&#8221;.</p>
<p>Il pacchetto – per il quale sarebbero già stati stanziati l&#8217;equivalente di più di due milioni di dollari &#8211; prevede la mobilitazione di circa 25 mila membri attivi dell&#8217;organizzazione, generalmente impiegati nella &#8220;resistenza&#8221;. Nel dettaglio, 1.500 medici di prima linea, 3 mila tra infermieri e paramedici e altri 20 mila operatori umanitari.</p>
<p>Non solo: il piano di Hezbollah include anche la gestione di alcune strutture sanitarie. L&#8217;organizzazione, infatti, ha destinato un ospedale di Beirut – in suo possesso &#8211; al trattamento esclusivo dei pazienti affetti da Covid-19 e ha affittato quattro ospedali in disuso, adeguandoli al ricovero dei malati, nonché alcuni alberghi destinati ad ospitare i contagiati in quarantena. Infine, Hezbollah ha allestito 32 centri sanitari e predisposto progetti per la realizzazione di tre ospedali da campo.</p>
<p>L&#8217;intervento avrebbe raggiunto, al momento, solo alcune aree del Paese &#8211; in particolare la valle della Beqa&#8217; e la periferia sud di Beirut &#8211; in cui l’organizzazione gode di un ampio consenso sociale. Le attività messe in atto rispetteranno, sempre a detta di Safieddine, i protocolli diffusi dall&#8217;Organizzazione mondiale della sanità e dal Ministero della Salute Pubblica libanese.</p>
<h2>Dalla proxy war al Covid-19</h2>
<p>&#8220;È una vera e propria guerra, che dobbiamo affrontare con la mentalità da combattenti&#8221; – ha dichiarato il capo del Consiglio esecutivo di Hezbollah – &#8220;Gestire una crisi non è poi tanto diverso dal gestire una guerra&#8221;.</p>
<p>Contro il Covid-19, dunque, i membri dell&#8217;organizzazione sarebbero pronti ad applicare l&#8217;esperienza militare recentemente acquisita nei teatri siriano, iracheno e yemenita. La squadra di Hezbollah, infatti, sarebbe composta da personale ben addestrato nella gestione delle catastrofi, oltre che da affiliati che avrebbero seguito appositi &#8220;corsi di formazione contro il coronavirus&#8221;.</p>
<h2>Le tensioni settarie</h2>
<p>Un effetto collaterale della pandemia sarebbe, invece, l&#8217;acuirsi delle <a href="https://www.foreignaffairs.com/articles/middle-east/2020-03-23/coronavirus-exacerbating-sectarian-tensions-middle-east">tensioni settarie</a> nel Paese. Gli oppositori di Hezbollah, infatti, avrebbero già politicizzato il Covid-19, trasformandolo in un motivo di propaganda contro l&#8217;organizzazione e il suo legame con l&#8217;Iran.</p>
<p>Sarebbe stata proprio la relazione profonda tra Hezbollah e Teheran – secondo questa visione – a diffondere il virus in Libano. I voli provenienti dall&#8217;Iran – uno dei Paesi maggiormente colpiti dal virus -, infatti, sarebbero stati bloccati soltanto a metà marzo: troppo tardi per impedire la diffusione del contagio.</p>
<p>A conferma di ciò, la provenienza del <a href="https://www.reuters.com/article/us-health-coronavirus-hezbollah/hezbollah-deploys-medics-hospitals-against-coronavirus-in-lebanon-idUSKBN21C3R7">paziente zero</a> libanese. Si tratterebbe, infatti, di una donna rientrata in Libano proprio dalla Repubblica islamica. Oltre a lei, i medici libanesi starebbero monitorando almeno 1.200 perone provenienti dall&#8217;Iran, tra i quali numerosi pellegrini e circa 220 studenti del centro di formazione sciita di Qom.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/libano-il-piano-di-emergenza-di-hezbollah-contro-il-covid-19.html">Libano, il piano di emergenza di Hezbollah contro il Covid-19</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>In Iraq, l&#8217;uccisione di Soleimani apre le porte a Hezbollah</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/in-iraq-luccisione-di-soleimani-apre-le-porte-a-hezbollah.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Cianciarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2020 14:57:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Hezbollah (Partito di Dio)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="965" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Supporter-di-Hezbollah-La-Presse-e1581692226550.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Hezbollah Iraq" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Supporter-di-Hezbollah-La-Presse-e1581692226550.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Supporter-di-Hezbollah-La-Presse-e1581692226550-300x151.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Supporter-di-Hezbollah-La-Presse-e1581692226550-768x386.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Supporter-di-Hezbollah-La-Presse-e1581692226550-1024x515.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A quasi due mesi dalla morte del generale iraniano Qasem Soleimani, nello scacchiere mediorientale inizia a delinearsi un quadro delle conseguenze della sua uccisione – avvenuta il 3 gennaio per mano americana. In Iraq, in particolare, il raid statunitense avrebbe spianato la strada all&#8217;intervento di Hezbollah. Eliminati i due vertici delle milizie sciite irachene – &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/in-iraq-luccisione-di-soleimani-apre-le-porte-a-hezbollah.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="965" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Supporter-di-Hezbollah-La-Presse-e1581692226550.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Hezbollah Iraq" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Supporter-di-Hezbollah-La-Presse-e1581692226550.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Supporter-di-Hezbollah-La-Presse-e1581692226550-300x151.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Supporter-di-Hezbollah-La-Presse-e1581692226550-768x386.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Supporter-di-Hezbollah-La-Presse-e1581692226550-1024x515.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>A quasi due mesi dalla <a href="https://it.insideover.com/guerra/ucciso-il-generale-soleimani.html">morte del generale iraniano Qasem Soleimani</a>, nello scacchiere mediorientale inizia a delinearsi un quadro delle conseguenze della sua uccisione – avvenuta il 3 gennaio per mano americana.</p>
<p>In Iraq, in particolare, il raid statunitense avrebbe spianato la strada all&#8217;intervento di <strong>Hezbollah</strong>. Eliminati i due vertici delle milizie sciite irachene – il generale Soleimani e <a href="https://www.aljazeera.com/news/2020/01/hashd-deputy-leader-abu-mahdi-al-muhandis-buried-iraq-najaf-200107184608000.html">Abu Mahdi Al Muhandis</a>, vice capo delle Forze di Mobilitazione Popolare -, infatti, l&#8217;incarico di guidare le forze paramilitari &#8211; spesso divise tra loro &#8211; è stato affidato allo &#8220;sceicco&#8221; <a href="https://www.reuters.com/article/us-iran-iraq-hezbollah-insight/tehran-backed-hezbollah-steps-in-to-guide-iraqi-militias-in-soleimanis-wake-idUSKBN20520Y">Mohammad Al Kawtharani</a>.</p>
<h2>Mohammad Al Kawtharani</h2>
<p>Già rappresentante di Hezbollah in Iraq e braccio destro di Soleimani, lo <strong>&#8220;sceicco&#8221;</strong> viene descritto come una figura molto vicina al popolo iracheno. &#8220;Nato a Najaf, ha vissuto in Iraq per decenni e parla il dialetto iracheno&#8221; &#8211; ha riferito una fonte informata sui fatti &#8211; &#8220;Ha molti contatti tra i gruppi sciiti e Soleimani si fidava di lui; chiedeva spesso il suo aiuto nelle questioni riguardanti Baghdad&#8221;.</p>
<p>Al Kawtharani avrebbe assunto la guida delle <strong>milizie sciite irachene</strong> subito dopo la morte di Soleimani e ne rimarrà a capo fino alla nomina del nuovo leader della Forza Quds – le forze speciali iraniane responsabili delle operazioni all&#8217;estero.</p>
<p>Durante il suo mandato, lo &#8220;sceicco&#8221; ha lavorato all&#8217;elaborazione di un piano politico comune a tutti i gruppi sciiti iracheni, allo scopo di contenere le proteste popolari contro l&#8217;establishment iracheno e contribuire alla formazione di un esecutivo approvato dalla fazione sciita.</p>
<p>Una strategia che avrebbe già cominciato a dare i suoi frutti, portando, in poco tempo, alla nomina di <strong>Mohammed Tawfiq Allawi</strong> a primo ministro (1 febbraio): un&#8217;elezione accolta favorevolmente dall&#8217;<a href="https://www.middleeastmonitor.com/20200202-iran-welcomes-allawis-appointment-as-iraqi-prime-minister/">Iran</a>, ma osteggiata dal popolo iracheno.</p>
<h2>Il ruolo di Hezbollah in Iraq</h2>
<p>La &#8220;questione irachena&#8221; è di primaria importanza per Hezbollah, al punto che l&#8217;incarico di <strong>Al Kawtharani</strong> verrebbe costantemente monitorato dal leader dell&#8217;organizzazione libanese, Hassan Nasrallah.</p>
<p>L&#8217;obiettivo di Nasrallah – condiviso da Teheran – sarebbe l&#8217;<a href="https://www.aljazeera.com/news/2020/01/hassan-nasrallah-attacks-iraqi-bases-start-200112164659865.html">espulsione</a> definitiva di tutte le forze statunitensi dall&#8217;Iraq e, più in generale, dal Medio Oriente. Colmando il vuoto lasciato da Soleimani e sfruttando il suo lavoro in Iraq &#8211; il generale iraniano era riuscito ad addentrarsi nel cuore della crisi irachena &#8211; dunque, Hezbollah avrebbe ottenuto l&#8217;opportunità di realizzare il suo scopo, agendo dall&#8217;interno.</p>
<p>In questo progetto, un ruolo di primo piano viene svolto dalle <strong>milizie sciite</strong> <strong>irachene</strong>, uno strumento fondamentale per accrescere l&#8217;influenza di Hezbollah e dell&#8217;Iran nel Paese mediorientale. Per anni, infatti, Hezbollah ha aiutato Soleimani ad addestrare i gruppi sciiti paramilitari sia in Iraq che in Siria. Tra il 2014 e il 2018 almeno 500 militari specializzati sarebbero stati mandati in Iraq per formare le Forze di Mobilitazione Popolare nella guerra contro lo Stato islamico.</p>
<h2>Un nuovo attore regionale</h2>
<p>Il coinvolgimento di Hezbollah in Iraq è un importante segno delle sue mire espansionistiche in Medio Oriente. Negli ultimi anni, Hezbollah è riuscito a migliorare le sue <strong>capacità operative</strong>, trasformandosi da un&#8217;organizzazione nazionale a un vero e proprio <a href="https://it.insideover.com/guerra/hezbollah-si-ritira-dalla-siria-lannuncio-di-nasrallah-che-cambia-la-guerra.html">attore regionale</a>.</p>
<p>A contribuire alla sua evoluzione è stata, in particolare, la guerra civile siriana, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/hezbollah-guerra-siria.html">nella quale Hezbollah si è contraddistinto</a> per essere uno dei fattori chiave che hanno condotto alla vittoria il presidente Bashar Al Assad. Dal conflitto siriano l&#8217;organizzazione libanese ha ottenuto numerosi vantaggi, in particolare, una maggiore esperienza sul campo e un miglioramento tecnico del personale e degli apparati militari. Infine, proprio la partecipazione alla guerra in Siria avrebbe garantito a Hezbollah una presenza sia in Iraq che in Yemen, nonché gli strumenti per renderla permanente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/in-iraq-luccisione-di-soleimani-apre-le-porte-a-hezbollah.html">In Iraq, l&#8217;uccisione di Soleimani apre le porte a Hezbollah</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Quel patto di non aggressione tra Israele e i Paesi del Golfo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/quel-patto-di-non-aggressione-tra-israele-e-i-paesi-del-golfo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Cianciarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2020 11:51:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[accordo del secolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="974" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-israeliani-scontri-palestinesi-La-Presse-e1581594657114.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Piano per la pace in Medioriente, proteste in Palestina contro Trump" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-israeliani-scontri-palestinesi-La-Presse-e1581594657114.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-israeliani-scontri-palestinesi-La-Presse-e1581594657114-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-israeliani-scontri-palestinesi-La-Presse-e1581594657114-768x390.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-israeliani-scontri-palestinesi-La-Presse-e1581594657114-1024x520.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Israele firmerà un patto di non aggressione con gli Stati membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo &#8211; Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar -, ai quali si uniranno anche Egitto, Giordania e, probabilmente, Marocco. Un accordo storico, che, se concretizzato, metterà le basi per l&#8217;instaurazione di &#8220;relazioni amichevoli&#8221; tra i &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/quel-patto-di-non-aggressione-tra-israele-e-i-paesi-del-golfo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="974" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-israeliani-scontri-palestinesi-La-Presse-e1581594657114.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Piano per la pace in Medioriente, proteste in Palestina contro Trump" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-israeliani-scontri-palestinesi-La-Presse-e1581594657114.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-israeliani-scontri-palestinesi-La-Presse-e1581594657114-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-israeliani-scontri-palestinesi-La-Presse-e1581594657114-768x390.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Soldati-israeliani-scontri-palestinesi-La-Presse-e1581594657114-1024x520.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Israele firmerà un patto di non aggressione con gli Stati membri del <strong>Consiglio di Cooperazione del Golfo</strong> &#8211; Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar -, ai quali si uniranno anche Egitto, Giordania e, probabilmente, Marocco.</p>
<p>Un accordo storico, che, se concretizzato, metterà le basi per l&#8217;instaurazione di &#8220;relazioni amichevoli&#8221; tra i suddetti Paesi, sviluppando la cooperazione in numerosi settori, in particolare quello economico. Inoltre, gli Stati firmatari si impegneranno a &#8220;prevenire le ostilità o l&#8217;incitamento alle ostilità, evitando qualsiasi alleanza militare o di sicurezza con Paesi terzi ai danni degli aderenti all&#8217;accordo&#8221;.</p>
<p>La notizia è stata annunciata il 9 febbraio dall&#8217;ex primo ministro del Qatar, <strong>Hamad bin Jassim Al Thani</strong>, secondo il quale la firma del patto di non aggressione costituirebbe il <a href="https://twitter.com/hamadjjalthani/status/1226575409426436096?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed&amp;ref_url=https://www.i24news.tv/en/news/international/1581485456-ex-qatari-pm-israel-gulf-states-to-sign-non-aggression-pact-soon">prossimo passo</a> previsto dal &#8220;piano di pace&#8221; per il Medio Oriente.</p>
<h2>L&#8217;Accordo del Secolo</h2>
<p>Il 28 gennaio, il presidente degli Stati Uniti, <strong>Donald Trump</strong>, ha presentato la seconda parte del cosiddetto <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-il-piano-di-pace-di-trump-e-che-cosa-prevede.html">&#8220;Accordo del Secolo&#8221;</a>. Il piano &#8211; <a href="https://foreignpolicy.com/2020/02/11/trump-pressures-palestinians-over-middle-east-peace-plan-israel-netanyahu-abbas-olmert-united-nations-diplomacy/">respinto</a> ufficialmente dal presidente palestinese, Mahmoud Abbas, nel corso dell&#8217;ultima sessione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (11 febbraio) &#8211; ha suscitato <a href="https://www.washingtoninstitute.org/fikraforum/view/arab-reactions-to-trumps-peace-plan-an-analysis-and-recommendation">reazioni</a> contrastanti nel mondo arabo.</p>
<p>A colpire maggiormente, la risposta di Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Oman, Qatar e Marocco &#8211; Paesi firmatari del patto di non aggressione con Israele -. Pur essendosi dimostrati <a href="http://sis.gov.eg/Story/143605/FM-Egypt-insists-on-reaching-just-settlement-of-Israeli-Palestinian-conflict?lang=en-us">concordi</a> sul sostegno alla causa palestinese, questi Stati hanno assunto una posizione molto conciliante, apprezzando lo sforzo compiuto dagli Stati Uniti nell&#8217;elaborazione del piano di pace.</p>
<p>Una postura non condivisa dalla Giordania, che, schieratasi a favore del presidente palestinese, ha respinto l&#8217;accordo, temendo che possa &#8220;avere <a href="https://www.timesofisrael.com/jordanian-king-reiterates-opposition-to-us-peace-plan-ahead-of-release/">conseguenze negative</a> per il suo Paese&#8221; &#8211; con particolare riferimento all&#8217;annessione da parte israeliana della Valle del Giordano.</p>
<h2>La strategia israeliana</h2>
<p>Sono numerose le <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-israele-vuole-normalizzare-i-rapporti-con-il-mondo-arabo.html">ragioni</a> dietro il processo di riavvicinamento tra <strong>Israele</strong> e alcuni Stati arabi. Tra queste vi sono, in particolare, il comune timore nei confronti dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/politica/liran-dietro-il-disgelo-dei-rapporti-tra-israele-e-mondo-arabo.html">Iran</a>, la crescente instabilità regionale, la mancanza di una politica condivisa in materia di sicurezza e la politica di disimpegno adottata dagli Stati Uniti nella regione.</p>
<p>Da non sottovalutare, inoltre, il cambio di postura dimostrato dal primo ministro israeliano, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-benjamin-netanyahu.html">Benjamin Netanyahu</a>, nei confronti degli Stati arabi. A differenza dei suoi predecessori &#8211; che vedevano nella pace con i palestinesi la chiave per instaurare un legame con il mondo arabo musulmano &#8211; Netanyahu ritiene che l&#8217;unico modo per uscire dall&#8217;impasse sia costruire relazioni con i Paesi arabi, allo scopo di dare nuova linfa ai negoziati di pace con il popolo palestinese.</p>
<p>Un segno di questa nuova politica israeliana sarebbe proprio la prossima firma del <strong>patto di non aggressione</strong>, che dimostra anche la profondità dei rapporti tra i Paesi del Golfo e Israele. Il patto, infatti, sarebbe legato a doppio filo all&#8217;Accordo del Secolo: l&#8217;espansione delle relazioni diplomatiche israeliane nella regione va di pari passo con il riconoscimento di Israele da parte dei Paesi arabi. Una legittimazione, a sua volta, strettamente connessa alla risoluzione del conflitto Israele-palestinese.</p>
<p>Ma c&#8217;è di più: molti Stati arabi &#8211; secondo quanto dichiarato dall&#8217;ex primo ministro del Qatar &#8211; hanno promesso agli Stati Uniti che avrebbero &#8220;mostrato un <a href="https://www.ynetnews.com/article/r1PjJmZmI">atteggiamento positivo</a>&#8221; nei confronti del piano di pace, ma non avrebbero mantenuto fede alla parola data &#8220;a causa dell&#8217;eccezionale attenzione mediatica&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/quel-patto-di-non-aggressione-tra-israele-e-i-paesi-del-golfo.html">Quel patto di non aggressione tra Israele e i Paesi del Golfo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Israele e Sudan verso la normalizzazione dei rapporti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/israele-e-sudan-verso-la-normalizzazione-dei-rapporti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Cianciarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Feb 2020 10:26:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1419" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Bibi-Netanyahu-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Netanyahu Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Bibi-Netanyahu-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Bibi-Netanyahu-La-Presse-300x222.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Bibi-Netanyahu-La-Presse-768x568.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Bibi-Netanyahu-La-Presse-1024x757.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Sudan avrebbe iniziato un processo di normalizzazione dei rapporti con Israele. Lunedì scorso (3 febbraio), il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e il capo del Consiglio sovrano del Sudan, Abdel Fattah Al Burhan, si sono incontrati a Entebbe, in occasione della visita di stato del premier israeliano in Uganda. Un bilaterale avvenuto in gran &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-e-sudan-verso-la-normalizzazione-dei-rapporti.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1419" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Bibi-Netanyahu-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Netanyahu Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Bibi-Netanyahu-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Bibi-Netanyahu-La-Presse-300x222.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Bibi-Netanyahu-La-Presse-768x568.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Bibi-Netanyahu-La-Presse-1024x757.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il Sudan avrebbe iniziato un processo di <a href="https://www.nytimes.com/aponline/2020/02/04/world/middleeast/ap-ml-sudan-israel.html">normalizzazione</a> dei rapporti con Israele. Lunedì scorso (3 febbraio), il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e il capo del Consiglio sovrano del Sudan, Abdel Fattah Al Burhan, si sono incontrati a Entebbe, in occasione della visita di stato del premier israeliano in Uganda.</p>
<p>Un bilaterale avvenuto in gran segreto, stando a quanto riferito dal ministro della Cultura e dell&#8217;Informazione e portavoce del governo sudanese, <a href="https://www.middleeasteye.net/news/why-did-sudanese-general-burhan-agree-meet-netanyahu">Faisal Mohamed Saleh</a>. Il Consiglio sovrano del Sudan &#8211; formato lo scorso agosto con il compito di guidare la transizione democratica del Paese nei prossimi tre anni &#8211; sarebbe stato informato dell&#8217;incontro soltanto &#8220;a cose fatte&#8221; &#8211; sempre secondo le dichiarazioni di Saleh -.</p>
<p align="JUSTIFY">Sarebbe stato Israele a rendere pubblica la notizia del meeting, mentre Al Burhan avrebbe rilasciato una <a href="https://www.israelhayom.com/2020/02/05/sudans-leader-meeting-with-pm-netanyahu-sought-to-protect-national-security/">dichiarazione</a> sull&#8217;accaduto soltanto qualche giorno più tardi. Al termine di un incontro chiarificatore con i membri del Consiglio sovrano (5 febbraio), il leader sudanese ha spiegato i motivi che lo avrebbero spinto a compiere questo passo, ovvero &#8220;proteggere la sicurezza del Sudan, nell&#8217;interesse del suo popolo&#8221;.</p>
<p align="JUSTIFY">Se Israele ha subito parlato di &#8220;normalizzazione dei rapporti&#8221;, la reazione del governo sudanese è stata più cauta. Il portavoce del governo, infatti, ha definito il bilaterale &#8220;<a href="https://www.timesofisrael.com/sudan-says-its-transition-government-lacks-mandate-to-normalize-israel-ties/">un&#8217;iniziativa personale</a> di Al Burhan&#8221;, che non avrebbe fatto alcuna promessa in merito al futuro delle relazioni diplomatiche con lo Stato ebraico.</p>
<p align="JUSTIFY">Fin dalla sua indipendenza (1956), Khartum non ha mai intrattenuto relazioni diplomatiche ufficiali con Israele, anche se è probabile che tra le due parti vi siano stati contatti non ufficiali. Dunque, il meeting tra Netanyahu e Al Burhan rappresenta un cambiamento importante nella politica estera del Sudan, suscitando anche numerose reazioni di protesta sia a livello nazionale che internazionale.</p>
<p align="JUSTIFY">A opporsi alla normalizzazione dei rapporti tra Israele e Sudan è stata soprattutto la leadership palestinese, che ha definito l&#8217;incontro una &#8220;pugnalata alle spalle&#8221;. Dichiarazioni forti, che hanno richiesto l&#8217;intervento di Al Burhan: il leader sudanese ha confermato la posizione <a href="https://www.reuters.com/article/us-israel-sudan/sudans-burhan-casts-doubt-on-rapid-normalization-of-ties-with-israel-idUSKBN1ZY1HD">pro palestinese</a> del suo Paese, a prescindere dall&#8217;evolversi dei rapporti con Israele.</p>
<h2 align="JUSTIFY">La politica israeliana in Africa</h2>
<p>L&#8217;apertura dimostrata dal Sudan nei confronti di Israele rappresenta una vittoria per Netanyahu, che sarebbe riuscito a ottenere anche un &#8220;principio di accordo&#8221; sull&#8217;utilizzo dello <a href="https://www.middleeastmonitor.com/20200205-israel-aspires-to-operate-flights-in-sudanese-airspace/">spazio aereo</a> sudanese per i voli commerciali provenienti dall&#8217;America Latina. Tra gli obiettivi del premier israeliano vi sarebbe anche il rimpatrio degli 8 mila richiedenti asilo sudanesi che si trovano in Israele.</p>
<p>Da tempo, Netanyahu mira a stabilire rapporti con il Sudan, considerando il ruolo chiave svolto da Khartum nella regione e la sua collocazione strategica nel continente. Stato dell&#8217;Africa orientale, il Sudan è membro della Lega Araba e intrattiene profonde relazioni con il mondo arabo musulmano.</p>
<p>L&#8217;attenzione di Netanyahu nei confronti di questo Paese, inoltre, sarebbe parte di una più ampia strategia, mirata ad ampliare e consolidare la presenza israeliana nel <a href="https://it.insideover.com/politica/la-politica-israeliana-in-africa.html">continente africano</a>. Oltre al rafforzamento della partnership economica e nel settore della difesa, il premier israeliano mira a disarticolare quella &#8220;maggioranza automatica&#8221; dei Paesi africani contro lo Stato ebraico in seno alle Nazioni Unite. Con l&#8217;obiettivo ultimo di &#8220;cambiare il loro schema di voto&#8221; su questioni che riguardano Israele o il conflitto israelo-palestinese.</p>
<h2 align="JUSTIFY">Gli interessi del Sudan</h2>
<p>A spingere il Sudan verso Israele sarebbe, invece, il desiderio di sviluppare le proprie relazioni internazionali dopo anni di isolamento. Non solo: Khartum mira a rimuovere il suo nome dalla lista Usa dei Paesi sponsor del terrorismo, nella quale è stato iscritto nel 1993 per aver fornito supporto materiale ad Al Qaeda.</p>
<p>Questa &#8220;etichetta&#8221; e le sanzioni internazionali a essa correlate impedirebbero al Paese di accedere agli aiuti esteri e di far fronte alle difficoltà economiche nazionali. Un grande ostacolo per il Sudan, per il quale, oggi più che mai, la ripresa economica rappresenta un elemento fondamentale del suo processo di transizione democratica.</p>
<p>Nell&#8217;ottica sudanese, dunque, la normalizzazione dei rapporti con Israele darebbe prova dell&#8217;impegno di Khartum nel compiere i passi &#8220;nella giusta direzione&#8221;, ottenendo così il <a href="https://www.aljazeera.com/indepth/opinion/talk-sudan-israel-normalisation-200205145823074.html">consenso</a> degli Stati Uniti e, quindi, la rimozione del suo nome dalla lista. Un segno di conferma da parte di Washington sarebbe già arrivato: a poche ore dalla conclusione del bilaterale tra Sudan e Israele, il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, avrebbe telefonato ad Al Burhan, ringraziandolo per &#8220;aver guidato il Paese verso la normalizzazione dei rapporti con Israele&#8221; e invitandolo a recarsi in visita negli Stati Uniti nei prossimi mesi.</p>
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		<title>Libia, in aumento il numero dei miliziani siriani</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/libia-in-aumento-il-numero-dei-miliziani-siriani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Cianciarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Feb 2020 07:45:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[mercenari siriani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1245" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Libia-battaglia-di-Ayn-Zara.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia, un miliziano durante la battaglia di Ayn Zara (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Libia-battaglia-di-Ayn-Zara.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Libia-battaglia-di-Ayn-Zara-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Libia-battaglia-di-Ayn-Zara-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Libia-battaglia-di-Ayn-Zara-1024x664.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si attesterebbe intorno alle 4.700 unità il numero di miliziani siriani inviati dalla Turchia a Tripoli. A questi andrebbero aggiunti almeno 1.800 &#8220;volontari&#8221; che, al momento, si troverebbero in Turchia per essere addestrati nei campi locali, prima di giungere a destinazione. Un numero in costante crescita, che, in breve tempo (dal dicembre 2019), avrebbe raggiunto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-in-aumento-il-numero-dei-miliziani-siriani.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1245" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Libia-battaglia-di-Ayn-Zara.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia, un miliziano durante la battaglia di Ayn Zara (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Libia-battaglia-di-Ayn-Zara.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Libia-battaglia-di-Ayn-Zara-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Libia-battaglia-di-Ayn-Zara-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Libia-battaglia-di-Ayn-Zara-1024x664.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Si attesterebbe intorno alle <a href="https://www.agenzianova.com/a/5e3a82ce6030c9.97704081/2796069/2020-02-05/libia-siria-osservatorio-siriano-diritti-umani-in-aumento-numero-miliziani-trasferiti-in-territorio-libico">4.700</a> unità il numero di miliziani siriani inviati dalla Turchia a Tripoli. A questi andrebbero aggiunti almeno 1.800 &#8220;volontari&#8221; che, al momento, si troverebbero in Turchia per essere addestrati nei campi locali, prima di giungere a destinazione.</p>
<p>Un numero in costante crescita, che, in breve tempo (dal dicembre 2019), avrebbe raggiunto l&#8217;obiettivo fissato dalla Turchia, ovvero 6 mila &#8220;volontari&#8221; &#8211; secondo i dati forniti dall&#8217;<a href="http://www.syriahr.com/en/?p=154427">Osservatorio siriano per i diritti umani</a>, un&#8217;associazione con sede a Londra che si occupa di monitorare l&#8217;andamento della guerra civile siriana -.</p>
<p>Eppure, nel distretto siriano di Afrin &#8211; che, dal marzo 2018, si trova sotto il controllo dell&#8217;Esercito siriano libero e di Ankara -, le procedure di registrazione dei mercenari intenzionati a partire alla volta del Paese nordafricano non accennano a fermarsi.</p>
<p>Questi &#8220;volontari&#8221;, reclutati da Ankara, sarebbero combattenti provenienti da fazioni dell&#8217;opposizione siriana fortemente sostenute dalla Turchia, tra le quali le divisioni Mu&#8217;tasim &#8211; fazione dell&#8217;Esercito siriano libero &#8211; e Sultan Murad &#8211; formata da combattenti turkmeni siriani e turchi -, la brigata dei Falchi del Nord, la divisione Hamza, la Legione Sham, la brigata Suleyman Ahah e la brigata Samarcanda.</p>
<h2>Dalla Siria alla Libia</h2>
<p>Il trasferimento dei miliziani siriani in Libia è iniziato il 24 dicembre scorso con l&#8217;arrivo in Turchia dei primi 300 &#8220;volontari&#8221;. Inizialmente, i mercenari siriani avrebbero attraversato il confine settentrionale della Siria ad Hawar Killis, un villaggio nel governatorato di Aleppo, per raggiungere la Penisola Anatolica. Qui, sarebbero stati sottoposti a un periodo di <a href="https://www.theguardian.com/world/2020/jan/15/exclusive-2000-syrian-troops-deployed-to-libya-to-support-regime">addestramento</a> nei campi turchi e, successivamente, mandati in Libia, dove sarebbero stati schierati in prima linea al fianco delle forze vicine al governo di Fayez Al Sarraj.</p>
<p>A incentivare i mercenari siriani a partire alla volta della Libia, il compenso economico e la promessa di ottenere la cittadinanza turca. Il loro contratto semestrale &#8211; stipulato direttamente con il governo di Tripoli -, infatti, prevedrebbe uno stipendio mensile di circa 2 mila dollari, equivalente a più di un milione di lire siriane. Un salario decisamente superiore alle 450-550 lire ricevute in Siria.</p>
<p>Anche se la Turchia e il governo di Tripoli non avrebbero mai confermato ufficialmente la notizia del trasferimento di combattenti siriani in Libia, è opinione condivisa che Ankara avrebbe iniziato ad arruolare i <a href="https://it.insideover.com/guerra/adesso-erdogan-vuole-costringere-i-miliziani-siriani-ad-andare-in-libia.html">mercenari siriani</a> nel contesto di un più ampio rafforzamento della collaborazione con il governo di Al Sarraj.</p>
<p>Importanti passi in questa direzioni sono stati compiuti alla fine dello scorso anno: il 27 novembre, il governo turco e quello libico hanno concordato il rafforzamento della <a href="https://it.insideover.com/politica/erdogan-punta-la-libia.html">collaborazione militar</a>e; più recentemente (2 gennaio), il parlamento turco ha approvato lo stanziamento di soldati in Libia, che si è concretizzato nell&#8217;invio di sistemi di difesa aerea e consiglieri militari.</p>
<h2>L&#8217;ombra dell&#8217;estremismo</h2>
<p>I mercenari siriani non sono gli unici combattenti stranieri schierati in Libia. Già da tempo, l&#8217;importanza strategica del Paese nordafricano ha trasformato la guerra civile &#8211; che vede contrapporsi i governi rivali di Tobruk e Tripoli &#8211; in una partita giocata non solo a livello nazionale, ma anche regionale e internazionale.</p>
<p>Qualche mese prima dell&#8217;arrivo dei &#8220;volontari&#8221; dalla Siria, lo scorso settembre, anche la Russia avrebbe inviato in Libia almeno duecento combattenti &#8211; per lo più cecchini -, seguendo le orme di Egitto ed Emirati Arabi Uniti, che già da tempo lavorerebbero sul campo al fianco di Haftar.</p>
<p>La presenza di forze straniere in Libia, dunque, non è una novità. Oggi, però, si sta diffondendo un nuovo timore legato all&#8217;arrivo dei mercenari siriani: la presenza, tra le loro fila, di <a href="https://www.nytimes.com/aponline/2020/02/05/world/middleeast/ap-ml-libya-syria-extremists.html?auth=login-email&amp;login=email">militanti</a> di Al Qaeda e dello Stato Islamico.</p>
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		<title>Nella battaglia di Idlib spuntano le milizie iraniane</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/nella-battaglia-di-idlib-spuntano-le-milizie-iraniane.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Cianciarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Feb 2020 08:40:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Brigate al-Quds]]></category>
		<category><![CDATA[Idlib]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="712" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Siria-a-Idlib-raid-governativi-La-Presse-e1580978416490.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Idlib Siria (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Siria-a-Idlib-raid-governativi-La-Presse-e1580978416490.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Siria-a-Idlib-raid-governativi-La-Presse-e1580978416490-300x142.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Siria-a-Idlib-raid-governativi-La-Presse-e1580978416490-768x365.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Siria-a-Idlib-raid-governativi-La-Presse-e1580978416490-1024x486.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Un nuovo fronte si è aperto nel &#8220;Grande Idlib&#8221;, l&#8217;ultima roccaforte siriana sotto il controllo dei ribelli. Negli ultimi giorni, gli scontri diretti tra le forze governative e le truppe turche &#8211; che sostengono i ribelli e le milizie jihadiste &#8211; hanno infiammato la regione, rompendo il tacito accordo di non aggressione in vigore tra &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/nella-battaglia-di-idlib-spuntano-le-milizie-iraniane.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="712" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Siria-a-Idlib-raid-governativi-La-Presse-e1580978416490.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Idlib Siria (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Siria-a-Idlib-raid-governativi-La-Presse-e1580978416490.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Siria-a-Idlib-raid-governativi-La-Presse-e1580978416490-300x142.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Siria-a-Idlib-raid-governativi-La-Presse-e1580978416490-768x365.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Siria-a-Idlib-raid-governativi-La-Presse-e1580978416490-1024x486.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Un nuovo fronte si è aperto nel <strong>&#8220;Grande Idlib&#8221;</strong>, l&#8217;ultima roccaforte siriana sotto il controllo dei ribelli. Negli ultimi giorni, gli <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-ancora-alta-tensione-ad-idlib-l-esercito-avanza-verso-saraqib.html">scontri diretti</a> tra le forze governative e le truppe turche &#8211; che sostengono i ribelli e le milizie jihadiste &#8211; hanno infiammato la regione, rompendo il tacito accordo di non aggressione in vigore tra turchi e siriani.</p>
<h2>La Forza Quds</h2>
<p>Adesso, a questo complesso mosaico si è aggiunto un nuovo tassello, che potrebbe rappresentare un vero e proprio punto di svolta nel conflitto. A Idlib, infatti, non sarebbero presenti soltanto le forze turche e siriane e i combattenti di <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/oltre-lisis-ruolo-al-qaeda-siria.html">Hayat Tahrir Al Sham</a>, ma anche le milizie iraniane e afghane che compongono la nota <strong>Forza Quds</strong>.</p>
<p>L&#8217;<a href="https://www.telegraph.co.uk/news/2020/01/26/exclusive-leaked-recordings-show-qassim-soleimanis-soldiers/">intercettazione</a> delle onde radio utilizzate dalle milizie iraniane &#8211; registrate dagli attivisti indipendenti di Macro Media Centre (Mmc) &#8211; ha rivelato la presenza di alcune truppe della Forza Quds &#8211; 400-800 soldati &#8211; nel governatorato di Idlib, lontano, dunque, dalle basi iraniane presenti nel territorio siriano. Tra le nuove postazioni vi sarebbe quella di Tamanah, situata nel nord-ovest della Siria, nel distretto di Maarat Al Numan (governatorato di Idlib).</p>
<p>Si tratta di un importante sviluppo nella guerra civile siriana. Pur avendo svolto un ruolo di primo piano nel volgere il conflitto siriano a favore del presidente Bashar al Assad, infatti, le milizie iraniane si sarebbero sempre astenute dal prendere parte alle operazioni di Idlib. Tra le principali motivazioni, la partnership commerciale tra l&#8217;Iran e la Turchia, diventata prioritaria in seguito all&#8217;imposizione di nuove sanzioni a Teheran da parte degli <strong>Stati Uniti</strong>.</p>
<p>La Repubblica Islamica ha sostenuto ufficialmente questa posizione anche in occasione dei negoziati di pace per la Siria &#8211; condotti insieme a Russia e Turchia -, durante i quali Teheran avrebbe ripetutamente rassicurato Ankara, garantendole che non avrebbe inviato le proprie truppe a Idlib. E così è stato, almeno fino ad ora.</p>
<h2>L&#8217;Iran cambia strategia</h2>
<p>Oggi, le cose sembrano essere cambiate e la competizione tra Ankara e Teheran per l&#8217;espansione della propria influenza nella regione potrebbe aver prevalso sulla partnership commerciale. Pur non essendo ancora chiari i motivi che hanno spinto l&#8217;Iran a schierare la Forza Quds nel governatorato di Idlib, si potrebbe ipotizzare che tale mossa abbia a che fare con la recente uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani (3 gennaio).</p>
<p>Le milizie sciite, infatti, potrebbero trovarsi a Idlib proprio su ordine di Soleimani. Prima della sua morte, il generale iraniano avrebbe lasciato istruzioni in merito alle linee strategiche che avrebbe dovuto seguire la Forza Quds nei prossimi cinque anni &#8211; secondo quanto dichiarato dal comandante della <strong>Divisione Fatemiyoun</strong>, le milizie sciite afghane che combattono sotto l&#8217;ombrello della Forza Quds -. In quest&#8217;ottica, lo stanziamento dei soldati iraniani a Idlib potrebbe far parte del progetto lasciato in eredità da Soleimani.</p>
<p>La presenza delle milizie iraniane potrebbe anche essere una conseguenza dell&#8217;uccisione del generale iraniano. Un messaggio sia per i rivali dell&#8217;Iran che per i suoi alleati regionali: la morte del capo della Forza Quds non ha ridotto l&#8217;influenza di Teheran in Siria e il presidente siriano può ancora contare sul suo sostegno per vincere la guerra.</p>
<p>Se così fosse, l&#8217;obiettivo finale di Teheran potrebbe essere l&#8217;allontanamento definitivo delle truppe americane di stanza nella Siria orientale. Una volta riconquistato il &#8220;Grande Idlib&#8221;, infatti, Al Assad potrebbe rivolgersi a oriente, decidendo di partire proprio dall&#8217;espulsione dei soldati americani per &#8220;liberare <a href="https://sana.sy/en/?p=139364">ogni centimetro</a> del territorio siriano&#8221;.</p>
<p>Qualunque sia la motivazione di Teheran, lo stanziamento della Forza Quds a Idlib costituisce un duro colpo per la <strong>Turchia</strong>, dal momento che &#8211; secondo quanto dichiarato da Abu Hamza Kirnazi del Fronte Nazionale per la Liberazione, sostenuto dalla <a href="https://uawire.org/turkish-intelligence-iran-s-revolutionary-guard-moving-to-idlib-to-eliminate-de-escalation-zone">Turchia</a> &#8211; le milizie iraniane sarebbero in possesso di armi pesanti e avrebbero già iniziato a &#8220;utilizzare artiglieria e lanciarazzi contro i soldati turchi sia a Tamanah che in altre aree&#8221;.</p>
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		<title>Iraq, gli Stati Uniti verranno rimpiazzati dalla Nato</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/iraq-gli-stati-uniti-verranno-rimpiazzati-dalla-nato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Cianciarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jan 2020 07:52:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="967" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Iraq-proteste-soldato-militari-La-Presse-e1580370712250.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Soldato iracheno" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Iraq-proteste-soldato-militari-La-Presse-e1580370712250.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Iraq-proteste-soldato-militari-La-Presse-e1580370712250-300x151.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Iraq-proteste-soldato-militari-La-Presse-e1580370712250-768x387.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Iraq-proteste-soldato-militari-La-Presse-e1580370712250-1024x516.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Iraq sta considerando di ampliare il ruolo della Nato nel Paese, a scapito di quello assunto dalla coalizione internazionale a guida americana. I contrasti tra Usa e Iraq Il rapporto tra Stati Uniti e Iraq si è deteriorato tra la fine di dicembre e l&#8217;inizio di gennaio, quando il territorio iracheno è stato colpito da &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/iraq-gli-stati-uniti-verranno-rimpiazzati-dalla-nato.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/iraq-gli-stati-uniti-verranno-rimpiazzati-dalla-nato.html">Iraq, gli Stati Uniti verranno rimpiazzati dalla Nato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="967" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Iraq-proteste-soldato-militari-La-Presse-e1580370712250.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Soldato iracheno" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Iraq-proteste-soldato-militari-La-Presse-e1580370712250.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Iraq-proteste-soldato-militari-La-Presse-e1580370712250-300x151.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Iraq-proteste-soldato-militari-La-Presse-e1580370712250-768x387.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Iraq-proteste-soldato-militari-La-Presse-e1580370712250-1024x516.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;Iraq sta considerando di ampliare il ruolo della <a href="https://aawsat.com/english/home/article/2104771/iraq-mulls-larger-nato-role-replace-us-led-coalition">Nato</a> nel Paese, a scapito di quello assunto dalla coalizione internazionale a guida americana.</p>
<h2>I contrasti tra Usa e Iraq</h2>
<p>Il rapporto tra Stati Uniti e Iraq si è deteriorato tra la fine di dicembre e l&#8217;inizio di gennaio, quando il territorio iracheno è stato colpito da una serie di raid americani, condotti contro obiettivi iraniani e culminati nella nota uccisione di Qassem Soleimani (3 gennaio).</p>
<p>La reazione di Baghdad è stata molto dura, anche se a nulla è servita la decisione del Parlamento iracheno (5 gennaio) di espellere tutte le forze straniere dal Paese, comprese le circa 5.200 truppe statunitensi. Il 15 gennaio, infatti, la missione americana in Iraq ha ripreso alcune attività, incluse le <a href="https://it.insideover.com/guerra/contrari-al-voto-di-espulsione-gli-usa-riprendono-le-attivita-in-iraq.html">operazioni</a> contro l&#8217;Is. Non solo: nell&#8217;incontro bilaterale del 22 gennaio scorso, il presidente americano, Donald Trump, e il suo omologo iracheno, Barham Salih, hanno concordato il <a href="https://it.insideover.com/politica/le-truppe-usa-rimarranno-in-iraq.html">proseguo della partnershi</a>p economica e militare tra i due Paesi.</p>
<p>Un atteggiamento più conciliante da entrambe le parti, dovuto, probabilmente, alle conseguenze dell&#8217;espulsione delle truppe statunitensi di stanza in Iraq, ovvero l&#8217;annullamento degli accordi conclusi tra Washington e Baghdad e la rinuncia ai programmi di addestramento e assistenza forniti dagli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico.</p>
<h2>Fuori dall&#8217;Iraq</h2>
<p>Calmati gli animi, tuttavia, l&#8217;Iraq rimane determinato a esercitare la sua leadership, &#8220;punendo&#8221; quella che ha definito &#8220;una violazione della sovranità nazionale e del mandato della coalizione&#8221;, che si troverebbe in Iraq al solo scopo di combattere lo Stato Islamico. &#8220;<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">É </span></span>fondamentale che tutte le truppe da combattimento lascino il Paese&#8221; &#8211; ha dichiarato il portavoce del primo ministro iracheno, Abdelkarim Khalaf &#8211; &#8220;E che il nostro spazio aereo non venga più utilizzato&#8221;.</p>
<p>Dalle parole ai fatti. Nei giorni scorsi, funzionari iracheni e statunitensi hanno elaborato alcune proposte, sottoponendole direttamente al premier iracheno. Tra queste, le opzioni più probabili sembrerebbero essere la formazione di una coalizione non più guidata dagli Stati Uniti e con un mandato diverso, che ne limiti le attività, e l&#8217;ampliamento del ruolo della missione Nato, già presente in Iraq. Restano da chiarire, inoltre, i passi da compiere per evitare che un rapido ritiro delle truppe americane destabilizzi il Paese, favorendo, inoltre, l&#8217;avanzata dell&#8217;Is.</p>
<h2>La missione Nato in Iraq</h2>
<p>L&#8217; &#8220;opzione Nato&#8221; &#8211; la cui missione in Iraq è stata <a href="https://www.agi.it/estero/nato_sospende_missioni_addestramento_iraq_morte_soleimani-6830126/news/2020-01-04/">sospesa</a> all&#8217;inizio di gennaio, in seguito all&#8217;uccisione di Soleimani &#8211; avrebbe già ottenuto un primo consenso da parte del premier, dell&#8217;esercito e delle Forze di mobilitazione popolare irachene &#8211; coalizione paramilitare a maggioranza sciita -. Anche il presidente americano, Donald Trump, sembrerebbe propendere per questa opzione.</p>
<p>Con a disposizione circa 480 unità, la <a href="https://www.nato.int/nato_static_fl2014/assets/pdf/pdf_2018_07/20180709_1807-backgrounder-NTCB-Iraq-en.pdf">missione Nato in Iraq</a> (Nmi), guidata dal Canada, è iniziata il 31 ottobre 2018, allo scopo di prolungare e rafforzare il supporto al Paese mediorientale, formando gli addestratori delle Forze di Sicurezza in numerosi settori &#8211; in particolare, C-IED, medicina militare, cooperazione civile-militare e manutenzione dei veicoli corazzati -.</p>
<p>Dopo una prima trattativa tra Nato e Iraq &#8211; svoltasi ad Amman il 29 gennaio -, le discussioni riprenderanno il mese prossimo, verosimilmente in occasione della riunione dei ministri della Difesa della Nato, che si terrà il 12 e 13 febbraio. Se l&#8217; &#8220;ipotesi Nato&#8221; venisse confermata, tuttavia, rimarrebbero da risolvere alcune criticità, in particolare la lotta allo Stato Islamico. A prescindere dagli esiti, infatti, l&#8217;organizzazione internazionale ha stabilito che l&#8217;ampliamento della sua missione in Iraq riguarderà soltanto l&#8217;addestramento delle forze irachene, ma non prevedrà alcun ruolo di combattimento.</p>
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		<title>Le truppe Usa rimarranno in Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-truppe-usa-rimarranno-in-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Cianciarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jan 2020 07:34:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[missione Usa in Iraq]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iraq, i danni alla base Usa di Ain al-Asad (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Il futuro della missione statunitense in Iraq è stato al centro dell&#8217;incontro tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il suo omologo iracheno, Barham Salih. Si tratta del primo meeting tra i due capi di Stato dall&#8217;uccisione del generale iraniano, Qassem Soleimani (3 gennaio). Tra le questioni discusse durante il bilaterale &#8211; che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-truppe-usa-rimarranno-in-iraq.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iraq, i danni alla base Usa di Ain al-Asad (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Truppe-Usa-in-Iraq-1-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>Il futuro della missione statunitense in Iraq è stato al centro dell&#8217;<a href="https://www.reuters.com/article/us-davos-meeting-trump-iraq/iraq-happy-with-u-s-troops-trump-says-at-talks-over-missions-future-idUSKBN1ZL1L0">incontro</a> tra il presidente degli Stati Uniti, <strong>Donald Trump</strong>, e il suo omologo iracheno, <strong>Barham Salih</strong>. Si tratta del primo meeting tra i due capi di Stato dall&#8217;uccisione del generale iraniano, <a href="https://it.insideover.com/guerra/ucciso-il-generale-soleimani.html">Qassem Soleimani</a> (3 gennaio).</p>
<p>Tra le questioni discusse durante il bilaterale &#8211; che si è tenuto mercoledì scorso (22 gennaio) a margine del Forum economico mondiale di Davos -, c&#8217;è stata &#8220;la riduzione delle truppe statunitensi e il rispetto delle richieste avanzate dal popolo iracheno, mirate a preservare la sovranità nazionale&#8221;.</p>
<p>Trump e Salih hanno concordato il proseguo della <strong>partnership economica e militare</strong> tra Stati Uniti e Iraq, &#8220;inclusa la lotta allo <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html" target="_blank" rel="noopener">Stato islamico</a>&#8220;. Secondo il comunicato della Casa Bianca, &#8220;il presidente Trump ha ribadito l&#8217;impegno costante degli Stati Uniti per un Iraq sovrano, stabile e prospero&#8221;.</p>
<h2>Una partnership a rischio</h2>
<p>I rapporti tra Washington e Baghdad si sono fortemente incrinati all&#8217;inizio di gennaio, a causa di quella che il Parlamento iracheno ha definito una &#8220;violazione della sovranità nazionale&#8221; da parte di Washington. Tra la fine di dicembre e l&#8217;inizio di gennaio, infatti, gli Stati Uniti hanno lanciato una serie di raid contro obiettivi iraniani in territorio iracheno, culminati nella nota uccisione di Soleimani.</p>
<p>La risposta dell&#8217;Iraq è stata dura. Il 5 gennaio il Parlamento iracheno si è riunito per decretare l&#8217;espulsione di tutte le forze straniere di stanza nel Paese, incluse le circa 5.200 truppe statunitensi. Una decisione non vincolante, alla quale, tuttavia, è seguita la convocazione del segretario di Stato americano, Mike Pompeo, da parte del primo ministro iracheno, Adel Abdul Mahdi, per concordare il ritiro dei soldati statunitensi dall&#8217;Iraq.</p>
<p>La richiesta è stata immediatamente respinta da Washington, che ha minacciato l&#8217;imposizione di nuove sanzioni a Baghdad, qualora si fosse opposto alla presenza americana nel Paese. I toni si sono raffreddati soltanto pochi giorni fa (15 gennaio), in concomitanza con la ripresa di alcune attività previste dalla missione americana in Iraq &#8211; interrotte il 5 gennaio -, tra le quali le <a href="https://it.insideover.com/guerra/contrari-al-voto-di-espulsione-gli-usa-riprendono-le-attivita-in-iraq.html">operazioni</a> contro lo Stato islamico.</p>
<p>Con il passare dei giorni, anche il governo iracheno si è mostrato più conciliante. La decisione di espellere le truppe statunitensi dal Paese, infatti, avrebbe comportato l&#8217;annullamento degli accordi conclusi tra Stati Uniti e Iraq e, dunque, la rinuncia ai programmi di addestramento e assistenza forniti da Washington nella lotta contro lo Stato Islamico.</p>
<h2>La minaccia comune</h2>
<p>Proprio il persistere della minaccia dello Stato Islamico nella regione avrebbe spinto gli Stati Uniti e l&#8217;Iraq a superare le divergenze, rinnovando la collaborazione bilaterale. Pur indebolito dalle recenti sconfitte, infatti, l&#8217;Is si sarebbe già riorganizzato nella Siria sud-orientale e nell&#8217;Iraq occidentale e sarebbe pronto a sfruttare strategicamente il ritiro delle truppe americane per <a href="https://aawsat.com/english/home/article/2095711/general-warns-isis-resurgence-possible-if-us-leaves-iraq">tornare alla ribalta</a>, guadagnando terreno e ampliando il proprio seguito.</p>
<p>&#8220;L&#8217;Iraq è in debito con la coalizione internazionale, guidata dagli Stati Uniti, per il sostegno economico e militare che continua a fornire nella lotta contro lo Stato Islamico&#8221; &#8211; ha dichiarato Salih in riferimento all&#8217;incontro con Trump &#8211; &#8220;La decisione del Parlamento iracheno di espellere le truppe statunitensi non è stato un segno di inimicizia, ma soltanto una reazione a quello che gli iracheni hanno visto come una violazione della sovranità nazionale, da affrontare con il dialogo&#8221;.</p>
<h2>Tra Iran e Stati Uniti</h2>
<p>L&#8217;Iraq si trova al centro degli <a href="https://it.insideover.com/politica/iraq-bivio-stati-uniti-iran.html">interessi strategici</a> di Iran e Stati Uniti. Intrattenendo importanti relazioni militari ed economiche con entrambi i Paesi, Baghdad appare sempre più in bilico tra le due parti. Gli ultimi accadimenti, infatti, hanno reso il lavoro di Baghdad ancora più arduo. Alle continue proteste popolari che chiedono, tra le altre cose, la fine dell&#8217;ingerenza straniera nel Paese, si sono recentemente aggiunte rappresaglie tra Teheran e Washington all&#8217;interno del territorio iracheno.</p>
<p>Le pressioni da entrambe le parti sembrano non voler terminare. Non appena chiariti i contrasti con Trump, le milizie sciite &#8211; sostenute da Teheran &#8211; si sono scagliate contro il presidente iracheno, accusandolo di aver &#8220;mancato di rispetto&#8221; al suo Paese e chiedendone le <a href="https://www.aljazeera.com/news/2020/01/iraqi-shia-armed-groups-condemn-salih-trump-meeting-200122165314447.html">dimissioni</a>.</p>
<p>D&#8217;altra parte, anche gli Stati Uniti sembrano voler approfittare della pace ritrovata per rafforzare la loro presenza in Iraq. Washington ha ventilato l&#8217;ipotesi di un&#8217;espansione della missione Nato in Iraq e dello schieramento del sistema di difesa aerea <a href="https://www.foxnews.com/world/us-deploy-anti-missile-system-protect-american-troops-iraq">Patriot</a> nel Paese mediorientale.</p>
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