Turchia e Libia procedono spedite verso i via libera definitivi degli accordi stipulati tra i due governi. Recep Tayyip Erdogan e Fayez Al Sarraj, sul finire dello scorso mese di novembre, hanno sottoscritto un’intesa che riguarda una collaborazione militare ed un supporto che la Turchia ha promesso al governo libico insediato a Tripoli. Una collaborazione che, come ricordato da Erdogan, prevede anche la possibilità di un intervento militare turco “nel caso di un invito”. Ma che, soprattutto, prevede la nuova delimitazione delle rispettive Zee, le Zone Economiche Esclusive. Ed è su questo fronte che nel Mediterraneo orientale si sta giocando una partita importante sul fronte politico ed economico.

Ankara e Tripoli hanno approvato l’intesa

Il parlamento turco non ha perso tempo: già ai primi di dicembre il presidente dell’assemblea monocamerale di Ankara aveva calendarizzato l’accordo stipulato nella capitale turca tra Erdogan ed Al Sarraj, a margine di un incontro tenuto tra i due leader di governo. Il 5 dicembre scorso, i parlamentari turchi a larga maggioranza hanno approvato l’accordo, con Erdogan che ancora una volta ha sottolineato l’importanza dell’intesa. Ma non solo: secondo il presidente turco, l’operazione svolta dal suo governo assieme a quello di Tripoli sarebbe perfettamente lecita anche sotto il profilo del diritto internazionale.

E nelle scorse ore, è arrivato il via libera anche da parte del governo di Al Sarraj: “L’accordo con la Turchia – ha annunciato un portavoce dell’esecutivo libico – è entrato ufficialmente in vigore”. Anche il ministero della giustizia del governo di Tripoli ha confermato la notizia: “Il consiglio presidenziale – si legge in una nota diramata dal dicastero – ha chiesto ai dipartimenti competenti di mettere in vigore gli accordi che saranno pubblicati sulla Gazzetta ufficiale libica all’inizio del 2020”.

La “corsa” di Erdogan

Ad emergere è soprattutto la celerità con la quale il presidente turco ha proceduto con questa mossa, segno di come Recep Tayyip Erdogan tema la scure della reazione internazionale. Guardando una cartina del Mediterraneo orientale, la conformazione dei nuovi confini delle rispettive Zee appare a prima vista una provocazione. L’intesa tra Ankara e Tripoli potrebbe di fatto creare un corridoio turco – libico capace di estromettere la Grecia da un lato e Cipro, Egitto ed Israele dall’altro. Con gravi rischi per gli interessi nazionali dei Paesi sopra citati.

Di conseguenza, il governo turco ha fretta di chiudere la partita con Tripoli. Anche perché è proprio in questo momento che l’alleato Al Sarraj, sempre più con le spalle al muro, ha estremo bisogno dell’aiuto di Ankara per tentare di sopravvivere politicamente. Ed Erdogan dunque è in grado di fare il bello ed il cattivo tempo. Ma non solo: il presidente turco conosce bene le ultime dinamiche dello scacchiere libico, è ben cosciente del fatto che Al Sarraj potrebbe cadere da un momento all’altro per via del sostegno sempre più importante fornito al generale Haftar. L’obiettivo di Ankara a questo punto è fare in modo che, a prescindere da chi siederà a Tripoli nei prossimi mesi, la Turchia possa rivendicare la legittimità degli accordi entrati in vigore in questi giorni.

Erdogan: “Possibili esplorazioni congiunte con Tripoli”

Il presidente turco nelle scorse ore ha rincarato la dose. Intervistato dalla tv pubblica turca Trt, il “sultano” ha rivendicato quello che per lui è un accordo storico, attuato “contro chi voleva confinare la Turchia al golfo di Antalya”.

C’è poi un passaggio, nelle dichiarazioni rilasciate da Erdogan, che indubbiamente reca maggior timore per gli interessi dei Paesi europei ed in particolar modo dell’Italia: “Siamo pronti – afferma senza mezzi termini il presidente turco – ad effettuare esplorazioni congiunte con la Libia alla ricerca di idrocarburi offshore nelle aree delimitate dal memorandum d’intesa”. La Turchia dunque è pronta a scalzare Italia, Francia ed altri Paesi europei dalla Libia, non solo politicamente ma anche sotto il profilo commerciale e petrolifero. Un altro allarme che, sulle sponde del vecchio continente, non può passare inosservato.

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