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La Turchia vorrebbe inviare, nel giro di poche settimane, almeno 6.000 combattenti siriani in Libia per sostenere le forze vicine al governo di Fayez Al Sarraj. Le ultime indiscrezioni in tal senso sono state lanciate dall’osservatorio siriano sui diritti umani, un’associazione basata a Londra che da anni, per la verità con risultati non sempre lusinghieri, è impegnata a diffondere notizie sull’andamento del conflitto in Siria. Che però Ankara abbia già iniziato ad inviare a Tripoli combattenti prelevati dalle regioni settentrionali siriane, è un dato di fatto consolidato e confermato da alcune inchieste giornalistiche. Tra queste, quella che ha avuto maggiori riscontri è stata quella del The Guardian. 

Ankara taglia i fondi per costringere i miliziani ad andare in Libia

Le ultime informazioni hanno parlato addirittura di un tentativo da parte della Turchia di obbligare le milizie da anni finanziate in Siria a dirigersi verso la Tripolitania. Ankara, già dal 2012, in funzione anti Assad ha addestrato, pagato ed armato decine di gruppi spesso con tendenze islamiste e jihadiste. Per tal motivo, nel nord della Siria la Turchia si è spesso ritrovata milizie e gruppi di fatto sotto il proprio controllo e rispondenti unicamente al governo del presidente Erdogan. Dal 2016 in poi, diverse sigle islamiste sono state usate in funzione anti curda nelle tre operazioni condotte da Ankara nel nord della Siria: quella denominata “Scudo dell’Eufrate”, avviata nell’estate del 2016, quella chiamata “Ramoscello d’Ulivo” svolta nel gennaio 2018 ad Afrin ed infine, nello scorso mese di ottobre, quella che ha preso il nome di “Primavera di Pace” diretta contro le forze curde Ypg. 

Negli ultimi mesi del 2019 gli occhi di Ankara sono stati sempre più orientati anche verso la Libia. Il 27 novembre, in particolare, il governo turco ha stretto un accordo con quello libico guidato da Al Sarraj in cui, tra le altre cose, è stata sancita una stretta collaborazione militare. Il 2 gennaio scorso, il parlamento turco ha approvato l’invio di soldati in Libia ma, in realtà, Erdogan vuole attuare nel paese africano quanto fatto in Siria conto i curdi. Ossia, inviare le milizie finanziate dal suo governo.

E per farlo, Ankara starebbe attuando forti pressioni affinché sempre più combattenti siriani volino verso la Libia. Non tutti infatti starebbero accettando di andare a Tripoli, nemmeno nonostante la promessa di uno stipendio da 2.000 Dollari al mese. Ecco quindi che l’ultima mossa della Turchia, potrebbe essere quella di tagliare i finanziamenti alle milizie in Siria e pagarle soltanto quando tutti accetteranno di combattere al fianco delle forze pro Al Sarraj. A darne notizia è stata l’agenzia siriana Sana, secondo cui Erdogan vorrebbe costringere quanti più islamisti possibili ad arruolarsi per andare in Libia. Campagne di reclutamento e pressioni in tal senso vengono svolte soprattutto tra i combattenti anti curdi ad Afrin e nella provincia di Al Hasakah.

Più di 2.600 i combattenti già arrivati

Per il momento, la Turchia deve “accontentarsi” di cifre ancora ferme a poco meno della metà rispetto all’obiettivo prefissato. In Libia, come riferito ancora dall’osservatorio siriano sui diritti umani, sarebbero arrivati da dicembre ad oggi almeno 2.600 combattenti siriani filo turchi. Di questi, almeno 28 sarebbero morti nei primi giorni di scontro con le forze vicine al generale Haftar a Tripoli. Ankara avrebbe già rimpatriato i caduti registrati a gennaio. Oltre a chi è già arrivato, in Turchia ci sarebbero anche 1.700 combattenti in fase di addestramento. Le forze di intelligence del paese anatolico starebbero dunque preparando tali miliziani alle battaglie sul fronte libico.

Intanto, il premier libico Al Sarraj per la prima volta non ha smentito l’afflusso di islamisti siriani a Tripoli. Se a fine dicembre, quando iniziavano a diffondersi le prime voci sull’arrivo di combattenti siriani, il governo libico ha anche minacciato di ritorsioni legali coloro che pubblicavano notizie sul loro arrivo, in un’intervista alla Bbc Al Sarraj non ha confermato ma non ha nemmeno allontanato tale ipotesi. Anzi, il capo dell’esecutivo libico ha espressamente dichiarato che “è diritto di Tripoli ad allearsi con qualsiasi parte, qualunque essa sia, al fine di difenderci”.

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