Israele sta lavorando alla stipula di un “patto di non aggressione” con i Paesi del Golfo; un’iniziativa diplomatica che, nelle parole del ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz – “porrà fine al conflitto con gli Stati arabi e permetterà la cooperazione civile, fino all’adozione di un trattato di pace“.

Il progetto – ritenuto prioritario da Israele – mira al disgelo dei rapporti tra lo Stato ebraico e i Paesi arabi del Golfo persico, attraverso forme di collaborazione in ambito civile, con particolare attenzione ai settori tecnologico, agricolo e idrico.

Un primo passo dunque verso l’instaurazione di relazioni ufficiali e una mossa importante per “rafforzare lo status di Israele nella regione e nel mondo”, secondo quanto dichiarato proprio dal ministro israeliano. Maggiori dettagli dell’accordo sono stati rivelati, invece, dalla televisione israeliana, secondo cui il patto prevedrebbe l’instaurazione di vere e proprie “relazioni bilaterali amichevoli”, in particolare sul piano economico e della lotta al terrorismo; grande importanza verrebbe data anche alla prevenzione delle ostilità tra le parti interessate.

Katz avrebbe già presentato l’iniziativa ai ministri degli Esteri di alcuni Paesi arabi e all’inviato speciale di Trump per il Medio Oriente, Jason Greenblatt, in una “serie di incontri” svolti a margine della 74esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite (settembre 2019).

Proprio in questa occasione, il ministro israeliano avrebbe incontrato un suo omologo di un Paese arabo – non meglio identificato – che, al momento, non intratterrebbe relazioni con Israele. Un incontro proficuo, dal momento che i due ministri avrebbero discusso “le realtà regionali e i modi per affrontare la minaccia iraniana, oltre ad accordarsi sul processo per promuovere la cooperazione civile“.

Verso la normalizzazione dei rapporti

Già nel mese di agosto, Katz aveva dichiarato di voler dare la massima priorità alla normalizzazione dei rapporti con il mondo arabo.

Lo Stato ebraico avrebbe già compiuto alcuni passi in questa direzione. Nell’ottobre 2018, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, si era recato in visita in Oman, incontrando il ministro degli Esteri Yusuf bin Alawi bin Abdullah; più recentemente, nel luglio scorso, Katz ha incontrato un funzionario emiratino in occasione di una conferenza ad Abu Dhabi e il mese successivo (agosto 2019), il ministro degli Esteri del Bahrein, Sheikh Khalid bin Ahmed Al Khalifa, a Washington.

Altra tappa importante si preannuncia la partecipazione di Israele a Expo 2020 che si terrà a Dubai, per Netanyahu  “un’ulteriore espressione dello status crescente di Israele nella regione e nel mondo”.

Al momento, Israele ha già relazioni – soprattutto economiche e di sicurezza – con i Paesi del Golfo Persico. L’obiettivo di Katz sarebbe, dunque, quello di “ampliare questi legami e renderli pubblici, fino al raggiungimento di accordi diplomatici” simili ai trattati di pace già esistenti con Egitto e Giordania.

Il nemico comune

Ad oggi, lo Stato ebraico ha firmato accordi di pace soltanto con il Cairo e Amman, mentre non intrattiene alcun legame ufficiale con la maggior parte dei Paesi nella regione. In particolare, l’Egitto – seguito dalla Giordania nel 1994 – è stato il primo Paese arabo a riconoscere Israele, firmando il trattato di pace del 1979.

Oggi, la situazione è mutata, con numerosi Paesi arabi al lavoro per rafforzare i vincoli con lo Stato ebraico. Lo scorso agosto, un ex membro di governo del primo ministro Netanyahu, Ayoob Kara, ha riferito che l’Arabia Saudita starebbe considerando l’ipotesi di acquistare gas naturale da Israele. Relazioni rimaste “segrete” a causa dell’ostilità dei Paesi arabi nei confronti dello Stato ebraico, derivante dalla questione palestinese.

Un ulteriore elemento si è inoltre affacciato negli ultimi mesi, ovvero il comune timore nei confronti della “minaccia iraniana“. Potrebbe essere questo il collante tra Israele e le controparti arabe, favorendo lo sviluppo delle reciproche relazioni. “Non ci sono conflitti con i Paesi del Golfo, e  abbiamo interessi comuni nel campo della sicurezza contro la minaccia iraniana, oltre allo sviluppo di comuni iniziative civili” – ha dichiarato Katz – “Spero che questa cooperazione possa portare alla firma di accordi di pace tra i nostri Paesi”. Un auspicio che, secondo il ministro, potrebbe realizzarsi entro pochi anni.

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