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	<title>Relazioni Stati Uniti-America Latina Archives - InsideOver</title>
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	<title>Relazioni Stati Uniti-America Latina Archives - InsideOver</title>
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		<title>Venezuela, il rinnovamento post-Maduro tra purghe interne e petrolio</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/venezuela-il-rinnovamento-post-maduro-tra-purghe-interne-e-petrolio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 23:34:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Stati Uniti-America Latina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Rodriguez Venezuela" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La presidente Rodriguez ha avviato un rinnovamento nella compagine politica e militare, mentre la produzione di greggio va alle stelle.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/venezuela-il-rinnovamento-post-maduro-tra-purghe-interne-e-petrolio.html">Venezuela, il rinnovamento post-Maduro tra purghe interne e petrolio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Rodriguez Venezuela" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260406134812141_aaade13a5138edec9828c1e23649db49-e1775476139711.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Pare che ci sia molto fermento sotto i cieli di Caracas. <a href="https://it.insideover.com/politica/il-venezuela-e-le-ombre-sulla-caduta-di-maduro-vince-la-politica-imperiale-perde-lumanita.html#google_vignette">A pochi mesi dall&#8217;arresto di Maduro</a>, la presidente <strong>Delcy Rodriguez</strong> ha deciso di imprimere una svolta all’insegna delle ritrovate relazioni con Washington. Nelle ultime settimane si sono verificati numerosi <strong>avvicendamenti nella compagine governativa </strong>e nelle Forze armate qualche testa è saltata senza che il comando di marca chavista fosse del tutto rinnovato e, dunque, esautorato. Delle novità si registrano anche sul piano energetico: la produzione di petrolio procede a gonfie vele e a soffiare il vento della ripresa non c’è solo la holding pubblica PDVSA, ma anche <strong>Big Oil occidentali che da due mesi circa beneficiano di un sistema fiscale e legislativo molto generoso riguardo all’estrazione e agli incassi dei proventi di oro nero</strong>.</p>



<p>Tutto questo non è un semplice cambio di passo per il mercato energetico e per i vertici dello Stato, ma una vera e propria rivoluzione considerando che fino a qualche mese fa era del tutto impensabile. Il dilemma a cui bisogna rispondere è quanto la politica di Rodriguez sia un approccio per affermarsi in uno scenario mondiale sempre più mutevole, o quanto sia frutto delle pressioni statunitensi.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il giro di vite nell’esercito e nel Governo</h2>



<p>Inizialmente sembrava solo qualche ritocco temporaneo per calmare le acque in cui navigavano le istituzioni dopo l’arresto dell’erede di Chavez, ma ora c&#8217;è motivo di credere che gli aggiustamenti della presidente Rodriguez siano una cristallizzazione dei nuovi equilibri di potere.&nbsp;</p>



<p>La prima testa a rotolare è stata quella del <strong>ministro della Difesa, Vladimir Padrino López</strong>, fedelissimo di Maduro ed in carica dal 2014. La sua messa da parte è stata interpretata in modo quasi univoco come la chiusura di un capitolo lungo un decennio per scriverne uno del tutto nuovo che non sappia di rottura con il passato. Al suo posto, non per caso, è stato nominato <strong>Gustavo González López, ex comandante della Milizia Bolivariana e per sei anni direttore dei servizi segreti venezuelani</strong>, una figura perfettamente integrata negli apparati del regime già dall’era di Maduro. Attenzione, però, perché se la nomina di González López era stata pensata per dare discontinuità all’azione del Governo, l’opinione pubblica non ha dimostrato un grande entusiasmo: secondo l’<a href="https://www.swissinfo.ch/spa/ong-venezolana-dice-que-se-mantiene-la-%22estructura-represiva%22-con-nuevo-titular-de-defensa/91123012">Ong Provea</a>, il neoministro sarebbe stato l’esecutore di misure repressive tra cui anche detenzioni arbitrarie e abusi, tanto da essere persino sanzionato dall’amministrazione Obama in passato.</p>



<p>Il valzer dei ministri porta in pista da ballo anche i dicasteri dell’Energia elettrica, della Cultura, dell’Edilizia abitativa e secondo Benigno Alarcón, fondatore del Centro di Studi Politici e di Governo presso l&#8217;Università Cattolica Andrés Bello di Caracas,&nbsp; la strategia di Rodriguez è più tattica che sostanziale come dichiarato al <em><a href="https://latinamericareports.com/what-delcy-rodriguezs-reshuffling-of-ministers-means-for-venezuela/14056/">Latin America Reports</a></em>:&nbsp; “Credo che ciò che <strong>Delcy Rodríguez</strong> stia cercando di fare sia un rimpasto politico all&#8217;interno del Governo, con l&#8217;obiettivo di rimanere al potere il più a lungo possibile, in modo che, quando si terranno le elezioni, lei possa in qualche modo controllarle”.</p>



<p>Le pulizie di primavera si fanno anche tra i ranghi dell’esercito. Dilio Alejandro Agüero Montes capitanerà la marina, Royman Antonio Hernández Briceño l&#8217;aeronautica mentre lo scettro di comando di tutte le Forze armate apparterrà a Rubén Darío Belzares Escobar. Fonti vicine alla Presidente continuano a sostenere che si tratti di un <strong>ricambio </strong><strong>opportuno per riportare Caracas al centro di un dialogo internazionale </strong>con attori che prima si atteggiavano con ostilità, oltre che un’esigenza fisiologica per tutelare la sovranità nazionale. Secondo alcuni osservatori, in realtà l’esecutivo <strong>teme che possano verificarsi future fratture all’interno degli apparati politico-militari</strong> &#8211; visto che il nuovo corso è stato imposto con un intervento esterno &#8211; e che l’unico modo per scongiurarlo è circondarsi di fedelissimi che accettino l’interlocuzione con Washington.&nbsp;&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il boom del petrolio</h3>



<p>Sebbene il quadro politico-istituzionale sia ancora in fase di assestamento, la produzione di petrolio sembra ormai aver imboccato la rampa di lancio.<strong> A marzo i barili di oro nero sono stati più di 1 milione al giorno</strong> ed è sicuramente un’importante inversione di trend rispetto ai decenni passati. A causa del regime sanzionatorio e della fatiscenza delle infrastrutture estrattive e produttive, la lavorazione degli idrocarburi è rimasta a lungo al di sotto del milione di barili quotidiani nonostante <strong>Caracas sia la maggiore detentrice di riserve petrolifere al mondo e considerate da molti particolarmente pregiate per via del greggio pesante che custodiscono</strong>.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Il cambio di rotta è riconducibile alla volontà di portare la nave dell’oro nero in acque finora inesplorate. Con il cambio al timone tra Rodriguez e Maduro, <strong>i legislatori venezuelani si sono messi al lavoro per consentire alle aziende energetiche straniere di operare nel loro Paese</strong> con un <a href="https://it.insideover.com/politica/venezuela-tra-petrolio-e-pragmatismo-la-riforma-che-apre-ai-privati-e-il-nodo-del-debito-con-la-cina.html">taglio delle royalties e una tassazione contenuta</a>. Le risorse rimangono di proprietà di Caracas, ma le aziende private potranno lavorare il greggio e tagliare la torta dei proventi come Chevron e Shell, le quali stanno già prendendo accordi con PDVSA.</p>



<p>Indubbiamente, i venti di guerra in Medio Oriente fanno del Venezuela uno scrigno prezioso da aprire e non a caso gli Stati Uniti vogliono supervisionare <a href="https://time.com/7344479/venezuela-oil-rubio-trump/">quali saranno le aziende che potranno operare nel Paese sudamericano come ha dato a intendere il segretario di Stato Marco Rubio</a>.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Volenti o nolenti, il nuovo corso del Venezuela è avviato. Ciò che resta da capire è se si tratta di un cambiamento improntato a fare di Caracas un soggetto internazionale capace di stare al passo coi tempi o se si tratti di un semplice riequilibrio di poteri per cui si legge lo stesso copione tramite interpreti diversi, benedetti dall’esterno. </p>



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		<title>Petrolio a doppio binario: Trump aggira l’Avana e punta sui privati cubani</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/petrolio-a-doppio-binario-trump-aggira-lavana-e-punta-sui-privati-cubani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 05:51:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio venezuelano]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Stati Uniti-America Latina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250115091658297_d71e80b430e97082b05ba0a95e6f0a85-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250115091658297_d71e80b430e97082b05ba0a95e6f0a85-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250115091658297_d71e80b430e97082b05ba0a95e6f0a85-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250115091658297_d71e80b430e97082b05ba0a95e6f0a85-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250115091658297_d71e80b430e97082b05ba0a95e6f0a85-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250115091658297_d71e80b430e97082b05ba0a95e6f0a85-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250115091658297_d71e80b430e97082b05ba0a95e6f0a85-1-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Washington vuole autorizzare le aziende Usa a vendere petrolio venezuelano agli imprenditori di Cuba, per arginare il Governo nell'economia.</p>
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<p>L’economia cubana potrebbe tornare a respirare, ma a una condizione: i cordoni della borsa li allarga Washington. Dopo <a href="https://it.insideover.com/politica/venezuela-larresto-di-maduro-e-il-fantasma-di-noriega.html">l’arresto dell’ex presidente venezuelano Nicolas Maduro</a>, gli <strong>Stati Uniti hanno vietato le esportazioni di oro nero da Caracas verso l’isola caraibica,</strong> facendola precipitare in una crisi economica senza precedenti. Adesso, però, alla Casa Bianca si fa largo un’altra via per stringere nella <a href="https://it.insideover.com/politica/assedio-a-cuba-trump-rafforza-lembargo-lavana-trema.html">morsa del controllo il Governo comunist</a>a.&nbsp; <strong>Le aziende statunitensi potranno vendere petrolio ai privati cubani senza passare dall’intermediazione delle autorità locali</strong>, le quali si ritroverebbero senza le chiavi di accensione del motore economico. Una mossa che mescola pressione politica e calcolo strategico.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">I privati per rilanciare l’economia</h2>



<p>A mettere il timbro sul nuovo corso dei flussi di petrolio a Cuba sono state le istituzioni americane. Il Dipartimento del Tesoro ha emanato un comunicato in cui si specifica che saranno valutate <strong>le richieste di licenza da parte&nbsp; delle aziende statunitensi&nbsp; per la vendita di <a href="https://it.insideover.com/energia/venezuela-rodriguez-apre-ai-privati-nel-petrolio-ma-lintervento-dei-giganti-usa-non-e-scontato.html">greggio venezuelano</a> all’isola caraibica</strong>, dando parere favorevole ove sussistano i requisiti necessari. Di quali requisiti si tratta? Qui è il Dipartimento del Commercio a mettere i paletti: <strong>l’oro nero di Caracas potrà essere venduto esclusivamente a privati cubani per loro attività economiche o per loro fini personali e familiari</strong>. Il carburante non potrà essere fornito in alcun modo alle autorità politiche e alle Forze Armate locali, così come alle strutture riconducibili a queste entità. Spulciando tra le linee guida del Tesoro, inoltre, sembrerebbe che le società autorizzate a esportare il greggio ai privati di Cuba non debbano essere necessariamente di proprietà americana, non escludendo dunque la possibilità di aprire anche a imprenditori di Paesi terzi.&nbsp;</p>



<p>Il messaggio tra le righe è il seguente: aiutare gli imprenditori e gli esercenti commerciali cubani e togliere al Governo ago e filo nel tessere la tela economico-produttiva.&nbsp; Secondo alcuni analisti, <strong>Cuba non è in grado di reggere il peso delle sanzioni per via di uno scarso sviluppo dell&#8217;imprenditoria privata</strong>, incapace di apportare linfa al motore che muove la ricchezza sull’isola. Per certi versi, dunque, plaudono all’iniziativa degli Usa, <a href="https://it.insideover.com/politica/dopo-il-venezuela-cuba-limpero-colpisce-ancora.html">ma per altri temono che il persistere delle sanzioni possa condurre al collasso dell’intero sistema sociale a L’Avana</a>.&nbsp;</p>



<p><strong>Sul campo, l’emergenza è già una realtà. </strong>La carenza di greggio ha costretto gli esercizi commerciali a ridurre gli orari di apertura, i mezzi pubblici a saltare le corse, gli ospedali a posticipare gli interventi chirurgici&nbsp; e le scuole a sospendere le lezioni. Non è risparmiato neanche il turismo, fetta importante del Pil cubano, visti i numerosi voli che sono stati cancellati negli ultimi due mesi a causa della mancanza di carburante per gli aerei.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>La situazione, dunque, potrebbe migliorare se gli Usa allentano la morsa delle sanzioni, ma in molti pongono la lente d’ingrandimento sulle strutture logistiche di approvvigionamento in quanto inadeguate ad adattarsi a uno scenario di importazione così diverso dal solito.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il petrolio come leva geopolitica.</h2>



<p>La strategia è molto fine e mira a estendere i tentacoli di Washington su tutto il suo cortile di casa, l’America Latina. L&#8217;obiettivo è di fare dell’oro nero un’arma geostrategica per rendere <strong>lo Stato insulare energicamente dipendente dagli Usa</strong>, a prescindere dalla volontà del Governo di Miguel Diaz Canel.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Negli anni della rivoluzione castrista, Cuba è stata dipendente dall’Unione Sovietica, per poi fare affidamento al Venezuela dopo l’avvento del chavismo in termini di soddisfacimento del fabbisogno energetico. Se davvero si instaurasse un canale di dialogo tra il ceto imprenditoriale cubano e l’amministrazione statunitense, L&#8217;Avana si troverebbe costretta ad attuare una graduale <strong>liberalizzazione del mercato interno</strong> per non lasciare che a plasmare l’economia cubana siano solo i privati.</p>



<p>Il segretario di Stato americano <strong>Marco Rubio</strong> ha già avviato un canale d’interlocuzione con <strong>Raúl Guillermo Rodríguez Castro </strong>&#8211; discendente della famiglia di Fidel e papabile futuro leader politico dell’isola &#8211; tramite cui gli si è fatto sapere che gli Stati Uniti auspicano una stagione riformista per l’avvenire di Cuba. Le autorità pubbliche cubane, senza venire allo scoperto, pare che abbiano già benedetto l&#8217;iniziativa relativa alle forniture di greggio ai privati pur di evitare la paralisi economica totale.   </p>



<p>In questo delicato equilibrio, il petrolio diventa molto più di una risorsa energetica: è una leva diplomatica, un messaggio politico nella contrapposizione tra capitalismo e socialismo, nonché la differenza tra sopravvivere e sprofondare in una crisi ancora più profonda per milioni di cubani.</p>



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		<title>Venezuela tra petrolio e pragmatismo: la riforma che apre ai privati e il nodo del debito con la Cina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2026 05:57:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Stati Uniti-America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni Usa-Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Sanzioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo la cattura dell’ormai ex presidente venezuelano Nicolás Maduro, per Caracas si è aperto un nuovo corso scandito dalle tensioni geopolitiche e dalla battaglia energetica che ha come bottino la sua risorsa più preziosa: il petrolio. Il Venezuela nasconde nel suo sottosuolo le maggiori riserve di oro nero al mondo, ma dai tempi della rivoluzione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/venezuela-tra-petrolio-e-pragmatismo-la-riforma-che-apre-ai-privati-e-il-nodo-del-debito-con-la-cina.html">[...]</a></p>
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<p>Dopo la cattura dell’ormai ex presidente venezuelano <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/trump-maduro-e-la-vera-storia-del-narcotraffico-gestito-dagli-usa.html">Nicolás Maduro</a></strong>, per Caracas si è aperto un nuovo corso scandito dalle tensioni geopolitiche e dalla battaglia energetica che ha come bottino la sua risorsa più preziosa: il <strong>petrolio</strong>. Il Venezuela nasconde nel suo sottosuolo le maggiori riserve di oro nero al mondo, ma dai tempi della rivoluzione chavista la produzione di greggio è ben lontana dalla massimizzazione dei profitti per come ci si potrebbe aspettare. Sul banco degli imputati, siede la combinazione di diverse cause tra cui <strong>sanzioni economiche</strong> (embargo che ha portato al boicottaggio del petrolio venezuelano da parte dell’Occidente), <strong>carenza di infrastrutture e capitali</strong>, nonché<strong> inefficienze da parte della holding statale PDVSA</strong>.&nbsp;</p>



<p>Negli anni al potere di Hugo Chávez, i giacimenti di petrolio furono del tutto nazionalizzati, ma a più di vent’anni di distanza la neopresidente<a href="https://it.insideover.com/politica/il-dilemma-del-venezuela-tra-lapertura-a-trump-e-il-futuro-del-petrolio.html"><strong>Delcy Rodriguez </strong></a>potrebbe imprimere una svolta: <strong>apertura ai privati</strong> per l’estrazione di oro nero. Il Governo di Caracas potrebbe rinunciare al controllo totale della lavorazione degli idrocarburi attirando nuovi capitali e per non finire schiacciato sotto il peso delle pressioni americane esercitate a seguito dell’arresto di Maduro. All&#8217;orizzonte, però, si staglia un ostacolo non di poco conto per il nuovo corso delle relazioni tra Washington e Caracas: Pechino.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">L’apertura tra realpolitik e commissariamento Usa</h2>



<p>A fine gennaio, l’Assemblea Nazionale venezuelana, ha approvato <a href="https://it.insideover.com/energia/venezuela-rodriguez-apre-ai-privati-nel-petrolio-ma-lintervento-dei-giganti-usa-non-e-scontato.html">la legge sugli idrocarburi</a> che punta a una riforma organica del settore dell’oro nero. La colonna portante del provvedimento legislativo consiste nell’introduzione di forme contrattuali che consentano a compagnie private di operare al fianco di PDVSA. </p>



<p>Detto in parole povere, la holding di Stato rimarrà l’azionista di maggioranza nel mercato idrocarburico, ma le <strong>Big Oil straniere potranno perforare i pozzi petroliferi e rimpinguare le loro tasche tramite l’incasso dei ricavi derivanti dalla commercializzazione</strong>. Non è tutto, perché a chi ha intenzione di investire nelle risorse del Paese sudamericano saranno garantiti un taglio delle royalties del 15%, una tassazione non superiore al 30% e un arbitrato internazionale per consentire la risoluzione delle dispute tra le aziende straniere e le autorità locali (garanzia volta a rassicurare i partner internazionali riguardo a eventuali espropri governativi).</p>



<p>La nuova strategia energetica è, da una parte, frutto dell’esigenza di nuova linfa economica per ammodernare delle strutture ormai obsolete &#8211; attualmente la produzione quotidiana non raggiunge il milione di barili &#8211; ma dall’altra anche del fiato che a Caracas si sentono sul collo da parte degli Stati Uniti.&nbsp;</p>



<p>Il segretario di Stato <strong>Marco Rubio </strong>e la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, sin dalle ore successive all’arresto di Maduro, hanno dato a intendere che l’amministrazione Trump avrebbe supervisionato le esportazioni di petrolio venezuelano e la destinazione dei proventi. Ad essere più precisi, gli americani decideranno quali compagnie del settore&nbsp; saranno autorizzate ad operare in quel di Caracas. L’obiettivo è finché mai lapalissiano: <strong>immettere sul mercato barili utili alle raffinerie occidentali, contrastare il contrabbando delle materie prime da parte di cartelli criminali, tenere alla porta acquirenti non occidentali </strong>se sgraditi allo zio Sam. Tuttavia, molti osservatori puntano il dito contro la lesione della sovranità nazionale del Venezuela, in quanto la riorganizzazione di un settore vitale per la sua economia è d<em>e facto</em> sottoposta a un vincolo esterno senza che il suo Governo abbia piena facoltà decisionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ingombrante presenza della Cina</h2>



<p>Le pagine del futuro venezuelano verranno scritte con penna e inchiostro di marca occidentale, ma le pagine del passato sono fitte di ideogrammi cinesi. Negli ultimi anni, P<strong>echino ha elargito lauti prestiti a Caracas </strong>in cambio della fornitura di petrolio, ma c’è un particolare in tutto questo: <strong>i barili di oro nero erano la moneta tramite cui ripagare il debito cinese.</strong>&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Gli accordi tra i due Paesi, sotto la vigilanza della <em>China Development Bank</em>, prevedevano che parte dei ricavi derivanti dalla vendita del greggio non confluisse nelle casse di Caracas ma venissero caricati su conti correnti presso banche cinesi e impiegati per saldare, man mano, quote del debito venezuelano. Secondo fonti della PDVSA, <strong>più di 600 mila barili di oro nero erano destinati giornalmente oltre la Muraglia</strong> e, per un certo periodo, gli interessi sul debito erano pagati mediante la contabilizzazione degli idrocarburi. </p>



<p>Da gennaio, però, le esportazioni di petrolio sono sotto egida americana e per la Cina le cose si complicano alquanto. Se la destituzione di Maduro da molti è stata letta come una manovra volta ad accaparrarsi le risorse idrocarburiche e a lasciare il Dragone a bocca asciutta, viene difficile pensare che gli Stati Uniti concedano l’afflusso di greggio per onorare gli impegni contratti da Caracas. Tuttavia, il presidente Trump <a href="https://www.channelnewsasia.com/east-asia/venezuela-oil-trump-says-welcomes-chinese-investment-5899061">ha recentemente annunciato </a>che la Cina è benvoluta se intende acquistare oro nero dal Venezuela dal momento che <strong>la nuova leadership collabora attivamente con la Casa Bianca</strong> e gli Usa decideranno come saranno impiegati i guadagni delle vendite.&nbsp;Probabilmente, dietro queste parole, si cela la strategia di sganciare il Dragone dall&#8217;approvvigionamento di oro nero dall&#8217;Iran, sempre più nel mirino degli yankee. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Il Governo Rodriguez, indubbiamente, deve dare prova di grande equilibrio. Da un lato deve avere la capacità a mantenere in vita le relazioni con Pechino, essendosi dimostrato un partner affidabile negli anni recenti somministrando ossigeno all’economia venezuelana. Dall’altro non può permettersi di scontentare i desiderata di Washington e degli investitori occidentali, pronti a studiare ogni singola sua mossa e a intervenire.</p>



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		<title>La guerra dei dati negli abissi: il Chile-China Express e le sfide geopolitiche</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-guerra-dei-dati-negli-abissi-il-chile-china-express-e-le-sfide-geopolitiche.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 05:50:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cavi sottomarini]]></category>
		<category><![CDATA[Dati]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Stati Uniti-America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni Usa-Cina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="696" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Cavi-sottomarini-cina-La-Presse-e1567095504639.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Cavi-sottomarini-cina-La-Presse-e1567095504639.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Cavi-sottomarini-cina-La-Presse-e1567095504639-300x109.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Cavi-sottomarini-cina-La-Presse-e1567095504639-768x278.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Cavi-sottomarini-cina-La-Presse-e1567095504639-1024x371.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le potenze mondiali mostrano sempre più i muscoli per estendere la loro egemonia, ma lontano dai riflettori dei media giocano a scacchi nel buio degli oceani per contendersi le infrastrutture critiche. La Cina avrebbe trovato un’intesa con il Cile per dare forma a un imponente progetto sottomarino per la gestione del traffico di dati tra &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-guerra-dei-dati-negli-abissi-il-chile-china-express-e-le-sfide-geopolitiche.html">[...]</a></p>
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<p>Le potenze mondiali mostrano sempre più i muscoli per estendere la loro egemonia, ma lontano dai riflettori dei media giocano a scacchi nel buio degli oceani per contendersi le infrastrutture critiche. La <strong>Cina</strong> avrebbe trovato un’intesa con il <strong>Cile</strong> per dare forma a un imponente progetto sottomarino per la gestione del traffico di dati tra le due sponde dell’<strong>Oceano Pacifico</strong>: il <em>Chile-China Express</em>.&nbsp; I cavi in fibra ottica lungo le spine dorsali non solo prodromici di una nuova partnership tecnologica tra il continente asiatico e quello sudamericano, ma di <strong>una strategia espansionistica del Dragone in un’area d’interesse vitale per gli Stati Uniti</strong>, come i recenti fatti in <a href="https://it.insideover.com/politica/il-venezuela-e-le-ombre-sulla-caduta-di-maduro-vince-la-politica-imperiale-perde-lumanita.html">Venezuela</a> hanno dimostrato.&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il traffico dei dati sotto i mari&nbsp;</h2>



<p>Quando facciamo una call, mettiamo un like su TikTok, inviamo un’email, siamo spesso ignari del fatto che ogni input viaggi attraverso reti sotterranee e sottomarine. I nostri dati vengono trasformati in segnali luminosi all’interno dei <strong>cavi in fibra ottica</strong> e in pochissimo tempo arrivano a destinazione garantendo velocità, attendibilità e sicurezza delle comunicazioni. Se a ciò aggiungiamo <strong>le operazioni bancarie, gli accordi commerciali e le informazioni militari</strong>, circa il 95% del traffico di dati mondiale passa attraverso <a href="https://it.insideover.com/guerra/danni-ai-cavi-sottomarini-per-i-servizi-usa-e-ue-solo-incidenti-ma-a-guardar-bene.html">infrastrutture sottomarine</a>, e Pechino lo sa bene. Il <em>Chile-China Express </em>nasce come snodo cruciale delle dorsali digitali e, soprattutto, come <strong>arma a doppio taglio</strong> nelle mani del Dragone: l’ago con cui tessere la trama della connettività transpacifica, la spina nel fianco delle infrastrutture nordamericane.</p>



<p>Sebbene il progetto possa essere un volano per lo sviluppo digitale della regione latinoamericana &#8211; <strong>non solo per Hong Kong da cui partirà l’infrastruttura subacquea </strong>&#8211;  non mancano le perplessità. La carenza di informazioni pubbliche e la forma piuttosto larvale del sistema di <strong>governance dell’infrastruttura</strong>, non fanno altro che alimentare dubbi sulla natura dell’iniziativa. Chi avrà le chiave di accesso al sistema di gestione del cavo, potrà fare ciò che vuole dei flussi di dati, impiegandoli anche per finalità geopolitiche. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le preoccupazioni degli Usa</h2>



<p>Dalle parti di Washington suona già un campanello d’allarme. Se la gestione del <em>Chile-China Express </em>sarà nelle mani di operatori cinesi, gli americani potrebbero avere un grattacapo molto serio nel “cortile di casa”. La legge di Pechino impone alle <strong>compagnie nazionali di collaborare con il Governo in materia di intelligence</strong> e lo zio Sam teme che il Dragone possa raccogliere le informazioni sensibili transitanti dall’infrastruttura, visti i grandi interessi degli Usa in America Latina.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>In questo scenario, il Cile deve dare prova di maestria nel sapersi destreggiare tra un partner e l’altro. Indubbiamente, il neoeletto presidente <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-jose-antonio-kast-lavvocato-che-sosteneva-pinochet-e-il-nuovo-presidente-del-cile.html"><strong>José Kast </strong></a>cercherà di rassicurare gli alleati nordamericani, forte della sua sintonia con Donald Trump, ma allo stesso tempo non rinuncerà a un progetto che consentirebbe un ammodernamento digitale in tutta la regione sudamericana.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">La Via della Seta Digitale</h2>



<p>I<em>l Chile-China Express </em>non è un progetto autoreferenziale, ma un tassello di un puzzle che Pechino sta componendo in nome della competitività tecnologica: la <strong><a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/digital-silk-road-tech-cinese-oltre-frontiera-186860">Via della Seta Digitale</a></strong> (<em>Digital Silk Road</em>). Il progetto nasce sulla scia della <a href="https://it.insideover.com/politica/la-nuova-via-della-seta-cambia-pelle-xi-adesso-scommette-sul-sud-globale.html">Nuova Via della Seta</a> &#8211; l’iniziativa lanciata nel lontano 2013 dal presidente <strong>Xi Jinping</strong> &#8211; che ha allargato la sfera d&#8217;influenza cinese in parte del globo tramite investimenti in autostrade, porti e ferrovie. Ora siamo al salto di qualità. Il Dragone vuole plasmare le reti di comunicazione, la raccolta dei dati e i sistemi satellitari offrendo le proprie conoscenze tecnologiche a Paesi in via di sviluppo, facendo da contraltare all’Occidente. </p>



<p>Attenzione, però, il nuovo progetto è avvolto da un alone di mistero. I documenti riguardanti la Via della Seta Digitale sono carenti, la lista di Paesi aderenti all’iniziativa non è reperibile e non è dato conoscere l’entità degli investimenti tecnologici. Ciononostante, alcuni analisti ritengono l’iniziativa uno strumento di <em>soft power</em> della Cina per esportare <strong>standard e innovazioni tecnologiche</strong>, facendo così tremare l&#8217;Occidente per un’eventuale penetrazione dei suoi mercati digitali.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Se il mondo intero spera che le guerre del futuro non vengano combattute con le armi convenzionali, le quali al giorno d’oggi porterebbero all’olocausto nucleare, non si può negare che siano combattute con modalità ibride, tra cui il traffico delle informazioni. <strong>La partita che si gioca nelle profondità del Pacifico</strong> non riguarda solo una maggior efficienza nelle comunicazioni e nella connessione a Internet, ma anche chi scriverà i capitoli della geopolitica del futuro con l&#8217;inchiostro dei dati informatici.</p>



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		<title>Trump, carne e dazi: la nuova offensiva commerciale verso il Sud America che fa infuriare il suo stesso partito</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-carne-e-dazi-la-nuova-offensiva-commerciale-verso-il-sud-america-che-fa-infuriare-il-suo-stesso-partito.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Nov 2025 17:24:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra dei dazi]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Stati Uniti-America Latina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/il-volo-del-debito-Usa-pesera-a-Washington-piu-di-quello-italiano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/il-volo-del-debito-Usa-pesera-a-Washington-piu-di-quello-italiano.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/il-volo-del-debito-Usa-pesera-a-Washington-piu-di-quello-italiano-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/il-volo-del-debito-Usa-pesera-a-Washington-piu-di-quello-italiano-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/il-volo-del-debito-Usa-pesera-a-Washington-piu-di-quello-italiano-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/il-volo-del-debito-Usa-pesera-a-Washington-piu-di-quello-italiano-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/il-volo-del-debito-Usa-pesera-a-Washington-piu-di-quello-italiano-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I binari su cui si muove la politica commerciale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sembrano essere giunti a un bivio e la Casa Bianca dovrà decidere in che direzione andare. Da una parte, intessere una rete di relazioni e accordi commerciali con alcuni Paesi sudamericani; dall’altra correre il rischio di scatenare una tempesta &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-carne-e-dazi-la-nuova-offensiva-commerciale-verso-il-sud-america-che-fa-infuriare-il-suo-stesso-partito.html">[...]</a></p>
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<p>I binari su cui si muove la politica commerciale del presidente degli Stati Uniti <strong>Donald Trump</strong> sembrano essere giunti a un bivio e la Casa Bianca dovrà decidere in che direzione andare. Da una parte, intessere una rete di relazioni e accordi commerciali con alcuni Paesi sudamericani; dall’altra correre il rischio di scatenare una tempesta in seno al Partito Repubblicano intorno a un prodotto molto presente sulle tavole degli americani: <strong>la carne bovina</strong>.</p>



<p>Gli Usa sono pronti a ridurre i<a href="https://it.insideover.com/economia/la-strategia-dietro-i-dazi-di-trump-illudersi-che-gli-usa-siano-ancora-i-padroni-del-mondo.html"> dazi</a> su alcune merci di produzione primaria importate da Argentina, Ecuador,  <a href="https://it.insideover.com/politica/el-salvador-laboratorio-politico-del-xxi-secolo.html">El Salvador</a> e Guatemala. Un’apertura che secondo Washington rappresenterebbe un <strong>approccio ragionevole ai mercati esteri</strong>, dando modo di importare beni come caffè, banane e altri che non sarebbero prodotti del tutto o in quantità sufficienti all’interno della federazione a stelle e strisce </p>



<p>All’annuncio, però, della cooperazione commerciale con l’America Latina, qualche scossa sismica si è sentita dalle parti del GOP. <a href="https://www.politico.com/news/2025/10/30/farm-state-republicans-trump-tariffs-beef-00629274">Molti repubblicani di comprovata fede trumpiana</a>, specie chi proviene dagli Stati con radicata tradizione agricola, hanno gridato al <strong>tradimento dei principi dell’”America First”</strong>, temendo che che l’import dal Sud del continente possa mettere in ginocchio il comparto nazionale. </p>



<p>La Casa Bianca, dunque, si sta muovendo lungo un crinale sottile e frastagliato: da un versante ci sono i germogli della diplomazia, dall’altro i rovi del malcontento interno.   <br></p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra della carne interna al GOP</h2>



<p>Le dichiarazioni di Donald Trump non passano mai inosservate ed è stato proprio un suo commento iniziale rilasciato a bordo dell’Air Force One ad aver gettato nello sconforto gli allevatori americani: l’ipotesi di un incremento delle importazioni di carne bovina dall’Argentina.</p>



<p>A distanza di qualche ora dalla dichiarazione, il centralino della Casa Bianca ha cominciato a squillare come una tromba: deputati e senatori repubblicani degli Stati del Midwest e del Sud, desiderosi di chiarimenti sulla questione e speranzosi di un incontro con il Presidente e con la segretaria dell’Agricoltura, Brooke Rollins, per metterli in guardia sulla nocività di questa decisione politica.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Nonostante i mal di pancia nel partito e nella base elettorale, i<strong>l Governo resta convinto della bontà dei suoi piani in modo da abbattere i prezzi </strong>per alcuni dei beni più consumati dagli americani come hamburger e bistecche. Non solo, l’accordo commerciale potrebbe avere anche delle conseguenze geopolitiche tali da rafforzare il rapporto, già stretto, con il presidente argentino <a href="https://it.insideover.com/politica/il-salvataggio-di-trump-spinge-milei-netta-vittoria-alle-elezioni-legislative.html">Javier Milei</a>.</p>



<p>A Capitol Hill, però, c’è chi non ha la pazienza di attendere una convocazione alla Casa Bianca o al dipartimento dell’Agricoltura al punto da giocare d’anticipo prendendo carta e penna. Jason Smith, deputato del Missouri, ha scritto una lettera di fuoco firmata da altri 13 membri del Congresso, sostenendo che non si possa regalare il mercato statunitense alla concorrenza straniera, quando invece bisognerebbe investire nelle filiere americane.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Trump, dalla sua, ha risposto via social alla levata di scudi (più calzante di forconi, in questo caso) ricordando di aver già innalzato le tariffe sul bestiame in ingresso negli Stati Uniti, invitandoli a rivedere i prezzi applicati ai loro beni per non tirar dei salassi ai consumatori.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Le conclusioni? La carne bovina non è più solo oggetto di un dibattito relativo a quali condimenti usare tra sale e pepe per insaporirla, ma un potenziale braccio di ferro tra il Presidente Usa e parte dei suoi alleati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli accordi latinoamericani</h2>



<p>Sullo scacchiere geopolitico, l’amministrazione Trump ha spostato le sue pedine in modo selettivo e oculato. Non si staglia all’orizzonte alcuna liberalizzazione degli interscambi commerciali, ma un <strong>mosaico di piccole concessioni bipartisan tra Nord e Sud delle Americhe</strong> a seconda di quanto siano funzionali alle rispettive economie. Se gli Stati Uniti hanno bisogno perlopiù di un approvvigionamento &#8220;alimentare&#8221;, <strong>i Paesi latinoamericani si impegnano a privilegiare la fornitura di prodotti a stelle e strisce</strong>. Più nel dettaglio, Argentina, Ecuador, El Salvador e Guatemala affievoleranno le barriere doganali in merito a servizi digitali, farmaci e innovazioni tecnologiche, ambiti in cui l’America fa da locomotiva.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>A margine di&nbsp; questa logica <em>do ut des</em>, sbaglia chi crede che sia in atto una retromarcia sulla via dei dazi in quel di Washington. Il rappresentante per il Commercio Jamieson Greer si è apprestato a ribadire che l’impianto tariffario rimane in piedi e che il suo Governo replicherà lo stesso approccio anche negli accordi da sottoscrivere con altre nazioni a latitudini differenti.&nbsp;</p>



<p>La filosofia, dunque, è quella della reciprocità imperniata su due cardini: <strong>riduzione dei prezzi interni attraverso importazioni selettive dall’estero, barriere doganali a tutela dell’industria nazionale</strong>, anche a costo di scontentare qualcuno. Resta da capire fino a quando Trump e la sua amministrazione potranno restare in equilibrio lungo il crinale su cui stanno avanzando senza scontentare troppo le parti che faticosamente tengono insieme.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



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		<title>Alta tensione fra Messico e Stati Uniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/alta-tensione-fra-messico-e-stati-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 May 2022 10:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[messico]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Stati Uniti-America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220502120021864_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_769574.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220502120021864_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_769574.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220502120021864_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_769574-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220502120021864_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_769574-1024x679.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220502120021864_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_769574-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220502120021864_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_769574-1536x1018.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le autorità messicane hanno dissolto il nucleo d’élite dell’agenzia antidroga americana (Dea per la sigla in inglese), composto da agenti di entrambi i Paesi che, in un quarto di secolo, aveva condotto operazioni importanti, come la cattura di Joaquín &#8220;El Chapo&#8221; Guzmán, capo del cartello di Sinaloa, avvenuta nel 2016. Era parte del gruppo di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/alta-tensione-fra-messico-e-stati-uniti.html">[...]</a></p>
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<p>La Dea sta cercando di ridurre i decessi per <em>overdose</em> che lo scorso anno negli Stati Uniti hanno superato i 100 mila, nella maggioranza dei casi legati all’uso di sostanze stupefacenti sintetiche. La Siu messicana era ubicata in quello che è considerato uno degli epicentri della produzione di fentanil. La guerra scatenata contro i cartelli, tuttavia, se da un lato riduce il contrabbando verso gli Stati Uniti, dall’altro genera un incremento di violenza nelle strade del Messico, dove nel 2021 si sono registrati oltre 33 mila omicidi.</p>
<h2>La stretta del Messico sulle forze Usa</h2>
<p>Il presidente, <strong>Andrés Manuel López Obrador</strong>, preoccupato per lo spargimento di sangue provocato dalle misure di mano dura, si è proposto di applicare tattiche meno belligeranti, impegnandosi ad affrontare le cause strutturali di povertà ed emarginazione. Inoltre, nel momento della sua investitura, nel 2018, aveva annunciato una riforma integrale della politica di sicurezza e i suoi apparati. López Obrador ha messo in discussione la Siu, affermando che svolgeva funzioni di <em>intelligence</em> e interferenza nella sovranità nazionale.</p>
<p>Queste unità, addestrate in Virginia, spesso finiscono per funzionare in maniera indipendente dai governi ospite, mentre conservano un filo diretto con l’amministrazione statunitense che le finanzia. López Obrador, nel 2019, sospese le attività della polizia federale, nella quale si era incapsulata la Siu, per creare la guardia nazionale, e la base venne trasferita nella giurisdizione dell’amministrazione aeroportuaria. Alla fine del 2020, abrogò l’immunità diplomatica degli agenti stranieri e obbligò per legge i funzionari locali a redigere rapporti sulle interazioni con questi.</p>
<p>Il fatto che il provvedimento, preso l’anno passato, sia stato reso noto solo ad aprile, con commenti lapidari del presidente, si somma agli elementi che rivelano che le relazioni fra il Messico e gli Stati Uniti, dopo un progressivo deterioramento, segnato da decisioni forti, sono arrivate a un punto di crisi. Parla altresì della difficoltà sperimentata da una potenza media latinoamericana per salvaguardare la propria indipendenza negli affari interni, rispetto all’ingombrante vicino.</p>
<h2>La guerra dell&#8217;informazione degli Usa</h2>
<p>Washington è impegnata in una campagna, sullo stile di quelle già usate per diffondere false notizie o innescare provocazioni, attraverso la quale il Messico viene dipinto, senza mezzi termini, una nazione allo sbando, con istituzioni al collasso, corrotta, e inadeguata nel governo della cosa pubblica e il mantenimento dell’ordine. Non sono mancati attacchi personali alla famiglia del presidente. I cittadini statunitensi vengono dissuasi dal viaggiare in Messico, colpendo l’industria turistica, ed è stato posto un veto all’importazione di avocado. In aggiunta, si accusa il governo di ospitare un numero senza eguali di <a href="https://it.insideover.com/politica/spie-russe-in-messico-laccusa-degli-stati-uniti.html">spie russe</a>, che minaccerebbero la stabilità degli Stati Uniti. Di conseguenza, il comando nord è stato allertato e la frontiera militarizzata.</p>
<p>Il Messico ha ribattuto con l’assertività che gli viene dalla facoltà di aprire il rubinetto del flusso di <a href="https://it.insideover.com/politica/migrazioni-moneta-di-scambio-nel-primo-anno-dellera-biden.html">immigrati irregolari</a> che si ammassano sul confine fra i due paesi. I danni della macchina mediatica statunitense, però, non sono mai del tutto prevedibili. La recrudescenza dei toni non è una coincidenza, dato che ha preso forma nel contesto del progetto di legge per la riforma elettrica, per il fallimento del quale si sono messi in gioco pezzi da novanta come John Kerry, ex segretario di Stato e inviato speciale per la gestione del clima e le emergenze climatiche, e lo stesso <strong>Joe Biden</strong>, oltre alla segretaria per il commercio, Katherine Tai, e quella per l’energia Jennifer Granholm.</p>
<p>Il progetto prevedeva che l’energia fosse gestita al 54% dalla commissione federale di elettricità, contro il 38% attuale, e al 62% da privati e stranieri, fra cui si annovera un alto numero di imprese americane, per 10 mila milioni di dollari di investimenti. Gli Stati Uniti lo considerano una violazione agli accordi commerciali di libero scambio. La sua bocciatura, da parte dei quattro partiti dell’opposizione, è stata definita da López Obrador un tradimento alla patria. Lo stesso giorno della votazione, quindi, ha risposto alla <em>lobby</em> sostenuta da Washington, con un’iniziativa presidenziale per garantire che il litio, e le sue catene di valore, siano di uso e beneficio esclusivo dello stato.</p>
<h2>La guerra del litio</h2>
<p>Il Messico è il decimo dei 23 paesi con riserve di questo materiale e possiede la miniera più grande del mondo a Sonora, con 243 milioni di tonnellate, valutate 70 mila dollari la tonnellata. Il Paese si trova ancora nella fase di esplorazione e non sono disponibili numeri definitivi, ma il servizio geologico ha identificato giacimenti a Chihuahua, Coahuila, Zacatecas e San Luis Potosí. L’importanza nell’economia nazionale gira intorno al dato che, con un valore complessivo stimato in 49.5 mila miliardi di pesos, il ricavato dello sfruttamento del litio potrebbe coprire 4.5 volte il debito estero.</p>
<p>L’iniziativa approvata, a maggioranza semplice, il 19 aprile, è paragonabile all’espropriazione dell’estrazione del petrolio e riguarda una risorsa strategica per la transizione energetica, grazie all’alta capacità del metallo di immagazzinare energia elettrica. Negli ultimi giorni, López Obrador ha, poi, annunciato una riunione con i governi del “triangolo del litio” &#8211; Argentina, Bolivia e Cile -, per apprendere dall’esperienza di nazionalizzazione della Bolivia e realizzare un lavoro comune. Questi paesi integrano un’alleanza progressista che non è vista di buon occhio da Washington e che, con probabilità, si estenderà nel <a href="https://it.insideover.com/politica/colombia-libera-stati-uniti.html">prossimo futuro</a>. Si attendono reazioni.</p>
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		<title>Peronismo: la cifra della politica argentina</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/politica/peronismo-la-cifra-della-politica-argentina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Feb 2022 07:57:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Peronismo]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Stati Uniti-America Latina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220202144929788_8d45e083b9989771aac65544834a14ae-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220202144929788_8d45e083b9989771aac65544834a14ae-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220202144929788_8d45e083b9989771aac65544834a14ae-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220202144929788_8d45e083b9989771aac65544834a14ae-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220202144929788_8d45e083b9989771aac65544834a14ae-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220202144929788_8d45e083b9989771aac65544834a14ae-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220202144929788_8d45e083b9989771aac65544834a14ae-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il peronismo è stato definito dal semiologo Jesús Martín-Barbero come una tipologia di organizzazione del potere, avvallata dalle aspirazioni popolari, e sancita da un accordo fra lo stato e le masse. A settantasette anni dalla sua entrata nella storia, in Argentina continua a suscitare passioni e polemiche, e l’approvazione di un’alta percentuale della cittadinanza. Il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/peronismo-la-cifra-della-politica-argentina.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220202144929788_8d45e083b9989771aac65544834a14ae-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220202144929788_8d45e083b9989771aac65544834a14ae-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220202144929788_8d45e083b9989771aac65544834a14ae-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220202144929788_8d45e083b9989771aac65544834a14ae-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220202144929788_8d45e083b9989771aac65544834a14ae-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220202144929788_8d45e083b9989771aac65544834a14ae-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220202144929788_8d45e083b9989771aac65544834a14ae-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il <strong>peronismo</strong> è stato definito dal semiologo Jesús Martín-Barbero come una tipologia di organizzazione del potere, avvallata dalle aspirazioni popolari, e sancita da un accordo fra lo stato e le masse. A settantasette anni dalla sua entrata nella storia, in Argentina continua a suscitare passioni e polemiche, e l’approvazione di un’alta percentuale della cittadinanza. Il logo del campionato mondiale di calcio del 1978 riprende la celebre immagine del saluto di Juan Domingo Perón alla folla, con le braccia tese sopra la testa. Ecco la storia di un movimento che ha segnato il Paese.</p>
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		<title>Le cinque elezioni chiave in America Latina a novembre</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-cinque-elezioni-chiave-in-america-latina-a-novembre.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2021 07:18:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[America latina]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Stati Uniti-America Latina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1398" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10752115.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10752115.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10752115-300x218.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10752115-768x559.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10752115-1024x746.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un mese “elettorale” questo novembre già trascorso per metà, che mette in fermento il panorama politico latino-americano con esiti tutti da discutere e metabolizzare. Cinque i Paesi del subcontinente coinvolti – Argentina, Cile, Honduras, Nicaragua e Venezuela. Argentina La coalizione Together for Change, la principale forza di opposizione argentina, esce vincitrice dalla tornata elettorale di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-cinque-elezioni-chiave-in-america-latina-a-novembre.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1398" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10752115.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10752115.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10752115-300x218.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10752115-768x559.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10752115-1024x746.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Un mese “elettorale” questo novembre già trascorso per metà, che mette in fermento il panorama politico latino-americano con esiti tutti da discutere e metabolizzare. Cinque i Paesi del subcontinente coinvolti – <strong>Argentina</strong>, <strong>Cile</strong>, <strong>Honduras</strong>, <strong>Nicaragua</strong> e <strong>Venezuela</strong>.</p>
<h2>Argentina</h2>
<p>La coalizione <a href="https://www.batimes.com.ar/news/argentina/initial-results-in-argentinas-election-show-opposition-winning-key-races.phtml"><em>Together for Change</em></a>, la principale forza di opposizione argentina, esce vincitrice dalla tornata elettorale di domenica <strong>14 novembre</strong>, diventando la formazione più votata in gran parte dei distretti del Paese. Oltre 34 milioni di persone sono state chiamate alle urne per rinnovare la metà dei seggi al Congresso e un terzo dei seggi al Senato. L’appuntamento democratico passa anche dal successo di <strong>Maria Eugenia Vidal</strong>: con il 99,4% dei voti scrutinati, la lista capitanata da Vidal ha sbaragliato gli avversari nella Capitale ottenendo il 47% per cento dei voti, un punto in meno rispetto alle primarie di settembre, quando le tre liste presentate dalla coalizione di opposizione superavano appena il 48%. Buenos Aires resta, ovviamente, epicentro delle analisi per il futuro, nonché fulcro dei cambiamenti in moto: principale roccaforte dell&#8217;opposizione al movimento peronista, è governata dal 2015 da <strong>Horacio Rodriguez Larreta</strong>, uno dei massimi leader di <em>Insieme per il cambiamento</em>, papabile alle elezioni presidenziali del 2023.</p>
<p><strong>Il clima in cui la tornata si è svolta non è di certo dei migliori</strong>: gli elettori sono stremati dalle restrizioni della pandemia e dai problemi economici. L&#8217;inflazione annuale è salita oltre il 50% cento da quando il presidente è entrato in carica e il 42% della popolazione vive ben al di sotto della soglia di povertà (anche per questo, con le elezioni in arrivo, il governo ha congelato i prezzi dei beni per la casa). Le elezioni di medio termine in Argentina vengono comunemente considerate un referendum informale sul governo in carica, quello di <strong>Alberto Fernández</strong>, con risultati che potenzialmente danno un&#8217;idea di ciò che è in serbo per 2023.</p>
<h2>Cile</h2>
<p>Le elezioni generali, quelle del prossimo <strong>21 novembre,</strong> arrivano dopo due anni di disordini sociali e nel pieno della riscrittura della Costituzione dell&#8217;era Pinochet da parte di un&#8217;Assemblea costituente composta prevalentemente da candidati indipendenti e progressisti. Appena una mese fa, la “riscossa” dei conservatori che hanno trovato un nuovo aggregante in <strong>José Antonio Kast</strong> del Partito Repubblicano, che ha galvanizzato quella fetta di opinione pubblica animata dalla crescente preoccupazione su pensioni, immigrazione e criminalità.</p>
<p>Il candidato ultraconservatore, spesso considerato un epigono del leader brasiliano Jair Bolsonaro, si attesta nei <a href="https://www.as-coa.org/articles/poll-tracker-chiles-2021-presidential-race">sondaggi</a> al 26,5%, staccando leggermente l&#8217;ex leader studentesco di centrosinistra Gabriel Boric, al 25%. Al terzo posto l&#8217;ex ministro di centrosinistra e candidata democristiana Yasna Provoste, con il 12,1%. Se nessun candidato otterrà la maggioranza assoluta, ci sarà un ballottaggio a dicembre. In un ipotetico secondo turno tra Kast e Boric, i sondaggi suggeriscono che la sinistra guadagnerebbe il 42,9% dei voti contro il 36,8% di Kast.</p>
<h2>Honduras</h2>
<p>In Honduras l’appuntamento elettorale è previsto per il prossimo <strong>28 novembre</strong>: più di cinque milioni di honduregni andranno alle urne per eleggere un nuovo presidente, 128 membri del Congresso e 20 deputati al Parlamento. Le ultime elezioni presidenziali si sono svolte all’insegna della farsa, dei brogli e delle violenze. Il presidente <strong>Juan Orlando Hernández</strong> è stato al centro di uno scandalo a base di tangenti e narcotraffico in concorso con il fratello, Tony, condannato da una corte degli Stati Uniti. A questo, giro Hernández è fuori dai giochi, nonostante la sua rielezione rocambolesca nel 2017. <strong>Nasry Asfura</strong>, sindaco di Tegucigalpa, del partito di governo, è stato a lungo il favorito, ma il candidato ricorrente Nasralla ha cambiato le carte in tavola quando, il gioco il 13 ottobre, si è ritirato per sostenere <strong>Xiomara Castro de Zelaya</strong>, la moglie del presidente deposto in un colpo di Stato nel 2009 che ha polarizzato la società honduregna. Il sondaggio condotto dal <a href="https://www.devdiscourse.com/article/politics/1785077-honduran-leftist-holds-big-lead-ahead-of-vote-poised-to-make-history"><em>Center for Democratic Studies</em></a> e pubblicato alla fine di ottobre pone Castro in testa alle preferenze degli elettori. Il sondaggio colloca la quota prevista dei voti di Castro al 38%, rispetto al 21% di Asfura.</p>
<p>Circa un mese fa il Paese è stato scosso dall’arresto del candidato presidenziale <strong>Santos Rodriguez</strong> per riciclaggio di denaro relativo al traffico di droga e omicidio. Rodriguez, un capitano dell&#8217;esercito in pensione, non era di certo tra i favoriti, tantomeno l’unico candidato a fronteggiare simili accuse nel panorama politico locale. Secondo i testimoni sarebbe stato coinvolto nella morte di molte persone, tra cui un informatore della <em>Drug Enforcement Agency</em> degli Stati Uniti.</p>
<h2>Nicaragua</h2>
<p>Poco più di 4 milioni di elettori erano attesi alle urne lo scorso <strong>7 novembre</strong>. Nonostante siano trascorsi giorni dalla vittoria di <strong>Daniel Ortega</strong>, il risultato ha scatenato l’ira dell’organizzazione degli Stati Americani, costretta ad adottare una risoluzione, bollando la vittoria elettorale di Ortega come “ingiusta”. La risoluzione, che afferma che le elezioni del 7 novembre &#8220;non sono state libere, eque o trasparenti e mancano di legittimità democratica&#8221;, è stata votata da 25 nazioni mentre 7 si sono astenute, tra cui Messico, Honduras e Bolivia. Ortega ha impedito a giornalisti e osservatori internazionali dell&#8217;Organizzazione degli Stati americani di entrare nel Paese per verificare il processo elettorale, come avviene nel resto dei Paesi del continente. Naturalmente, il governo ha accolto almeno una dozzina di gruppi politici e giornalisti che sostengono il partito di governo, il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, tra cui il costaricano Roberto Zelaya, candidato legislativo per il <em>Pueblo Unido</em>.</p>
<p>Nei mesi precedenti le elezioni, Ortega ha incarcerato sette principali contendenti alla presidenza dell&#8217;opposizione, insieme a politici, attivisti e giornalisti, al fine di garantirsi un quinto mandato. Senza grandi candidati o partiti di opposizione in corsa, la vittoria di Ortega, di sua moglie e vicepresidente Rosario Murillo e del suo partito sandinista <em>National Liberation Front</em> sembrava ben più che predeterminata. E nonostante il Nicaragua non abbia mai avuto blocchi legati al Covid, come per magia in campagna elettorale sono comparse <a href="https://www.vozdeamerica.com/a/un-dia-mitin-politico-candidato-presidencial-nicaragua/6262521.html%C2%A0%C2%A0">rigide restrizioni elettorali</a> legate alla pandemia, supervisionate dal Consiglio Elettorale Supremo-allineato a Ortega- e dalla Polizia Nazionale. Secondo le informazioni del Consiglio, il Paese ha registrato una partecipazione del 65% della popolazione residente nel territorio nazionale (il Nicaragua non accetta voti da cittadini residenti all&#8217;estero) dichiarando vincitori Ortega e Murillo con il 76% dei voti.  Tuttavia, i delegati indipendenti dell&#8217;Osservatorio cittadino <em>Urnas Abiertas</em> hanno registrato che meno del 20% della popolazione votante ha partecipato a queste elezioni. Sui social media, membri della società civile hanno denunciato che i leader dei partiti comunitari li avrebbero costretti a votare sotto intimidazioni e minacce di perdere pensioni, lavoro o benefici statali come i buoni pasto per le famiglie a basso reddito.</p>
<h2> Venezuela</h2>
<p><strong>In Venezuela gli osservatori internazionali già parlano di farsa</strong>: le elezioni regionali e locali del <strong>21 novembre</strong>, che richiameranno alle urne circa 21 milioni di elettori, presumibilmente confermeranno la vittoria schiacciante della <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-i-narco-militari-hanno-trasformato-il-venezuela-in-una-prigione.html">dittatura venezuelana</a>. Il dubbio residuo alberga a proposito delle missioni elettorali internazionali che qui giungeranno nelle prossime ore: Unione Europea, Nazioni Unite e il Carter Center, ratificheranno lo <em>status quo</em> o daranno battaglia?</p>
<p><strong>Nicolàs Maduro</strong>, nel frattempo, sta costruendo una narrazione angelicata del momento elettorale che rischia di abbagliare le missioni di cui sopra, troppo concentrate sulla conta dei voti e poco sul lungo processo che ha portato alle elezioni. Il sostegno interno a <strong>Juan Guaidó</strong>, il leader dell&#8217;opposizione riconosciuto dagli Stati Uniti e da diverse nazioni come legittimo leader <em>ad interim</em> all&#8217;inizio del 2019, si sta sgretolando mentre tre dei quattro maggiori partiti di opposizione, ora si oppongono agli sforzi degli Stati Uniti per sostenere Guaidó per un altro anno. La Russia, che dal canto suo ha prestato miliardi di dollari al Venezuela, fornito armi e ha investito nel suo settore petrolifero sta a guardare. Adesso, però, c’è un terzo giocatore, l’Europa, che vede-non si sa quanto chiaramente- una terza via: <strong>Josep Borrell</strong> ha, infatti, descritto la <a href="https://www.europarl.europa.eu/delegations/en/eeas-statement-of-29-september-2021-eu-s/product-details/20210930DPU31242">missione in Venezuela</a> come “un percorso verso elezioni credibili, inclusive e trasparenti”, i cui osservatori aiuterebbero a dare una possibilità ai candidati dell&#8217;opposizione che si candidano alle loro prime elezioni in tre anni. Tuttavia, sarà facile per Maduro e i suoi accoliti ripulirsi di fronte agli occhi europei nelle ore sacre del voto, ma la schiena dell’Europa sarà talmente dritta da non farsi gettare fumo negli occhi?</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Amici e nemici di Joe Biden in America Latina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/amici-e-nemici-di-joe-biden-in-america-latina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jun 2021 16:58:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Stati Uniti-America Latina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;America Latina è considerata, da sempre, il cortile di casa degli Stati Uniti. Washington ha bisogno che quest&#8217;area strategica (o almeno la maggior parte delle nazioni che ne fanno parte) non gli volti le spalle e non assuma atteggiamenti ostili nei suoi confronti. Questo obiettivo, raggiunto per buona parte del ventesimo secolo anche grazie ad &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/amici-e-nemici-di-joe-biden-in-america-latina.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-sudamerica-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;<strong>America Latina</strong> è considerata, da sempre, il cortile di casa degli Stati Uniti. Washington ha bisogno che quest&#8217;area strategica (o almeno la maggior parte delle nazioni che ne fanno parte) non gli volti le spalle e non assuma atteggiamenti ostili nei suoi confronti. Questo obiettivo, raggiunto per buona parte del ventesimo secolo anche grazie ad alcuni interventi a gamba tesa nelle questioni politiche interne degli Stati della regione, si è allontanato negli ultimi due decenni.</p>
<p><strong>La rivoluzione bolivariana</strong> in Venezuela ha dato nuova linfa alle forze progressiste dell&#8217;America Latina che, a tratti, hanno dominato la scena politica più o meno recente della regione. Gli Stati Uniti continuano ad esercitare una notevole influenza su buona parte delle nazioni ma non mancano gli elementi ostili. <strong>L&#8217;Amministrazione Biden</strong>, insediatasi da poco meno di sei mesi, dovrà dunque districarsi in un ginepraio fatto di alleati più o meno fedeli e di acerrimi nemici.</p>
<h2>I nemici</h2>
<p>Gli Stati Uniti hanno rotto le relazioni diplomatiche con il <strong>Venezuela</strong> nel gennaio del 2019 quando l&#8217;amministrazione Trump ha riconosciuto <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/juan-guaido-lingegnere-deposto-maduro.html">Juan Guaido</a> come presidente ad interim del Venezuela ed ha imposto sanzioni contro il governo Maduro per facilitare un cambio di esecutivo. Una scelta, quest&#8217;ultima, che non dovrebbe essere modificata da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html">Joe Biden</a> che, tutt&#8217;al più, potrebbe dimostrarsi più flessibile nell&#8217;ambito della comunicazione con Caracas. Biden si è dimostrato disposto a dar vita ad un dialogo per porre fine alle sanzioni in cambio di elezioni ma non dovrebbero esserci novità sostanziali in arrivo. I rapporti continueranno ad essere complessi.</p>
<p>L&#8217;approccio mostrato da Biden nei confronti di<strong> Cuba</strong> non sembra essere molto diverso da quello scelto da Donald Trump. Dopo cinque mesi nell&#8217;Ufficio Ovale, infatti, non è stata rimossa nemmeno una delle 240 misure imposte da Trump per rafforzare l&#8217;embargo de l&#8217;Avana. Non mancano le critiche nei confronti del (mancato) rispetto dei diritti umani sull&#8217;isola e la Casa Bianca ha inoltre deciso che Cuba rimarrà sulla lista degli Stati che sponsorizzano il terrorismo perché poco cooperativa in questo ambito. Non tutti, negli Stati Uniti, sembrano essere d&#8217;accordo ed alcuni think thank vorrebbero un ritorno al riavvicinamento voluto da <strong>Barack Obama</strong>. Biden, però, potrebbe non ascoltarli e scegliere la via della pressione invece che della normalizzazione.</p>
<p>Il Dipartimento di Stato ha accusato il presidente del <strong>Nicaragua</strong> Daniel Ortega, <a href="https://www.atlanteguerre.it/bozza-articoli-entra-e-crea-nuova-bozza/">come ricordato</a> da Atlanteguerre, di &#8220;“asfissiare la società civile e di portare il paese verso la dittatura” ed ha esortato il presidente nicaraguense a cambiare strada con un&#8217;esortazione che può anche essere interpretata come un ultimo avvertimento. Ortega ha fatto approvare dal parlamento una serie di leggi preoccupanti tra cui ci sono quella che punisce con la reclusione chiunque, a giudizio del governo, diffonde notizie false, quella che reintroduce l&#8217;ergastolo per non ben meglio specificati &#8220;motivi d&#8217;odio&#8221; e quella che blocca i finanziamenti internazionali a qualunque organizzazione della società civile. Sembra comunque improbabile che Ortega possa accettare il consiglio proveniente dagli Stati Uniti.</p>
<h2>Gli alleati</h2>
<p>La <strong>Colombia</strong> è uno degli alleati più fidati degli Stati Uniti nell&#8217;Emisfero Occidentale. Le due nazioni hanno consolidato, nel corso dei decenni, una relazione di amicizia che ha consentito di preservare i rispettivi interessi nazionali. Bogotà ha evitato che la crisi umanitaria in Venezuela minacciasse <strong>la stabilità regionale</strong> ed ha accolto oltre un milione e mezzo di profughi e migranti provenienti dalla nazione latinoamericana. La Colombia è stata oggetto di massicci investimenti americani, circa 10 miliardi di dollari sino al 2015, destinati a migliorare la stabilità e la sicurezza interna del paese. Gli sforzi di Washington, destinati in un primo momento ad eradicare la coltivazione della coca, si sono poi concentrati nell&#8217;assistere il governo colombiano contro <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/le-macerie-della-guerriglia-comunista-in-america-latina.html">FARC, ELN</a> ed AUC, tre organizzazioni di stampo marxista, nei primi due casi e conservatore nel caso delle AUC. Il presidente <strong>Ivan Duque</strong> è un vero e proprio falco schierato a fianco di Washington.</p>
<p>L&#8217;<strong>America Centrale</strong> ha rappresentato, sin dalla fondazione degli Stati Uniti, un luogo deputato all&#8217;estensione dell&#8217;influenza geopolitica americana. I legami, talvolta, sono talmente stretti da essere soffocanti e Washington è, da sempre, il principale partner commerciale della regione. Il <strong>Central American Free Trade Agreement</strong>, un accordo che non è limitato all&#8217;eliminazione dei dazi ma anche alla tutela degli investimenti e dei servizi finanziari, contribuisce a rinsaldare il legame tra le parti e gli Stati Uniti sono anche la principale fonte di aiuto per lo sviluppo. L&#8217;unica minaccia all&#8217;egemonia americana, in questa parte dell&#8217;America Latina, sembra giungere dalla Cina che, negli ultimi anni, si è dimostrata interessata ad intessere legami commerciali sempre più strette con gli esecutivi locali. Il discorso è valido, in particolare modo, per <strong>Guatemala ed Honduras </strong>ma anche per <strong>Panama</strong>.</p>
<h2>Gli ex amici</h2>
<p><strong>Jair Bolsonar</strong><strong>o</strong> è stato, insieme a Vladimir Putin, uno degli ultimi Capi di Stato a congratularsi con il presidente eletto Joe Biden. Il legame ideologico tra Bolsonaro e Donald Trump è venuto a mancare con la sconfitta dello stesso Trump alle elezioni presidenziali e non sembrano esserci molti punti d&#8217;incontro con Biden. Il rispetto dei diritti umani, <strong>la protezione dell&#8217;ambiente</strong> e quella degli indigeni brasiliani non sembrano interessare Bolsonaro mentre sembrano cruciali per la Casa Bianca. Washington potrebbe chiudere un occhio sulle mancanze più gravi per sfruttare il rapporto con il<strong> Brasile</strong>, tradizionalmente forte, in funzione anti cinese ma i punti di frizioni non mancano e l&#8217;appartenenza politica di Bolsonaro, legato alla destra radicale, non potrà che provocare malumori negli Stati Uniti.</p>
<p>Il <strong>presidente messicano</strong> <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/andres-manuel-lopez-obrador-presidente-del-messico.html">Andrés Manuel López Obrador</a> (conosciuto come AMLO), che aveva stretto un&#8217;amicizia improbabile con Donald Trump, non sembra interessato a forgiare legami molto stretti con Joe Biden. AMLO si è recentemente schierato con i Repubblicani in merito alle questioni migratorie, ha chiarito che non vuole interferenze da parte di Biden negli affari interni del Messico ed è stato uno degli ultimi a congratularsi con l&#8217;ex vice di Obama per la sua vittoria.<strong> Il rapporto transazionale</strong> stipulato tra Trump ed AMLO non sembra replicabile. Il primo, infatti, chiudeva un occhio sugli affari interni del Messico in cambio dell&#8217;aiuto fornito dal secondo nell&#8217;ospitare i migranti centroamericani diretti verso gli Stati Uniti. AMLO, un populista di sinistra, condivideva con Trump anche una certa avversione nei confronti dei media ed uno stile comunicativo ruvido e talvolta aggressivo.</p>
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