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	<title>Deep State Archives - InsideOver</title>
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	<title>Deep State Archives - InsideOver</title>
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		<title>La guerra dei servizi segreti che incendia la Casa Bianca</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-guerra-dei-servizi-segreti-che-incendia-la-casa-bianca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2020 11:23:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Deep State]]></category>
		<category><![CDATA[Impeachment]]></category>
		<category><![CDATA[intelligence]]></category>
		<category><![CDATA[Obamagate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1245" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/John-Ratcliffe-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/John-Ratcliffe-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/John-Ratcliffe-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/John-Ratcliffe-1024x664.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/John-Ratcliffe-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/John-Ratcliffe-1536x996.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/John-Ratcliffe-2048x1328.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La partita della sicurezza nazionale è cruciale nel contesto del confronto tra Donald Trump e Joe Biden,che animerà le elezioni presidenziali statunitensi del prossimo 3 novembre. Il Paese si ritrova ad essere talmente diviso e polarizzato e inquinato da talmente tante scorie degli anni di durissima contrapposizione politica tra democratici e repubblicani che anche sugli interessi fondamentali della nazione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-guerra-dei-servizi-segreti-che-incendia-la-casa-bianca.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-guerra-dei-servizi-segreti-che-incendia-la-casa-bianca.html">La guerra dei servizi segreti che incendia la Casa Bianca</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1245" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/John-Ratcliffe-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/John-Ratcliffe-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/John-Ratcliffe-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/John-Ratcliffe-1024x664.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/John-Ratcliffe-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/John-Ratcliffe-1536x996.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/John-Ratcliffe-2048x1328.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La partita della <strong>sicurezza nazionale è cruciale </strong>nel contesto del confronto tra <strong><a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/chi-e-donald-trump.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Donald Trump </a></strong>e <strong><a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Joe Biden,</a></strong>che animerà le elezioni presidenziali statunitensi<a href="https://it.insideover.com/politica/quel-colpo-inferto-a-trump-a-pochi-mesi-dalle-elezioni.html"> del prossimo <strong>3 novembre</strong>.</a> Il Paese si ritrova ad essere talmente diviso e polarizzato e inquinato da talmente tante scorie degli anni di durissima contrapposizione politica tra democratici e repubblicani che anche sugli interessi fondamentali della nazione e il ruolo di <strong>intelligence e servizi segreti </strong>la competizione è serrata. Questioni politiche fondamentali come il <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/intervista-moglie-george-papadopoulos.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Russiagate</a> </strong>e<a href="https://it.insideover.com/politica/impeachment-cosi-donald-trump-ne-esce-ancora-piu-forte.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> l&#8217;impeachment</a> a Trump (entrambi tramontati) e il discusso Spygate/<a href="https://it.insideover.com/politica/obamagate-parla-trump-prove-scioccanti-presto-saranno-diffuse.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Obamagate che Trump usa come arma propagandistica</a> hanno reso partigiana anche la discussione in materia.</p>
<p>Il grado di sfiducia è tale che la questione politica si è fatta scontro mediatico, elettorale e perfino istituzionale. Nelle scorse settimane un discusso <a href="https://www.cnbc.com/2020/08/07/us-intel-russia-trying-to-hurt-biden-but-china-iran-dont-want-trump.html"><strong>memo di William Evanina</strong></a>, direttore del National Counterintelligence and Security Center, ha segnalato la postura nei confronti di Trump e Biden dei principali Paesi rivali degli Usa, pronti a scatenare secondo le autorità dell&#8217;intelligence il loro <a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/cyber-politico-ed-economico-i-molti-volti-dello-sharp-power/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">&#8220;sharp power&#8221; disinformativo sulla campagna.</a> L&#8217;<strong>Iran e la Cina, </strong>in quest&#8217;ottica, preferirebbero Biden, la Russia invece sarebbe più orientata a confermare l&#8217;appoggio a un Trump-bis. Opinioni di una branca, per quanto non ininfluente, degli apparati americani. Ma che si inseriscono in una lunga &#8220;guerra di intelligence&#8221; che ha coinvolto i due maggiori partiti americani, la Casa Bianca e il Congresso in questi anni.</p>
<p>In queste settimane il clima è diventato incandescente. <a href="https://formiche.net/2020/08/democrazia-intelligence-trump-biden/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Come riporta </a><em>Formiche, </em>&#8220;a Washington DC si sta assistendo ad un inedito scontro politico proprio sul tema della sicurezza delle informazioni riservate. Il direttore dell’intelligence nazionale Usa, <strong>John Ratcliffe</strong>, ha deciso di interrompere i briefing sulle questioni di sicurezza elettorale con il Congresso poiché qualcuno, forse il presidente della commissione per i Servizi segreti della Camera dei rappresentanti, <strong>Adam Schiff,</strong> ha fatto trapelare informazioni riservate&#8221; alla stampa volte a compromettere il Presidente per fini elettorali. Schiff, 60enne rappresentante democratico californiano, ha accusato il presidente di voler far un uso personalistico dell&#8217;intelligence e di <a href="https://edition.cnn.com/videos/politics/2020/08/30/schiff-dni-congress-intel-election-security-trump-leak-accusation-sot-sotu-vpx.cnn">voler coprire il sostegno russo alla sua candidatura.</a></p>
<p>Al contempo, Schiff, <a href="https://apnews.com/79ac468c8a094fa8b95a7b9d139b1872">tra i maggiori &#8220;inquisitori&#8221;</a> del fallito processo di impeachment avviato proprio dalla Camera, è accusato dai repubblicani di aver trasformato il comitato da lui presieduto in un vero e proprio tribunale per proseguire la campagna sulle interferenze russe a favore di Trump e di essersi adeguato alla condotta democratica, fondata sulla conversione della Camera da loro controllata in un&#8217;arena anti-trumpiana. <a href="https://nypost.com/2020/08/31/nunes-says-schiffs-dhs-probe-focusing-on-trump-not-looters/">Come scrive il <em>New York Post, </em></a>scarsa sarebbe invece l&#8217;attenzione dedicata ai <strong>saccheggiatori e agli estremisti </strong>che hanno deviato le proteste seguite alla <a href="https://it.insideover.com/societa/tutte-le-faglie-sociali-degli-stati-uniti-floyd-incubo.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">morte di George Floyd.</a> Il deputato repubblicano <strong>Devin Nunes, </strong>californiano e embro della commissione intelligence presieduta da Schiff, ha dichiarato che i dem si sono approcciati alle proteste solo ed esclusivamente per sindacare il richiamo di Trump <a href="https://it.insideover.com/politica/se-le-vite-dei-sostenitori-di-trump-valgono-meno.html">all&#8217;uso della forza a <strong>Portland </strong></a>contro i protestanti più violenti.</p>
<p>Sullo sfondo, c&#8217;è un grande posizionamento in vista del prossimo quadriennio. Ove, in caso di vittoria di Trump, il tamburo battente della Camera a controllo democratico potrebbe suonare con maggior forza; mentre i repubblicani, tra cui cominciano a <a href="https://it.insideover.com/politica/dal-grand-old-party-al-trump-old-party.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sorgere frange sempre più convinte</a> del complotto ordito da frange di &#8220;Stato profondo&#8221; contro l&#8217;amministrazione, sarebbero sempre più incentivati a concentrare le dinamiche politiche dell&#8217;intelligence sulla Casa Bianca. Un totale ribaltamento di prospettiva si avrebbe in caso di successo di Biden. In palio ci sono le <strong>leve più strategiche del potere</strong> che, come visto, risultano l&#8217;oggetto del contendere nella campagna elettorale. Ennesima, concreta manifestazione di quanto profonde siano<a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/divided-we-stand-la-crisi-del-modello-statunitense/"> le faglie</a> che <a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/interviste/biden-trump-usa/">dividono gli States in vista del voto del 3 di novembre</a>.</p>
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		<title>Le mosse di Trump per eliminare il Deep state che lo ostacola</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-mosse-di-trump-per-eliminare-il-deep-state-che-lo-ostacola.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Sep 2019 05:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Deep State]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="893" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Depp State Usa Bolton" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532-300x140.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532-768x357.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532-1024x476.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta conducendo una sua personale battaglia interna contro quei membri dell&#8217;establishment che hanno dimostrato di opporsi alla sua politica estera, di fatto più aperta al dialogo verso quegli avversari globali rappresentati da Russia, Cina, Corea del Nord e Iran. Trump, anche se sembra porsi sulla stessa linea dei &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-mosse-di-trump-per-eliminare-il-deep-state-che-lo-ostacola.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/le-mosse-di-trump-per-eliminare-il-deep-state-che-lo-ostacola.html">Le mosse di Trump per eliminare il Deep state che lo ostacola</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="893" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Depp State Usa Bolton" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532-300x140.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532-768x357.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/John-Bolton-Mike-Pompeo-e-Pence-La-Presse-e1568207604532-1024x476.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il presidente degli <strong>Stati Uniti</strong> Donald <strong>Trump</strong> sta conducendo una sua personale battaglia interna contro quei membri dell&#8217;<em>establishment</em> che hanno dimostrato di opporsi alla sua politica estera, di fatto più aperta al dialogo verso quegli avversari globali rappresentati da Russia, Cina, Corea del Nord e Iran.</p>
<p>Trump, anche se sembra porsi sulla stessa linea dei suoi predecessori, ha una precisa strategia figlia della dottrina <strong>&#8220;America First&#8221;</strong>. Gli Stati Uniti stanno occupandosi direttamente di quei punti caldi che sono fondamentali per mantenere l&#8217;egemonia economico/militare globale e nello stesso tempo stanno delegando il compito di controllare gli altri ai loro alleati. Così Washington è tornata attiva in Medio ed Estremo Oriente alzando il livello dello scontro con Cina, Corea del Nord ed Iran per cercare di strappare accordi più favorevoli per la politica Usa.</p>
<p>Nel contempo non ha mai smesso di cercare il dialogo: la Casa Bianca <a href="https://it.insideover.com/politica/liran-sempre-piu-lontano-dal-jcpoa-ma-allorizzonte-si-profilano-colloqui-con-gli-usa.html" target="_blank" rel="noopener">ha tenuto canali aperti con Teheran</a>, con Pechino, ma anche con Mosca dimostrando di saper usare sapientemente il &#8220;bastone e la carota&#8221; senza mai vacillare negli impegni presi in campagna elettorale: far ritornare gli Stati Uniti protagonisti sul palcoscenico globale dopo gli sciagurati anni di amministrazione Obama che hanno visto un avanzamento delle potenze avversarie a causa della sua politica di generale &#8220;disimpegno&#8221; da alcuni settori vitali proprio come l&#8217;Estremo Oriente.</p>
<p>Trump sta utilizzando una tattica, che si può definire strategia, ben precisa nella risoluzione dei contenziosi &#8220;bollenti&#8221; internazionali, e che si può definire <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-stati-uniti-si-giocano-la-carta-coreana-per-la-crisi-con-liran.html" target="_blank" rel="noopener">&#8220;carta coreana&#8221;</a> in quanto messa in atto per prima proprio nei confronti della Corea del Nord: l&#8217;escalation militare mantenendo aperti i canali diplomatici propedeutici ad un accordo qualora l&#8217;altra parte dimostri l&#8217;apertura a trattare. Ha funzionato &#8211; sebbene ora si stia assistendo ad una impasse &#8211;  con Pyongyang, sta funzionando con l&#8217;Iran.</p>
<p>In questa sua politica, però, Trump è stato avversato da componenti dell&#8217;<em>establishment</em> facenti anche parte del suo stesso staff. Dei cosiddetti <strong>&#8220;falchi&#8221;</strong> che non condividono l&#8217;approccio dialogante della Casa Bianca e che premono affinché gli Stati Uniti perseguano una linea dura verso i suoi avversari.</p>
<p>La reazione del <em>tycoon</em> è stata dura se pur dando sempre possibilità di ravvedimenti. Trump ha silurato quelle figure, anche di spicco, del suo esecutivo che hanno dimostrato di non condividere la sua <em>weltanschaaung</em>.</p>
<h2>Il deep state silurato da Trump</h2>
<p>La lista delle personalità dell&#8217;esecutivo americano che sono state silurate dal presidente americano è lunga:<strong> John Bolton</strong>, consigliere per la Sicurezza nazionale, <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-licenzia-bolton.html" target="_blank" rel="noopener">è solo l&#8217;ultimo nominativo</a>.</p>
<p>Bolton ha lasciato il suo incarico dopo che il capo della Casa Bianca gli ha intimato di dimettersi. Il presidente ha parlato della fine del rapporto col suo consigliere per la Sicurezza nazionale in un tweet molto chiaro: “Ieri sera ho informato John Bolton che i suoi servizi non sono più necessari alla Casa Bianca. Ero in forte disaccordo con molti dei suoi suggerimenti, così come altri nell’amministrazione, e quindi ho chiesto a John le sue dimissioni, che mi sono state presentate stamattina”.</p>
<p>Il primo a finire sotto la scure trumpiana è stato <strong>Micheal Flynn</strong>, un altro consigliere per la Sicurezza nazionale, &#8220;dimessosi&#8221; dopo soli 23 giorni di mandato. Il generale Flynn è stato vittima soprattutto del &#8220;Russiagate&#8221; e a dicembre, sarà incriminato dal procuratore speciale Robert Mueller per aver reso &#8220;volontariamente e consapevolmente&#8221; &#8220;dichiarazioni false, fittizie e fraudolente&#8221; all&#8217;Fbi riguardanti le sue conversazioni con l&#8217;ex ambasciatore russo a Washington, Sergei Kislyak (Adnkronos).</p>
<p>Il 30 gennaio 2017, Trump rimuove la Attorney General <em>ad interim</em>, Sally <strong>Yates</strong> a causa della sua opposizione alle sue politiche sull&#8217;immigrazione. L&#8217;ultima superstite dell&#8217;era Obama paga il mancato sostegno al &#8220;Muslim Ban&#8221; presidenziale.</p>
<p>Il 30 marzo, dopo appena 70 giorni di lavoro, il vice capo dello staff della Casa Bianca, Katie <strong>Walsh</strong>, lascia per andare a lavorare per un gruppo di sostenitori del Partito Repubblicano.</p>
<p>Il 9 maggio Trump licenzia James <strong>Comey</strong>, direttore dell&#8217;<strong>Fbi</strong>. La motivazione ufficiale è che &#8220;Non stava facendo un buon lavoro&#8221; ma l&#8217;ombra del &#8220;Russiagate&#8221; si allunga anche su questa decisione. Il 30 maggio esce di scena Mike Dubke, responsabile della Comunicazione della Casa Bianca. Il rapporto con il presidente non decolla e dopo 3 mesi arrivano le conseguenze. Il 6 luglio se ne va Walter Shaub, il numero uno dell&#8217;Ufficio etico federale. Impossibile trovare un punto d&#8217;incontro con Trump.</p>
<p>La lista è davvero lunga: tra portavoce, assistenti, segretari, capi dello staff ci sono altri 27 nominativi che vengono messi da parte, per un motivo o per un altro, dal presidente americano o che si dimettono spontaneamente. Tra di essi spiccano alcuni nomi di primo piano: il 18 agosto del 2017 <a href="https://it.insideover.com/politica/bannon-cacciato-dalla-casa-bianca-gli-usa-scatta-lora-dei-generali.html" target="_blank" rel="noopener">Steven Bannon</a> cessa di essere lo stratega della Casa Bianca, l&#8217;uomo che era da tutti considerato il braccio destro di Trump viene messo da parte; a marzo del 2018 il presidente destituisce il segretario di Stato <a href="https://it.insideover.com/politica/tillerson-siria-tradimento-curdi.html" target="_blank" rel="noopener">Rex Tillerson</a> che viene sostituito dal capo della Cia Mike Pompeo; il 22 marzo dello stesso anno Trump annuncia che la sostituzione del suo consigliere per la Sicurezza nazionale <a href="https://it.insideover.com/politica/mcmaster-accusa-iran-ora-di-agire.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>McMaster</strong></a>, con il quale si sarebbe scontrato ripetutamente, nominando proprio l&#8217;ex ambasciatore Usa all&#8217;Onu John <span class="hilg1">Bolton; il 20 dicembre dello scorso anno è la volta di <strong>James &#8220;Mad Dog&#8221; Mattis</strong>, segretario alla Difesa reo di <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-segretario-alla-difesa-usa-mattis-si-dimesso.html" target="_blank" rel="noopener">essere entrato in collisione con Trump</a> per essersi opposto alla sua linea troppo poco dura verso la Russia, la Cina e l&#8217;Iran.</span></p>
<p><span class="hilg1">Insomma in due anni di governo il presidente Trump ha portato avanti una vera e propria lotta interna a quello che viene definito il <strong>&#8220;deep state&#8221;</strong>, ovvero quella parte di <em>establishment</em> &#8211; burocratica e non &#8211; che si oppone e cerca di frenare la politica dell&#8217;esecutivo per una ragione o per un altra. </span></p>
<p>Il <em>fil rouge</em> di questo agire è oltremodo chiaro: eliminare le resistenze dei falchi, anche interni al partito repubblicano, che mal digeriscono la &#8220;linea morbida&#8221; di Trump in politica estera e che più di una volta hanno cercato lo scontro frontale a livello diplomatico coi Paesi che ritengono avversari degli interessi Usa.</p>
<h2>Una rivoluzione interna che non finirà presto</h2>
<p>Siamo convinti che queste &#8220;epurazioni&#8221; all&#8217;interno dell&#8217;amministrazione americana siano solo l&#8217;inizio di un&#8217;ampia strategia che coinvolgerà anche altri funzionari dello Stato.</p>
<p>Esistono all&#8217;interno dei servizi di <strong>intelligence</strong> (Nsa, Cia e Dia) e in alcuni settori del <strong>Dipartimento di Stato</strong> delle resistenze alla politica trumpiana. Non è un mistero che i servizi segreti americani abbiano più volte sottoposto all&#8217;attenzione del presidente rapporti alquanto allarmistici sulla situazione internazionale con particolare riguardo alla Russia e alla Cina che spesso sono stati volutamente ignoranti dalla Casa Bianca perché ritenuti controproducenti.</p>
<p>Ai direttori delle varie agenzie è rimasta quindi solo l&#8217;arma del cercare di <strong>gettare discredito</strong> sull&#8217;operato del presidente. Trump, ad esempio,<span style="font-size: 1rem;"> è stato accusato di un’uso “spensierato” delle informazioni derivate dall’intelligence: pochi giorni fa a seguito del </span><a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="https://it.insideover.com/guerra/iran-il-giallo-del-fallito-lancio-del-missile-con-il-nuovo-satellite.html" target="_blank" rel="noopener">fallito lancio di un satellite iraniano </a><span style="font-size: 1rem;">Trump aveva twittato una fotografia che riprendeva la colonna di fumo che si elevava dalla piazzola di lancio affermando che “gli Stati Uniti non sono coinvolti nel catastrofico incidente occorso durante le preparazioni finali del lancio del Safir SLV al sito di lancio Semnan 1 in Iran. Faccio all’Iran i migliori auguri per determinare cosa sia successo”.</span></p>
<div>Sebbene alcuni analisti abbiano messo in dubbio che fosse un’immagine satellitare ma invece si sia trattato di una ripresa da un drone da ricognizione, la pubblicazione della fotografia ha destato comunque sorpresa negli ambienti tanto che lo stesso ufficio del direttore della <strong>National Intelligence</strong> ha chiesto spiegazione alla Casa Bianca in merito.</div>
<div></div>
<div>Trump viene accusato anche di aver compromesso l&#8217;identità di <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-stati-uniti-hanno-esfiltrato-la-loro-spia-numero-uno-in-russia.html" target="_blank" rel="noopener">una spia al Cremlino che è stata esfiltrata nel 2017</a> proprio per i suoi rapporti cordiali avuti con il presidente Putin: durante il G20 di Amburgo i due capi di Stato si incontrarono privatamente con una palese infrazione del protocollo che agitò il sospetto che Trump avesse fornito materiale riservato a Putin.</div>
<div></div>
<div>Pertanto è ragionevole supporre che nei prossimi mesi, e sino al termine del suo mandato quadriennale, il presidente americano procederà nel suo siluramento di quei personaggi scomodi anche all&#8217;interno dei servizi e al Dipartimento di Stato, per poi avere campo libero in un quasi scontato secondo mandato.</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/le-mosse-di-trump-per-eliminare-il-deep-state-che-lo-ostacola.html">Le mosse di Trump per eliminare il Deep state che lo ostacola</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>C&#8217;è un nuovo ordine mondiale: adesso è l&#8217;epoca dei leader</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/nuovo-ordine-leader.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jul 2018 09:37:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Deep State]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="849" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/1531747588-trump-putin-mano-e1576310071721.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>L&#8217;ascesa dei leader sta cambiando il mondo. Siamo entrati in una nuova fase della politica internazionale dove l&#8217;ordine è stabilito non da norme superiori o dalla ricerca del consenso, ma dalla capacità dei capi di Stato e di governo di rapportarsi con gli altri e di imporre la propria linea. Per anni siamo stati abituati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/nuovo-ordine-leader.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="849" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/1531747588-trump-putin-mano-e1576310071721.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p><p>L&#8217;ascesa dei <strong>leader</strong> sta cambiando il mondo. Siamo entrati in una <strong>nuova fase </strong>della politica internazionale dove l&#8217;ordine è stabilito non da norme superiori o dalla ricerca del consenso, ma dalla capacità dei capi di Stato e di governo di rapportarsi con gli altri e di imporre la propria linea.</p>
<p>Per anni siamo stati abituati all&#8217;idea che il mondo vivesse una sorta di <strong>nuovo ordine</strong> basato su una struttura legale e politica più o meno comune e accettata. Ma oggi siamo di fronte a un ribaltamento di questi presupposti. La politica si fonda su approcci diversi, diretti. Come se la diplomazia e gli apparati burocratici fossero diventati nel tempo obsoleti o inutili. Non c&#8217;è più una struttura, un <em>framework</em> su cui adeguare le proprie politiche. Tutto è rimesso alla volontà di un leader.</p>
<p>Per esprimere una posizione, si parla direttamente con il leader dell&#8217;altro Paese, avversario o alleato, senza passare per i gangli della diplomazia. Se si vuole inviare un segnale, si bombarda una base o si muovono missili e truppe. Il<strong> diritto internazionale </strong>è diventato un ordinamento privo di qualsiasi legittimazione politica. La realtà, in definitiva, stra cambiando. E questa transizione genera opportunità ma anche rischi.</p>
<p>L&#8217;inizio di un nuovo ordine mondiale</p>
<p>Il Novecento aveva lasciato in eredità al mondo una sorta di sistema che prevedeva <strong>norme superiori</strong> a cui i governi dovevano adeguarsi. Chi non faceva parte di questo ordinamento o non voleva accettarlo, era immediatamente escluso dal consesso internazionale oppure diventava oggetti di &#8220;punizioni&#8221; da parte delle altre potenze, soprattutto dell&#8217;Occidente.  Ma si dava quantomeno l&#8217;apparenza che il mondo agisse in base a regole internazionali.</p>

<p>L&#8217;intensificazione di una politica più dura fra le potenze, basata sull&#8217;interesse nazionale e sull&#8217;interazione diretta fra leader che molto spesso sono privi di solide basi politiche e diplomatiche, comporta che l&#8217;ordine internazionale ne sia profondamente scosso.</p>
<p><strong>Gli Stati Uniti sono un esempio perfetto</strong> di questo cambiamento. Prima, applicavano la loro politica estera basandosi su una sorta di legittimazione internazionale. Le guerre nascevano da necessità fondate sul diritto internazionale leso, sul terrorismo, su crimini di guerra. Era quell&#8217;idea di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/gli-stati-uniti-ancora-gendarmi-del-mondo/">&#8220;gendarmi del mondo&#8221;</a>, in cui tutto era fatto in funzione di uno scopo politico, ma si creava un sistema per cui esisteva alla fine un consenso internazionale a una certa campagna militare.</p>
<p>Adesso, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://nationalinterest.org/feature/donald-trump-and-age-unconventional-diplomacy-26011">la politica trumpiana ha rivoluzionato questo sistema</a>. Oggi la Casa Bianca ha voluto destabilizzare questo apparato creando un sistema per cui se c&#8217;è un problema, o lo si risolve in maniera positiva rovesciando gli schemi, o si va allo scontro. L&#8217;interesse nazionale prevale su quello collettivo e nessuno ha più la voglia di mostrare l&#8217;America come potenza benefica. </p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;1095&#8243; gal_title=&#8221;Leader del mondo&#8221;]</p>
<p>Questo nuovo ordine basato sui <strong>rapporti più personali che nazionali</strong> comporta opportunità, ma anche notevoli rischi. Perché è vero che i leader possono rimuovere <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/trump-nato-ipocrisia/">le ipocrisie di sistemi ormai obsoleti</a>. Ma dall&#8217;altro lato si è entrati in un&#8217;era potenzialmente caotica. Se tutti gli Stati, dal più grande al più piccolo, iniziano a esprimere leader che superano barriere legali e di forma, si entra in una situazione difficile da gestire.</p>

<p>Perché le superpotenze possono <strong>dialogare da pari a pari</strong> e conoscono i rischi dello scontro. Ma potenze emergenti o Stati piccoli potrebbero anche utilizzare questo nuovo ordine per muoversi in direzioni che solo l&#8217;ordinamento internazionale può fermare. E senza un diritto o una regola comune, a doverli fermare saranno le superpotenze e i loro leader. E non tutti vorranno la pace. </p>
<p>Il rapporto fra leader ed establishment</p>
<p>Il cambiamento dei parametri su cui si basa la diplomazia corre in parallelo anche con un mutamento del rapporto fra leader ed <strong>establishment</strong>. Gli apparati sono sempre meno importanti, perché conta la figura carismatica di chi viene eletto. Questo vale in tutti i Paesi occidentali ma non solo. Viviamo <strong>un&#8217;epoca profondamente leaderistica</strong> in cui le burocrazie cedono il passo di fronte a scelte autonome dei propri rappresentanti. O almeno così si crede.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://lapresse.it/video/trump-a-helsinki-incontra-putin.html">L&#8217;incontro fra Trump e Vladimir Putin</a> rappresenta l&#8217;apice di questo cambiamento. Due leader forti che esprimono un&#8217;idea molto alta di se stessi che si incontrano per parlare a quattrocchi di ciò che divide i rispetti Paesi. Con un presidente, Trump, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.theguardian.com/commentisfree/2018/apr/22/leaks-trump-deep-state-fbi-cia-michael-flynn">inviso a buona parte dell Stato profondo americano</a>. E martellato da una tremenda campagna mediatica semplicemente perché desideroso di incontrare il capo del Cremlino. Un incontro in cui sembrano essere venute meno non solo le forme della diplomazia, ma anche e soprattutto le idee degli apparati. </p>
<p>Questo non significa che esista per forza uno scontro. Ma la personalizzazione della politica degli Stati comporta inevitabilmente o uno scontro con l&#8217;establishment, che di solito nasce dall&#8217;ascesa dei movimenti cosiddetti populisti, oppure una forte saldatura fra leader e classe dirigente, creando un blocco unico. C&#8217;è chi cerca di farlo attraverso le maniere forti, per esempio come <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> dopo il fallito golpe. C&#8217;è anche chi lo ottiene attraverso una forte alleanza con media e poteri forti, <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/04/24/emmanuel-macron-storia-di-un-figlio-dellestablishment-che-e-riuscito-a-vendersi-come-alternativo-al-sistema/3540521/">come Emmanuel Macron</a>. Oppure c&#8217;è chi rappresenta il frutto di un sistema consolidato come la Cina di <strong>Xi Jinping</strong>.</p>

<p><strong>Il rapporto resta comunque difficile</strong>. E l&#8217;equilibrio, in questo caso, è molto labile. Perché il rischio di far credere che un uomo rappresenti uno Stato, è elevato. Ma è del tutto evidente che il passato ha generato anche dei mostri. Quindi la precarietà del nuovo sistema non è detto che sia peggiore di quella precedente. <strong>La saldatura fra Deep State a Casa Bianca</strong> ha condotto a disastri geopolitici immani, a iniziare dalla guerra in <strong>Afghanistan</strong>, <strong>Iraq</strong> e dalle <strong>Primavere arabe</strong>. La nuova Guerra Fredda tra Russia e Stati Uniti deriva in buona sostanza da logiche con cui vivono Pentagono e grandi apparati politici americani.</p>
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		<title>Trump non ha tradito l&#8217;America:  ha tradito chi non vuole la pace</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-traditore-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jul 2018 07:17:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Deep State]]></category>
		<category><![CDATA[nato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/GETTY_20180716190819_26896361.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/GETTY_20180716190819_26896361.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/GETTY_20180716190819_26896361-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/GETTY_20180716190819_26896361-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/GETTY_20180716190819_26896361-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Dopo il summit di Helsinki con Vladimir Putin, Donald Trump è stato accusato da più parti di aver ceduto di fronte al presidente russo. &#8220;Traditore&#8221; è stato uno degli epiteti più feroci rivolte da una parte rilevante della politica americana. Condannato da un tribunale bipartisan di democratici e repubblicani per avere (dicono) fatto apparire Putin come &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-traditore-russia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/GETTY_20180716190819_26896361.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/GETTY_20180716190819_26896361.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/GETTY_20180716190819_26896361-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/GETTY_20180716190819_26896361-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/GETTY_20180716190819_26896361-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Dopo il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.corriere.it/esteri/18_luglio_16/trump-putin-stretta-mano-bello-essere-qui-te-d84432d4-88eb-11e8-b6ba-4bfe4aefe0a3.shtml">summit di Helsinki</a> con <strong>Vladimir Putin</strong>, <strong>Donald Trump</strong> è stato accusato da più parti di aver ceduto di fronte al presidente russo. &#8220;Traditore&#8221; è stato uno degli epiteti più feroci rivolte da una parte rilevante della politica americana. Condannato da un tribunale bipartisan di democratici e repubblicani per avere (dicono) fatto apparire Putin come il vero vincitore dell&#8217;incontro nella capitale finlandese.</p>
<p>Nella maggior parte dei casi, l&#8217;idea dei suoi detrattori è che il presidente degli Stati Uniti abbia sostanzialmente avallato le idee di Mosca senza difendere una strategia pluridecennale di Washington. Prima ha detto che l&#8217;incontro con Putin sarebbe stato <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/trump-preferisce-putin-nato-lincontro-lui-pi-facile-1551687.html">più facile rispetto al summit di Nato</a>, di fatto sganciando gli storici alleati europei in favore del nemico esistenziale dell&#8217;Alleanza. Poi ha confermato la linea del Cremlino <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/russiagate-putin-a-trump-nessuna-ingerenza-russa-nel-voto-usa-donald-con-putin-dialogo-per-nuova-pace-_3152303-201802a.shtml">sulle ingerenze russe</a> nelle elezioni americane, bollandole come fake. Infine, a detta di molti osservatori, ha impostato un dialogo troppo supino nei confronti del presidente russo, come se fosse Putin l&#8217;unico leader del summit.</p>
<p>Di qui l&#8217;accusa di aver tradito l&#8217;America. Ma la domanda da porsi è un&#8217;altra: che cos&#8217;è il tradimento? Ci rifacciamo alla definizione dell&#8217;enciclopedia <a style="color: #0000ff" href="http://www.treccani.it/vocabolario/tradimento/"><em>Treccani</em></a>: &#8220;L&#8217;atto e il fatto di venire meno a un dovere o a un impegno morale o giuridico di fedeltà e di lealtà&#8221;. Venir meno a un dovere e a un impegno di lealtà o di fedeltà. Ma, in questo caso, Donald Trump quale impegno di fedeltà ha negato? E, soprattutto, con chi aveva contratto questo dovere solenne?</p>

<p>L&#8217;incontro di Helsinki è solo un incontro. Non è stato certo un vertice in cui è stato siglato qualcosa di estremamente rilevante. Parliamo di  <strong>un faccia a faccia che entrambi i leader volevano</strong>, in particolare quello americano. E in questo gesto, Trump non ha tradito nessuno. Come non ha tradito mostrandosi empaticamente legato al suo interlocutore. Certo, lo si può accusare di essere apparso eccessivamente accondiscendente. Ma dov&#8217;è il dovere di lealtà leso, quando si sta discutendo per <strong>promuovere la pace</strong> fra due superpotenze  che decidono la vita di milioni di persone dalla Siria, all&#8217;Ucraina allo Yemen?</p>
<p>Trump non ha firmato alcuna resa, seppur in alcuni frangenti abbia pagato la sua scarsa preparazione diplomatica. Ha cercato di trovare <strong>una soluzione a problemi atavici</strong>. Ha sperato, forse in maniera del tutto utopistica, di trovare una definizione a un rapporto, quello fra Mosca e Washington, che sembra che nessuno abbia interesse a rendere positivo.</p>
<p>Ecco, semmai in questo Trump è un traditore: ha tradito coloro che, dal <strong>Deep State</strong>, non volevano che lui e Putin si incontrassero. Ma un apparato burocratico complesso e articolato come quello dello Stato profondo americano non rappresenta gli Stati Uniti d&#8217;America. Ne rappresenta soltanto un segmento, fondamentale e per certi versi anche pericoloso, di un Paese molto più variegato.</p>

<p>Del resto Trump è stato eletto senza mai aver negato di voler rapportarsi in maniera diversa con la Russia. Quel popolo, che lo ha condotto alla Casa Bianca, non era stato convinto dalla linea dura di <strong>Hillary Clinton</strong> e di<strong> Barack Obama</strong> ma da quella linea eccentrica, ma in fondo morbida, del tycoon.</p>
<p>Trump ha tradito il Deep State, non ha tradito l&#8217;America. Ha tradito chi sostiene da sempre un filone di indagine fallace <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/18/incontro-trump-putin-gli-usa-sotto-choc-per-frasi-su-russiagate-il-presidente-rettifica-ma-ormai-e-distrupter-in-chief/4500292/">come il Russiagate</a> e che ha voluto da sempre colpire l&#8217;idea che Casa Bianca e Cremlino potessero dialogare. Che non significa abbandonare le divergenze, ma significa che due potenze nucleari in grado di decidere il destino del mondo, non si vadano a scontrare in maniera ineluttabile. Tra il ritorno alla Guerra Fredda e un dialogo sincero e fuori gli schemi fra Putin e Trump, è difficile credere che sia preferibile la prima opzione. </p>
<p>Questo non significa che Washington debba cedere a Mosca. Significa però che il mondo potrebbe ottenere un qualcosa di positivo da un presidente che <a href="http://www.occhidellaguerra.it/trump-putin-nemico/">ha deciso di cambiare la politica estera Usa</a> basandosi su logiche diverse, scardinate dal Secondo Novecento. Può non piacere, ma non ha tradito. Ha fatto, ancora una volta, i suoi interessi. E forse oggi, gli Stati Uniti, non hanno realmente interesse a fare la guerra alla Russia. I suoi nemici sono altri. E adesso bisogna capire come si tradurrà questo &#8220;tradimento&#8221; nella scelta dei nuovi avversari e dei nuovi alleati.</p>

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		<title>Leader contro establishment: la vera sfida del nostro tempo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/leader-stato-profondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Mar 2018 11:21:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Deep State]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180324142313_26028134.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180324142313_26028134.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180324142313_26028134-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180324142313_26028134-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180324142313_26028134-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Leader contro apparati. Sembra questo il destino del mondo che viviamo. Mentre gli elettorati cercano nuove speranze in persone che cambino il Paese o che siano effettivamente mandatari della missione consegnata dal popolo, è sempre più visibile una forza interna agli Stati stessi che rema contro questa volontà. Gli Stati Uniti di Donald Trump sono forse &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/leader-stato-profondo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180324142313_26028134.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180324142313_26028134.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180324142313_26028134-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180324142313_26028134-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180324142313_26028134-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Leader contro apparati. Sembra questo il destino del mondo che viviamo. Mentre gli elettorati cercano nuove speranze in persone che cambino il Paese o che siano effettivamente mandatari della missione consegnata dal popolo, è sempre più visibile una forza interna agli Stati stessi che rema contro questa volontà.</p>
<p>Gli Stati Uniti di <strong>Donald Trump</strong> sono forse il caso più emblematico, ma ne esistono altri altrettanto importanti che sarà opportuno analizzare. Di fatto, quello che è evidente è che ci troviamo di fronte a una scissione interna agli Stati sempre più netta fra i loro leader eletti e i <strong>burocrati</strong>. Una burocrazia che segue una propria linea politica e che è rappresentata perfettamente da quel concetto di &#8220;Stato profondo&#8221; divenuto ormai noto con l&#8217;elezione di The Donald.</p>
<p><strong>Il valzer di nomine della Casa Bianca è un tranello</strong>. Molti vedono in questo gioco un potere assoluto di Trump che fa e disfa come Penelope la tela del potere, che tratta la sua amministrazione come un&#8217;azienda e che dunque appare come colui che ne ha il pieno controllo. In realtà basta vedere chi nomina, quando lo fa e soprattutto di che matrice sono questi nuovi papaveri dell&#8217;amministrazione americana, per comprendere che è il <em>deep-State</em> ad aver posto sotto assedio la presidenza degli Stati Uniti.</p>

<p><strong>Il rapporto dell&#8217;attuale presidenza americana con la Russia</strong> è la cartina di tornasole di questo iato fra i poteri interni degli Stati Uniti d&#8217;America. Da una parte c&#8217;è un presidente eletto che ha fatto di tutto per riavvicinarsi a Mosca e per tentare di rimediare agli errori della precedente amministrazione, soprattutto della segreteria di Stato guidata da <strong>Hillary Clinton</strong>. Dall&#8217;altra parte, ai timidi segnali di riavvicinamento è corrisposta un&#8217;offensiva mista giudiziaria e politica che ha di fatto raso al suolo ogni avamposto &#8220;filo-russo&#8221; all&#8217;interno dell&#8217;amministrazione.</p>
<p>Uno a uno, gli amici di Trump sono caduti. Chi sotto la scure della giustizia per il <strong>Russiagate</strong>, chi sotto la mannaia della stampa <em>mainstream</em>. Altri, invece, probabilmente sotto enormi pressioni, sono stati mandati via dallo stesso presidente. Le cosiddette colombe sono state fatte fuori e i falchi, tra Pentagono e Casa Bianca, stanno prendendo il sopravvento. </p>
<p>Ma non ci sono solo gli Stati Uniti d&#8217;America come emblema di questa guerra intestina fra poteri degli Stati. Anche <strong>in Europa la situazione è tutt&#8217;altro che semplice</strong>, con la differenza che da noi, nel Vecchio continente, il concetto di Stato profondo è spesso fatto coincidere con un potere manifesto (come l&#8217;Unione europea) che rende di fatto tutto più visibile.</p>

<p>Il <strong>Regno Unito post-Brexit</strong> ha manifestato questo problema in maniera estremamente evidente. Non solo c&#8217;è una parte visibile del sistema economico-finanziario che sta cercando in ogni modo di rovesciare il risultato del voto popolare. Ma ci sono anche interi settori della politica che contestano questo risultato. E lentamente, mentre gli anti-Brexit escono allo scoperto, i pro-Brexit vengono ghettizzati, colpiti da accuse come coloro che non si schierano apertamente né a favore né contro (emblematico il caso del leader laburista <strong>Jeremy Corbyn</strong>).</p>
<p>Chi pensa che a Mosca le cose vanno molto meglio, non deve comunque dormire sonni eccessivamente tranquilli. <strong>Vladimir Putin</strong>, appena eletto a furor di popolo, ed etichettato da tutta la stampa occidentale come un guerrafondaio, in realtà è <strong>una delle garanzie</strong> che la Russia non conduca effettivamente guerra su vasta scala nei confronti dei suoi avversari. Le forze alla destra di Putin sono nettamente critiche nei confronti degli approcci &#8220;soft&#8221; del presidente russo e c&#8217;è un problema legato alla sua successione che rischia di essere sottovalutato. In Russia, la burocrazia non è tutta putiniana.</p>
<p>E c&#8217;è un altro Stato dove questo confronto è evidente: <strong>l&#8217;Iran</strong>. La Repubblica islamica è per sua natura costituzionale estremamente complessa. Ha al suo interno<strong> poteri forti</strong> che possono orientare le scelte del governo ed esistono rami della Difesa e della religione che rappresentano indotti economici, legami politici e vere e proprie reti diplomatiche. Basti pensare alla quantità di servizi segreti che sono presenti all&#8217;interno dello Stato. <strong>Hassan Rohani</strong> è stato, insieme al suo ministro degli Esteri, <strong>Mohammad Javad Zarif</strong>, una garanzia di stabilità. Ma la sua visione strategica è condizionata da una sfida interna con i Pasdaran e con altre forze conservatrici che tramano per uscire allo scoperto.</p>

<p>Nell&#8217;era della democrazia, uno solo è l&#8217;esempio (per ora) di questa convergenza fra <em>establishment</em> e leader eletto: <strong>Emmanuel Macron</strong>. L&#8217;inquilino dell&#8217;Eliseo, portato in alto proprio da quei poteri che compongono lo Stato profondo, è il simbolo di <strong>una convergenza d&#8217;intenti fra classe dirigente e potere</strong> che a Parigi sembra funzionare. E infatti Macron continua a vivere un idillio mediatico e politico che altri leader del mondo faticano a trovare. Questo lo aiuta molto. Perché oggi si parla di Macron e Francia in maniera del tutto univoca. Cosa che non si può dire degli altri suoi interlocutori, che si trovano a dover combattere una guerra interna contro rami del Paese che seguono un&#8217;agenda del tutto divergente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/leader-stato-profondo.html">Leader contro establishment: la vera sfida del nostro tempo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gli americani sono convinti che a governare sia il Deep State</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/americani-deep-state.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Mar 2018 08:34:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Deep State]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180308230550_25912449.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180308230550_25912449.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180308230550_25912449-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180308230550_25912449-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180308230550_25912449-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Un recente sondaggio realizzato dalla Monmouth University, nel New Jersey, svela un particolare interessante dell&#8217;opinione pubblica americana: la maggioranza dell&#8217;elettorato crede che chi governa realmente il Paese sia lo Stato profondo, il cosiddetto deep State. Sei americani su 10 ritengono che i funzionari governativi non eletti o nominati abbiano troppa influenza nel determinare la politica federale. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/americani-deep-state.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1001" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180308230550_25912449.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180308230550_25912449.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180308230550_25912449-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180308230550_25912449-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180308230550_25912449-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Un recente sondaggio <a style="color: #0000ff" href="https://www.monmouth.edu/polling-institute/reports/monmouthpoll_us_031918/">realizzato dalla Monmouth University</a>, nel New Jersey, svela un particolare interessante dell&#8217;opinione pubblica americana: la maggioranza dell&#8217;elettorato crede che chi governa realmente il Paese sia lo Stato profondo, il cosiddetto <strong><em>deep State</em></strong>.</p>
<p>Sei americani su 10 ritengono che i funzionari governativi non eletti o nominati abbiano<strong> troppa influenza</strong> nel determinare la politica federale. Solo il 26% afferma che esiste un giusto equilibrio tra i funzionari eletti e quelli non eletti nel determinare la politica. Ed è un&#8217;idea abbastanza condivisa dalla maggioranza dei democratici, dei repubblicani e degli indipendenti.</p>

<p>&#8220;Di solito ci aspettiamo che le opinioni sull&#8217;operato del governo cambino a seconda della parte responsabile. Ma c&#8217;è una sensazione inquietante da parte sia dei democratici sia dei repubblicani che uno &#8220;<strong>Stato profondo</strong>&#8221; di <strong>agenti non eletti</strong> che stanno muovendo le leve del potere &#8220;, ha affermato <strong>Patrick Murray</strong>, direttore del Monning University Polling Institute.</p>
<p><strong>C&#8217;è un dato interessante</strong>. Quelli che conoscono il termine &#8220;deep State&#8221; sono pochi, non raggiungendo neanche il 25 per cento degli interrogati. Ma quando il termine gli viene descritto &#8220;come un gruppo di funzionari governativi e militari non eletti che segretamente manipolano o dirigono la politica nazionale&#8221;, i tre quarti degli interrogati affermano di credere che questo tipo di apparato esista effettivamente a <strong>Washington</strong> e che abbia un potere reale. Solo 1 su 5 afferma che non esiste o che ci crede poco. I repubblicani e gli indipendenti sono i più convinti dell&#8217;esistenza di questo Stato profondo.</p>

<p>La questione è molto interessante anche perché si collega a una preoccupazione abbastanza diffusa da parte dell&#8217;elettorato che è quella della <strong>lesione della privacy</strong> da parte dello Stato. Esiste uno Stato profondo che non si può controllare ed esiste un monitoraggio da parte di questi apparati. </p>
<p>La maggioranza del pubblico americano crede che il governo degli Stati Uniti si impegni in un<strong> monitoraggio diffuso dei propri cittadini</strong>. Poco più della metà della popolazione è molto preoccupata (23%) o un po&#8217; preoccupata (30%) del fatto che il governo Usa monitori la sua attività e invada la sua privacy. Solo il 22 per cento non è preoccupato da questo fenomeno. Ma pur non essendo tutti preoccupati allo stesso modo, otto americani su 10 ritengono che il governo degli Stati Uniti attualmente monitorizzi o spii le attività dei cittadini americani, </p>

<p>&#8220;Questa è una constatazione preoccupante. La forza del nostro governo dipende dalla <strong>fiducia</strong> pubblica nel proteggere le nostre libertà, e questa non è particolarmente solida. E non è un problema democratico o repubblicano. <strong>Queste preoccupazioni abbracciano l&#8217;intero arco politico</strong>&#8220;, ricorda Murray.</p>
<p>Da un punto di vista politico, questo sondaggio può esser eletto anche mettendolo a confronto con l&#8217;elezione di <strong>Donald Trump</strong>. Il concetto di &#8220;Stato profondo&#8221; è entrato prepotentemente nel dibattito politico nazionale durante le elezioni presidenziali del 2016. The Donald lo ha spesso usato espressamente per attaccare le agenzie governative che, a suo giudizio, non hanno indagato completamente alla sua rivale democratica <strong>Hillary Clinton</strong>. E da quando è stato eletto, Trump ha sostenuto che questo Stato profondo, che a suo dire coinvolge il <strong>dipartimento di Giustizia</strong>, le agenzie federali, l&#8217;ex presidente<strong> Barack Obama</strong> e la Clinton, mira a delegittimare il suo mandato colpendo i suoi obiettivi politici. Sembra che gli americani, in fondo, ne siano convinti anche loro.</p>
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		<title>Quel &#8220;complotto&#8221; Fbi contro Trump:  così informavano i democratici Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/complotto-fbi-trump-obama-informato-delle-indagini-sulla-clinton.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Feb 2018 07:36:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Deep State]]></category>
		<category><![CDATA[Federal Bureau of Investigation (Fbi)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3072" height="2046" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1449077086-obama.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1449077086-obama.jpg 3072w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1449077086-obama-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1449077086-obama-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1449077086-obama-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3072px) 100vw, 3072px" /></p>
<p>Arrivano nuove rivelazioni sul filone d’indagine che riguarda i messaggi fra Lisa Page e Peter Strzok, i due amanti e funzionari dell’Fbi che gravitavano intorno al Russiagate e al team che investigava sulle famigerate mail di Hillary Clinton durante la campagna elettorale del 2016. E queste rivelazioni riguardano anche Barack Obama. Alcuni giorni fa, avevamo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/complotto-fbi-trump-obama-informato-delle-indagini-sulla-clinton.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/complotto-fbi-trump-obama-informato-delle-indagini-sulla-clinton.html">Quel &#8220;complotto&#8221; Fbi contro Trump:  così informavano i democratici Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3072" height="2046" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1449077086-obama.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1449077086-obama.jpg 3072w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1449077086-obama-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1449077086-obama-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1449077086-obama-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3072px) 100vw, 3072px" /></p><p>Arrivano <strong>nuove rivelazioni</strong> sul filone d’indagine che riguarda i messaggi fra <strong>Lisa Page</strong> e <strong>Peter Strzok</strong>, i due amanti e funzionari dell’<strong>Fbi</strong> che gravitavano intorno al Russiagate e al team che investigava sulle famigerate mail di <strong>Hillary Clinton</strong> durante la campagna elettorale del 2016. E queste rivelazioni riguardano anche Barack Obama. Alcuni giorni fa, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/lo-scandalo-puo-affondare-lfbi/">avevamo parlato di alcuni messaggi inviati fra i due agenti del Bureau</a> in cui si faceva riferimento a una presunta <strong>“società segreta”</strong> all’interno del deep-State nata allo scopo di bloccare l’elezione di <strong>Donald Trump</strong> qualora avesse battuto Hillary Clinton. Una notizia che, se fondata, farebbe crollare già di per sé buona parte dell’impianto accusatorio su cui l’Fbi e il dipartimento di Giustizia fondano le proprie indagini sulle interferenze russe poiché dimostrerebbe un assoluto pregiudizio politico dietro le accuse rivolte al presidente e, in ultima analisi, la certezza che vi sia stato un vero e proprio complotto ordito da un segmento della polizia e delle autorità americane al solo scopo di colpire il presidente Trump. Adesso, le indagini su questo filone che riguarda i messaggi cominciano a rivelare qualcosa di più scottante: <strong>anche Barack Obama sapeva di quello che stava avvenendo</strong>. Come riporta <a style="color: #0000ff" href="http://www.foxnews.com/politics/2018/02/07/new-strzok-page-texts-call-into-question-obamas-2016-statement-on-fbi-probes.html"><em>Fox News</em></a>, tra i messaggi di testo tra i due agenti dell’Fbi, ve ne sono alcuni in cui si dice esplicitamente che Barack Obama volesse &#8220;sapere tutto&#8221; sul lavoro del Bureau. Nella nuova serie di messaggi di testo del 2 settembre 2016, Lisa Page menzionava Obama nel contesto di un briefing con l&#8217;allora direttore dell&#8217;Fbi James Comey e, riferendosi alla riunione di lavoro, Page scrive: &#8220;Sì,  <strong>potus vuole sapere tutto quello che stiamo facendo</strong>”. Potus è l’acronimo per “Presidente of the United States”.</p>

<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/continua-a-sostenerci/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-42088 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/02/occhi_banner.jpg" alt="occhi_banner" width="745" height="100" /></a></p>

<p><strong>Gli scambi di messaggi sembrano dunque contraddire le affermazioni di Obama secondo cui egli non aveva discusso in alcun modo dell&#8217;inchiesta di Clinton con James Comey</strong> e che aveva mantenuto un’assoluta imparzialità data dal suo incarico presidenziale. Evidentemente, stando a quanto si dicevano i due agenti, non era così. Il presidente Obama voleva essere tenuto al corrente di ogni novità interessante che potesse riguardare le indagini sulle email di Hillary Clinton, con evidenti possibilità di interferire (lui sì) sulle autorità investigative. Uno scenario che cambierebbe radicalmente la prospettiva sul lavoro svolto dall’Fbi e dalla Giustizia americana. E adesso sono in molti a voler vederci chiaro, soprattutto i repubblicani a Capitol Hill e alla Casa Bianca. <strong>&#8220;I testi Fbi sono delle bombe!&#8221; <a href="https://twitter.com/realDonaldTrump/status/961270833569202176">ha twittato</a> il presidente Trump</strong> mercoledì mattina. Ed è impossibile dargli torto. Messe insieme a quelli sulla “società segreta” e sull’assicurazione che questa società avrebbe fatto di tutto per fermare Trump, l’idea che anche il presidente Obama fosse al corrente di queste indagini e che volesse sapere tutto quanto avveniva negli uffici centrali dimostra che c’era qualcosa in più di un semplice pregiudizio politico di alcuni componenti del tema di Mueller e di Comey. <strong>Si parla a questa punto di una vera e propria ingerenza dei democratici nell’inchiesta per colpire un candidato alla Casa Bianca</strong>. E i testi che giungono dalla commissione d’inchiesta di Capitol Hill non fanno che dimostrare sempre di più questa politicizzazione delle indagini. Nei messaggi, appare evidente che uno dei due agenti intercettatati, Strzok, era molto legato al numero due dell&#8217;Fbi, Andrew McCabe, funzionario che, come ricorda Maria Giovanna Maglie per <a href="http://m.dagospia.com/maglie-escono-gli-sms-dei-dirigenti-amanti-dell-fbi-che-lavoravano-contro-trump-166629"><em>Dagospia</em></a>, fu costretto alla dimissioni “perché è venuto fuori il suo ruolo nell&#8217;utilizzare il memorandum preparato contro Trump da una spia inglese, Christopher Steele, su mandato di una società che rappresentava Hillary Clinton e il Comitato Democratico”. Il 28 settembre 2016, il signor Strzok ha mandato un messaggio alla signora Page in cui si diceva che era stato convocato all&#8217;ufficio di McCabe dopo che alcune delle e-mail di Hillary Clinton in questione erano state mostrate sul portatile dell&#8217;ex rappresentante dem Anthony Weiner, democratico di New York, in un&#8217;indagine non correlata. La moglie del signor Weiner era l’assistente di Clinton, Huma Abedin.</p>

<p>Ron Johnson insieme ad alcuni componenti delle commissioni del Senato Homeland Security e Governmental Affairs, ha inserito tutto nel rapporto<strong> “The Clinton Email Scandal and the Fbi&#8217;s Investigation of it”.</strong> Un rapporto molto interessante perché dimostrerebbe una sorta di vera e propria contro-verità alle indagini del Russiagate e che, con i suoi testi pubblicati, rivelerebbe<strong> un lavoro oscuro da parte dei democratici per influire direttamente sulla giustizia</strong>. Quello che sta uscendo in questi giorni è una complicità fuori discussione fra Fbi, Giustizia, Partito democratico e presidenza degli Stati Uniti. Il tutto con una certa complicità mediatica, che tende a dare pochissima visibilità a queste nuove rivelazioni, tranne che nei media più vicini al Partito repubblicano. Inutile domandarsi cosa sarebbe successo se queste rivelazioni fossero state fatte nel filone d’indagine contro Donald Trump. Probabilmente oggi anche i nostri telegiornali aprirebbero con le notizie per colpire il presidente. Ma anche in questo si vede quel doppiopesismo ideologico che molto spesso nasconde, come visto, trame molto più profonde.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/complotto-fbi-trump-obama-informato-delle-indagini-sulla-clinton.html">Quel &#8220;complotto&#8221; Fbi contro Trump:  così informavano i democratici Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Lo scandalo che può affondare l&#8217;Fbi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lo-scandalo-puo-affondare-lfbi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jan 2018 07:41:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Deep State]]></category>
		<category><![CDATA[Federal Bureau of Investigation (Fbi)]]></category>
		<category><![CDATA[Russiagate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2925" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/LAPRESSE_20161109093034_21249536_TRUMP-e1556031508997.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>Due pesi e due misure. Da quando Donald Trump è stato alla Casa Bianca non è difficile notare la differenza di vigore mediatico delle accuse rivolte al presidente rispetto alle smentite, così come non è impossibile comprenderne i motivi. Il Russiagate stringe l’amministrazione del presidente repubblicano in una morsa sempre più complessa, ma le accuse &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lo-scandalo-puo-affondare-lfbi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2925" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/LAPRESSE_20161109093034_21249536_TRUMP-e1556031508997.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p><p>Due pesi e due misure. Da quando <strong>Donald Trump</strong> è stato alla Casa Bianca non è difficile notare la differenza di vigore mediatico delle accuse rivolte al presidente rispetto alle smentite, così come non è impossibile comprenderne i motivi. Il<strong> Russiagate</strong> stringe l’amministrazione del presidente repubblicano in una morsa sempre più complessa, ma le accuse continuano a riflettere più un pregiudizio politico che una realtà fattuale. La lente d’ingrandimento continua a osservare la Casa Bianca e il suo entourage eppure sembra sempre che manchi qualcosa necessario a colpire definitivamente Trump e la sua amministrazione. Ma cosa succederebbe invece se gli accusatori diventassero a loro volta accusati? Cosa succederebbe se si scoprisse, molto lentamente e sottovoce, che un segmento del <strong>deep-State</strong> americano abbia effettivamente ordito una trama per screditare, accusare e tentare di fermare il presidente degli Stati Uniti già prima della sua elezione? Ebbene, questa domanda provocatoria potrebbe prossimamente trovare una risposta. Oppure la sta già trovando ma non sembra interessare in maniera approfondita i grandi media nazionali e internazionali. In Italia, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/america-fatta-maglie-rsquo-scandalo-che-puo-165623.htm">ne ha parlato Maria Giovanna Maglie per <em>Dagospia</em></a>. In America, ne hanno scritto e discusso anche media di tiratura nazionale e di grande valore internazionale &#8211; si pensi a <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.washingtonpost.com/opinions/a-secret-society-dedicated-to-making-trump-look-bad/2018/01/24/d0ba9d0e-0156-11e8-9d31-d72cf78dbeee_story.html?utm_term=.42f8ab97e184">Washington Post</a></em> e <em>Cnn</em> &#8211; ma questi ultimi sempre con la reale e profonda convinzione che dietro non vi possa essere una grande verità, ma solo una mezza bugia.</p>

<p>E quale sarebbe questa piccola verità che potrebbe scardinare l’intero apparato d’accusa nei confronti del presidente degli Stati Uniti d’America? Tutto inizia con dei<strong> messaggi di testo scambiati tra due alti funzionari dell&#8217;Fbi</strong>: <strong>Peter Strzok</strong> e <strong>Lisa Page</strong>. Questo scambio di messaggi è avvenuto durante e dopo le elezioni del 2016. <strong>Strzok era un membro del team del Bureau che investigava sul server di posta elettronica di Hillary Clinton</strong> e, successivamente, divenne <strong>membro del consiglio speciale di Robert Mueller</strong>, che esaminava la tentata interferenza della Russia nelle elezioni del 2016. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://edition.cnn.com/2018/01/24/politics/fbi-secret-society-analysis/index.html">Secondo quanto riporta la <em>Cnn</em></a>, Strzok “è stato rimosso dall&#8217;indagine sui consulenti speciali nell&#8217;estate 2016 dopo che alcuni dei messaggi di testo tra lui e Page che mostravano un chiaro pregiudizio anti Trump sono stati ritrovati durante un&#8217;indagine interna” I due, tra l’altro, sembra avessero una relazione al di là dell’aspetto puramente lavorativo. Lo scambio di messaggi tra i due agenti Fbi non era cosa da poco.<strong> Entrambi parlavano chiaramente di una “società segreta” che avrebbe lavorato contro l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca</strong>. L&#8217;Fbi aveva consegnato nel fine settimana una serie di testi al Congresso tramite la Commissione Giustizia e Intelligence, poiché c’è un gruppo di congressisti bipartisan che sta svolgendo indagini parallele al Russiagate, poco convinta della trasparenza di quest’indagine ufficiale.</p>

<p>Lunedì, in un&#8217;intervista a <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.foxnews.com/politics/2018/01/23/senators-want-doj-to-explain-delay-in-revealing-that-strzok-page-texts-were-missing.html">Fox News Channel</a></em>, il senatore repubblicano della Carolina del Sud, <strong>Trey Gowdy</strong>, ha detto di aver visto un messaggio di testo tra Page e Strzok avvenuto il giorno dopo le elezioni di novembre 2016 in cui affermava: &#8220;Forse questo è il primo incontro della società segreta&#8221;. E ovviamente Gowdy vorrebbe sapere di cosa parlassero questi due agenti. Nello stesso giorno e sullo stesso canale, un rappresentante repubblicano del Texas, <strong>John Ratcliffe</strong>, ha riferito qualcosa di simile: &#8220;Oggi abbiamo avuto delle informazioni secondo cui, subito dopo l&#8217;elezione di Trump, potrebbe esserci stata una società segreta di persone all&#8217;interno del Dipartimento di Giustizia e dell&#8217;Fbi che avrebbe lavorato contro di lui &#8220;. Fatto ribadito anche dal senatore del Wisconsin,<strong> Ron Johnson</strong>, il quale ha suggerito che la frase &#8220;società segreta&#8221; si riferisse a qualcosa di molto specifico, come riportato dalla Cnn.</p>

<p>Ma non è solo questo a far dubitare della trasparenza dell’Fbi nella lotta alle interferenze russe durante l’elezione di Donald Trump. C’è qualcosa di profondamente curioso che è avvenuto in questi mesi e che sta gradualmente minando la granitica certezza non solo dell’impianto accusatorio nei confronti del presidente, ma anche della lealtà del Federal Bureau of Investigation nei confronti dello Stato. Come riporta <em>Dagospia</em>, “c&#8217;è l&#8217;uso che l’Fbi ha fatto del dossier russo su Trump, dossier pagato dalla campagna Clinton e dal comitato Nazionale Democratico. Questo dossier costruito ad arte è stato utilizzato dal bureau per ottenere autorizzazione dai Tribunali , il Fisa warrant, autorizzazione a spiare gli uomini di Trump”. In pratica l’Fbi ha utilizzato un dossier di parte per basare la richiesta per spiare il presidente e il suo circuito. A questo, si aggiunge un altro mistero. <strong>L’Fbi non riuscirebbe a recuperare i 50mila messaggi scambiati fra Page e Strzok</strong> attraverso i loro telefoni Samsung. La colpa, secondo il Bureau, sarebbe dell’azienda di telefonia che avrebbe reso tutto molto difficile a causa degli aggiornamenti del software. Una scusa che ha fatto andare su tutte le furie il presidente Trump che, <a href="https://twitter.com/realDonaldTrump?ref_src=twsrc%5Etfw&amp;ref_url=http%3A%2F%2Fwww.foxnews.com%2Fpolitics%2F2018%2F01%2F23%2Fsenators-want-doj-to-explain-delay-in-revealing-that-strzok-page-texts-were-missing.html">attraverso un suo tweet</a>, ha chiesto ironicamente dove fossero finiti i 50mila messaggi scomparsi. Domanda lecita che, in questo periodo di confusione giudiziaria, lascia ancora più dubbi su cosa stia realmente accadendo negli Stati Uniti. Una cosa è certa: a parti inverse quest’indagine avrebbe avuto una lettura del tutto diversa e una copertura mediatica molto più profonda. Ma è evidente che non interessa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lo-scandalo-puo-affondare-lfbi.html">Lo scandalo che può affondare l&#8217;Fbi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;arma segreta di Donald Trump  per arginare il Deep State</title>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Dec 2017 23:56:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Deep State]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171205193430_25170074.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171205193430_25170074.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171205193430_25170074-300x216.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171205193430_25170074-768x553.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171205193430_25170074-1024x737.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Donald Trump e il Deep State, una storia lunga quanto la presidenza del tycoon. Fin dal suo insediamento alla Casa Bianca infatti The Donald ha dovuto confrontarsi con il cosiddetto “apparato”, meglio conosciuto come Deep State. Si tratta di un complicato intreccio di relazioni personali e di gruppo che comprende in profondità persone che occupano &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/larma-segreta-donald-trump-arginare-deep-state.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171205193430_25170074.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171205193430_25170074.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171205193430_25170074-300x216.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171205193430_25170074-768x553.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171205193430_25170074-1024x737.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Donald Trump</strong> e il <strong>Deep State</strong>, una storia lunga quanto la presidenza del tycoon. Fin dal suo insediamento alla Casa Bianca infatti The Donald ha dovuto confrontarsi con il cosiddetto “apparato”, meglio conosciuto come Deep State. Si tratta di un complicato intreccio di relazioni personali e di gruppo che comprende in profondità persone che occupano posizioni di rilievo in ambito politico, militare e burocratico.</p>
<p>Un vero e proprio Stato Profondo che mira all’auto conservazione e che dunque non gradisce eventuali uscite fuori dagli schemi, come la presidenza Trump avrebbe fatto presagire. Così il <strong>Russiagate</strong> potrebbe essere stato uno strumento funzionale al Deep State per impedire un’apertura di Trump alla Russia di Vladimir Putin.</p>
<p>Allo stesso modo lo zampino del Deep State potrebbe aver agito nel valzer di nomine che ha coinvolto lo staff presidenziale. Dall’improvviso allontanamento di<strong> Michael Flynn</strong> passando per il licenziamento di <strong>Steve Bannon</strong> fino al recente possibile avvicendamento tra <strong>Rex Tillerson</strong> e <strong>Mike Pompeo</strong>. Tutto ciò potrebbe essere stato pensato e pianificato sotto l’occhio vigile del Deep State.</p>
<p>Lo squadrone di Trump contro lo Stato Profondo</p>
<p>Tuttavia la presidenza Trump potrebbe non gradire questa continua influenza che mira in qualche modo a tarpare le ali delle iniziative governative. Il portale d’informazione investigativa <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://theintercept.com/2017/12/04/trump-white-house-weighing-plans-for-private-spies-to-counter-deep-state-enemies/">The Intercept</a>, quello che fece lo scoop su <strong>Edward Snowden</strong>, è uscito con un pezzo dal titolo “Trump sta pensando di organizzare una rete di <strong>spie private</strong> per contrastare i nemici dello Stato Profondo”. All’interno dell’articolo i giornalisti investigativi ci rivelano quello che sembra essere un vero e proprio scoop.</p>
<p>La notizia giunge da fonti vicine all’intelligence americana rimaste ovviamente anonime. Secondo questi “insider” sarebbero tre i nomi dietro al piano di The Donald per contrastare lo Stato Profondo. Erik Prince, John Maguire e Oliver North. Andiamo con ordine. Sui presunti contatti tra Erik Prince e l’amministrazione Trump si era già scritto su <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/un-mercenario-fianco-trump/">questo portale</a>. In seguito si è poi scoperto che la sorella di Erik Prince, Betsy DeVos, è stata <a href="https://theintercept.com/2017/12/04/trump-white-house-weighing-plans-for-private-spies-to-counter-deep-state-enemies/">nominata </a>direttamente da Trump come Segretaria all’Educazione. Inoltre sempre Prince sarebbe stato il principale finanziatore della campagna elettorale del tycoon oltre che quella di Mike Pence. Qualche legame tra Donald Trump e Prince sembra dunque esserci.</p>
<p>Ex militari e contractors con il compito di riferire direttamente a Mike Pompeo</p>
<p>Erik Prince avrebbe avuto così il compito dalla presidenza di mettere in piedi un network di spie pronte ad agire nei Paesi considerati più a rischio per gli Stati Uniti. <strong>Corea del Nord</strong> e <strong>Iran</strong> su tutti. Prince si sarebbe dunque avvalso dell’aiuto prezioso di un suo amico ed ex collaboratore, John Maguire. Su questo personaggio si conosce poco se non che fa parte dell’<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.amyntorgroup.net/">Amyntor Group</a>, un’altra compagnia di contractors, proprio come la <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.academi.com/">Blackwater</a> di Prince. Maguire e Prince avrebbero infatti avuto più occasioni di collaborazione considerato che i due operano nello stesso settore.</p>
<p>A completare lo squadrone speciale di 007 ci sarebbe poi Oliver North, ex militare americano noto alla cronaca per essere stato processato nell’ambito dello scandalo Iran-Contras. North fu condannato in appello e poi assolto. A questi tre ambigui personaggi è così affidato il compito di costruire un team in grado di rispondere direttamente a Mike Pompeo, attuale vertice della Cia. In sostanza tutto l’apparato dell’intelligence che opera al di fuori dei confini americani potrebbe essere bypassato. “Pompeo non può fare affidamento sulla burocrazia della CIA, così dobbiamo creare questa cosa per poter riportare direttamente a lui”, ha dichiarato la fonte anonima interpellata da <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://theintercept.com/2017/12/04/trump-white-house-weighing-plans-for-private-spies-to-counter-deep-state-enemies/">The Intercept</a>.</p>
<p>Erik Prince, una scheggia impazzita</p>
<p>C’è ora da capire se questa mossa azzardata di Donald Trump non possa alla fine ritorcersi contro. Erik Prince è infatti una personalità più che controversa come testimonia la sua storia. Recentemente Prince ha letteralmente comprato il consenso del governo somalo per l’utilizzo dei porti dell’area del Golfo di Aden. E lì infatti che avviene il traffico di armi gestito con tutta probabilità dallo stesso Prince, come riportato da <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://primavera-africana.blogautore.repubblica.it/2017/12/03/ce-erik-prince-dietro-il-conflitto-stato-regioni-in-somalia/">Repubblica</a></em>. Si tratta dunque di un personaggio che agisce quasi unicamente per il tornaconto personale e che ha già rischiato di mettere nei guai un’amministrazione presidenziale, quella di Bush jr. quando in Iraq la sua Blackwater si rese protagonista di <a href="https://www.theguardian.com/us-news/2015/apr/13/former-blackwater-guards-sentencing-baghdad-massacre">violazioni</a> dei diritti umani. La nuova sfida di Donald Trump sarà dunque quella si saper controllare una mina vagante come Prince. </p>
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		<title>Il Russiagate per ricattare Trump:  così vogliono un presidente debole</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/russiagate-ricattare-trump-meglio-un-presidente-debole-unelezione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Nov 2017 11:45:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Deep State]]></category>
		<category><![CDATA[Russiagate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171117123646_25013364.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171117123646_25013364.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171117123646_25013364-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171117123646_25013364-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171117123646_25013364-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il Russiagate è nato con l’intento di trovare legami diretti e indiretti fra l’elezione di Donald Trump e il governo della Federazione Russa. Più che un’indagine, assomiglia sempre di più a una caccia alle streghe, dal momento che tutti vogliono accusare Trump e i suoi collaboratori di questi legami e tutti, dai democratici, ai neo-con &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/russiagate-ricattare-trump-meglio-un-presidente-debole-unelezione.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171117123646_25013364.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171117123646_25013364.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171117123646_25013364-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171117123646_25013364-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/LAPRESSE_20171117123646_25013364-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il <strong>Russiagate</strong> è nato con l’intento di trovare legami diretti e indiretti fra l’elezione di <strong>Donald Trump</strong> e il governo della Federazione Russa. Più che un’indagine, assomiglia sempre di più a una caccia alle streghe, dal momento che tutti vogliono accusare Trump e i suoi collaboratori di questi legami e tutti, dai democratici, ai neo-con fino alla stampa mainstream, partono già con l’idea che sia già tutto stabilito. In un gioco ormai al massacro nei confronti del presidente e del suo entourage, l’accusato è già mediaticamente condannato. E sembra quasi mancare la necessitò di una prova vera a sostegno della tesi supportata, che diventa, nel tempo, qualcosa di assolutamente certo. Tutti ormai sanno del Russiagate, tutti ne parlano, e tutti, in un modo o nell’altro, sono assuefatti all’idea che in fin dei conti legami tra Trump e il Cremlino per eleggere The Donald e abbattere Hillary Clinton, debbano esserci stati per forza.</p>

<p>Appurato che le indagini continuano, ci si deve domandare però a chi giova tutto questo. Perché è facile dire che siano i rivali di Trump a volerlo denigrare, ma esattamente, qual è il loro scopo? Come segnalato dall’<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.limesonline.com/a-chi-serve-il-russiagate/102718?prv=true">analisi di Dario Fabbri su <em>Limes.it</em></a>, per ora le indagini del Russiagate stanno assediando, sostanzialmente, Trump, senza però colpirlo direttamente. Lo scopo, a vedere i primi arresti e le prime incriminazioni, più che essere quello d<strong>i colpire direttamente il presidente Usa</strong>, appare più come quello di intaccare una rete d’interessi che può essere dannosa allo Stato profondo. Quel deep-State che è il vero motore dell’America e il suo vero centro decisionale. “L’incriminazione ufficiale di Paul Manafort, già responsabile della campagna elettorale trumpiana, e del suo vice Rick Gates, per fatti precedenti al 2014 quando erano al soldo del dittatore ucraino Viktor Janukovič e dunque non riguardanti i servigi resi al magnate newyorkese, segnalano l’intenzione di esercitare pressione sul presidente, senza coinvolgerlo direttamente” si legge su <em>Limes</em>. A questi due arresti illustri del clan di Donald Trump, si è aggiunto quello di George Papadopoulos, personaggio secondario ma accusato di avere contribuito alla raccolta di dossier del Cremlino contro Hillary Clinton e, soprattutto, l’assalto della giustizia nei confronti di Michael Flynn. Fonti molto vicine alla procura che indaga sui legami del circolo di Donald Trump con il governo di Mosca, segnalano nelle ultime ore che siano già state raccolte prove a sufficienza per incriminare l’ex consigliere per la sicurezza nazionale. Le accuse, <a href="https://www.nbcnews.com/news/us-news/mueller-has-enough-evidence-bring-charges-flynn-investigation-n817666">come riporta <em>Nbc</em></a>, vanno dal riciclaggio di denaro sporco all’aver mentito agli organi federali, fino al coinvolgimento nel piano per la rimozione di un avversario di Erdogan.</p>
<p>L’assedio nei confronti di Donald Trump è evidente. Assedio che però potrebbe non volere, in definitiva, l’attacco al presidente stesso, quanto in realtà un suo indebolimento. Quello che sta scaturendo dalle indagini coordinate da Mueller è infatti un quadro di arresti e di accuse che vanno a colpire tutti quanti i possibili legami scomodi del presidente. Legami la cui eliminazione serve a far dormire sonni tranquilli all’establishment americano. Colpendo tutto ciò che ruota intorno a Donald Trump, conviene perché si indebolisce il presidente, lo si rende malleabile, senza amici potenti, e quindi incapace di poter fare troppi danni allo Stato profondo. Chiedere le sue dimissioni, ora, sarebbe un colpo troppo duro per il Partito repubblicano. I nemici di Trump all’interno dell’Old Grand Party sono molti, specie nei cosiddetti neo-con. Ma pur essendo nemici, essi sanno benissimo che è meglio avere “uno dei loro” al potere, per giunta indebolito a tal punto da essere ricattabile, piuttosto che un presidente avversario. E gli stessi democratici, in questo momento, vivono una tale fase di declino e di incertezza per cui è rischioso far cadere Donald Trump, anche per i rischi di risvegliare l’elettorato dell’America profonda che ha già punito severamente il candidato dem. L’impeachment non interessa a nessuno almeno finché sarà possibile colpire Trump ed indebolirlo. L’ascesa del Pentagono all’interno della Casa Bianca è emblematica di questa capacità di manovrare le scelte decisionali del presidente, dal momento che, una volta fatti i fuori i collaboratori più “anti-establishment”, i consiglieri principali del presidente sono diventati Mattis, McMaster e Kelly. Finché possa continuare questo assedio, è un mistero. Finora Trump sta dimostrando di essere malleabile nei settori-chiave della politica neo-con, ma non gli si può chiedere di abdicare totalmente alle sue idee e dimostra tenacia su alcuni punti, gli stessi però con cui c’è convergenza con il deep-State. Negli altri campi, a partire dalla diplomazia, lo iato fra le idee del presidente e quelle dell’establishment sono sotto gli occhi di tutti. Il fatto che si parli di Russiagate non è casuale: è proprio dalla differenza di vedute sul rapporto con Mosca che si è instaurata una delle peggiori fratture fra presidenza e burocrazia.</p>

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