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	<title>Banca mondiale Archives - InsideOver</title>
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	<title>Banca mondiale Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La spirale del debito che può intrappolare il Congo</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-spirale-del-debito-che-puo-intrappolare-il-congo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Jan 2022 05:52:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Banca mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Campagna il Congo sanguina]]></category>
		<category><![CDATA[Debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[Fondo monetario internazionale (Fmi)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220101192638528_c0f3f51899edf7a880be5e8bb72d508f-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220101192638528_c0f3f51899edf7a880be5e8bb72d508f-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220101192638528_c0f3f51899edf7a880be5e8bb72d508f-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220101192638528_c0f3f51899edf7a880be5e8bb72d508f-1024x768.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220101192638528_c0f3f51899edf7a880be5e8bb72d508f-768x576.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220101192638528_c0f3f51899edf7a880be5e8bb72d508f-1536x1152.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220101192638528_c0f3f51899edf7a880be5e8bb72d508f-2048x1536.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Vogliamo raccontare i drammi senza fine del Congo, una terra tormentata da gruppi armati anche di matrice islamista, depauperata dallo sfruttamento delle risorse minerarie, travolta da epidemie e da sfide che riguardano tutti noi. Vogliamo farlo attraverso lo sguardo di chi da anni si occupa di questo Paese: il fotografo Marco Gualazzini e il giornalista &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-spirale-del-debito-che-puo-intrappolare-il-congo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-spirale-del-debito-che-puo-intrappolare-il-congo.html">La spirale del debito che può intrappolare il Congo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220101192638528_c0f3f51899edf7a880be5e8bb72d508f-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220101192638528_c0f3f51899edf7a880be5e8bb72d508f-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220101192638528_c0f3f51899edf7a880be5e8bb72d508f-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220101192638528_c0f3f51899edf7a880be5e8bb72d508f-1024x768.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220101192638528_c0f3f51899edf7a880be5e8bb72d508f-768x576.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220101192638528_c0f3f51899edf7a880be5e8bb72d508f-1536x1152.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20220101192638528_c0f3f51899edf7a880be5e8bb72d508f-2048x1536.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><em>&#8220;Vogliamo raccontare i drammi senza fine del Congo, una terra tormentata da gruppi armati anche di matrice islamista, depauperata dallo sfruttamento delle risorse minerarie, travolta da epidemie e da sfide che riguardano tutti noi. Vogliamo farlo attraverso lo sguardo di chi da anni si occupa di questo Paese: il fotografo Marco Gualazzini e il giornalista Daniele Bellocchio.</em><br />
<em><a href="https://it.insideover.com/project/il-congo-sanguina-aiutaci-a-raccontarlo.html?utm_source= InsideOver&amp;utm_medium=sponsored_content&amp;utm_campaign=congo" target="_blank" rel="noopener">Sostieni il reportage</a> &#8220;</em></p>
<hr />
<p><a href="https://it.insideover.com/politica/i-danni-della-caccia-al-cobalto-nella-repubblica-democratica-del-congo.html" target="_blank" rel="noopener">Il <strong>Congo </strong>è messo ai margini</a> del sistema economico globale e vittima delle logiche della governance internazionale e in questi anni c&#8217;è il rischio che la <strong><a href="https://tradingeconomics.com/congo/external-debt">spirale del debito</a> </strong>faccia sprofondare il Paese ancora di più. Non parliamo solo del <strong>debito pubblico, </strong>formalmente pari a poco più del 15% del Pil del Paese, ma piuttosto del complesso sistema fatto da debito &#8220;oscuro&#8221;, legato alla dipendenza di fatto dell&#8217;economia nazionale dal sistema esterno, da alienazione degli asset strategici e da una totale esclusione di Kinshasa dalle dinamiche dominanti del mercato globale.</p>
<p>Secondo il report dedicato alla Repubblica Democratica del Congo nel quadro del Low-Income Country Debt Sustainability Framework della <strong>Banca Mondiale </strong>Kinshasa è segnalata come una nazione a bassa capacità di assorbimento di shock sistemici e, per quanto nominalmente inferiore a quello del 2015, il debito è gravato principalmente dalla fragilità intrinseca della nazione. La debolissima statualità congolese, l&#8217;assenza di risorse in valuta estera nel quadro della banca centrale nazionale, l&#8217;elevato numero di prestiti su concessione emessi da Kinshasa e la difficoltà del Paese nel gestire le sue stesse <strong>risorse interne</strong> fanno sì che il Paese vada incontro a diverse problematiche.</p>
<p><a href="https://www.coface.com/Economic-Studies-and-Country-Risks/Congo-The-Democratic-Republic-Of-The">Nel 2021 si prevede una riduzione del deficit dal 4,8% al 4,1% del Pil, ma a maggior ragione la situazione preoccupa perché </a>esso è legato a un calo della capacità di spesa del governo centrale di Felix Tshisekedi, il cui budget è assorbito in larga parte da <strong>spesa pubblica improduttiva</strong>, consta per il 57% di costi di gestione del personale civile e militare; dai vaccini alle infrastrutture, è principalmente il <strong>credito estero </strong>e l&#8217;intervento di donazioni internazionali a sopperire alla carenza di spese in conto capitale. La cooperazione internazionale offre un sollievo indiretto alle finanze congolesi, ma al contempo la ridotta capacità di controllo sui proventi degli asset strategici e la pressoché nulla potenzialità della <strong>raccolta fiscale, </strong>pari solo all&#8217;8% del Pil, segnalano a tutti gli effetti la presenza di una carenza sistemica.</p>
<blockquote><p>Puoi sostenere <strong>questo reportage</strong> con una donazione con Paypal o carta di credito, oppure con un bonifico:<br />
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CAUSALE: Reportage Congo<br />
<a href="https://it.insideover.com/project/il-congo-sanguina-aiutaci-a-raccontarlo.html?utm_source= InsideOver&amp;utm_medium=sponsored_content&amp;utm_campaign=congo" target="_blank" rel="noopener"><strong>SOSTIENI IL REPORTAGE</strong></a></p></blockquote>
<p>Nel 2020 la pandemia ha sottolineato tutte le criticità del sistema congolese, forte di risorse di valuta pregiata per un solo mese di disponibilità e colpito da un deprezzamento del <strong>franco del 15%, </strong>contenuto solo dall&#8217;ingresso di investimenti diretti al sistema minerario, dunque paradossalmente al mondo che sta contribuendo a rendere sempre più difficile per il Congo una vera emancipazione. <a href="https://it.insideover.com/economia/cosa-implica-il-crollo-delle-valute-nei-paesi-emergenti.html" target="_blank" rel="noopener">L&#8217;IMF Rapid Credit Facility</a> ha in parte contribuito a lenire alcune delle più problematiche questioni di carenza valutaria nel marzo 2020, ma il contesto resta estremamente problematico. Da sottolineare, a inizio 2021, l&#8217;ambiguo comportamento della Cina: Pechino ha <a href="https://www.scmp.com/news/china/diplomacy/article/3116837/china-cancels-democratic-republic-congo-loans-it-joins-belt">eliminato i debiti</a> della Repubblica Democratica del Congo per un valore di 28 milioni di dollari, ha promesso sostegno finanziario per 17 milioni di dollari e, per bocca del ministro degli Esteri Wang Yi, di inserire Kinsasha nel programma da 11 miliardi di dollari (9 miliardi di euro) in prestiti per vaccini ai Paesi in via di sviluppo, così da aiutare il Paese a superare l’impatto del coronavirus, ma al contempo risulta il principale investitore per il controllo degli asset minerari del Congo, dal cobalto al petrolio. In ogni caso, dal 2019, la Banca Centrale del Congo ha approvato l’ingresso della moneta cinese, lo yuan, nel proprio sistema di circolazione di valuta estera, a testimonianza del fatto che è in larga parte la sfiducia verso il tradizionale sistema economico occidentale a spingere il fragile gigante africano nelle braccia di Pechino.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/project/il-congo-sanguina-aiutaci-a-raccontarlo.html?utm_source=adv&amp;utm_medium=strip_IO&amp;utm_campaign=congo" target="_blank" rel="noopener"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone wp-image-335999 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-1024x234.jpeg" alt="" width="1024" height="234" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-1024x234.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-300x69.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo-768x176.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/strip_congo.jpeg 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p><a href="https://web.archive.org/web/20001018091756/http://www.cia.gov/cia/publications/factbook/geos/cg.html">In quest&#8217;ottica va sottolineata anche la natura complessa di qualsiasi valutazione</a> che implichi un giudizio macroeconomico &#8220;ordinario&#8221; per un Paese dilaniato da conflitti, dalla frammentazione dello Stato, da attività criminali e dalla presenza di enclavi non governabili al suo interno. E dato che in tutta l&#8217;Africa, come ha <a href="https://www.aics.gov.it/oltremare/articoli/prosperita/lafrica-e-la-zavorra-del-debito-che-mette-a-rischio-la-ripresa-post-covid-19/">scritto </a><em>Oltremare, &#8220;</em>molti dei Paesi in “debt distress” o ad alto rischio sono fortemente esposti proprio rispetto a Pechino&#8221;, e che dopo Gibuti (57%) e Angola (49%) la Repubblica del Congo (45% del debito in mano cinese) è il Paese proporzionalmente più esposto verso Pechino questo aumenta le incertezze. Tanto che l&#8217;alternativa, per Kinsasha, non è delle migliori: rivolgersi alle procedure di ristrutturazione del debito pubblico del <strong>Fondo Monetario Internazionale </strong>e dunque ai programmi &#8220;lacrime e sangue&#8221; che presto potrebbero riguardare il vicino Congo-Brazzaville, ove il Fmi ha chiesto come condizionalità ai prestiti un <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/spy-congo-debito-e-petrolio-cosi-il-fmi-trasforma-il-paese-in-una-nuova-grecia/2247709/">programma di <strong>revisione fiscale in ambito petrolifero </strong>prodomico, secondo molti analisti</a>, alla vendita dei giacimenti nazionali. Cosa che per Kinsasha sarebbe, in termini analoghi, una vera e propria condanna. L&#8217;ennesima, per una nazione che ha un ampio credito &#8220;morale&#8221; da riscuotere nei confronti del resto del mondo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La Banca mondiale taglia le stime di crescita sull&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-banca-mondiale-taglia-le-stime-di-crescita-sullafrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2020 01:03:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Banca mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1037" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Africa-persone-coronavirus-La-Presse-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="africa covid-19" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Africa-persone-coronavirus-La-Presse-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Africa-persone-coronavirus-La-Presse-1-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Africa-persone-coronavirus-La-Presse-1-768x531.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Africa-persone-coronavirus-La-Presse-1-1024x708.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Era chiaro sin dal principio della pandemia che l&#8217;Africa avrebbe pagato uno dei prezzi più salati della crisi economica che avrebbe fatto seguito al passaggio del Covid-19. Tuttavia, le stime pubblicate sino a poche settimane da parte della Banca africana &#8211; il braccio operante sul territorio della Banca mondiale &#8211; si &#8220;limitavano&#8221; ad una contrazione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-banca-mondiale-taglia-le-stime-di-crescita-sullafrica.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-banca-mondiale-taglia-le-stime-di-crescita-sullafrica.html">La Banca mondiale taglia le stime di crescita sull&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1037" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Africa-persone-coronavirus-La-Presse-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="africa covid-19" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Africa-persone-coronavirus-La-Presse-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Africa-persone-coronavirus-La-Presse-1-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Africa-persone-coronavirus-La-Presse-1-768x531.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Africa-persone-coronavirus-La-Presse-1-1024x708.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Era chiaro sin dal principio della pandemia che l&#8217;<strong>Africa</strong> avrebbe pagato uno dei prezzi più salati della crisi economica che avrebbe fatto seguito al passaggio del <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html">Covid-19</a>. Tuttavia, le stime pubblicate sino a poche settimane da parte della Banca africana &#8211; il braccio operante sul territorio della <strong>Banca mondiale</strong> &#8211; si &#8220;limitavano&#8221; ad una contrazione aggregata dell&#8217;1,7%. Adesso, con l&#8217;ultimo comunicato emanato dall&#8217;istituzione internazionale e come riportato dal quotidiano francese <em><a href="https://www.lemonde.fr/afrique/article/2020/07/08/coronavirus-50-millions-d-africains-pourraient-basculer-dans-l-extreme-pauvrete-selon-la-bad_6045582_3212.html">Le Monde</a>, </em>tale dato sarebbe infatti raddoppiato, passando al 3,4% del Pil totale del continente. E in questo scenario, purtroppo, l&#8217;orizzonte dell&#8217;economia del continente appare davvero grigio, con la possibilità che molte delle criticità che già in passato hanno vessato l&#8217;Africa rischino di vedere accresciuta la propria incidenza, peggiorando i grandi &#8211; ma insufficienti &#8211; passi in avanti compiuti negli ultimi anni.</p>
<h2>L&#8217;economia informale crolla a picco</h2>
<p>Con l&#8217;attuazione del <em>lockdown </em>applicato negli scorsi mesi a subire i danni peggiori è stata la già delicata economia informale dell&#8217;Africa, unica possibilità di<strong> sopravvivenza</strong> e di possibilità di guadagno per la maggioranza dei nuclei familiari più disagiati. Con l&#8217;impossibilità in molte città &#8211; come l&#8217;esempio eclatante della megalopoli nigeriana di Lagos &#8211; di potersi spostare, è stato proprio il commercio di strada a subire gli arresti più significativi, in uno scenario che ha avuto le sue ripercussioni più importanti proprio negli ambienti cittadini.</p>
<p>Mentre nelle campagne infatti la <strong>sussistenza</strong> è stata parzialmente garantita grazie alla presenza dei campi coltivati, le città hanno subito una sotto-fornitura di beni di prima necessità, col conseguente rincaro dei prezzi e l&#8217;aumento delle famiglie in povertà assoluta. In una situazione che, sempre stando a quanto riportato da <em>Le Monde</em>, in molte regioni dell&#8217;Africa potrebbe significare un ritorno alle dure condizioni vissute nel 2010.</p>
<p>La sensazione, purtroppo, è quella che sembra <strong>condannare</strong> i Paesi dell&#8217;Africa a duri anni di sforzi per recuperare il territorio perso in questi mesi, riversando la parte maggiore delle difficoltà proprio sulla popolazione già in questo momento più fragile.</p>
<h2>Ci si attende un aumento record dei poveri&#8230;</h2>
<p>Secondo la banca africana sarebbero infatti oltre 50 milioni le persone che vivono in Africa e che a causa del passaggio della pandemia di coronavirus rischiano di cadere nella <strong>povertà assoluta</strong>; in una situazione generalizzata sostanzialmente in tutto il continente. In questo scenario, purtroppo, si potrebbe verificare una nuova serie di esodi di massa alla ricerca di migliori condizioni di vita, con tutto questo che si tradurrebbe in un nuovo aumento delle dimensioni delle megalopoli e con uno <strong>spostamento</strong> della popolazione verso il Nord del mondo.</p>
<h2>&#8230; e delle ondate migratorie</h2>
<p>Uno dei Paesi che rischia di subire le peggiori conseguenze sarebbe la <strong>Nigeria</strong>, già vessata da gravi conflitti interni nel nord del Paese e con la popolazione del Delta alle prese con una convivenza sempre più difficile con le grandi industrie del petrolio. Per il solo Paese bagnato dall&#8217;Atlantico, infatti, si stima che l&#8217;aumento della popolazione sotto l&#8217;indice di povertà si attesti oltre gli otto milioni di abitanti, con percentuali simili riscontrabili anche nella <strong>Repubblica Democratica del Congo</strong>, alle prese con delle condizioni molto simili ad Abuja. In uno scenario che, ancora una volta, dovrebbe spingere gli osservatori internazionali a preparare dei <strong>piani di intervento</strong> per evitare delle crisi nella regione; almeno con lo scopo di evitare una nuova crisi migratoria come quella verificatasi agli inizi dello scorso decennio.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ci troviamo davanti alla peggiore recessione degli ultimi 150 anni?</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/allarme-della-banca-mondiale-sara-la-peggiore-recessione-degli-ultimi-150-anni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2020 05:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Banca mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[recessione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=278353</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Recessione.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Recessione.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Recessione-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Recessione-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Recessione-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È un duro allarme quello lanciato dalla Banca mondiale e relativo alla stato di salute dell&#8217;economia globale alla vigilia della dura lotta contro la recessione causata dal passaggio della pandemia di Covid-19. In contraddizione rispetto a quanto affermato lo scorso aprile dal Fondo monetario internazionale &#8211; che stimava una contrazione aggregata del 3% &#8211; le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/allarme-della-banca-mondiale-sara-la-peggiore-recessione-degli-ultimi-150-anni.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Recessione.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Recessione.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Recessione-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Recessione-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Recessione-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>È un duro allarme quello lanciato dalla <strong>Banca mondiale</strong> e relativo alla stato di salute dell&#8217;economia globale alla vigilia della dura lotta contro la recessione causata dal passaggio della pandemia di <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html" target="_blank" rel="noopener">Covid-19</a>. In contraddizione rispetto a quanto affermato lo scorso aprile dal Fondo monetario internazionale &#8211; che stimava una contrazione aggregata del 3% &#8211; le stime dell&#8217;organizzazione facente capo alle Nazioni Unite sono decisamente peggiori. Stando a quanto riportato dal quotidiano francese <a href="https://www.lemonde.fr/economie/article/2020/06/08/la-crise-economique-provoquee-par-le-coronavirus-pourrait-etre-la-plus-vaste-depuis-cent-cinquante-ans_6042176_3234.html"><em>Le Monde</em></a>, infatti, si tratterebbe di una recessione aggregata di oltre <strong>5 punti</strong> percentuali, peggiore soltanto a quella affrontata dal Mondo nel 1870. E in questo scenario, ade essere colpiti non appaiono soltanto i Paesi industrializzati (maggiormente in grado di attutire il colpo) ma soprattutto quelli emergenti, che con l&#8217;alto debito già contratto negli ultimi anni rischiano di raggiungere il punto di non ritorno.</p>
<h2>Uno scenario economico da incubo</h2>
<p>Con la nomina a capo economista della dottoressa cubana naturalizzata americana <a href="https://it.insideover.com/schede/economia/chi-e-carmen-reinhart.html">Carmen Reinhart</a>, già nelle scorse settimane la Banca Mondiale aveva lanciato i primi segnali di allarme. La sua specializzazione, infatti, è proprio relativa alla crisi da <strong>sovra-indebitamento</strong> degli Stati, segnalando quindi la possibilità che i finanziamenti ottenuti per combattere pandemia e sue conseguenze potessero essere &#8211; a livello generalizzato &#8211; troppo alti per essere restituiti e per non creare squilibri nei mercati. E con le stime espresse nella giornata di ieri, lo scenario disegnato appare ancora peggiore di quanto atteso, &#8220;condannando&#8221; l&#8217;economia mondiale ad un lungo periodo di <strong>recessione</strong>.</p>
<h2>Aumenterà il divario economico internazionale?</h2>
<p>Come in tutte le crisi, sul lungo periodo spiccherà chi sarà riuscito a gestire la meglio la situazione, mentre chi non è stato in grado &#8211; o non ha avuto gli strumenti &#8211; per contrastare le avversità sarà destinato a vedere il proprio piazzamento peggiorare. In questo contesto, dunque, appare evidente come ancora una volta siano i Paesi dalle economie <strong>emergenti</strong> o sottosviluppate a rischiare la peggio, considerando l&#8217;alto grado di indebitamento che già portano sui propri bilanci pubblici e in molti casi contratto &#8220;soltanto&#8221; dal 2007 a questa parte.</p>
<p>Riferendosi sempre alle stime della Banca Mondiale, sono infatti tra i 50 ed i 100 milioni le persone che rischiando di &#8220;cadere&#8221; al di sotto del limite di povertà, considerando l&#8217;enorme perdita dei posti d&#8217;impiego e le tensioni internazionali che provocheranno verosimilmente un <strong>aumento dei prezzi</strong> al consumo. E con le condizioni climatiche e sociali che hanno reso difficile molto spesso anche la produzione interna, ecco che il mix devastante è venuto alla luce.</p>
<h2>Anche l&#8217;Occidente non verrà risparmiato</h2>
<p>È dell&#8217;<strong>8,6%</strong> la cifra di indebitamento medio atteso nei Paesi occidentali per far fronte alla pandemia, contro il 2,6% dei Paesi meno sviluppati. Una cifra da capogiro, se si considera come fino a pochi mesi fa proporre in ambito europeo una manovra espansiva di pochi punti percentuali era visto come un attacco ai pilastri fondanti dell&#8217;Unione europea. Tuttavia, come tutti i finanziamenti, in un modo o nell&#8217;altro anche le economie che faranno ricorso ai sussidi ed alle manovre monetarie per far fronte alla crisi sono destinate a pagarne il conto, che si rifletterà sul nostro stesso <strong>stile di vita</strong> al quale ci siamo negli anni abituati.</p>
<p>Difficile non immaginarsi che da questa recessione si possa uscire senza l&#8217;attuazione, prima o poi, di misure di <strong>austerity</strong> (soprattutto in un&#8217;Europa che mai e poi mai accetterebbe una <strong>svalutazione</strong> della propria moneta). Come al tempo stesso è impossibile non dover fare i conti con una riduzione della domanda dei beni di consumo, considerando la perdita dei posti di lavoro e le difficoltà causate da una recessione globale. Tutto questo, in ultima battuta, porterà forse al più drastico dei cambiamenti economici e sociali che abbiamo vissuto almeno dalla crisi del petrolio a questa parte, modificando le nostre stesse abitudini quotidiane. E soprattutto, ci metterà di fronte al più difficile momento economico con il quale abbiamo avuto un riscontro anche solo grazie ai racconti dei nostri diretti antenati.</p>
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		<title>Chi è Carmen Reinhart</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/economia/chi-e-carmen-reinhart.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2020 14:44:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Banca mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[Fondo monetario internazionale (Fmi)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/World-Bank-global-economy-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="World Bank Carmen Reinhart (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/World-Bank-global-economy-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/World-Bank-global-economy-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/World-Bank-global-economy-La-Presse-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/World-Bank-global-economy-La-Presse-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nata a l'Avana nel 1955 e naturalizzata statunitense, Carmen Reinhart è la prima donna caraibica a diventare capo economista per la Banca mondiale.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/World-Bank-global-economy-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="World Bank Carmen Reinhart (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/World-Bank-global-economy-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/World-Bank-global-economy-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/World-Bank-global-economy-La-Presse-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/World-Bank-global-economy-La-Presse-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Cubana di nascita e naturalizzata statunitense, <strong>Carmen Castellano Reinhart</strong> è la prima persona originaria de l&#8217;Avana ad entrare nei vertici della <strong>Banca mondiale</strong>, insediandosi nel momento di maggiore difficoltà per l&#8217;economia globale dai tempi della Seconda guerra mondiale, nel pieno centro della crisi dovuta alla pandemia di coronavirus.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Anche i Paesi dell&#8217;Africa orientale vogliono la valuta unica</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/anche-i-paesi-dellafrica-orientale-vogliono-la-valuta-unica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Feb 2020 08:18:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Banca mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Soldi Zimbabwe (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non è soltanto il blocco degli Stati che si riconoscono nell&#8217;istituzione dell&#8217;Ecowas: in Africa anche i Paesi della parte orientale del continente sono intenzionati ad adottare la propria valuta unica internazionale, nell&#8217;ottica di favorire gli scambi commerciali e la stabilità della valuta. Ad annunciarlo è Liberat Mfumukeko, segretario generale dell&#8217;Eac (Comunità dell&#8217;Africa orientale), ai margini &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/anche-i-paesi-dellafrica-orientale-vogliono-la-valuta-unica.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Soldi Zimbabwe (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Non è soltanto il blocco degli Stati che si riconoscono nell&#8217;istituzione dell&#8217;Ecowas: in Africa anche i Paesi della parte orientale del continente sono intenzionati ad adottare la propria <strong>valuta unica</strong> internazionale, nell&#8217;ottica di favorire gli scambi commerciali e la stabilità della valuta. Ad annunciarlo è Liberat Mfumukeko, segretario generale dell&#8217;Eac (<strong>Comunità dell&#8217;Africa orientale</strong>), ai margini dell&#8217;ultima discussione relativa al progetto di legge che darebbe il via all&#8217;Istituto monetario dell&#8217;Africa orientale, <a href="https://dailynews.co.tz/news/2020-01-295e311ecbb4db7.aspx">come riportato dalla testata della Tanzania <em>DailyNews</em></a>. Tale istituzione, già precedentemente discussa ed approvata in un vertici tra i leader dei Paesi, garantirebbe la fase di transizione verso la valuta unica e permetterebbe di dare il via alla costruzione dell&#8217;apparato necessario a garantire il corretto funzionamento del nuovo valore monetario. La speranza dei Paesi è quella di riuscire ad ottenere una moneta dal prezzo stabile che al tempo stesso renda più semplici gli <strong>scambi commerciali</strong>, nell&#8217;ottica di migliorare le condizioni economiche dei 6 Paesi interessati (Kenya, Sud Sudan, Tanzania, Burundi, Ruanda e Uganda).</p>
<p>Il progetto, parzialmente finanziato con una tranche da 20 milioni di dollari dalla Banca mondiale, sarebbe già in fase di lavorazione. Secondo quanto riportato dai portavoce dell&#8217;Eac, la piattaforma utile agli investimenti internazionali, quella relativa alle fatture interne alla comunità ed il sistema di comunicazione bancaria veloce sarebbero già pronte per la prima fase di test, nell&#8217;attesa che le ultime procedure burocratiche vengano ultimate. La data prefissata per l&#8217;introduzione della nuova valuta è quella del <strong>1° gennaio 2024</strong>, dando così il tempo ai Paesi di non farsi cogliere impreparati nella svolta epocale che porterà ad un avvicinamento politico ed economico tra gli Stati dell&#8217;Africa orientale.</p>
<p>Esattamente come nel caso dell&#8217;Eco dell&#8217;Africa occidentale, il principale punto di forza della valuta transnazionale deriva dal suo <strong>slegarsi</strong> dai singoli Paesi, soffrendo in modo meno marcato dell&#8217;instabilità derivante dalla poca credibilità dei governi locali. Al tempo stesso, una minore inflazione ed un ridotto rischio di grossi sbalzi di valore impoverirebbe meno la popolazione durante le contrazioni economiche e garantirebbe maggiormente gli investimenti nell&#8217;area anche durante la recessione.</p>
<p>Tuttavia, l&#8217;adozione di una valuta internazionale causerebbe il venir meno della possibilità di battere moneta all&#8217;occorrenza ed in tempi rapidi, strategia utilizzata dalla maggior parte dei Paesi africani. Ad eccezione infatti del blocco aderente al sistema monetario del franco Cfa e delle valute cui cambio viene garantito dal Rand sudafricano (quali Namibia e Lesotho), quasi tutti i Paesi dell&#8217;Africa hanno fatto ricorso almeno una volta alla <strong>svalutazione</strong> per far fronte ai pagamenti del proprio debito. In assenza di questa possibilità, appare chiaro come la Banca centrale dell&#8217;Africa orientale debba escogitare delle strategie idonee a salvaguardare la stabilità delle casse erariali, studiando apposite misure che non mettano però in pericolo il sistema monetario; ed in questo scenario, l&#8217;esperienza della Banca centrale europea e l&#8217;attenta osservazione per i prossimi quattro anni dell&#8217;Ecowas potranno comunque aiutare i banchieri dell&#8217;Eac.</p>
<p>Con l&#8217;adozione della valuta unica, i Paesi si preparano ad un drastico cambiamento. La gestione del mercato interno ed esterno verranno completamente modificate, dando però un nuovo impulso soprattutto ai <strong>commerci</strong> ed alle produzioni, essenziali per l&#8217;industria locale e necessaria per uno sviluppo durevole nel tempo. La sfida però non è che agli inizi e gli Stati dell&#8217;Africa orientale dovranno adesso dimostrare di saper utilizzare appieno i vantaggi del nuovo sistema monetario: senza incappare però in <strong>vecchi errori</strong> che rischierebbero di trasformare la valuta unica in una bomba ad orologeria.</p>
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		<title>I dubbi della Banca mondiale sull&#8217;economia mondiale</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/anche-la-banca-mondiale-dubita-della-crescita-economica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jan 2020 10:12:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Banca mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=252222</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="982" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-1-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-1-768x539.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-1-1024x718.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Il 2020 sarà un anno all&#8217;insegna della fragilità e della timidezza delle produzioni e dei mercati. Questo è quanto emerge dalle stime sulla crescita globale della Banca mondiale, dopo aver analizzato le prospettive dei mercati e dei comparti produttivi. Non bastano quindi le promesse di riduzione dei dazi doganali, il nuovo accordo di scambio tra &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/anche-la-banca-mondiale-dubita-della-crescita-economica.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="982" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-1-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-1-768x539.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5413362-1-1-1024x718.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p><a href="https://www.lemonde.fr/economie/article/2020/01/09/croissance-mondiale-le-pire-devrait-etre-evite_6025241_3234.html">Il 2020 sarà un anno all&#8217;insegna della fragilità e della timidezza delle produzioni e dei mercati</a>. Questo è quanto emerge dalle stime sulla crescita globale della <strong>Banca mondiale</strong>, dopo aver analizzato le prospettive dei mercati e dei comparti produttivi. Non bastano quindi le promesse di riduzione dei dazi doganali, il nuovo accordo di scambio tra i Paesi nordamericani e i progetti di sviluppo idrico e petrolifero dell&#8217;Africa orientale: anche il 2020 non sembra portare ad un rapido e sostanziale miglioramento delle condizioni dell&#8217;economia.</p>
<h3>Pesano le economie occidentali ed in via di sviluppo</h3>
<p>La contrazione delle stime di crescita derivano soprattutto dall&#8217;Occidente del mondo, con gli <strong>Stati Uniti</strong> che si attendono una crescita dell&#8217;1,4% (nel 2019 era stata dell&#8217;1,9%) e con l&#8217;Europa che non sembra ancora essere in grado di invertire la tendenza degli ultimi anni. Inoltre, anche i Paesi in via di sviluppo come l&#8217;India e la Cina non riusciranno a garantire l&#8217;aumento della media, con la crescita attesa dell&#8217;3,2% per New Delhi e inferiore al 6% per Pechino (peggior dato dal 1990).</p>
<p>A soffrire saranno particolarmente i<strong> commerci globali</strong>, il cui rialzo atteso si ferma a mezzo punto percentuale rispetto al 2019 mentre, secondo le aspettative, doveva essere il segnale di impulso alla ripresa economica, soprattutto a causa dei nuovi accordi tra Usa e Cina.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;<strong>Europa</strong>, la crisi del settore manifatturiero continuerà a pesare sull&#8217;export, danneggiando la bilancia commerciale e inficiando di conseguenza anche sul livello delle importazioni. Pesa in questo caso soprattutto la rallentata crescita di Berlino, da sempre locomotiva del mercato europeo, che non appare in grado di mantenere le aspettative di Bruxelles trainando con sé gli altri Paesi del vecchio continente.</p>
<h3>Poche eccezioni: Argentina e Turchia</h3>
<p>Mentre il <strong>Medio Oriente</strong> viene scosso dalle conseguenze dell&#8217;uccisione di Qasem Soleimani e l&#8217;America latina dall&#8217;ondata di manifestazioni che hanno interessato particolarmente il Cile e la Bolivia, i mercati di <strong>Argentina</strong> e <strong>Turchia</strong> dovrebbero riuscire ad imporsi sui competitor. Per quanto riguarda Ankara, la recente stagione di ampliamento delle mire commerciali e politiche di<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html" target="_blank" rel="noopener"> Recep Tayyip Erdogan</a> darà impulso alle produzioni turche. I nuovi mercati raggiunti e le aspettative prolifiche per gli anni a venire miglioreranno la bilancia commerciale turca e proietteranno il Paese verso la crescita economica.<br />
Per quanto riguarda l&#8217;Argentina, l&#8217;instabilità dell&#8217;area sudamericana combinata al piano di riforme messo in atto dal nuovo esecutivo incentiveranno le forniture estere ed il mercato interno, arrivando forse a segnare un&#8217;inversione di tendenza anche per quanto riguarda il <strong>debito pubblico</strong> di Buenos Aires.</p>
<h3>La crisi del Medio Oriente</h3>
<p>La recente escalation di tensioni che ha interessato l&#8217;area mediorientale rischia di danneggiare le produzioni mondiali. Nonostante nelle ultime ore la situazione sembra essersi raffreddata anche grazie alle aperture di Washington, la Banca mondiale ha preferito non azzardare stime, nell&#8217;attesa che si possa delineare uno scenario adatto a previsioni di lungo periodo.</p>
<p>Le reali vittime della crisi in corso tra Usa e Iran danneggeranno però particolarmente i <strong>mercati azionari</strong>, <a href="https://it.insideover.com/economia/ora-moodys-lancia-lallarme-i-mercati-globali-in-pericolo.html">come già dichiarato da Moody&#8217;s nei giorni scorsi</a>, mentre i comparti produttivi dovrebbero riuscire, in qualsiasi scenario, a limitare le perdite. L&#8217;incognita, eventualmente, sarà dettata dai nuovi embarghi che <strong>Donald Trump</strong> vuole imporre nei confronti di Teheran e cui impatti ancora devono essere valutati; soprattutto per quanto riguarda il mercato delle esportazioni europee.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La follia dell&#8217;austerità</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-follia-dellausterita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Franzoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Nov 2019 07:58:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Austerità]]></category>
		<category><![CDATA[Banca mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Fondo monetario internazionale (Fmi)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Austerit%C3%A0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Grecia, proteste del partito Syriza contro le misure di austerità (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Austerit%C3%A0.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Austerit%C3%A0-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Austerit%C3%A0-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Austerit%C3%A0-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le politiche di austerità stanno contraddistinguendo le scelte economiche globali da almeno un decennio a questa parte: tanto da parte dei Paesi avanzati, quando da parte di quelli in via di sviluppo. Spesso, su suggerimento di istituti internazionali operanti nel settore finanziario: fra questi, il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale ed altri protagonisti. Questi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-follia-dellausterita.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-follia-dellausterita.html">La follia dell&#8217;austerità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Austerit%C3%A0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Grecia, proteste del partito Syriza contro le misure di austerità (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Austerit%C3%A0.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Austerit%C3%A0-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Austerit%C3%A0-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Austerit%C3%A0-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Le <strong>politiche di austerità</strong> stanno contraddistinguendo le scelte economiche globali da almeno un decennio a questa parte: tanto da parte dei Paesi avanzati, quando da parte di quelli in via di sviluppo. Spesso, su suggerimento di istituti internazionali operanti nel settore finanziario: fra questi, il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale ed altri protagonisti.</p>
<p>Questi medesimi protagonisti del panorama economico hanno sovente spinto, attraverso prestiti e consulenze, numerosi Stati ad intraprendere dei percorsi da loro medesimi studiati ed architettati. Itinerari che hanno contemplato riduzione del <strong>debito pubblico</strong>, progressivo smantellamento dello <strong>Stato sociale</strong> (col fine del risparmio erariale e dell&#8217;avanzo di bilancio), privatizzazioni del settore statale (puntando sulla competitività aziendale, sulla logica mercantilista dell&#8217;esportazione e così via).</p>
<p>Tuttavia, considerando il lasso di tempo principiato con la <strong>crisi dei mutui <em>sub-prime</em> negli Stati Uniti</strong>, nel 2007-2008, ed il successivo allargamento delle maglie della crisi stessa a tutto il mondo, l&#8217;austerità non ha svolto una funzione benefica, <a href="https://it.insideover.com/politica/i-numeri-del-tracollo-della-grecia-distrutta-dallausterita.html">laddove esercitata</a>. Un&#8217;evidenza politicamente difficile da ammettere, <a href="https://it.insideover.com/politica/joschka-fischer-scarica-lausterita-rischia-di-causare-la-fine-del-progetto-europeo.html">per ovvie ragioni</a>, ma culturalmente dibattuta. Recentemente, <a href="https://www.project-syndicate.org/onpoint/the-insanity-of-austerity-by-isabel-ortiz-and-matthew-cummins-2019-10?barrier=accesspaylog">un <em>long read</em> su <em>&#8220;Project Syndacate&#8221;</em></a> a firma di <strong>Isabel Ortiz</strong> (Columbia University, direttrice dell&#8217;Ilo e dell&#8217;Unicef) e <strong>Matthew Cummins</strong> (economista presso le Nazioni Unite e l&#8217;Unicef) ha nobilitato ulteriormente questa critica, a maggior ragione in quanto partente dai dati e dalle proiezioni del Fondo monetario internazionale. Ossia, da uno di quegli istituti che ha promosso le succitate inefficaci politiche economiche. Tuttavia, occorre in questo senso fare un piccolo passo indietro.</p>
<h2>Il meeting di Fmi e Banca mondiale a Washington DC</h2>
<p>Dal 14 al 20 ottobre 2019 si è tenuta presso la capitale degli Stati Uniti, Washington DC, la <a href="https://meetings.imf.org/en/2019/Annual/Schedule">riunione annuale</a> degli esperti e studiosi del <strong>Fondo monetario internazionale</strong> e della <strong>Banca mondiale</strong>, i quali si erano già incontrati in primavera per una discussione di medesimo stampo. Questi meeting sono volti all&#8217;analisi dell&#8217;andamento economico globale, secondo gli strumenti ed i calcoli forniti da tali istituti: indi per cui, sono anche emblematici delle idee e delle azioni di politica economica che coloro che ne fanno parte considerano le più fruttifere ed applicabili.</p>
<p>Le conferenze, che sono proseguite per circa una settimana, hanno visto le relazioni di diversi nomi importanti: primo fra tutti, <strong>Gita Gopinath</strong>, capo economista del Fmi e portatrice, a nome dell&#8217;istituzione che rappresenta e per cui lavora, di una determinata visione economica. Una prospettiva, un orizzonte di senso che si radica nel paradigma liberista: l&#8217;infatuazione del Fondo per la riduzione del debito e per la competitività privatistica ne sono palesi estrinsecazioni. Non incidentalmente, la medesima Gopinath, nell&#8217;aprile del 2019, <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-04-09/top-imf-economist-says-no-free-lunch-from-modern-monetary-theory">ha aspramente criticato la <strong>Modern Money [Monetary] Theory</strong></a>, contemplante maggiore intervento statale in economia, calmieramento finanziario da parte delle Banche centrali (magari con tassi di interesse negativi sul mercato azionario), <em>deficit-spending</em>, ri-definizione del debito pubblico, esercizio della politica monetaria e di cambio in sinergia con quella fiscale, ed altre misure di tal fatta. Misure non contemplabili dalla <em>chief economist</em>, perché perfettamente opposte a quelle sinora applicate: nonostante l&#8217;interesse &#8211; pur strumentale &#8211; dimostrato da <a href="http://www.elzeviro.eu/affari-di-palazzo/draghi-e-lagarde-parlano-di-mmt-ma-la-loro-non-e-una-conversione.html"><strong>Draghi</strong> e <strong>Lagarde</strong></a>.</p>
<p>Il <a href="https://www.imf.org/en/Publications/WEO"><em>World Economic Outlook</em></a> stilato dal Fmi in ottobre nasce da queste premesse teoretiche e fattuali, e parla con chiarezza finanche troppo lapalissiana: &#8220;Dopo aver rallentato bruscamente negli ultimi tre trimestri del 2018, il ritmo dell&#8217;attività economica globale rimane <strong>debole</strong>. Lo slancio dell&#8217;attività manifatturiera, in particolare, si è notevolmente ridotto, a livelli mai visti sin dall&#8217;inizio della crisi finanziaria globale. L&#8217;aumento delle <strong>tensioni geopolitiche e commerciali</strong> ha incrementato l&#8217;incertezza sul futuro del sistema commerciale globale e sulla cooperazione più in generale, influenzando tanto la fiducia delle imprese quanto le decisioni di investimento ed il commercio globale. Un notevole spostamento verso una maggiore accomodazione della politica monetaria &#8211; attraverso sia l&#8217;azione sia la comunicazione &#8211; ha attenuato l&#8217;impatto di queste tensioni su sentimenti ed attività dei mercati finanziari, mentre un settore generalmente resiliente ha supportato la crescita dell&#8217;occupazione. Detto questo, le prospettive rimangono precarie&#8221;.</p>
<p>Le prospettive, quindi, <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/l-fmi-promuove-bce-e-fed-hanno-difeso-l-economia-guerra-dazi-ACiBKyr?refresh_ce=1">sono poco rosee</a>, la previsione della crescita mondiale è stata tagliata, in quanto si sta assistendo &#8211; secondo le parole della nuova presidente del Fmi, la bulgara <strong>Kristalina Georgieva</strong> &#8211; ad un <a href="https://www.askanews.it/economia-estera/2019/10/17/fmi-georgieva-economia-mondiale-sta-frenando-ecco-5-priorit%c3%a0-pn_20191017_00252/">&#8220;rallentamento sincronizzato&#8221;</a> della maggior parte dei Paesi, sviluppati e non. Tuttavia, le ricette che hanno contribuito a questa situazione critica &#8211; quelle dell&#8217;austerità spinta &#8211; sono esattamente le stesse che vengono proposte, da queste istituzioni, per curare il male dalle prime provocato ed ingigantito. Un conflitto evidente, le cui ipocrisie ed aporie sono state brillantemente evidenziate &#8211; tra gli altri &#8211; da <a href="https://www.nepal24hours.com/the-insanity-of-austerity/">Ortiz e Cummins</a>.</p>
<h2>&#8220;La follia dell&#8217;austerità&#8221;</h2>
<p>Le politiche di austerità, come sopra accennato, si costituiscono di una serie di operazioni, le cui parole d&#8217;ordine sono <strong>competitività</strong> sui mercati internazionali, <em>spending-review</em> e riduzione del <strong>debito pubblico</strong>. Operazioni, invero, che trovano la loro scaturigine primigenia nel periodo del pensiero economico neoclassico (fra XVIII e XIX secolo), e che ignorano, tra le altre cose, la <a href="https://oltrelalinea.news/2018/11/12/la-parabola-dellisola-come-funziona-la-moneta-moderna/">natura della moneta moderna</a> e le peculiarità dei saldi settoriali.</p>
<p>A risentirne &#8211; sottolineano gli autori nel loro <em>long read</em> &#8211; sono soprattutto le popolazioni dei vari Paesi, nei quali i <strong>tagli alla spesa</strong> <strong>pubblica</strong> hanno implicato inevitabilmente una maggiore noncuranza dei servizi pubblici (trasporti, sanità, istruzione, ecc&#8230;) e spesso la privatizzazione di questi ultimi, i quali sono entrati nella logica del guadagno e del profitto. L&#8217;avvertimento lanciato da Ortiz e Cummins non lascia spazio ad interpretazioni:</p>
<blockquote><p>Per molti cittadini e per le relative famiglie, gli standard di vita sono notevolmente peggiorati negli ultimi dieci anni, e continueranno a farlo fintantoché non cambieranno le politiche economiche [dei rispettivi governi]</p></blockquote>
<p>La riduzione progressiva dei deficit, quando non anche la persecuzione di <strong>avanzi primari</strong> nei bilanci statali (di cui <a href="http://vocidallestero.it/2019/04/15/italia-come-rovinare-un-paese-in-trentanni/">l&#8217;Italia, peraltro, è indiscussa protagonista</a>, su <a href="https://it.insideover.com/politica/austerity-italia-piano-ue.html">spinta dell&#8217;Unione europea</a>), ha danneggiato il tessuto economico dei Paesi in questione &#8211; che essi fossero ad alto reddito od in via di sviluppo -, normalizzando l&#8217;austerità. In particolar modo, attraverso aggiustamenti strutturali che, nell&#8217;opinione degli autori e sulla base dei dati del Fmi, proseguiranno imperterriti <strong>sino addirittura al 2024</strong>: la spesa pubblica, stando anche alle intenzioni dei vari governi, dovrebbe essere tagliata in ben 130 nazioni nel mondo (molte delle quali si trovano in Africa).</p>
<p>Gli studiosi rilevano, inoltre, che ben il <strong>75% della popolazione mondiale</strong> sarà, più o meno apertamente, colpita dalle succitate politiche. La mancanza di investimenti pubblici, e l&#8217;incapacità del settore privato di creare condizioni ottimali di lavoro per il maggior numero di persone possibile (con, anzi, una tendenza opposta di <strong>deprezzamento</strong> del medesimo), hanno generato un deterioramento delle condizioni esistenziali delle persone, private quindi di diritti sociali e depauperate delle garanzie che questi portano con sé. Le recentissime <a href="https://it.insideover.com/politica/lamerica-latina-in-rivolta-contro-lausterita.html">rivolte in Cile ed Ecuador</a>, e la <a href="https://it.insideover.com/politica/i-peronisti-di-fernandez-hanno-sconfitto-macri.html">vittoria peronista</a> in Argentina (dopo il <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-lausterita-le-riforme-neoliberiste-macri-affondato-largentina.html">governo liberista di Macrì</a>), sono insurrezioni colte a combattere esattamente tali paradigmi.</p>
<p>I governi, spesso politicamente legati tanto alle istituzioni finanziarie di cui sopra, quanto alle politiche da esse promosse, hanno optato per la prosecuzione dell&#8217;austerità: ossia, di <strong>politiche pro-cicliche e regressive</strong>, i cui nocumenti si sono indirizzati alle fasce più deboli delle popolazioni. La forbice sociale delle varie classi esistenti ha quindi aumentato il proprio scarto, di fatto generando o corroborando diseguaglianze e disparità.</p>
<h2>I risultati del deterioramento operato dall&#8217;austerità</h2>
<p>Nella percezione dei benefici rimasti, come nel loro progressivo ed inarrestabile peggioramento, si collocano le più manifeste ripercussioni delle già citate politiche economiche (e relative scaturigini). Ortiz e Cummins evidenziano gli <strong>effetti</strong> delle politiche di austerità più o meno ampiamente esercitate nel mondo, scandagliando direttamente i sistemi socio-politici dei vari Stati esaminati:</p>
<ul>
<li>86 Paesi (49 in via di sviluppo, 36 ad alto reddito) hanno considerato la modifica dei loro <strong>regimi pensionistici</strong> e dei loro sistemi di <strong>previdenza sociale</strong> in senso regressivo: condizioni d&#8217;accesso più difficili, alte contribuzioni per i lavoratori, basse esenzioni fiscali, pensionamento più tardo nell&#8217;età.</li>
<li>80 Paesi (61 in via di sviluppo, 19 ad alto reddito) hanno sia preso in esame sia direttamente applicato una riduzione degli <strong>stipendi</strong> dei dipendenti pubblici, ivi compresi medici, infermieri, insegnanti e così via. Una compromissione grave della qualità dei servizi erogati alla gente.</li>
<li>79 Paesi (44 in via di sviluppo, 35 ad alto reddito) sono andati al di là delle questioni fiscali, concentrandosi sullo smantellamento delle <strong>garanzie lavorative</strong> acquisite nei decenni precedenti. Adeguamenti del salario minimo, allentamento delle norme sui licenziamenti, contrattazione collettiva sono soltanto alcune delle misure intraprese: ed è curioso come siano stati soprattutto i Paesi occidentali (una buona parte di quelli che gli autori chiamano &#8220;ad alto reddito&#8221;) ad ottemperare a queste richieste di &#8220;<strong>flessibilità</strong>&#8220;. La deflazione salariale, la disoccupazione involontaria, l&#8217;assenza dei sindacati come mallevadori dei lavoratori hanno precarizzato le vite delle persone: la denatalità, il minor potere d&#8217;acquisto e l&#8217;aumento della povertà (i dati dell&#8217;Italia a livello infantile, ad esempio, <a href="http://www.vita.it/it/article/2019/10/21/in-10-anni-triplicati-i-bambini-poveri-in-italia/153033/">sono allarmanti</a>) ne sono le conseguenze.</li>
<li>78 Paesi (61 in via di sviluppo, 17 ad alto reddito) hanno iniziato da tempo, e seguitato senza sosta, a limitare qualunque forma di <strong>sussidio pubblico</strong>, inasprendo i prezzi dei beni alimentari, del carburante per le automobili, dell&#8217;elettricità da distribuire alle abitazioni, e così via. Il tutto ha esercitato ed eserciterà una pressione al ribasso dell&#8217;economia, a danno sempre delle fasce più povere, non ragionando in ottica sistemica a lungo termine, ma con prospettiva limitata ed a breve termine (tipica del mondo finanziario, piuttosto che di quello politico).</li>
<li>77 Paesi (60 in via di sviluppo, 17 ad alto reddito) sono alla ricerca di una riduzione delle prestazioni sociali (pensioni, assegni familiari, maternità, invalidità), sempre nell&#8217;ottica della riduzione del debito pubblico e dei tagli alla spesa (ma con speculare riduzione del PIL, il che non contribuisce al suo rapporto col debito pubblico stesso, anzi lo deteriora).</li>
<li>73 Paesi (54 in via di sviluppo, 19 ad alto reddito) stanno aumentando le <strong>tasse</strong> ed eliminando le esenzioni, secondo la logica di trovare fondi: una logica perversa e fallace invero, in quanto in tal modo per finanziare un settore si è costretti ad impoverirne un altro, sottraendovi risorse.</li>
<li>59 Paesi (39 in via di sviluppo, 20 ad alto reddito) hanno esercitato austerità attraverso operazioni di <strong>privatizzazione</strong>: il che implica minimali guadagni immediati (rispetto a quanto venduto, usualmente un servizio di pubblica utilità) ed enormi perdite future. Inoltre, la logica di <strong>aziendalizzazione</strong> di questi servizi contempla prezzi più alti ed investimenti più ridotti (per profitto), possibili licenziamenti e monopolizzazione del settore. Una perdita per tutti, meno che per gli acquirenti: non è incidentale che, ad esempio, il Regno Unito stia progressivamente <a href="https://europa.today.it/lavoro/privatizzazioni-uk-nazionalizza-ferrovie.html">ri-nazionalizzando la propria rete ferroviaria</a>.</li>
<li>33 Paesi (14 in via di sviluppo, 19 ad alto reddito) stanno valutando l&#8217;esplorazione di <strong>riforme sanitarie regressive</strong>, più parsimoniose: in un settore nel quale, però, non si dovrebbe né badare a spese, né ragionare secondo la logica del profitto.</li>
</ul>
<h2>Un orizzonte di senso di tipo politico</h2>
<p>La disamina effettuata da Ortiz e Cummins è precisa, meticolosa, ed addebita una conclusione impietosa ai risultati delle politiche liberiste ed austere perseguite da moltissime nazioni dopo la crisi finanziaria del 2008. &#8220;La logica dell&#8217;austerità ha spinto i governi a ridimensionare le politiche sociali per realizzare risparmi a breve termine. Tuttavia, se la classe politica vuole davvero puntare a raggiungere una crescita ed uno sviluppo sostenibili, essa dovrebbe <strong>aumentare</strong> i propri programmi di spesa, e fare investimenti nelle persone dei loro Paesi&#8221;.</p>
<p>Inoltre, tali politiche <strong>non sarebbero neppure state necessarie</strong>, secondo i due studiosi: il che raddoppierebbe, fondamentalmente, i danni causati da queste ultime. All&#8217;origine delle scelte politiche dei governi di perseguire ciò che può essere enucleato come il danneggiamento silente e progressivo delle popolazioni con armi economiche, si colloca il sistema di pensiero che organismi come FMI e Banca Mondiale portano innanzi con tenacia e fermezza. La &#8220;<strong>tecnocratizzazione</strong>&#8221; del potere politico ha reso quest&#8217;ultimo sempre più labile, sterilizzando le decisioni popolari ed inserendo una sorta di pilota automatico alle scelte socio-economiche: tagli, scarsi investimenti, alta tassazione, risanamento del bilancio statale.</p>
<p>Nonostante i risultati poco confortanti, per utilizzare un eufemismo, le politiche di <strong>austerità</strong> paiono non essere ancora state messe in seria discussione: almeno, da parte di coloro che avrebbero il potere di non esercitarle. Il che ha condotto gli autori a riflettere sui vincitori di un <strong>modello perdente</strong>: normalizzare l&#8217;austerità, il competitivismo, il liberismo senza limiti ed il mercantilismo significa, per uno Stato, mettere in moto un circolo vizioso nel quale esso in persona perde di valore e di capacità d&#8217;azione, che invece pochissimi privati acquistano a suo discapito.</p>
<p>Tuttavia, l&#8217;austerità &#8220;<strong>auto-lesionista</strong>&#8221; non è l&#8217;unica soluzione: anzi, è proprio la meno auspicabile. Ortiz e Cummins riportano degli esempi virtuosi, o quanto meno differenti nella metodologia operativa, e che hanno avuto un successo sociale non indifferente:</p>
<ul>
<li>&#8220;Costa Rica e Thailandia hanno riallocato le spese militari per finanziare l&#8217;assistenza sanitaria universale&#8221;;</li>
<li>&#8220;La Bolivia, la Mongolia e lo Zambia stanno finanziando pensioni per anziani universali, assegni familiari ed altro dalle imposte sull&#8217;estrazione di minerali e di gas naturale&#8221;, tassando non i consumi ma il reddito ed i profitti delle società e delle imprese;</li>
<li>&#8220;Più di sessanta Paesi hanno rinegoziato con successo il debito sovrano e più di venti Paesi &#8211; fra cui Ecuador, Islanda ed Iraq &#8211; hanno <strong>ripudiato</strong> il debito (spesso appartenente al settore privato, ma nazionalizzato), utilizzando i risparmi per finanziare lo sviluppo sociale&#8221;.</li>
</ul>
<p>Ripensare il modello socio-economico che sta alla base dell&#8217;austerità è, nell&#8217;opinione degli autori, il miglior modo per combattere ineguaglianze, ingiustizie e debolezze che quest&#8217;ultima ha creato: il più difficile, il più di lungo termine, ma nondimeno il più necessario e, fattibilmente, il più efficace. Una <strong>crescita inclusiva, universale e sostenibile</strong> è naturalmente ambiziosa, ma proprio per tale motivo quanto mai auspicabile.</p>
<p>La chiusa di Ortiz e Cummins è granitica. Gli strumenti &#8211; economici e finanziari, ma soprattutto politici e (perché no?) anche giuridici &#8211; esistono, e con essi le conoscenze per adoperarli con contezza e coscienza: occorre per ciò stesso &#8211; sostengono gli autori &#8211; la consapevolezza di poterli utilizzare per il <strong>bene collettivo</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-follia-dellausterita.html">La follia dell&#8217;austerità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il  gigante indiano ora vacilla</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/banca-mondiale-lancia-allarme-economia-ndia-rallentamento-piu-grave-del-previsto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Oct 2019 09:45:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Banca mondiale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=234930</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1003" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/India-economia-La-Presse-e1571132725354.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="India economia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/India-economia-La-Presse-e1571132725354.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/India-economia-La-Presse-e1571132725354-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/India-economia-La-Presse-e1571132725354-768x401.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/India-economia-La-Presse-e1571132725354-1024x535.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Banca mondiale ha confermato le analisi fatte nei mesi scorsi da analisti ed esperti: il rallentamento economico dell&#8217;India esiste, ed è addirittura &#8220;grave&#8221;. Anzi, molto più grave del previsto, tanto da spingere l&#8217;organizzazione internazionale a ridurre le previsioni di crescita indiane per l&#8217;anno fiscale corrente al 6% rispetto al precedente 7,5%. Eppure lo scorso &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/banca-mondiale-lancia-allarme-economia-ndia-rallentamento-piu-grave-del-previsto.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1003" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/India-economia-La-Presse-e1571132725354.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="India economia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/India-economia-La-Presse-e1571132725354.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/India-economia-La-Presse-e1571132725354-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/India-economia-La-Presse-e1571132725354-768x401.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/India-economia-La-Presse-e1571132725354-1024x535.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La <strong>Banca mondiale</strong> ha confermato le analisi fatte nei mesi scorsi da analisti ed esperti: il rallentamento economico dell&#8217;<strong>India</strong> esiste, ed è addirittura &#8220;grave&#8221;. Anzi, molto più grave del previsto, tanto da spingere l&#8217;organizzazione internazionale a ridurre le previsioni di crescita indiane per l&#8217;anno fiscale corrente al 6% rispetto al precedente 7,5%. Eppure lo scorso aprile, cioè soltanto cinque mesi fa, la stessa Banca Mondiale aveva dipinto uno scenario del tutto diverso, parlando di forti prospettive economiche dello Stato indiano.</p>
<p>Che cosa è successo? Partiamo dai fatti: secondo quanto riportato da <a href="https://www.asiatimes.com/2019/10/article/world-banks-says-indias-slowdown-severe/"><em>Asia Times</em></a>, nell&#8217;ultimo rapporto economico sull&#8217;Asia meridionale, la Banca mondiale ha sottolineato come l&#8217;India stia crescendo al ritmo più lento degli ultimi sei anni, con un&#8217;espansione del Pil del trimestre aprile-giugno di appena il +5%. Tutta colpa del rallentamento nella spesa pubblica e della flessione della domanda dei consumatori. Le conseguenze più evidenti di un simile scenario sono visibili nella riduzione della produzione industriale indiana (anche qui minor ritmo di crescita degli ultimi sei anni), crollo della crescita manifatturiera (che si attesta al di sotto dell&#8217;1% nel periodo giugno-agosto, a fronte del +10% del 2018) e a picco pure i consumi privati (-3,1% rispetto al 7,3% dell&#8217;anno precedente). Insomma, un&#8217;ecatombe che ha spinto la Banca mondiale a parlare di grave rallentamento ciclico.</p>
<h2>Perché l’economia indiana frena</h2>
<p>Due sono le cause principali della frenata economica dell&#8217;India. Prima di tutto la domanda locale è scesa a dismisura. <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=3&amp;ved=2ahUKEwjYrvL27p3lAhXCyqQKHSXNDrsQFjACegQIABAB&amp;url=http%3A%2F%2F247.libero.it%2Fbfocus%2F625887%2Fx190625070047838089%2Frinascita-e-orgoglio-nazionale-cos-modi-ha-incantato-l-india%2F&amp;usg=AOvVaw3873AU4V0ca6d6pYGf0F2e">Le misure adottate</a> nei mesi precedenti dal governo di <strong>Narendra Modi</strong>, tra cui la bizzarra e improvvisa demonetizzazione, con cui nel 2016 le autorità ritirarono tutte le banconote da 500 e 1000 rupie in circolazione, ovvero quasi il 90% del contante nelle tasche della popolazione, hanno contribuito a frenare i consumi proprio nel momento in cui l&#8217;India avrebbe avuto bisogno della spinta della sua classe media. A seguire, il pessimo settore finanziario indiano contribuisce ulteriormente a ostacolare la crescita. Attenzione: l&#8217;India continua a crescere, ma lo fa frenando sempre di più. E questo è un paradosso perché mentre il Pil sale, la struttura economica del Paese scricchiola pericolosamente. Il rapporto della Banca Mondiale esprime preoccupazione soprattutto nel lungo periodo, perché il rallentamento potrebbe creare a Nuova Delhi non pochi problemi nel risanare il suo disastrato bilancio di governo.</p>
<h2>Un futuro tutto da scrivere</h2>
<p>La Banca centrale indiana ha tagliato per cinque volte i tassi di interesse al fine di rilanciare un&#8217;economia che proprio non intende dare segnali di vita. Eppure, nonostante questo, la Banca mondiale continua a vedere nell&#8217;India un &#8220;potenziale di crescita&#8221; che, secondo le previsioni, potrebbe emergere nel 2020-21 e nel 2021-2022 con un aumento del Pil rispettivamente del 6,9% e del 7,2%. Sarà anche vero, ma intanto l&#8217;agenzia Moody <a href="https://www.asiatimes.com/2019/10/article/moodys-cuts-indias-growth-outlook/">ha ridotto le sue previsioni di crescita</a> in modo ancor più pessimistico di non quanto fatto dalla Banca mondiale. A differenza della Cina, l&#8217;India non è stata in grado di individuare i settori che le avrebbero consentito di fare un enorme balzo in avanti. Mentre Pechino ha messo nel mirino il settore finanziario e immobiliare, tra riforme e controriforme, Nuova Delhi è rimasta ferma al palo, tra demonetizzazione e altre politiche economiche incomprensibili.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/banca-mondiale-lancia-allarme-economia-ndia-rallentamento-piu-grave-del-previsto.html">Il  gigante indiano ora vacilla</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Alla Banca mondiale l&#8217;uomo perfetto contro la Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/alla-banca-mondiale-luomo-perfetto-contro-la-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Feb 2019 09:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Banca mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra dei dazi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9231391.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9231391.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9231391-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9231391-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9231391-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il nuovo vertice della Banca mondiale rappresenta un ulteriore tassello della politica estera targata Donald Trump. Sarà David Malpass il nuovo presidente della Banca mondiale, istituzione specializzata negli investimenti in progetti di sviluppo in tutto il mondo. La nuova governance della Banca mondiale Nata a Bretton Woods nel 1944 tale istituzione rappresenta uno dei pilastri &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/alla-banca-mondiale-luomo-perfetto-contro-la-cina.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9231391.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9231391.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9231391-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9231391-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9231391-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il nuovo vertice della <strong>Banca mondiale</strong> rappresenta un ulteriore tassello della politica estera targata Donald Trump. Sarà <strong>David Malpass</strong> il nuovo presidente della Banca mondiale, istituzione specializzata negli investimenti in progetti di sviluppo in tutto il mondo.</p>
<p>La nuova governance della Banca mondiale</p>
<p>Nata a Bretton Woods nel 1944 tale istituzione rappresenta uno dei pilastri di quell&#8217;ordine mondiale tracciato dagli Stati Uniti nel periodo del Secondo dopo guerra per diffondere la propria leadership attraverso il multilateralismo e contrastare così la superpotenza sovietica. A 75 anni di distanza dalla sua fondazione risulta scontato notare come le motivazioni che avevano portato alla sua creazione siano cambiate radicalmente. Non c’è più una superpotenza antagonista, si sta formando un <strong>ordine multipolare</strong> e il nuovo corso della presidenza americana non ha più la volontà di reggere le redini del mondo occidentale.</p>

<p>Così anche il recente avvicendamento al vertice della Banca mondiale rappresenta questo cambio di passo storico. Innanzitutto perché il presidente uscente, <strong>Jim Yong Kim</strong> è stato allontanato ben prima della naturale scadenza del suo mandato, che sulla carta si sarebbe dovuto esaurire il 30 gennaio del 2022. Con tre anni di anticipo Donald Trump ha deciso di dare un’accelerata ai cambiamenti in atto e soprattutto di dare un taglio netto con il passato. Kim era stato infatti scelto da <strong>Barack Obama</strong> e l’indirizzo conferito alla strategia della Banca mondiale era in perfetta linea con la dottrina dell’ex presidente degli Stati Uniti.</p>
<p>Ruolo di primo piano alle istituzioni multilaterali con grandi investimenti in progetti volti a ridurre l’impatto del cambiamento climatico, nonché incentrati sul fenomeno migratorio. Iniziative che non sono mai state in cima all’agenda di <strong>Donald Trump</strong>.</p>
<p>Malpass, un fedelissimo dei repubblicani</p>
<p>E così il tycoon ha scelto il suo uomo, David Malpass. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.bbc.com/news/business-47137298" target="_blank">Come riportato dalla <em>Bbc</em></a>, si tratta di una persona di estrema fiducia del presidente Usa. È stato infatti consigliere economico di Trump durante la stessa campagna elettorale che ha portato il tycoon ad occupare lo studio ovale. Andando a ritroso ritroviamo Malpass sempre in ruoli chiave durante le presidenze repubblicane. Già membro di alto livello all’interno del Ministero del tesoro durante la presidenza Reagan, ha continuato la sua carriera con George Bush, per poi passare nel settore privato, più precisamente alla banca <strong>Bear Stearns</strong>.</p>
<p>Lasciò l’incarico giusto qualche mese prima del grande collasso bancario del 2008, che colpì anche la Bear Stearns. Una posizione che unita ad alcune dichiarazioni ambigue sull’assenza di pericoli imminenti per il sistema finanziario, gli attirarono numerose critiche dagli ambienti del partito democratico. Infine il ruolo a fianco del Presidente Trump.</p>
<p>L&#8217;obiettivo di Malpass è colpire la Cina</p>
<p>Esiste però un motivo più puntuale dietro a questa precisa scelta americana. Malpass è infatti la persona ideale per rivedere la posizione della Cina all’interno della Banca mondiale.<a href="https://www.startmag.it/mondo/malpass-banca-mondiale-trump-cina/" target="_blank"> Come riportato da <em>Startmag</em></a>, Trump potrebbe essere stato colpito dalle dichiarazioni che lo stesso Malpass fece durante il <strong>Council for Foreign Relations</strong> del 2017: &#8220;Il più grande debitore della Banca mondiale è la Cina. Bene, la Cina ha abbondanza di risorse, e non ha senso prestarle soldi degli Usa, usando la garanzia del governo Usa per un paese che ha altre risorse e accesso a capitali di mercato&#8221;. Ecco svelato il piano americano: chiudere i rubinetti della Banca mondiale alla Cina. C’è però un rischio in questa decisione così unilaterale.</p>
<p>Come riporta la<em> Bbc</em>, infatti gli Stati Uniti, in cambio della libertà di scelta sulla nuova presidenza, avrebbero promesso un aumento di capitale per la Banca di 13 miliardi di euro. Tuttavia, considerato che la Cina detiene il 4.5% della capacità di voto all’interno dell’istituzione, potrebbe, con l’aiuto di alleati, bloccarne i lavori. Malpass potrebbe diventare in questo caso l’ultimo presidente di un’istituzione destinata a soccombere, ma forse è proprio questo l’obiettivo finale di The Donald.</p>
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		<title>Dopo le dimissioni di Jim Yong Kim  Trump vuole la Banca Mondiale?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-dimissioni-jim-yong-kim-trump-vuole-la-banca-mondiale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jan 2019 21:41:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Banca mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8763416-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8763416-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8763416-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8763416-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8763416-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>A partire dall&#8217;1 febbraio Jim Yong Kim lascerà l&#8217;incarico di presidente della Banca Mondiale, dopo l&#8217;annuncio delle sue dimissioni comunicate a sorpresa nei giorni scorsi. Il 69enne Kim, medico e antropologo statunitense di origini coreane, era stato eletto nel luglio 2012 Presidente della Banca Mondiale, su indicazione dell&#8217;Amministrazione Obama. Il mandato era stato quindi rinnovato nel 2016. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-dimissioni-jim-yong-kim-trump-vuole-la-banca-mondiale.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8763416-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8763416-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8763416-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8763416-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8763416-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>A partire dall&#8217;1 febbraio Jim Yong Kim lascerà l&#8217;incarico di presidente della Banca Mondiale, dopo l&#8217;annuncio delle sue dimissioni comunicate a sorpresa nei giorni scorsi. Il 69enne Kim, medico e antropologo statunitense di origini coreane, era stato eletto nel luglio 2012 Presidente della Banca Mondiale, su indicazione dell&#8217;Amministrazione Obama. Il mandato era stato quindi rinnovato nel 2016. Kim potrebbe &#8211; secondo il Wall Street Journal &#8211; assumere un incarico in una società attiva nel settore degli investimenti per le infrastrutture. La posizione di presidente sarà occupata ad interim dall&#8217;Ad,  Kristalina Georgieva.</p>
<p>Nel frattempo, l&#8217;istituto con sede a Washington D.C. si troverà a vivere la fase più delicata degli ultimi decenni. La Banca Mondiale, che è composta dalla Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo e dall&#8217;Associazione Internazionale per lo Sviluppo e riunisce oltre 170 nazioni, negli ultimi tempi ha portato la sua attenzione principalmente sui finanziamenti <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://pubs.aeaweb.org/doi/10.1257/jep.30.1.53" target="_blank">nella lotta alla povertà globale</a> e nel supporto a progetti infrastrutturali per Paesi in rapida ascesa come India e <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://projects.worldbank.org/search?lang=en&amp;searchTerm=&amp;countrycode_exact=CN" target="_blank">Cina</a>, in cui investe complessivamente oltre un miliardo di dollari. Storicamente pilastro importante del &#8220;Washington Consensus&#8221;, l&#8217;architrave dell&#8217;ordine liberale della finanza e dell&#8217;economia internazionale strettamente legata agli apparati statunitensi, la Banca Mondiale è una delle istituzioni contro cui si è sempre concentrata con la maggior foga l&#8217;attenzione di Donald Trump a partire dal suo insediamento.</p>

<p>La Banca Mondiale si configurerebbe come istituzione eccessivamente multilaterale, secondo Trump, essendo a detta dell&#8217;amministrazione eccessivamente focalizzata sul sostegno alle attività di nazioni che con gli Stati Uniti hanno un rapporto conflittuale, prima fra tutte la Repubblica Popolare. Gli Stati Uniti sono per distacco i più importanti contributori del bilancio da 64 miliardo di dollari che la Banca Mondiale ha a disposizione, e per prassi la Casa Bianca detiene il potere di nomina del Presidente, figura che controbilancia la direzione tradizionalmente europea del Fondo Monetario Internazionale.</p>
<p>Kim, accademico di fama molto gradito all&#8217;amministrazione Obama, è visto da Trump e dai suoi come eccessivamente legato al precedente governo e, anzi, ostile alle nuove politiche commerciali di Washington e alla svolta restrittiva sulla lotta ai cambiamenti climatici. Trovandosi di fronte alla scelta del nuovo Presidente della Banca Mondiale, Trump, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-01-08/world-bank-president-search-to-test-trump-s-america-first-mantra" target="_blank">secondo quanto scrive </a><em><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-01-08/world-bank-president-search-to-test-trump-s-america-first-mantra" target="_blank">Bloomberg,</a> </em>potrà per la prima volta applicare concretamente il principio <em>America First </em>alle relazioni con le tanto bistrattate organizzazioni internazionali. In seno all&#8217;amministrazione Trump vi è anche chi, come John Bolton, in passato è arrivato a proporre la privatizzazione della Banca Mondiale e l&#8217;integrazione delle sue attività nel solco dell&#8217;apparato federale Usa.</p>

<p>La nomina della Casa Bianca deve essere poi confermata con la votazione dei Paesi membri dell&#8217;istituzione: e gli Usa non hanno la maggioranza assoluta per portare avanti una figura capace di stravolgere la condotta in favore totale del loro interesse nazionale. Trump ha la possibilità di scegliere un Presidente capace di lanciare la sfida alle nuove istituzioni multilaterali che da diverso tempo sfidano oramai il Washington Consensus, come l&#8217;Aiib cinese o la banca dei Brics, ma non può agire incontrastato. Il momento strategico è di grande importanza, anche perché gli Stati Uniti dovranno rintuzzare le richieste di numerosi Paesi emergenti di avere voce in capitolo nella governance finanziaria internazionale.</p>
<p>Certamente, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.interris.it/esteri/world-bank--ivanka-trump-possibile-candidata" target="_blank">le prime indiscrezioni </a>lasciano presagire che il successore possa essere un trumpiano doc, come nel caso dell&#8217;ex Ambasciatrice all&#8217;Onu Nikki Halley, o addirittura un Trump, se si rivelassero vere le voci della presenza della figlia del Presidente Ivanka tra i possibili sostituti di Kim. In ogni caso, Trump pare determinato a rendere la nomina un vero e proprio <em>insider job</em>. E questo crea problemi in sede di ratifica definitiva.</p>

<p>Già un Presidente designato da un&#8217;amministrazione sensibile al multilateralismo come Kim dovette superare nella votazione alla Banca Mondiale lo scoglio delle candidature ribelli dell&#8217;ex Ministro delle Finanze nigeriano, Ngozi Okonjo-Iweala. Ora, nell&#8217;era Trump potrebbe farsi più forte la richiesta di un nome non statunitense, quale potrebbe essere la leader <em>ad interim </em>Georgieva, ex membro della Commissione europea. Per sterilizzare le possibili opposizioni, di recente la Casa Bianca ha varato un inaspettato aumento del contributo statunitense alla Banca Mondiale. Probabile prezzo da pagare per avere la &#8220;testa&#8221; di Kim? O mossa tattica per mantenere la <em>golden share?</em> Ancora presto per dirlo.</p>
<p>In ogni caso, oltre alla pista europea le insidie concrete alla nomina trumpiana non sembrano  essere molte. Mark Sobel, Presidente del think tank Omfif, ha dichiarato al <em><a href="https://www.ft.com/content/73258f52-12d3-11e9-a581-4ff78404524e" target="_blank">Financial Times</a> </em>che se i Paesi emergenti vogliono inserirsi nella partita per la successione dovranno individuare una figura di statura internazionale capace di fungere da candidatura comune. Di nomi all&#8217;altezza, non sembrano essercene, almeno per ora. E così la successione a Kim parte nella più completa incertezza.</p>
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