Il nuovo vertice della Banca mondiale rappresenta un ulteriore tassello della politica estera targata Donald Trump. Sarà David Malpass il nuovo presidente della Banca mondiale, istituzione specializzata negli investimenti in progetti di sviluppo in tutto il mondo.
La nuova governance della Banca mondiale
Nata a Bretton Woods nel 1944 tale istituzione rappresenta uno dei pilastri di quell’ordine mondiale tracciato dagli Stati Uniti nel periodo del Secondo dopo guerra per diffondere la propria leadership attraverso il multilateralismo e contrastare così la superpotenza sovietica. A 75 anni di distanza dalla sua fondazione risulta scontato notare come le motivazioni che avevano portato alla sua creazione siano cambiate radicalmente. Non c’è più una superpotenza antagonista, si sta formando un ordine multipolare e il nuovo corso della presidenza americana non ha più la volontà di reggere le redini del mondo occidentale.
Così anche il recente avvicendamento al vertice della Banca mondiale rappresenta questo cambio di passo storico. Innanzitutto perché il presidente uscente, Jim Yong Kim è stato allontanato ben prima della naturale scadenza del suo mandato, che sulla carta si sarebbe dovuto esaurire il 30 gennaio del 2022. Con tre anni di anticipo Donald Trump ha deciso di dare un’accelerata ai cambiamenti in atto e soprattutto di dare un taglio netto con il passato. Kim era stato infatti scelto da Barack Obama e l’indirizzo conferito alla strategia della Banca mondiale era in perfetta linea con la dottrina dell’ex presidente degli Stati Uniti.
Ruolo di primo piano alle istituzioni multilaterali con grandi investimenti in progetti volti a ridurre l’impatto del cambiamento climatico, nonché incentrati sul fenomeno migratorio. Iniziative che non sono mai state in cima all’agenda di Donald Trump.
Malpass, un fedelissimo dei repubblicani
E così il tycoon ha scelto il suo uomo, David Malpass. Come riportato dalla Bbc, si tratta di una persona di estrema fiducia del presidente Usa. È stato infatti consigliere economico di Trump durante la stessa campagna elettorale che ha portato il tycoon ad occupare lo studio ovale. Andando a ritroso ritroviamo Malpass sempre in ruoli chiave durante le presidenze repubblicane. Già membro di alto livello all’interno del Ministero del tesoro durante la presidenza Reagan, ha continuato la sua carriera con George Bush, per poi passare nel settore privato, più precisamente alla banca Bear Stearns.
Lasciò l’incarico giusto qualche mese prima del grande collasso bancario del 2008, che colpì anche la Bear Stearns. Una posizione che unita ad alcune dichiarazioni ambigue sull’assenza di pericoli imminenti per il sistema finanziario, gli attirarono numerose critiche dagli ambienti del partito democratico. Infine il ruolo a fianco del Presidente Trump.
L’obiettivo di Malpass è colpire la Cina
Esiste però un motivo più puntuale dietro a questa precisa scelta americana. Malpass è infatti la persona ideale per rivedere la posizione della Cina all’interno della Banca mondiale. Come riportato da Startmag, Trump potrebbe essere stato colpito dalle dichiarazioni che lo stesso Malpass fece durante il Council for Foreign Relations del 2017: “Il più grande debitore della Banca mondiale è la Cina. Bene, la Cina ha abbondanza di risorse, e non ha senso prestarle soldi degli Usa, usando la garanzia del governo Usa per un paese che ha altre risorse e accesso a capitali di mercato”. Ecco svelato il piano americano: chiudere i rubinetti della Banca mondiale alla Cina. C’è però un rischio in questa decisione così unilaterale.
Come riporta la Bbc, infatti gli Stati Uniti, in cambio della libertà di scelta sulla nuova presidenza, avrebbero promesso un aumento di capitale per la Banca di 13 miliardi di euro. Tuttavia, considerato che la Cina detiene il 4.5% della capacità di voto all’interno dell’istituzione, potrebbe, con l’aiuto di alleati, bloccarne i lavori. Malpass potrebbe diventare in questo caso l’ultimo presidente di un’istituzione destinata a soccombere, ma forse è proprio questo l’obiettivo finale di The Donald.



