Il 2020 sarà un anno all’insegna della fragilità e della timidezza delle produzioni e dei mercati. Questo è quanto emerge dalle stime sulla crescita globale della Banca mondiale, dopo aver analizzato le prospettive dei mercati e dei comparti produttivi. Non bastano quindi le promesse di riduzione dei dazi doganali, il nuovo accordo di scambio tra i Paesi nordamericani e i progetti di sviluppo idrico e petrolifero dell’Africa orientale: anche il 2020 non sembra portare ad un rapido e sostanziale miglioramento delle condizioni dell’economia.

Pesano le economie occidentali ed in via di sviluppo

La contrazione delle stime di crescita derivano soprattutto dall’Occidente del mondo, con gli Stati Uniti che si attendono una crescita dell’1,4% (nel 2019 era stata dell’1,9%) e con l’Europa che non sembra ancora essere in grado di invertire la tendenza degli ultimi anni. Inoltre, anche i Paesi in via di sviluppo come l’India e la Cina non riusciranno a garantire l’aumento della media, con la crescita attesa dell’3,2% per New Delhi e inferiore al 6% per Pechino (peggior dato dal 1990).

A soffrire saranno particolarmente i commerci globali, il cui rialzo atteso si ferma a mezzo punto percentuale rispetto al 2019 mentre, secondo le aspettative, doveva essere il segnale di impulso alla ripresa economica, soprattutto a causa dei nuovi accordi tra Usa e Cina.

Per quanto riguarda l’Europa, la crisi del settore manifatturiero continuerà a pesare sull’export, danneggiando la bilancia commerciale e inficiando di conseguenza anche sul livello delle importazioni. Pesa in questo caso soprattutto la rallentata crescita di Berlino, da sempre locomotiva del mercato europeo, che non appare in grado di mantenere le aspettative di Bruxelles trainando con sé gli altri Paesi del vecchio continente.

Poche eccezioni: Argentina e Turchia

Mentre il Medio Oriente viene scosso dalle conseguenze dell’uccisione di Qasem Soleimani e l’America latina dall’ondata di manifestazioni che hanno interessato particolarmente il Cile e la Bolivia, i mercati di Argentina e Turchia dovrebbero riuscire ad imporsi sui competitor. Per quanto riguarda Ankara, la recente stagione di ampliamento delle mire commerciali e politiche di Recep Tayyip Erdogan darà impulso alle produzioni turche. I nuovi mercati raggiunti e le aspettative prolifiche per gli anni a venire miglioreranno la bilancia commerciale turca e proietteranno il Paese verso la crescita economica.
Per quanto riguarda l’Argentina, l’instabilità dell’area sudamericana combinata al piano di riforme messo in atto dal nuovo esecutivo incentiveranno le forniture estere ed il mercato interno, arrivando forse a segnare un’inversione di tendenza anche per quanto riguarda il debito pubblico di Buenos Aires.

La crisi del Medio Oriente

La recente escalation di tensioni che ha interessato l’area mediorientale rischia di danneggiare le produzioni mondiali. Nonostante nelle ultime ore la situazione sembra essersi raffreddata anche grazie alle aperture di Washington, la Banca mondiale ha preferito non azzardare stime, nell’attesa che si possa delineare uno scenario adatto a previsioni di lungo periodo.

Le reali vittime della crisi in corso tra Usa e Iran danneggeranno però particolarmente i mercati azionari, come già dichiarato da Moody’s nei giorni scorsi, mentre i comparti produttivi dovrebbero riuscire, in qualsiasi scenario, a limitare le perdite. L’incognita, eventualmente, sarà dettata dai nuovi embarghi che Donald Trump vuole imporre nei confronti di Teheran e cui impatti ancora devono essere valutati; soprattutto per quanto riguarda il mercato delle esportazioni europee.