È un duro allarme quello lanciato dalla Banca mondiale e relativo alla stato di salute dell’economia globale alla vigilia della dura lotta contro la recessione causata dal passaggio della pandemia di Covid-19. In contraddizione rispetto a quanto affermato lo scorso aprile dal Fondo monetario internazionale – che stimava una contrazione aggregata del 3% – le stime dell’organizzazione facente capo alle Nazioni Unite sono decisamente peggiori. Stando a quanto riportato dal quotidiano francese Le Monde, infatti, si tratterebbe di una recessione aggregata di oltre 5 punti percentuali, peggiore soltanto a quella affrontata dal Mondo nel 1870. E in questo scenario, ade essere colpiti non appaiono soltanto i Paesi industrializzati (maggiormente in grado di attutire il colpo) ma soprattutto quelli emergenti, che con l’alto debito già contratto negli ultimi anni rischiano di raggiungere il punto di non ritorno.

Uno scenario economico da incubo

Con la nomina a capo economista della dottoressa cubana naturalizzata americana Carmen Reinhart, già nelle scorse settimane la Banca Mondiale aveva lanciato i primi segnali di allarme. La sua specializzazione, infatti, è proprio relativa alla crisi da sovra-indebitamento degli Stati, segnalando quindi la possibilità che i finanziamenti ottenuti per combattere pandemia e sue conseguenze potessero essere – a livello generalizzato – troppo alti per essere restituiti e per non creare squilibri nei mercati. E con le stime espresse nella giornata di ieri, lo scenario disegnato appare ancora peggiore di quanto atteso, “condannando” l’economia mondiale ad un lungo periodo di recessione.

Aumenterà il divario economico internazionale?

Come in tutte le crisi, sul lungo periodo spiccherà chi sarà riuscito a gestire la meglio la situazione, mentre chi non è stato in grado – o non ha avuto gli strumenti – per contrastare le avversità sarà destinato a vedere il proprio piazzamento peggiorare. In questo contesto, dunque, appare evidente come ancora una volta siano i Paesi dalle economie emergenti o sottosviluppate a rischiare la peggio, considerando l’alto grado di indebitamento che già portano sui propri bilanci pubblici e in molti casi contratto “soltanto” dal 2007 a questa parte.

Riferendosi sempre alle stime della Banca Mondiale, sono infatti tra i 50 ed i 100 milioni le persone che rischiando di “cadere” al di sotto del limite di povertà, considerando l’enorme perdita dei posti d’impiego e le tensioni internazionali che provocheranno verosimilmente un aumento dei prezzi al consumo. E con le condizioni climatiche e sociali che hanno reso difficile molto spesso anche la produzione interna, ecco che il mix devastante è venuto alla luce.

Anche l’Occidente non verrà risparmiato

È dell’8,6% la cifra di indebitamento medio atteso nei Paesi occidentali per far fronte alla pandemia, contro il 2,6% dei Paesi meno sviluppati. Una cifra da capogiro, se si considera come fino a pochi mesi fa proporre in ambito europeo una manovra espansiva di pochi punti percentuali era visto come un attacco ai pilastri fondanti dell’Unione europea. Tuttavia, come tutti i finanziamenti, in un modo o nell’altro anche le economie che faranno ricorso ai sussidi ed alle manovre monetarie per far fronte alla crisi sono destinate a pagarne il conto, che si rifletterà sul nostro stesso stile di vita al quale ci siamo negli anni abituati.

Difficile non immaginarsi che da questa recessione si possa uscire senza l’attuazione, prima o poi, di misure di austerity (soprattutto in un’Europa che mai e poi mai accetterebbe una svalutazione della propria moneta). Come al tempo stesso è impossibile non dover fare i conti con una riduzione della domanda dei beni di consumo, considerando la perdita dei posti di lavoro e le difficoltà causate da una recessione globale. Tutto questo, in ultima battuta, porterà forse al più drastico dei cambiamenti economici e sociali che abbiamo vissuto almeno dalla crisi del petrolio a questa parte, modificando le nostre stesse abitudini quotidiane. E soprattutto, ci metterà di fronte al più difficile momento economico con il quale abbiamo avuto un riscontro anche solo grazie ai racconti dei nostri diretti antenati.

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