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	<title>Zimbabwe Archives - InsideOver</title>
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	<title>Zimbabwe Archives - InsideOver</title>
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		<title>Riconciliazione e interesse economico: lo Zimbabwe restituisce le terre ai &#8220;farmers&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lo-zimbabwe-restituisce-le-terre-ai-farmers.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 14:36:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260616162216145_f9600a619f128d9b506ce20fb1852681.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260616162216145_f9600a619f128d9b506ce20fb1852681.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260616162216145_f9600a619f128d9b506ce20fb1852681-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260616162216145_f9600a619f128d9b506ce20fb1852681-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260616162216145_f9600a619f128d9b506ce20fb1852681-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260616162216145_f9600a619f128d9b506ce20fb1852681-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260616162216145_f9600a619f128d9b506ce20fb1852681-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo oltre un quarto di secolo, il governo dello Zimbabwe restituisce le terre agli agricoltori di origine europea: un gesto basato su motivazioni economiche, ma che potrebbe rappresentare un momento di riconciliazione nazionale</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lo-zimbabwe-restituisce-le-terre-ai-farmers.html">Riconciliazione e interesse economico: lo Zimbabwe restituisce le terre ai &#8220;farmers&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260616162216145_f9600a619f128d9b506ce20fb1852681.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260616162216145_f9600a619f128d9b506ce20fb1852681.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260616162216145_f9600a619f128d9b506ce20fb1852681-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260616162216145_f9600a619f128d9b506ce20fb1852681-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260616162216145_f9600a619f128d9b506ce20fb1852681-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260616162216145_f9600a619f128d9b506ce20fb1852681-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260616162216145_f9600a619f128d9b506ce20fb1852681-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A inizio secolo, <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-resta-dellattivita-politica-di-mugabe.html">Robert Mugabe ha concepito l&#8217;idea della redistribuzione delle terre alle popolazioni di origine africana come un segno di &#8220;giustizia&#8221;</a> e di definitivo affrancamento dall&#8217;era coloniale. A distanza di 26 anni, lo Zimbabwe ha deciso di attuare una definitiva retromarcia rispetto alle scelte dell&#8217;ex presidente e &#8220;padre padrone&#8221; del Paese per quasi quarant&#8217;anni. L&#8217;attuale governo, retto dal presidente <strong>Emmerson Mnangagwa</strong>, nello scorso mese di maggio ha approvato una norma il cui obiettivo è progressivamente ridare ai vecchi proprietari le terre confiscate.<strong>Oggi il termine giustizia non fa più rima con decolonizzazione, bensì con &#8220;riconciliazione&#8221;.</strong> Il gesto del governo vuole rappresentare la volontà di una <strong>definitiva pacificazione tra la popolazione di origine africana e quella di origine europea.</strong> Dietro ci sono anche motivazioni di ordine economico, a partire dalla <strong>volontà di dimostrare affidabilità agli occhi degli investitori stranieri ed attingere al <em>know-how </em>dei vecchi proprietari.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Le confische degli anni 2000</h2>



<p>Sottrarre ai &#8220;farmers&#8221; le fattorie e le terre è un&#8217;idea che Mugabe ha avuto in testa già nei suoi primi anni di attività politica. Dopo svariati tentativi, nel 2000 l&#8217;ex presidente ha visto che la finestra era quella giusta. Con il suo <strong>Zanu</strong>, partito ancora oggi al potere ma sempre più distante dalla sua linea, Mugabe ha sempre sognato di arrivare lì dove non è riuscito in Sudafrica l&#8217;African National Congress di Nelson Mandela. La confisca delle terre ha quindi rappresentato, ai suoi occhi e a quelli dei suoi estimatori, un vero e proprio <strong>vanto</strong>. Quasi il coronamento di un lungo percorso politico e ideologico, cominciato con le battaglie per l&#8217;indipendenza del Paese, un tempo conosciuto con il nome coloniale di Rhodesia. I farmers erano in gran parte di origine europea, esattamente come nelle campagne e nelle fattorie sudafricane. Cittadini di origine olandese, inglese, ma anche scozzese o svizzera, tutti visti da Mugabe come simbolo dell&#8217;era coloniale. Per questo, in qualche modo, <strong>per l&#8217;allora uomo forte di Harare le confische sono state considerate alla tregua di una seconda indipendenza. </strong></p>



<p>Ben presto però, la mossa tanto attesa si è rivelata <strong>uno dei colpi più duri per l&#8217;economia del Paese africano</strong>. La redistribuzione delle terre è stata attuata con l&#8217;intento di contrastare la povertà, grazie all&#8217;assegnazione di lotti alla popolazione più povera di origine africana. Si calcola, che sono stati oltre 4.500 gli agricoltori di origine europea interessati dagli espropri. La manovra ha tuttavia avuto, come esito immediato, quello di <strong>cancellare tutte le competenze in mano ai farmers</strong>. Senza alcuna formazione, senza alcuna esperienza alle spalle, migliaia di cittadini hanno iniziato a gestire aziende ben presto andate in rovina. La produzione agricola, essenziale per l&#8217;economia dello Zimbabwe, è rapidamente crollata. Un collasso accentuato poi dalle mire politiche di Mugabe, il quale<strong> ha portato il Paese a partecipare alla guerra in corso nella Repubblica Democratica del Congo</strong>. Il conflitto ha drenato soldi e risorse, circostanza che ha inferto il colpo di grazia finale all&#8217;economia. Per più di un lustro, a partire dalla metà degli anni 2000, Harare ha convissuto con l&#8217;iperinflazione e con prezzi a un certo punto capaci di raddoppiare ogni 22 giorni. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Inizia un &#8220;nuovo Zimbabwe&#8221;?</h2>



<p>Mugabe non ha subito ammesso il fallimento. Da presidente, ha sempre incolpato del disastro economico le sanzioni internazionali e in particolare quelle degli Stati Uniti. Probabilmente però, anche il diretto interessato è stato ben consapevole a un certo punto delle responsabilità della sua riforma agraria nel generale collasso della situazione. Ma fino al 2017, anno della sua estromissione ad opera dell&#8217;esercito e del suo vice (nonché attuale presidente) Mnangagwa, l&#8217;argomento è rimasto tabù<strong>. Soltanto dopo ad Harare sono stati varati primi studi di fattibilità per la riconsegna delle terre agli ex farmers</strong>. I principali ostacoli sono sempre stati rappresentati dai costi legati agli indennizzi da offrire ai rientranti proprietari. Il governo infatti, dovrebbe uscire 3.5 miliardi di Dollari complessivi per ripagare coloro che si sono visti confiscate le terre. Una parte di questa somma è stata già erogata, ma i pagamenti sono rallentati dalla perdurante crisi economica e dal debito molto elevato. </p>



<p>Ad ogni modo, a maggio si è avuta la svolta: <strong>Mnangagwa ha definitivamente approvato la norma sulla redistribuzione e 67 aziende sono già tornate nelle mani dei vecchi proprietari o degli eredi</strong>. In tal modo, in una fase caratterizzata anche da penuria di cibo legata alla chiusura dello Stretto di Hormuz, lo Zimbabwe<strong> spera di rimettere in piedi il prima possibile l&#8217;industria agraria. </strong>La motivazione della mossa di Harare è quindi prettamente economica. Anche perché, come detto in precedenza, Mnangagwa ha un disperato bisogno di <strong>investimenti stranieri</strong> e per attrarli serve mostrarsi affidabile. Non si può però ignorare anche un altro risvolto, di carattere sociale e politico: lo Zimbabwe, grazie a questa occasione,<strong> potrebbe tornare a ragionare in maniera unitaria</strong>. Non più divisioni tra popolazioni di origini bantu e di altre culture africane da un lato e cittadini di origine europea dall&#8217;altro: il Paese è formato da entrambe le identità e può vivere in un clima di maggiore riconciliazione.<a href="https://it.insideover.com/politica/l-africa-sul-tetto-del-comitato-olimpico-internazionale.html"> Del resto, il personaggio pubblico più famoso dello Zimbabwe a livello internazionale è Kirsty Coventry, plurimedagliata olimpica e oggi a capo del Cio</a>: è lei, di origine inglese, a rappresentare da molto tempo all&#8217;estero il Paese africano. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lo-zimbabwe-restituisce-le-terre-ai-farmers.html">Riconciliazione e interesse economico: lo Zimbabwe restituisce le terre ai &#8220;farmers&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Ghana, Kenya, Zimbabwe: c&#8217;è un&#8217;Africa che rifiuta i soldi Usa per la sanità. Ecco perché</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/ghana-kenya-zimbabwe-ce-unafrica-che-rifiuta-i-soldi-usa-per-la-sanita-ecco-perche.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 07:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Ghana è il primo grande Paese africano a rifiutare l'accordo sanitario portato avanti dagli Stati Uniti con i vari governi del continente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/ghana-kenya-zimbabwe-ce-unafrica-che-rifiuta-i-soldi-usa-per-la-sanita-ecco-perche.html">Ghana, Kenya, Zimbabwe: c&#8217;è un&#8217;Africa che rifiuta i soldi Usa per la sanità. Ecco perché</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C&#8217;è un<strong>primo importante intoppo </strong>nella strategia di Donald Trump di tornare a essere protagonisti nella sanità africana. Il presidente Usa, come si sa, a partire dal mese di gennaio 2025 ha deciso per un altro approccio rispetto ai predecessori: niente più fondi Usaid, erogati anche e soprattutto a favore della sanità del continente africano, <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/africa-la-nuova-politica-usa-per-gli-aiuti-sanitari-meno-soldi-e-progetti-specifici.html">a favore invece di singoli accordi con singoli Paesi africani per specifici progetti</a>. Secondo la Casa Bianca, in tal modo è possibile incidere maggiormente sui vari territori grazie anche a una maggiore trasparenza nella gestione delle somme. L&#8217;approccio trumpiano inoltre, rispecchia più fedelmente la visione politica del Tycoon, <strong>vista la maggior rilevanza data ai singoli governi africani rispetto alle organizzazioni internazionali e alle Ong. </strong>Dopo il via libera ad oltre 30 intese con altrettanti Paesi, ecco per l&#8217;appunto che all&#8217;orizzonte si intravvedono le <strong>prime nubi. </strong>Alcuni governi infatti non hanno intenzione di firmare gli accordi proposti da Washington. Il <strong>Ghana</strong> nei giorni scorsi è stato il primo grande Paese africano a rigettare l&#8217;intesa sulla salute.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il no di Accra </h2>



<p>Eppure, nei primi mesi del 2026, sembrava tutto già pronto per le firme: Accra e Washington, in particolare, dopo diversi mesi di contrattazioni avevano trovato <strong>un accordo per l&#8217;erogazione da parte statunitense di 109 milioni di dollari </strong>a favore di particolari progetti sanitari. In molti, subito dopo i primi annunci delle due parti interessate, hanno ritenuto imminente il disco verde definitivo per l&#8217;intesa. Tuttavia, a partire dallo scorso febbraio, il governo del presidente <strong>John Dramani Mahama </strong>ha iniziato a manifestare perplessità e a rallentare il processo di ratifica del documento. Tanto che da parte statunitense è stato fissato anche un ultimatum entro cui arrivare alla firma dell&#8217;accordo. Il 24 aprile, giorno stabilito da Washington per avere una definitiva risposta, <strong>da Accra non è arrivato alcun via libera</strong>. Al contrario, il Ghana ha rifiutato di attuare l&#8217;intesa.</p>



<p>Il motivo, <a href="https://www.washingtonpost.com/national/2026/05/01/ghana-us-health-deal-africa-usaid/a64a27e2-45b3-11f1-b19d-32431046b5b4_story.html">così come spiegato dal <em>Washington Post</em></a>, risiede negli impegni che Accra dovrebbe prendere con gli Usa per avere in cambio le somme pattuite. La Casa Bianca infatti, così come fatto con tutti gli altri singoli governi africani con cui ha avviato le trattative, ha legato l&#8217;erogazione dei fondi a due importanti clausole vincolanti:<strong> l&#8217;impegno a cofinanziare i progetti</strong>, aumentando così la spesa del governo locale per il comparto sanitario, ma soprattutto <strong>l&#8217;obbligo di fornire dati</strong> per verificare costantemente l&#8217;avanzamento dei progetti sostenuti. Il timore del governo ghanese è quello di essere costretto a fornire anche <strong>dati sensibili dei pazienti,</strong> offrendo quindi a Washington un potenziale vasto database contenente informazioni sui propri cittadini. Circostanza quest&#8217;ultima che ha alimentato molte polemiche all&#8217;interno dell&#8217;opinione pubblica ghanese, tanto da costringere Mahama a interrompere per il momento le trattative. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le preoccupazioni degli altri Paesi africani</h2>



<p>Il nodo riguardante la cessione dei dati dei pazienti è senza dubbio quello più spinoso. A lanciare il primo allarme in tal senso è stato il <strong>Kenya</strong>, il cui governo già lo scorso anno ha firmato l&#8217;intesa con gli Stati Uniti. Ma diverse associazioni locali, hanno espresso i propri timori riguardo il <strong>rispetto della privacy</strong> e la <strong>possibilità di trasferire in un Paese terzo i dati sensibili dei propri concittadini</strong>. Ne è così nato un ricorso che la Corte Suprema keniana ha accolto, con i giudici che hanno temporaneamente sospeso l&#8217;efficacia dell&#8217;accordo in attesa del proprio pronunciamento. L&#8217;associazione dei consumatori di Nairobi ha parlato, a proposito dell&#8217;intesa sanitaria con gli Usa, di un patto basato su &#8220;<strong>soldi in cambio di dati</strong>&#8220;. Nei mesi scorsi invece, è stato il governo dello <strong>Zimbabwe</strong> a bocciare la proposta arrivata da Washington. </p>



<p><strong>La fronda di Paesi contrari, dopo lo schiaffo di Accra, potrebbe ulteriormente crescere</strong>. Alimentando così i timori dell&#8217;amministrazione Trump, il cui progetto è quello di<strong> spendere meno ma in modo più dettagliato</strong> sulla sanità africana e <strong>senza perdere il &#8220;soft power&#8221; legato ai precedenti aiuti forniti da Usaid</strong>. Da Washington tuttavia, per il momento si tende a minimizzare. I funzionari statunitensi hanno sottolineato nei giorni scorsi che 32 Paesi africani hanno già sottoscritto gli accordi, per un totale di 12 miliardi di dollari di investimenti concordati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/ghana-kenya-zimbabwe-ce-unafrica-che-rifiuta-i-soldi-usa-per-la-sanita-ecco-perche.html">Ghana, Kenya, Zimbabwe: c&#8217;è un&#8217;Africa che rifiuta i soldi Usa per la sanità. Ecco perché</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La luce alla fine del giorno</title>
		<link>https://it.insideover.com/fotografia/la-luce-alla-fine-del-giorno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tiziana Bonomo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 23:46:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1330" height="1056" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land.jpg 1330w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land-300x238.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land-1024x813.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land-768x610.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land-600x476.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1330px) 100vw, 1330px" /></p>
<p>La luce alla fine del giorno è il titolo della nuova mostra fotografica presso Gallerie d'Italia-Torino. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/la-luce-alla-fine-del-giorno.html">La luce alla fine del giorno</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1330" height="1056" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land.jpg 1330w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land-300x238.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land-1024x813.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land-768x610.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land-600x476.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1330px) 100vw, 1330px" /></p>
<p style="font-size:15px">Ricordate la canzone di Michael Jackson&nbsp;<em>Earth Song</em>&nbsp;:</p>



<p style="font-size:15px">“What about sunrise/E dell’alba che mi dici ?– What about rain /E della pioggia, che mi dici? –&nbsp;&nbsp;What about all the things that you said We were to gain/ E tutte quelle cose che dicevi che avremmo ottenuto? – Did you ever stop to notice/Ti sei mai fermato a osservare? – This crying Earth, these weeping shores? /Questa Terra che piange, queste rive in lacrime? – What have we done to the world? / Che cosa abbiamo fatto al mondo? – What about animals?/E gli animali? – We&#8217;ve turned kingdoms to dust/ Abbiamo ridotto i regni in polvere –&nbsp;&nbsp;What about us?/E noi? – What about elephants?/E gli elefanti?&#8230;.”</p>



<p style="font-size:15px">Forse per Nick Brandt è iniziato tutto da lì. Il videoclip di Earth Song di Michael Jackson girato da lui come regista. Si dice che nel 1995, mentre girava il video di &#8220;Earth Song&#8221; in Tanzania, fu sopraffatto dalla bellezza degli animali selvatici. Forse non solamente dagli animali ma anche dal testo stesso della canzone scritta da Michael Jackson nello stesso anno. Una canzone che parla del dolore che abbiamo procurato alla Terra, di una Natura che abbiamo dimenticato persino di sognare. Forse un dialogo tra due persone che si interrogano su ciò che accade e sul momento in cui abbiamo sbagliato. Forse qualcuno parla all’Umanità intera, o è l’Uomo che si rivolge a Dio?</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Elefante-che-beve-Amboseli-2007.-Ucciso-dai-bracconieri-2009-Across-the-Ravaged-Land-811x1024.jpg" alt="" class="wp-image-511215" style="width:375px;height:auto"/><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Nick Brandt Elefante che beve, Amboseli, 2007. Ucciso dai bracconieri, 2009 (Across the Ravaged Land)</em></figcaption></figure>



<p style="font-size:15px">Forse quell’esperienza ha dirottato Nick Brandt verso l’Africa, la fotografia, il desiderio di esprimere&nbsp;&nbsp;con le immagini la catastrofe a cui stiamo assistendo, una progressiva scomparsa del mondo naturale e della nostra umanità. Sull’impatto devastante delle nostre azioni sugli esseri più vulnerabili del pianeta, persone e animali. Oggi è lui con le sue immagini che parla a noi. Memorabile rimane l’immagine in Amboseli nel 2011 del ranger che tiene appoggiate sulle sue spalle le zanne di un elefante ucciso per mano di un uomo (Ranger con zanne di elefante ucciso per mano di un uomo, Amboseli, 2011 &#8211; Across the Ravaged Land). Peccato non fossero in mostra.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="770" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Fatuma-Ali-Bupa-Kenya-2020-1024x770.jpg" alt="" class="wp-image-511218" style="width:538px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Fatuma-Ali-Bupa-Kenya-2020-1024x770.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Fatuma-Ali-Bupa-Kenya-2020-300x226.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Fatuma-Ali-Bupa-Kenya-2020-768x578.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Fatuma-Ali-Bupa-Kenya-2020-1536x1155.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Fatuma-Ali-Bupa-Kenya-2020-600x451.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Fatuma-Ali-Bupa-Kenya-2020.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Nick Brandt Fatuma, Ali and Bupa, Kenya, 2020&nbsp;</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="767" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Halima-Abdul-and-Frida-Kenya-2020-767x1024.jpg" alt="" class="wp-image-511219" style="width:429px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Halima-Abdul-and-Frida-Kenya-2020-767x1024.jpg 767w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Halima-Abdul-and-Frida-Kenya-2020-225x300.jpg 225w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Halima-Abdul-and-Frida-Kenya-2020-768x1025.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Halima-Abdul-and-Frida-Kenya-2020-1151x1536.jpg 1151w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Halima-Abdul-and-Frida-Kenya-2020-600x801.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Halima-Abdul-and-Frida-Kenya-2020.jpg 1439w" sizes="auto, (max-width: 767px) 100vw, 767px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Nick Brandt Halima, Abdul and Frida, Kenya, 2020&nbsp;</em></figcaption></figure>



<p style="font-size:15px">Già nel 2023 al festival&nbsp;<em>Visa pour l’Image</em>&nbsp;di Perpignan ero rimasta incantata dal lavoro di questo artista così come oggi nella mostra THE DAY MAY BREAK. LA LUCE ALLA FINE DEL GIORNO presso Gallerie d’Italia.</p>



<p style="font-size:15px">Forse il suo curriculum ci consente di capire come sia arrivato a realizzare fotografie così&nbsp;grandi e di grande impatto visivo. Un ragazzo inglese che dopo gli studi di pittura e cinematografia presso il Central Saint Martins College of Arts and Design&nbsp;di Londra diventa un regista di video musicali di successo, lavorando con famosi artisti come ad esempio Michael Jackson.&nbsp;Il lavoro in mostra a Torino di Nick Brandt, con la curatela di Arianna Rinaldo, si distingue per un metodo rigoroso e meticoloso: ogni capitolo è il risultato di mesi di preparazione, pianificazione e collaborazione con troupe che conoscono profondamente i territori e le comunità coinvolte. È lui il regista di sé stesso e mette in scena, animali e persone, come fossero film pubblicitari. Le scene sono&nbsp;&nbsp;perfette in ogni dettaglio. La sua comunicazione sociale si arrende alle regole stilistiche rigorose della comunicazione commerciale. Infatti seguono lunghe settimane di stampa e selezione delle immagini, in un processo volto a stabilire un dialogo diretto e profondo con lo spettatore.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Harriet-and-people-in-fog_Zimbabwe-2020-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-511222" style="width:502px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Harriet-and-people-in-fog_Zimbabwe-2020-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Harriet-and-people-in-fog_Zimbabwe-2020-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Harriet-and-people-in-fog_Zimbabwe-2020-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Harriet-and-people-in-fog_Zimbabwe-2020-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Harriet-and-people-in-fog_Zimbabwe-2020-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Harriet-and-people-in-fog_Zimbabwe-2020.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Nick Brandt Harriet and People in Fog, Zimbabwe, 2020</em></figcaption></figure>



<p style="font-size:15px">Come a Perpignan le prime due serie – diventate mondiali – sono ritratti di persone e animali vittime del degrado e della distruzione dell’ambiente. Le immagini del “primo capitolo”, “The day may break / il giorno potrebbe sorgere” (2021),  sono realizzate in Kenya e in Zimbabwe, mentre quelle del “secondo capitolo” in Bolivia (2022). Le fotografie sono state scattate in diversi santuari o aree protette per animali.  Vittime sia della distruzione del loro habitat sia del bracconaggio, la maggior parte degli animali sono sopravvissuti e non potranno più ritornare in libertà. Sono abituati alla presenza umana e quindi non si presenta il rischio che degli estranei si avvicinino a loro per essere fotografati nella stessa inquadratura. La nebbia è creata con l’aiuto di una macchina del fumo installata sul posto a simboleggiare un mondo naturale in via di scomparsa. Richiama anche il fumo degli incendi boschivi, aggravati dal cambiamento climatico, che devastano tante regioni del mondo. Sebbene abbiano perso tutto, queste persone e questi animali sono sopravvissuti. Ed è proprio qui che dovrebbe risiedere la speranza.</p>



<p style="font-size:15px">Il “terzo capitolo” “Sink Rise / Sprofondare e riemergere” (2023) è stato realizzato nell’arcipelago delle Fiji. Indubbiamente permane l’intenzione di stupire, meravigliare quasi i protagonisti fossero oggetti. Ritratti sott’acqua in pose apparentemente naturali trasferiscono un senso di triste quotidianità. Fanno parte di comunità che nei prossimi decenni perderanno terre, case e mezzi di sostentamento a causa dell’innalzamento del livello del mare.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Akessa-Looking-Down-II-Fiji-2023-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-511224" style="width:398px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Akessa-Looking-Down-II-Fiji-2023-768x1024.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Akessa-Looking-Down-II-Fiji-2023-225x300.jpg 225w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Akessa-Looking-Down-II-Fiji-2023-1152x1536.jpg 1152w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Akessa-Looking-Down-II-Fiji-2023-600x800.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Akessa-Looking-Down-II-Fiji-2023.jpg 1440w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Nick Brandt Akessa Looking Down II, Fiji, 2023&nbsp;&nbsp;</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Joel-and-Sosi-Fiji-2023-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-511225" style="width:501px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Joel-and-Sosi-Fiji-2023-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Joel-and-Sosi-Fiji-2023-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Joel-and-Sosi-Fiji-2023-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Joel-and-Sosi-Fiji-2023-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Joel-and-Sosi-Fiji-2023-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Joel-and-Sosi-Fiji-2023.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Nick Brandt Joel and Sosi, Fiji, 2023</em></figcaption></figure>



<p style="font-size:15px">È tutto magistrale, poetico, di una raffinatezza stilistica ineccepibile.              Eppure c’è qualcosa che non torna. </p>



<p style="font-size:15px">In particolare nel capitolo conclusivo: “The Echo of Our Voices / L’eco delle nostre voci” (2024).&nbsp;&nbsp;Realizzato in Giordania, su commissione di Intesa Sanpaolo, ritrae famiglie di rifugiati siriani costrette a vivere in condizioni di sfollamento permanente.&nbsp;Le belle foto composte sono il concentrato di elementi selezionati dall’autore con notevole cura. I profughi sono diventati modelli di Vogue, lavati, ripuliti, lucidati, rivestiti con cura ed eleganza su piedistalli costruiti appositamente. Sculture senza personalità, tutti uguali nei loro abiti neri, così rigidi e impostati quasi a voler sovrastare l’imponente paesaggio giordano.&nbsp;&nbsp;</p>



<p style="font-size:15px">L’artista ha reso le persone degli oggetti per metterle in una condizione di essere osservate all’interno della fotografia. Quanto sono belle queste fotografie,&nbsp;&nbsp;applaudiamo alla bravura e capacità del fotografo e soprattutto di chi ha commissionato il lavoro: la Banca Intesa San Paolo attenta alla bella fotografia e vicina ai problemi che affliggono il nostro mondo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Ftaim-and-Family-Jordan-2024-AI-P-1.1-1024x640.jpg" alt="" class="wp-image-511227" style="width:516px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Ftaim-and-Family-Jordan-2024-AI-P-1.1-1024x640.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Ftaim-and-Family-Jordan-2024-AI-P-1.1-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Ftaim-and-Family-Jordan-2024-AI-P-1.1-768x480.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Ftaim-and-Family-Jordan-2024-AI-P-1.1-1536x960.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Ftaim-and-Family-Jordan-2024-AI-P-1.1-600x375.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Ftaim-and-Family-Jordan-2024-AI-P-1.1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Nick Brandt Women with Sleeping Children, Jordan, 2024&nbsp;&nbsp;</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Rakan-Sisters-Jordan-2024-AI-P-1.1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-511228" style="width:525px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Rakan-Sisters-Jordan-2024-AI-P-1.1-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Rakan-Sisters-Jordan-2024-AI-P-1.1-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Rakan-Sisters-Jordan-2024-AI-P-1.1-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Rakan-Sisters-Jordan-2024-AI-P-1.1-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Rakan-Sisters-Jordan-2024-AI-P-1.1-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Rakan-Sisters-Jordan-2024-AI-P-1.1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Nick Brandt Rakan Sister, Jordan, 2024</em></figcaption></figure>



<p style="font-size:15px">Ma alla&nbsp;&nbsp;fotografia si deve aggiungere l’autenticità. Questa parte autentica degli individui – tutti disposti a dichiarare quanto sono stati fortunati ad essere considerati – non la ritrovo. È questo mondo pieno di contraddizioni che sembra essere sostenuto anche dall’invito dell’autore a ricordarci di quanto siamo privilegiati – noi che riusciamo ad essere dentro a Gallerie d’Italia – rispetto alle persone che ci sono nelle immagini. Sembra un meccanismo, per neutralizzare l’impeto&nbsp;&nbsp;ad una rivoluzione, quello di sentirsi in colpa e rimanere tranquilli a rimirare le immagini del più privilegiato di tutti , l’autore, che ha avuto la possibilità di muovere troupe e impianti per riportarci i profughi belli, puliti, profumati.</p>



<p style="font-size:15px">D’altronde cosa si può dire a Nick Brandt che nel 2010, ha addirittura co-fondato la <em>Big Life Foundation</em>, che si batte per proteggere gli animali e gli ecosistemi di una vasta area del Kenya e della Tanzania? Nulla.  </p>



<p style="font-size:15px">Se non che i profughi hanno dignità, carattere, personalità senza bisogno di voler costruire attraverso la bella fotografia la loro dignità. Mi sembrano più convincenti e toccanti le parole del famoso Gian Maria Volontè a proposito del cinema che credo calzante anche per il potere straordinario del linguaggio fotografico:</p>



<p style="font-size:15px">«<em>lo accetto un film o non lo accetto in funzione della mia concezione del cinema. E non si tratta qui di dare una definizione del cinema politico, cui non credo, perché ogni film, ogni spettacolo, è generalmente politico. Il cinema apolitico è un&#8217;invenzione dei cattivi giornalisti. lo cerco di fare film che dicano qualcosa sui meccanismi di una società come la nostra, che rispondano a una certa ricerca di un brandello di verità. Per me c&#8217;è la necessità di intendere il cinema come un mezzo di comunicazione di massa, cosi come il teatro, la televisione. Essere un attore è una questione di scelta che si pone innanzitutto a livello esistenziale: o si esprimono le strutture conservatrici della società e ci si accontenta di essere un robot nelle mani del potere, oppure ci si rivolge verso le componenti progressive di questa società per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario fra l&#8217;arte e la vita”.</em></p>
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		<title>Con Kirsty Coventry l&#8217;Africa sale sul tetto del Comitato Olimpico Internazionale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/l-africa-sul-tetto-del-comitato-olimpico-internazionale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2025 13:51:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Giochi Olimpici]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/coventry.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/coventry.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/coventry-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/coventry-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/coventry-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/coventry-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/coventry-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La nomina di Kirsty Coventry a capo del Cio rappresenta una prima volta per una donna ma anche per l'intero continente africano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/l-africa-sul-tetto-del-comitato-olimpico-internazionale.html">Con Kirsty Coventry l&#8217;Africa sale sul tetto del Comitato Olimpico Internazionale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/coventry.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/coventry.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/coventry-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/coventry-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/coventry-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/coventry-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/coventry-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 20 marzo 2025 l&#8217;ex nuotatrice<strong> Kirsty Coventry</strong> è stata eletta<strong> presidente del Cio</strong>, il Comitato Olimpico Internazionale. A lei, nel corso della sessione svoltasi in Grecia, sono andati i voti di 49 delegati su 97 votanti. Ha così raggiunto il quorum, fissato proprio a 49, al primo turno e ha sbaragliato la concorrenza. Non una sorpresa: Coventry era appoggiata dall&#8217;uscente Tomas Bach, in carica dal 2013 e nominato al termine della sessione &#8220;presidente onorario a vita&#8221;. L&#8217;elezione di Coventry segna, in un solo colpo, due prime volte importanti: si tratta della<strong> prima donna</strong> a diventare presidente del Cio, così come si tratta del <strong>primo delegato africano in assoluto a sedere sulla poltrona più alta dello sport mondiale</strong>. Coventry infatti è nata nello <strong>Zimbabwe</strong> da una famiglia di origine inglese e, nonostante si sia formata sportivamente negli Usa, ha sempre gareggiato (e vinto) con le insegne del Paese africano. Diventandone adesso anche la più nota figura a livello internazionale.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Kirsty Coventry was elected as IOC President, over fellow presidential candidates HRH Prince Feisal Al Hussein, David Lappartient, Johan Eliasch, Juan Antonio Samaranch, Lord Sebastian Coe and Morinari Watanabe. <a href="https://t.co/9S0F0z0PWm">pic.twitter.com/9S0F0z0PWm</a></p>&mdash; IOC MEDIA (@iocmedia) <a href="https://twitter.com/iocmedia/status/1902747481881907436?ref_src=twsrc%5Etfw">March 20, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">La prima volta dell&#8217;Africa</h2>



<p>Quella di presidente del Cio non può essere considerata solo una carica di rango sportivo. In realtà, si tratta di <strong>uno degli incarichi più influenti anche in ambito politico.</strong> Le decisioni prese sul programma olimpico, sull&#8217;ammissione o sull&#8217;espulsione di alcuni Paesi dai Giochi, sulla partecipazione o sull&#8217;esclusione di categorie di atleti, hanno un&#8217;eco che va ben oltre le organizzazioni delle competizioni. Non a caso, il presidente del Cio siede sempre accanto al capo di Stato del Paese ospitante delle Olimpiadi durante la cerimonia di apertura. E spesso <strong>riesce a rappresentare una figura più terza di un segretario generale delle Nazioni Unite</strong>, accogliendo nei propri uffici delegati da ogni parte del mondo. Da non sottovalutare poi l&#8217;aspetto economico: il Cio, nell&#8217;ultimo quinquennio, ha registrato introiti pari a oltre sette miliardi di dollari.</p>



<p>Ben si comprende dunque il significato che ha per l&#8217;intero continente africano l&#8217;elezione di Coventry. L&#8217;ex nuotatrice è la decima presidente e, tra i suoi predecessori, si annoverano otto europei e uno statunitense. <strong>L&#8217;Africa è dunque arrivata prima di Asia e Oceania </strong>nel prendere il timone dello sport mondiale, due continenti questi ultimi dal grande peso tanto sportivo quanto politico. Sarà una donna africana, a partire da Milano-Cortina 2026, a sedere in tribuna accanto ai capi di Stato che inaugureranno i giochi olimpici. E questo almeno fino a Brisbane 2032, visto che il mandato di Coventry sarà valido per otto anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una speranza per lo Zimbabwe</h2>



<p>Prima di intraprendere la carriera politica al Cio, Kirsty Coventry è stata una grande nuotatrice. Nata ad Harare nel 1983 da una famiglia di origine inglese, già da adolescente ha manifestato le sue attitudini nel dorso e ha così deciso di andare ad allenarsi negli Stati Uniti. E non è stata solo una scelta legata alle poche strutture presenti nel suo Paese. Gli anni Ottanta hanno visto infatti la scalata di <strong>Robert Mugabe</strong> al potere. Come presidente, Mugabe ha sempre visto in chi aveva origini europee un rappresentante del periodo coloniale. Per Coventry e la sua famiglia dunque, l&#8217;aria non era quella giusta.</p>



<p>Per ben due volte tuttavia, ad Atene 2004 e a Pechino 2008, grazie ai due ori vinti nei 200 dorso, l&#8217;inno dello Zimbabwe ha risuonato in mondovisione. Un motivo di vanto non indifferente per questa parte di Africa. Adesso, con la nomina a capo del Cio, Coventry oltre che al prestigio potrebbe portare al suo Paese anche l&#8217;avvio di un <strong>processo di normalizzazione</strong>. Qui infatti la questione legata all&#8217;origine etnica è ancora aperta: sono molto forti le rivendicazioni della popolazione bantu, ma esistono anche accuse di discriminazioni da parte della minoranza di origine europea. Il fatto che sia una donna bianca a rappresentare lo Zimbabwe in una delle più alte cariche politiche internazionali, potrebbe favorire il superamento della reciproca diffidenza tra la parti.</p>
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		<title>La Cina è in testa nella corsa al litio dell&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-cina-e-in-testa-nella-corsa-al-litio-dellafrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Apr 2023 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Auto elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[Litio]]></category>
		<category><![CDATA[transizione energetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Cina sta superando gli Usa e gli altri Paesi occidentali nella corsa a approvvigionarsi di litio in Africa. Dopo le mosse in Afghanistan e le manovre nel &#8220;triangolo del litio&#8221; dell&#8217;America Latina Pechino si muovo con attenzione per il materiale più strategico per la transizione energetica, a partire dall&#8217;industria dell&#8217;auto elettrica, anche nel continente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-cina-e-in-testa-nella-corsa-al-litio-dellafrica.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-cina-e-in-testa-nella-corsa-al-litio-dellafrica.html">La Cina è in testa nella corsa al litio dell&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Cina sta superando gli Usa e gli altri Paesi occidentali nella corsa a approvvigionarsi di litio in Africa. <a href="https://it.insideover.com/economia/le-mani-della-cina-sul-litio-dellafghanistan.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dopo le mosse in Afghanistan</a> e le manovre nel &#8220;<strong><a href="https://it.insideover.com/politica/tramonto-dottrina-monroe-cina-russia-sconfinano-america.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">triangolo del litio</a></strong>&#8221; dell&#8217;America Latina Pechino si muovo con attenzione per il materiale più strategico per la transizione energetica, a partire dall&#8217;industria dell&#8217;auto elettrica, anche nel continente più complesso del pianeta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo Zimbabwe al centro della &#8220;via del litio&#8221; cinese</h2>



<p>Per il colosso della ricerca mineraria Trafigura l&#8217;Africa potrebbe fornire nel 2030 il 20% circa del litio mondiale. Quell&#8217;anno, la produzione globale sarà tra le 3,3 e le 3,5 milioni di tonnellate secondo le principali stime degli analisti. Ad oggi l&#8217;Africa ne produce circa 10-15mila. Ma da quest&#8217;anno con il primo impianto diretto di estrazione di proprietà cinese in Zimbabwe sarà innestata una marcia di sviluppo.</p>



<p>L&#8217;impianto operativo sul terreno acquistato da Huayou Cobalt nel 2021 per 422 milioni di dollari a Arcadia, in Zimbabwe, segnala l&#8217;importanza del Paese un tempo piagato da iperinflazione, carestie e povertà endemica per la Cina. <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/emmerson-mnangagwa-un-uomo-regime-mugabe.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Emerson Mnangagwa</a></strong>, presidente dello Zimbabwe dal golpe del 2017 che depose lo storico leader <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-era-robert-mugabe-padre-padrone-dello-zimbabwe.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Robert Mugabe,</a> è salito al potere con <a href="https://www.limesonline.com/il-golpe-sotto-mentite-spoglie-in-zimbabwe-mugabe-notizie-mondo-oggi-15-novembre/102950" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un sostanziale via libera cinese</a> confermato nella giornata dell&#8217;11 novembre 2017, tre giorni prima del colpo di Stato che portò al potere l&#8217;ex vice del dittatore di Harare, con la visita del comandante delle forze armate dello Zimbabwe Constantino Chiwenga, capo dei militari golpisti, a Pechino. Da allora Harare è <strong>fermamente allineato </strong>alla Cina e vuole diventare la potenza africana del litio.</p>



<p>Il governo dello Zimbabwe ha allo studio il Base Mineral Export Control Act che subordina al via libera del governo l&#8217;esportazione di litio grezzo, fatti salvi gli accordi già esistenti. Che sono legati a uno stock di investimenti cinesi da <a href="https://www.esi-africa.com/southern-africa/chinas-moves-to-dominate-lithium-mining-in-africa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">circa 678 milioni di dollari accumulatosi dal 2017 a oggi.</a> La produzione di litio dello Zimbabwe potrebbe salire a circa 150mila tonnellate l&#8217;anno nel 2030, rendendolo il primo produttore d&#8217;Africa. E garantendo alla Cina un accordo vantaggioso per la sua industria della transizione energetica, fonte dell&#8217;abbattimento dei costi di molti prodotti ma anche di una dipendenza sistemica dell&#8217;Occidente dalle sue tecnologie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Anche la Namibia nel mirino cinese</h2>



<p>Una vera e propria caccia al litio decisamente simile a quella compiuta da potenze occidentali e non per altre materie prime nel continente e che continua altrove. Il <em><a href="https://www.ft.com/content/02d6f35d-e646-40f7-894c-ffcc6acd9b25">Financial Times</a></em> ricorda che &#8220;la Namibia è il prossimo paese nel mirino degli investitori cinesi. Il mese scorso Huayou Cobalt ha anche preso piede a Erongo con un piccolo ma simbolico investimento in Askari, una società australiana che esplora dal sito di Uis&#8221;, attenzionato da compagnie europee e britanniche e visitato di recente anche dal Commissario Europeo all&#8217;Industria <strong>Thierry Breton</strong>. Inoltre, nel Paese del Sud-Ovest dell&#8217;Africa, c&#8217;è anche &#8220;Xinfeng, una società di esplorazione cinese attiva a Erongo, ha estratto decine di migliaia di tonnellate di minerale di litio grezzo e lo ha spedito in Cina&#8221;.</p>



<p>La Cina poi punta anche i &#8220;giganti&#8221; del Continente, Congo e Nigeria, attenzionati per la ricchezza del loro sottosuolo. Qui la penetrazione è più complessa, ma se nei miracoli geologici dell&#8217;Africa si troveranno risorse strategiche l&#8217;industria del Paese potrebbe beneficiarne.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una corsa &#8220;neocoloniale&#8221;?</h2>



<p>Si nota in quest&#8217;ottico un approccio cinese totalmente organico a quello spesso stigmatizzato in passato quando promosso dell&#8217;Occidente. Vista la strategicità del litio, c&#8217;è poca attenzione all&#8217;idea della &#8220;cooperazione win-to-win&#8221;, all&#8217;uso di manodopera locale nei settori strategici della catena del valore o di qualsivoglia multipolarismo. La Cina vuole sviluppare il litio dell&#8217;Africa giocando d&#8217;anticipo sull&#8217;Occidente ma agendo totalmente <em>pro domo sua</em>. Poco o nulla lo spazio che sarà lasciato agli attori locali e al proprio sviluppo industriale oltre alle <strong>royalties da estrazione</strong>.</p>



<p>Mentre la corsa alla transizione si fa sempre più geopolitica, le regole del mercato globale premiano Pechino. Che ristruttura a sua immagine la globalizzazione, ma ne sfrutta le catene del valore globale e la libertà garantita ai flussi di investimenti. E dopo il litio potrebbero seguire infrastrutture costruite a debito con la promozione cinese e patti di mutuo commercio che condizioneranno a favore della Cina la geopolitica africana. Senza alcuna differenza rispetto al metodo occidentale, spesso indicato come &#8220;neocolonialista&#8221;. Anche così, del resto, va il mondo: le potenze sono tali quando riescono a gestire i doppi standard e a compiere impunemente ciò che ai rivali rinfacciano. E la Cina sembra esserne sempre più in grado.</p>
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		<title>L&#8217;Africa meridionale nella visione della Russia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/l-africa-meridionale-nella-visione-della-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 May 2021 16:27:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1518" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/russia-africa-Agenzia_Fotogramma-1-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="russia africa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/russia-africa-Agenzia_Fotogramma-1-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/russia-africa-Agenzia_Fotogramma-1-300x237.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/russia-africa-Agenzia_Fotogramma-1-1024x810.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/russia-africa-Agenzia_Fotogramma-1-768x607.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/russia-africa-Agenzia_Fotogramma-1-1536x1215.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/russia-africa-Agenzia_Fotogramma-1-2048x1620.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Russia è tornata ufficialmente in Africa, ponendo fine ad un periodo di assenteismo durato dai primi anni Novanta ai primi anni Dieci del Duemila, e sta cercando di costruire una presenza consistente, articolata ed estesa sull&#8217;intero continente, dal Cairo a Capo di Buona Speranza. Nonostante le difficoltà riscontrate nel Corno, il Cremlino ha conseguito &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/l-africa-meridionale-nella-visione-della-russia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/l-africa-meridionale-nella-visione-della-russia.html">L&#8217;Africa meridionale nella visione della Russia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1518" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/russia-africa-Agenzia_Fotogramma-1-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="russia africa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/russia-africa-Agenzia_Fotogramma-1-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/russia-africa-Agenzia_Fotogramma-1-300x237.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/russia-africa-Agenzia_Fotogramma-1-1024x810.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/russia-africa-Agenzia_Fotogramma-1-768x607.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/russia-africa-Agenzia_Fotogramma-1-1536x1215.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/russia-africa-Agenzia_Fotogramma-1-2048x1620.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><a href="https://it.insideover.com/politica/il-grande-ritorno-della-russia-in-africa.html">La Russia è tornata ufficialmente in Africa</a>, ponendo fine ad un periodo di assenteismo durato dai primi anni Novanta ai primi anni Dieci del Duemila, e sta cercando di costruire una presenza consistente, articolata ed estesa sull&#8217;intero continente, dal Cairo a Capo di Buona Speranza. <a href="https://it.insideover.com/politica/il-ritorno-della-russia-nel-corno-d-africa.html">Nonostante le difficoltà riscontrate nel Corno</a>, il Cremlino ha conseguito dei risultati di rilievo<a href="https://it.insideover.com/politica/lafrica-occidentale-lultimo-obiettivo-della-russia.html"> nell&#8217;Africa occidentale</a> e <a href="https://it.insideover.com/politica/la-russia-alla-conquista-del-cuore-dellafrica-nera.html">centrale</a> e sta portando avanti un&#8217;oculata strategia di espansione nell&#8217;estremità meridionale del continente.</p>
<h2>La Russia nell&#8217;Africa meridionale</h2>
<p>Il volume dell&#8217;interscambio commerciale fra Africa e Russia<a href="https://moderndiplomacy.eu/2021/05/21/russias-strategy-to-enter-the-african-market/"> è andato crescendo costantemente a partire dal 2010</a>, sebbene i numeri descrivano un fenomeno ancora marginale e dal potenziale inespresso. Le esportazioni russe nel continente sono quasi triplicate dal 2010 al 2019, passando da un valore di 5 miliardi di dollari ad uno di 14 miliardi, ergo aumentando il loro peso <span style="font-size: 1rem;">nel totale dei beni commercializzati dal Cremlino nel globo </span><span style="font-size: 1rem;">dall&#8217;1,5% al 3,3%. </span></p>
<p><span style="font-size: 1rem;">Un&#8217;analisi dei numeri può essere utile a comprendere come e quanto l&#8217;Africa meridionale rivesta una posizione secondaria nell&#8217;interscambio tra la Russia e il continente: 11 miliardi e 700 milioni di dollari di beni sono stati importati ed esportati da e verso l&#8217;Africa settentrionale nel 2019, mentre il corrispettivo con l&#8217;Africa meridionale è stato di 5 miliardi di dollari nello stesso anno. Un divario rilevante ed esiziale, in considerazione dell&#8217;importanza che l&#8217;Africa meridionale riveste nell&#8217;agenda estera dell&#8217;Africa, e al cui appianamento tenterà di lavorare il Centro per le esportazioni russe negli anni a venire. </span></p>
<p>I numeri relativi al commercio, ad ogni modo, non dovrebbero essere misinterpretati: il Cremlino è più presente di quanto si possa immaginare. In <strong>Madagascar</strong>, ad esempio, <a href="https://www.unav.edu/web/global-affairs/detalle/-/blogs/russia-s-sharp-power-in-africa-the-case-of-madagascar-central-africa-republic-sudan-and-south-africa">la Russia ha giocato un ruolo determinante</a> in occasione delle parlamentari del 2019, sostenendo una pluralità di candidati – incluso il vincitore<strong> Andry Rajoelina</strong> – e condizionando l&#8217;opinione pubblica a mezzo di strategie manipolative basate sull&#8217;impiego di stampa tradizionale e nuovi media.</p>
<p>Lo <strong>Zambia</strong>, che, come altre nazioni africane deve alla Russia la propria indipendenza, non ha mai realmente cessato di essere presente nell&#8217;agenda estera del Cremlino; lo dimostrano i numeri sull&#8217;interscambio commerciale – aumentato progressivamente dal 2007 ad oggi, sebbene in maniera timida e intermittente, <a href="https://tradingeconomics.com/zambia/imports/russia#:~:text=Zambia%20imports%20from%20Russia%20was,COMTRADE%20database%20on%20international%20trade.">e passato dai 18 milioni di dollari del 2015</a> ai <a href="https://tradingeconomics.com/zambia/imports/russia#:~:text=Zambia%20imports%20from%20Russia%20was,COMTRADE%20database%20on%20international%20trade.">32 milioni del 2020</a> – e sulla presenza zambiana nelle università russe –<a href="https://forpost-sz.ru/en/a/2020-07-27/way-russian-education-transforming-zambia"> 600 i frequentanti nel 2020 e più di 4mila i laureati negli ultimi anni</a>, &#8220;alcuni dei quali impiegati in posizioni di rilievo nel governo [zambiano]&#8221;.</p>
<p>Un settore in cui le due nazioni cooperano attivamente e intensamente è il nucleare civile: la Rosatom, invero, <a href="https://diggers.news/local/2020/02/20/russia-is-ready-to-increase-scholarships-for-zambian-students-matviyenko-tells-lungu/">sta formando i futuri esperti del settore</a>, allocando borse di studio per prepararsi negli istituti russi, ed è stata preannunciata la prossima costruzione del Centro Russia-Zambia per la scienza e la tecnologia nucleare.</p>
<h2>La Russia nello Zimbabwe</h2>
<p>Non meno rilevante è la presenza russa nello <strong>Zimbabwe</strong>, <a href="https://www.mid.ru/en/foreign_policy/news/-/asset_publisher/cKNonkJE02Bw/content/id/4580510">legato al Cremlino da una Commissione intergovernativa per la cooperazione nell&#8217;economia, nel commercio, nella scienza e nella tecnologia</a>, dove operano dei giganti come la <strong>Alrosa</strong> – settore diamantifero – e sono in procinto di entrare degli attori come Rosatom, Rosgeolofia, Uralchem e Rostselmash.</p>
<p>Un ruolo importante nel mantenimento in ottima salute dei rapporti fra le due nazioni, risalenti all&#8217;epoca della<strong> guerra in Rhodesia</strong>, viene giocato dalla collaborazione nei campi della cultura e dell&#8217;istruzione, alla luce delle borse di studio offerte annualmente dal governo russo agli universitari zimbabwiani. Notevole, inoltre, la cooperazione in sede internazionale, specie a livello di <strong>Nazioni Unite</strong>, dove Mosca e Harare si sostengono reciprocamente sin dai primi anni Duemila, unite sia dalla storia passata (la guerra alla Rhodesia) sia dalla storia recente (le sanzioni occidentali contro entrambi i Paesi).</p>
<p>La qualità dei rapporti russo-zimbabwiani non è mutata nel dopo-Mugabe. Anzi,<a href="https://carnegie.ru/commentary/77707"> sembra che il Cremlino abbia giocato un ruolo nel durante e dopo della detronizzazione morbida</a> del longevo capo di Stato, consapevole dell&#8217;avvenuto mutamento dei tempi e della necessità di un ricambio al potere. Gli eventi successivi hanno dato ragione agli strateghi russi: i negoziati pre-esistenti per l&#8217;entrata dell&#8217;Alrosa nel giacimento diamantifero di Darwendale – alcune stime lo ritengono il secondo più consistente del mondo, possibile fonte di quasi tre miliardi di dollari di guadagni da qui a metà secolo –<a href="http://eng.alrosa.ru/alrosa-and-zcdc-joint-venture-starts-prospecting-for-diamonds-in-zimbabwe/"> hanno subito un&#8217;accelerata</a> e si sono conclusi con lo stabilimento di un&#8217;associazione temporanea con la Zimbabwe Consolidated Diamond Company, le cui operazioni dovrebbero cominciare quest&#8217;anno.</p>
<h2>Il sodalizio con il Sud Africa</h2>
<p>Quello fra Russia e Sud Africa avrebbe dovuto essere uno dei grandi sodalizi del 21esimo secolo. Legati da una visione multipolare e dall&#8217;appartenenza al blocco dei BRICS, nonché da un passato di lotta all&#8217;apartheid, i due Paesi, in realtà, non hanno mai sviluppato pienamente il potenziale di una cooperazione estesa ed avanzata. Questo, attenzione, non significa che il dialogo sia ad un punto morto, o che non siano mai stati tagliati dei traguardi di spessore, ma che, molto più semplicemente, si sarebbe potuto e dovuto fare di più.</p>
<p>Il Sud Africa, del resto, è legato alla Russia da un partenariato strategico globale, ha spalancato le porte a delle entità legate al Cremlino come Afrique Panorama e AFRIC (<em>Association for Free Research and International Cooperation</em>), coinvolte in attività di interferenza elettorale e condizionamento dell&#8217;opinione pubblica nel resto dell&#8217;Africa meridionale, <a href="https://www.economist.com/middle-east-and-africa/2017/03/16/south-africas-love-affair-with-russia">ha siglato un controverso accordo con la Rosatom per l&#8217;acquisto di diverse centrali nucleari</a> e negli anni recenti ha prodotto capi di Stato come <strong>Jacob Zuma</strong> e <strong>Cyril Ramaphosa</strong>, accomunati e caratterizzati dalla retorica e dall&#8217;azione antioccidentale.</p>
<p>E mentre gli effetti del partenariato strategico tardano a manifestarsi e gli accordi sul nucleare faticano a decollare, e hanno giocato un ruolo primario nel determinare la caduta di Zuma – perché infangato da accuse di corruzione e personalismi –, il commercio e i flussi di investimenti tra i due BRICS continuano a risultare più che irrilevanti: nel 2017,<a href="https://carnegieendowment.org/2019/12/16/nuclear-enrichment-russia-s-ill-fated-influence-campaign-in-south-africa-pub-80597"> a titolo esemplificativo</a>, la Russia rappresentava un risibile 0,4% nel commercio del Sud Africa con l&#8217;estero e non figurava tra nella classifica dei principali investitori stranieri.</p>
<p>Alcuni eventi, comunque, sembrano suggerire che il Cremlino, nella cognizione di non aver fatto fruttare adeguatamente il partenariato strategico, sia intenzionato a dedicare maggiore attenzione al Sud Africa. L&#8217;interscambio commerciale <a href="https://russianembassyza.mid.ru/economic-co-operation">è aumentato del 6,3% dal 2018 al 2019</a>, anche grazie ad una diversificazione delle merci compravendute, la pandemia di Covid19 ha spronato il Sud Africa ad acquistare sia<a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2021-04-28/south-africa-to-add-sputnik-sinopharm-shots-to-vaccine-arsenal"> lo Sputnik V</a> sia <a href="https://tass.com/economy/1185239">l&#8217;Avifavir</a> e <span style="font-size: 1rem;">alcune eccellenze russe </span><span style="font-size: 1rem;">vanno mostrando un profilo più visibile nel mercato sudafricano, come il Gruppo Renova (che ha investito nel manganese), Rusgeologia (che sta cooperando con PetroSA nella ricerca di idrocarburi da estrarre) e Bateman (fornitore di attezzatura e tecnologie per le ditte sudafricane del minerario e del metallurgico). La strada da fare, comunque, è ancora lunga ed è tutta in salita: ci sono quindici anni di basso dinamismo da recuperare.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/l-africa-meridionale-nella-visione-della-russia.html">L&#8217;Africa meridionale nella visione della Russia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Lo Zimbabwe è a rischio guerra civile</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/lo-zimbabwe-e-a-rischio-guerra-civile.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jan 2020 16:34:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="826" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/polizia-africa-La-Presse-e1577441870516.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/polizia-africa-La-Presse-e1577441870516.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/polizia-africa-La-Presse-e1577441870516-300x129.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/polizia-africa-La-Presse-e1577441870516-768x330.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/polizia-africa-La-Presse-e1577441870516-1024x440.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo il peggioramento delle condizioni economiche nel Paese, il malcontento e la povertà hanno spinto la popolazione allo stremo delle proprie forze. Questo fattore ha influito sulla nascita di piccoli gruppi criminali dediti ai piccoli furti per sopravvivere, ma adesso il pericolo per la stabilità dello Zimbabwe non deriva più dalle piccole organizzazioni criminali di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/lo-zimbabwe-e-a-rischio-guerra-civile.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="826" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/polizia-africa-La-Presse-e1577441870516.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/polizia-africa-La-Presse-e1577441870516.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/polizia-africa-La-Presse-e1577441870516-300x129.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/polizia-africa-La-Presse-e1577441870516-768x330.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/polizia-africa-La-Presse-e1577441870516-1024x440.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Dopo il peggioramento delle condizioni economiche nel Paese, il malcontento e la povertà hanno spinto la popolazione allo stremo delle proprie forze. Questo fattore ha influito sulla nascita di piccoli gruppi criminali dediti ai piccoli furti per sopravvivere, ma adesso il pericolo per la stabilità dello <strong>Zimbabwe</strong> non deriva più dalle piccole organizzazioni criminali di provincia. Negli ultimi mesi sono cresciute le organizzazioni paramilitari che hanno iniziato a terrorizzare il popolo dello Zimbabwe e che sono state denominate &#8220;<strong>bande del machete</strong>&#8220;. Composte per lo più da minatori e più in generale da sottopagati lavoratori del settore pubblico del Paese (unico ancora in piedi dopo la recessione economica), operano indisturbate anche a causa dei pochi mezzi a disposizione delle forze dell&#8217;ordine. Le condizioni del Paese, già drammatiche e peggiorate dopo la decisione del governo di tornare al dollaro dello Zimbabwe, rischiano di degenerare ulteriormente, riportando nel popolo la paura vissuta sotto la dittatura di <strong>Robert Mugabe</strong>.</p>
<h3>Le bande del machete decideranno le elezioni del 2023</h3>
<p><a href="https://www.263chat.com/mashurugwi-will-cause-violence-in-2023-elections/">Da un&#8217;indagine portata avanti dalla testata giornalistica locale <em>263Chat</em></a>, è stato rilevata la possibilità che i gruppi armati di minatori rispondano alle alte cariche del Paese. In questo scenario, la possibilità che il recente fenomeno sia una preparazione per una campagna di terrore che possa precedere la consultazione popolare è alta, considerando anche i precedenti dello Zimbabwe. Il rischio quindi che divengano uno strumento in mano alla politica amplifica ulteriormente le dimensioni della crisi che sta attraversando il Paese.</p>
<p>I sospetti principali ricadono sulla lentezza con la quale il governo di <strong>Emmerson Mnangagwa</strong> sta prendendo i provvedimenti, che dall&#8217;inizio della crisi non sono ancora entrati in funzioni. Gli stessi sporadici arresti, quando effettuati, si concludono con una scarcerazione nel giro di poche ore, scoraggiando le forze armate stesse che non hanno strumenti legali per mantenere sotto custodia gli appartenenti alle bande. Il fenomeno, sviluppatosi soprattutto nelle regioni di confine con lo Zambia, è particolarmente pericoloso a causa della veloce crescita.</p>
<h3>Le promesse del governo</h3>
<p>Nonostante le promesse del ministro degli Interni Kazembe Kazembe di mettere all&#8217;indice le bande del terrore, niente ad Harare sembra essersi ancora mosso con decisione. Il pugno duro del governo al momento è solamente stato annunciato. Tuttavia, il ministero incaricato della gestione delle miniere dello Zimbabwe, guidato da <strong>Edmond Mukaratigwa</strong>, starebbe valutando delle soluzioni circa la <strong>sospensione dal lavoro</strong> e dalla retribuzione del personale accusato di prendere parte alle azioni di terrore. Mukaratingwa avrebbe dichiarato inoltre come nei prossimi mesi verranno applicate misure legislative atte a perseguire in modo più efficace le bande. Già dai prossimi giorni, le forze dell&#8217;ordine avranno la possibilità di detenere i soggetti arrestati per un periodo più lungo.</p>
<p>Il rischio che la situazioni degeneri ulteriormente non è però da sottovalutare. La possibilità che le bande siano orchestrate dalle alte cariche del Paese rende inoltre <strong>ambiguo</strong> il temporeggiamento portato avanti da Harare, che tra crisi economiche e sociali sta assistendo alla completa distruzione dello Zimbabwe. Senza cambiamenti repentini e sotto più fronti, la popolazione dell&#8217;ex-Rhodesia è destinata a vedersi prolungare il periodo più buio dalla riforma agraria di Mugabe: in uno scenario che, ormai, sembra indirizzato al non ritorno.</p>
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		<title>Lo Zimbabwe sta per toccare il fondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/lo-zimbabwe-sta-per-toccare-il-fondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jan 2020 15:20:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Soldi Zimbabwe (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nello Zimbabwe la crisi economica che sta asserragliando il Paese da ormai un decennio sembra non volersi placare e dopo essersi ulteriormente intensificata nel 2019 lascia ben poche speranze per il 2020. Le volontà del governo di Emmerson Mnangagwa di portare il Paese fuori dall&#8217;utilizzo del dollaro americano per riprendere la valuta locale ha distrutto l&#8217;economia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/lo-zimbabwe-sta-per-toccare-il-fondo.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Soldi Zimbabwe (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nello <strong>Zimbabwe</strong> la crisi economica che sta asserragliando il Paese da ormai un decennio sembra non volersi placare e dopo essersi ulteriormente intensificata nel 2019 lascia ben poche speranze per il 2020. Le volontà del governo di <strong>Emmerson Mnangagwa</strong> di portare il Paese fuori dall&#8217;utilizzo del dollaro americano per riprendere la valuta locale ha distrutto l&#8217;economia dello Zimbabwe, tediato da una <strong>crisi inflazionistica</strong> che ha riportato ai <a href="https://it.insideover.com/politica/lo-zimbabwe-dice-addio-a-robert-mugabe.html">difficili anni di Robert Mugabe</a>. Non soltanto inflazione e relativa contrazione dei salari reali che non vengono indicizzati al caro-vita, adesso anche i consumi dei prodotti interni sono calati, azzoppando l&#8217;apparato produttivo zimbabwese. Oltre alle difficoltà di rifornirsi all&#8217;estero a causa della svalutazione monetaria che aumenta costantemente il costo delle forniture, con le diminuite entrate provenienti dalla vendita interna le società rischiano di dover chiudere in modo definitivo i battenti.</p>
<h3>Tutti i settori sono stati colpiti</h3>
<p>Non sono soltanto i generi di lusso ad aver subito il rallentamento dei consumi: persino i prodotti di prima necessità ed i vizi a &#8220;buon mercato&#8221; hanno visto una diminuzione percentuale di <strong>produzioni</strong> in doppia cifra.<a href="https://www.reuters.com/article/us-spain-politics/brussels-court-suspends-extradition-of-ex-catalan-leader-puigdemont-idUSKBN1Z113I"> La solida produzione di birra dello Zimbabwe ha visto le società perdere tra il 15% ed il 48% delle vendite</a>, con il picco che ha interessato i prodotti della maggior qualità che vengono venduti a prezzo maggiore. La causa però non è riscontrabile soltanto nei consumi, ma anche alle difficoltà sopraggiunte a seguito della carenza dei combustibili per i mezzi di trasporto e dell&#8217;<strong>energia elettrica</strong>, che ha bloccato le produzioni e la distribuzione dei prodotti.</p>
<p>Analoga sorte è toccata alle aziende produttrici di bevande gasate, che hanno visto le proprie produzioni calare del 56% rispetto allo stesso semestre dello scorso anno. In un Paese che già attualmente soffre dell&#8217;80% di tasso di <strong>disoccupazione</strong>, le plausibili chiusure delle fabbriche porterà ad un ulteriore perdita di posti di lavoro, calando lo Zimbabwe in una condizione irreversibile.</p>
<h3>La staticità governativa</h3>
<p>In questo scenario il governo di Mnangagwa non ha impostato alcun<strong> piano di riforme</strong> volto a migliorare le condizioni della popolazione, lasciando a sé stessa l&#8217;economia del Paese. Nemmeno le proteste dei dipendenti pubblici che hanno richiesto l&#8217;<a href="https://it.insideover.com/politica/lo-zimbabwe-e-ancora-senza-banconote.html">indicizzazione in dollari dei propri compensi</a> ha mosso le alte cariche dello Stato, decise a portare avanti il <a href="https://it.insideover.com/economia/lo-zimbabwe-mette-al-bando-i-dollari-americani.html">progetto del dollaro zimbabwese</a>. Senza il necessario potere d&#8217;acquisto per garantire le forniture estere, il mercato dell&#8217;energia è stato colpito dalla stessa crisi economica, lasciando il Paese senza carburanti ed elettricità. Tutto questo, mentre le proteste dei medici hanno fatto saltare persino il sistema sanitario, che deve già far fronte all&#8217;alta mortalità infantile ed alle malattie legate alla denutrizione.</p>
<p>Le condizioni in cui versa il popolo dello Zimbabwe sono disastrose e nulla potrà cambiare in assenza di imponenti riforme dell&#8217;apparato statale, volte a garantire non solo la stabilità ma anche la <strong>credibilità</strong> del Paese agli occhi internazionali. Le sue continue chiusure al mondo, come la decisione di tornare sui propri passi e re-istituire il dollaro zimbabwese, non hanno fatto altro che peggiorare una situazione in cui, senza lungimiranza del ceto politico, sembra indicare una strada tortuosa per il futuro del Paese.</p>
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		<title>Lo Zimbabwe mette al bando i dollari americani</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/lo-zimbabwe-mette-al-bando-i-dollari-americani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Dec 2019 19:46:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="936" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Zimbabwe-politica-La-Presse-e1576439162468.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Zimbabwe dollaro" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Zimbabwe-politica-La-Presse-e1576439162468.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Zimbabwe-politica-La-Presse-e1576439162468-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Zimbabwe-politica-La-Presse-e1576439162468-768x374.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Zimbabwe-politica-La-Presse-e1576439162468-1024x499.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il presidente dello Zimbabwe, Emmerson Mnangagwa, è convinto più che mai che il suo Paese debba potenziare il valore e l&#8217;utilizzo della propria valuta dopo aver abbandonato l&#8217;utilizzo del dollaro americano. Secondo la massima autorità di Harare un Paese che mira all&#8217;espansione della propria economia ed all&#8217;indipendenza internazionale non può dipendere da una valuta estera. E &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/lo-zimbabwe-mette-al-bando-i-dollari-americani.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/lo-zimbabwe-mette-al-bando-i-dollari-americani.html">Lo Zimbabwe mette al bando i dollari americani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="936" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Zimbabwe-politica-La-Presse-e1576439162468.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Zimbabwe dollaro" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Zimbabwe-politica-La-Presse-e1576439162468.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Zimbabwe-politica-La-Presse-e1576439162468-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Zimbabwe-politica-La-Presse-e1576439162468-768x374.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Zimbabwe-politica-La-Presse-e1576439162468-1024x499.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il presidente dello Zimbabwe, <strong>Emmerson Mnangagwa</strong>, è convinto più che mai che il suo Paese debba potenziare il valore e l&#8217;utilizzo della propria valuta dopo aver abbandonato l&#8217;utilizzo del dollaro americano. Secondo la massima autorità di Harare un Paese che mira all&#8217;espansione della propria economia ed all&#8217;indipendenza internazionale non può dipendere da una valuta estera. E il messaggio fatto arrivare alla propria popolazione (che chiede stipendi che non siano nella valuta nazionale) e all&#8217;estero è uno: <a href="https://www.reuters.com/article/us-zimbabwe-politics/zimbabwes-mnangagwa-says-no-going-back-to-dollarisation-idUSKBN1YH1OZ">le possibilità che lo <strong>Zimbabwe</strong> torni ad utilizzare il dollaro americano sono nulle</a>.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/politica/le-mille-sfide-dello-zimbabwe-una-storia-che-si-ripete.html">La <strong>crisi economica</strong> che ha colpito il Paese è tra le più feroci a livello mondiale</a>. L&#8217;assenza di carburante e di materie prime ha bloccato le già esigue produzioni industriali ed ha affossato il comparto estrattivo. La carenza dei beni di consumo di prima necessità ha aumentato la fame. E il Paese, con un tasso di disoccupazione che supera l&#8217;80%, sembra percorrere una strada di non ritorno. Come mai allora Mnangagwa è così convinto che la soluzione sia affidarsi completamente al dollaro dello Zimbabwe, che dalla sua reintroduzione ha patito un&#8217;inflazione che ha toccato i 440 punti percentuali?</p>
<h3>Battere moneta: un&#8217;arma a doppio taglio</h3>
<p>Battere moneta per proprio conto ha una notevole serie di vantaggi. In primo luogo permette di pagare gli stipendi dei lavoratori statali anche nel caso in cui le casse siano completamente vuote, evitando o comunque limitando il rischio di scioperi del personale. In secondo luogo, permette di disporre di <strong>liquidità</strong> per compiere pagamenti verso le forniture estere, non lasciando il Paese in assenza totale di merci di importazione.</p>
<p>Tutto ciò avviene però solo nel momento in cui la stima internazionale di cui gode il Paese è buona: in caso contrario è una pericolosissima arma a doppio taglio, dalla lama assai affilata. Incrementare oltre le coperture garantite la valuta in circolazione porta alla <strong>svalutazione</strong> del suo valore nominale, provocando un&#8217;inflazione inarrestabile. Il crescere dei prezzi in modo esponenziale impoverisce la popolazione, costringendo l&#8217;adattamento degli stipendi per garantire la sussistenza della popolazione. Ciò necessita però di un nuovo aumento del denaro circolante, concludendo così il cerchio. È palese come questo sistema, alla lunga, porti alla totale distruzione del sistema economico, <a href="https://www.insideover.com/economy/bleak-future-for-zimbabwe-as-economy-spirals-and-violence-surges.html">come avvenuto nel caso dello Zimbabwe</a>.</p>
<h3>Le speranze di Mnangagwa</h3>
<p>Le speranze del leader dello Zimbabwe sono riposte nella <strong>stabilizzazione dell&#8217;apparato economico</strong> nel momento in cui cesseranno le iniezioni di liquidità. Soltanto allora e dopo il necessario periodo transitorio di riequilibrio del denaro circolante il Paese potrà uscire dalla crisi inflazionistica. Il problema è però legato alle tempistiche: per stabilizzare l&#8217;economia di un Paese molto forte servono generalmente almeno cinque anni. Nel caso dello Zimbabwe, cui sostrato economico è completamente devastato, potrebbero servire vari <strong>decenni</strong>. Con <a href="https://it.insideover.com/politica/uno-stato-fallito-perche-la-crisi-in-zimbabwe-non-accenna-a-finire.html">la fame e la carenza dei beni di prima necessità</a>, pensare che la popolazione possa resistere ancora per così tanti anni è impensabile.</p>
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		<title>Lo Zimbabwe è ancora senza banconote</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lo-zimbabwe-e-ancora-senza-banconote.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Nov 2019 10:11:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi Monetaria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Soldi Zimbabwe (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'errore attuato dall'attuale Governo è stato quello di non procedere nel giusto ordine. Prima di costruire una politica monetaria efficiente è necessario..</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Soldi Zimbabwe (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Soldi-Zimbabwe-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Lunedì 12 novembre doveva essere il giorno zero della politica monetaria dello <strong>Zimbabwe</strong>, con l&#8217;introduzione di nuovi tagli di minor valore per cercare di contrastare la cavalcante inflazione che soffoca il Paese dal 2008. Harare è la città simbolo della mancanza di effettivo valore delle monete nazionali africane, soggette a <strong>deprezzamento</strong> come in nessun&#8217;altra parte del mondo. Da che cosa deriva però questa sindrome che quasi appare endemica del sistema economico africano?</p>
<h3>La fiducia nella moneta raffigura la fiducia nello Stato</h3>
<p>La questione del reale <strong>valore della moneta</strong> è un concetto di cui si è dibattuto per secoli nell&#8217;economia teorica. Tutti però, da Adam Smith a Karl Marx, passando per Freidrich von Hayek ed arrivando a Milton Friedman, hanno concordato uno stesso criterio di partenza: la <strong>fiducia nello Stato</strong>, che si erge come garante del valore.</p>
<p>Da questa considerazione universale si può ben convenire quale sia la base dei problemi delle valute del continente africano: gli Stati godono di pochissima fiducia sia internazionale sia nazionale. Il semplice fatto che gli stessi funzionari e militari dello Zimbabwe abbiano richiesto il <a href="https://www.aljazeera.com/ajimpact/zimbabwe-government-workers-wages-pegged-dollars-191106180617939.html?utm_source=website&amp;utm_medium=article_page&amp;utm_campaign=read_more_links">pagamento degli stipendi ancorati al dollaro americano</a> è metro fondamentale di valutazione del grado di fiducia di cui gode il <strong>dollaro zimbabwese</strong>.</p>
<p>Nominalmente, la valuta in questione non è battuta ormai dal 2009, quando l&#8217;inizio dell&#8217;inflazione cavalcante ha reso eccessivamente costoso per la Banca dello Zimbabwe l&#8217;emissione di cartamoneta, sostituendola nelle transazioni con i dollari statunitensi. Di fatto, però, sono in vigore le <strong>note obbligazionarie</strong> ed è in tale valuta che vengono pagati gli stipendi dei lavoratori, che vedono ogni mese dunque ridursi il potere d&#8217;acquisto del proprio salario, spesso non raggiungendo nemmeno il valore di sussistenza.</p>
<h3>I risvolti sulla popolazione</h3>
<p>Secondo gli ultimi dati raccolti sia da fonti nazionali che internazionali, lo Zimbabwe ha un <a href="http://www.netrootsmass.net/wordpress/wp-content/uploads/images/20100428-4-Marshall-Auerback.pdf">tasso di disoccupazione che supera l&#8217;80%</a>, ai massimi livelli mondiali. La disastrosa <strong>riforma agraria</strong> voluta nel 2000 da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-era-robert-mugabe-padre-padrone-dello-zimbabwe.html">Robert Mugabe</a> ha distrutto la già fragile economia agricola del Paese, espropriandola ai grossi proprietari terrieri di discendenza britannica per affidarla a fedelissimi del presidente, che si sono rivelati incapaci di gestire i latifondi. I mezzi di sostentamento sono quindi in larga parte di importazione ed una moneta dal valore infinitesimale, unita all&#8217;incapacità interna di fornire i prodotti necessari, ha esposto i quattro quinti della popolazione alla fame ed alla povertà. Nello Zimbabwe <strong>mancano persino i medici</strong>, impossibilitati nel recarsi al lavoro per via degli stipendi troppo bassi in relazione al prezzo del viaggio (in un Paese dove, in aggiunta, scarseggia persino la benzina, nonostante la presenza di una delle più grosse raffinerie dell&#8217;Africa nera a Faruke.</p>
<h3>Il fallimento del post-Mugabe</h3>
<p>Con la destituzione di Mugabe, avvenuta il 21 novembre 2017, l&#8217;opinione pubblica internazionale pensò di trovarsi di fronte ad una rinascita dell&#8217;ex Rhodesia meridionale. Tuttavia l&#8217;incapacità del nuovo ceto dirigente di segnare un vero punto di svolta non ha cambiato la propria reputazione internazionale, così come di conseguenza le considerazioni circa i suoi reali valori economici intrinsechi. La costante svalutazione della moneta è continuata agli stessi ritmi sostenuti degli ultimi 12 anni, anche a causa del continuo ricorrere all&#8217;emissione di <a href="https://it.insideover.com/politica/uno-stato-fallito-perche-la-crisi-in-zimbabwe-non-accenna-a-finire.html">valori obbligazionari</a> per qualsiasi spesa di Stato. Per riuscire ad uscire da questo stallo, lo Zimbabwe necessita di costruirsi una reputazione internazionale in grado di stimolare la fiducia degli investitori esteri e delle <strong>agenzie di rating</strong>.</p>
<p>L&#8217;errore attuato dall&#8217;attuale governo di Harare è stato quello di non procedere nel giusto ordine. Prima di costruire una politica monetaria efficiente è necessario creare un substrato economico in grado di camminare sulle proprie gambe, tramite il ricorso a mirate <strong>riforme</strong>. Solo a questo punto si può iniziare ad istituire una nuova moneta in grado di godere di maggiore fiducia internazionale.</p>
<p>In caso contrario, le richieste di agganciare il valore degli stipendi al valore del dollaro americano non cesseranno di essere portate nelle piazze, crescendo di numero mese dopo mese e rendendo sempre più difficile l&#8217;uscita dalla crisi endemica del Paese, avida <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-resta-dellattivita-politica-di-mugabe.html" target="_blank" rel="noopener">eredità</a> dell&#8217;ex presidente Mugabe.</p>
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