Il 20 marzo 2025 l’ex nuotatrice Kirsty Coventry è stata eletta presidente del Cio, il Comitato Olimpico Internazionale. A lei, nel corso della sessione svoltasi in Grecia, sono andati i voti di 49 delegati su 97 votanti. Ha così raggiunto il quorum, fissato proprio a 49, al primo turno e ha sbaragliato la concorrenza. Non una sorpresa: Coventry era appoggiata dall’uscente Tomas Bach, in carica dal 2013 e nominato al termine della sessione “presidente onorario a vita”. L’elezione di Coventry segna, in un solo colpo, due prime volte importanti: si tratta della prima donna a diventare presidente del Cio, così come si tratta del primo delegato africano in assoluto a sedere sulla poltrona più alta dello sport mondiale. Coventry infatti è nata nello Zimbabwe da una famiglia di origine inglese e, nonostante si sia formata sportivamente negli Usa, ha sempre gareggiato (e vinto) con le insegne del Paese africano. Diventandone adesso anche la più nota figura a livello internazionale.
La prima volta dell’Africa
Quella di presidente del Cio non può essere considerata solo una carica di rango sportivo. In realtà, si tratta di uno degli incarichi più influenti anche in ambito politico. Le decisioni prese sul programma olimpico, sull’ammissione o sull’espulsione di alcuni Paesi dai Giochi, sulla partecipazione o sull’esclusione di categorie di atleti, hanno un’eco che va ben oltre le organizzazioni delle competizioni. Non a caso, il presidente del Cio siede sempre accanto al capo di Stato del Paese ospitante delle Olimpiadi durante la cerimonia di apertura. E spesso riesce a rappresentare una figura più terza di un segretario generale delle Nazioni Unite, accogliendo nei propri uffici delegati da ogni parte del mondo. Da non sottovalutare poi l’aspetto economico: il Cio, nell’ultimo quinquennio, ha registrato introiti pari a oltre sette miliardi di dollari.
Ben si comprende dunque il significato che ha per l’intero continente africano l’elezione di Coventry. L’ex nuotatrice è la decima presidente e, tra i suoi predecessori, si annoverano otto europei e uno statunitense. L’Africa è dunque arrivata prima di Asia e Oceania nel prendere il timone dello sport mondiale, due continenti questi ultimi dal grande peso tanto sportivo quanto politico. Sarà una donna africana, a partire da Milano-Cortina 2026, a sedere in tribuna accanto ai capi di Stato che inaugureranno i giochi olimpici. E questo almeno fino a Brisbane 2032, visto che il mandato di Coventry sarà valido per otto anni.
Una speranza per lo Zimbabwe
Prima di intraprendere la carriera politica al Cio, Kirsty Coventry è stata una grande nuotatrice. Nata ad Harare nel 1983 da una famiglia di origine inglese, già da adolescente ha manifestato le sue attitudini nel dorso e ha così deciso di andare ad allenarsi negli Stati Uniti. E non è stata solo una scelta legata alle poche strutture presenti nel suo Paese. Gli anni Ottanta hanno visto infatti la scalata di Robert Mugabe al potere. Come presidente, Mugabe ha sempre visto in chi aveva origini europee un rappresentante del periodo coloniale. Per Coventry e la sua famiglia dunque, l’aria non era quella giusta.
Per ben due volte tuttavia, ad Atene 2004 e a Pechino 2008, grazie ai due ori vinti nei 200 dorso, l’inno dello Zimbabwe ha risuonato in mondovisione. Un motivo di vanto non indifferente per questa parte di Africa. Adesso, con la nomina a capo del Cio, Coventry oltre che al prestigio potrebbe portare al suo Paese anche l’avvio di un processo di normalizzazione. Qui infatti la questione legata all’origine etnica è ancora aperta: sono molto forti le rivendicazioni della popolazione bantu, ma esistono anche accuse di discriminazioni da parte della minoranza di origine europea. Il fatto che sia una donna bianca a rappresentare lo Zimbabwe in una delle più alte cariche politiche internazionali, potrebbe favorire il superamento della reciproca diffidenza tra la parti.

