Il 2025 si è aperto con il copioso taglio, deciso dall’appena insediata amministrazione Trump, dei fondi di Usaid destinati all’Africa. In un solo colpo sono stati portati via miliardi di dollari a favore, soprattutto, della sanità nel continente africano. Medicine legate alla lotta all’Aids, formazione di nuovi medici, sostentamento di importanti istituti: improvvisamente sono mancate risorse per l’intero comparto sanitario finanziato con gli aiuti di Washington. L’anno appena trascorso tuttavia, si è chiuso con una novità in tal senso: gli Usa hanno infatti deciso di stringere accordi sanitari con alcuni singoli Paesi africani. Un cambio di paradigma visto già in altre occasioni durante la nuova amministrazione Trump: piuttosto che accordi generali, si è virato infatti verso intese con specifici governi e su specifici progetti. Non mancano però delle perplessità per la natura degli accordi e per dei punti giudicati come controversi.
La questione legata ai dati
La linea di Washington è quindi adesso quella di finanziare specifici progetti. Da qui l’idea di stringere singoli accordi con singoli governi. I primi Paesi con cui gli Stati Uniti hanno inaugurato la nuova strategia sulla sanità sono stati Kenya, Nigeria, Ruanda e Uganda. A cui si sono aggiunti, a fine dicembre, anche Madagascar, Sierra Leone, Botswana ed Etiopia. Sul piatto sono stati messi 2.3 miliardi di dollari, non tutti però usciranno dalle casse statunitensi: l’accordo prevede che 1.4 miliardi saranno erogati da Washington, la restante parte invece dovrà essere sborsata dai Paesi interessati. Anche questa una peculiarità piuttosto rintracciabile tra gli atti di Trump: già in altre occasioni infatti, come ad esempio sul maggiore finanziamento della Nato, la Casa Bianca ha chiesto maggiore impegno ai governi con cui sottoscrive accordi.
Inoltre, gli Usa hanno sottolineato la necessità di avere maggiori garanzie e dunque di visionare al meglio i progetti in fase esecutiva. Questo vuol dire, tra le altre cose, avere un totale accesso ai dati. Compresi quelli dei pazienti. Ed è qui che si stanno concentrando le più importanti polemiche: in diversi Paesi africani, l’accordo stipulato con gli Usa è stato denominato “Soldi in cambio di dati”. Quasi a testimoniare come, secondo i detrattori, il vero obiettivo di Washington sarebbe quello di ricavare i dati degli utenti africani.
I ricorsi presentati in Kenya
A nulla per il momento sono valse le rassicurazioni di uno dei governi più interessati dalle intese con gli Usa, quello di Nairobi. Il presidente keniano William Ruto già a dicembre ha provato a fermare le polemiche: “Vi posso assicurare che prima di firmare l’accordo abbiamo valutato ogni aspetto legale, anche quello legato alla privacy – ha dichiarato Ruto in una recente intervista – prima di firmare anche il procuratore generale ha garantito che non saranno compromessi i dati più sensibili dei cittadini”.
Ma diverse associazioni non ci stanno. La Cofek, ossia l’associazione dei consumatori keniani, ha presentato ricorso direttamente all’Alta Corte: “L’accordo – si legge nel documento rivolto ai magistrati – viola la nostra Costituzione e minaccia la riservatezza dei dati medici dei cittadini keniani”. I giudici hanno accolto l’appello e hanno sospeso l’applicazione dell’accordo. Una pronuncia in tal senso arriverà non prima di febbraio. E potrebbe costituire, per l’intero continente africano, un importante precedente in vista dei prossimi accordi con gli Usa.
Cosa si prevede in futuro
Al di là però degli aspetti controversi, molti governi sono orientati ad approvare le nuove intese con gli Usa. In primis per un motivo puramente economico: la fine repentina di Usaid ha spinto il continente africano a provare la strada di una maggiore autonomia sanitaria, ma nel breve termine ha anche lasciato senza soldi diversi Paesi. Per cui, appare vitale ricevere liquidità immediata per evitare il tracollo dei già fragili sistemi sanitari. In secondo luogo, perché la via delle singole intese è stata sì inaugurata da Trump ma potrebbe diventare il modus operandi anche delle prossime amministrazioni. Del resto, l’idea di rivedere il rapporto con l’Africa e di efficientare aiuti e investimenti è in agenda alla Casa Bianca già da molto tempo.
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